La Maddalena, overdose nautica impunita.


La Maddalena, Porto Madonna (foto Mauro Coppadoro)

Da anni, durante ogni stagione estiva, l’Arcipelago della Maddalena soffre una pesantissima overdose nautica.

Le acque del parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena e la relativa area marina protetta, durante la stagione estiva, sono ormai da tempo oggetto di una vera e propria invasione di imbarcazioni di ogni tipo e in ogni tratto di mare, anche quelli di massima protezione, vista la scarsa efficacia di controlli e sanzioni.

E’ un tipico caso di sovraffollamento turistico, noto a livello internazionale come overtourism.

Le sanzioni?

Semplicemente ridicole.

Organizzare un rave party nautico in acque inibite costa solo 600,00 euro, ancorare in acque vietate solo 50,00 euro.

Vanno bene i campi boe, vanno bene i potenziamenti dei controlli, ma senza un efficace aumento delle sanzioni per i trasgressori non si va da nessuna parte.

Per i cafoni nelle aree naturali protette è necessario almeno il daspo ambientale.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Occhiata (Oblada melanura)

da La Nuova Sardegna, 17 agosto 2026

Estate cafona. Rave di Ferragosto all’isola protetta di Mortorio, dopo la festa arrivano le multe: ecco chi e quanto dovrà pagare.

Il direttore del parco nazionale di La Maddalena: «Situazione fuori controllo, più uomini in mare e campi boe nelle aree fragili». (Serena Lullia)

La Maddalena. Non solo indignazione social per il party di Ferragosto nel mare super protetto dell’isola di Mortorio. È arrivata anche la sanzione per chi ha deciso di trasformare quell’angolo a tutela integrale dell’arcipelago di La Maddalena in una discoteca. 600 euro di multa, di cui solo 50 per l’ancoraggio selvaggio. Il resto per inquinamento acustico. Più la denuncia alla Procura. Mentre decine di imbarcazioni e gommoni erano infatti ormeggiati in zona vietata, è arrivata la motovedetta della Guardia costiera di Golfo Aranci.

Verbale da 600 euro per l’ideatore del party con tastiera, microfono e casse sul gommone. Che si è giustificato dicendo di volersi divertire e far divertire. Multe anche per gli spettatori ancorati con gommoni e barche. Almeno quelli che non si sono dati alla fuga. Certo nulla a che vedere con i multoni che i cugini francesi applicano in Corsica. Lo sa bene il comandante del Laurie I, yacht di 37 metri battente bandiera maltese, condannato in primo grado dal Tribunale marittimo di Marsiglia a pagare 90mila euro di multa e tre anni di interdizione dalla navigazione nelle acque francesi per avere ancorato in una zona vietata sopra un posidonieto protetto.

Festa finita

La festa a Mortorio è finita così, con l’arrivo della motovedetta. Ma il problema resta tutto. Come la difficile doppia missione di accogliere il turismo nautico, fonte di economia per il territorio, e proteggere le sue perle ambientali senza metterle dentro una teca. Un problema che il Parco nazionale, ormai in piedi da 30 anni, non può più rinviare. L’ente di tutela deve però fare i conti con armi spuntate. Come prima cosa non ha un corpo di guardie ambientali con poteri sanzionatori. Spesso i dipendenti dell’ente rischiano il linciaggio da parte dei diportisti che non ne riconoscono l’autorità. C’è poi un secondo aspetto. Per contenere il flusso dissennato di imbarcazioni che sguazzano nelle acque dell’arcipelago, il Parco deve disciplinarne l’ormeggio con i campi boe. Ma servono soldi e il superamento di un iter burocratico con le montagne russe.

Lontano dagli occhi ma non dal cuore

Davanti a Porto Rotondo e alla Costa Smeralda, l’isola di Mortorio è però una delle isole sorelle dell’arcipelago di La Maddalena. Il decreto di istituzione del Parco, datato 1994, le ha attribuito il valore massimo di tutela. Integrale. Un ecosistema così prezioso a mare e a terra in cui non è consentito andare. Belle, bellissime parole. Peccato però che ogni giorno d’estate, la spiaggia venga violata come anche lo specchio di blu di fronte: gommoni e yacht agganciano il fondale con le loro ancore, fregandosene di divieti e tutela.

