Il Cervo sardo è salvo, per ora.


Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

A fine marzo scorso nell’aula del Consiglio regionale della Sardegna (29 marzo 2022, seduta pomeridiana n. 206), l’Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna Gianni Lampis aveva annunciato trionfalmente il prossimo avvio di piani di abbattimento del Cervo sardo dove, a suo dire, vi sarebbero esemplari in eccesso che provocherebbero “problemi di tipo sociale, economico e anche di ordine pubblico”.

Insomma, secondo il nevrile esponente della Giunta Solinas, unanimemente sostenuta per l’efficacia e la solerzia della propria azione amministrativa, i disastri economico-sociali che vive da anni la collettività sarda sarebbero – almeno in parte – colpa del Cervo sardo.

L’assurda intenzione assessoriale ha causato una fortissima reazione popolare, di buon senso in primo luogo.

areale del Cervo sardo nel 1850, nel 1900 e nel 1950

La petizione popolare.

Sono più di 80 mila cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare per la salvaguardia del Cervo sardo promossa dall’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) sulla piattaforma Change.org in circa tre mesi.

Una marèa di firme, decine di migliaia di cittadini che rifiutano il piombo risanatore tanto caro a chi dovrebbe difendere l’ambiente, ma lo ignora.

Decine di migliaia di cittadini che vogliono difendere uno degli animali-simbolo della Sardegna e del Mediterraneo da un’ottusa politica ambientale intrisa di penosi interessi elettorali e venatori.

Una richiesta chiara, palese, forte, in netto contrasto con le pretese di parte del mondo venatorio isolano che se ne frega altamente di tutto quello che non riguarda la possibilità di sparare a questo o a quest’altro animale.

E grazie a questa richiesta popolare, forte e pressante, il Cervo sardo si può dire salvo.

Almeno per ora.

Per due volte (aprile e giugno 2022) la petizione è stata inviata, corredata dalle adesioni via via pervenute, al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, all’Assessore regionale della Difesa dell’Ambiente Gianni Lampis e al Presidente dell’I.S.P.R.A. Stefano Laporta, chiedendo se vi siano eventuali autorizzazioni per piani di abbattimento dell’ungulato a qualsiasi titolo e con quali motivazioni scientifiche.   

C’è stata l’eloquente risposta da parte dell’I.S.P.R.A.: l’Istituto tecnico-scientifico ha affermato chiaramente. (nota prot. n. 26660 dell’11 maggio 2022) che “non ha espresso pareri circa piani di controllo del Cervo sardo”.

Nessun parere – necessario per legge – quindi nessuna autorizzazione.

Monti fra Capoterra e Sarroch, esemplare di Cervo sardo morto, di inedia (nov. 2017). Carestie e siccità possono incidere pesantemente sulla consistenza del Cervo sardo

L’I.S.P.R.A. ha confermato, poi, l’assenza di censimenti aggiornati.

Recentemente ha risposto (nota prot. n. 71919 del 9 giugno 2022) anche la Direzione generale Patrimonio Naturalistico e Mare del Ministero della Transizione Ecologica su incarico del Ministro Roberto Cingolani, comunicando l’inesistenza di piani di abbattimento e relative autorizzazioni.

Unico amministratore pubblico silenzioso e silenziato l’Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna Gianni Lampis, tanto vicino alle istanze venatorie quanto incapace di assumersi le sue responsabilità davanti alle richieste di decine e decine di migliaia di cittadini.

Cervo sardo ucciso (Pattada, febbraio 2012). Purtroppo il bracconaggio incide tuttora sensibilmente sulla consistenza del Cervo sardo

Vengono in mente uomini di tutt’altra pasta come Enea Beccu e Antonello Monni, per esempio.

Il primo quale dirigente del Corpo forestale e di vigilanza ambientale (C.F.V.A.) il secondo quale delegato regionale WWF e artefice della realizzazione dell’oasi naturale di Monte Arcosu protagonisti, negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, della decisa e concreta campagna per evitare l’incombente estinzione del Cervo sardo.

L’inerzia dell’Assessore Lampis – al pari dei colleghi dell’Esecutivo regionale – nel contrasto alla ricorrente invasione-disastro delle Cavallette con ormai decine di migliaia di ettari devastati fa il degno paio con le proposte di taglio del territorio protetto dai parchi naturali, dei tentativi di sfascio dell’apparato di contrasto antincendio (rientrati solo dopo le proteste generali) e, proprio, dei piani di abbattimento del Cervo sardo.

