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Che cos’aspetta il Ministro dell’Ambiente Costa a intervenire per salvare gli Orsi rinchiusi nel recinto-lager in Trentino?


Orso bruno (Ursus arctos)

Dal rapporto del nucleo Carabinieri C.I.T.E.S. inviato dal Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa per verificare la situazione degli Orsi rinchiusi nel recinto-lager di Casteller emerge che “M49 ha smesso di alimentarsi e si scarica contro la saracinesca della sua tana; M57 ripete costantemente dei movimenti in maniera ritmata causandosi lesioni cutanee all’avambraccio sinistro e DJ3 si nasconde e non entra nella tana per alimentarsi” e che “… Sia M49 che M57 saranno costretti per circa quattro mesi ad una detenzione in spazi per nulla ampi e privi di stimoli ambientali”.

Il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa, sempre sulla sua pagina Facebook (1 ottobre 2020), afferma, inoltre, che è “in corso una delicata fase investigativa coperta dal riserbo previsto dal codice di procedura penale” e chiede “che il presidente della provincia di Trento, responsabile della scelta di catturare questi orsi, corra ai ripari. Devono essere portati in quota, liberati e monitorati con un radiocollare adeguato. Tra poco andranno in letargo, hanno il diritto a vivere in montagna, nel loro habitat, dove possono essere seguiti e geolocalizzati in ogni momento”.

Tutto bello e tutto politicamente corretto, ma l’ordinamento attribuisce al Ministro dell’Ambiente la competenza specifica per l’adozione, previa diffida a provvedere, di un’ordinanza cautelare contenente le misure di salvaguardia provvisorie per gli Orsi attualmente reclusi, proprio a causa della “mancata attuazione o … inosservanza da parte delle regioni, delle province o dei comuni, delle disposizioni di legge relative alla tutela dell’ambiente e qualora possa derivarne un grave danno ecologico” (art. 8, comma 3°, della legge n. 349/1986).

Trento, loc. Cassteller, Centro Vivaistico Forestale, recinto per i c.d. Orsi problematici

Siamo al conclamato recinto-lager per gli Orsi nel civilissimo Trentino, che cosa si aspetta per provvedere?

Come noto, a decorrere dal 1999, promotori la Provincia autonoma di Trento, il parco naturale provinciale “Adamello-Brenta” e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S., oggi  Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale  – I.S.P.R.A.), ha avuto attuazione il progetto LIFE Ursus, finanziato con fondi comunitari e finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di Orsi nelle Alpi centrali avente una popolazione di 40-60 individui adulti nel medio-lungo periodo, mediante la reintroduzione di dieci esemplari provenienti dalla Slovenia, reintroduzione effettuata nel periodo 1999-2002.

Era, infatti, rimasto un residuo nucleo di Orsi limitato a 6-8 esemplari, destinato all’estinzione.

L’Orso bruno (Ursus arctos) è specie particolarmente protetta(art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i.,), nonché ricadente nella necessità di protezione rigorosa(allegato IV della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora): in proposito, è vietata qualsiasi forma di cattura o uccisione o disturbo (art. 8 del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.).

Il progetto Life Ursus ha certamente avuto successo, ma – a differenza da quanto accade generalmente nell’areale dell’Orso bruno marsicano (Ursus artcos marsicanus) fra Abruzzo, Lazio e Molise – i rapporti con la Provincia autonoma di Trento e con una parte dei residenti non sono dei migliori, nonostante l’enorme e innegabile contributo di immagine che l’Orso apporta al turismo locale, ben superiori agli 83 mila euro risarciti dalla Provincia autonoma di Trento nel 2017 (ultimi dati reperiti) per i 144 episodi di predazione da parte dell’Orso ai danni degli allevatori locali.

Attualmente la consistenza complessiva della popolazione di Ursus arctos è stimata in 82-93 esemplari, di cui 16-21 cuccioli (P.A.T., Rapporto Grandi Carnivori, 2019).