Il cavo tarozzato

Il Parco conosce bene l’assalto quotidiano a Mortorio. Quest’anno ha anche piazzato un cavo tarozzato, una barriera galleggiante contro i vandali. Che a giorni alterni si divertono a tagliare.

Armi spuntate

«Il Parco non dispone di un suo corpo di guardie ambientali, come avviene ad esempio nella vicina Corsica – spiega il direttore facente funzioni dell’ente, Yuri Donno –. Il nostro personale ogni giorno fa servizio a bordo di un gommone a Mortorio, ma non avendo potere sanzionatorio non ne viene riconosciuta l’autorità dai diportisti. Certo possiamo contare sul prezioso aiuto della Capitaneria di porto di Golfo Aranci come anche delle motovedette della Guardia di Finanza ma non sono sufficienti. Non solo il territorio è esteso, ma il numero di imbarcazioni che gravitano nel nostro arcipelago è ormai fuori controllo».

Campi boe

La presidente del Parco, Rosanna Giudice, sin dal suo insediamento, aveva individuato nei campi boe, uno dei pilastri della gestione del traffico diportistico. Il direttore Donno, al timone del Parco da giugno, dovrà provare a realizzare alla Maddalena ciò che ha portato avanti nella dirimpettaia area marina protetta di Capo Testa: campi boe con corpi vivi diventati best practice per tutti gli altri enti di tutela.

«Migliorare la macchina dei controlli è di sicuro un aspetto importante ma non può essere l’unico – sottolinea Donno –. Insieme alla presidente Rosanna Giudice abbiamo una idea ben precisa: regolamentare il numero di imbarcazioni per ridurre l’ancoraggio selvaggio attraverso i campi boe. Dove? Nelle aree a mare più fragili, dove ci sono le praterie di posidonia da proteggere. Quindi Cala Coticcio a Caprera, Porto Madonna. Individuandone altri in punti meno battuti, anche per diluire la concentrazione di imbarcazioni».

Il progetto di campi boe Sea Forest da 700mila euro, portato avanti dal predecessore di Donno non è stato realizzato e i soldi sono tornati indietro. «Dobbiamo quindi svincolare risorse nostre, avviare lo studio, il progetto e avviare un iter lungo, che richiede mesi di autorizzazioni da più di enti. L’obiettivo è arrivare alla prossima stagione con strumenti concreti per governare il flusso delle imbarcazioni. Non possiamo permetterci di affrontare anche l’estate 2027 nelle stesse condizioni di quest’anno».

Musica, imbarcazioni e party davanti all’isola di Mortorio: la zona a tutela integrale diventa una discoteca – VIDEO

da Greenreport, 17 agosto 2026

L’assalto impunito degli yacht alle Aree marine protette italiane e la supermulta francese.

L’umiliante paragone tra le aree marine protette italiane e i Parchi marini francesi. (Umberto Mazzantini)

L’allarme lanciato il 12 agosto da Emanuele Zendri sulle pagine di Greenreport.it riguardava l’ormeggio selvaggio nell’Area Marina Protetta del Regno di Nettuno, a Procida e da anni Legambiente Arcipelago Toscano denuncia episodi simili a Giannutri (e ora qualcuno vorrebbe aprire Pianosa e Montecristo al turismo nautico…). E’ stato come stappare il vaso di Pandora dell’utilizzo insostenibile delle aree marine protette italiane.

Intervistata da La Stampa la presidente del Parco Nazionale Arcipelago della Maddalena, Rosanna Giudice, ha denunciato l’assalto incontrollato e incontrollabile di imbarcazioni nel mare teoricamente protetto dal Parco, con una media di 2.500 natanti al giorno, ma che un controllo aereo ha portato fino a 6.500. «Sono come le cavallette», ha detto la Giudice
La ONG Guardie Ambientali Sardegna fa il punto della situazione: «Il quadro che si prospetta in questi giorni d’agosto davanti ai nostri occhi non è più sostenibile. Il rischio reale, ormai sotto gli occhi di tutti, è che il nostro paradiso naturale, senza un sistema capillare di controlli e regole rigorosamente fatte rispettare, si trasformi irreversibilmente in un inferno. Non parliamo unicamente di un danno astratto, parliamo di un impatto ecologico diretto, il sovraffollamento nei nostri mari rischia di alterare persino la trasparenza e la composizione chimico-fisica dell’acqua, minacciando le sue incredibili sfumature che rendono le nostre cale celebri in tutto il mondo. Le immagini che rimbalzano sui giornali locali e sui social parlano chiaro, da est a nord, assistiamo a un vero e proprio assalto dal mare, centinaia di imbarcazioni, dai mega yacht al diporto commerciale e ai piccoli gommoni, stringono d’assedio calette delicate e vulnerabili».