Purtroppo questo è il livello di una politica ambientale di infimo livello, viziata da incapacità e ancorata a interessi clientelari ed elettoralistici.

Il Cervo sardo.

Quali sono le reali condizioni del Cervo sardo nell’Isola?

Come ricorda anche l’I.S.P.R.A., gli unici dati disponibili sulla consistenza dell’ungulato risalgono alla stima effettuata nel corso del  Progetto LIFE “One deer, two Islands: conservation of Red Deer Cervus elaphus corsicanus in Sardinia and Corse”, cioè circa 10.600 esemplari in tutta la Sardegna.

Il Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) è una sottospecie endemica della Sardegna e della Corsica del Cervo europeo (Cervus elaphus) e, solo dopo gli ultimi decenni di protezione, sta riuscendo con fatica a sfuggire al destino dell’estinzione a causa del bracconaggio, della distruzione degli habitat, degli incendi.

Incurante della grave situazione ecologica dell’ungulato simbolo della Sardegna, l’Assessore della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna Gianni Lampis ha pubblicamente dichiarato di voler riaprire la caccia al Cervo sotto forma di piani di abbattimento.

Carta delle vocazioni faunistiche della Sardegna – areale potenziale del Cervo sardo

Lo ha dichiarato anche nell’aula del Consiglio regionale (29 marzo 2022, seduta pomeridiana n. 206).

La scusa è che in alcune zone (Arbus, Laconi) ve ne sarebbero troppi e causerebbero danni all’agricoltura, sebbene non vi siano censimenti aggiornati né una stima degli eventuali danni.

Se davvero così fosse, gli esemplari riconosciuti in eccesso potrebbero esser trasferiti in altre aree dell’Isola (o della Corsica) già verificate quali idonee, così com’è stato fatto in questi decenni per far riprendere salute alla sottospecie.

Infatti, la Carta delle vocazioni faunistiche della Sardegna, atto programmatorio ufficiale della Regione autonoma della Sardegna, stima la presenza del Cervo sardo complessivamente in un’area di circa 60 mila ettari del territorio regionale e individua un’area potenziale di circa 400 mila ettari, con ambiti ottimali di reintroduzione nell’area del Gennargentu fino al Supramonte, alle codule ogliastrine, fino a Quirra, così da ricongiungersi con l’areale dei Sette Fratelli – Sàrrabus. Così il complesso Monti di Alà – Monte Albo, parte della Nurra, il Montiferru, il Monte Arci, il Sinis, il Limbara (pp. 253 e ss.), dove potrebbero esser reintrodotti oltre 16 mila esemplari, con il sostegno di specifici fondi comunitari, come già avvenuto.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

L’ammutolimento assessoriale.

La petizione popolare (https://chng.it/hptV6GJp) ha causato involontariamente l’afonìa dell’Assessore Lampis:  Non è nemmeno riuscito a rispondere, pur sollecitato, a più di 80 mila cittadini.

Ma non parla nemmeno più di abbattimenti dei Cervi, nemmeno viaggiano più nei passaparola venatori le assicurazioni sul prossimo avvio della caccia al Cervo in autunno.

Silenzio, ammutolimento assessoriale.

Va bene così, per ora il Cervo sardo è salvo.

Ancora un immenso grazie, di cuore, per gli oltre 80 mila cittadini che han messo la faccia per questa grande richiesta di civiltà.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

(foto Cristiana Verazza, Angelo Pani, S.D., archivio GrIG)

  1. Marco Efisio Pisanu
    luglio 22, 2022 alle 8:15 am

    Premesso che le battaglie ideologiche valgono meno di zero, se poi non sono supportate da elementi scientifici valgono ancora meno, ti sei mai chieso che oltre gli 80.000 (da verificare) cittadini che si sono espressi ne rimangono oltre 1.000.000 che potrebbero essere favorevoli?
    Mep