Nonostante siano ben noti i casi mal gestiti delle uccisioni degli Orsi Daniza (2014) e K12 (2017), nonché dei diversi altri esemplari deceduti per varie cause, non ultime quelle antropiche, negli ultimi vent’anni, è stata approvata la legge provinciale Trento n. 9 dell’11 luglio 2018 con cui è stata introdotta la possibilità di cattura e di uccisione dei c.d. Orsi problematici.

L’obiettivo esplicitato dell’assurda legge provinciale “al fine di conservare il sistema alpicolturale del territorio montano provinciale” potrebbe esser ottenuto, per esempio, con la lotta al devastante inquinamento da pesticidi, che rende il Trentino “il secondo territorio nazionale dove si trova la maggior quantità di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata”, secondo il recente Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018  dell’ I.S.P.R.A. 

Un’agricoltura avvelenata danni alla salute, quindi, ma non certo per colpa degli Orsi (e dei Lupi).

Lago di Prà da Stua (Avio, TN), Orso bruno (Ursus arctos)

Tuttavia, la  sentenza Corte cost. n. 215/2019 ha dichiarato infondata la questione di legittimità sollevata dal ricorso governativo per conflitto di attribuzioni e, purtroppo, ha aperto la strada a una serie di ordinanze presidenziali per la cattura (se non l’uccisione) di vari Orsi, spesso per ragioni meramente populiste, talvolta fermati in sede giurisdizionale dai ricorsi ambientalisti.

Per giunta, la Provincia autonoma di Trento, di fatto, ha creato un recinto-lager per Orsi: presso il Centro Vivaistico Forestale di Casteller (Trento), di proprietà della Provincia autonoma di Trento e gestito dal suo Servizio Foreste e Fauna, è operativo un recinto (estensione circa un ettaro) per la custodia dei c.d. Orsi problematici catturati: esso attualmente dovrebbe contenere ben tre esemplari di Orso, di cui uno – il povero Orso M49, ormai conosciuto come Papillon, per le sue ripetute fughe verso la libertà – in una gabbia di pochi metri quadrati, dopo esser stato addirittura castrato chimicamente.

Difficilmente tale recinto o, peggio, la gabbia possono costituire condizioni di detenzione compatibili con la natura e il comportamento degli Orsi, abituati a percorrere anche decine di chilometri al giorno.

bosco sotto la neve

E’ il caso di vederci decisamente più chiaro: l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (16 settembre 2020) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti finalizzato ad appurare le reali condizioni di vita degli Orsi detenuti presso il piccolo e sovraffollato recinto del Casteller.

Sono stati coinvolti la Provincia autonoma di Trento, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, l’I.S.P.R.A., il Comando tutela dell’ambiente dei Carabinieri, informando per opportuna conoscenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento e la Commissione Europea.

Ora il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Sergio Costa rende noti parte degli accertamenti compiuti dal nucleo Carabinieri C.I.T.E.S., decisamente molto preoccupanti per la qualità della vita degli Orsi reclusi.

Che si aspetta per provvedere alla liberazione? Basta con il recinto-lager per gli Orsi del Trentino!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Bosco, radura

da Trento Today, 1 ottobre 2020

Orsi al Casteller, interviene il ministro: “Siano liberati in quota, non meritano questa non-vita”.

La notizia è rimbalzata sul web per una giornata, al termine della quale arriva il commento del Ministero dell’Ambiente: “C’è un’indagine penale, massimo riserbo, nel frattempo siano liberati”.

Casteller: orsi nei box e sedati per i lavori di ampliamento. Ecco la relazione dei carabinieri.

Orso bruno (Ursus arctos)

(foto A.N.S.A., S.L., S.D., archivio GrIG)

  1. Mara machtub
    ottobre 3, 2020 alle 4:43 pm

    Forza Ministro Costa: non ci deluda anche in questo frangente. Avevamo molta fiducia che con il suo arrivo al Ministrero la parola “Ambiente” avrebbe finalmente assunto significato pieno.
    E’ una vergogna nazionale tenere i poveri orsi in galera, non sono delinquenti, seguono solo la loro natura.

