Come ti massacro la montagna “patrimonio dell’umanità”.


Alpi venete, lavori per la realizzazione di una pista da sci

Luca Zaia è stato nel 2020 riconfermato con voto plebiscitario Presidente della Regione Veneto (il 76,8% dei voti validi), anzi Doge a vita per mancanza di avversari che possano far balenare un futuro diverso per la ex Serenissima.

Infatti, interpreta alla perfezione quello che la gran parte degli elettori veneti vuole: una regione dove il successo si misura nella lunga fila di capannoni-fabbrichette-svincoli-tangenziali-pedemontane-centricommerciali oggi spesso dismessi che hanno massacrato e impermeabilizzato il territorio, consegnandolo alle calamità innaturali.

Quelle causate o incrementate dall’uomo nella sua infinita stupida avidità.

Un territorio felicemente massacrato, dove trionfano le pedemontane, possibilmente utilizzabili anche per scaricarvi rifiuti.

Ma non basta.

I Campionati mondiali di Sci alpino (2021) e le XXV Olimpiadi invernali (2026) si portano dietro la solita coda di infrastrutture generalmente nefaste per ambiente e risorse naturali, con un po’ di greenwashing.

Ancora una volta termini come ecosostenibilità, disposizioni come quelle che regolano l’appartenenza al Patrimonio dell’Umanità (fra cui le Dolomiti) rivelano la loro scarsa utilità per un’efficace salvaguardia del territorio.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

pupazzo di neve a testa in giù (foto da 3nter.com)

“WE TAKE CARE OF THE PLANET”

È lo slogan “greenwashing ” che campeggiava sulla fiancata dei bus di linea da e verso Cortina, a supporto della “sostenibilità mediatica” dei Mondiali di sci 2021.

Come fosse sostenibile il consumo di suolo, di boschi, di prati, la posa di tralicci, piloni, condotte elettriche e idriche, bacini artificiali, la costruzione e allargamento di strade e piste e relativi collegamenti, la compressione e la compromissione degli habitat della flora e della fauna selvatica, l’investimento (finanziario e ambientale) in futuro dissesto idrogeologico.

Un esempio “olimpico” di “ipocrisia” nell’area dolomitica “Patrimonio dell’Umanità”.  Ipocrisia da parte di chi sbandiera la parola sostenibilità e ipocrisia da parte di chi ci crede o fa finta di crederci.

Continuo a scandalizzarmi per il “silenzio civile” che sta accompagnando questo scempio. In nazioni  civili, come Austria e Svizzera, con luoghi montani non dichiarati Patrimonio dell’Umanità, la popolazione ha detto: “Olimpiadi? No, grazie”, mentre in Veneto la popolazione, con i rappresentanti che si è scelta, “ringrazia” chi le ha promosse.

Poi in Veneto ci saranno le mitiche “infrastrutture”,  verso le quali sarà dirottato parte di quel miliardo stanziato dal “governo ladrone” (e consociato)  e una cifra analoga  che in futuro spenderanno i nostri figli  per fronteggiare nuove e vecchie ferite all’equilibrio idrogeologico, già compromesso anche senza la  concretizzazione suicida dello spirito olimpico nel posto sbagliato.

L’unica cosa che doveva essere fatta da chi vuole bene alla montagna e per tutto quello che la montagna riserva ecologicamente anche a chi non ci vive, oltre a non candidare le Dolomiti a ospitare “eventi insostenibili”, era il ripristino della ferrovia delle Dolomiti e la possibile,  concreta e resiliente immaginazione di un nuovo uso della risorsa montagna.

Povero Veneto, in mano ai predoni da “cantiere permanente”.

bosco sotto la neve

UCCIDE LA MONTAGNA E IL SUO FUTURO CHI LA TRASFORMA IN UN PARCO DIVERTIMENTI.

Tra Siror e San Martino di Castrozza hanno costruito un percorso ciclabile che attraversa il bosco. Il tracciato utilizza in prevalenza  preesistenti strade forestali  che con le “semplificazioni” post-COVID si saranno probabilmente potute ricongiungere, violando la norma che vietava,  a tutela della integrità del bosco e della fauna selvatica, il loro ricongiungimento.

Ma per un breve tratto hanno fatto di peggio: hanno “cementificato” un tratto di sentiero.

Quel percorso l’ho fatto molti anni fa, camminando:  il modo migliore per essere ospiti della montagna. L’ansia da “ripartenza” post COVID sta accentuando il processo, in corso da decenni, della trasformazione della montagna in “parco divertimenti”.

Mi chiedo se è stata fatta una V.I.I.A. Valutazione “Indipendente” di Impatto Ambientale e se l’uso di “cemento ecologico” (per la cui produzione comunque si emette CO2) basti ad appiccicare a questa “aggressione al bosco”  a “mano cementificatoria” il marchio della “sostenibilità”.

Sembra che sulla destra orografica del torrente Cismon vogliano asfaltare le strade forestali che a mezza costa attraversano l’habitat del “gallo cedrone” e che portano dal Primiero a San Martino di Castrozza. Povero Primiero, povera montagna, povero bosco e la sua fauna.

È l’ennesimo episodio di “intolleranza” verso il buon senso, prima ancora che verso qualsiasi “discorso ecologico”. La montagna negli ultimi decenni è come una miniera da sfruttare, anche se, prima o poi, la “vena danarosa” si esaurirà perché le infrastrutture e le cementificazioni, pensate per agevolare la fruizione turistico-commerciale, comprometteranno irrimediabilmente l’oggetto della stessa fruizione turistica. È un massacro lento e costante che l’ansia post-COVID sta accelerando.

