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I “baretti” del Poetto di Cagliari, giustizia e incapacità amministrative.


Cagliari, Poetto, lavori ampliamento chiosco (2007)

Cagliari, Poetto, lavori ampliamento chiosco (2007)

anche su Il Manifesto Sardo (“Baretti del Poetto: giustizia e incapacità amministrative”), n. 144, 16 aprile 2013.

 

 

Sui palcoscenici di provincia, si sa, spesso le commedie vengono replicate lungamente quando sembrano incontrare i gusti del pubblico.

E’ un po’ la vicenda dei “baretti”, chioschi fra la strada litoranea e la spiaggia del Poetto, dove molti cagliaritani (e turisti) amano recarsi in tutte le stagioni per vivere con maggiore intensità e frequenza la “loro” spiaggia.

Spiaggia, a dir il vero, fin troppo maltrattata dallo squallido “ripascimento, da ristoranti abusivi, da rifiuti portati dalla maleducazione dei bagnanti, senza però risolutive rimostranze da parte dei residenti.

L’attuale chiusura dei chioschi e il recente provvedimento di sequestro cautelare da parte della magistratura hanno determinato ultimamente reazioni molto vivaci, anche piuttosto singolari, come quelle di chi ha voluto vedere nei “baretti” uno dei simboli identitari di Cagliari o di chi ha parlato dell’incredibile cifra di 300 posti di lavoro, praticamente 20 posti di lavoro per ogni chiosco nel tratto cagliaritano del Poetto.

A chiunque non viva nella “città del sole” potrà sembrare assurdo l’eccesso di clamore sulla vicenda. Ma è l’intera vicenda a esserlo.

Cagliari, Poetto, sequestro preventivo dei "baretti" (2013)

Cagliari, Poetto, sequestro preventivo dei “baretti” (2013)

Sono diciassette i locali fra la strada litoranea e la spiaggia del Poetto, sorti, con autorizzazioni provvisorie e stagionali, nel 1987.  Al termine della stagione estiva 1987 dovevano esser smontati.

Invece sono stati ingranditi, sono comparsi cemento e infissi.  Incredibilmente, un paio hanno ottenuto addirittura concessioni edilizie palesemente illegittime, come l’Emerson (n. 896/2006C del 2006), finalmente annullata in via di autotutela dal dirigente del Servizio edilizia privata del Comune di Cagliari (determinazione n. 1176 dell’11 febbraio 2013).

Sono rimasti permanentemente sul litorale – senza alcuna legittima autorizzazione urbanistica e paesaggistica – fino all’aprile 2011, quando la gran parte sono stati rimossi.

Per parecchi anni i gestori hanno quindi guadagnato su un bene ambientale pubblico al di fuori di ogni regola.

Per quale motivo sono stati quasi tutti smontati?  Dopo ricorrenti polemiche, nel 2009 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari aveva avviato un procedimento penale per abusivismo edilizio sotto il profilo paesaggistico e sotto il profilo urbanistico.

Nonostante tutto, l’allora sindaco di Cagliari Emilio Floris aveva emanato (2010) un’ordinanza per evitare la rimozione dei “chioschi”, guadagnando sul campo un rinvio a giudizio.

In seguito (2013) tutti i gestori dei baretti sono stati condannati per abusivismo edilizio.

Cagliari, Poetto, sequestro preventivo dei "baretti" (2013)

Cagliari, Poetto, sequestro preventivo dei “baretti” (2013)

Lo scorso 6 aprile 2013 è giunto il sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) eseguito dalla Guardia costiera e dalla Polizia municipale su disposizione della magistratura.

La spiaggia del Poetto, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e con vincolo di conservazione integrale (art. 2, comma 1°, lettere a, g, della legge regionale n. 23/1993), ricade conseguentemente in area di tutela ambientale assoluta del piano paesaggistico regionale (è classificata “campi dunari e sistemi di spiaggia”, fra i beni paesaggistici ambientali ex art. 143 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) ed è individuata come zona “H” del vigente piano urbanistico comunale.

E’ stata l’attuale Amministrazione, dopo anni di inattività comunale in materia, ad avviare le procedure di variante del piano urbanistico comunale di Cagliari – P.U.C. per l’individuazione delle c.d. spiagge urbane (Poetto, Giorgino) con le nuove zone urbanistiche “GHLn” (dove sarebbero autorizzabili piccole strutture permanenti a servizio della balneazione, fra cui chioschi) e per l’approvazione definitiva del piano di utilizzo dei litorali – P.U.L., già adottate rispettivamente con deliberazioni Consiglio comunale n. 75 e n. 76 del 31 ottobre 2012 e riguardo cui è stata avviata la procedura di valutazione ambientale strategica, attualmente in corso.

Cagliari, Poetto, baretti, tavola progettuale

Cagliari, Poetto, baretti, tavola progettuale

Nella primavera 2012 i “baretti” sono stati rinnovati con una tipologia unica, a parte due che – pur oggetto di analoghi provvedimenti di rimozione – hanno beneficiato di provvedimenti cautelari del T.A.R. Sardegna per motivazioni puramente formali.   Tuttavia, uno di questi, l’Emerson, ha visto da ultimo lo stesso T.A.R. affermare che il manufatto autorizzato con la concessione edilizia n. 896/2006C e sulla base di questa realizzato, non presenta i caratteri della precarietà”, conseguentemente non è stato concesso un provvedimento cautelare favorevole riguardo la revoca della concessione edilizia in via di autotutela (T.A.R. Sardegna, sez. II, 10 aprile 2013, n. 114, ord.)

A dicembre 2012 sono stati destinatari di ordinanze di rimozione in quanto sono stati autorizzati – e potevano essere autorizzati – soltanto quali strutture temporanee e precarie. Solo dopo l’approvazione del P.U.L. potranno esser realizzate strutture permanenti.

Dopo qualche mese nuove autorizzazioni stagionali avrebbero permesso la sistemazione dei chioschi per la stagione estiva in attesa dell’approvazione definitiva di variante urbanistica e del P.U.L.

Il Sindaco Massimo Zedda e l’Assessore comunale all’urbanistica Paolo Frau ne hanno spiegato motivazioni e percorsi futuri con lettere aperte e interventi, ma invano.

Cagliari, Poetto, baretti, tavola progettuale

Cagliari, Poetto, baretti, tavola progettuale

Si è scatenata una vera e propria tempesta di polemiche, con ripetute prese di posizione per il mantenimento dei chioschi.   Sono intervenuti il Presidente della Regione Cappellacci, l’Assessore regionale dell’urbanistica Rassu e il suo capo di gabinetto Tavolacci, numerosi consiglieri comunali, alcuni fra i maggiori esponenti di S.E.L. (il partito del sindaco Zedda ha chiesto anche una norma di legge regionale transitoria), vari “esperti” di diritto amministrativo, giornalisti e chi più ne ha più ne metta.

La stessa maggioranza di centro-sinistra al Comune di Cagliari si è spaccata.

Per tenacia si sono distinti i Ballero: Benedetto, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Cagliari, per l’occasione “ospitato” anche dal “collega” Andrea Pubusa, Francesco, appassionato difensore nell’aule del Consiglio comunale, e Stefano, secondo notizie stampa avvocato della maggior parte dei “baretti”.    Pareri autorevoli, ma non proprio disinteressati, pare.

Il “fronte pro baretti” argomenta fondamentalmente sulla proroga delle concessioni demaniali fino al 2015 stabilita dalla legge n. 25/2010, come riconosciuto anche dalla giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato, sez. VI, 27 dicembre 2012, n. 6682), e sul quadro normativo indicato dall’art. 6, comma 3°, della legge n. 494/1993 e s.m.i. (che prevede la possibilità per le Regioni di adottare un piano di utilizzazione del demanio marittimo a fini ricreativi, sentiti l’Autorità marittima, i Comuni, le associazioni di categoria) e dalla deliberazione Giunta regionale n. 17/20 del 23 marzo 1999, sempre incentrato sulle concessioni demaniali.  In estrema sintesi, a esse dovrebbero seguire proroghe urbanistiche e paesaggistiche ovvero nuovi atti autorizzativi.

Cagliari, Poetto, "baretto"

Cagliari, Poetto, “baretto”

Tesi suggestiva, sebbene non tenga conto dell’assenza di qualsiasi automatismo fra concessioni demaniali e autorizzazioni urbanistiche e paesaggistiche, nonché dell’attuale situazione di abusivismo edilizio dei preesistenti chioschi, oggetto di procedimento penale in corso.  Allo stato attuale possono essere autorizzate solo opere precarie, temporanee ed effettivamente amovibili: un’eventuale “proroga” a qualsiasi titolo costituirebbe un modo per aggirare il requisito della temporaneità/precarietà del manufatto.

La giurisprudenza sul punto è costante (Cass. pen., sez. III, 5 marzo 2013, n. 10235 ,  Corte di cassazione penale, sez. III, 20 giugno 2012, n. 24554, Cass. pen., sez. III, 27 maggio 2009, n. 22054,  Cons. Stato, sez. III, 12 settembre 2012, n. 4850).

Ovviamente il rilascio di eventuali autorizzazioni con il presente quadro giuridico e sotto gli occhi della magistratura inquirente sarebbe a rischio e pericolo di amministratori e dirigenti comunali.

Dovrebbero far felici politici in campagna elettorale, avvocati, amministratori regionali, anime belle a prezzo delle loro responsabilità personali.

Cagliari, spiaggia del Poetto con il "ripascimento"

Cagliari, spiaggia del Poetto con il “ripascimento”

In proposito non si può dimenticare come l’attuale Amministrazione regionale Cappellacci sia – a partire dallo stesso Presidente – ridondante di esponenti del centro-destra cagliaritano che ha gestito Cagliari dal 1994 al 2011, segnalandosi per non aver minimamente affrontato il problema: nessuno che si degni di ricordarlo, nemmeno i sindacati dei balneari e gli esponenti del centro-sinistra kasteddaio, magari abituèe dei “baretti”.

Nemmeno sembra garantire piena utilità la legge regionale 9 aprile 2013 “disposizioni eccezionali e transitorie in materia di opere e manufatti temporanei a servizio della fruizione turistico-ricreativa”, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale.

Infatti, all’art. 1, comma 2°, è previsto che “gli uffici comunali competenti, attraverso specifica verifica di conformità rispetto alle disposizioni del citato decreto (il decreto dell’Assessore regionale degli enti locali finanze e urbanistica n. 1 del 23 gennaio 2008 avente ad oggetto “Direttiva sulle procedure transitorie per la valutazione paesistica delle strutture stagionali amovibili al servizio della balneazione”, n.d.r.), e con riguardo al perseguimento del minor impatto ambientale e paesaggistico sugli ambiti litoranei demaniali, possono autorizzare, fino all’approvazione definitiva del PUL e comunque entro i termini ultimi previsti al comma 1, il mantenimento delle opere e dei manufatti già esistenti e regolarmente autorizzati a servizio della fruizione turistico-ricreativa e della balneazione anche se diretti a soddisfare esigenze funzionali meramente stagionali”: i “baretti”, però, non sembrano “regolarmente autorizzati”, vista le recente sentenza penale di condanna e l’ancor più recente provvedimento di sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) eseguito dalla Guardia costiera e dalla Polizia municipale su disposizione della magistratura.

Cagliari, Poetto, delimitazione area bonifica amianto (2012)

Cagliari, Poetto, delimitazione area bonifica amianto (2012)

Ultimo atto, finora, è la ricerca di un super-esperto, il saggio dei baretti, che dovrebbe scodellare la soluzione giuridico-amministrativa per salvare i chioschi nella legalità.

Il Poetto e Cagliari non hanno bisogno di quest’ennesima commedia di provincia: c’è bisogno invece di recupero della legalità e di una gestione corretta e ambientalmente sostenibile della spiaggia, autentico “pezzo” dell’identità cagliaritana.   E’ così difficile capirlo?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cagliari, Poetto, sequestro preventivo dei "baretti"

Cagliari, Poetto, sequestro preventivo dei “baretti”

(rendering progettuali Comune di Cagliari, foto da La Nuova Sardegna, S.D., archivio GrIG)

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  1. Giovanni
    aprile 17, 2013 alle 7:16 am

    concordo pienamente con Stefano, con ogni suo punto e ogni sua virgola. La spiaggia è un bene di tutti e si deve tutelare non solo da strutture disordinate che creano solo un carico superiore di sporcizia nella spiaggia (baretti). la legge deve essere uguale per tutti e se un bene è protetto da leggi queste non si possono aggirare per convenienza. Però mi chiedo e lo chiedo a Stefano, perchè non è stato incriminato anche il sindaco FLORIS, premetto che non sono un politico e neppure una persona schierata politicamente, non sono iscritto a Gruppo d’intervento Giuridco e spesso non ho condiviso argomentazioni con Deliperi. Per questo ancor di più sono libero di esprimere le mie idee e i raggionamenti di Stefano sono approprieti e condivisibili da ogni uomo libero. Non concordo solo sull’affermazione del disastroso ripascimento, se non ci fosse stato, così come di fatto affermato dalla Corte dei Conti (ha realizzato le proprie finalità di protezione civile) il Poetto sarebbe sparito da oltre 10 anni. Stefano, vai a fondo e non fermarti sui Baretti, io ma anche molti altri siamo con te e non teniamo conto delle ca…,.te scritte sui giornali compiacenti.

    • massimo
      aprile 17, 2013 alle 10:07 am

      Giovanni l’ex sindaco Floris è stato indagato e addirittura rinviato a giudizio…per aver fatto quello che tutti chiedevano e chiedono a Massimo Zedda e che per fortuna lui si è rifiutato di fare…

  2. Roberto
    aprile 17, 2013 alle 11:11 am

    Ma il grande formato quando la smette di attaccare sempre e solo il centro sinistra….ma non vede i disastri del ns. Ventennio di sindaci?concordo con Massimo

  3. Antonello Marras
    aprile 17, 2013 alle 11:16 am

    IL MIO COMMENTO E’ DI UNA PERSONA DISGUSTATA E DELUSA DA UNA AMMINISTRAZIONE INESISTENTE.
    NON ESISTONO LE MINIME NORME CHE TUTELANO IL LAVORO IN UNO STATO IN CUI IL PRIMO ART. DELLA COSTITUZIONE RECITA CHE ” L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO” EPPURE ESISTONO UNA MIRIADE DI NORME CHE INTERVENGONO ANCHE SU SITUAZIONI DI FATO NEL SENSO CHE TI SOSPENDONO IL LAVORO.
    E’ UNA COSA INACCETTABILE . DICO SOLO CHE IN UNA SITUAZIONE COME QUESTA ANZICHE INCENTIVARE IL LAVORO PARE SI STIA FACENDO DI TUTTO PER TOGLIERLO.
    ROBA DA PAZZI FURIOSI.GENTE IN BALIA DI UNA BUROCRAZIA STUPIDA E STAGNANTE. SONO INCAVOLATO NERO.

  4. Giovanni
    aprile 17, 2013 alle 11:25 am

    massimo :
    Giovanni l’ex sindaco Floris è stato indagato e addirittura rinviato a giudizio…per aver fatto quello che tutti chiedevano e chiedono a Massimo Zedda e che per fortuna lui si è rifiutato di fare…

    grazie, già scusa mi ero scordato è vero spero che paghi il dovuto, purtroppo non pagherà per la sua inefficienza.

  5. Giovanni
    aprile 17, 2013 alle 11:31 am

    Antonello Marras :
    IL MIO COMMENTO E’ DI UNA PERSONA DISGUSTATA E DELUSA DA UNA AMMINISTRAZIONE INESISTENTE.
    NON ESISTONO LE MINIME NORME CHE TUTELANO IL LAVORO IN UNO STATO IN CUI IL PRIMO ART. DELLA COSTITUZIONE RECITA CHE ” L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO” EPPURE ESISTONO UNA MIRIADE DI NORME CHE INTERVENGONO ANCHE SU SITUAZIONI DI FATO NEL SENSO CHE TI SOSPENDONO IL LAVORO.
    E’ UNA COSA INACCETTABILE . DICO SOLO CHE IN UNA SITUAZIONE COME QUESTA ANZICHE INCENTIVARE IL LAVORO PARE SI STIA FACENDO DI TUTTO PER TOGLIERLO.
    ROBA DA PAZZI FURIOSI.GENTE IN BALIA DI UNA BUROCRAZIA STUPIDA E STAGNANTE. SONO INCAVOLATO NERO.

    guarda il favore che hanno fatto alle banche con il decreto SALVA ITALIA, a chi povero non ha i soldi per pagare una rata di mutuo, gli pignorano lo stipendio (tuitto il conto corrente bancario) senza applicare quanto previsto dal codice civile di salvaguardia limitato solo a un quinto dello stipendio. Pazzesco in questo momento di grande difficoltà. grazie Monti e Viva le Banche (sic)

    • gianmarco
      aprile 17, 2013 alle 6:42 pm

      L’interesse pubblico in funzione della collettività prima di ogni cosa; superiore anche all’interesse pubblico in funzione della legalità. Inoltre,nessuno vuole rendersi conto che gli stipendi dei pubblici funzionari sono pagati anche con le tasse versate dagli imprenditori dei baretti; per questo motivo i pf coivolti nelle varie sedi dovrebbero fornire delle soluzioni valide per potere mantenere in vita il sistema produttivo. Così come gli imprenditori devono trovare valide soluzioni per produrre e pagare gli stipendi dei propri dipendenti. Immaginatevi se nessuno i privati non avessero pìù i quattrini per pagare le tasse, non ci sarebbero pìù stipendi per i pf che a loro volta non potrebbero pare pìù le tasse non ci sarebbe più Stato: che senso avrebbe tentare di ristabilire ad ogni costo la legalità al poetto? Inoltre,nel caso di specie proprio perchè è la magistratura quella che minaccia di intervenire sarebbe quest’ultima a dovere fornire delle soluzioni minime accettabili per evitare i procedimenti penali. Perchè il magistrato titolare delle inchieste non suggerisce una soluzione compatibile con la legalità tanto millantata?

  6. Franco Anedda
    aprile 17, 2013 alle 12:17 pm

    Nella ricostruzione dei fatti manca solo un particolare: sia destra che sinistra hanno fatto credere ai gestori dei baretti che la rimozione sarebbe stata evitata grazie alla “leggina del martedì prossimo.”
    Li hanno presi in giro e loro si sono fidati, violando la legge in vigore nell’attesa della “leggina” che non è mai arrivata.
    Ora ne pagheranno le conseguenze.
    Ma io mi chiedo: i nostri politicanti non si fanno mai carico delle loro responsabilità?

    A questo punto preferirei un Governo dei Magistrati, di persone che dimostrano serietà e competenza.

    Pure per far pulire la spiaggia dall’Eternit: se non chiedevo nuovamente l’intervento della Magistratura i politici non si sarebbero mossi.

    • massimo
      aprile 17, 2013 alle 1:01 pm

      Veramente mi sembra che la presa in giro sia partita dalla Presidenza della Regione e non da un cumulo indistinto destra e sinistra…e poi sempre per parlare chiaramente, l’intimazione a smontare è scaduta ben prima dell’emanazione della leggina della regione..se i gestori dei baretti si fossero fidati del Sindaco che, suo malgrado, chiedeva di provvedere allo smontaggio ora non si sarebbe incorsi in sanzioni peggiori come la revoca delle concessioni..La verità è che i titolari delle strutture si sono fatti allegramente prendere per i fondelli da cappellaci e ora ne pagheranno le conseguenze.

  7. Giovanni
    aprile 17, 2013 alle 12:50 pm

    NEL FILMATO: surreale una persona senza protezione parla con chi sta facendo la bonifica, ma è normale ? e i bambini, ma non esite un responsabile della sicurezza del cantiere o è già in galera ? me lo auguro. Veramente pazzesco.

  8. aprile 17, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 aprile 2013
    Milia: Poetto senza baretti? Ecco le colpe. (http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/04/16/news/milia-poetto-senza-baretti-ecco-le-colpe-1.6896629)
    L’ex sindaco di Quartu non nasconde il disappunto per una situazione prevedibile. «Ma Zedda non poteva fare di più». (Stefano Ambu)

    CAGLIARI. Baretti davanti al mare quasi tutti chiusi a Cagliari, ma a Quartu no, sempre aperti. E il comune più piccolo, in questa situazione, rischia di beccarsi da solo copyright e relativi benefici economici dell’abbinata chioschetti-mare. «Il nostro marketing – spiega Piergiorgio Massidda, presidente dell’Autoritá portuale – è sconvolto da questa situazione. Le offerte si illustrano alle fiere internazionali con due anni di anticipo. E Cagliari allora era presentata con il Poetto con i caratteristici baretti a pochi minuti dal porto. Ora i turisti arrivano e ci chiedono: dove sono i baretti? Io sono imbarazzato, non so che risposta dare». Difficile mettere su una spiegazione ai vacanzieri, figuriamoci agli operatori del settore. Soprattutto quando si tratta del numero due di Royal Caribbean, John Tercek, nei giorni scorsi in tour in Sardegna. Si parla di una delle più importanti compagnie internazionali del settore crociere. Tra l’altro all’interno della società che gestisce il molo Rinascita, nuovo quartier generale delle navi con i vacanzieri. «Era a Cagliari – racconta Massidda- e io chiaramente ho evitato di indirizzarlo al Poetto. Ma lui ci è andato lo stesso. Quando è tornato ci ha guardato come se avesse di fronte degli Ufo: come, avete un posto così bello, con mille potenzialità, e lo tenete in questo modo. Mi ha chiesto di raccontargli cosa fosse successo. Ma io ero davvero imbarazzato. E quando cercavo di spiegargli la situazione mi guardava incredulo». E se proprio i turisti insistono? C’è Quartu. Giá, perché poi, c’è anche questa difficoltà: perché lì sì qua no? «Perché – racconta Graziano Milia, sindaco di Quartu negli anni Novanta – noi avevamo approvato il Piano di utilizzo dei litorali. E io avevo avvertito anche Cagliari: guardate che è l’unico modo per salvare baretti e operatori. Sembrava che stessi facendo qualcosa di strano: ho ricevuto anche tante critiche. E invece a sedici anni di distanza scopriamo che ci avevo visto giusto». Sì, ma Cagliari come si salva? «Credo che il sindaco Zedda – spiega Milia – a questo punto non possa fare proprio nulla. La legge parla sin troppo chiaro». Zedda quel che doveva fare l’ha fatto: portare in consiglio comunale il problema della temporaneità dei baretti (la concessione vale per la stagione balneare), correggerla con una variante al piano regolatore perché nei trecento metri dal mare siano ammesse piccole volumetrie, poi il consiglio comunale ha dettato le linee guida per ridimensionare i baretti, infine, cosa più importante, ha mandato avanti l’iter procedurale per varare il piano di utilizzo del litorale, quello che Quartu ha già da anni e che ha messo al riparto i chioschi del Comune dalle vicissitudini dei colleghi cagliaritani. Più in fretta di così non si poteva. D’altronde, la precedente giunta di centrodestra si è trovata nei guai per non aver mandato avanti le procedure necessarie e i titolari dei baretti avevano già subito lo choc del procedimento giudiziario che si doveva aprire nei loro confronti per gli abusi edilizi. In questi mesi la procedura trovata dal Comune richiedeva buona volontà da tutte le parti, ma costituiva l’unica possibilità di non privare il Poetto di quella sua rinomata caratteristica. Adesso la spiaggia è desolata, la diserzione è cominciata, è stato registrato perfino il furto delle sedie ai danni di un baretto sotto sequestro. Si chiedeva un bagnante: possibile che si sia dovuti arrivare fino a questo punto? Il dibattito continua

  9. Shardana
    aprile 17, 2013 alle 4:14 pm

    Scusatemil,gdig,a volte non vi capisco….ma come fate ancora a postare frasi del tipo”i baretti giustizia e incapacità amministrative”quando siamo davanti a una gestione mafiosa e clientelare non solo del patrimonio comune,ma di attività illegali che per decenni hanno sottrattto lavoro a quelle in regola.Quindi prendiamocela con la parte marcia dello stato o dei controllori che per non vedere usavano gli occhiali da saldatore e se giustizia ci deve essere che la legge si applichi a tutti i chioschi che sono sulle spiagge sarde e non solo a quelli del poetto,chiaramente colpevoli di essere stati i corruttori dei corrotti.👓

  10. aprile 17, 2013 alle 7:03 pm

    da Casteddu online, 17 aprile 2013
    Stop anche all’Iguana, revocata la concessione: blitz dei vigili al Poetto. (Maurizio Bistrusso): http://www.castedduonline.it/stop-anche-alliguana-revocata-concessione-blitz-vigili-poetto

    ___________________________

    da CagliariPad, 17 aprile 2013
    Blitz della Municipale al Poetto, assieme all’Emerson dovrà chiudere anche l’Iguana.
    I vigili urbani hanno notificato ai titolari del baretto l’avvio di procedimento di decadenza dell’autorizzazione edilizia rilasciata in passato: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2305

  11. aprile 17, 2013 alle 8:56 pm

    buonasera a tutti, siete ormai migliaia i lettori di questo articolo.
    Una delle assenze principali di questa vicenda è certo una corretta informazione sui vari elementi e aspetti giuridico-amministrativi che hanno portato all’attuale stato di cose e che possono portare a soluzioni positive.
    Con questo articolo – pubblicato anche su Il Manifesto Sardo – ho provato a dare un contributo positivo in primo luogo proprio sul piano dell’informazione.
    Qualche chiarimento e considerazione sui Vostri commenti.
    I problemi della povera spiaggia del Poetto non sono ovviamente determinati dai “baretti”.
    La presenza degli stabilimenti con strutture “fisse” in cemento (Lido, D’Aquila, Ottagono, stabilimenti militari) e della strada litoranea che aumenta l’erosione, gli effetti negativi del “ripascimento” (piaccia o no, è ormai un punto fermo scritto pure in sentenze oltre che nelle menti della gran parte di cagliaritani e non), la scarsità di servizi (anche quelli igienici!), la maleducazione di troppi utenti che comporta il continuo abbandono di rifiuti, l’assenza della ricostituzione del necessario cordone dunale (pur prevista nel progetto di “ripascimento”), la scarsa vigilanza contro “cafoni” di ogni genere…e si potrebbe continuare ancora, ma in questa sede basta così.
    Al Poetto manca una “mente”, un ragionamento comune, una proposta articolata per ridargli le migliori condizioni ambientali possibili.
    Le amministrazioni comunali di centro-destra succedutesi dal 1994 al 2011 non hanno fatto un beneamato cavolo di nulla di risolutivo.
    Dal 2011, pur con fatica, l’attuale amministrazione comunale Zedda sta cercando di migliorare la situazione del Poetto e avviare a soluzione almeno alcuni dei principali “problemi”, compresa la presenza dei “baretti”.
    E’ innegabile e lascia veramente perplessi vedere le reazioni scomposte nei confronti del sindaco Zedda da parte dei concessionari dei chioschi.
    E non hanno un cavolo da dire nei confronti di chi non ha fatto nulla prima di Zedda, le amministrazioni Delogu e Floris, giusto per non fare nomi?
    E nei confronti del Presidente della Regione Cappellacci e del suo entourage, proveniente dritto dritto dall’amministrazione comunale Floris?
    Veramente curioso.
    Sono gli amministratori regionali e comunali che devono trovare le soluzioni ai problemi del Poetto, non i magistrati.
    La soluzione temporanea per i “baretti” era chiara: smontaggio al termine di efficacia dell’autorizzazione provvisoria (31 ottobre 2012), nuova autorizzazione temporanea (marzo 2013), approvazione definitiva di P.U.L. e variante urbanistica (autunno/inverno 2013).
    I titolari dei “baretti” hanno preferito lasciar tutto com’era, sperando nella futura leggina “ad barettum” e ascoltando politici locali e avvocati, pur quando sono stati condannati in primo grado per abusivismo edilizio (febbraio 2013).
    Che altro si aspettavano?
    Ora le soluzioni ci sono. E hanno bisogno dei tempi necessari. Sempre che gli ultimi fatti non facciano perdere le concessioni demaniali.

    Stefano Deliperi

  12. Fabrizio
    aprile 18, 2013 alle 12:58 am

    Grazie! Ci voleva una sintesi ordinata e precisa con citazione delle fonti normative. Basta con le chiacchiere da bar.

  13. Giovanni
    aprile 18, 2013 alle 8:16 am

    sono gli amministratori, comunali e regionali a gestire il proprio territorio proponendo soluzioni ai problemi esistenti per un razionale uso, non sono certo i magistrati. Non devono essere i magistrati perchè non sono mai stati delegati dal popolo in questo. Perchè non sono esperti ed hanno solo il ruolo di giudicare il corretto utilizzo della cosa pubblica (non sempre lo fanno bene e in ritardo). La colpa sul problema POETTO è di tutte le amministrazioni che finora hanno amministrato, compresa l’attuale fino a quando con atti concreti dimostrerà il contrario. Il Poetto deve essere libero da tutto e fruito da tutti, ma ancora oggi non avete capito che il POETTO è morto. E’ morto dal 1986 con la distruzione dei cassotti, con il continuo utilizzo della spiaggia per eventi canori o manifestazioni, altro che ripascimento.