    • luglio 22, 2022 alle 3:09 PM

      premesso che parecchi di voi cacciatori stavano già pregustando la caccia al Cervo sardo in autunno, è comprensibile il tuo e il vostro disappunto, del quale interessa meno di zero.
      Non si tratta di “battaglia ideologica”, ma di considerazioni di buon senso basate sulla realtà: il Cervo sardo è tutt’altro che specie ormai salva, lo splendido lavoro di tutela avviato ormai trent’anni fa non può e non deve andare in fumo per beceri interessi di acquisizione di consenso nel mondo venatorio, ci sono centinaia di migliaia di ettari di territorio in Sardegna dove – scientificamente – il Cervo sardo può esser reintrodotto.
      E sarebbe solo un miglioramento sotto il profilo naturalistico ed ecologico per l’ambiente isolano.
      Più di ottantamila cittadini hanno sottoscritto la petizione popolare per la salvaguardia del Cervo sardo, petizione che i destinatari hanno ricevuto con le firme allegate.
      E’ un risultato straordinario, chi si voleva esprimere si è espresso.
      Prendine atto.

      Stefano Deliperi

      • Marco Efisio Pisanu
        luglio 23, 2022 alle 9:04 PM

        Ciao Stefano, non vorrei deluderti, ma io (sono tantissimi quelli che la pensano come me) sono contrario alla caccia al cervo!
        Per quanto mi riguarda farei le reintroduzioni negli areali in cui vi è il consenso della popolazione, poi successivamente, per la tutela della stessa specie e per ridurre i danni causati alle colture, introdurrei i Piani di abbattimento selettivi.
        Prendine atto anche tu.
        Mep (Marco Efisio Pisanu)

      • luglio 24, 2022 alle 7:57 am

        non ci crederai, ma sono molto felice che non faccia parte del nutrito gruppo di “colleghi” che desiderano la riapertura della caccia al Cervo sardo sotto qualsiasi forma.
        Ci sono diversi cacciatori fra gli oltre 80 mila firmatari della petizione ed è un’ottima cosa.
        Buona giornata 🌈

        Stefano Deliperi

  2. Amico
    luglio 22, 2022 alle 10:52 am

    Evvia e grazie !

  3. Pier Giorgio Testa
    luglio 22, 2022 alle 11:57 am

    Singolare il contenuto dell’intervento dell’Assessore all’Ambiente (sic!),ma sarà d’accordo con l’Assessore alla caccia…Ah non esiste, ma aspettate . I cacciatori sono tanti che costituiscono una corporazione forte, forte di voti, che convincono facilmente i politici e bisognerà crearlo. Nella zona dove abito, il Sulcis Iglesiente, eh voi non ci crederete, ci sono più Circoli di caccia che Circoli culturali o del Libro.
    Ma quello che lascia ancor più infastiditi è la soluzione affidata ai cacciatori di risolvere il problema dell’eccesso di esemplari: se fossero veri i dati paventati, dovrebbero intervenire la forestale e al limite l’esercito per questo intervento di “ordine pubblico”, che non può trasformarsi in un divertimento.
    Pier Giorgio Testa

  4. luglio 22, 2022 alle 5:03 PM

    Una battaglia che contempla il salvataggio di esseri vivi e senzienti NON può essere definita ideologica. Si parla di sofferenza, carne, sangue e impoverimento ecologico.

  5. luglio 22, 2022 alle 11:00 PM

    dalla pagina Facebook di Mario Guerrini, 22 luglio 2022
    IL MIO OSSERVATORIO (3435). (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0RpUymJ1Wk26EbjFxDS4HjnbmGEXikvoVRD155C8LVtq9q8bi4Aqfp6BqkADw6p4Ql&id=1741594436&sfnsn=scwspwa)

    80 mila firme. Contro l’abbattimento del cervo sardo. Una petizione che ha ottenuto un successo clamoroso. In appena 3 mesi. A sconfessare il deplorevole proposito dell’Assessore all’Ambiente della Sardegna,Gianni Lampis (FdI). Le ha raccolte il Gruppo di Intervento Giuridico di Stefano Deliperi. Non solo. È stato interpellato l’Ispra, Istituto di Protezione Ambientale. Ha affermato di non aver rilasciato nessuna autorizzazione a piani di abbattimento del cervo sardo. Un’altra delusione per l’assessore Lampis. Mario Guerrini.

  6. agosto 1, 2022 alle 11:32 am

    da Il Manifesto Sardo, 1 agosto 2022
    Buone notizie: il cervo sardo è salvo, per ora: https://www.manifestosardo.org/buone-notizie-il-cervo-sardo-e-salvo-per-ora/

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