L’associazione ambientalista sarda fa notare che «Si è venuto a creare un paradosso inaccettabile, mentre la via di terra viene giustamente tutelata attraverso contingentamenti, numeri chiusi e regolamenti comunali per proteggere gli arenili dal calpestio, la via di mare resta spesso una terra di nessuno, questo sbilanciamento rischia di vanificare ogni sforzo d’innovazione e conservazione finora fatto a terra. Sarebbe necessaria una presa di posizione forte, concreta e immediata attraverso tre assi prioritari, controlli mirati e Incrementare la vigilanza con la presenza di personale qualificato nelle aree marine protette e lungo le coste più fragili per prevenire ancoraggi selvaggi su praterie di Posidonia oceanica. Coerenza normativa tra terra e mare, unificare i criteri di tutela, l’accesso controllato a una spiaggia non può essere eluso semplicemente approdando a pochi metri dal bagnasciuga. Regolamentare la densità nautica massima consentita nelle baie più strette, imponendo sistemi di monitoraggio per le imbarcazioni e sanzioni severe per chi viola la flora e la fauna marina».

E per capire che, se esiste la volontà politica queste cose si possono fare, basta attraversare lo stretto braccio di mare che separa la Maddalena dalla Corsica e l’Arcipelago Toscano da Capo Corso.

Infatti, mentre nelle nostre aree marine protette si ignorano bellamente i vincoli e non si pagano nemmeno i ticket previsti per accedere nelle aree più delicate e protette, il Tribunal maritime de Marseille ha condannato in primo grado il comandante dello yacht di lusso Laurie I (37 metri) per ancoraggio all’interno di una prateria protetta di Posidonia oceanica, in zona vietata del Parc naturel marin du Cap Corse et de l’Agriate/Parcu naturale marino Capicorsu Agriate, un’area marina protetta che si estende lungo la parte settentrionale della Corsica e che potrebbe ospitare più volte l’Area marina protetta dell’Arcipelago Toscano che aspetta di essere istituita dal 1982 ma che viene spacciata ancora dall’Italia come la più grande area marina protetta del Mediterraneo.

Il capitano della Laurie I è stato inizialmente condannato a una multa di 90.000 euro, nonché al divieto di navigazione nelle acque francesi per tre anni, una cifra e un’interdizione impensabili in Italia, dove le multe per i megayacht ancorati nelle aree protette si fermano a poche migliaia di euro (a volte poche centinaia) e a una pacca sulle spalle al capitano che il giorno dopo è pronto ad ancorare, su ordine del suo ricco padrone, in un’altra zona marina esclusiva perché vietata ai comuni mortali.

Guardia costiera, controlli sul turismo nautico

Come spiegano al Parcu naturale marino Capicorsu Agriate, «I fatti risalgono al luglio 2025. Durante un’operazione di sorveglianza condotta nelle acque Parc naturel marin du Cap Corse et de l’Agriate, e grazie alla segnalazione di un osservatore, gli ispettori ambientali hanno constatato la presenza della Laurie I, un’imbarcazione di 37 metri battente bandiera maltese, in un’area in cui l’ancoraggio è vietato al fine di tutelare le praterie di Posidonia. Nonostante le normative vigenti, l’imbarcazione aveva gettato l’ancora in questo habitat marino particolarmente fragile. I funzionari del Parco hanno emesso una sanzione al comandante. Il caso è stato quindi trasmesso alle autorità giudiziarie, che hanno avviato un procedimento presso IL Tribunal maritime de Marseille. La decisione rappresenta uno dei primi risultati giudiziari rilevanti della politica di protezione dei fondali introdotta nell’area del Cap Corse e dell’Agriate a partire dal 2019. Le autorità francesi hanno progressivamente limitato l’ancoraggio delle grandi unità nelle zone occupate dalla Posidonia, perché l’ancora e soprattutto la catena, quando vengono trascinate sul fondo durante le rotazioni della barca, possono danneggiare porzioni considerevoli della prateria. Il caso del Laurie I manda quindi un messaggio piuttosto chiaro ai comandanti e ai diportisti che navigano lungo le coste francesi: la posizione in cui si getta l’ancora non è più soltanto una questione di buona pratica marinaresca. In alcune aree della Corsica e della Costa Azzurra ancorare nel punto sbagliato può trasformarsi in un reato e comportare conseguenze economiche molto pesanti. Per chi naviga in queste zone diventa quindi indispensabile controllare prima dell’ancoraggio le carte e le disposizioni locali, soprattutto perché le restrizioni possono cambiare in funzione della lunghezza dell’imbarcazione e dell’area interessata. Il precedente del Laurie I, con una sanzione da 90.000 euro e tre anni lontano dalle acque francesi, dimostra quanto seriamente la Francia abbia deciso di affrontare la protezione della Posidonia».