  14. aprile 18, 2013 alle 9:44 am

    da La Nuova Sardegna, 18 aprile 2013
    Baretti, contro il sequestro quindici ricorsi al Riesame.
    Per i difensori non c’è pericolo di reiterazione del reato, i chioschi erano già chiusi. Nessun riferimento alla nuova inutile leggina regionale, addio anche all’Iguana. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Mentre chiude anche l’Iguana su ordinanza del Comune, i diciotto titolari dei quindici baretti sotto sequestro giudiziario non si arrendono: hanno tutti ricorso al tribunale del riesame per chiedere che il provvedimento cautelare firmato dal giudice Cristina Ornano su richiesta del pm Gaetano Porcu venga revocato. L’udienza si farà domani, il collegio sarà presieduto da Claudio Gatti. Ma quali saranno gli argomenti che gli avvocati Matteo Pinna e Francesco Ballero sosterranno davanti ai giudici? Uno su tutti: l’assenza del pericolo di reiterazione del reato di abuso edilizio, della violazione paesaggistica e dell’occupazione illegale di area demaniale, che secondo i difensori è dimostrata dal fatto che i chioschi erano chiusi dalla fine della scorsa estate e a nessuno dei titolari è saltato in mente di riprendere l’attività. Questa sorta di disciplina giudiziaria dovrebbe bastare, per gli avvocati, a convincere il tribunale dell’inutilità di proseguire col sequestro. Una tesi che – se davvero sarà sostenuta in aula – si scontrerà frontalmente con le venticinque pagine del provvedimento elaborato dal gip Ornano, dove l’interminabile sequenza di irregolarità messa insieme dagli indagati emerge in tutta la sua chiarezza. La lettura dei fatti esposta dal magistrato è opposta: i chioschi-bar dovevano essere smontati obbligatoriamente il 31 ottobre del 2012, invece sono ancora adesso sulla spiaggia. Tanto basta a confermare come il progetto dei titolari fosse di andare avanti nell’attività, malgrado nessuno di essi – compresi l’Emerson e l’Iguana, che per ora non sono stati sequestrati – sia autorizzato a lavorare al Poetto: «L’approssimarsi della stagione balneare – ha scritto il giudice nel decreto di sequestro preventivo – rende evidente che i proprietari dei chioschi-bar, ove nella libera disponibilità degli stessi, proseguiranno l’attività commerciale al pubblico, così perpetuando e aggravando i reati per cui sono indagati». Per questo la Procura ha chiesto i sigilli e sempre per questo il giudice ha accolto la richiesta. Nessun riferimento, nei ricorsi al riesame, alla nuova «leggina» approvata in tutta fretta dal consiglio regionale: non è stata ancora pubblicata, quindi non è in vigore. Ma se anche lo fosse, la situazione non cambierebbe: il giudice Ornano ha chiarito con l’autorevolezza del ruolo che senza la riclassificazione dell’area nel piano urbanistico comunale e l’approvazione del piano di utilizzo del litorale, nessuno potrà autorizzare la permanenza dei baretti. Tra l’altro la Regione ha respinto il Pul adottato dal Comune. Ma se anche il Pul dovesse andare a una velocissima approvazione, prima sarebbe necessario modificare il piano paesaggistico regionale, che sulla spiaggia e a meno di trecento metri dalla linea di battigia non prevede – al contrario vieta – qualsiasi volumetria, comprese quelle amovibili. Semmai non è chiaro come sia possibile come gli stessi titolari dei baretti dichiarino di non avere i soldi per smontare le strutture abusive ma poi spendano migliaia di euro in ricorsi al Tar, in parcelle e spese di giustizia. Ma questo è solo uno dei tanti misteri che circondano questa vicenda, complicata solo per chi non ha voglia di informarsi.

  15. Gavino Meloni
    aprile 18, 2013 alle 11:03 am

    Certamente il litorale è da proteggere e regolamentere. Basta che poi le regole le seguano tutti. Sono passati anni in cui le tante amministrazioni che si sono succedute non hanno fatto niente. Ora Zedda si trova la patata bollente e tutti si fanno belle trovando soluzioni introvabili e Intanto i titolari dei baretti rischiano di finire sul lastrico. Inoltre chi frequenta il Poetto si trova chilometri di orribili strutture delle varie forze militari cammuffati da “stabilimenti di elioterapia” che oltre a essere stracarichi di eternit hanno fatto anche concorrenza sleale ai chioschetti vendendo al bar anche agli esterni…
    Ma quando si faranno le cose seguendo la logica invece degli interessi di qualcuno??
    Mai!

  16. aprile 19, 2013 alle 1:08 pm

    da L’Unione Sarda on line, 19 aprile 2013
    Cagliari, baretti del Poetto sequestrati. In giornata attesa decisione del Riesame: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/311959

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    da Sardinia Post, 19 aprile 2013
    Poetto, sul sequestro dei baretti deciderà il Tribunale del riesame: http://www.sardiniapost.it/cronaca/poetto-sul-sequestro-dei-baretti-decidera-il-tribunale-del-riesame/

  17. aprile 20, 2013 alle 9:22 pm

    L’ha ribloggato su Il blog di Fabio Argiolas.

  18. aprile 22, 2013 alle 4:45 pm

    confermato il sequestro preventivo dei “baretti” del Poetto dal Tribunale del riesame.

    A.N.S.A., 22 aprile 2013
    Riesame conferma sequestro 15 bar Poetto. Dopo provvedimento del Gip che ha posto sigilli a 15 strutture. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/04/22/Riesame-conferma-sequestro-15-bar-Poetto_8593912.html)

    CAGLIARI, 22 APR – Il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro dei 15 baretti del Poetto considerati abusivi dalla Procura che ha indagato i titolari. Il sequestro firmato dal Gip Cristina Ornano, su richiesta del pm Gaetano Porcu, era stato contestato dai legali dei gestori, Matteo Pinna e Benedetto Ballero, che avevano sollecitato il ricorso chiedendo la revoca della misura cautelare. Le accuse vanno dall’abuso edilizio alla violazione paesaggistica, all’occupazione illegale di area demaniale.

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    da CagliariPad, 22 aprile 2013
    Poetto, no del riesame, i baretti restano sotto sequestro.
    Il Tribunale del riesame ha confermato questa mattina i sigilli per i chioschi della spiaggia dei Centomila, considerati abusivi dalla Procura, che ha indagato i titolari: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2373

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    da Sardinia Post, 22 aprile 2013
    Poetto, il Tribunale del riesame conferma sequestro dei baretti: http://www.sardiniapost.it/cronaca/poetto-il-tribunale-del-riesame-conferma-sequestro-dei-baretti/

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    da Casteddu online, 22 aprile 2013
    Chioschi Poetto, restano i sigilli: la decisione del Tribunale del Riesame: http://www.castedduonline.it/cagliari/chioschi-poetto-restano-sigilli-decisione-tribunale-riesame

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    da L’Unione Sarda on line, 22 aprile 2013
    Cagliari, chioschi restano sotto sequestro. Il Riesame respinge il ricorso dei gestori: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/312323

  19. aprile 23, 2013 alle 2:59 pm

    da L’Unione Sarda, 23 aprile 2013
    Baretti, sequestro confermato. POETTO. Il Tribunale chiarisce gli effetti della legge regionale: «Vale solo per il futuro». «La salva-chioschi non può essere un condono occulto». (Massimo Ledda)

    Due a zero per la Procura. Dopo il Gip anche il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro preventivo dei 15 baretti abusivi del Poetto, respingendo il ricorso presentato dai legali della difesa Matteo Pinna e Benedetto Ballero. Ma soprattutto i giudici hanno spiegato che la legge regionale salva-chioschi approvata il 10 aprile può valere per il futuro, ma di certo non sana gli abusi edilizi commessi sino ad oggi. A questo punto ai 18 titolari indagati per violazioni urbanistiche e paesaggistiche non resta che la strada assai impervia della Cassazione, che potrebbe però pronunciarsi fra qualche mese, a stagione balneare abbondantemente iniziata se non ormai finita. Oppure fare ciò che si sarebbe dovuto fare sei mesi fa: cioè smontare i chioschi per rimontarli a ridosso dell’estate con in mano una nuova autorizzazione.
    LA VICENDA. Un anno fa, demoliti i precedenti baretti abusivi e in attesa dell’approvazione del Pul, il Comune aveva infatti rilasciato 15 concessioni provvisorie per realizzare delle strutture amovibili in legno. L’autorizzazione prevedeva però che entro il 31 ottobre i nuovi chioschi fossero smontati e che per la stagione estiva 2013 si rinnovasse l’intero iter. Le strutture invece sono rimaste in piedi mentre la Regione solo il 10 aprile è riuscita a varare la salva-chioschi. Nel frattempo però, dopo le relazioni della polizia municipale e della Capitaneria di Porto, è intervenuto il pm Gaetano Porcu: scaduta l’autorizzazione i baretti avrebbero dovuto essere smontati e, a partire da quel momento, sono da ritenersi a tutti gli effetti abusivi. Una tesi fatta propria sia dal Gip Cristina Ornano che adesso dai giudici del Riesame (presidente Claudio Gatti, a latere Ermengarda Ferrarese e Giorgio Cannas), i quali nella loro ordinanza spiegano di condividere pienamente la motivazione del primo provvedimento.
    LA LEGGE NON È CONDONO. Ma per la prima volta esprimono una valutazione sulla legge regionale 8 e sul precedente decreto dell’assessorato agli Enti Locali, in cui si consente al Comune di «autorizzare il mantenimento delle opere già esistenti» e «regolarmente autorizzate» sino all’approvazione del Pul. Interventi normativi che secondo il Tribunale «possono assumere rilevanza per il futuro ma non possono incidere sui reati già commessi anche perché la legge regionale non può introdurre un condono mascherato», senza considerare che «le opere sono, allo stato, abusive e come tali non potrebbero essere mantenute». Respinta anche la teoria della difesa che poggiava sulle proroghe concesse dal Comune per smontare i baretti (l’ultima al 30 gennaio), proroghe che – scrive il Tribunale – «non hanno inciso minimamente sulla data di consumazione dei reati perché la scadenza originaria era quella del 31 ottobre 2012 ed era quella la data nella quale i chioschi dovevano essere smontati».

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    da Sardegna Quotidiano, 23 aprile 2013
    IL VERDETTO. Restano i sigilli ai chioschi, i gestori: tocca al Comune. (Marcello Zasso): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130423080436.pdf

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    LO STOP DEL GIUDICE. «Salva-baretti e decreto, no a condoni mascherati». (Maddalena Brunetti): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130423080549.pdf

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    LA SABBIA DOPO LA DEVASTAZIONE DEL 2002. C’È L’ IPOTESI DI UN NUOVO RIPASCIMENTO: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130423080822.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 23 aprile 2013
    Bocciata la legge regionale, restano i sigilli ai 15 baretti.
    Respinti dal tribunale del riesame tutti i ricorsi. I giudici: «Le nuove norme potranno valere per il futuro, ma non possono introdurre condoni mascherati». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Arriva una sonora e imbarazzante bocciatura per le due norme varate in fretta e in furia dalla Regione che avrebbero dovuto salvare i quindici baretti abusivi del Poetto dalla demolizione: nell’ordinanza con cui il tribunale del riesame presieduto da Claudio Gatti ha respinto i ricorsi presentati dagli avvocati Matteo Pinna e Francesco Ballero contro il sequestro preventivo delle strutture, i giudici stabiliscono che «i due atti normativi possono assumere rilevanza per il futuro, ma non possono incidere sui reati già commessi anche perché la legge regionale non può introdurre un condono edilizio mascherato». Il giudizio dei tre magistrati che compongono il collegio – gli altri due sono Ermengarda Ferrararese e Giorgio Cannas – è tombale e forse stavolta basterà a chiudere una questione diventata col passare dei mesi più politica che sostanziale. Restano dunque sotto sequestro preventivo i quindici baretti abusivi, che i titolari non hanno voluto smontare alla scadenza concordata con il Comune, il 31 ottobre dell’anno scorso poi prorogata al 31 dicembre. Il tribunale ha confermato «per la sua perfetta aderenza alle risultanze probatorie» l’efficacia della misura firmata dal gip Cristina Ornano su richiesta del pm Gaetano Porcu. Le motivazioni sono chiare e semplici: i baretti rappresentano volumetrie non autorizzate in un’area vincolata e di notevole interesse pubblico dove non è ammesso costruire un solo metro cubo, la data di scadenza stabilita per lo smontaggio non è stata rispettata e quindi sussiste pienamente il pericolo che l’attività illegale possa essere ripresa. Scrivono i giudici che «il rischio è reso particolarmente concreto non solo dal fatto dell’insistenza attuale dei manufatti sul litorale, compromettendo la bonificazione dell’ambiente, ma anche dal fatto che la maggior parte dei chioschi hanno proseguito senza soluzione di continuità la somministrazione di alimenti e bevande, con il conseguente perpetuarsi delle conseguenze di un elevato carico antropico in un’area particolarmente sensibile, anche nei mesi invernali». Ora i proprietari dei chioschi potranno rivolgersi alla Corte di Cassazione, ma le speranze che i sigilli possano essere tolti in tempi ravvicinati sono davvero minime. Al contrario il titolare del chiosco-bar Le Palmette potrà rimettere in piedi la struttura perché è stato il solo a rispettare a puntino le disposizioni comunali, che poi sono quelle della legge. Ora si attende la demolizione degli ultimi due chioschi illegali rimasti in piedi: l’Emerson e l’Iguana, rimasti finora indenni per ragioni formali. Le ordinanze sono partite, è solo una questione di tempo.

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    da CagliariPad, 23 aprile 2013
    Poetto, baretti sigillati. Il Comune: “Demolire e ricostruire”.
    Dopo il no del Riesame al dissequestro dei chioschetti l’assessore all’Urbanistica Paolo Frau suggerisce una nuova strategia. Ma i gestori prendono tempo: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2391

  20. Luisa
    aprile 25, 2013 alle 10:58 pm

    “ognuno ha da dire la sua…., ma nessuno è capace di scrivere qualcosa di utile….
    oramai si pensa alla tutela dell’ambiente a discapito della tutela dell’uomo.
    Risultato, sparirà l’uomo…..”

    Condivido il tuo pensiero, ma ci basterebbe anche solo che considerassero l’uomo Sardo come un animale RARO. Forse cosi’ avremmo un pò più di diritti.
    E sono sicura che…se fossimo ben puliti, con tanto di museruola forse, ci farebbero salire anche sui mezzi pubblici.
    E ci farebbero entrare anche nei bar e ristoranti come i nostri compagni e amati cani.

    • aprile 26, 2013 alle 12:04 am

      basterebbe, invece, che si rispettasse la legge, soprattutto quando si guadagna su un bene demaniale, di tutti.
      Tutto qui.

      Stefano Deliperi

  21. Luisa
    aprile 26, 2013 alle 12:34 am

    A me sembra che ci sia un facile accanimento dovuto proprio a un vuoto normativo che non è di certo colmato col buon senso, ma con a caccia all’ uomo che utilizza con regolari concessioni demaniali un bene pubblico. Non voglio credere che non capisca che il montaggio e il rimontaggio ciclico dele strutture, oltre che essere una elusione della norma sulle opere precarie e temporanee, provoca un danno ambientale, ben più grave rispetto ai benefici ricercati.

  22. Occhio nudo
    aprile 26, 2013 alle 9:02 am

    L’autocommiserazione di alcuni uomini, o donne che siano, sardi, è rassicurante, non cambia nei secoli ed è un misto di furbizia e pigrizia. Nel caso dei baretti, per esempio, bisogna capire quali devono essere gli uomini tutelati: quelli che per anni e anni hanno guadagnato utilizzando un bene pubblico o quelli che su quello stesso bene vorrebbero ugualmente lavorare, come ha spiegato il sindaco Zedda in un recente incontro? Eh, già, perchè è molto più comodo utilizzare un bene per grazia ricevuta, a scapito di altri che, invece, quella grazia non l’hanno avuta. Alcuni uomini e donne sardi sono animali rari che, per anni, grazie alla furbizia, sono stati tutelati a scapito di altri, anche senza museruole.

  23. Luisa
    aprile 26, 2013 alle 3:20 pm

    Occhio nudo, ci sono molte famiglie che l’ attività al Poetto l’ anno acquistata con i risparmi di una vita, l’ anno mantenuta cl sudore dei sacrifici e ora finchè la legge lo permetterà (c’ è una proroga concessa dal governo sulle concessioni), la si difenderà con i denti…il comune vogliono che si smontino le strutture? Ok si arriverà anche a questo se non capiscono che ciò creerà più danni che benefici. Ma per avere le concessioni che gli attuali concessionari hanno ottenuto regolarmente, si dovrà aspettare che il governo metta mano alla materia e detti le regole per un eventuale procedura concorsuale. Fino ad allora mettetevi l’ anima in pace e mordetevi le mani per non aver avuto voi l’ idea di investire sul Poetto quando questo era covo di tossici e delinquenti e naturalmente non attraeva come ora.

  24. Occhio nudo
    aprile 26, 2013 alle 4:59 pm

    Cara Luisa, dovresti sapere, e se non lo sai te lo dico io, che il Poetto non è come il diamante della pubblicità, cioè “per sempre” per voi, le famiglie non ne hanno acquistato un pezzo, hanno avuto solo una concessione temporanea per l’esercizio di un’attività, ma di fatto hanno creato dei locali aperti tutto l’anno, senza averne il diritto. Non ho dubbi che chi ha goduto di simili privilegi li difenderà con i denti, anche perchè i guadagni devono essere stati straordinari, con pochi scontrini, poche spese, nessun controllo, alla faccia di centinaia di ristoratori che devono subire mille controlli periodicamente. Per ora il Poetto rimane un bene pubblico, magari un giorno sarà privatizzato, chissà, ma fino ad allora, mettettevi l’anima in pace e adeguatevi.

  25. robespierre
    aprile 26, 2013 alle 9:34 pm

    La mia vuole essere una domanda precisa e per niente retorica: come è stato possibile costruire le centinaia, per non dire migliaia, di strutture simili ai “baretti” esistenti nella costa adriatica e come esse vengono gestite? L’intervento di Stefano Deliperi, se da un lato spiega come si è giunti alla situazione attuale del nostro Poetto, dall’altro è emblematico per come le sovrapposizioni di vari enti, dell’immenso groviglio di leggi, norme e decreti non sia di certo utile per fare in modo che questa intricata vicenda si risolva una volta per tutte. Che si debba agire nella legalità è fuor di dubbio, l’uso dei terreni demaniali dev’essere concesso per un certo periodo tramite gare limpide e cristalline, l’imprenditore che si aggiudicherà la gara dovrà avere certezze e doveri allo stesso tempo, penso alla pulizia del tratto di spiaggia prospicente l’attività. Per quanto riguarda il Poetto in modo più ampio, c’è da osservare che vi sono altri nodi da sciogliere: controllo e gestione dei tratti di spiaggia libera, futuro degli stabilimenti balneari ad uso di enti militari, parcheggi eviabilità, servizi igienici e soluzione del problema ippodromo ed ex ospedale marino. Un’ ultima cosa, ma non meno importante è che tutto ciò deve essere fatto in tempi ragionevoli, non si possono attendere i tempi biblici della politica e della giustizia.

    • aprile 26, 2013 alle 11:22 pm

      è stato possibile in base alla normativa vigente sui singoli tratti di litorale: i vari strumenti urbanistici comunali hanno specifici piani attuativi (es. piani particolareggiati), approvati sotto il profilo paesaggistico, che prevedono simili strutture.
      E’ vero, il quadro normativo è complesso, ma c’è pure una logica in quest’apparente “follìa”: l’obiettivo è quello di pianificare la gestione di beni ambientali da salvaguardare.
      Quello che finora al Poetto è mancato e ha fatto la felicità di pochi in danno della collettività.

      Stefano Deliperi

  26. Luisa
    aprile 27, 2013 alle 1:00 am

    Occhio nudo…mettiti tu l’ anima in pace, c’ è una proroga di legge fino al 2020. Per quanto riguarda le tasse ti assicuro che in un anno ne paghiamo più di quante ne paghi tu in una vita. L’ evasione del Poetto è solo un luogo comune creato da gente invidiosa come te. I controlli li subiamo periodicamente e in modo quasi vessatorio, te lo posso garantire, poi con gli studi di settore c’ è poco da fare, se non sei congruo l’ accertamento è automatico. Dai stai calmino che è meglio…

    • Occhio nudo
      aprile 27, 2013 alle 4:10 pm

      Cara Luisa, sì, l’invidia mi attanaglia e la mia anima non si dà pace, lo ammetto, perchè vivo in un posto dove a cittadini uguali a me è permesso di usare a piacimento un bene che, invece, è di tutti noi, e lo fanno con così tanta arroganza e strafottenza (come tu dimostri) che, alla fine, non riesco nemmeno a provare pena.

  27. Luisa
    aprile 27, 2013 alle 1:10 am

    Sig. Deliperi, perché continua a dire che l’ assenza di regole ha fatto la felicitá di pochi a danno della collettività? Le regole i concessionari le hanno sempre chieste, lo dimostrano i tanti progetti presentati negli anni, compreso il progetto di PUL che subito dopo l’ eliminazione dei casotti l’ amministrazione ci aveva richiesto e che è stato ad un passo dall’ essere approvato. Per quanto riguarda le concessioni saprà bene che la proroga l’ ha concessa il governo, prima col milleproroghe, poi col decreto crescita. Fino ad allora i concessionari attuali hanno un diritto che, piaccia o no, va rispettato. Dopo la proroga tutti sanno che le concessioni andranno a gara, nulla da eccepire…ma fino ad allora bisogna avere l’ onestá di riconoscere questo diritto che il governo italiano ha accordato agli attuali concessionari di tutta Italia.

    • aprile 27, 2013 alle 12:07 pm

      sig.ra Luisa, riguardo il rispetto delle regole, le chiedo allora come mai le strutture autorizzate come temporanee non sono state smontate alla scadenza dell’autorizzazione (31 ottobre 2012).
      Le concessioni demaniali, poi, sono una cosa, le autorizzazioni paesaggistiche e urbanistiche sono cosa ben diversa.
      Se poi non lo volete capire o non v’interessa, è un altro paio di maniche, ma tutto a vostro danno.
      Il quadro delle concessioni demaniali è comunque soggetto alla direttiva n. 2006/123/CE (c.d. direttiva Bolkestein) e ne prevede la scadenza di quelle attualmente vigenti entro il 31 dicembre 2015.
      Qui potete trovare un articolo a mio parere piuttosto interessante: http://www.diritto.net/avvocato-chiara-consani-blog-giuridico/17111-la-direttiva-bolkestein-e-le-concessioni-demaniali.html .

      Stefano Deliperi

  28. aprile 27, 2013 alle 3:04 pm

    da La Nuova Sardegna, 27 aprile 2013
    POETTO » LA PROTESTA. Baretti, marcia silenziosa sognando l’antica spiaggia. Un gruppo di amanti dell’arenile manifesterà oggi dalla prima fermata al Marino «Non siamo contro il Comune o la burocrazia ma lo facciamo solo per noi.»
    LA RICHIESTA. «Pronto a smontare e rifare il chiosco». (Stefano Ambu)

    Cagliari. Disposto a buttare subito giù il proprio chioschetto, “Sella del diavolo”, e a ricostruirlo. Sempre con il permesso della Procura. «Siamo pronti- ha annunciato Alessandro Cogoni, titolare del baretto del Poetto- e lo facciamo soprattutto per mettere al riparo la concessione demaniale». Ma potrebbero esserci anche i tempi per salvare la stagione. Il Comune si attende l’ultimo responso dopo la “salvabaretti” approvata in Consiglio regionale.

    CAGLIARI. «Manifestiamo il nostro malcontento, andiamo a berci una birretta ai chioschi». Con tre punti esclamativi. Ci mancava anche la “marcia” in difesa dei baretti. In ogni caso l’evento, lanciato su Facebook, si chiama proprio così. I numeri: oltre 27mila inviti, 1.500 adesioni. Ma chi ha organizzato la manifestazione si aspetta, più realisticamente, circa cinquecento partecipanti. E sarebbe un bel successo. Anche perchè Davide D’Elia, 35 anni, musicista che si divide tra Cagliari e Salvador di Bahia, in Brasile, ha fatto tutto da solo. Anche nella conferenza stampa di ieri a Marina piccola era un “one man band”. Tutto per il Poetto: una camminata collettiva dal primo all’ultimo chiosco. Appuntamento alle 15 all’inizio della spiaggia dei centomila. Poi, come si legge su Fb, «andiamo davanti ai chioschetti a manifestare il nostro interesse collettivo: andiamo non per i gestori, non per la burocrazia, non per il sindaco o altro andiamo per noi solo per noi». Avanti sino alle 18. Nessun partito, nessuna associazione di ambientalisti o commercianti, ma un semplice cittadino. «Non è una manifestazione – ha spiegato nel corso della presentazione dell’iniziativa – pro o contro nessuno. Più che altro è a favore della mamma e del bambino che vanno al mare e hanno bisogno di servizi. O dell’anziano che magari vuole prendersi un caffè in spiaggia. Ecco, quello che mi domando è questo: Cagliari è una città che vive sul mare e storicamente ha trovato al Poetto un punto di aggregazione. Perché i servizi devono essere a disposizione in centro e al mare no? Noi chiediamo che i cagliaritani possano fruire dei servizi sia al centro sia nel lungomare». Lo ripete più volte: lui non è “mandato” dai gestori. E nemmeno dalla politica. Ma chiede che la città si riprende quel suo spazio in riva al mare. «Io voglio essere – si legge su Facebook – turista nella mia città». Una camminata in riva al mare con inevitabili tappe ai baretti, quasi tutti con i sigilli dopo il blitz della Capitaneria di porto, su disposizione della Procura, dello scorso 8 aprile. La situazione è sempre quella: gli unici chioschetti rimasti finora aperti sentono il fiato sul collo. Per l’Emerson l’ultima tegola era stato il no del Tar al ricorso presentato contro il provvedimento del Comune che parla di manufatto incompatibile con il Piano paesistico. Mentre per l’Iguana è dei giorni scorsi la notifica, da parte dei vigili urbani, del provvedimento di avvio della decadenza della concessione rilasciata qualche anno fa. Potrebbe invece presto rinascere il chiosco Le Palmette: l’ok è stato annunciato nei giorni scorsi dal Comune dopo la conferenza di servizi con il Suap. Oggi la marcia sul Poetto partita da Fb. Senza urlare e senza slogan. «Si può anche stare zitti e passeggiare – avverte d’Elia – ma l’importante è vedere e riflettere».

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    da L’Unione Sarda on line, 27 aprile 2013
    Baretti del Poetto, stagione alle porte. La rabbia dei gestori: pronti a smontare: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/312850

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    da CagliariPad, 26 aprile 2013
    Marcia sul Poetto, per salvare i chioschi. E tra i gestori i primi rassegnati: “Demoliamo”.
    L’evento, promosso su Facebook da un semplice cittadino, ha raccolto già circa 1.500 adesioni. Il titolare della “Sella del diavolo”: “Butto giù e ricostruisco”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2458

  29. aprile 27, 2013 alle 5:28 pm

    mah…

    da CagliariPad, 27 aprile 2013
    La marcia al Poetto tra i baretti chiusi. I gestori: “Smontiamo e rimontiamo”.
    Passeggiata tra i chioschetti sigillati su ordine della Procura. I titolari pronti a buttare giù e ricostruire: “Stiamo prendendo in considerazione l’ipotesi. Vorremmo anche procedere tutti insieme, ma alla fine la scelta sarà dei singoli: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2487

  30. Luisa
    aprile 27, 2013 alle 6:28 pm

    Lei ha ragione riguardo la proroga, la mia voleva essere un chiarimento in tal senso, perché ogni volta, dall’ aspetto ambientale, si passa facilmente a manifestare l’ insoddisfazione generale sul fatto che le concessioni non vadano a gara, mentre come ben dice per questo bisogna attendere al 2016. Vista poi la sua preparazione, mi dica qule è lo strumento che il comune adotterebbe per autorizzare le strutture dopo lo smontaggio. Mi dica ancora, se per lei, delle semplici e piccole strutture in legno possono veramente essere un problema ambientale e paesaggistico in una spiaggia dove le strutture in cemento degli stabilimenti la fanno da padrone. Tornando al fatto che non siano state smontate, le ripeto ciò che ho già detto e cioè che la temporaneità il comune l’ aveva fissata al 31 ottobre che era la data ultima per l’ entrata in vigore del PUL…come lei saprà questa data è stata posticipata al 31 dicembre di quest’ anno e il comune avrebbe potuto a sua volta legare la nuova scadenza a tale data(il decreto Rassu doveva servire a questo). Quindi che le strutture non siano definitive è Pacifico e andranno smontate, il buon senso e un’ interpretazione della norma meno restrittiva, suggerivano che ciò potesse avvenire a fine anno col PUL. Ciò non sarà? Pazienza! Smonteremo e rimonteremo le strutture eludendo la norma della temporaneità e creando più danni ambientali rispetto ai benefici da lei evocati. La verità è che l’ argomento è veramente intricato e si è scelto il modo peggiore per risolverlo.

    • aprile 27, 2013 alle 8:21 pm

      per quanto concerne le strutture in cemento sulla spiaggia (e anche la strada litoranea) sfonda porte aperte: come Associazione (e personalmente) siamo per l’eliminazione completa di tutti i manufatti permanenti sulla spiaggia.
      E una scelta fondamentale, se vogliamo preservarla.
      Il Comune, comunque, non può spostare a piacimento i termini della temporaneità, perchè cadrebbe nella violazione palese del vincolo paesaggistico, del P.P.R. e del medesimo P.U.C. vigente.
      L’unica soluzione legittima è la rimozione.
      In un secondo momento, dietro nuova autorizzazione temporanea, i chioschi possono essere rimontati.
      La “soluzione definitiva” più opportuna sul piano giuridico e ambientale – a mio parere – vede una parte “fissa” dei chioschi da autorizzare sull’attuale sede stradale (lato spiaggia, la restante parte sarebbe da pedonalizzare e riservare al solo accesso veicolare dei residenti) e una parte “stagionale” (pergolato, pedana, ecc.) sulla spiaggia.