È un massacro portato  avanti, all’unanimità, dal Partito Trasversale del Cemento che fa fronte alla necessità di arginare lo spopolamento della montagna applicando ricette che la assassinano definitivamente, irreversibilmente, irresponsabilmente. Il dibattito sull’apertura degli impianti sciistici è surreale, sia per l’emergenza pandemica  che stiamo vivendo, sia per l’assenza di visione di quello che ha subito la montagna negli ultimi decenni, in termini di cementificazione, di impiantistica, di antropizzazione, di urbanizzazione: tutti fenomeni che stanno comportando perdita di habitat per la flora, per la fauna, dissesti franosi e conseguente cantierizzazione diffusa. Una trasformazione della montagna in “parco divertimenti”, stile località balneare, che viene presentata come l’unica via di salvezza per gli abitanti della montagna.

E, in più, ci sono gli effetti dei “cambiamenti climatici” e di “Vaia” che ci imporrebbero di fermare il massacro della montagna e non di accelerarlo.

Il governatore del Veneto ha definito “irrinunciabili”, sia i passaggi delle grandi navi sul Canale della Giudecca, sia il traffico automobilistico lungo i passi dolomitici e a ridosso delle cime dolomitiche Patrimonio dell’Umanità. Il governatore del Veneto stanzia centinaia di milioni per un grande carosello che colleghi più comprensori sciistici, per il collegamento Padola-Passo Monte Croce, per nuovi impianti sul Nevegal e riceve un ringraziamento pubblicitario ed elettorale per la devastazione “OLIMPICA” delle Tofane e dei boschi e dei prati sopra Cortina, del tutto incapace di cogliere gli avvertimenti della natura e di una lungimirante  visione sul futuro della montagna nel tempo dei cambiamenti climatici.

Questa depauperazione della “risorsa montagna”, oltre ad esporre territori e popolazione alpina  ad eventi meteorologici estremi, compromette l’attrattività di una montagna artificializzata verso coloro  che amano la montagna e vengono privati del diritto ad un rapporto sano e naturale con la montagna.

La montagna  così trasformata in un affollato parco divertimenti rende impraticabile una strada alternativa, anche economica, realmente sostenibile. Una strada alternativa per resistere allo spopolamento e alla perdita di biodiversità della montagna  è praticabile se cessiamo di ferirla con cieche pretese di natura commerciale di brevissimo respiro. Un’economia della montagna è possibile.

Agricoltura e zootecnia  di montagna e relative attività di trasformazione e commercializzazione agro-alimentare, la selvicoltura (non quella prevista dal Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali che vede i boschi “solo” nella loro funzione produttiva di biomasse), l’artigianato e la filiera del legno, il telelavoro, il turismo sanitario e salutistico, il turismo verde, sono solo alcune delle attività che possono garantire uno sviluppo economico, senza iperbole, ma costante nel tempo, sostenibile appunto. Infine, riprendendo la surreale disputa sull’apertura degli impianti di discesa, credo che sulla neve si possano fare, in un futuro senza Covid, molte attività oltre allo sci da discesa:  dalle passeggiate alle ciaspolate, dalle discese  in slittino allo sci da fondo, dallo sci-alpinismo all’escursionismo in generale.

Credo che la neve artificiale abbia un prezzo ambientale ed economico che fa andare in “perdita” sia “l’ecosistema naturale” dei versanti alpini su cui viene sparata, sia gli enti che gestiscono gli impianti e i cui debiti, per gli altissimi costi di gestione, vengono sistematicamente ripianati dai soldi dei contribuenti.

Credo che già oggi ci sia una enorme offerta di impianti e di piste che hanno trasformato la montagna in un parco divertimenti e che creare nuovi collegamenti, nuovi caroselli e nuovi eventi “panem et circenses”, oltre a quelli che già ci sono, sia demenziale, specie senza prima aver portato via i rottami di centinaia di impianti dismessi.

Dante Schiavon, socio GrIG Veneto

(foto 3nter.com, D.S., S.L., archivio GrIG)

  1. dante schiavon
    febbraio 15, 2021 alle 11:18 am

    Grazie, per aver ospitato il mio pensiero.

    Dante

    P.s. E per quei video che cercherò di diffondere come una testimonianza storica della arretratezza culturale (e vorrei dire “morale”) della nostra classe politica.

    Il giorno lun 15 feb 2021 alle 01:05 Gruppo d’Intervento Giuridico odv ha scritto:

    > gruppodinterventogiuridicoweb posted: ” Alpi venete, lavori per la > realizzazione di una pista da sci Luca Zaia è stato nel 2020 riconfermato > con voto plebiscitario Presidente della Regione Veneto (il 76,8% dei voti > validi), anzi Doge a vita per mancanza di avversari&nbsp” >

  2. sardo
    febbraio 15, 2021 alle 5:36 PM

    Caro Dante non è nulla in confronto a quel che stanno combinando da noi per l’installazione di nuove centrali eoliche nelle terre alte (vedasi nel Gerrei ed in Ogliastra) con relativo insostenibile consumo di suolo e di interi versanti per la posa di torri eoliche alte anche 140 metri, relative condotte elettriche, con costruzione e allargamento di strade e piste e relativi collegamenti, il cui solo risultato, visto che tuttora l’energia prodotta da fonte eolica (non immagazzinabile ricordiamocelo) eccede le necessità energetiche della Sardegna, è la compressione e compromissione di interi habitat di flora e fauna selvatica, nonchè ulteriore grave dissesto idrogeologico. E già esempi di “ipocrisia” in aree montane candidate al dissesto dagli stessi che puntano su quest’energia che chiamano “pulita”.
    E si, ipocrisia insostenibile.

  1. febbraio 15, 2021 alle 2:09 PM

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