Fantascienza per l’Italia, dove la dittatura dei ricchi cafoni marittimi sembra essere la normalità estiva che trova molti entusiasti imitatori. E la normativa più ignorata e meno applicata (che però mantiene sanzioni ridicole rispetto a quelle francesi) sembra essere proprio la recentissima Legge – 07/05/2026 – n. 70 – Valorizzazione della risorsa mare che all’articolo 20 recita: «Protezione delle praterie di Posidonia oceanica tramite gestione dell’ancoraggio di tutti i natanti. 1. L’ancoraggio delle imbarcazioni non deve arrecare pregiudizio alla conservazione dell’ambiente marino e costiero, né determinare la distruzione, il deterioramento, l’alterazione o la frammentazione di habitat marini sensibili o protetti, inclusi gli habitat di specie vegetali marine protette, con particolare riferimento alle praterie di Posidonia oceanica. 2. Ai fini del presente articolo sono considerati habitat marini sensibili o protetti: a) gli habitat di interesse comunitario ai sensi della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992; b) gli habitat essenziali alla conservazione di specie protette o minacciate ai sensi della Convenzione sulla salvaguardia del mar Mediterraneo dall’inquinamento, adottata a Barcellona il 16 febbraio 1976, di cui alla legge 25 gennaio 1979, n. 30, e del Protocollo relativo alle zone particolarmente protette e alla diversità biologica nel Mediterraneo, di cui alla legge 27 maggio 1999, n. 175; c) gli habitat marini caratterizzati da elevata vulnerabilità fisica e biologica, quali le praterie di fanerogame marine e le biocostruzioni bentoniche, inclusi i popolamenti coralligeni».

Il confronto tra Francia e Italia è umiliante: da una parte si istituiscono in pochi mesi grandi Parchi Marini e li si proteggono con sorveglianza efficace e multe salatissime, dalla nostra parte ci sono Aree marine protette che, per stessa ammissione di chi le presiede, non sono protette e non sono in grado di proteggersi, o aree marine protette come quella dell’Arcipelago Toscano che aspetta di essere istituita davvero dal 1982 – da 44 anni! – e dove, a differenza che in Corsica, non esistono guardiaparco dedicati alla protezione del mare tutelato dalla legge. Sull’efficacia delle inesistenti protezioni del Santuario dei Mammiferi Marini Pelagos, che comprende Maddalena, Corsica e Arcipelago Toscano, è meglio stendere un pietoso velo.

Il governo Meloni ha approvato una legge sul mare farraginosa e che liscia il pelo alle corporazioni ma che, come dimostrano le denunce pubbliche e la cronaca di questo agosto infuocato, non protegge assolutamente un mare sempre più in crisi ecologica e preso d’assalto da un turismo distruttivo. Come non essere d’accordo con le Guardie Ambientali Sardegna quando concludono: «Difendere la Sardegna non significa rifiutare il turismo, ma pretendere che esso rispetti la terra e il mare che lo ospitano. Le risorse ambientali della nostra isola non sono infinite, senza interventi coraggiosi, la bellezza che oggi attira il mondo rischia di essere la prima vittima di questo stesso afflusso incontrollato. E’ il momento di agire prima che l’incanto delle nostre acque diventi solo un ricordo sfocato».

