Nuovo ripascimento del Poetto di Cagliari? Mah…
Facendo un’escursione sulla Sella del Diavolo, ci si può anche fare del male, sul piano spirituale, guardando la spiaggia del Poetto dall’alto.
A Cagliari puoi far così una splendida passeggiata fra natura e cultura, ma puoi anche vedere come sia stato inutile e dannoso l’intervento di ripascimento della spiaggia compiuto quasi vent’anni fa dalla Provincia di Cagliari.
Il mare s’è ripreso il sabbione grigio buttato sulla spiaggia emersa e l’ha riportato verso la spiaggia sommersa, quella sott’acqua, per riequilibrare i milioni di metri cubi asportati fino agli anni ’70 del secolo scorso per alimentare l’industria edilizia nell’area vasta cagliaritana.
Un danno ambientale ed erariale, sanzionato dalla Corte dei conti, ma ben poco rispetto a quanto arrecato a tantissimi cagliaritani che hanno la spiaggia dei centomila nell’anima.
Oggi, con buon senso, i lavori del lungomare condotti dal Comune di Cagliari han determinato la realizzazione del primo cordone dunale, già previsto ma non attuato con il precedente progetto.
Un primo passo positivo per la spiaggia, insieme allo spostamento dei baretti.
Finalmente.
Come già nel novembre 2018, ora – dopo gli effetti del c.d. Ciclone Harry – il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ritorna a parlar di nuovo ripascimento del Poetto, anzi no: “«Guai a parlare di un ripascimento», tiene a precisare il sindaco Massimo Zedda. «Non si tratta di un ripascimento ma di un conferimento di sabbia che potremo prendere da quella cava, dove si trova la stessa tipologia presente al Poetto, andando ad aggiungere così dieci-quindici metri, lo vedremo nel dettaglio quando il piano verrà definito»”.
Quindi, non è un “rinascimento”, ma un “conferimento” di sabbia.
Se non è zuppa, è pan bagnato.
Ormai è ben noto, alla spiaggia del Poetto – che, come tutte le spiagge, è sia sommersa che emersa – mancano almeno due milioni di metri cubi di sabbia, prelevati fra gli anni ’40 e ’70 del ‘900 per la ricostruzione di Cagliari dopo i devastanti bombardamenti alleati del 1943 e la crescita edilizia dell’intera area vasta degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.
Per tale fondamentale motivo il fenomeno dell’erosione sul sito è accentuato e non si risolve certo “conferendo” un po’ di sabbia.
Allora, perché si dovrebbe fare? Per aiutare gli storici stabilimenti balneari del Lido (che con gran buona volontà ha rimosso dopo tanto penare i resti dei sacchetti di nylon anti-erosione divenuti rifiuti) e del D’Aquila?
Dov’è il progetto? Chi lo fa? Con quali fondi?
I progetti di rinascimento o conferimento sabbia sono, in ogni caso, da sottoporre al preventivo e vincolante procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione d’impatto ambientale (art. 20 e allegato IV alla parte II, punto 7, lettera n, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto S.D., archivio GrIG)





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