      Stefano Deliperi

  31. Luisa
    aprile 28, 2013 alle 12:02 am

    GIURISPRUDENZA
    LA SENTENZA AMMINISTRATIVA
    Manufatti precari, la Corte colma una lacuna per chioschi,tettoie, gazebo, e pensiline che spesso caratterizzano le aree commerciali o ricettive, rientrano tra le strutture soggette al permesso di costruire e devono osservare gli indici edilizi e urbanistici fissati dal Prg anche se l’utilizzo è legato alla stagione turistica
    L a sentenza 986/2011 della sesta sezio- ne del Consiglio di Stato, proseguen- do un percorso da tempo intrapreso,
    contribuisce in maniera efficace a fare definitiva chiarezza su uno dei nervi sco- perti del Testo unico per l’edilizia (il Dpr 380/2001) e su una fattispecie giuridica mai codificata dallo stesso.
    Ci riferiamo a quella dei manufatti preca- ri, temporanei, stagionali, che, per la inde- terminatezza e genericità della definizio- ne giuridica hanno causato non pochi pro- blemi ermeneutici agli operatori interessa- ti. E, in primis, agli uffici tecnici comuna- li, chiamati a delicate ricostruzioni inter- pretative per assentire o meno gli inter- venti edilizi richiesti.
    Già, perché il concetto di “manufatto pre- cario” o “amovibile”, così come quello di sagoma e di volume tecnico, non ha mai trovato precisi contorni giuridici nel Tu edilizia, una lacuna che non è mai stata colmata neanche nei successivi interventi normativi di modifica.
    INDICAZIONI PRATICHE
    La sentenza in esame dei giudici di secon- de cure corregge e integra l’orientamento giurisprudenziale e dottrinario consolida- tosi sinora, supplendo – ancora una volta – all’inerzia del legislatore e fornendo all’interprete e agli addetti ai lavori preci- se indicazioni utili a correttamente quali- ficare casi oggettivamente problematici. Ancora una volta, si rafforza l’interpreta- zione restrittiva di tali fattispecie, non suscettibile di interpretazioni analogiche ed estensive, che mette fuori gioco ipote- si, spesso camuffate, di strutture tempora- nee.
    Ci riferiamo alle tettoie, gazebo, pensili- ne, eccetera, che spesso caratterizzano i complessi commerciali, industriali o ricet- tivi, e che erroneamente sfuggono alla casistica del permesso di costruire. E, di conseguenza, all’osservanza degli indici edilizi e urbanistici fissati dallo strumen- to urbanistico generale, a cominciare dal- la cubatura e dalla superficie coperta am-
    missibili. È pertanto necessario seguire la linea interpretativa tracciata dalla senten- za 986/2011, per evitare di incorrere in clamorosi – ed errati – provvedimenti am- ministrativi, che non possono non essere travolti da pronunce giurisdizionali, su- scettibili di prevedere la condanna alla demolizione di opere, a tutti gli effetti abusive, con inevitabili azioni risarcitorie intentate nei confronti di Comuni “superficiali”.
    IL CASO
    La sentenza trae origine da un contenzio- so che ha visto protagonisti un Comune ligure, un’impresa attiva nel settore turi- stico-balneare, e un confinante dell’im- pianto ricettivo di quest’ultima, che ave- va richiesto e ottenuto dall’ufficio tecni- co comunale i titoli edilizi abilitativi per la realizzazione di un voluminoso manu- fatto. In particolare, questo era costituito da una struttura a falde aperta sui lati (pertanto non producente cubatura), con struttura in tubolari in ferro, che, durante la stagione balneare, veniva ricoperta con pannelli modulari amovibili divenendo una vera e propria tettoia a servizio dello stabilimento turistico.
    Il Comune provvede quindi a rilasciare un titolo autorizzativo dei richiesti inter- venti di manutenzione, consentendo di fatto il suo mantenimento in permanenza, che finiva per danneggiare il confinante la cui vista mare risultava ostruita. Quest’ultimo, nel successivo contenzioso giurisdizionale, fondava le proprie do- glianze sull’errata qualificazione dell’in- tervento edilizio, da parte del Comune, come “manutenzione ordinaria” e non già come “nuova costruzione” di cui all’arti- colo 3 del Dpr 380/2001, assoggettata alla rigorosa verifica dei parametri co- struttivi di Prg.
    All’esito della disputa, sia il Tar ligure che il Consiglio di Stato censuravano la condotta seguita dal Comune per una di- storta interpretazione del caso, generatasi dalla confusione interpretativa circa la nozione di opere temporanee e precarie da non confondersi in alcun modo con quelle stagionali.
    Il punto dolens della vexata quaestio sta nell’articolo 3, comma 1, lettera E.5 che inserisce nell’elenco degli interventi di nuova costruzione, assoggettati pertanto al rilascio di permesso di costruire nel rispetto delle prescrizioni del Prg e del Regolamento edilizio comunale vigenti, «…l’installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qual- siasi genere, quali roulottes, campers, ca- se mobili, imbarcazioni, che siano utiliz- zati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili e che non siano diretti a soddisfare esi- genze meramente temporanee…».
    TEMPORANEITÀ EFFETTIVA
    Nel caso di specie, certamente la ripropo- sizione annuale e periodica (trattandosi di stabilimento balneare) della copertura di una struttura di notevoli dimensioni, specie se considerate in raffronto con l’estensione della spiaggia e le peculiari- tà del sito, esula dal concetto di tempora- neità, che deve essere restrittivamente in- tesa nel senso di transitorietà del manufat- to e della sua precarietà e occasionalità. In sostanza, si può definire temporanea e precaria quella struttura che, per la sua oggettiva funzione, reca in sé visibili i caratteri della durata limitata in un ragio- nevole lasso temporale, a nulla rilevando la destinazione intenzionale del proprieta- rio o la sua amovibilità.
    Una struttura amovibile, per esempio non costruita in cemento armato ma ancorata al suolo tramite bulloni, non è necessaria- mente anche precaria: ciò che la rende tale non è il materiale di cui è fatta né se è smontabile agevolmente senza essere demolita, bensì la intrinseca funzione cui assolve, che deve essere oggettivamente parametrata a un’esigenza limitata nel tempo.
    Si pensi, a titolo esemplificativo, alle tet- toie in acciaio che siano pertinenza di un impianto produttivo e costruite per il rico- vero di mezzi e prodotto finito: queste non sono certamente manufatti precari, in quanto, anche se amovibili, sono per- manenti, stabili nel tempo e destinate a soddisfare un’esigenza aziendale propria e connessa al ciclo produttivo.
    Pertanto, sono configurabili, dal punto di
    vista edilizio, come “nuove costruzioni”, sviluppano superficie coperta (anche se non volumetria) e sono assentibili con permesso di costruire nel rispetto degli indici del Prg.
    A nulla rileva, perciò, il fatto che tali strutture, come appunto le tettoie, i gaze- bo e altro ancora vengano installati sta- gionalmente e rimossi periodicamente. La stagionalità, infatti, è cosa diversa dal- la temporaneità e dalla precarietà. Secondo la giurisprudenza dominante (si veda Consiglio di Stato, sezione 4, sen- tenza n. 6615 del 22 dicembre 2007) «…Perché una struttura sia qualificata come precaria è necessaria che la stessa sia destinata ad un uso specifico e tempo- ralmente limitato del bene, mentre la sta- gionalità non esclude e, anzi, postula il soddisfacimento di interessi non occasio- nali e stabili nel tempo…».
    In altre parole, la precarietà deve essere attentamente valutata in ragione non già della destinazione che il costruttore con- ferisce all’intervento (perché altrimenti, per ovvi motivi, ciò accadrebbe spesso e a torto) ma in ragione della intrinseca destinazione materiale dello stesso, che deve ricollegarsi ipso facto a un uso tem- poraneo, per fini limitati nel tempo e contingenti, con conseguente e celere eli- minazione allo scadere del tempo prefis- sato, non essendo in alcun modo suffi- ciente che si tratti di manufatti smontabi- li e non ancorati al suolo con plinti in cemento armato.
    Quello che conta, insomma, sono le carat- teristiche strutturali e l’oggettiva utilizza- zione del manufatto asserito e qualificato in progetto come precario: è perciò neces- saria un’attenta verifica del progetto che prescinda dalla dichiarata finalità sogget- tiva del costruttore e che, invece, sia mol- to più penetrante.
    Da escludere che la precarietà dell’opera sia connessa al fatto di essere nota “a monte” e congruamente delimitata la du- rata temporale della persistenza del manu- fatto, o al fatto che il proprietario tragga dall’opera un’utilità prolungata nel tem- po (si veda, tra gli altri, Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza n. 3029/2009; Cassazione penale, sezione III, sentenza n. 40439/2006; Consiglio di Stato, sezio- ne V, sentenza n. 3490/2006).
    Di conseguenza, si parlerà di manufatto stagionale e non già precario o tempora- neo nel caso di una struttura ciclicamente e periodicamente installata e poi rimossa al termine della “stagione”, perché si trat- ta di un’opera che sistematicamente, in una certa stagione dell’anno, e ogni an- no, viene apposta e regolarmente smonta- ta.
    Pertanto, non sono manufatti destinati a soddisfare esigenze meramente tempora- nee quelli destinati a una fruizione reitera- ta, tale che l’alterazione del suolo non possa ritenersi temporanea, precaria o irri- levante.
    Sul punto, è ancor più chiara la sentenza n. 7789/2009 della V sezione del Consi-
    glio di Stato secondo cui «…Derogano a tale ragionamento soltanto ed esclusiva- mente quelle costruzioni aventi intrinse- che caratteristiche di precarietà struttura- le e funzionale, destinate cioè già dall’ori- gine a soddisfare esigenze contingenti e circoscritte nel tempo, facendovi rientra- re invece quei manufatti prefabbricati co- me i chioschi per lo svolgimento di attivi- tà commerciale che, pur se non infissi al suolo, ma solo aderenti in modo stabile, sono destinati a un’utilizzazione perdu- rante nel tempo…».
    Ad esempio, si possono ritenere precari e temporanei i manufatti di cantiere (gru, roulotte per ufficio di cantiere, eccetera) che sono esentati dall’assoggettamento al permesso di costruire.
    Nella nozione di manufatti temporanei, invece, proseguendo la ricca casistica po- sta all’attenzione quotidiana degli uffici tecnici comunali, rientrano a pieno titolo i “galleggianti”, come i ristoranti: il fatto che siano stabilmente ancorati alle spon- de del fiume o del porto o, ancora, che siano aperti al pubblico per un periodo limitato dell’anno non induce a conclude- re per la loro precarietà, in quanto sono destinati a soddisfare esigenze di natura commerciale o, in genere, imprenditoria- le.
    CORRETTA QUALIFICA
    La giurisprudenza fornisce all’operatore un criterio guida oggettivo e certo per districarsi nella variegata gamma di fattis- pecie astrattamente qualificabili come “manufatti precari” e perciò non richie- denti il permesso di costruire. Non ha rilievo, al riguardo, la distinzione tra ope- re murarie e di altro genere, né il mezzo tecnico con cui sia assicurata la stabilità del manufatto al suolo, né la presenza di fondazioni, in quanto la stabilità non va confusa con la irrevocabilità della struttu- ra o con la perpetuità della funzione a essa assegnata dal costruttore, ma si estrinseca nell’oggettiva destinazione del- l’opera a soddisfare un bisogno non tem- poraneo.
    È di tutta evidenza che, una volta corretta- mente qualificato dal punto di vista giuri- dico, il fabbricato in parola dovrà essere realizzato previo rilascio di permesso di costruire, e in osservanza degli indici ur- banistico-edilizi e delle prescrizioni fissa- ti dagli strumenti urbanistici comunali

  32. Luisa
    aprile 28, 2013 alle 12:11 am

    Sig. Deliperi, la prego di leggere l’ articolo inviato precedentemente e dirmi a suo parere come può il comune dare un altra autorizzazione temporanea. Eluderebbe la norma…e ancora una domanda che mi è sfuggita a che è molto importante. Cagliari come Quartu ha un regolamento per l’ installazione dei manufatti sulla spiaggia per 12 mesi. Ora, il paradosso è che a a Quartu questo regolamento è riconosciuto e applicato, tanto è vero che li i chioschi ci sono, hanno autorizzazioni temporanee e rimangono tutto l’ anno. Come mi spiega questo?

  33. aprile 28, 2013 alle 12:13 am

    bene, si legga con attenzione l’ultimo periodo: “È di tutta evidenza che, una volta correttamente qualificato dal punto di vista giuridico, il fabbricato in parola dovrà essere realizzato previo rilascio di permesso di costruire, e in osservanza degli indici urbanistico-edilizi e delle prescrizioni fissati dagli strumenti urbanistici comunali” e, si deve aggiungere, secondo la disciplina paesaggistica vigente.
    Conferma, ancora una volta, che i chioschi del Poetto devono essere autorizzati anche sotto il profilo paesaggistico e urbanistico, oltre che esser muniti di concessione demaniale.
    Sul litorale di Quartu S. Elena è vigente il “Regolamento per l’installazione di manufatti amovibili nel litorale di Quartu S. Elena” (delibera C. C. n. 144 del 5 agosto 1998), approvato quale “piano particolareggiato” (strumento attuativo del P.U.C.) e sotto il profilo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) dall’Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio con nota n. 1162 del 18 settembre 1998.
    A Cagliari la situazione è diversa.
    Il P.U.C., approvato nel 2001, individua l’area come zona “H”, inedificabile.

    Stefano Deliperi

  34. Luisa
    aprile 28, 2013 alle 9:47 am

    Sig. Deliperi, mi scusi…l’ articolo dice anche che il reiterarsi stagionalmente dell’ autorizzazione, fa venir meno il requisito della precarietà, trattandosi non più di opera temporanea, ma di opera stagionale che ripetuta stagionalmente comporta un’ alterazione del suolo tutt’ altro che irrilevante. Quindi il comune rilasciando la nuova autorizzazione eluderebbe questa norma. Riguardo a Quartu mi dispiace contraddirla ma i due regolamenti hanno fatto praticamente lo stesso iter…proprio ieri guardavo l’ approvazione dell’ ufficio tutela regionale che così recita nelle conclusioni…”il regolamento è approvato sotto il profilo di tutela ambientale, in conformità con quello di Quartu”. I due regolamenti hanno praticamente seguito lo stesso iter anche in regione, mentre in comune quello di Quartu ha avuto un passaggio in più per una correzione. Per il resto la zona H è zona H a Cagliari come a Quartu.

    • aprile 28, 2013 alle 10:06 am

      il regolamento cagliaritano non mi risulta abbia la natura di “piano particolareggiato”, cioè di piano attuativo dello strumento urbanistico generale (il P.U.C.).
      E’ stato approvato nel 1999, mentre il P.U.C. è successivo (2001): lo strumento di pianificazione generale se non “accoglie” nella propria disciplina il piano attuativo (com’è successo, per esempio, con l’accordo di programma su Tuvixeddu-Tuvumannu, del 2000), ne elimina gli effetti.
      E mi pare che sia andata così.

      Stefano Deliperi

  35. Luisa
    aprile 28, 2013 alle 1:15 pm

    Guardi sig. Deliperi che Cagliari e Quartu hanno fatto per il regolamento lo stesso iter, se vuole le invio un documento della regione, ufficio tutela, che dice chiaramente che i due piani hanno la stessa valenza. Questo naturalmente lo dico non per andare contro Quartu, ma per vedere se anche Cagliari può salvarsi con lo stesso strumento che a poche decine di metri di distanza ha permesso alle attività di sopravvivere. Le confermo comunque che l’ iter amministrativo dei 2 regolamenti è stato un iter fotocopia. Penso ancora che, visto che il PUL non ce l’ ha nessun comune della Sardegna, praticamente tutte le strutture dell’ isola andrebbero rimosse…

    • aprile 28, 2013 alle 3:15 pm

      veramente non mi risulta, ma me lo mandi, per cortesia.
      Le saprò dare una risposta più precisa.
      Può inviare all’indirizzo grigsardegna5@gmail.com.
      A questo punto, però, devo mandarvi una parcella, vero? 😛 😛 😛

      Stefano Deliperi

      P.S. non accade solo a Cagliari, ma in vari altri posti.
      Qui, per esempio, il casi di Loiri – Porto S. Paolo (guarda caso con legali “comuni”).

      da La Nuova Sardegna, 28 aprile 2013
      Concessioni balneari, il caso finisce in procura.
      Porto San Paolo, la rivolta degli operatori dopo l’ultimo bando comunale La giunta guidata dall’ex sindaco Inzaina è accusata di turbativa d’asta. (Alessandro Pirina)

      LOIRI PORTO SAN PAOLO. Un anno fa Loiri Porto San Paolo andò al voto. Una campagna elettorale dura, feroce, sanguigna, anche per la scelta dell’amministrazione uscente di approvare il Pul e di indire il bando di gara per le concessioni balneari a soli 20 giorni dalle elezioni. Una decisione, quella della giunta di Giovanni Inzaina, che scatenò la furia degli operatori balneari, che, a stagione già iniziata, quando ormai erano più che certi che il Comune avrebbe applicato la proroga fino al 2015 prevista dal decreto – appunto denominato – “milleproroghe”, si trovarono costretti a rimettere tutto in discussione. Il via al Piano di utilizzo dei litorali fu il primo atto di quella che è stata ribattezzata la “guerra dell’ombrellone”. E che oggi, a un anno di distanza, si arricchisce di un nuovo colpo di scena. In questi mesi, infatti, lo scenario si è capovolto. La vecchia maggioranza si è quasi evaporata nelle urne, che hanno premiato Giuseppe Meloni e la sua giovane amministrazione. Nel frattempo, però, gli operatori balneari hanno portato avanti la loro battaglia prima davanti al Tar, che inizialmente ha dato ragione al Comune, poi di fronte al Consiglio di Stato, che invece ha rimesso tutto nelle mani del tribunale amministrativo e ha di fatto congelato la graduatoria. La sentenza, prevista inizialmente per il 31 ottobre 2012, è ora attesa per il 19 giugno. In questi mesi, però, uno degli operatori balneari coinvolti, Mario Melis, da 10 anni titolare di una concessione a Porto Taverna, non se n’è rimasto con le mani in mano e ha voluto fare luce su alcuni aspetti della vicenda. «Quel bando non mi è mai piaciuto – spiega –. I requisiti li aveva determinati l’amministrazione. La stessa che aveva anche stabilito che, in caso di parità di punteggio, a prevalere sarebbe stato l’ordine cronologico della presentazione delle domande. Cosa puntualmente accaduta. Il bando, infatti, è stato pubblicato sull’albo pretorio del Comune l’11 maggio alle 10.01. I requisiti per parteciparvi erano numerosi, io per studiarli tutti ci ho impiegato tre giorni insieme a un commercialista e un geometra. Invece, a qualcun altro sono bastati appena 39 minuti. Alle 10.40 dello stesso 11 maggio, infatti, è arrivata la prima offerta con tutti i requisiti richiesti». Ci sono voluti alcuni mesi perché Melis, attraverso la richiesta di accesso agli atti, venisse in possesso di tutte queste informazioni. Ma non erano ancora sufficienti per dimostrare il suo teorema. «Tra i requisiti, però, c’era anche la presentazione di una fideiussione. Ho fatto richiesta per sapere data e ora dell’emissione dell’assegno di 55 euro. Anche in questo caso ho dovuto aspettare mesi, ma non è stata un’attesa vana. L’assegno, infatti, è stato emesso sempre l’11 maggio ma alle 8.55. Esattamente un’ora e 6 minuti prima che venisse pubblicato il bando». In seguito a questa scoperta Mario Melis ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica. «A questo punto credo che non resti altro che annullare il bando per turbativa d’asta – attacca l’operatore balneare, assistito dall’avvocato Benedetto Ballero –. Io ho avuto lo stesso punteggio di chi è arrivato primo, a favore del quale ha giocato l’ordine cronologico. Tutto come previsto dal bando di gara redatto dall’amministrazione, le cui scelte sono state addirittura stigmatizzate dalla Regione in una delibera dello scorso gennaio»

      • robespierre
        aprile 28, 2013 alle 6:56 pm

        Beato il Paese che non ha bisogno di eroi, così recitava Brecht, io aggiungerei “beato il Paese che non ha bisogno di avvocati”. Gentile Deliperi, se le norme sono poco chiare e si offrono a varie interpretazioni, è allora che i furbi riescono a eluderle mentre le persone che non possono pagare parcelle, intendo quelle vere e non quella che ha richiesto alla sigrora Luisa, restano spesso ferme al palo, e talvolta devono rinunciare a progetti e al lavoro stesso. Ritengo che norme così importanti dovrebbero essere univoche, senza differenze e senza dubbi interpretativi, dovrebbero valere da Ventimiglia a Pantelleria, passando naturalmente per il Poetto, sia nella sponda cagliaritana che in quella quartese. La realtà mi pare ben diversa.

  36. aprile 28, 2013 alle 7:54 pm

    robespierre :

    Beato il Paese che non ha bisogno di eroi, così recitava Brecht, io aggiungerei “beato il Paese che non ha bisogno di avvocati”. Gentile Deliperi, se le norme sono poco chiare e si offrono a varie interpretazioni, è allora che i furbi riescono a eluderle mentre le persone che non possono pagare parcelle, intendo quelle vere e non quella che ha richiesto alla sigrora Luisa, restano spesso ferme al palo, e talvolta devono rinunciare a progetti e al lavoro stesso. Ritengo che norme così importanti dovrebbero essere univoche, senza differenze e senza dubbi interpretativi, dovrebbero valere da Ventimiglia a Pantelleria, passando naturalmente per il Poetto, sia nella sponda cagliaritana che in quella quartese. La realtà mi pare ben diversa.

    sono assolutamente d’accordo.

    Stefano Deliperi

  37. maggio 3, 2013 alle 10:46 pm

    uno dei “baretti” (https://www.facebook.com/altamarea.poetto).

    da L’Unione Sarda, 3 maggio 2013
    SANT’ELIA. Applicata la misura preventiva per i boss della mafia. Confiscato il tesoro di Masala, sigilli a beni per 1,2 milioni. Al termine di un anno di processo il Tribunale di Cagliari ha confiscato i beni di Mariotto Masala. Sotto chiave è finito anche il chiosco Alta Marea. (Massimo Ledda)

    Tanto tuonò che alla fine piovve. Al termine del procedimento in camera di consiglio avviato un anno fa, il Tribunale di Cagliari presieduto da Massimo Poddighe ha confiscato nei giorni scorsi il “tesoro” di Mariotto Masala, il cui valore è stimato in un milione e 200mila euro tra beni mobili, immobili e soldi. A quello che è stato definito – probabilmente esagerando – il “boss di Sant’Elia”, è stato applicata la misura preventiva previsto dal Codice antimafia, che consente di aggredire i patrimoni della criminalità organizzata senza dover attendere l’esito dei processi penali.
    IL TESORO. A sollecitare il provvedimento era stato il sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, titolare dell’inchiesta tuttora in corso in cui Masala è accusato di aver fittiziamente intestato i suoi beni a dei prestanome per aggirare il sequestro disposto nel 2008 nell’ambito di un’altra indagine a suo carico. Gli uomini del Gico della Finanza avevano apposto i sigilli alla sua villa di Flumini, a tre auto e una moto, a sette libretti di risparmio postali, due conti correnti e vari titoli azionari, al panificio di via Schiavazzi, a due bar, uno in via del Pozzetto e l’altro in via Cadello e, infine, al chiosco l’Alta Marea al Poetto. La confisca non è definitiva: i legali di Mariotto Masala, gli avvocati Gian Mario Sechi e Patrizio Rovelli, potranno adesso rivolgersi alla Corte d’appello di Cagliari e, nel caso di conferma della misura, arrivare sino ai giudici della Cassazione.
    MISURA ANTIMAFIA. La differenza con gli altri sequestri preventivi previsti in ambito penale è però che in questo caso il procedimento cammina indipendentemente dai processi e addirittura a prescindere dal loro esito. La misura inserita nel codice antimafia, temuta dai boss delle cosche quanto e più del 41 bis, ha infatti una vita e una procedura autonoma rispetto all’inchiesta e può sfociare nella confisca definitiva dei beni anche in assenza di una condanna definitiva. Inoltre è applicabile anche a chi, come Masala, non è accusato del reato di associazione mafiosa. Perché scatti è infatti sufficiente disporre di beni «il cui valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato (nel caso di Masala pari a zero) o all’attività economica svolta», nonché accertare la presenza di «sufficienti indizi» che facciano ritenere che «gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego». Presupposti che evidentemente, nel caso di Masala, i giudici del Tribunale di Cagliari hanno ritenuto esistenti, nonostante il tentativo della difesa di dimostrare la legittima provenienza dei beni finiti sotto confisca che in prevalenza erano intestati a dei prestanome.
    GLI ALTRI SEQUESTRI. Il patrimonio riconducibile a Masala, accumulato negli anni secondo gli inquirenti attraverso molteplici attività illecite, era finito sotto chiave già nel 2008 nell’ambito dell’inchiesta su un giro di patenti rubate in Campania, falsificate e rivendute a 2500 euro l’una nell’Isola. Provvedimento che era sfociato due anni dopo nella confisca (non definitiva in attesa della sentenza d’appello dopo la condanna a 4 anni in primo grado). E che era stato replicato ed esteso nel dicembre di due anni fa, quando Masala, padre di undici figli avuti da diverse donne, era finito in cella per aver tentato, stando all’accusa, di “salvare” il suo tesoretto intestando fittiziamente beni e quote societarie a familiari e amici.

  38. maggio 12, 2013 alle 9:20 pm

    da Casteddu online, 12 maggio 2013
    Poetto, i baretti vanno al Tar: mercoledì round decisivo, stop ai sigilli? (Maurizio Bistrusso): http://www.castedduonline.it/poetto-baretti-vanno-tar-mercoled%C3%AC-round-decisivo-stop-sigilli

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    da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2013
    POETTO » CAMBIO DI ROTTA. Baretti, i gestori ora vogliono smontarli. Chiesto al Tribunale il dissequestro dei manufatti, con l’impegno a rimuoverli e la speranza di poterli ricostruire. Maurizio Marongiu. Pronti a togliere ciò che va smantellato, ma i nostri sacrifici rischiano di essere vanificati se in tempi rapidi non si approva il Pul. (Stefano Ambu)

    CAGLIARI. Pronti a salvare una stagione che sembrava persa, anche a costo di tradire una condotta perseguita senza dubbi per mesi. A luglio e agosto tutti vogliono andare in vacanza e loro, invece, i titolari dei chioschetti, vorrebbero lavorare. Non solo speranze, ma c’è un piano definito e una decisione presa dalla maggior parte dei commercianti: smontare e rimontare, costi quel che costi. Obiettivo: riaprire a luglio. Per questo i titolari hanno chiesto al Tribunale il dissequestro dei manufatti ora circondati dai sigilli apposti dalla Guardia costiera e del corpo forestale e di vigilanza ambientale, su ordine della Procura, circa un mese fa. La richiesta di dissequestro è accompagnata dall’impegno a iniziare subito le operazioni di smontaggio. La risposta di piazza Repubblica è attesa per i prossimi giorni. Ma c’è un altro Tribunale che deve dare una risposta: per mercoledì è atteso il pronunciamento del Tar sul ricorso presentato da alcuni operatori contro il diniego del Comune alla richiesta di accertamento di conformità per i manufatti. Ma il piano A, quello che passa per la risposta della Procura, sembra quello preferito. «Pronti a rimuovere le strutture – spiega Maurizio Marongiu, titolare del Twist uno dei baretti del lungomare cagliaritano – con la speranza di poter presto riaprire. Ma allo stesso tempo non nascondiamo la nostra preoccupazione: i nostri sacrifici anche economici rischiano di essere vanificati se non dovesse essere approvato in tempo, entro il prossimo 31 dicembre il Piano di utilizzo dei litorali. A quel punto ci troveremmo di fronte al solito problema di dover smontare tutto. I nostri dubbi riguardano la procedura per il sì al Pul: non ci sembra di vedere i segnali positivi. Anzi abbiamo paura che tutto si stia arenando». Salvare la stagione, ma anche la concessione. Così la pensano molti commercianti in riva al mare. Perché gli operatori non hanno subito seguito l’invito del Comune a smontare e rimontare i manufatti? Non per principio, ma per i soldi: molti operatori, già alle prese con il pagamento dei lavori effettuati per i nuovi baretti stile vecchi casotti spuntati dalla sabbia un anno fa, avevano problemi a sostenere altre spese. Soprattutto, vedi discorso Pul, in assenza di garanzie per il futuro. A proposito di costi bisognerà anche capire se i chioschetti vanno rimossi completamente o se, come sperano molti operatori, almeno il “plateatico”, la piattaforma che sostiene le altre strutture, può essere risparmiato dall’operazione smonta-rimonta. La differenza, sotto il profilo economico, è notevole. Tutto è legato alla risposta che sarà data dal Tribunale.

  39. maggio 14, 2013 alle 4:30 pm

    da CagliariPad, 14 maggio 2013
    Poetto: via alla rimozione dei baretti, riapriranno a luglio.
    L’ok dalla Procura: i gestori potranno accedere nell’area delimitata dai sigilli, ma solo per smontare i manufatti ritenuti irregolari. Inizia il conto alla rovescia per la riapertura: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2799

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    da Sardinia Post, 14 maggio 2013
    Poetto, entro luglio baretti di nuovo aperti: http://www.sardiniapost.it/cronaca/poetto-entro-luglio-baretti-di-nuovo-aperti/

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    da L’Unione Sarda on line, 14 maggio 2013
    Baretti, scatta la rimozione. Prevista a luglio la riapertura: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/05/14/baretti_scatta_la_rimozione_prevista_a_luglio_la_riapertura-6-314836.html

  40. maggio 15, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2013
    POETTO » OK DALLA PROCURA. Baretti, i titolari sognano la riapertura. Rimossi i sigilli, si potrà accedere all’area sequestrata e smontare le strutture, ma parte della stagione è già saltata.