La Maddalena, Budelli, Spiaggia rosa

(foto Mauro Coppadoro, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di swimmingbread3e29d5bd5b
    swimmingbread3e29d5bd5b
    agosto 19, 2026 alle 9:24 am

    Dio buono!! Almeno sul porto di Sydney sono barche a vela (silenziose e senza emissioni).

  2. Avatar di giulianacamba
    giulianacamba
    agosto 19, 2026 alle 9:46 am

    Che fa la Regione Sardegna.? Dorme? Come fa da anni perché il problema non è di questa estate ma ormai annoso. Questo turismo non lo vogliamo e prima che si arrivi a “tourist go home” chi di dovere si attivi per bloccare questa deriva . Le nostre spiagge e i luoghi interni sono ormai sotto pressione da anni e si deve seriamente pensare ad una regolamentazione degli arrivi anche con numero chiuso, che ponga un argine all’origine perché una volta che le persone arrivano sull’isola si deve essere in grado di controllarne il comportamento.

  3. Avatar di Marco
    Marco
    agosto 19, 2026 alle 1:09 PM

    Immaginate gli scarichi che lasciano sui fondali; carico antropico ormai insostenibile, da almeno vent’anni.

    Ci vuole il numero chiuso per barche di questo tipo, traghetti e voli aerei, punto.

    Quando sento parlare di stagione allungata tutto l’anno, con coste, mari e zone interne depredati tutto l’anno, e nuovi progetti di costruzione di altri alberghi sulla spiaggia. mi viene l’orticaria

  4. Avatar di Nicola
    Nicola
    agosto 19, 2026 alle 2:48 PM

    È il trattamento coloniale. Siamo meta di colonizzatori il cui unico scopo è un godimento infinito e incontrollato. Noi ridotti a fare loro da servi per due spiccioli.

  5. agosto 21, 2026 alle 9:33 PM

    da Sardinia Post, 21 agosto 2026

    La Maddalena sotto assedio, yacht nelle aree protette e 6.500 persone al giorno contro le 2.500 previste. La presidente del Parco: “Così in 10 anni ci giochiamo l’ecosistema”.

    Oltre 6.500 persone al giorno nelle acque dell’arcipelago contro le 2.500 previste, presenza di yacht fuori controllo fino al caso della “discoteca” galleggiante all’isola di Mortorio alla vigilia di Ferragosto. La presidente Rosanna Giudice: “Servono più controlli, altrimenti rischiamo di perdere un patrimonio unico”. (Andrea Tramonte)

    Il caso più eclatante è avvenuto alla vigilia di Ferragosto, quando si è creata una specie di discoteca galleggiante diffusa tra yacht e imbarcazioni di ogni tipo – gommoni, catamarani e così via – nelle acque di fronte all’isola di Mortorio, nel Parco nazionale de La Maddalena. Il comandante di una nave aveva pensato bene di organizzarsi con un sistema di amplificazione per diffondere la musica tra le barche e fare festa; nel video che ha girato sui social si vede una persona che canta al microfono ‘Voglio stringerti le braccia’ di Vasco Rossi mentre il pubblico intorno si scatena in danze e cori. Il problema è che questa violazione – parliamo di una zona a tutela integrale – non è stata l’unica dell’estate: solo quella più sfacciata. È da settimane che le acque del parco sono prese d’assalto da imbarcazioni di ogni tipo e in particolare da yacht enormi che si avvicinano pericolosamente alla battigia da cui dovrebbero stare lontani (nelle Zone Mb di riserva generale almeno 500 metri). Inoltre ormeggiano su letti di posidonia, distruggendoli con ancore pesantissime. Una pressione così elevata che rischia di compromettere l’ecosistema marino in un’area fragilissima.

    La presidente del Parco, Rosanna Giudice, è stata particolarmente dura nei confronti di questa situazione: l’arrivo di barche in zona – e quindi di turisti – è paragonabile a una “invasione di cavallette”. “Il carico in mare previsto dai nostri disciplinari è di 2.500 persone al giorno – dice Giudice a Sardinia Post – e quest’estate ci siamo trovati 6.500 persone al giorno, forse anche di più. Lo abbiamo appurato da più di una ricognizione aerea nell’arco di diverse giornate”. Se c’è una immagine nitida di quello che significa overtourism in Sardegna nel 2026 è proprio questa: un ecosistema fragilissimo messo a rischio da una invasione senza ritegno, con regole platealmente violate e comportamenti che è riduttivo definire “cafoni”.