  2. capitonegatto
    ottobre 3, 2020 alle 6:22 pm

    Credo sia l’unico ministro che non si vede e sente !!
    M5S , avete un dicastero che sara’ super imortante per migliorare l’ambiente , utilizzando i soldi del recov. f. , ma se si resta nell’ombra vuol dire che non ci sono idee e voglia di fare.

  3. Mara machtub
    ottobre 3, 2020 alle 9:40 pm

    Caro Capitonegatto, io avevo pensato che restando lontano da microfoni e tv, il Ministro dimostrasse di essere persona seria e comunque di aver più tempo per lavorare….
    Mah, speriamo bene, diceva il tale toccandosi gli zebedei 🙂

  4. ottobre 4, 2020 alle 12:49 pm

    da Buongiorno SuedTirol, 3 ottobre 2020
    Che cos’aspetta il Ministro dell’Ambiente Costa a intervenire per salvare gli Orsi rinchiusi nel recinto-lager in Trentino? https://www.buongiornosuedtirol.it/2020/10/che-cosaspetta-il-ministro-dellambiente-costa-a-intervenire-per-salvare-gli-orsi-rinchiusi-nel-recinto-lager-in-trentino/

  5. M.A.
    ottobre 6, 2020 alle 9:46 am

    La prima volta che da ragazzino sentii parlare dei “biologi conservazionisti” erroneamente ebbi dei grandi pregiudizi per una certa affinità con l’animalismo. Sbagliai. Per giudicare bisogna conoscere e per conoscere bisogna studiare. I conservazionisti sono dei tecnici che applicano dei protocolli scientifici d’inventario e di valutazione, compresi elementi di misura della dinamica delle popolazioni, e oggi con lo sviluppo della biologia molecolare del loro stato genetico, al fine di una gestione restaurativa o conservativa di una determina specie (o degli habitat) con protocolli di gestione quali la reintroduzione, immissioni per il “rafforzamento della popolazione”, o il prelievo tramite piani di abbattimento al fine di garantire una stabilità biologica della specie. Caro Grig, è come quando si fa il vino. Il vino è come una specie animale, è un prodotto VIVO che nasce, cresce e, infine, muore. Questo ciclo “biologico” è largamente condizionato da diversi fattori che ne assicurano la più lunga e migliore vita possibile, ovviamente, in accordo al tipo di vino. La carenza di condizioni ottimali o la negligenza sulla “salute” del proprio vino, ne determinano non solo una condizione malata, ma anche la sua precoce morte. Le operazioni della colmatura e dei travasi, sono procedure fondamentali per la buona salute del vino, tuttavia insufficienti in assenza di buone condizioni di conservazione. Una delle preoccupazioni principali di chiunque produca vino è quella di prevenire lo sviluppo di difetti e malattie tali da compromettere la qualità del prodotto finale. Per ottenere questo risultato, è opportuno adottare specifiche misure e tecniche così da assicurare al vino la migliore stabilità biologica possibile. Le operazioni di colmature e di travasi sono considerate fondamentali per ottenere un vino sano, stabile, esente da difetti e fine: non a caso si dice che “i travasi sono il segreto fondamentale per ottenere vini perfetti.”