    CAGLIARI. La strada che porta alla riapertura dei chioschetti al Poetto è tracciata. Tempi incerti, ma se tutto dovesse andare bene luglio dovrebbe essere il mese giusto. La svolta è arrivata ieri mattina con il via libera della Procura ai titolari dei baretti: potranno accedere nell’area delimitata dai sigilli apposti a metà aprile dalla Guardia costiera. Quel giorno pioveva, ieri invece il sole splendeva. Alt ai divieti di accesso dunque, ma soltanto per iniziare la rimozione dei manufatti. Poi si potrà ricostruire e ripartire: con il pensiero, però, alla prossima scadenza, il 31 dicembre e all’iter che dovrebbe portare alla soluzione definitiva della questione chioschi con l’approvazione del Piano di utilizzo dei litorali. «Siamo soddisfatti – spiega Maurizio Marongiu, titolare del Twist – e speriamo davvero che questa sia la strada giusta: cominceremo subito a portare via tutto». La risposta all’istanza presentata dal legale, l’avvocato Matteo Pinna, incaricato da undici operatori era quella che i commercianti volevano: il parere favorevole porta in calce la firma del pm Gaetano Porcu. Attenzione, è solo la prima mossa di una partita molto delicata. Per il provvedimento di dissequestro da parte del Tribunale bisognerà aspettare il completamento della rimozione delle strutture amovibili. Per i titolari dei baretti comunque un punto di ripartenza che di fatto può essere considerato una sorta di conto alla rovescia per la riapertura: secondo un approssimativo calcolo dei tempi previsti per interventi e procedure burocratiche i chioschetti potrebbero riaprire al pubblico già dal prossimo luglio. Qualcuno, tra i più ottimisti, dice anche da fine giugno. Nei giorni scorsi, con le dita incrociate pensando al parere della Procura, gli operatori hanno contattato gli uffici comunali per fare il punto sulla procedura. E hanno ottenuto delle risposte ritenute soddisfacenti: sia per quanto riguarda le garanzie sulla ricostruzione, sia sui tempi per ottenere le carte che servono. La regolarizzazione della posizione consentirebbe di salvare non soltanto una parte importante della stagione estiva, ma anche di mettere al riparo la concessione. Oggi però c’è un altro appuntamento cruciale: il tribunale amministrativo regionale si dovrà pronunciare sul diniego del Comune alla richiesta di accertamento di conformità presentata da diversi operatori. Se il Tar dovesse confermare il no del municipio per i commercianti non cambierebbe nulla. Mentre qualche spiraglio potrebbe aprirsi in caso di accoglimento della richiesta di accertamento di conformità.

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    da L’Unione Sarda, 15 maggio 2013
    Baretti, sì allo smontaggio. (Massimo Ledda)

    POETTO. Dopo sette mesi di braccio di ferro si apre uno spiraglio. Oggi parola al Tar Via libera del pm: saranno riaperti forse già a luglio Alla fine, anche se con sette mesi di ritardo, si è finalmente intrapresa la via più lineare e semplice. Undici dei quindici baretti abusivi del Poetto messi sotto sequestro due mesi fa dalla Procura saranno smontati e – a patto di ottenere una nuova autorizzazione dal Comune – potranno essere ricostruiti. Salvando così, almeno parzialmente, la stagione estiva ormai alle porte.
    VIA LIBERA DALLA PROCURA. Ieri mattina è caduto infatti il primo ostacolo giudiziario, con il pm Gaetano Porcu che ha autorizzato i titolari dei chioschi a rimuovere i sigilli apposti a metà aprile dalla guardia costiera e dai vigili urbani. Il nulla osta vale soltanto per la rimozione dei chioschi, che inizierà già questa mattina, mentre prima di procedere alla realizzazione dei nuovi baretti si dovrà passare per un sopralluogo che accerti il ripristino dello stato dei luoghi. Solo a quel punto il Tribunale potrà infatti provvedere a dissequestrare le aree, lasciando così ai titolari la possibilità di inoltrare le richieste di nuova autorizzazione agli uffici comunali. I tempi? Secondo un approssimativo calcolo, considerando un mese per lo smontaggio e un altro per l’espletamento delle procedure burocratiche, i chioschetti potrebbero riaprire al pubblico già dal prossimo luglio. «È una stima ragionevole», spiega l’avvocato Matteo Pinna, che ha firmato l’istanza accolta dalla Procura per conto dei gestori degli undici chioschi che hanno deciso di smontare. L’iter scelto comunque è quello più sicuro, perché consentirebbe di salvare, oltre a una parte della stagione estiva, anche le concessioni. Concessioni che non sarebbero invece al riparo neanche nella per nulla scontata ipotesi che il Tar – la cui pronuncia è attesa per oggi – dia ragione agli operatori che a gennaio avevano fatto ricorso contro il diniego del Comune alla richiesta di accertamento di conformità.
    LA VICENDA. Un anno fa, demoliti i precedenti baretti abusivi e in attesa dell’approvazione del Pul, il Comune aveva rilasciato 15 concessioni provvisorie per realizzare delle strutture amovibili in legno. L’autorizzazione prevedeva però che entro il 31 ottobre i nuovi manufatti fossero smontati e che per la stagione estiva 2013 si rinnovasse l’intero iter. Le strutture invece sono rimaste in piedi mentre la Regione solo il 10 aprile è riuscita a varare la salva-chioschi. Nel frattempo però, dopo le relazioni della polizia municipale e della Capitaneria di Porto, è intervenuto il pm Porcu: scaduta l’autorizzazione i baretti avrebbero dovuto essere smontati e, a partire da quel momento, sono da ritenersi a tutti gli effetti abusivi. Una tesi fatta propria sia dal Gip Cristina Ornano che dai giudici del Riesame, che avevano spiegato come la legge salva-chioschi può valere per il futuro, ma di certo non sana gli abusi edilizi commessi sino ad oggi. A questo punto ai 18 titolari indagati per violazioni urbanistiche e paesaggistiche non restava che la strada assai impervia della Cassazione, il cui pronunciamento sarebbe però arrivato a stagione balneare abbondantemente iniziata se non ormai finita. Oppure fare ciò che si sarebbe dovuto fare sette mesi fa: cioè smontare i chioschi per rimontarli a ridosso dell’estate con in mano una nuova autorizzazione. In undici ora hanno scelto la seconda strada e per loro si è subito sbloccata la situazione. Tutto all’insegna della legalità. Ci voleva tanto?

  41. maggio 16, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2013
    C’è IL PROVVEDIMENTO. Via i sigilli dai quindici baretti ma sarà l’ultima stagione. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Ora è ufficiale, c’è il provvedimento del giudice: a partire da oggi i baretti abusivi sotto sequestro potranno essere smontati sotto l’occhio vigile della polizia urbana. Ciascuno dei titolari dovrà presentare una domanda agli uffici comunali e fissare una data per il primo intervento, la rimozione dei sigilli. Una volta demolito il chiosco, sarà ancora la polizia urbana a verificare se tutte le prescrizioni sono state rispettate per poi redigere un verbale. Le piattaforme di cemento per ora resteranno dove sono, su quelle i commercianti potranno ricostruire i baretti seguendo a puntino le indicazioni del Comune. Le nuove strutture saranno amovibili e potranno restare in piedi sino al 31 dicembre 2013. Subito dopo andranno giù, nella speranza che l’asse Comune-Regione abbia portato al capolinea l’approvazione del piano di utilizzo dei litorali. Speranza oggi legata a un filo sottilissimo: gli uffici regionali hanno già bocciato la bozza di Pul proposta dall’amministrazione Zedda. Le ragioni sono evidenti: con l’attuale piano paesaggistico regionale sulla spiaggia non si può costruire nulla. Perché le cose cambino dovrebbero verificarsi nei tempi stabiliti due cose: la modifica del Ppr, che Ugo Cappellacci ha annunciato per l’autunno. Poi il conseguente adeguamento del piano urbanistico comunale allo strumento di pianificazione nella sua versione rinnovata. Conoscendo i tempi amministrativi, con le elezioni regionali fissate per la primavera del 2014, non è difficile prevedere che la questione-baretti non sarà risolta in tempo. Quella che i titolari attuali – tutti già condannati per abusi vari e di nuovo sotto inchiesta della Procura – sarà comunque l’ultima stagione: quando il Pul entrerà in vigore le concessioni dovranno essere messe a bando pubblico, chiunque potrà partecipare.

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    da CagliariPad, 16 maggio 2013
    Poetto, fumata nera dal Tar: i chioschi devono essere smontati.
    In attesa del pronunciamento dei “saggi” sulla legge regionale salva baretti, l’unica possibilità che i gestori hanno per salvare la stagione sembra essere quella di smontare le strutture e rimontarle dopo aver ottenuto nuove autorizzazioni: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2852

  42. maggio 17, 2013 alle 2:56 pm

    da L’Unione Sarda, 17 maggio 2013
    Il Tar respinge l’ennesimo ricorso di 4 gestori mentre si allungano i tempi di approvazione del Pul. Poetto, la vita brevissima dei baretti. In pochi mesi dovranno essere demoliti,ricostruiti e ridemoliti. (Michele Ruffi): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130517092520.pdf

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    «Rivedremo il piano tenendo conto delle critiche»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130517092626.pdf

  43. maggio 17, 2013 alle 6:31 pm

    CONCESSIONI DEMANIALI ALL’ARGENTARIO: IL CONSIGLIO DI STATO DA TORTO AL COMUNE

    MONTE ARGENTARIO – La gelateria Le Rose non dovrà più essere demolita. Il Consiglio di Stato ha infatti dato ragione ai proprietari e torto al comune dell’Argentario che, nella guerra contro i casottini, aveva chiesto la rimessa in pristino per mancanza del permesso a costruire con relativa demolizione del manufatto che si trova su piazzale Candi, dall’altra parte della strada rispetto a dove arrivano i traghetti. Se in un primo momento il Tar della Toscana aveva dato ragione al comune, così non è stato per il Consiglio di Stato, che prima ha concesso la sospensiva, e poi ha riformato la sentenza del Tar.

    Secondo il Consiglio di Stato, infatti, il tempo trascorso (la struttura esiste dal 1982) e le successive autorizzazioni demaniali concesse sia dalla stessa amministrazione comunale che dalla Capitaneria di Porto, hanno indotto nei titolari “un ragionevole affidamento”, come si legge nella sentenza, ossia la convinzione, in buona fede, che di fatto tutto fosse in regola. «Pur condividendo il principio giurisprudenziale assolutamente consolidato, che assume gli abusi edilizi come illeciti permanenti, e, quindi, l’imprescrittibilità del relativo potere sanzionatorio – prosegue la sentenza -, il collegio non può non rilevare che le evidenziate particolarità avrebbero imposto all’amministrazione uno specifico onere di motivare le ragioni, diverse dal mero ripristino della legalità e prevalenti rispetto al contrapposto interesse privato, che avrebbero militato in favore della demolizione dei manufatti».

    La sentenza, definitiva, potrebbe fare da precedente anche per altre situazioni simili, in cui il Tar aveva dato ragione al sindaco nella demolizione di altre strutture simili, come nel caso delle biglietterie. Anche se c’è da operare un distinguo: in alcuni casi l’ordine a demolire non era motivato dalla mancanza di permesso a costruire ma per “un interesse pubblico” superiore a liberare l’area demaniale.

  44. maggio 21, 2013 alle 9:00 pm

    da CagliariPad, 21 maggio 2013
    Via allo smontaggio dei baretti, ma salgono i costi delle operazioni.
    Il primo è stato il chiosco “Il Miraggio”, ma durante l’intervento alcune parti del manufatto si sono distrutte: “Si tratta di spese aggiuntive e impreviste”, spiega il titolare dell’attività Piero Marci, “ma andremo comunque avanti: a questo punto non ci possiamo certo fermare”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=2948

    • maggio 22, 2013 alle 2:54 pm

      da La Nuova Sardegna, 22 maggio 2013
      I baretti perdono i pezzi e smontarli costa di più. Allarme lanciato dal titolare del Miraggio, parte un’interrogazione di Paolo Casu Soluzione alternativa: tensostrutture al posto dei fragilissimi pannelli di legno. (Stefano Ambu)

      CAGLIARI. La rimozione dei chioschetti del Poetto non è un gioco, perché i baretti non sono fatti di mattoncini Lego che si possono mettere e togliere senza danni. Lo ha scoperto Piero Marci, titolare del Miraggio: è stato il primo a iniziare le operazioni di rimozione delle strutture appoggiate al “plateatico”, la piattaforma che sostiene bagni e struttura centrale. Ed è stato il primo a scoprire che le lastre di legno, durante le operazioni di smontaggio da parte di una ditta specializzata, si spaccano. Morale della favola: l’operazione smonta e rimonta deve ripassare per forza di cose in falegnameria: «Impossibile – spiega Marci – non rompere le parti di legno durante la rimozione. Stiamo parlando di costi aggiuntivi e imprevisti». I pezzi dei bagni, quelli rimasti integri e quelli spaccati, sono stati smontati, imbragati e portati via. E l’operazione continuerà ora con il pezzo forte: la struttura adibita alla somministrazione di bevande, gelati e panini. «Andremo comunque avanti – spiega Marci – a questo punto non ci possiamo certo fermare». Il rischio è che non si tratti di un caso isolato: tutti i baretti sono stati realizzati con gli stessi materiali e seguendo le stesse indicazioni. Il consigliere comunale Psd’Az Paolo Casu preannuncia un’interrogazione: «È stata una vera sorpresa- spiega- i titolari delle attività non si aspettavano certo un risultato del genere al primo, previsto, intervento di rimozione. Chiederò ( all’assessore all’urbanistica Paolo Frau, ndc) se sono state rispettate le linee guida. Mi sembra evidente che, considerando quello che sta succedendo, la procedura smonta-rimonta ha poco senso. Gli operatori non possono permettersi continue spese non messe in preventivo». Lo stesso Casu proporrà una soluzione: «In attesa che si trovi una soluzione definitiva- spiega- sarebbe meglio ripiegare provvisoriamente su tensostrutture, magari appoggiate sulla piattaforma lignea: non costringerebbe i gestori a grandi spese. E garantirebbe ai cagliaritani una continuità del servizio al Poetto». Altri problemi per i gestori: ieri mattina è emerso durante un incontro in Municipio che, per isolare le parti di piattaforma di legno rimaste vuote dopo la rimozione delle strutture, occorrerà una recinzione meno semplice e più costosa di quella che i titolari si aspettavano. Gli operatori hanno proposto delle soluzioni alternative: tra queste anche la sistemazione di travi in legno per chiudere momentaneamente lo spazio rimasto senza copertura. Sorge un interrogativo: se lo smontaggio fosse avvenuto nei termini stabiliti, prima delle piogge invernali, la situazione sarebbe stata la stessa?

  45. maggio 22, 2013 alle 5:40 pm

    da Casteddu online, 22 maggio 2013
    Poetto, il Consiglio di Stato salva l’Emerson: “Ma il Comune ci voleva ko”. (Maurizio Bistrusso): http://www.castedduonline.it/poetto-consiglio-stato-salva-lemerson-ma-comune-voleva-ko

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    da L’Unione Sarda on line, 22 maggio 2013
    Poetto, l’estate dell’Emerson è salva. Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/05/22/poetto_l_estate_dell_emerson_salva_il_consiglio_di_stato_accoglie_il_ricorso-6-315790.html

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    Poetto, via alle demolizioni dei chioschi. Ma le nuove licenze saranno temporanee: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/05/21/poetto_via_alle_demolizioni_dei_chioschi_ma_le_nuove_licenze_saranno_temporanee-6-315662.html

    • maggio 23, 2013 alle 2:55 pm

      da la Nuova Sardegna, 23 maggio 2013
      POETTO. L’Emerson per ora resta in piedi. Sospesa dal Consiglio di Stato l’ordinanza di demolizione dell’abuso.

      CAGLIARI. La stagione commerciale dell’Emerson, l’orribile «baretto» abusivo rimasto finora indenne dalle demolizioni, potrebbe essere salva. L’ordinanza di demolizione firmata dagli uffici comunali e confermata dal Tar è stata sospesa con un’ordinanza dal Consiglio di Stato, che ha accolto l’istanza cautelare presentata dagli avvocati Marcello Vignolo, Mario Sanino e Massimo Massa per il titolare Alessandro Murgia. I giudici di palazzo Spada – presidente Stefano Baccarini, estensore Andrea Pannone – non hanno motivato l’accoglimento e hanno disposto che l’ordinanza venga trasmessa al Tar della Sardegna «per la sollecita fissazione dell’udienza di merito». A questo punto dunque sono i tempi della giustizia amministrativa a giocare ancora una volta a favore dell’Emerson: tra giudizio del Tar ed eventuale secondo grado sul merito, si andrà certamente a dopo l’estate. Quindi nel frattempo la colossale struttura, un’opera in buona parte abusiva davvero terrificante, potrà ancora una volta restare in piedi. Il titolare è stato condannato in primo grado dal tribunale per gli abusi commessi nella costruzione dell’Emerson, il chiosco-bar più fortunato del Poetto.

  46. maggio 27, 2013 alle 2:54 pm

    da Casteddu online, 27 maggio 2013
    Baretti Poetto, ricorso al Consiglio di Stato: “Non fateci smontare tutto”. (Maurizio Bistrusso): http://www.castedduonline.it/baretti-poetto-ricorso-consiglio-stato-non-fateci-smontare-tutto

  47. giugno 5, 2013 alle 2:57 pm

    da L’Unione Sarda, 5 giugno 2013
    Consiglio comunale. Baretti,“Le palmette” può ricostruire, gli altri per ora no: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130605090801.pdf

  48. maurizio
    giugno 11, 2013 alle 4:53 am

    qui si parla di di leggi fatte male e di magistratura che interviene contro i cittadini quando ad essere in difetto come al solito sono le amministrazioni pubbliche di cdx o di csx perdonateni ma non mi frega nulla.
    non dimentichiamoci che i gestori dei baretti sono cittadini che hanno investito soldi e speranze in un LAVORO pagando le relative tasse, i dipendenti etc etc. hanno diritto a conservare il lavoro o no ?
    poi la spiaggia deve avere dei servizi continuativi o ogni sei mesi bisogna smontare tutto e cambiare gestori?
    abbiamo supporti legislativi antiquati, stupidi, inefficenti e spesso anche palesemente illegali ma si continua a dire che non c’è rispetto della legalità quando tante leggi sono palesemente impossibili da rispettare se qualcosa vuole esser fatto.
    ciunque gestisca un attività sa perfettamente che un mese di fermo probabilmente fà fallire l’azienda ma qui parlate di smontare a mesi alterni come se non aveste MAI LAVORATO IN VITA VOSTRA
    Dal sindaco me lo posso aspettare effettivamente non ha mai lavorato ma da altre persone non lo riesco a capire.
    perdonate lo sfogo

    • giugno 12, 2013 alle 3:01 pm

      abbiamo un quadro normativo che deve tener conto degli interessi generali, non degli interessi di chi gestisce chioschi e – è opportuno ricordarlo – per quasi vent’anni ha lucrato su un bene pubblico senza alcuna gara e in una situazione di abusivismo paesaggistico e urbanistico.
      Vi hanno condannato in primo grado in sede penale, vi hanno poi sequestrato i baretti perchè con le autorizzazioni scadute.
      Ora vi stanno offrendo un’occasione per lavorare regolarmente eppure continuate a non voler rispettare le condizioni delle autorizzazioni.
      Perchè? Ma che volete?

      Stefano Deliperi

      • Maurizio
        giugno 13, 2013 alle 2:54 am

        Non capisco il Vi hanno condannato, o il Vi stanno offrendo. non è una cosa che mi riguarda io ho un attività commerciale per nulla collegata ai baretti o al poetto. Io sono eventualmente un fruitore di quei servizi che trovo assurdo non ci siano al poetto o che siano così controversi. Il discorso è lungo è complesso ovviamente, non è riducibile ad un commento che non vuole essere un accusa per nessuno ma il mio discorso è un discorso diverso. quello che spesso non si capisce del fare impresa è che uno che vende panini e bibite non è un urbanista e tende a fare e a disfare quello che gli dice l’amministrazione che gestisce i luoghi, i terreni, le autorizzazioni etc etc quando invece di avere un referente ossia il comune si comincia ad avere a che fare con comune, provincia, regione, demanio, guardie forestali,vari livelli della magistratura (tribunale ordinario, tar, consiglio di stato), vigili del fuoco,(e chissà quanti ne mancano all’elenco) rispettare autorizzazioni che cambiano tutti i giorni perchè, giornalmente contestate da qualcuno diventa complicato.
        Poi smontare, rimontare, pagare avvocati, consulenti, ingegneri, questa gente è in ballo e non può far altro che ballare ma io da imprenditore non so sino a che punto avranno lucrato o finirà che non potranno far fronte ai debiti e quella casa che magari si sono comprati (frutto delle ruberie come mi pare che venga sempre interpretato il lavoro d’impresa) verrà alla fine pignorata da qualche ente o banca perchè comunque sarà garanzia per l’attività ………
        sulle autorizzazioni senza bando …. qualcuno gliele avrà pur firmate ….. mi auguro che vengano persguiti anche loro.
        le autorizzazioni scadute scadono perchè le leggi non tutelano i servizi in spiaggia che DEVONO essere permanenti.
        ma come al solito chi difende il proprio lavoro (che ovvimente fa per guadagnare) diventa un mostro che lucra sulle spalle di chiunque e non uno che lavora e paga le tasse, che diventano gli stipendi di coloro che “lavorano” per le amministrazioni pubbliche che dovrebbero nell’immaginario collettivo lavorare per risolvere problemi e non per crearne.

  49. giugno 11, 2013 alle 2:49 pm

    da L’Unione Sarda, 11 giugno 2013
    Le responsabilità dei ritardi IL POETTO E LA GIUNTA IN STATO CONFUSIONALE. (Massimiliano Tavolacci, capo di Gabinetto dell’Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica e già presidente della Commissione consiliare urbanistica del Comune di Cagliari): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130611091655.pdf

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    da Sardegna Quotidiano, 11 giugno 2013
    Poetto. Il Consiglio di Stato decide sui baretti da smontare: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130611081258.pdf

  50. Michele
    giugno 12, 2013 alle 12:56 pm

    sinceramente non capisco perchè il mio commento non è stato pubblicato

    • giugno 12, 2013 alle 5:36 pm

      perchè non c’è un altro tuo commento 😉

      • Michele
        giugno 13, 2013 alle 12:54 pm

        Allora lo riscrivo:

        Sono rimasto perplesso dall’esultanza in questo articolo per l’annullamento della “palesemente illegittima” concessione dell’Emerson, premettendo che non ho interessi diretti o indiretti, tanto palesemente illegittima poi questa licenza non era come segnalate anche voi nei commenti a seguito della pronuncia del consiglio di stato.
        Io trovo sconcertante invece che l’ufficio tecnico comunale, oberato di lavoro ed in ritardo su tutte le pratiche, perda ulteriormente tempo per annullare delle concessioni che poi tanto evidentemente non regolare, stringi stringi, non risultano.
        Qui si che ho un interesse diretto, infatti sono Ingegnere libero professionista, e leggere queste cose, ovvero che il comune perda tempo ad annullare concessioni anzichè impiegare tempo per rilasciarle, mi fa salire il sangue al cervello.
        Per il resto della questione, se c’è una cosa che mi fa davvero arrabbiare, è che i gestori dei baretti che per anni si sono macchiati di gravi colpe come gli abusi per cui sono stati condannati, sono ancora li che gestiscono le loro attività.
        Perchè il comune non ha escluso tutti quelli che hanno commesso abusi su quelle aree dal bando per la gestione? (sempre che un bando ci sia stato, in merito non sono informato)
        Non sarebbe logico inderdire le persone disoneste alla partecipazione al bando e dare la gestione a chi non ha commesso reati sulle stesse aree?
        Cordiali saluti

  51. giugno 12, 2013 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 giugno 2013
    BARETTI. “Le palmette” rimette le basi. Avviato il cantiere per ripristinare il chiosco per la stagione estiva. (Stefano Ambu)

    CAGLIARI. C’è un cantiere alla prima fermata del Poetto. Ma i bagnanti non si lamentano. Anzi, molti guardano, chiedono informazioni a chi sta lavorando all’interno della recinzione e sorridono: c’è un chioschetto che sta risorgendo. È lo storico baretto Le Palmette: potrebbe essere il primo, tra quelli fermi da mesi, a riaprire i battenti. Questo perché i titolari, azzeccando evidentemente i tempi, avevano anticipato le mosse e deciso subito di rimuovere i manufatti. E un mese fa, proprio dalla conferenza di servizi Comune-Suap, era arrivato- come aveva poi annunciato l’assessore all’Urbanistica Paolo Frau in un incontro in piazza San Sepolcro- il benestare alla ricostruzione. Che nei giorni scorsi ha cominciato a prendere forma. Per la maggior parte degli altri baretti è comunque iniziato il conto alla rovescia per la riapertura. Condizione indispensabile è stata lo smontaggio dei manufatti che poi sono stati depositati in un’area all’interno dell’ippodromo. Dovrebbero stare lì per poco in attesa che si completi l’iter burocratico per il via libera al rimontaggio: gli operatori potrebbero tornare al lavoro dal prossimo luglio.

  52. giugno 13, 2013 alle 3:05 pm

    con ordinanza n. 2237/2013 del 12 giugno 2013 il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso per quattro appellanti (che hanno comunque proceduto allo smontaggio dei “baretti”) e ha “ritenuto altresì che, per quanto riguarda gli altri appellanti, non sussistano i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, spettando all’Amministrazione la valutazione delle richieste di regolarizzazione dei manufatti, in precedenza installati a titolo precario e la cui stabile permanenza non può prescindere dalla sussistenza del previsto titolo abilitativo”.
    Chiaro una volta per tutte?
    Se non c’è autorizzazione paesaggistica e titolo abilitativo urbanistico-edilizio non possono esserci strutture permanenti. Il resto sono chiacchiere e tesi che non trovano accoglimento in sede giurisdizionale.

    Stefano Deliperi

    qui il testo integrale dell’ordinanza: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2013/201303802/Provvedimenti/201302237_15.XML

  53. giugno 13, 2013 alle 3:46 pm

    Michele :

    Allora lo riscrivo:

    Sono rimasto perplesso dall’esultanza in questo articolo per l’annullamento della “palesemente illegittima” concessione dell’Emerson, premettendo che non ho interessi diretti o indiretti, tanto palesemente illegittima poi questa licenza non era come segnalate anche voi nei commenti a seguito della pronuncia del consiglio di stato.
    Io trovo sconcertante invece che l’ufficio tecnico comunale, oberato di lavoro ed in ritardo su tutte le pratiche, perda ulteriormente tempo per annullare delle concessioni che poi tanto evidentemente non regolare, stringi stringi, non risultano.
    Qui si che ho un interesse diretto, infatti sono Ingegnere libero professionista, e leggere queste cose, ovvero che il comune perda tempo ad annullare concessioni anzichè impiegare tempo per rilasciarle, mi fa salire il sangue al cervello.
    Per il resto della questione, se c’è una cosa che mi fa davvero arrabbiare, è che i gestori dei baretti che per anni si sono macchiati di gravi colpe come gli abusi per cui sono stati condannati, sono ancora li che gestiscono le loro attività.
    Perchè il comune non ha escluso tutti quelli che hanno commesso abusi su quelle aree dal bando per la gestione? (sempre che un bando ci sia stato, in merito non sono informato)
    Non sarebbe logico inderdire le persone disoneste alla partecipazione al bando e dare la gestione a chi non ha commesso reati sulle stesse aree?
    Cordiali saluti

    l’ordinanza n. 1909/2013 del 22 maggio 2013 del Consiglio di Stato, Sez. VI, non è minimamente entrata nel merito della questione, ma ha sospeso l’efficacia del provvedimento comunale che ha revocato il titolo abilitativo per il chiosco (?) “Emerson” sul mero presupposto del “danno grave e irreparabile” per il ricorrente (che avrebbe perso gli introiti dell’imminente stagione estiva).
    Qui l’ordinanza: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%206/2013/201302999/Provvedimenti/201301909_15.XML .
    Non poteva esser rilasciata una concessione edilizia sulla spiaggia, su un bene demaniale marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e bene ha fatto il Comune di Cagliari a revocarla, anche se dopo diversi anni.
    Non c’è mai stato alcun “bando” per assegnare autorizzazioni di qualsiasi genere per i “baretti” del Poetto.
    Solo di recente si è tentato di mettere un po’ d’ordine e di legalità nella materia.