    C’è poi un altro tema, meno evidente ma altrettanto rilevante: la disparità economica. Chi dispone di uno yacht può permettersi di arrivare dove gli altri non arrivano e, spesso, anche di violare le regole sapendo che le sanzioni sono irrisorie rispetto al valore dell’imbarcazione. L’ideatore della festa all’isola del Mortorio, giusto per fare un esempio, dovrà pagare 500 euro euro di multa. Un’inezia. “Una discoteca galleggiante, con luci e musica ad alto volume, mentre intorno c’è una fauna marina già in sofferenza – dice la presidente -. Non mi interessa se qualcuno si offende: se continuiamo così, fra dieci anni rischiamo di non ritrovarci più questo territorio. La nostra missione è la tutela dell’ecosistema e da questo principio non ci muoviamo. Non possiamo continuare a mercificare i nostri territori: sono per la loro tutela assoluta”. L’isola di Mortorio rientra tra le aree dove le regole sono più restrittive: lo sbarco delle persone a terra è vietato e l’accesso, la navigazione, la sosta e l’ancoraggio di qualsiasi mezzo nautico sono interdetti. Il Parco ha installato un cavo tarozzato per creare una sorta di “muro” e impedire l’accesso alla spiaggia ma è servito a poco: “Viene costantemente tagliato con le cesoie in modo che le barche possano arrivare fino al bagnasciuga”, dice Giudice. 

    Il Parco nazionale stabilisce delle norme per l’accesso: tetto massimo di 700 unità giornaliere, 500 per i natanti inferiori ai 10 metri e 200 alle imbarcazioni più grandi; per il noleggio con conducente il numero dei permessi è stato ridotto a 450, con il 75% riservato ai residenti de La Maddalena; nessun mezzo può trasportare più di 12 persone, indipendentemente dalle dimensioni. Norme più stringenti rispetto al passato ma il tema rimane sempre quello del loro aggiramento: senza adeguati controlli si può fare poco. “Possiamo anche fare le leggi più belle del mondo – prosegue la presidente – ma dobbiamo anche avere gli strumenti per farle rispettare. Il Parco si estende per 47mila ettari di mare: come si fa a pattugliare un territorio di queste dimensioni con gli uomini e i mezzi che ci sono oggi? In proporzione il sistema dei controlli è troppo debole”. Capitaneria di porto e Guardia di finanza fanno quello che possono ma il problema è strutturale: “Se vogliamo davvero ottenere risultati bisogna rafforzare gli organici, aumentare le imbarcazioni e creare un sistema di vigilanza adeguato a un’area marina protetta di questa importanza”. Quest’anno il fenomeno dell’overtourism e dell’”invasione” è emerso platealmente, ma il problema va avanti ormai da tempo. Tra le misure già allo studio c’è l’introduzione di un sistema di ormeggio regolamentato a Cala Coticcio, una delle spiagge simbolo dell’arcipelago e tra le più sotto pressione. “Installeremo un numero consistente di boe. Si arriverà con prenotazione, ci si ormeggerà alla boa, si pagherà il servizio e poi si ripartirà. L’obiettivo è eliminare gli ancoraggi sulla posidonia, consentendoli solo dove il fondale è sabbioso”. Giudice rilancia l’idea di dotare l’ente di un proprio corpo di guardiania. “Il Parco deve avere i suoi ranger. È un progetto che vogliamo portare avanti perché oggi la vigilanza è il vero nodo da risolvere”.

    La presidente annuncia inoltre una linea molto dura contro gli illeciti più gravi. “Il Parco si costituirà parte civile e chiederà il risarcimento dei danni ai responsabili. Il problema non è il gommoncino con due persone inesperte: il problema sono questi grandi yacht che operano illegalmente, fanno noleggio abusivo, non pagano e si comportano come se le regole non esistessero”. Per Giudice il modello da seguire non è quello della chiusura totale, ma della sostenibilità. “Nessuno vuole cacciare i turisti. Bisogna però rispettare le regole. La Corsica ha già introdotto limiti molto severi e sanzioni ben più pesanti delle nostre. Anche noi dobbiamo avere il coraggio di fare scelte che garantiscano la sopravvivenza di questo patrimonio naturale. Fra dieci anni rischiamo di non ritrovarci più questo territorio”.