    La scelta dei contenitori utilizzati per la conservazione, il loro uso, la temperatura e l’umidità, sono fra i fattori principali che assicurano ottime condizioni di stabilità, dalla maturazione fino all’imbottigliamento.
    L’Orso in Trentino è il nostro vino, la bottiglia è la capacità portante. Il vino in questione è stato imbottigliato vent’anni fa con il progetto “Life Ursus”, ed era un vino ottimo all’epoca e maturando stava diventando ancor migliore. A distanza di tempo sono comparsi dei difetti, che furono messi in conto, anche quando è stato deciso di fare questo vino. Anno dopo anno, a causa dell’inbreeding si sta ammalando e presto o tardi tutto il contenuto della botte diventerà uno schifosissimo aceto e sarà perso, si estinguerà. Senza contare che utilizzando dei conservanti per garantire una lunga conservazione la popolazione sta diventando allergica. La provincia autonoma di Trento sta cercando di salvare il salvabile, spesso causando anche grossi pasticci dovuti in parte all’incompetenza politica, in parte alle pressioni delle associazioni animaliste e ambientaliste, e alle forti pressioni politiche del Ministero che sulla scia empatica dell’ “animalismo disneyano” che strappa consensi, tanti like e tanti voti ma sta causando gravi danni alla specie. I tecnici consigliano alla provincia autonoma un travaso e una colmatura come ti ho scritto in un altro post, meglio perdere e buttare qualche bicchiere per una colmatura di qualità piuttosto che perdere tutta la bottiglia. Ma la provincia ha le mani legate e tenta di travasare il contenuto guasto del vino all’interno di tanti bicchieri (recinti) disponendoli nel proprio tavolo (i boschi del territorio). Ma i bicchieri non sono la soluzione. Il vino, non può essere bevuto, e lasciati nei bicchieri muore, puzza, e causa danni.
    Voi e il Ministero state chiedendo alla provincia di rovesciare il vino guasto (orsi problematici catalogati dai protocolli dei tecnici) sopra il tavolo (i boschi). Ma così si rischia di sporcare e guastare tutto. (Gli orsi problematici, quelli con la fedina penale sporca, insegneranno alla propria prole in virtù della loro etologia, che è preferibile mangiare vicino alle case degli uomini perché si trovano rifiuti, arnie, animali a costo zero piuttosto che la dura vita isolata nei boschi d’alta quota). Per qualche bicchiere NON si può e NON si deve rovinare quanto di bello e buono è stato fatto finora!!!