    • Michele
      giugno 13, 2013 alle 7:15 pm

      Naturalmente chi come voi lavora con la legge e la giustizia ha un ottica profondamente diversa dalla mia che mi occupo di altre cose, sebbene spesso mi debba immergere nella materia per problemi legati alla professione di ing.
      Diversamente da voi non direi che bene ha fatto il Comune di Cagliari a revocarla, semmai direi che male ha fatto il Comune di Cagliari a rilasciarla a suo tempo.
      Vi ringrazio per la cortese risposta
      distinti saluti

      • giugno 13, 2013 alle 8:28 pm

        siamo perfettamente d’accordo, Michele, ha fatto molto male il Comune a rilasciare l’autorizzazione anni fa, ma ha fatto bene anche a revocarla, seppure in ritardo.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

    • Juri
      giugno 19, 2013 alle 11:41 pm

      E diciamo pure che l’Emerson è stato molto fortunato a trovare una pronuncia del CdS che molto generosamente ha totalmente saltato il merito, visto che l’illegittimità della concessione edilizia appare macroscopica…

      Michele :
      Allora lo riscrivo:
      Sono rimasto perplesso dall’esultanza in questo articolo per l’annullamento della “palesemente illegittima” concessione dell’Emerson, premettendo che non ho interessi diretti o indiretti, tanto palesemente illegittima poi questa licenza non era come segnalate anche voi nei commenti a seguito della pronuncia del consiglio di stato.
      Io trovo sconcertante invece che l’ufficio tecnico comunale, oberato di lavoro ed in ritardo su tutte le pratiche, perda ulteriormente tempo per annullare delle concessioni che poi tanto evidentemente non regolare, stringi stringi, non risultano.
      Qui si che ho un interesse diretto, infatti sono Ingegnere libero professionista, e leggere queste cose, ovvero che il comune perda tempo ad annullare concessioni anzichè impiegare tempo per rilasciarle, mi fa salire il sangue al cervello.
      Per il resto della questione, se c’è una cosa che mi fa davvero arrabbiare, è che i gestori dei baretti che per anni si sono macchiati di gravi colpe come gli abusi per cui sono stati condannati, sono ancora li che gestiscono le loro attività.
      Perchè il comune non ha escluso tutti quelli che hanno commesso abusi su quelle aree dal bando per la gestione? (sempre che un bando ci sia stato, in merito non sono informato)
      Non sarebbe logico inderdire le persone disoneste alla partecipazione al bando e dare la gestione a chi non ha commesso reati sulle stesse aree?
      Cordiali saluti

  54. giugno 13, 2013 alle 3:52 pm

    Maurizio :

    Non capisco il Vi hanno condannato, o il Vi stanno offrendo. non è una cosa che mi riguarda io ho un attività commerciale per nulla collegata ai baretti o al poetto. Io sono eventualmente un fruitore di quei servizi che trovo assurdo non ci siano al poetto o che siano così controversi. Il discorso è lungo è complesso ovviamente, non è riducibile ad un commento che non vuole essere un accusa per nessuno ma il mio discorso è un discorso diverso. quello che spesso non si capisce del fare impresa è che uno che vende panini e bibite non è un urbanista e tende a fare e a disfare quello che gli dice l’amministrazione che gestisce i luoghi, i terreni, le autorizzazioni etc etc quando invece di avere un referente ossia il comune si comincia ad avere a che fare con comune, provincia, regione, demanio, guardie forestali,vari livelli della magistratura (tribunale ordinario, tar, consiglio di stato), vigili del fuoco,(e chissà quanti ne mancano all’elenco) rispettare autorizzazioni che cambiano tutti i giorni perchè, giornalmente contestate da qualcuno diventa complicato.
    Poi smontare, rimontare, pagare avvocati, consulenti, ingegneri, questa gente è in ballo e non può far altro che ballare ma io da imprenditore non so sino a che punto avranno lucrato o finirà che non potranno far fronte ai debiti e quella casa che magari si sono comprati (frutto delle ruberie come mi pare che venga sempre interpretato il lavoro d’impresa) verrà alla fine pignorata da qualche ente o banca perchè comunque sarà garanzia per l’attività ………
    sulle autorizzazioni senza bando …. qualcuno gliele avrà pur firmate ….. mi auguro che vengano persguiti anche loro.
    le autorizzazioni scadute scadono perchè le leggi non tutelano i servizi in spiaggia che DEVONO essere permanenti.
    ma come al solito chi difende il proprio lavoro (che ovvimente fa per guadagnare) diventa un mostro che lucra sulle spalle di chiunque e non uno che lavora e paga le tasse, che diventano gli stipendi di coloro che “lavorano” per le amministrazioni pubbliche che dovrebbero nell’immaginario collettivo lavorare per risolvere problemi e non per crearne.

    D’accordo.
    Infatti, sarebbe stato sufficiente che chi “vende panini e bibite” si fosse adeguato a quello che era scritto nell’autorizzazione ed era stato illustrato dagli uffici comunali competenti.
    Chi non l’ha fatto si ritrova in questa situazione.
    E chi lavora nelle pubbliche amministrazioni non c’entra proprio nulla.
    I “problemi” se li è creati che chi “vende panini e bibite” e ha voluto fare di testa sua, instradato da consigli molto probabilmente interessati.

  55. giugno 19, 2013 alle 10:17 pm

    da Casteddu online, 19 giugno 2013
    Ok ai baretti al Poetto, ma solo a fine estate: il paradosso burocratico: http://www.castedduonline.it/ok-baretti-poetto-ma-solo-fine-estate-paradosso-burocratico

  56. Fabrizio
    giugno 26, 2013 alle 10:39 am

    Grazie!!!! Mille volte… Da condividere…

  57. giugno 27, 2013 alle 5:03 pm

    A.N.S.A., 27 giugno 2013
    Poetto: al via udienza ex sindaco Floris. Nel maggio 2011 firmo’ ordinanza per salvare chioschetti: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/06/27/Poetto-via-udienza-ex-sindaco-Floris_8936691.html

  58. luglio 3, 2013 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2013
    POETTO » IL DISSEQUESTRO. Baretti, il sì della Procura: sbloccati i primi cinque.
    Il pm Porcu ha chiesto al gip di togliere i sigilli alle aree utilizzate dai chioschi Ora i titolari potranno chiedere l’ok al Comune per rimontare le strutture. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Si apre la fase due della vicenda baretti del Poetto: il pm Gaetano Porcu ha dato l’ok al dissequestro degli spazi di spiaggia in cui si trovavano cinque dei chioschi abusivi costretti alla demolizione dall’ordinanza comunale. Sono il Corto Maltese, il Miraggio, il Calypso, la Dolce Vita e il Capolinea. Dopo lo scontato assesnso del gip, nel giro di qualche giorno i titolari degli esercizi commerciali potranno chiedere agli uffici del Comune una nuova autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico in base alla leggina regionale, quella che doveva fermare la demolizione e che è servita soltanto a perdere altri due mesi di tempo. Una volta incassato il via libera dal municipio i chioschi potranno essere rimontati e attrezzati per una stagione che a quel punto sarà dimezzata. Sempre meglio di niente. Entro il 31 dicembre i cinque nuovi baretti e quelli che seguiranno dovranno chiudere l’attività e smontare nuovamente le strutture. L’anno prossimo, c’è da giurarci, la storia si ripeterà. Per una serie di ragioni evidenti a chiunque abbia esaminato con un po’ di attenzione gli aspetti legali della questione. Il piano di utilizzo del litorale, che doveva essere pronto e operante alla fine di quest’anno, è in mare altissimo. La proposta elaborata e approvata dal consiglio comunale è stata bocciata dalla Regione per motivi ineccepibili: prima di realizzare qualsiasi volumetria nella fascia entro i trecento metri dal mare è indispensabile che il Comune preveda quella volumetria del piano urbanistico. E’ necessario quindi che lo strumento di pianificazione venga adeguato al piano paesaggistico regionale, perché qualsiasi nullaosta in contrasto con il Ppr sarebbe illegittimo. E’ un po’ la stessa questione aperta su Tuvixeddu, solo che qui non c’è un sito archeologico ma un’area comunque delicatissima dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Fino a quando il comune non avrà adeguato il Puc al Ppr, come prevede il Codice del paesaggio, qualsiasi intervento sull’arenile sarà vietato. Ma di questo si parlerà più avanti. Per ora la tardiva operazione di smontaggio accettata dai titolari ha salvato almeno in parte la stagione commerciale, con buona pace di chi ha considerato il marginalissimo problema dei servizi di ristoro sulla spiaggia come un problema della città.

    ________________________________

    da L’Unione Sarda, 3 luglio 2013
    Poetto, dissequestrati cinque baretti. Obiettivo: la riapertura entro fine luglio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/03/poetto_dissequestrati_cinque_baretti_obiettivo_la_riapertura_entro_fine_luglio-6-320966.html

  59. Luisa
    luglio 7, 2013 alle 1:21 am

    Sig. Deliperi, in riferimento al suo commento sull’ ordinanza del cds per i Baretti che volevano evitare lo smontaggio, non è chiaro nulla…anzi, la stranezza è che il cds ha proprio evitato l’ argomento non esprimendosi affatto. Io penso che se il comune lasciasse che i ricorsi andassero a sentenza di merito (invece di chiedere ai concessionari di ritirarli), le cose si potrebbero chiarire veramente…

  60. Michele
    luglio 11, 2013 alle 9:59 am

    vedo su facebook che l’Iguana è aperto, copio incollo:

    “L’Iguana informa i suoi gentili clienti che il chiosco è APERTO.
    Non conosciamo ancora la motivazioni, ma ancora una volta ieri e il TAR della Sardegna ci ha nuovamente reso GIUSTIZIA e DIGNITA’
    Un Grazie di cuore a tutte quelle persone che ci sono state vicine. Incoraggiandoci e mostrandoci il loro affetto e la loro SOLIDARIETA’
    Vi aspettiamo per ringraziarvi personalmente,
    A presto, Maristella Argiolas e Famiglia.”

    entonse?
    che si fa?
    tutti si esprimono a favore dei baretti…

  61. Luisa
    luglio 13, 2013 alle 5:15 pm

    Sig. Deliperi, in riferimento al suo commento sull’ ordinanza del cds per i Baretti che volevano evitare lo smontaggio, non è chiaro nulla…anzi, la stranezza è che il cds ha proprio evitato l’ argomento non esprimendosi affatto. Io penso che se il comune lasciasse che i ricorsi andassero a sentenza di merito (invece di chiedere ai concessionari di ritirarli), le cose si potrebbero chiarire veramente…

    • luglio 13, 2013 alle 6:29 pm

      non c’è alcuna “stranezza”: nella stragrande parte dei provvedimenti cautelari dei Giudici amministrativi non c’è alcuna specifica motivazione.
      In questo caso il Consiglio di Stato non è minimamente entrato nel merito della questione, ha semplicemente riconosciuto il “danno grave e irreparabile” del ricorrente in attesa del giudizio di merito, in quanto perdeva gli introiti della stagione estiva.

      Stefano Deliperi

  62. Luisa
    luglio 13, 2013 alle 10:19 pm

    con ordinanza n. 2237/2013 del 12 giugno 2013 il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha dichiarato l’improcedibilità del ricorso per quattro appellanti (che hanno comunque proceduto allo smontaggio dei “baretti”) e ha “ritenuto altresì che, per quanto riguarda gli altri appellanti, non sussistano i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, spettando all’Amministrazione la valutazione delle richieste di regolarizzazione dei manufatti, in precedenza installati a titolo precario e la cui stabile permanenza non può prescindere dalla sussistenza del previsto titolo abilitativo”.
    Chiaro una volta per tutte?
    Se non c’è autorizzazione paesaggistica e titolo abilitativo urbanistico-edilizio non possono esserci strutture permanenti. Il resto sono chiacchiere e tesi che non trovano accoglimento in sede giurisdizionale.
    Stefano Deliperi
    Io veramente stavo commentando questo suo intervento…

    • luglio 13, 2013 alle 10:29 pm

      i presupposti di base erano diversi, come lei saprà di certo: in un caso non c’era alcuna concessione edilizia, nell’altro sì.
      Ora, non è questa la sede di discussione sui motivi che hanno portato due “baretti” ad avere – assurdamente – la concessione edilizia mentre gli altri non l’hanno mai ottenuta, però c’è diversità della situazione sotto il profilo giuridico.
      I provvedimenti cautelari in favore dei chioschi “Emerson” (tutt’altro che un semplice “chiosco”) e “Iguana” non hanno alcuna specifica motivazione e al giudizio di merito si vedrà.

      Stefano Deliperi

  63. Luisa
    luglio 14, 2013 alle 1:32 pm

    Veramente io non mi riferivo a Emerson e Iguana che nel merito avranno l’ occasione di chiarire realmente la loro posizione. Io mi riferivo al fatto che gli altri chioschi che potevano godere di un decreto e di una legge regionale e che avevano chiesto al tar di esprimersi in merito a queste norme (e non solo), non possono far valere i loro diritti perché sono stati costretti a ritirare i ricorsi. Lei ha scritto , io le rispondo che sarebbe chiaro se avessimo lasciato che TAR o il consiglio di stato fossero andati a sentenza e fossero stati costretti a entrare nel merito delle motivazioni del ricorso (fino ad oggi mi sa che se ne sono lavati le mani alla grande, trovano banali pretesti per non esprimersi).

    • luglio 14, 2013 alle 3:16 pm

      mi pare che abbiano avuto in sede cautelare il pronunciamento di T.A.R. Sardegna, prima, e di Consiglio di Stato, poi.
      C’è stata anche una sintetica motivazione.
      Che altro?
      Vogliono chiedere il pronunciamento nel merito?
      Lo facciano.
      Chi li ha “costretti a ritirare i ricorsi”?

      Stefano Deliperi

  64. Luisa
    luglio 14, 2013 alle 6:53 pm

    Il TAR Sardegna ha rimandato tutto al comune che si sarebbe dovuto esprimere in base alla legge regionale…il Consiglio di Stato ha rimandato anch’ esso la decisione al comune. Ora il comune regolarizza, in base alla legge regionale e al decreto rassu, il plateatico e le pedane rimasti ancora in piedi. Naturalmente prima di dare l’ ok a queste strutture ha premurosamente obbligato i concessionari a ritirare i ricorsi, pena l’ improcedibilità della pratica di rimontaggio.

    • luglio 14, 2013 alle 8:16 pm

      come si potrebbe regolarizzare con un contenzioso in corso?
      E’ sempre bello volere la botte piena e la moglie ubriaca…

      Stefano Deliperi

  65. Luisa
    luglio 15, 2013 alle 2:05 am

    La logica sarebbe questa…il ricorso con sospensiva sarebbe servito ad evitare la rimozione del manufatto; il TAR e il CDS non hanno ravvisato la presenza del danno grave ed irreparabile e questo, nonostante sia discutibile, lo si è accettato. Ora, lasciamo perdere eventuali azioni risarcitorie che non penso siano di prioritaria importanza per i concessionari che invece ritenevano utile l’ intervento di un giudice per chiarire definitivamente una vicenda del tutto semplice e controversa, perché questo si vuole evitare? Di cosa si ha paura?

  66. luglio 17, 2013 alle 6:52 pm

    da L’Unione Sarda, 17 luglio 2013
    Comune proroga concessioni demaniali. Al Poetto licenze valide fino al 2015: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/17/comune_proroga_concessioni_demaniali_al_poetto_licenze_valide_fino_al_2015-6-322625.html

  67. Luisa
    luglio 18, 2013 alle 4:52 pm

    La logica sarebbe questa…il ricorso con sospensiva sarebbe servito ad evitare la rimozione del manufatto; il TAR e il CDS non hanno ravvisato la presenza del danno grave ed irreparabile e questo, nonostante sia discutibile, lo si è accettato. Ora, lasciamo perdere eventuali azioni risarcitorie che non penso siano di prioritaria importanza per i concessionari che invece ritenevano utile l’ intervento di un giudice per chiarire definitivamente una vicenda del tutto semplice e controversa, perché questo si vuole evitare? Di cosa si ha paura?

    • luglio 19, 2013 alle 12:22 am

      abbia pazienza, la sua è la logica di chi per 20 anni e più si è trovato bene in questa situazione di illegalità.
      Autorizzazioni temporanee non rispettate, assenza di titoli abilitativi urbanistico-edilizi, mancanza di autorizzazioni paesaggistiche.
      A questo punto, sarebbe stato necessario lasciar ancora le cose come stavano fin quando non vi fosse stata una sentenza di merito definitiva del Consiglio di Stato che riconoscesse l’abusivismo edilizio.
      Mi dispiace, ma in primo luogo come semplice cittadino sono contento che sia stata finalmente affrontata la situazione, siano state indicate soluzioni per chi vuol lavorare correttamente nella legalità, siano stati dati criteri per offrire servizi al pubblico e, finalmente, sia stato tutelato l’interesse pubblico.

      Stefano Deliperi

  68. Luisa
    luglio 20, 2013 alle 2:07 pm

    Continuo a scriverle, senza indignarmi, perché penso che lei sia una persona intelligente e preparata. Se fosse così come dice lei, perché non revocano le concessioni demaniali ai concessionari? A me sembra che l’ abuso l’ abbia commesso più il comune…negli anni non facendo il pul, non adottando il regolamento così come ha fatto Quartu e rilasciando tutte le autorizzazioni amministrative che hanno permesso lo svolgimento delle attività. Le faccio l’ esempio della nostra famiglia che 18 anni fa ha deciso di investire a Cagliari per poter dare lavoro ai giovani figli…ebbene si, 18 anni fa tutti i risparmi di una vita sono stati impegnati per poterci dare un futuro di lavoro che ci permettesse di vivere dignitosamente. Io e mio fratello eravamo iscritti all” università, ma per via di un lavoro molto intenso e impegnativo abbiamo dovuto interrompere gli studi. La scelta dell’ attività su cui investire non è stata semplice…si era indecisi su un bel bar al centro di Cagliari ( ai tempi si trovavano ancora buone opportunita’) e su un chioschetto che all’ epoca era veramente mal ridotto e mal frequentato. Ricordo ancora che facemmo questo ragionamento…la gente non rinuncerà mai al mare e pur nell’ ipotesi di eventuali scherzi del mercato (che purtroppo si sono avverati), almeno la stagione estiva ci avrebbe garantito la possibilità di contenere le variabili di rischio. Deciso l’ investimento, iniziammo subito a dialogare con gli uffici comunali e col notaio per la voltura di tutte le autorizzazioni necessarie per poter operare. L’ acquisto dell’ azienda andò liscio, il comune rilasciò tutti gli atti e noi iniziammo a lavorare, sia direttamente sul bar, sia parallelamente con l’ amministrazione per poter realizzare il progetto del pul che già da qualche anno si era intenti a portare a termine. Posso contare sicuramente la presentazione di ben tre progetti (senza considerare quelli presentati dal 2009 ad oggi) in questi 18 anni, progetti che non si potevano ricollegare al pul che come è ben evidente non è mai giunto a compimento, ma che si collegavano, così come per Quartu, a un regolamento comunale che dal 1999 si sarebbe potuto utilizzare, ripeto così come a Quartu. Bene tutti i progetti non hanno mai concluso l’ iter perché dalla regione non ci veniva mai concesso lo spostamento. Ora provi a immaginare quante risorse sia economiche che umane siano state spese in questi anni e le moltiplichi per 20 concessionari…ora non venga a dirmi che questa situazione ci ha fatto comodo, perché solo dio può sapere quanto abbiamo inseguito e voluto quel pezzo di carta che ci avrebbe consentito di essere in regola al 100%. Ora mi vuole dire che è stato tutelato l’ interesse pubblico? Ma ha per caso fatto un giro al Poetto a vedere la situazione di degrado e di sporcizia che abbiamo? Ma poi quali sono le soluzioni di cui parla? Doveva essere fatto il pul entro ottobre scorso e noi in presenza del piano avremo accettato subito lo smontaggio perché questi erano gli accordi, cioè fare un anno di transizione per poi entrare a regime con la struttura definitiva…chiedevamo solo di prorogare le autorizzazioni fino al pul, per poi smontare una sola volta…poi se per voi la legalità ê disattendere una norma regionale che fino a prova contraria non è stata impugnata e quindi è perfettamente in vigore, se per voi la legalità è mettere i chioschi all’ ipodromo senza uno straccio di autorizzazione, se per voi la legalità è avere i bagni comunali sulla spiaggia non solo privi di licenza edilizia ma anche di quella demaniale, se per voi la legalità è mettere i sigilli su un chiosco il giorno dopo il diniego a un autorizzazione in accertamento e senza attendere i tempi per un eventuale ricorso che senza i sigilli avrebbe avuto ben altre possibilità di accoglimento, se per voi la legalità è quella che vediamo tutti i giorni in spiaggia dove decine di abusivi vendono di tutto e ora anche bibite e panini, allora fate pure, complimenti!

    • luglio 20, 2013 alle 3:34 pm

      a mio parere, lei ha perfettamente ragione quando chiede certezze e coerenza alle amministrazioni pubbliche, non ne ha più quando sa che la sua attività beneficia di autorizzazioni temporanee e non le rispetta.
      Portrei farle un elenco ben più lungo di quello del telefono di questa e quest’altra “ingiustizia”, ma non sposterebbe d’una virgola il problema, come lei sa.
      La spiaggia deve esser pulita a prescindere dai “baretti”, le attività abusive vanno perseguite a prescindere dai “baretti”, i “cafoni” che parcheggiano l’auto sulla spiaggia vanno sanzionati a prescindere dai “baretti”.
      E la presenza di imbecilli che buttano i rifiuti sull’arenile non legittima i “baretti”.
      E’ vero o no?
      L’attuale amministrazione comunale sta cercando di riportare nella legalità una situazione che – lei mi conferma – vedeva anni e anni di illegittimità conclamate.
      E’ vero o no?
      Possiamo ammetterlo una volta tanto?
      In quale legge è scritto che un provvedimento deve attendere un eventuale ricorso per avere esecuzione?
      Nella famosa “norma regionale” di cui mi parla? Una norma così agevolmente applicabile in quanto scarica ogni responsabilità su chi – amministratore e funzionario comunale – deve applicarla in presenza di responsabilità penali?
      Sul piano umano avete la massima solidarietà, come chiunque voglia lavorare e vivere onestamente del proprio lavoro.
      Vi è stata indicata una strada, pur con difficoltà, per continuare a svolgere un importante servizio e – soprattutto – il vostro lavoro. Una strada che riporta, al termine del percorso, a quella legalità che lei stessa dice di volere.
      Perchè allora preferite fare ricorsi su ricorsi – non penso gratuiti – piuttosto che seguirla?
      Il chiosco “Le Palmette” ha riaperto: è un chiaro dato di fatto e dovrebbe far riflettere.

      Stefano Deliperi

  69. Luisa
    luglio 21, 2013 alle 12:25 am

    Iniziamo dalla fine…Le Palmette ha smontato un anno dopo gli altri, quindi non fa testo. La legge regionale, anche se poteva essere fatta decisamente meglio, garantisce perlomeno copertura da eventuali responsabilità penali, questo è certo. Riguardo la situazione di illegittimità, le ripeto che noi abbiamo avuto da parte del comune tutti gli atti e le volture che ci hanno legittimato ad operare. La strada che porta alla legalità di cui parla, poteva essere percorsa senza passare per la distruzione di risorse e posti di lavoro, così come accade a Quartu che non ha un pul come Cagliari e come Cagliari ha un regolamento edilizio che ha seguito l’ identico iter di approvazione. Non si vuole riconoscere questo regolamento? Bene, si poteva dare un’ interpretazione più ampia e favorevole della temporaneità che poteva essere direttamente collegata all’ approvazione del pul. Guardi, se ne potevano fare di cose per evitare questo fallimento…perché quando si vuole, la norma si elude e si reiterano le autorizzazioni temporanee che come lei saprà possono essere rilasciate una tantum (diversamente non potrebbero considerarsi temporanee ma stagionali)….quando si vuole, si mettono le strutture all’ ippodromo (area vincolata), senza uno straccio di autorizzazione… quando si vuole, i bagni comunali si aprono e funzionano nonostante non siano in possesso di nessuna autorizzazione (neanche quella demaniale). Guardi io a ringrazio del confronto e della disponibilità ad affrontare l’ argomento, le critico tuttavia in alcuni casi la mancanza di obbiettivitá…noi tutta questa situazione, non l’ abbiamo creata ma l’ abbiamo subita e se a fine anno il pul non sarà ancora pronto (così come sembra) noi continueremo a subire e insieme a noi subiranno i nostri dipendenti (ne avevamo 6 tutto l’ anno, 15 durante l’ estate regolarmente assunti) e tutti i cagliaritani…vabbè, c’ è sempre Quartu.

    • luglio 21, 2013 alle 10:22 am

      come le ho già detto in precedenza, la situazione del litorale quartese è diversa – sotto il profilo giuridico – di quella cagliaritana.
      Sul litorale di Quartu S. Elena è vigente il “Regolamento per l’installazione di manufatti amovibili nel litorale di Quartu S. Elena” (delibera C. C. n. 144 del 5 agosto 1998), approvato quale “piano particolareggiato” (strumento attuativo del P.U.C.) e sotto il profilo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) dall’Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio con nota n. 1162 del 18 settembre 1998.
      A Cagliari la situazione è diversa.
      Il P.U.C., approvato nel 2001, individua l’area come zona “H”, inedificabile, e non ha “accolto” fra le sue disposizioni il precedente regolamento.
      Le disposizioni del P.U.C. quartese sono “fatte salve” (art. 15 N.T.A.) anche dal piano paesaggistico regionale (P.P.R.), in via transitoria, in quanto elaborato in base al precedente piano territoriale paesistico n. 13 (annullato proprio su nostro ricorso in quanto illegittimo).
      La leggina regionale “pro baretti”, a mio parere (e non solo mio), non salva proprio nessuno da eventuali responsabilità penali.
      Proprio per obiettività le ricordo questi aspetti fondamentali della vicenda.
      Dopo questo periodo certo difficile, ma transitorio, a mio parere, la “soluzione definitiva” più opportuna sul piano giuridico e ambientale vede una parte “fissa” dei chioschi da autorizzare sull’attuale sede stradale (lato spiaggia, la restante parte sarebbe da pedonalizzare e riservare al solo accesso veicolare dei residenti) e una parte “stagionale” (pergolato, pedana, ecc.) sulla spiaggia.

      Stefano Deliperi

  70. Luisa
    luglio 21, 2013 alle 12:54 am

    ECCO COME SI RIPRISTINA LA LEGALITÀ…

    Al Poetto bibite in vendita dai cingalesi. Trionfa il commercio abusivo
    di
    Maurizio Bistrusso
    | Sabato 20 Luglio 2013 | 23:40

    Poetto terra di nessuno. Con l’arrivo delle giornate  estive e della calura, la spiaggia è stata invasa dai venditori ambulanti abusivi. Ad affiancare i soliti ragazzi che offrono braccialetti, collanine, abbigliamento, materassini e gonfiabili di ogni tipo, sono arrivati i distributori di bibite e panini depositati in appositi frigoriferi da campeggio generalmente celesti trasportati in spalla. Qualcuno si è ingegnato e ha visto bene di fare  business, in attesa  che i  chioschi ritornino  sul lungomare, con la vendita di bibite e panini r una distribuzione capillare ad personam.  “Sono una decina di cingalesi- dicono gli operatori del Poetto-girano con frigoriferi portatili e offrono di tutto ai bagnanti distesi sugli asciugamani  in riva al mare. Zero autorizzazioni, prezzi stracciati e concorrenza sleale verso chi ha dovuto fare mille battaglie e chiedere regolari autorizzazioni per aprire le attività con costi decisamente diversi e controlli quasi quotidiani. Noi chiediamo che vengano rispettate le regole e una maggiore tutela per i consumatori e per chi offre un servizio. È arrivato il momento di dire basta e occorre maggiore sorveglianza perché gli abusivi sono facilmente individuabili”.

    • luglio 21, 2013 alle 10:06 am

      come già detto, la presenza di ambulanti abusivi non legittima automaticamente i “baretti”.
      Ma questa banale considerazione non la si vuol sentire.