  6. agosto 26, 2026 alle 5:28 PM

    sarebbe ora.

    da L’Unione Sarda, 26 agosto 2026

    La Maddalena, troppi accessi e regole non rispettate: il Parco chiede sanzioni più severe.

    La presidente: «Dobbiamo smettere di entrare nel Parco come se stessimo entrando a Gardaland». (Claudio Modesto Ronchi)

    La Maddalena, Porto Madonna (Foto Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena)

    La Maddalena, Porto Madonna (Foto Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena)

    Troppe presenze nelle acque del Parco, comportamenti poco rispettosi delle regole e un sistema sanzionatorio che, secondo i vertici dell’ente, non è più adeguato a tutelare un’area sottoposta ogni estate a una pressione crescente.

    Il tema è stato affrontato dal direttore del Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, Yuri Donno, e dalla presidente Rosanna Giudice, intervenuti sulla pagina istituzionale social dell’ente. Donno ha ricordato il confronto avviato con le altre aree marine protette, gli organi di controllo e le autorità competenti, sottolineando la necessità di intervenire sulla legge quadro sulle Aree Protette, la n. 394 del 1991, anche attraverso un rafforzamento delle sanzioni.

    Il direttore ha inoltre richiamato una lettera inviata al Ministero, e alle forze dell’ordine per rappresentare le difficoltà incontrate nella vigilanza e nella gestione del territorio. E chiede ed auspica avere la possibilità di costituire un corpo di vigilanza proprio con potere sanzionatorio.

    Ancora più netto il messaggio della presidente. «Dobbiamo smettere di entrare nel Parco come se stessimo entrando a Gardaland», ha detto la Giudice, annunciando la volontà dell’ente di mettere in campo «un’operazione forte» per contrastare abusi e violazioni.

    Al centro resta il nodo delle multe. La legge 394 prevede un apparato sanzionatorio, ma per la presidente esiste oggi un «vuoto normativo» che impedisce al Parco di aumentare autonomamente gli importi. «Non è che il Parco può, di punto in bianco, sollevare le sanzioni», ha precisato.

    Una possibile svolta potrebbe arrivare proprio dalla revisione della legge quadro, attualmente al centro di una rimodulazione che potrebbe interessare anche il sistema delle sanzioni. La Giudice ha infine lanciato un avvertimento sul rispetto degli obblighi di tutela ambientale: «Attenzione a non svegliare il cane che dorme, perché il giorno che si sveglia l’Europa io credo che si sveglierà, andiamo tutti a “contemplare” l’arcipelago di La Maddalena, cioè che verranno applicate le restrizioni».

  7. agosto 26, 2026 alle 5:32 PM

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 26 agosto 2026

    Posidonia, la Regione scrive al Ministro dell’Ambiente: nell’Arcipelago di La Maddalena i divieti ci sono, manca chi possa farli rispettare.

    Cagliari, 26 Agosto 2026  La Regione Sardegna, ha trasmesso al Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica una nota sul progressivo degrado delle praterie di Posidonia oceanica nell’Arcipelago di La Maddalena, chiedendo un intervento su cinque fronti di competenza statale. Oltre 6.000 imbarcazioni al giorno si sono riversate nei picchi estivi sulle praterie dell’habitat prioritario 1120*. La Regione chiede la qualifica di polizia giudiziaria per il personale di vigilanza degli enti parco, sanzioni proporzionate al danno ecologico e il rafforzamento del presidio in mare della Guardia costiera.

    La nota, firmata dall’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi e dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, è stata trasmessa per conoscenza anche al Presidente dell’Ente Parco nazionale.

    L’area interessata cumula tre regimi di tutela distinti: parco nazionale ai sensi della legge n. 394 del 1991; sito della rete Natura 2000 ITB010008 «Arcipelago La Maddalena», designato Zona speciale di conservazione con decreto ministeriale dell’11 gennaio 2022 e contestualmente classificato Zona di protezione speciale; porzione del Santuario Pelagos per i mammiferi marini del Mediterraneo, ratificato con la legge n. 391 del 2001. Ciascun regime genera obblighi autonomi e ciascuno, rileva la Regione, è oggi disatteso per la medesima ragione: l’assenza di un presidio di vigilanza effettivo.