    Buona giornata

    • ottobre 8, 2020 alle 11:21 am

      caro M.A., bisognerebbe semplicemente lasciare quanto più possibile campo libero alla Natura e gli equilibri ecologici si ricreerebbero in tempi brevi.
      L’Orso bruno sta rientrando in Italia dalla Slovenia, in Carnia ormai è una presenza stabile e nessuno fa tutte ‘ste storie. Dal Trentino gli esemplari in eventuale esubero “ecologico” potrebbero esser reintrodotti nel Cadore, con tutte le cautele necessarie. Sarebbe “abbreviato” nei tempi quanto accadrebbe naturalmente.
      Chi è più “problematico” fra l’Orsa che difende i suoi piccoli da quella che viene percepita una “intrusione” o due cacciatori (padre e figlio) che s’infrattano nel bosco prima della stagione venatoria per preparare la propria postazione di caccia? Se l’Orsa tira loro una manata, di chi è la colpa?
      Perchè l’Orso “crudele” si limita a osservare incuriosito bambino e padre senza aggredirli?
      Misteri della “problematicità” e del vino…

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 9, 2020 alle 10:45 am

        Magari Deliperi! Se l’orso riuscisse ad arrivare da solo dalla Slovenia si risolverebbero tanti problemi legati all’inbreeding che sta vivendo oggi la specie, una grave minaccia per la conservazione. Le informazioni che ci hanno fornito non sono queste. C’è stato un tentativo di qualche maschio in dispersione di spostarsi dalla Slovenia in Italia, ma niente di più. Da dov’è partito è tornato. Il problema della problematicità si potrebbe risolvere mettendo gli orsi in un camion trasferirli in Slovenia e sostituirli con altri individui. In Slovenia si gestiscono la problematicità a modo loro. La caccia all’orso è legale, ci fanno tanti soldi e ci sono anche tanti orsi. L’orso non è un animale cattivo, mai detto, anzi è un timidone, goloso ed opportunista. La maggior parte degli attacchi sono dovuti alla stupidità umana. Attacca uomini grandi e di grossa corporatura, a tu per tu, perchè impaurito. Attacca gli incauti che si accorgono della sua presenza e magari si avvicinano per farsi un selfie o scattargli una foto, ed attacca solo quando spaventato. Però che l’orso impari e sviluppi dei comportamenti non naturali come ad esempio avvicinarsi alle case per cercare cibo gratis, è un serio problema, in termini di pacifica convivenza, perchè perdendo parte della diffidenza che dovrebbe avere e te lo ritrovi coricato dietro il giardino di casa e in quel caso il rischio aumenta. Che io sappia anche in passato si è provato a catturare gli esemplari problematici e portarli in luoghi sperduti, ma il risultato non è arrivato. Ha un home range vastissimo, un’ottima memoria geografica ed olfattiva, pertanto è capace di percorrere centinaia e centinai di km per tornare laddove più gli conviene e poi insegna alla prole il suo bagaglio culturale. Se non si permettono gli abbattimenti, per motivi etici e culturali e ideologici, va bene, ma che vengano portati in Slovenia, dove li vorranno senza batter ciglio e scambiati con altri orsi- Così facendo si ottiene il duplice risultato di comunicare alla popolazione un’azione diretta e concreta sulla gestione del problema (eliminandolo fisicamente) e nel contempo s’ introducono altri esemplari non problematici per migliorare la qualità genetica della specie ed offrire all’orso una maggiore possibilità di sopravvivenza. Perchè non si può fare?

      • ottobre 9, 2020 alle 12:37 pm

        ..appunto, lo riconosci anche tu, non è l’Orso a esser “problematico” 😉

        Stefano Deliperi

  6. ottobre 7, 2020 alle 2:55 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2020
    Orsi in Trentino, dopo il rapporto sul Casteller la Procura indaga per maltrattamento animali. E Fugatti revoca le ordinanze di cattura.
    Il nuovo fascicolo – senza indagati – parte dalla relazione dei carabinieri del Cites sulle condizioni dei tre animali reclusi nel Centro faunistico del Casteller. Una spina nel fianco dell’amministrazione provinciale e del governatore leghista, che intanto firma la retromarcia: “Drastico calo delle situazioni potenzialmente pericolose”. Il commento dell’Enpa: “Mossa tattica per far decadere la nostra azione legale”. (Giuseppe Pietrobelli): https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/07/orsi-in-trentino-dopo-il-rapporto-sul-casteller-la-procura-indaga-per-maltrattamento-animali-e-fugatti-revoca-le-ordinanze-di-cattura/5957175/

    ________________

    6 ottobre 2020
    Orsi in Trentino, la Procura apre un’altra inchiesta dopo il rapporto sul Casteller: si indaga per maltrattamento di animali.
    Agli esposti degli animalisti si è ora aggiunta la relazione dei carabinieri del Cites sulle condizioni dei tre animali reclusi nel Centro faunistico del Casteller. Una spina nel fianco dell’amministrazione provinciale e del governatore leghista Maurizio Fugatti. (Giuseppe Pietrobelli): https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/07/orsi-in-trentino-la-procura-apre-unaltra-inchiesta-dopo-il-rapporto-sul-casteller-si-indaga-per-maltrattamento-di-animali/5957175/

  7. ottobre 7, 2020 alle 9:48 pm

    M.A.: Il tuo dotto paragone enologico l’hai redatto dopo aver attinto alla sacra fonte di Bacco? Perché paragonare il pur nobile vino (sempre sia lodato) ad un essere vivente e senziente…. la dice lunga sul grado di sensibilità concesso in dote a un cacciatore.