      Stefano Deliperi

  71. Luisa
    luglio 21, 2013 alle 12:23 pm

    LA MIA OSSERVAZIONE È UN’ ALTRA, CIOÈ CHE LA LEGALITÀ CHE TANTO SI SBANDIERA ESSERE TORNATA AL POETTO, È MOLTO SOGGETTIVA…
    RIGUARDO QUARTU, MI SA TANTO CHE SI STÀ ARRAMPICANDO SUGLI SPECCHI…PRIMA DICEVATE CHE QUARTU HA IL PUL, ORA CHE HA UN REGOLAMENTO CHE FUNGE DA PIANO ATTUATTIVO E CHE, A DIFFERENZA DI CAGLIARI, È STATO RECEPITO DAL PUC…BENE IL PUC DI QUARTU LO CONOSCIAMO BENISSIMO E DI TUTTO QUESTO CHE LEI DICE NON TROVO TRACCIA (PUBBLICO UNO STRALCIO). RIGUARDO L’ APPROVAZIONE DELL’ UFICIO TUTELA REGIONALE, LA STESSA APPROVAZIONE CE L’ HA ANCHE CAGLIARI, IO NE HO COPIA CHE VORREI ANCHE MOSTRARLE, ANCHE PERCHÉ IN QUEL DOCUMENTO C’ È UN INCISO IN CUI SI PARLA DI QUARTU E IN CUI SI FA ESPLICITO RIFERIMENTO AL FATTO CHE I DUE REGOLAMENTI ABBIANO LA STESSA VALENZA.
    Art. 23 – Zone Omogenee “H”
    Le Zone “H” di salvaguardia sono destinate alla funzione prioritaria di tutela del territorio nel suo complesso e di suoi singoli ambiti. Entro le zone di salvaguardia deve essere garantita la conservazione integrale dei singoli caratteri naturalistici, storici, morfologici e dei rispettivi insiemi, non sono ammesse alterazioni sostanziali allo stato attuale dei luoghi e sono consentiti, previa autorizzazione di cui all’art. 7 della L. 1497/39 i soli interventi volti alla conservazione, difesa, ripristino, restauro e fruizione della risorsa, e in particolare:
    * attività scientifiche, comprendenti l’insieme delle attività finalizzate allo studio, controllo e conservazione delle risorse ambientali e storico-culturali;
    * fruizione naturalistica, comprendente l’insieme di attività di fruizione dell’ambiente a fini didattici e ricreativi, con eventuale realizzazione di infrastrutture leggere (quali sentieri natura, segnaletica…) o strutture leggere di supporto (capanni di osservazione e per la sola somministrazione di bevande e alimenti, ecc.), aree belvedere e postazioni naturalistiche;
    * fruizione culturale, comprendente l’insieme delle attività legate all’uso dei monumenti, zone archeologiche e beni culturali in genere, con eventuale realizzazione di infrastrutture e strutture “leggere” finalizzate alla conservazione del bene;
    ∗ eventuali rifugi destinati al pernottamento ovvero punti di ristoro possono essere consentiti solo qualora facciano parte di interventi integrati di valorizzazione e fruizione della risorsa ambientale di documentata validità economica e comunque nel rigoroso rispetto dei limiti di densità previsti senza alcuna facoltà di deroga;
    ∗ tutte le opere di trasformazione dovranno essere improntate al criterio del minimo impatto nell’ambiente, da documentare con specifico studio, e caratterizzate dall’uso di materiali tradizionali sia per quelle fisse che per quelle amovibili.
    Nell’ambito del presente PUC le Zone di salvaguardia si articolano nelle seguenti fattispecie: Sottozone H1:
    le parti di territorio non altrimenti classificate (come zone A, B, C, D, F, G, E), che rivestono un particolare significato per la collettività, quali la fascia attorno all’agglomerato urbano, la fascia lungo le strade statali,
    64.
    COMUNE DI QUARTU SANT’ELENA – NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE DEL PIANO URBANISTICO COMUNALE
    provinciali e comunali, le fasce di rispetto cimiteriale, per cui devono essere garantite condizioni prioritarie di tutela e stabilità ambientale, con particolari limitazioni dell’utilizzo edificatorio;
    Sottozone H2
    le parti di territorio, che rivestono un particolare pregio ambientale, naturalistico, geomorfologico o paesaggistico, per cui devono essere garantite condizioni prioritarie di tutela e stabilità ambientale;
    Sottozone H3
    le parti di territorio, che rivestono un particolare pregio culturale, storico-tradizionale o archeologico;
    Sottozone H-G
    le parti di territorio non altrimenti classificate, per le quali si riconosce a priori l’opportunità di affiancare alla rigorosa salvaguardia ben controllate strutture di recupero e fruizione della risorsa.
    PARAMETRI URBANISTICI:
    * indice territoriale generalizzato:
    * indice territoriale in regime di deroga per attrezzature pubbliche
    * rapporto di copertura massimo:
    * altezza massima:
    * distacchi: gli edifici devono distare almeno 15 m dal ciglio delle strade alle quali non si applichi la distanza
    minima prevista dal D.M. 1444/68; almeno 15 m da tutti gli altri confini;
    * distanze tra pareti finestrate di edifici distinti: non meno di 30 m
    * tipi edilizi: isolati nel lotto di pertinenza.
    Sottozone H.1:
    – FASCE DI RISPETTO.
    Sono localizzate attorno allo svincolo tra la SS. 125 e la SS.554, nella porzione di SS. 554 a monte della ex Sottozona C2 e nella fascia a monte della strada di Serra Perdosa, all’altezza del nucleo di Flumini.
    Sottozone H2:
    Si tratta degli ambiti naturalistici di salvaguardia di più articolata definizione, di cui si fornisce l’elenco:
    Sottozona H2B:
    ambito del Bellarosa Minore nel compendio Molentargius
    Sottozona H2M:
    ambito della vasca del Molentargius propriamente detta nel compendio Molentargius
    Sottozona H2I:
    ambito di Is Arenas nel compendio Molentargius
    65
    0,001 mc/mq
    0,10 mc/mq 0,5%
    6 m

    • luglio 21, 2013 alle 2:50 pm

      “ho appena visto un’auto parcheggiata in divieto di sosta senza esser stata multata, quindi i baretti sono legittimi”: più o meno mi pare questo il suo ragionamento.
      Però non sta nè in cielo, nè in terra, nè in mare.
      Vede Luisa, ho già provato a spiegarle la differenza della situazione fra Cagliari e Quartu S. Elena, in questo stesso articolo (commenti n. 43 del 28 aprile 2013 e n. 101 del 21 luglio 2013): il P.U.L. non c’entra nulla, si tratta di un “piano particolareggiato”, esplicitamente piano attuativo del P.U.C. quartese, a differenza del P.U.C. di Cagliari, che non ha disposizioni simili ed equipollenti vigenti dopo la sua approvazione definitiva (2001).
      Ovviamente può non crederci e pensarla come vuole: magari c’è un complotto occulto capeggiato dall’autolesionista sindaco Zedda per favorire gli ambulanti cingalesi abusivi.
      Oppure può chiedere al suo avvocato che, con elevata probabilità, le darà ragione.
      Io, però, non ci guadagno nulla e per giunta mi annoio a dar risposte a chi non le vuol sentire, quindi non le risponderò ulteriormente.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  72. Luisa
    luglio 21, 2013 alle 4:25 pm

    Veramente che Quartu avesse il pul l’ avete detto voi in quella specie di dibattito a cui hanno partecipato quattro gatti. Ora invece Quartu ha un piano particolareggiato ( falso, Quartu ha un regolamento fotocopia a quello di Cagliari, si vuole solo capire il perché di questa disparità di trattamento. Io non è che voglio credere o meno a quello che dice, però il PUC di Quartu lo conosco bene e posso dirle con sicurezza che quello che ha scritto lei non ha nessun fondamento. Ok va benissimo, non aspetterò più sue risposte e tantomeno io mi impegnerò più a scrivere, è evidente che non è gradito il contraddittorio…magari verrò al prossimo dibattito (naturalmente rigorosamente senza contraddittorio) sul Poetto, visto il successone del precedente.

    • luglio 21, 2013 alle 5:24 pm

      Luisa, solo per amore di verità:

      1) non ho mai detto che Quartu S. Elena ha un P.U.L., ho sempre detto quello che c’è scritto qui;

      2) se si riferisce al dibattito promosso da I.D.V. lo scorso 19 aprile 2013, posso dirle che poteva intervenire chi voleva. Non racconti “favole”: solo chi non è voluto intervenire non è intervenuto, a iniziare da Mauro Marongiu (titolare di un “baretto”) e Gigi Molinari (Fed. balneari Confesercenti);

      3) è gradito il contraddittorio, non la ripetizione ossessiva di argomenti privi di riscontro.

      Qui di seguito il mio intervento, per chi ha voglia di ascoltare.

      Stefano Deliperi

  73. Luisa
    luglio 21, 2013 alle 7:43 pm

    Signor Deliperi, qua c’ è l’ intervento di quel giorno in cui si parla del Pul di Quartu. Diciamo pure che chi ha detto questo ha sbagliato? ha avuto un lapsus? ma perché nessuno l’ ha corretto? Ancora…perché veramente io voglio capire e le assicuro che le chiederò scusa se lei riuscisse a farmi capire…le chiedo se per gentilezza può indicarmi in quale articolo, a quale pagina e (per togliere veramente ogni dubbio) in quale rigo trovo normate nel Puc di Quartu, le attuali strutture…

    • luglio 21, 2013 alle 8:26 pm

      signora Luisa, l’ho detto e ripetuto.
      Qui lo ripeto per l’ultima volta perchè non si può abusare della disponibilità altrui.
      Se è proprio interessata, venga a seguire uno dei nostri seminari di diritto ambientale sulla normativa di tutela costiera e ne parleremo ancora.
      Sul litorale di Quartu S. Elena è vigente il “Regolamento per l’installazione di manufatti amovibili nel litorale di Quartu S. Elena” (delibera C. C. n. 144 del 5 agosto 1998 + integrazione del 1999), approvato quale “piano particolareggiato comunale delle attrezzature e dei servizi di spiaggia” (strumento attuativo del P.U.C.) e sotto il profilo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., allora artt. 12 della legge n. 1497/1939 e 6 del D.P.R. n. 480/1975) dall’Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio con nota n. 1162 del 18 settembre 1998 (vds. http://suap.comune.quartusantelena.ca.it/custom.php?nome=REGOLAMENTO%20CHIOSCHI).
      L’analogo regolamento comunale cagliaritano non ha la medesima qualifica di “piano particolareggiato” e il nuovo P.U.C. non l’ha ripreso.

      Stefano Deliperi

  74. Luisa
    luglio 21, 2013 alle 10:04 pm

    Abusare? Le piace così tanto questa parola…neanche il Puc di Quartu ha ripreso il regolamento di cui parla…comunque ha ragione, basta così, le ripeto solo per l’ ultima volta e cerchi di ascoltare lei per una volta, il regolamento di Cagliari e quello di Quartu hanno seguito lo stesso iter e ho i documenti che lo dimostrano (tra questi l’ autorizzazione della tutela del paesaggio regionale che li menziona entrambi). Piano particolareggiato? Non penso…ma i due regolamenti hanno la stessa valenza, questo è certo. Poi è inutile che continua a ripetere le stesse cose senza segnalarmi quali sono i passaggi del Puc di Quartu che recepiscono il regolamento….forse perché non ci sono questi passaggi? Chissà, mistero del Poetto!

    • luglio 21, 2013 alle 11:03 pm

      ha ragione lei, Luisa: c’è una congiura contro di voi.
      Tutto solo per farvi un dispetto, siamo tutti d’accordo: tutti i giudici del Consiglio di Stato, tutti quelli del T.A.R. Sardegna, tutti i magistrati della Procura, tutti quelli del Tribunale, per non parlare del sindaco Zedda e tutti quelli che lo sostengono. Pure io, naturalmente.
      Buonanotte, passo e chiudo.

      Stefano Deliperi

  75. maurizio
    luglio 21, 2013 alle 10:15 pm

    siamo alla follia …. mi pare di aver capito …(mi corregga se sbaglio) che la differenza tra i regolamenti di Cagliari e Quartu sia la dicitura “piano particolareggiato” e per questa differenza nascono tutti i casini relativi? perche abbia pazienza ma se davvero questa è la conclusione ultima, mi convinco sempre più del fatto che siamo amministrati veramente da deficenti …… non il sindaco attuale o quello precedente intendiamoci ma tutte quelle persone, consulenti, che devono gestire queste situazioni fanno un errore così ridicolo e banale, bastavano due paroline “piano particolareggiato” per risolvere un evidente problema…. allora o sono davvero quello che dicevo prima o l’altra alternativa è che ci siano interessi diversi o che a lucrare sull’illegalità dei baretti siano altri è talmente facile far diventare tutti abusivi dimenticando due parole…..

    • luglio 21, 2013 alle 11:05 pm

      non è una semplice “dicitura”, è un complesso di valutazioni diverse.
      In un caso sono state fatte, nell’altro (e in tanti altri) no.

      Stefano Deliperi

      • maurizio
        luglio 22, 2013 alle 6:20 pm

        Speravo fosse chiara la provocazione delle mie “due paroline” e ripeto quella che è un opinione, le leggi che dovevano regolare quelle aree sono state fatte male (addirittura, forse sono riusciti a farle meglio a quartu) ma come al solito a fare le spese e a pagare i conti delle cose fatte male dalle amministrazioni pubbliche sono i cittadini.
        Perdonatemi ma potrete trovare qualsiasi argomentazione legale, a sostegno del sindaco attuale, del sindaco precedente, dei proprietari dei baretti, o qualsiasi cavillo contro costoro, cavilli e argomentazioni che si dirimeranno poi in vari tribunali con costi che come al solito saranno ripartiti tra tutti noi, anzi tra noi ed i proprietari dei baretti che le loro spese dovranno pagarsele mentre tutto il resto sarà come al solito a carico dei contribuenti ma nulla mi toglierà mai dalla testa che quando un comune, una provincia, una regione, commette errori a volte marchiani nascono gineprai infiniti e chi ci capita dentro è comunque un povero disgraziato.

  76. Occhio nudo
    luglio 21, 2013 alle 11:35 pm

    eh, a saperlo prima che basta cambiare solo la dicitura e la sostanza non cambia. Per dire, per ristrutturare casa potrei chiedere il permesso di soggiorno, tanto è uguale, c’è bisogno di farla tanto complicata, o no?

  77. luglio 22, 2013 alle 2:45 pm

    da Casteddu online, 22 luglio 2013
    Baretti Poetto traditi dalla politica: “Solo promesse, un’estate al palo”. (Maurizio Bistrusso): http://www.castedduonline.it/baretti-poetto-traditi-politica-solo-promesse-unestate-palo

  78. Luisa
    luglio 22, 2013 alle 6:02 pm

    Ma chi ha mai parlato di congiura…quello che penso invece è che la magistratura ordinaria e quella amministrativa dovrebbero essere totalmente autonome e nel nostro caso è evidente che ciò non sia avvenuto. Penso poi che lei fa del facile umorismo per evitare di rispondere alla mia domanda che fugherebbe ogni dubbio…dai per sicurezza gliela faccio nuovamente, poi passo e chiudo:
    POTREBBE GENTILMENTE INDICARMI IN QUALE ARTICOLO, A QUALE PAGINA E (VISTO CHE È COSÌ DISPONIBILE) IN QUALE RIGO, NEL PUC DI QUARTU “VIENE RIPRESO E RECEPITO IL REGOLAMENTO PER L’ ISTALLAZIONE DEI MANUFATTI AMOVIBILI?”

    • luglio 22, 2013 alle 8:05 pm

      lei, Luisa, ritiene che la magistratura ordinaria e quella amministrativa nel vostro caso non siano state “autonome”?
      La pianti con le chiacchiere da blog, si assuma la responsabilità di quello che dice e vada a denunciare tutto alla Procura della Repubblica di Palermo.
      Alla sua domanda ho risposto già parecchie volte: se non comprende la validità sul piano giuridico di un piano particolareggiato non posso farci nulla.
      Non posso farle un corso di diritto urbanistico in questa sede.

      Stefano Deliperi

  79. luglio 22, 2013 alle 8:08 pm

    maurizio :

    Speravo fosse chiara la provocazione delle mie “due paroline” e ripeto quella che è un opinione, le leggi che dovevano regolare quelle aree sono state fatte male (addirittura, forse sono riusciti a farle meglio a quartu) ma come al solito a fare le spese e a pagare i conti delle cose fatte male dalle amministrazioni pubbliche sono i cittadini.
    Perdonatemi ma potrete trovare qualsiasi argomentazione legale, a sostegno del sindaco attuale, del sindaco precedente, dei proprietari dei baretti, o qualsiasi cavillo contro costoro, cavilli e argomentazioni che si dirimeranno poi in vari tribunali con costi che come al solito saranno ripartiti tra tutti noi, anzi tra noi ed i proprietari dei baretti che le loro spese dovranno pagarsele mentre tutto il resto sarà come al solito a carico dei contribuenti ma nulla mi toglierà mai dalla testa che quando un comune, una provincia, una regione, commette errori a volte marchiani nascono gineprai infiniti e chi ci capita dentro è comunque un povero disgraziato.

    siamo perfettamente d’accordo sul fatto che da vent’anni e più sarebbe stato necessario disciplinare correttamente con normativa regionale le “spiagge urbane” (es. Poetto, Platamona, Maria Pia, ecc.) sul piano della salvaguardia ambientale e della fruizione pubblica.
    Purtroppo non è stato fatto e i risultati si vedono, sotto ogni aspetto.

    Stefano Deliperi

  80. Alessandro
    luglio 26, 2013 alle 8:18 pm

    Allora non ha capito…
    POTREBBE GENTILMENTE INDICARMI IN QUALE ARTICOLO, A QUALE PAGINA E (VISTO CHE È COSÌ DISPONIBILE) IN QUALE RIGO, NEL PUC DI QUARTU “VIENE RIPRESO E RECEPITO IL REGOLAMENTO PER L’ ISTALLAZIONE DEI MANUFATTI AMOVIBILI?”
    La validità sul piano giuridico di un piano particolareggiato o un piano attuattivo la conosco bene…le chiedo solo di vedere su carta ciò che asserisce sul “regolamento” di Quartu, tutto qua, perché fino ad ora è lei che ha fatto solo chiacchiere in merito.
    Riguardo la mia opinione sull’ operato della magistratura, le posso solo confermare che dopo i sigilli il TAR ha evitato di esprimersi (è un dato di fatto), ma questa non è una denuncia, ci mancherebbe, è un mio pensiero (o non c’ è neanche più la libertà di pensiero?).

    • luglio 26, 2013 alle 8:37 pm

      ora “Luisa” è diventato “Alessandro” e continua a ripetere un po’ meccanicamente.
      La risposta è la stessa di prima.
      Se conosce, come afferma, il valore giuridico di un “piano particolareggiato”, allora la sua domanda è ripetuta solo a fini pretestuosi, non consentiti dalle regole che ci siamo dati in questo blog.
      Se non conosce la valenza del piano particolareggiato sul piano giuridico, anche dopo la scadenza dell’ordinario termine decennale, posso consigliare lo studio di un buon manuale di diritto urbanistico, per esempio quello di Filippo Salvia (Manuale di Diritto urbanistico, Cedam, 2012).
      Oppure chieda al suo avvocato.

      Stefano Deliperi

  81. luglio 26, 2013 alle 8:42 pm

    da Sardinia Post, 26 luglio 2013
    Poetto, ritornano i baretti. Da lunedì iniziano le operazioni di rimontaggio. (http://www.sardiniapost.it/cronaca/poetto-ritornano-i-baretti-da-lunedi-iniziano-le-operazioni-di-rimontaggio/)

    Lunedì inizieranno le operazioni di rimontaggio dei chioschi sulla spiaggia del Poetto. Sono sette i baretti interessati: Capolinea, il Bon Ton, il Malibù, L’Aramacao, Il Miraggio, La Dolce Vita e il Corto Maltese. L’autorizzazione è arrivata dallo Sportello Unico per le Attività produttive: si inizia dal Malibù, e in tempi brevi tutti i chioschi coinvolti rinizieranno a funzionare.
    In corrispondenza del Malibù sarà interdetta la sosta delle auto per consentire i lavori. Ulteriori avvisi sulle variazioni al traffico per consentire i lavori saranno tempestivamente comunicate nei prossimi giorni.

    ______________________

    da L’Unione Sarda on line, 26 luglio 2013
    Poetto, ritornano i chioschi. Per sette via al “rimontaggio”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/26/poetto_ritornano_i_chioschi_per_sette_via_al_rimontaggio-6-323668.html

  82. luglio 29, 2013 alle 2:54 pm

    A.N.S.A., 29 luglio 2013
    Poetto: tornano i baretti, presto aperti. All’alba gru in azione per rimontare manufatti. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/07/29/Poetto-tornano-baretti-presto-aperti_9090988.html)

    CAGLIARI, 29 LUG- La nuova vita dei baretti è cominciata all’alba con i lavori preparatori per il montaggio dei manufatti. Sette in tutto, per il momento, quelli sbloccati la scorsa settimana dal Comune di Cagliari. Presto il Poetto potrebbe riavere quasi tutti i suoi chioschetti aperti. Per il momento è una rinascita a tempo: i manufatti dovranno essere rismontati entro il 31 dicembre. A meno che non arrivi prima il Pul, il piano di utilizzo dei litorali: in quel caso sarebbe consentita l’apertura tutto l’anno.

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    da Casteddu on line, 29 luglio 2013
    Poetto, la nuova alba dei baretti:cinque chioschi risorgono da stamattina. (Maurizio Bistrusso): http://www.castedduonline.it/poetto-nuova-alba-baretticinque-chioschi-risorgono-da-stamattina

  83. luglio 30, 2013 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 30 luglio 2013
    Ecco le gru, i chioschi risorgono. Nel fine settimana le prime aperture: i baretti dovranno scomparire di nuovo entro il 31 dicembre. Poetto: sono partite ieri le operazioni di rimontaggio sul lungomare.

    Le gru hanno iniziato a lavorare all’alba di ieri, per non perdere neanche un minuto. Il primo chioschetto a tornare al suo posto, al Poetto, è stato il Miraggio. Il bar verde è arrivato con il camion dal vicino ippodromo, dove era stato “parcheggiato” in queste settimane insieme agli altri. Poi la struttura in legno è stata sistemata nel plateatico, la piattaforma che è rimasta sempre sull’arenile. E ora sarà soltanto una questione di giorni: entro la fine della settimana dovrebbe arrivare la nuova apertura.
    Lavori in corso anche al Malibù, ma si preparano a risorgere anche le altre attività autorizzate venerdì mattina dallo Sportello unico per le attività produttive: Capolinea, Bon Ton, Aramacao, Dolce Vita e Corto Maltese. I baretti andranno ad aggiungersi a quelli già aperti come Emerson, Iguana, Le Palmette. Altri titolari stanno provvedendo a completare la procedura che porta al rimontaggio: presto il Poetto potrebbe riavere quasi tutti i suoi chioschetti aperti. Per il momento è una rinascita a tempo: i manufatti dovranno essere rismontati entro il 31 dicembre. A meno che non arrivi prima il Pul, il piano di utilizzo dei litorali: in quel caso sarebbe consentita l’apertura per tutti e dodici i mesi dell’anno.
    Intanto in Comune si è svolta la prima conferenza di servizi per la riqualificazione del lungomare. Il progetto ha avuto un sostanziale via libera, anche se sono state fatte alcune richieste da parte dei vari enti coinvolti. L’intervento non sarà sottoposto al procedimento di “Valutazione di incidenza”. L’Agenzia del Demanio ha chiesto che siano acquisite le autorizzazioni del Demanio marittimo e i nullaosta delle amministrazioni coinvolte.
    Il Servizio pianificazione del territorio invece ha chiesto che prima del via libera definitivo arrivi il nullaosta del ministero ai Beni culturali «in relazione alla parte localizzata nella fascia dei 100 metri dal bene paesaggistico Torre di mezza spiaggia ». Ora bisognerà aspettare che il Tar decida sul ricorso presentato dalle società escluse dal cantiere. La sentenza è prevista in autunno. Se tutto dovesse filare liscio, i lavori sul lungomare potrebbero iniziare nei primi mesi del 2014, come annunciato nelle scorse settimane dalla giunta. (m.r.)

    _____________________________

    da La Nuova Sardegna, 30 luglio 2013
    Sulla spiaggia un nuovo “Miraggio”. Rimontato il primo chioschetto che potrà restare aperto sino alla fine dell’anno in attesa che venga approvato il Pul. (Stefano Ambu)

    CAGLIARI. La (ri)nascita dei chioschetti. A firmare il lieto evento non sono le cicogne, ma le gru che, materialmente, ieri mattina hanno riportato i primi baretti in spiaggia. Si dice sempre che non esistono più le mezze stagioni. Esistono, esistono. I titolari delle attività in riva al mare hanno perso giugno e luglio, e ora ripartono da metá estate: proveranno a recuperare tempo ed entrate persi puntando su agosto e settembre. Se il tempo (questa volta meteorologico) dará una mano ci sono anche ottobre, novembre e dicembre. Poi con l’arrivo del nuovo anno, continuando a rimanere così le cose, si deve chiudere e rismontare tutto. A meno che non arrivi il Pul, il piano di utilizzo dei litorali, il documento che consentirebbe l’apertura per dodici mesi. L’alba dei nuovi baretti in realtá ieri è cominciata prima dello spuntare del sole con i lavori preparatori. Perchè si vuole fare in fretta: la gru davanti al Miraggio, il primo dei sette baretti autorizzati venerdì scorso a cominciare l’operazione rinascita, è arrivata alle 8.30. Il chioschetto verde è arrivato a bordo del camion dal vicino ippodromo, area nella quale il manufatto era stato parcheggiato in queste settimane. Poi la struttura in legno è stata sistemata nel “plateatico” la piattaforma che è rimasta sempre sull’arenile. E ora sará soltanto una questione di giorni: entro la fine della settimana dovrebbe arrivare la tanto sospirata apertura. Ma tutti stanno correndo e vogliono arrivare al traguardo il più presto possibile: insieme al Miraggio in questa partita ci sono Malibù, Capolinea, Bon Ton, Aramacao, Dolce Vita e Corto Maltese. Nei prossimi giorni potrebbero spuntare dal bancone caffè, bibite, panini e gelati. Anche gli altri titolari dei baretti, quelli ancora non autorizzati dal Suap, stanno provvedendo a completare l’iter che porta al rimontaggio: presto il Poetto potrebbe riavere quasi tutti i suoi chioschetti aperti. I baretti che rispuntano vanno ad aggiungersi a quelli giá aperti (anche seguendo percorsi differenti tra loro) come Emerson, Iguana, Le Palmette. Per il momento è una rinascita “a tempo”: i manufatti dovranno essere rismontati, come sanno anche i pesci, entro il 31 dicembre. A meno che non arrivi prima il Pul. Ieri giornata di lavoro e sorrisi. Tutto un altro umore rispetto allo scorso 6 aprile quando la Guardia costiera, su disposizione della Procura, aveva apposto i sigilli intorno ai manufatti. Poi era arrivata sempre da piazza Repubblica l’autorizzazione all’accesso nell’area sequestrata per avviare le operazioni di smontaggio, unica soluzione possibile per proseguire nella strada della ricostruzione. Infine, per sette baretti, l’autorizzazione al rimontaggio: si riparte. E si riapre.

  84. agosto 8, 2013 alle 1:30 pm

    la soluzione più agevole e sensata.

    da L’Unione Sarda, 8 agosto 2013
    Urbanistica. La proposta. La commissione dà l’ok ai baretti fuori dall’arenile: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130808090842.pdf

    _________________________

    da CagliariPad, 8 agosto 2013
    Poetto, chioschi più grandi e aperti tutto l’anno se rimontati più vicini alla strada.
    La nuova collocazione, nella fascia compresa tra l’asfalto e l’inizio dell’arenile, quello occupato da vegetazione e muretti, ha il primo via libera dalla commissione Urbanistica. In tutto saranno 20: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=4287

    ____________________

    da L’Unione Sarda on line, 8 agosto 2013
    Poetto, il litorale riprende vita. Via libera ad altri 9 chioschi. Via libera al montaggio dei manufatti per altri nove chioschetti del Poetto. Le autorizzazioni sono state rilasciate questa mattina dal Comune di Cagliari: le operazioni cominceranno domani mattina. Approvata intanto la variante al Puc che consentirà ai chioschi di restare aperti tutto l’anno: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/08/08/poetto_il_litorale_riprende_vita_via_libera_ad_altri_9_chioschi-6-325014.html

    ____________________

    da Sardegna Oggi, 8 agosto 2013
    Poetto, chioschi vicini alla strada: il Comune approva: http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2013-08-08/22655/Poetto_chioschi_vicini_alla_strada_il_Comune_approva.html

  85. Willy
    agosto 9, 2013 alle 2:04 am

    Ho letto con attenzione le considerazioni riguardo le differenze tra il regolamento di Cagliari e Quello di Quartu. La mia osservazione è questa: l’ iter di approvazione di un piano particolareggiato dovrebbe concludersi con la sua pubblicazione nel buras. A Quartu, così come a Cagliari, ciò non è avvenuto, a mio parere nessuno dei due ha valenz di piano particolareggiato. L’ altra osservazione è questa: tutti i suoi commenti hanno come comune denominatore un’ evidente accanimento verso questi ” Baretti abusivi “, quasi a dimenticare che dietro abbiamo persone e famiglie che nella stragrande maggioranza dei casi vive e sopravvive grazie a queste attività. A me non sembra di essere di fronte a delinquenti e tanto meno davanti a tali violenze sul territorio. Ancora, non riesco a capire il motivo per cui nel luglio del 2009 (periodo di inizio dei controlli al Poetto) quando si iniziato a dare addosso a questi poveracci, non siano state controllate le strutture dei servizi spiaggia presenti sull’ arenile e sprovviste anch’ esse dell’ autorizzazione edilizia addirittura da 1985.

    • agosto 9, 2013 alle 10:22 am

      lei ha notizie sulla mancata pubblicazione del B.U.R.A.S. del piano particolareggiato (perchè tale è qualificato) “Regolamento per l’installazione di manufatti amovibili nel litorale di Quartu S. Elena”?
      Si prenda la responsabilità di quanto afferma e si rechi in Procura per quanto riterrà di fare.
      Personalmente non ho nulla contro i titolari dei “baretti”, tantomeno ritengo che siano il “problema” del Poetto, come più volte detto chiaramente.
      Penso, invece, che chi beneficia di beni demaniali “ambientali” – di tutti noi, tanto per capirci – debba rispettare la legge, e le condizioni delle autorizzazioni (quando ci sono).
      Tutto qui.
      A quanto pare, per alcuni, sembra che richieste come queste – basilari in un uno Stato di diritto – siano viste come “evidente accanimento”. Abbastanza ridicolo.