    Nelle settimane di picco estivo la pressione si concentra nelle aree di maggiore fragilità — Caprera, Spargi, Budelli, Santa Maria e le isole a nord e a sud di Mortorio — e agisce lungo tre direttrici: l’ancoraggio su fondali colonizzati dalla posidonia, con sradicamento meccanico e frammentazione delle praterie; il moto ondoso e la velocità eccessiva, che accentuano l’erosione degli arenili; l’aumento della torbidità e gli scarichi non controllati, che riducono l’attività fotosintetica della pianta. Gli stessi fattori incidono sulle popolazioni residue di Pinna nobilis, già in stato critico di conservazione, e sui mammiferi marini che frequentano stabilmente queste acque.

    Le misure di conservazione vengono disattese quotidianamente e su larga scala senza conseguenze per il trasgressore.

    Il personale dell’Ente Parco non dispone della qualifica di polizia giudiziaria né di potestà sanzionatoria: può informare e segnalare, non contestare. La vigilanza resta affidata alla Capitaneria di porto e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, con dotazioni non commensurate all’estensione dell’area.

    Le sanzioni ordinariamente applicate all’ancoraggio su prateria si attestano su importi di poche decine di euro, percepiti dalla nautica di fascia alta come costo accessorio della navigazione. In Francia, Paese parte del medesimo Accordo Pelagos, le violazioni sono perseguite dinanzi al tribunale marittimo, con sanzioni pecuniarie assai più elevate cui possono aggiungersi il divieto temporaneo di navigazione.

    La Regione segnala inoltre di aver già avviato, per la parte di propria competenza, un percorso di cooperazione con l’Amministrazione marittima: con la deliberazione della Giunta regionale n. 36/21 del 15 luglio 2026 è stato approvato lo schema di Protocollo d’intesa con il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, che include espressamente la vigilanza sulle aree marine protette e sui siti Natura 2000. Il Protocollo offre una sede attuativa già costituita, nella quale si chiede al Ministero di sostenere l’inserimento di una specifica linea di attività dedicata al presidio dell’Arcipelago di La Maddalena.

    “Non stiamo chiedendo nuovi divieti: quelli esistenti sono già più che sufficienti, stiamo chiedendo che qualcuno possa farli rispettare”, scrivono nella nota la Presidente Todde e l’assessora Laconi. “Un habitat prioritario europeo non può essere affidato alla buona volontà di chi lo attraversa, e chi lo danneggia non può cavarsela con una sanzione da poche decine di euro. La Sardegna fa la sua parte, ma i poteri di vigilanza e il regime sanzionatorio sono materia statale: su questo chiediamo al Ministro una risposta”.

    Le richieste al Ministero riguardano l’attribuzione al personale di vigilanza degli enti parco nazionali della qualifica di polizia giudiziaria e della potestà di accertamento e contestazione delle violazioni; la revisione e graduazione del regime sanzionatorio di cui all’articolo 30 della legge n. 394/1991 per i danni agli habitat prioritari e per la violazione delle misure di conservazione dei siti Natura 2000, con importi proporzionati al pregiudizio ecologico e alle caratteristiche dell’unità navale; il rafforzamento del dispositivo di controllo in mare della Guardia costiera nel Parco nazionale e nella ZSC/ZPS ITB010008, con incremento di unità navali e personale nella stagione di massima affluenza, in attuazione dell’articolo 13 dell’Accordo Pelagos; l’inclusione dell’habitat prioritario 1120 del sito ITB010008 tra le aree di intervento prioritario del Piano nazionale di ripristino della natura, di cui al regolamento (UE) 2024/1991; la valutazione dei presupposti per l’esercizio dell’azione di risarcimento del danno ambientale, ai sensi degli articoli 299 e seguenti e 311 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nei confronti dei responsabili di eventi accertati di danneggiamento dell’habitat 1120.

    La Regione si dichiara disponibile a ogni approfondimento tecnico e alla partecipazione a un tavolo di lavoro dedicato, in raccordo con l’Ente Parco quale ente gestore del sito Natura 2000 e con le autorità marittime competenti.

  8. agosto 27, 2026 alle 5:28 PM

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