      Stefano Deliperi

  86. agosto 9, 2013 alle 3:28 pm

    da L’Unione Sarda on line, 9 agosto 2013
    Baretti, Zedda viene incontro ai gestori “L’obiettivo: tenerli aperti tutto l’anno”:
    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/08/09/baretti_zedda_viene_incontro_ai_gestori_l_obiettivo_tenerli_aperti_tutto_l_anno-6-325107.html

    _________________________________

    da Casteddu on line, 9 agosto 2013
    Il Poetto del futuro: baretti lungo strada ma con una terrazza in spiaggia. (Federica Lai): http://www.castedduonline.it/poetto-futuro-baretti-lungo-strada-ma-terrazza-spiaggia

  87. agosto 10, 2013 alle 8:43 pm

    da L’Unione Sarda, 10 agosto 2013
    POETTO. I titolari potranno aprire tutto l’anno. La speranza è che siano pronti per la prossima estate. (Michele Ruffi)

    Ecco i nuovi baretti con vista mareLe attuali strutture provvisorie saranno smontate entro dicembre Il sindaco Zedda ieri ha spiegato come saranno i nuovi chioschi con l’approvazione del Pul. Dopo il diluvio di obiezioni alla variante si è deciso di arretrarne la posizione.Dodici «osservazioni»: la variante al Puc con cui la spiaggia del Poetto, attualmente zona H – cioè tutela massima, cubatura possibile prossima allo zero – sarebbe dovuta diventare area Ghl, su cui si possono costruire servizi stabili e dunque i baretti, ha ricevuto un diluvio di obiezioni formali negli scorsi mesi. Regione, Provincia, Capitaneria, Autorità portuale, Legambiente, Gruppo di intervento giuridico, gestori dei chioschetti. Pure il comitato di quartiere. Molte delle indicazioni contenute nelle note, arrivate al servizio Pianificazione del territorio del Comune, sono state accolte e la più importante, quella dell’Urbanistica regionale, è alla base del nuovo spostamento dei chioschi.
    I CHIOSCHI ARRETRANO. Non saranno costruiti, come previsto dalla prima versione del Piano di utilizzo del litorale, più vicini al mare. Ma fuori dalla zona H, a ridosso della futura passeggiata del Poetto e paralleli – non più perpendicolari, come adesso – alla strada, mentre le pedane e i tavolini guarderanno il golfo. In pratica la parte coperta delle strutture verrà realizzata sulla fascia di «eco filtro», cioè quella prima parte di spiaggia che secondo il Pul dovrebbe combattere l’erosione dell’arenile e aiutare la formazione di nuove dune.
    SI SMONTA A DICEMBRE. Ma attenzione: i chioschi che in questi giorni stanno tornando sulla spiaggia non sono quelli “definitivi”. Se infatti la variante appena approvata dovesse andare in porto – ora seguirà la stessa procedura di quella varata nell’autunno 2012, che ha ricevuto le osservazioni – insieme al Pul, dovranno comunque essere smontati e ricostruiti indietro di qualche metro. E solo a quel punto, salvo ulteriori imprevisti, potranno restare aperti tutto l’anno, senza necessità di chiedere autorizzazioni stagionali. Quanto ci vorrà? Si spera per l’estate 2014.
    IL SINDACO RASSICURA. Il sindaco Massimo Zedda, che ieri ha illustrato le novità, ha precisato che la nuova posizione dei baretti non creerà nessun problema alla riqualificazione del lungomare e agli abitanti: «Cambierà solo l’orientamento, la distanza dalle case sarà identica». Nella stessa fascia, che ora è delimitata dalle palme, verranno realizzate grandi pedane, in corrispondenza delle strade che collegano il lungosaline al lungomare. Da questi «punti di osservazione», come sono stati chiamati dal sindaco, si «accederà alla spiaggia e ai chioschi». Nell’appalto per la riqualificazione della passeggiata, arrivato nei giorni scorsi al traguardo della progettazione definitiva, il Comune realizzerà i sottoservizi e anche il «plateatico» su cui poggiare le strutture di legno. Zedda però si augura di non rivedere il film della scorsa primavera, fatto di sequestri e inchieste per abuso edilizio: «Cercheremo, con la collaborazione di tutte le autorità, di avviare una fase transitoria per evitare i problemi del passato».

    • agosto 20, 2013 alle 7:00 am

      ma si …. direi che ogni due o tre mesi un comune illuminato come quello di cagliari DEVE far rifare i baretti daccapo ….. chi paga tanto come al solito sono altri ……

  88. Willy
    agosto 13, 2013 alle 6:27 am

    Nessuno mette in dubbio il fatto che le leggi vadano rispettate. L’ intervento della procura del 2009, ha avuto da subito l’ effetto di far muovere l’ amministrazione in direzione di una soluzione di un problema che durava da anni, sicuramente non per colpa o volontà dei concessionari. Quindi, ok al rispetto delle regole anche a costo dei sacrifici che sono agli occhi di tutti, ma le chiedo…il rispetto queste regole (e qua sta l’ accanimento) che hanno creato “danni” solo ai proprietari dei chioschi (vedi la denuncia penale) non avrebbero dovuto sortire gli stessi effetti verso gli altri concessionari? Mi spiego meglio, nel 2009 i controlli avrebbero dovuto evidenziare che anche i servizi di spiaggia erano privi di autorizzazione edilizia (già da 25 anni), con tutte le conseguenze penali che hanno subito i loro colleghi. Come mi spiega questa disparità di trattamento? Anche loro sfruttano un bene di tutti noi. Infine, riguardo a Quartu e al buras, io sono proprio convinto che questa pubblicazione non sia mai avvenuta, ma siccome non sono un tipo incline agli esposti, le chiedo di aiutarmi a verificare e eventualmente ad agire di conseguenza. Grazie.

    • agosto 13, 2013 alle 10:02 am

      le rispondo con qualche domanda:
      * quali “servizi di spiaggia”?
      * pensa davvero che la magistratura e la polizia giudiziaria non abbiano mai esaminato altre situazioni simili, come i chioschi sul litorale quartese, le attività nell’ex Pineta litoranea del Poetto, le strutture “fisse” (es. stabilimenti balneari)?
      Per il resto, se i titolari dei chioschi avessero rispettato le condizioni delle autorizzazioni del 2012, non avrebbero visto i loro “baretti” sequestrati a febbraio 2013 e avrebbero riaperto a marzo/aprile 2013, con infiniti meno “danni”, come lei li chiama.
      Anche questo è un dato di fatto, ma nessuno lo ricorda.

      Stefano Deliperi

  89. Willy
    agosto 13, 2013 alle 10:52 pm

    La cooperativa golfo degli angeli, titolare di concessione demaniale dislocati in 7 punti del Poetto di Cagliari, non hanno mai avuto, in 25 anni di attività, l’ autorizzazione edilizia…eppure nel periodo dei famosi controlli di luglio 2009 erano belli che montati e operativi. Riguardo la magistratura, penso che non abbia approfondito , nei dovuti modi, la questione. Comunque vorrei recuperare la pubblicazione sul Buras del regolamento di Quartu, lei mi può aiutare?

    • agosto 13, 2013 alle 11:13 pm

      non so in passato, ma, sotto il profilo urbanistico-edilizio, il D.P.R. n. 380 del 2001, art. 6, comma 2, lett. b), – dopo le modifiche introdotte dal D.L. 25 marzo 2010, n. 40, convertito con modificazioni nella L. 22 maggio 2010, n. 73 – prevede che possono essere installate, senza alcun titolo abilitativo ma previa comunicazione dell’inizio dei lavori all’Amministrazione comunale (anche per via telematica), le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni (Cass. Sez. III n. 10235 del 5 marzo 2013, https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/03/20/le-opere-precarie-devono-avere-un-utilizzo-effettivamente-limitato-nel-tempo-ed-essere-poi-rimosse/).
      La pubblicazione sul B.U.R.A.S. del regolamento quartese?
      Chieda al Comune di Quartu S. Elena (urp@comune.quartusantelena.ca.it), le (poche) energie del GrIG dobbiamo dedicarle ad azioni per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.

      Stefano Deliperi

  90. agosto 29, 2013 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 agosto 2013
    Baretti, concessioni demaniali al 2020. Il 31 luglio sono scaduti i termini entro i quali l’Ue poteva presentare obiezioni sulle proroghe stabilite dal governo.
    Poetto. Nuovo perimetro della zona di tutela. (Alessandra Sallemi)

    Cagliari – Ultima variante al Puc: per i titolari dei baretti la speranza è che significhi anche ultimo smontaggio dei manufatti. Il termine rimane quello del 31 dicembre: entro quella data, se le cose dovessero rimanere così come sono, bisogna spostare i chioschetti dall’arenile.Per far diventare operativa la variante occorrerà effettuare una nuova perimetrazione con la Capitaneria di porto per stabilire quali siano gli effettivi confini della zona H, quella sottoposta a massima tutela, e dove comincia la fascia ora destinata alla viabilità .La “correzione” approvata in extremis dal Consiglio comunale potrebbe essere decisiva per il futuro. Per i baretti si tratta di arretrare di qualche metro in direzione della strada. Sembra una roba da poco, ma la differenza è invece sostanziale: significa uscire dalla blindatissima zona H, già al massimo delle volumetrie per la presenza degli storici stabilimenti balneari, ed entrare in un’area che, pur rimanendo del demanio, dal punto di vista urbanistico ora è destinata alla viabilità. (s.a.)

    CAGLIARI. Il 31 luglio scadevano i sei mesi di tempo che l’Unione europea aveva per esprimersi su una decisione del governo italiano, quella di prorogare fino al 2020 le concessioni demaniali. Un tema che a Cagliari riguarda in prima persona i titolari dei baretti. L’Ue ha taciuto quindi è d’accordo che in Italia fino al 2020 non si facciano gare pubbliche internazionali per assegnare le concessioni nelle spiagge, altri sette anni di lavoro garantito per chi ha un’attività vicino al mare. I comuni devono adeguarsi «senza se e senza ma» spiega Massimiliano Tavolacci capo di gabinetto dell’assessorato regionale all’Urbanistica, richiesto di informazioni dopo che il comune di Villasimius è stato commissariato circa un paio di settimane fa proprio per intervenire su alcune concessioni che in quella municipalità si era deliberato che scadessero nel 2013. Nel gennaio scorso la Regione ha inviato una lettera a tutti i comuni, adesso gli enti locali devono mettersi in regola: le concessioni che hanno una scadenza diversa devono essere prorogate fino al 2020. I baretti avevano ottenuto la concessione demaniale al 2015, mentre la concessione edilizia deve scadere il 31 dicembre di quest’anno e per regolamentare la presenza sulla spiaggia bisogna che i titolari si rifacciano alla variante del piano per il litorale adottata in queste settimane e che di fatto riscrive il pul a proposito della presenza dei baretti, che devono sorgere al di fuori della spiaggia. Ma questa è un’altra storia: sulle concessioni demaniali vale per tutti la stessa regola e il Comune dovrà adeguarsi, qualunque previsione ci sia nel pul. Spiega Gianluigi Molinari, coordinatore regionale Fiba (federazione italiana balneari) Confesercenti: «Il Comune deve compiere alcuni passi, l’Agenzia delle Entrate per esempio deve essere informata perché le concessioni demaniali vanno registrate e diventano così legittimate. Se qualche comune non ottempera, le associazioni di categoria o i singoli imprenditori si rivolgono alla Regione perché si sostituisca al comune inadempiente. Per i baretti al momento siamo tranquilli sul fronte demaniali perché c’è la proroga al 2015, ma bisogna provvedere all’ulteriore rinvio della scadenza. Mi aspetto che il Comune ci convochi per presentarci la variante al piano del litorale che è sostanziale, il piano per noi è nuovo, in teoria ci avrebbero dovuto sentire prima di adottarla, ma tant’è. In quell’ambito chiederemo della proroga al 2020: ci dovranno dire se dobbiamo presentare richiesta scritta, se invece sarà il Comune a muoversi per primo e a fare una lettera a ciascun concessionario. Aspettiamo, ma una cosa è sicura, non c’è la possibilità di non adeguarsi, perché finisce come a Villasimius».

  91. settembre 12, 2013 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 12 settembre 2013
    Poetto, doccia fredda per i baretti. Le lettere: “Smontare entro dicembre”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/09/12/poetto_arrivate_le_prime_lettere_da_smontare_entro_dicembre-6-329120.html

  92. settembre 14, 2013 alle 1:49 pm

    al Poetto di Quartu S. Elena.

    A.N.S.A., 14 settembre 2013
    Nas e vigili sequestrano chiosco Poetto. Oltre al Bichini sigilli a impianti esterni del Marlin a Quartu. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/09/14/Nas-vigili-sequestrano-chiosco-Poetto_9298027.html)

    CAGLIARI, 14 SET – Blitz dei carabinieri del Nas e della polizia municipale di Quartu al Poetto, sequestrato il chioschetto Bichini e gli impianti esterni del Marlin. Il controllo congiunto dei militari e dei vigili è scattato ieri notte. Sigilli al Bichini perché la società di gestione è risultata sprovvista delle autorizzazioni amministrative e sanitarie, mentre alle attrezzature esterne del Marlin in quanto in eccesso rispetto alle autorizzazioni. Sono in corso ulteriori verifiche sugli aspetti edilizi.

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    da L’Unione Sarda on line, 14 settembre 2013
    Quartu, sigilli a due chioschi del Poetto. Il valore del sequestro è di 300mila euro: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/09/14/quartu_sigilli_a_due_chioschi_non_hanno_le_autorizzazioni-6-329465.html

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    da Sardinia Post, 14 settembre 2013
    Poetto, sigilli al chiosco Bichini e sequestrate attrezzature al Marlin di Quartu. (http://www.sardiniapost.it/cronaca/poetto-sigilli-al-chiosco-bichini-e-sequestrate-attrezzature-al-marlin-di-quartu/)

    E’ stato sequestrato nella notte durante un blitz dei carabinieri del Nas e della polizia municipale di Quartu al Poetto: il chioschetto “Bichini” da questa mattina è inagibili così come le attrezzature e gli impianti del Marlin.
    Lo stabilimento, che ricade nel territorio del Comune di Quartu, con tutte le attrezzature e gli impianti, è stato sequestrato perché la società di gestione subentrata è risultata sprovvista delle autorizzazioni amministrative e sanitarie per l’attività di vendita e somministrazione di alimenti e bevande.
    A quanto si apprende la domanda era stata respinta dallo Sportello unico attività produttive del Comune. Sigilli sono stati appesi anche ad arredi, attrezzature e agli impianti custoditi nelle strutture coperte e semicoperte, non comprese nel nucleo principale del Marlin, sempre a Quartu, in quanto in eccesso rispetto alle autorizzazioni rilasciate ai titolari.
    Attualmente sono in corso ulteriori verifiche da parte dei carabinieri e dei vigili.

  93. ottobre 11, 2013 alle 2:57 pm

    da L’Unione Sarda, 11 ottobre 2013
    Poetto. L’assessore all’Urbanistica Frau cerca soluzioni: «Stiamo studiando un’ipotesi transitoria».
    I baretti a gennaio di nuovo abusivi. Strutture da smontare a ne anno in attesa del Piano del litorale. (Michele Ruffi) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131011084532.pdf)

    POETTO. L’assessore all’Urbanistica Frau cerca soluzioni: «Stiamo studiando un’ipotesi transitoria» Strutture da smontare a fine anno in attesa del Piano del litorale La data di scadenza dei baretti non è scritta sul retro, ma sulle autorizzazioni rilasciate tra fine luglio e i primi giorni d’agosto dal Comune: il 31 dicembre, dopo nemmeno cinque mesi di attività, i chioschi del Poetto dovranno essere smontati. Al massimo si potrà guadagnare qualche giorno in più, forse settimane, ma non ci si potrà allontanare molto dalle previsioni visto che, comunque vada, il destino delle strutture è di essere spostate qualche metro più indietro, con un diverso orientamento e con misure e cubature differenti. Questo prevede il Piano di utilizzo dei litorali, che nei prossimi giorni verrà presentato in Consiglio comunale per l’adozione: in realtà il Pul è stato approvato circa un anno fa (era il 31 ottobre), ma nel frattempo la valanga di osservazioni presentate dagli altri enti coinvolti (Regione, Capitaneria e Demanio ad esempio) ha reso necessario qualche cambiamento. Primo tra tutti, l’arretramento di alcuni metri dei chioschi, che andranno a occupare una parte della fascia di “eco-filtro” (dove sono previste barriere per la formazione di dune), tra la strada e lo spazio attualmente occupato dai bar. Questo prevede la variante urbanistica varata a agosto dalla Giunta. Un documento su cui ora si attendono eventuali osservazioni. Anche se il nuovo assetto è stato studiato insieme alla Regione e dunque non dovrebbero esserci sorprese. Discorso diverso invece per il Pul, che sarà ri-approvato nei prossimi giorni. «Entro il mese di ottobre», assicura l’assessore all’Urbanistica Paolo Frau. I tempi comunque non consentirebbero un’entrata in vigore del Piano prima della fine dell’anno. E visto che allo stato attuale le norme non autorizzano nessuna cubatura che non sia “stagionale”, i chioschi dovranno sparire. «Se prendiamo in considerazione le leggi vigenti non c’è scelta: le strutture devono essere smontate. Contiamo di approvare definitivamente il Pul, se non entro l’anno, al massimo all’inizio del 2014. Quando dovrebbero partire i lavori di riqualificazione del lungomare Poetto. Ecco: stiamo studiando una soluzione transitoria per evitare di dover far smontare i bar, almeno tutti insieme. Allo stato attuale però non possiamo far promesse. Anzi: chi dovesse farle, sarebbe un pazzo», spiega Frau. Dal primo gennaio in poi, se non cambierà nulla, i chioschi diventerebbero degli abusi edilizi. La Procura della Repubblica in questi anni ha dimostrato di non voler tollerare costruzioni “fuorilegge” sulla spiaggia. Il Comune spera di poter metter su un cantiere di demolizione e ricostruzione dei chioschi (questa volta definitivi) in maniera graduale e concordata con i gestori. Approfittando della concomitanza con l’inizio dei lavori di riqualificazione della passeggiata. Salvo imprevisti (che potrebbero arrivare dal Tar) operai e ruspe arriveranno sul lungomare nei primi mesi del 2014. Insomma: la spiaggia sarà comunque un cantiere. E forse le polemiche sui baretti da smontare saranno solo un aspetto secondario.

  94. Willy
    ottobre 12, 2013 alle 5:19 am

    E basta! Gli stessi articoli di un anno fa…vabbè, ci consoleremo nuovamente con un’ altro dibattito in piazzetta S. Sepolcro….

  95. novembre 7, 2013 alle 2:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 novembre 2013
    Due settimane e poi arriva il Pul. L’assessore assicura: «Il piano di utilizzo del litorale pronto entro 14 giorni» e i titolari dei chioschi sperano nella proroga. (Stefano Ambu)

    CAGLIARI. Piano di utilizzo dei litorali a un passo dal traguardo: entro due settimane al massimo dovrebbe approdare in commissione prima del grande salto in consiglio comunale. Pronto, insomma. Sui tempi garantisce l’assessore all’Urbanistica Paolo Frau. «Potrebbe arrivare anche prima – assicura – ma prendiamoci il sicuro e teniamoci larghi: quattordici giorni». Prudenza. Perché l’attesa è tanta, soprattutto da parte dei titolari dei chioschetti. Costretti a guardare però anche il calendario: i manufatti possono rimanere in piedi soltanto sino al 31 dicembre. Gli operatori del Poetto, però, sperano in una proroga. E vorrebbero evitare la solita trafila di smontaggio, sistemazione in deposito e rimontaggio per accorciare tempi e limitare le spese. Spostare tutto sì, sanno benissimo che devono farlo: la variante urbanistica approvata ad agosto consente la fuga dalla supertutelata zona H e l’asilo a ridosso della strada. Ma vorrebbero che la cosa fosse il più indolore possibile. Il Comune vorrebbe accontentarli: «Stiamo lavorando a una norma transitoria – anticipa Frau – ma è meglio che nessuno si faccia illusioni: deve essere condivisa da tutti e soprattutto compatibile con le disposizioni di legge. Stiamo studiando la situazione e verificando alcune ipotesi. C’è il massimo impegno da parte nostra, ma non vogliamo fare promesse se prima non siamo sicuri». Molto chiaro. I titolari dei chioschetti aspettano. E sperano che la lunga estate dopo il ritorno davanti al mare non finisca mai: per loro sarebbe fondamentale poter andare avanti anche dopo San Silvestro perché quello, con molti cagliaritani in ferie, è un buon periodo per recuperare soldi e tempo perduti tra un problema e l’altro. C’è da tenere poi presente un altro fatto: per l’inizio del 2014 è previsto anche l’avvio del cantiere del nuovo lungomare. Secondo quanto emerso da una delle ultime sedute della commissione Urbanistica i lavori dovrebbero andare anche veloci perché l’obiettivo è quello di consegnare le opere, almeno il primo tratto, entro l’estate. Per i chioschetti si avvicina dunque il momento delle scelte definitive. La variante approvata prima della pausa di Ferragosto ha fatto accelerare i tempi di approvazione del Pul superando la sottozona Ghl che stava creando problemi. L’intento era quello di consentire ai baretti di stare in piedi tutto l’anno, ma la zona H ha già fatto il pieno di volumetrie. L’unica soluzione rimaneva quella dell’arretramento dei chioschetti. E questo ha fatto la variante: manufatti a ridosso della strada, soltanto le piattaforme (non creano volumetrie) che ospitano i tavolini potranno invadere l’area ipertutelate. Il nuovo schieramento dei chioschetti viaggia di pari passo con il nuovo progetto del lungomare: il Poetto è pronto alla trasformazione.

  96. dicembre 4, 2013 alle 11:00 pm

    da L’Unione Sarda on line, 4 dicembre 2013
    La telenovela dei chioschetti al Poetto. Il Pul li salva, concessione sino al 2020: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/04/la_telenovela_dei_chioschetti_al_poetto_il_pul_li_salva_concessione_sino_al_2020-6-343996.html

  97. dicembre 19, 2013 alle 10:33 pm

    da L’Unione Sarda on line, 19 dicembre 2013
    Poetto: slitta decisione su Emilio Floris. L’ex sindaco bloccò demolizioni chioschi: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/19/poetto_slitta_decisione_su_emilio_floris_l_ex_sindaco_blocc_demolizioni_chioschi-6-346513.html

  98. gennaio 24, 2014 alle 2:59 pm

    da L’Unione Sarda, 24 gennaio 2014
    Baretti abusivi: chiusa l’inchiesta bis. La Procura contesta violazioni paesaggistiche e urbanistiche a diciotto proprietari. (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=36090)

    La Procura ha chiuso l’inchiesta sui proprietari dei 15 baretti del Poetto che dovevano essere smontati il 31 ottobre 2012 ed erano invece rimasti in piedi in assenza di autorizzazione. Il pm Gaetano Porcu contesta violazioni urbanistiche e paesaggistiche ad Alessandro Ticca (titolare dell’Otium), Giovanni Cogoni (della Sella del diavolo), Lucia e Carlo Alciator (Palm beach), Eliseo e Santina Carta (Lanterna rossa), Maurizio Marongiu (Twist bar), Francesco e Valeria Ilaria Demontis (Sesta area), Piero Marci (Il miraggio), Anna Frongia (Il nilo), Valter Casula e Mario Carboni (Calypso), Cinzia Erriu (Corto Maltese), Maurizio Marongiu (Fico d’India), Luigi Lampis (La Dolce Vita), Pierluigi Atzori (Ara Macao) e Antonio Congera (Capolinea), tutti difesi dai legali Matteo Pinna e Benedetto Ballero.
    La vicenda giudiziaria è strettamente collegata a una precedente inchiesta quasi identica riguardante i vecchi chioschi abusivi abbattuti nel 2011 e già sfociata in una serie di condanne in primo grado. Ultimata la demolizione dei precedenti baretti, in attesa dell’approvazione del Piano di utilizzo del litorale (ancora non c’è) il Comune aveva rilasciato delle concessioni provvisorie per realizzare chioschi in legno amovibili e più piccoli rispetto a quelli del passato. L’autorizzazione prevedeva che entro fine ottobre di quell’anno queste costruzioni, prive del nulla osta paesaggistico, fossero smontate e che nell’estate 2013 si rinnovasse l’intero iter, ma i baretti erano rimasti in piedi. Così, lette le relazioni della polizia municipale e della Capitaneria di Porto, la magistratura aveva messo i sigilli a 15 chioschi. E a nulla era servita la legge regionale approvata in fretta e furia – ritenuta non applicabile dal Comune – per risolvere la situazione.
    VOLUME ECCESSIVO. Sempre ieri è arrivata la sentenza d’appello nei confronti dei proprietari di sette chioschi a processo, in questo caso, per disturbo della quiete pubblica. Secondo le accuse, avevano esagerato col volume della musica nei loro locali tra il giugno e il settembre 2005. Con loro, accusato anche di falso, c’era Sergio Porcedda, proprietario del Lido. I giudici hanno dichiarato estinto entrambi i reati per prescrizione; sentenza che rende nulle le condanne di primo grado, 300 euro ai titolari dei chioschi Palm Beach (Maria Assunta Cabras), Twist bar (Maurizio Marongiu), Miraggio (Piero Marci), Nilo (Anna Frongia e Cinzia Erriu), Malibu (Sandra Argiolas) e Calipso (Walter Casula), difesi dall’avvocato Matteo Pinna, e tre mesi e 300 euro a Porcedda. Questi era accusato di aver attestato, chiedendo il rinnovo della concessione al Comune, che gli impianti musicali nella discoteca non avevano subito modifiche rispetto ai controlli del ’93 della Commissione di vigilanza, circostanza smentita da un sopralluogo che rilevò più decibel del consentito. «In realtà», avevano spiegato i difensori Bernardo e Gianluca Aste, «l’imprenditore aveva delegato a un esperto la gestione del locale e nulla sapeva di emissioni sonore. Inoltre il sopralluogo risale al novembre 2005 e la richiesta è di maggio, prima dell’inizio della stagione estiva. Nel frattempo alcuni vecchi impianti non funzionanti erano stati sostituiti». (an. m.)

  99. gennaio 25, 2014 alle 10:56 pm

    bella gente.

    da La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2014
    Maxi sequestro di ricci e polpa avariata nei baracchini del Poetto.
    Cagliari: guardia costiera, finanza e vigili passano al setaccio le “postazioni di vendita” abusive. Multe per 23mila euro: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/01/25/news/maxi-sequestro-di-ricci-e-polpa-avariata-nei-baracchini-del-poetto-1.8538316

  100. maggio 31, 2014 alle 5:10 pm

    da L’Unione Sarda, 31 maggio 2014
    Poetto, nuova zona per i chioschetti. Strutture saranno a ridosso della strada: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/05/31/poetto_arrivano_i_nuovi_chioschetti_strutture_saranno_a_ridosso_della_strada-6-370398.html

    _____________________________________________

    da Sardinia Post, 31 maggio 2014
    Poetto, sì dalla Commissione urbanistica ai nuovi chioschi a ridosso della strada: http://www.sardiniapost.it/cronaca/poetto-si-dalla-commissione-urbanistica-chioschi-ridosso-strada/

  101. giugno 4, 2014 alle 3:09 pm

    con sentenza T.A.R. Sardegna, Sez. II, 29 maggio 2014, n. 386 è stata riconosciuta la legittimità dell’annullamento in via di autotutela da parte del Comune di Cagliari dei titoli abilitativi in favore delle strutture realizzate da Alessandro Murgia sul litorale del Poetto: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Cagliari/Sezione%202/2013/201300213/Provvedimenti/201400386_01.XML

  102. luglio 3, 2014 alle 11:02 pm

    con sentenza T.A.R. Sardegna, Sez. II, 3 luglio 2014 è stata riconosciuta la legittimità dell’annullamento in via di autotutela da parte del Comune di Cagliari delle autorizzazioni al mantenimento delle strutture del chiosco “L’Iguana” sulla spiaggia del Poetto: http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Cagliari/Sezione%202/2013/201300546/Provvedimenti/201400549_01.XML

  103. luglio 10, 2014 alle 5:31 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2014
    A ridosso delle elezioni rinviò la demolizione dei baretti: a giudizio l’ex sindaco di Cagliari Emilio Floris.
    Ora senatore di Forza Italia, deve rispondere di abuso d’ufficio assieme all’ex dirigente del Comune Pietro Cadau: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/07/10/news/a-ridosso-delle-elezioni-rinvo-la-demolizione-dei-baretti-a-giudizio-l-ex-sindaco-di-cagliari-emilio-floris-1.9573351

    ______________________________________________________

    da L’Unione Sarda, 10 luglio 2014
    Cagliari, chioschetti abusivi al Poetto. A giudizio l’ex sindaco Emilio Floris: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/07/10/cagliari_chioschetti_abusivi_al_poetto_a_giudizio_l_ex_sindaco_emilio_floris-6-377077.html

  104. luglio 19, 2014 alle 1:11 pm

    A.N.S.A., 19 luglio 2014
    Nuovo Poetto con baretti aperti sempre.
    Lungomare tutto pedonalizzato, torneranno anche le dune: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/07/19/nuovo-poetto-con-baretti-aperti-sempre_5bcdf466-b1aa-49e1-81f0-056992e0070c.html

    _____________________________________________

    da L’Unione Sarda, 19 luglio 2014
    Via libera della Regione, decolla il nuovo Poetto.
    “Sabbia bianca e chioschi aperti tutto l’anno”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/07/19/via_libera_della_regione_decolla_il_nuovo_poetto_sabbia_bianca_e_chioschi_aperti_tutto_l_anno-6-378519.html

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    da CagliariPad, 19 luglio 2014
    Poetto, la Regione approva la variante urbanistica del comune.
    In conferenza stampa il sindaco Massimo Zedda ha illustrato il Poetto del futuro: più servizi e un ecofiltro che consentirà la rinascita delle dune: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=10004

  105. luglio 24, 2014 alle 5:02 pm

    da L’Unione Sarda, 24 luglio 2014
    Poetto, occupazione abusiva. Sequestri in locale su spiaggia: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/07/24/poetto_occupazione_abusiva_sequestri_in_locale_su_spiaggia-6-379383.html

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    da La Nuova Sardegna, 24 luglio 2014
    Tavoli e pedane sulla sabbia, sequestrato parte del Sax Beach al Poetto.
    Operazione della Guardia costiera nel litorale di Quartu, il titolare è stato denunciato: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/07/24/news/tavoli-e-pedane-sulla-sabbia-sequestrato-parte-del-sax-beach-al-poetto-1.9650172

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    mentre a Platamona (Sorso)…

    da L’Unione Sarda, 24 luglio 2014
    Costruzione abusiva in legno sequestrata nella spiaggia di Platamona: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/07/24/costruzione_abusiva_in_spiaggia_sequestrata_nella_spiaggia_di_platamona-6-379354.html

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    da La Nuova Sardegna, 24 luglio 2014
    Scuola di kitesurf abusiva sequestrata nella marina di Sorso.
    Gli uomini della Guardia costiera hanno trovato una struttura di legno realizzata tra le dune e priva di qualsiasi autorizzazione: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/07/24/news/scuola-di-kitesurf-abusiva-sequestrata-nella-marina-di-sorso-1.9650071

  106. Willy
    dicembre 13, 2014 alle 12:51 am

    Complimenti per tutti gli articoli che ha postato nel tempo…meno male che c’ é qualcuno che combatte contro tutti questi eco mostri di 50 ma in legno…peccato che in altri casi (vedi via Gallinara a Cagliari), la soluzione si trova (dico giustamente) o semplicemente si lascia scivolare la cosa in un silenzio imbarazzante…

  107. Willy
    gennaio 1, 2015 alle 6:53 pm

    Fatto! Colmata la mia ignoranza…vabbè la verità é che sono perfettamente a conoscenza di tutta la vicenda, compresa L’ inutile bocciatura della legge regionale o della più recente e sempre inutile sentenza del consiglio di stato. Perché inutile? Per gli eco mostri da 50mq il giorno dopo il diniego del’ accertamento di conformità sono scattati i sigilli e successivamente le rimozioni…il palazzo di via Gallinara mi sembra di vederlo ancora li, bello e imponente e in barba a tutte le tutele ambientali di cui parla. Sa caro deliperi, mi sa che é troppo facile fare i grandi con i piccoli e i piccoli con i grandi.

    • gennaio 1, 2015 alle 6:56 pm

      che noia, Willy, sei l’ennesimo che pretende che si possa far i cavoli propri con la scusa che altri fan lo stesso.
      Comunque, rivolgiti alla Procura della Repubblica per sapere perchè il palazzo di Via Gallinara è ancora lì.
      Come puoi capire facilmente, non dipende da noi 😉
      Buon anno!

      Stefano Deliperi

  108. Willy
    gennaio 11, 2015 alle 12:30 am

    Grazie e Buon anno anche a lei. Nessuno ha mai detto questo, ma piuttosto che vi é da una parte un accanimento quasi morboso che non si vede su altri fatti anche più gravi. Via Gallinara é solo un esempio (nessuna ostilità particolare)…resta il fatto che L’ onore di un blog tutto per i baretti é cosa rara, in più se condito dagli abusi di tutta la sardegna, oserei dire atteggiamento quasi da stalker e la domanda nasce spontanea: ma itta esti chi pizziada aicci meda?

    • gennaio 11, 2015 alle 11:40 am

      lei soffre di mania di persecuzione?
      Mi viene il dubbio, perchè altrimenti si sarebbe accorto che in questo blog sono pubblicati oltre 2 mila articoli (2.058 per la precisione) e quelli che riguardano il Poetto e ‘sti benedetti baretti sono solo 4 nell’arco di 4 anni.
      Stalker? Ma conosce il significato del termine?

      Stefano Deliperi

  109. Occhio nudo
    gennaio 11, 2015 alle 5:39 pm

    “L’onore di un blog tutto per i baretti”, e già l’hai spulciato bene bene il blog se sei riuscito/a a trovare 4 articoli, patente da stalker immediata. Chi pizziada, Willy, sciaccuadì.

  110. Fabrizio De Andrè
    gennaio 11, 2015 alle 8:02 pm

    Hai mai pensato Willy al danno economico,(per non parlare di tracollo)che hanno subitoquelli che erano in regola a causa della concorrenza sleale e fuorilegge?Hai mai pensato che erano aperti grazie alla complicità di chi doveva intervenire e non lo ha mai fatto?

  111. Willy
    gennaio 12, 2015 alle 9:39 am

    Conosco benissimo il significato della parola…io non ho parlato degli articoli che non metto in dubbio siano vari e numerosi, dico invece che ha postato in un blog dedicato al Poetto una serie di articoli riguardanti gli abusi di tutta la sardegna, quasi a voler rimarcare, a mio parere ingiustamente (per questo scrivo) ogni volta chi sono i “cattivi”…gli altri commenti? Chi non conosce bene i fatti tacia.

    • gennaio 12, 2015 alle 5:31 pm

      “un blog dedicato al Poetto”?!
      Willy, riesci a capire che cosa leggi?
      Questo NON E’ “un blog dedicato al Poetto”, come capirebbe anche un bambino.
      E’ il blog del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, associazione ecologista che si occupa di difendere ambiente e salute in tutta Italia.
      Se non capisci, è meglio per te che sia tu a tacere, piuttosto che intimarlo agli altri commentatori.
      Faresti miglior figura.

      Stefano Deliperi

  112. Willy
    marzo 7, 2015 alle 1:23 am

    I “baretti” del Poetto di Cagliari, giustizia e incapacità amministrative.
    Questo è il titolo di questa pagina.
    Quindi cosa c’entrano gli articoli relativi agli abusi in tutte le località sarde?
    Mi sa che il bambino qua lo fa qualcun’ altro…e fa l’ecologista, vai a cercare funghi anziché offendere chiunque non la pensi come te

    • marzo 7, 2015 alle 12:57 pm

      Willy, se non riesci leggere che cosa c’è scritto in questo blog, rinuncia pure serenamente.
      Non è un’offesa, è una triste constatazione. Buona giornata.

      Stefano Deliperi

  113. Fabrizio De Andrè
    marzo 7, 2015 alle 7:43 pm

    Premesso che sono a favore dei servizi in spiaggia,ma per me è il titolo della pagina sbagliato.Avrebbe suonato meglio “GIUSTIZIA E AMMINISTRATORI COMPLICI CON I LORO SILENZI SUI BARETTI CHE HANNO LAVORATO ABUSIVAMENTE O IN DIFFORMITÀ ALLE LORO CONCESSIONI PER ALMENO 15 ANNI”

  114. Willy
    marzo 8, 2015 alle 9:22 pm

    Si infatti, ci rinuncio! Senza offesa…triste constatazione come tristi siete voi e i vostri commenti, sempre uguali…ogni volta a riavvolgere lo stesso nastro. Ma cos’è che vi frustra così tanto? E sorridete un po’ alla vita che vi fa bene…

    • marzo 8, 2015 alle 9:28 pm

      ma ti rendi conto di quanto siano fuori come un balcone i tuoi commenti?
      Non capisci nemmeno di che parla ‘sto blog e tenti di pontificare.
      Sorridi alla vita e rispetta la legge, farai solo del bene a te e a tutti.

      Stefano Deliperi

  115. Willy
    marzo 9, 2015 alle 6:16 pm

    Non ce la puoi proprio fare…o cancelli i commenti o ti si inceppa il giradischi. Dai ti lascio ai tuoi esposti, sei il nostro eroe…

    • marzo 9, 2015 alle 11:48 pm

      Willy, ti ripeto: sai leggere e comprendere quello che leggi?
      Commenti ripetitivi e fuori luogo non vengono pubblicati. C’è scritto chiaramente.
      Poi, se vuoi trovare un blog che inneggia all’illegalità, vai da un’altra parte.
      Buona notte.

      Stefano Deliperi

  116. Fabrizio De Andrè
    marzo 10, 2015 alle 10:51 am

    Questo è il risultato della politica dello scambio e del lassismo istituzionale.Il nulla avanza Grig e purtroppo coinvolge anche la società sana.

  117. Willy
    aprile 18, 2015 alle 2:18 am

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    Il Consiglio di Stato

    in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

    ha pronunciato la presente
    SENTENZA

    sul ricorso numero di registro generale 5464 del 2014, proposto da
    Murgia Alessandro, rappresentato e difeso dagli avvocati Marcello Vignolo e Massimo Massa, con domicilio eletto presso l’avv. Antonia De Angelis in Roma, Via Portuense, 104;
    contro
    Comune di Cagliari, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dall’avv. Francesca Frau, con domicilio eletto presso l’avv. Nicola Giancaspro in Roma, Via Postumia, 1;
    per la riforma
    della sentenza del T.A.R. SARDEGNA –CAGLIARI -SEZIONE II, n. 386/2014, resa tra le parti, concernente annullamento di concessione edilizia per la realizzazione di una struttura turistico – balneare su area demaniale ubicata in località Poetto;

    Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
    Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Cagliari;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell’udienza pubblica del 24 febbraio 2015 il cons. Marco Buricelli e uditi per le parti gli avvocati Marcello Vignolo e Nicola Giancaspro, quest’ultimo per delega dell’avvocato Francesca Frau;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

    P.Q.M.
    Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo respinge confermando, per l’effetto, la sentenza impugnata.
    Spese del grado di giudizio compensate.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
    Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 24 febbraio 2015 con l’intervento dei magistrati:
    Giuseppe Severini, Presidente
    Roberto Giovagnoli, Consigliere
    Roberta Vigotti, Consigliere
    Bernhard Lageder, Consigliere
    Marco Buricelli, Consigliere, Estensore

  118. Willy
    aprile 18, 2015 alle 2:22 am

    Sig. Deliperi, come si può far sfuggire notizie del genere? E anche l’ultimo eco mostro siamo riusciti ad abbatterlo…vabbe’ vista la clemenza del comune con via Gallinara, perché non credere in un secondo miracolo?

  119. aprile 21, 2015 alle 11:05 pm

    da L’Unione Sarda, 21 aprile 2015
    Poetto, via libera ai primi tre chioschetti. Zedda: “La Regione agisca su ex Marino”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2015/04/21/poetto_via_libera_ai_primi_tre_chioschetti_zedda_la_regione_agisc-6-415812.html

  120. Willy
    aprile 24, 2015 alle 6:11 am

    Noo…di nuovo gli eco mostri? Sig. Deliperi faccia qualcosa…

  121. maggio 12, 2015 alle 2:58 pm

    da L’Unione Sarda, 12 maggio 2015
    Poetto, Emerson da demolire. Due anni di braccio di ferro. L’abbattimento si aggiunge ai lavori da fare entro l’estate.
    Ordinanza del Comune dopo la sentenza: giù entro 90 giorni. (Marco Noce) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=44478)

    Si allunga la lista dei lavori da eseguire quest’estate al Poetto: oltre alla realizzazione del sistema di raccolta delle acque, alle piste ciclabili e pedonali, ai marciapiedi erbosi, c’è da mettere in conto anche la demolizione dell’Emerson, il chiosco che un anno e mezzo fa il titolare Alessandro Murgia rifiutò di smontare a fine stagione. Il Tar prima e il Consiglio di Stato una decina di giorni fa hanno respinto il suo ricorso contro la revoca della concessione decisa dal Comune, e venerdì scorso il dirigente dell’ufficio comunale per l’Edilizia privata, l’ingegner Riccardo Castrignano, ha firmato un’ordinanza di demolizione dell’elegante baretto alla quarta fermata. Murgia ha novanta giorni di tempo per obbedire. «Uno schiaffo non solo all’imprenditore ma a tutta la città», tuona il segretario dell’Aib (associazione italiana balneari) nonché presidente di Confcommercio Sud Sardegna Alberto Bertolotti: «Già chi andrà al Poetto dovrà convivere con i disagi del cantiere in corso, ora si aggiungeranno, sotto Ferragosto, anche quelli per quest’ulteriore abbattimento».
    La notizia arriva proprio mentre dalla conferenza di servizi sulla rivoluzione della spiaggia arrivano le prime tre autorizzazioni: Sella del Diavolo (prima fermata), Twist (quarta) e Iguana (verso l’ospedale marino) saranno i primi a poter allestire i nuovi baretti, secondo le prescrizioni del Piano urbanistico del litorale. E quindi materiali, colori e misure uguali per tutti: in legno, tinte in armonia con l’ambiente, cento metri quadri al coperto e 200 di terrazza, pannelli frangivento smontabili, più lontani dal mare e orientati con le spalle alla strada. La grossa novità, rispetto agli ultimi anni, è che potranno rimanere aperti anche d’inverno.
    Il Comune, che per il momento non rilascia dichiarazioni ufficiali sulla tempistica, ha fatto sapere di aspettarsi che i gestori dei primi chioschi autorizzati diano il via ai lavori già questa settimana, ma Gigi Molinari, responsabile della Fiba Confesercenti (balneari), frena: «Ci vorrà un po’ più di tempo». Quanto? Dipende dai fornitori cui ciascun gestore si è rivolto. «Diversi hanno già la struttura in magazzino: si sono premuniti, quello che era possibile fare l’hanno già fatto, si tratta di assemblare in loco gli edifici, operazione che comunque richiederà un po’ di tempo».
    Entro fine mese dovrebbero arrivare i via libera anche per gli altri 17 locali: «Le strutture sono tutte uguali ma la Sovrintendenza ai Beni ambientali deve pronunciarsi su ognuna singolarmente», sottolinea Molinari.

    ———————————————–

    Il proprietario «Faremo ciò che dobbiamo». (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=44479)

    Voglia di parlare zero: Alessandro Murgia, titolare dell’Emerson, dice di «non avere dichiarazioni da rilasciare in merito». Ammette di aver ricevuto, «qualche giorno fa» ma «dopo la sentenza del Consiglio di Stato», l’ordinanza di demolizione. Sui contenuti della quale non si sofferma: «L’ho data al nostro legale, sarà lui a occuparsene». Prima di congedarsi bruscamente fa in tempo ad aggiungere che «quello che dice l’ordinanza noi lo faremo». Inutile domandargli se si aspettasse un rinvio, magari a settembre-ottobre, con la possibilità di tenere aperto il locale almeno per l’estate: «Cosa possiamo farci? Niente. E ora mi scusi, davvero, devo lavorare. Arrivederci».
    Il lungo braccio di ferro con il Comune, insomma, è perso. Il chiosco della quarta fermata, l’unico aperto in tutto il tratto cagliaritano di litorale in questi giorni di primavera, dovrà andare giù entro novanta giorni. Era nuovo di zecca e piacevole a vedersi: niente a che vedere con certe altre baracche degli anni passati. Tuttavia, per il Servizio di edilizia privata, la concessione violava l’indice di edificabilità e il Piano paesistico regionale e non è in linea con le prescrizioni del Piano urbanistico per il litorale approvato dal Consiglio comunale l’anno scorso.
    Se vorrà rinascere, l’Emerson dovrà adeguarsi alle caratteristiche stabilite da quel documento e aspettare il via libera della conferenza di servizi.

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    I costi per i chioschi sono a carico dei gestori. Che chiedono tempo Un baretto? 200 mila euro. (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=44480)

    I costi per l’allestimento dei nuovi baretti, va ricordato, gravano integralmente sulle spalle dei gestori: «Siamo sui 150-180 mila euro per ogni chiosco», fa sapere il presidente di Confcommercio Alberto Bertolotti. «Circa 200 mila tra struttura e arredamento», rincara la dose Gigi Molinari della Fiba Confesercenti.
    E su queste somme l’associazione di categoria ha avviato un confronto con la Giunta comunale: «Abbiamo incontrato per quattro volte l’amministrazione e, per cercare di alleggerire il carico dei costi sui gestori, abbiamo chiesto misure compensative: teniamo conto che già due anni fa hanno dovuto allestire dei baretti che poi sono stati fatti smontare e ora non vanno più bene. C’è gente che non ha ancora finito di cambiare quelli e che deve indebitarsi per prendere i nuovi. Così, per esempio, abbiamo chiesto, per un anno, la possibilità di un alleggerimento della Tarsu».
    Ma la richiesta più importante è la continuità. Da un lato c’è la fine dell’incubo di dover smontare a fine stagione, dall’altro la preoccupazione per i conti: «I gestori devono sapere di poter contare su un numero sufficiente di anni su cui poter ammortizzare l’investimento», dice Molinari.
    La base, per Confesercenti, è la proroga delle concessioni balneari fino al 2020 ma la speranza è di spuntare un tempo ancora più lungo: «A livello nazionale stiamo chiedendo che le concessioni esistenti siano portate a un livello congruo».

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    L’incognita sulle concessioni: scadono a fine anno o nel 2020? (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=44481)

    La possibilità o meno di fare affidamento sulla proroga delle concessioni balneari fino al 2020 è una questione che divide gli operatori degli stabilimenti balneari del Poetto.
    A sollevare dubbi, qualche mese fa, nel corso di un convegno del Pd, furono il sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu («Non c’è nessuna proroga al 2020: le concessioni demaniali scadranno il 31 dicembre 2015», disse) e il numero uno di Confcommercio Alberto Bertolotti. «I Tar di Lombardia e Sardegna – ricorda quest’ultimo – hanno sospeso il giudizio su alcuni ricorsi contro la norma decisa dal Governo Monti rinviando l’argomento alla Corte di giustizia europea. Quella proroga, inizialmente pensata per dare tempo alle imprese balneari mentre si riscriveva la normativa, fu decisa in maniera unilaterale. Io, in quel convegno, feci semplicemente presente che la Corte di giustizia europea non è mai stata clemente su questo tipo di questione e che la proroga non è conforme ai principi comunitari, pertanto invitavo tutti a fare ragionamenti sul termine certo, il prossimo 31 dicembre, anziché sull’incerto». La reazione, da parte dei concessionari dei baretti, non è stata ottimale: alcuni hanno preso armi e bagagli e hanno traslocato da Confcommercio a Confesercenti.
    Dove la linea è diametralmente opposta a quella di Bertolotti: «Il problema della Corte di giustizia europea non riguarda in questo momento noi», argomenta Gigi Molinari della Federazione balneari. «A far testo, per ora, è una legge italiana, un decreto Milleproroghe. Dubito che la Corte voglia abbatterlo: non trovo praticabile l’ipotesi che 30 mila aziende italiani si trovino da un momento all’altro senza concessione».

  122. giugno 7, 2015 alle 12:02 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 giugno 2015
    Platamona, 90 giorni per abbattere i chioschi sul mare.
    A Sorso l’amministrazione comunale dà l’ultimatum ai titolari dei bar sulla spiaggia: per i trasgressori ruspa e sanzioni. (Salvatore Santoni): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2015/06/06/news/platamona-90-giorni-per-abbattere-i-chioschi-sul-mare-1.11567672

  123. novembre 9, 2016 alle 5:52 pm

    A.N.S.A., 9 novembre 2016
    Chioschetti Poetto:pm chiede 17 condanne.
    Cagliari, titolari accusati di violazioni a paesaggio e ambiente: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2016/11/09/chioschetti-poettopm-chiede-17-condanne_46d4960a-25fc-485d-9a34-e413104f665f.html

    ________________

    da Sardinia Post, 9 novembre 2016
    Non demolirono gli abusi al Poetto: “Condanna per i titolari dei chioschetti”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/non-demolirono-gli-abusi-al-poetto-pm-condanna-17-titolari-dei-chioschetti/

    __________________

    da La Nuova Sardegna, 9 novembre 2016
    Cagliari, non demolirono i chioschetti al Poetto: il pm chiede diciassette condanne.
    Processo ai proprietari che nel 2012 rifiutarono di demolire le vecchie strutture nella spiaggia, a tutti vengono contestate violazioni paesaggistiche e ambientali: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/11/09/news/cagliari-non-demolirono-i-chioschetti-al-poetto-il-pm-chiede-diciassette-condanne-1.14386842?ref=hfnscaec-1

  124. marzo 21, 2017 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 21 marzo 2017
    Demolizione per gli abusi dello stabilimento balneare “Paillote”, ruspe in azione «Ma ricostruiremo.
    CALAMOSCA. Demolizione per gli abusi dello stabilimento balneare “Paillote”, ruspe in azione. «Ma ricostruiremo tutto». (Marcello Zasso) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=56260)

    «Sono stati riscontrati abusi edilizi e stiamo demolendo La Paillote, come ha stabilito il Comune, ma siamo già pronti a richiedere nuove autorizzazioni e ripartire in regola». Fabrizio Merella è impegnato a dare indicazioni agli operai, che ieri hanno cominciato a demolire lo stabilimento balneare con vista sul faro di Sant’Elia, che ha chiuso i battenti.
    L’ITER. La voce si è sparsa in fretta e tanti curiosi hanno raggiunto l’estremità della disastrata strada di Calamosca per immortalare gli ultimi giorni di vita del ristorante panoramico, aperto nel 2001 dall’ex rossoblù Francois Modesto con la moglie Valentina Merella e la sua famiglia. Il cognato Fabrizio segue i lavori senza pensare al passato, per concentrarsi sul futuro. «Nel febbraio del 2015 ci è arrivata l’ordinanza di demolizione da parte del servizio Edilizia privata del Comune, perché erano emerse irregolarità sul posizionamento delle strutture di facile rimozione», racconta Merella, «ora abbiamo deciso di ottemperare a quest’obbligo e smantellare tutto, ma siamo già pronti a presentare i nuovi progetti».
    COME I CHIOSCHI. L’obiettivo della famiglia Merella è seguire l’iter dei chioschi al Poetto, ma con qualche vantaggio in più: gli strumenti urbanistici sono definiti e la strada è tracciata. «Questo è un passaggio giusto, lo stesso che hanno affrontato i concessionari del Poetto. Speriamo di essere trattati allo stesso modo e di poter seguire il loro iter», aggiunge: «Loro si sono trovati in mezzo ai vari passaggi per la nascita del Pul, con diverse demolizioni e ricostruzioni, noi ci auguriamo che questa sia l’unica volta per poter poi ripartire in base alle urbanistiche vigenti».
    L’ORDINANZA. Dai primi anni Sessanta all’inizio dei Novanta, sotto il promontorio Murru ‘e Porcu c’era lo stabulario dove si trattavano i frutti di mare. Nel 2001, dopo anni di abbandono, tra i resti delle vasche era nata La Paillote e nel 2008 quell’area demaniale è passata alla Regione. In questa fase sono emerse le irregolarità. Dagli uffici regionali la pratica era finita in Procura, due anni fa il Comune ha emesso l’ordinanza di demolizione.
    «Di recente la Regione ha rinnovato la concessione per l’utilizzo dello spazio», assicura Merella, mentre il tratto di arenile dove c’erano le pedane è passato dal Demanio marittimo al Comune, che lo ha inserito nel Pul. «Ci auguriamo che ci sia un’attenzione importante da parte del Comune», conclude Merella: «La Paillote per il momento resterà chiusa, ma ci sono possibilità di poter riaprire».

    __________

    da Casteddu online, 20 marzo 2017

  125. aprile 6, 2017 alle 10:17 pm

    gli abusi edilizi c’erano, nonostante il “chiasso” assordante.

    A.N.S.A., 6 aprile 2017
    Abusi edilizi,condanne chioschi Cagliari. Ma violazioni paesaggistiche al Poetto dichiarate estinte. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/04/06/abusi-edilizicondanne-chioschi-cagliari_3e354d69-55ac-4209-91fb-05726e004674.html)

    Sono stati tutti condannati i titolari dei quindici chioschi-bar del Poetto, la spiaggia di Cagliari, sequestrati nel 2012 dalla Procura per violazioni urbanistiche e paesaggistiche. Tre mesi d’arresto e 18 mila euro di ammenda per i 17 imputati, anche se le violazioni paesaggistiche sono state dichiarate estinte per l’avvenuto ripristino dello stato dei luoghi.

    Questa la sentenza pronunciata dal giudice del Tribunale di Cagliari, Stefania Selis, che ha accolto solo in parte le richieste di condanna del pubblico ministero Gaetano Porcu, titolare delle numerose inchieste che avevano riguardato le attività presenti nel lungomare cagliaritano che operavano su concessione demaniale.

    Chioschi che, secondo l’accusa, avevano occupato più spazio di quanto autorizzato con le concessioni stagionali. Cinque anni fa, la Procura aveva ottenuto il sequestro preventivo di 15 baretti del Poetto e – terminata l’inchiesta – erano scattate le contestazioni. Oggi il giudice ha condannato i diciassette titolari dell’epoca solo per le violazioni urbanistiche al Codice della Navigazione. Sia i tre mesi d’arresto che i 18 mila euro di ammenda sono comunque stati sospesi per effetto della condizionale.

    ____________________________

    da Sardinia Post, 6 aprile 2017
    Abusi edilizi, condannati i titolari dei chioschi del Poetto: http://www.sardiniapost.it/cronaca/abusi-edilizi-condannati-titolari-dei-chioschi-del-poetto/

    __________________

    da L’Unione Sarda, 6 aprile 2017
    Poetto, chioschi abusivi sequestrati nel 2012: condannati 17 titolari: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/04/06/poetto_chioschi_abusivi_sequestrati_nel_2012_condannati_17_titola-68-587000.html

  126. giugno 23, 2017 alle 8:11 pm

    A.N.S.A., 23 giugno 2017
    Bar Poetto, assolto ex sindaco Cagliari.
    Senatore Fi era accusato di abuso d’ufficio per vicenda 2011: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/06/23/bar-poetto-assolto-ex-sindaco-cagliari_d3dba53e-6260-4a89-a6dc-1078191c9897.html

  127. ottobre 5, 2017 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 5 ottobre 2017
    L’Emerson dovrà essere demolito. POETTO. La Cassazione respinge il ricorso alle Sezioni unite (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=59651)

    È stato dichiarato inammissibile il ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, l’ultima speranza per scongiurare la demolizione, da parte dei titolari dello stabilimento Emerson al Poetto. Risultato? Il locale dovrà essere demolito e ricostruito seguendo le linee guida del piano di utilizzo del litorale (Pul).
    A rivolgersi alla Suprema Corte era stato Alessandro Murgia, difeso dall’avvocato Romano Vaccarella: aveva impugnato una sentenza del Consiglio di Stato dell’aprile 2015 che aveva dato ragione al Comune, assistito da Francesca Frau. Società e ingegneri dell’Ufficio tecnico dovranno ora capire cosa è possibile tenere e cosa dovrà essere demolito, visto che lo stabilimento è tra i più grandi sulla spiaggia cagliaritana. Arrivati a stagione balneare ormai conclusa, sarà dunque possibile progettare e realizzare il futuro stabilimento in vista della prossima estate.
    Costruito nel 2006 con il regolamento dell’epoca, l’Emerson – come molti altri baretti del Poetto – aveva ricevuto dal Comune l’ordine di demolizione sei anni più tardi. Attraverso vari ricorsi, la proprietà era riuscita ad annullare qualche ordinanza, ma alla fine i giudici del Tar, del Consiglio di Staro e ora anche la Cassazione si pronunciano a sfavore. Anche lo stabilimento bianco, l’unico che non era stato demolito e ricostruito, dovrá essere riprogettato. (fr. pi.)

  128. novembre 13, 2017 alle 2:44 pm

    da Casteddu online, 12 novembre 2017
    C’era una volta l’Emerson: demolizione sotto gli occhi dei cagliaritani: http://www.castedduonline.it/cera-volta-lemerson-demolizione-gli-occhi-dei-cagliaritani/

  129. aprile 13, 2018 alle 2:44 pm

    a Sorso.

    da La Nuova Sardegna, 12 aprile 2018
    Nei chioschi di Platamona ora arrivano le ruspe.
    Sorso, il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva presentata per “Pedifreddu”. Il Comune è pronto a procedere con le demolizioni nelle strutture abusive. (Salvatore Santoni): http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/04/12/news/nei-chioschi-di-platamona-ora-arrivano-le-ruspe-1.16706258

  130. aprile 24, 2018 alle 7:48 pm

    appello.

    A.N.S.A., 24 aprile 2018
    Poetto, assolti i titolari dei baretti.
    Assoluzione per 15 su 16, resta solo una condanna a tre mesi. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/04/24/poetto-assolti-i-titolari-dei-baretti_3f99addf-f713-4dfa-b293-1becd1a348a2.html)

    È stata la stessa vice procuratrice generale di Cagliari, Maria Grazia Genoese, a chiedere l’assoluzione per tutti, sollevando la norma che fa cadere la procedibilità del processo penale per i fatti di poca rilevanza. Così, con la pubblica accusa che ha sollecitato la particolare tenuità del fatto, 15 delle 16 condanne pronunciate lo scorso anno per gli abusi ai chioschetti del Poetto sono state ribaltate dalla Corte d’Appello e sono diventate delle assoluzioni. Una sola è stata confermata.
    A presentare ricorso in appello dopo le condanne di primo grado a tre mesi erano stati i difensori dei 15 imputati. Ma la vicenda, che risale ormai a più di sei anni fa, si era ormai quasi estinta del tutto: dopo la contestazione degli abusi, da parte del sostituto procuratore Gaetano Porcu, le opere illecite erano state abbattute e della sfilza di reati iniziali erano rimaste solo le violazioni alle norme urbanistiche che avevano portato comunque alla condanna in primo grado.
    Ora, grazie alla norma sui procedimenti penali di poco conto, la Corte presieduta dal giudice Claudio Gatti ha deciso di assolvere i titolari dei chioschi. L’unica a non poter beneficiare della norma, perché aveva un precedente analogo troppo recente per quanto irrilevante, è stata la titolare del bar “Corto Maltese”, che si è vista confermata la condanna a tre mesi in appello.

  131. maggio 23, 2018 alle 2:48 pm

    l’Emerson.

    da L’Unione Sarda, 22 maggio 2018
    POETTO. Interrogazione dei Rossomori sulla dimensione dello stabilimento. Emerson, la concessione arriva in Consiglio: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=63256

    ——————–

    23 maggio 2018
    Emerson, è tutto ok Concessione, l’assessora risponde a Petrucci: http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=63288

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