    • M.A.
      ottobre 7, 2020 alle 11:20 pm

      Ciao carissima, da quanto tempo. Niente Bacco. Vedi Mara, questi conservazionisti sono proprio una scocciatura oggigiorno. Si arrogano il diritto di fare “wild life management” e capire e studiare la dinamica di popolazione di varie specie. Se il conservazionismo ha una visione a largo spettro, superando l’individuo, l’animalismo al contrario si focalizza sull’individuo come animale, tralasciando l’insieme. Ecco perchè animalismo e conservazionismo sono due cose molto diverse. Uno è mosso dalla scienza, l’altro dall’empatia; uno dalla conoscenza, l’altro dal sentimento. I tecnici presentano delle soluzioni, alcune delle quali propongono anche come ultimo step l’eliminazione fisica di un certo numero di animali al fine di creare dei benefici a lungo termine alla specie. Gli animalisti si interrogano e ripudiano il fatto che l’uomo (tecnico o politico che sia) si arroghi il diritto di decidere quali tra questi animali hanno diritto di vivere e quali debbano morire, e su quali basi. In questo caso è semplice. Devono essere eliminati tutti quelli classificati come “problematici”, in altri casi è più complesso e si lascia alla casualità, in altri si stabiliscono piani di prelievo per sesso o classi di età etc. etc. Questo oggi sta accadendo per l’orso. Ma lascia terminare il monitoraggio del lupo in tutta Italia, e attendiamo l’esito delle analisi genetiche delle feci campionate nei transetti, per capire che cos’è rimasto del nostro lupo e per capire quali saranno le soluzioni adottate per la gestione di un ibrido di cane, figlio di un Dio minore, tutelato come cane da una legge d’affezione, ma anche e soprattutto dalla 157/92, perchè pur ibrido di seconda, terza o quarta generazione, considerato pur sempre fauna selvatica. Eppure è stato fatto un piano lupo con il ministro Galletti, ricordi?ma anche li è stato attaccato dalle solite associazioni sentimental-animaliste. Come mai? Che pasticcio colossale, e intanto stanno aumentando sempre di più. Più aumentano loro, più sparirà il Lupo. Viva l’ibrido o viva il Lupo?

  8. ottobre 8, 2020 alle 3:29 pm

    da La Repubblica, 6 ottobre 2020
    Trentino, il dietrofront di Fugatti: “Non si possono più catturare gli orsi”.
    Il presidente della provincia cede alle pressioni degli ambientalisti e revoca l’ordinanza. Le associazioni chiedono il sequestro del recinto di Casteller. L’Oipa: “Decisione di buon senso, ma le nostre battaglie legali proseguono”. (Cristina Nadotti): https://www.repubblica.it/cronaca/2020/10/06/news/trentino_revocata_l_ordinanza_di_cattura_degli_orsi-269639488/

  9. ottobre 12, 2020 alle 6:43 pm

    il Consiglio di Stato ricorda – visto che sussiste il bisogno – che non si deve andare a rompere i coglioni agli Orsi per poi accusarli d’essere “problematici”.

    N. 06002/2020 REG.PROV.CAU.
    N. 07812/2020 REG.RIC.

    R E P U B B L I C A I T A L I A N A

    Consiglio di Stato

    in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

    Il Presidente

    ha pronunciato il presente

    DECRETO

    sul ricorso numero di registro generale 7812 del 2020, proposto da
    Ente Nazionale Protezione Animali – E.N.P.A Onlus, Organizzazione
    Internazionale Protezione Animali – O.I.P.A., in persona dei rispettivi legali
    rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall’avvocato Valentina Stefutti,
    con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso
    il suo studio in Roma, viale Aurelio Saffi n. 20;
    contro

    Provincia Autonoma di Trento, non costituita in giudizio;

    nei confronti

    Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero
    dell’Interno, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Ministero
    della Salute, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, non costituiti
    in giudizio;
    per la riforma dell’ ordinanza cautelare del T.R.G.A. – della Provincia di Trento n.
    41/2020, resa tra le parti, concernente: “Intervento di monitoraggio e rimozione per
    captivazione permanente di un orso pericoloso per l’incolumità e la sicurezza
    pubblica”;

    Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
    Vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, ai sensi degli
    artt. 56, 62, co. 2 e 98, co. 2, cod. proc. amm.;
    Considerato, che ai presenti fini cautelari, rileva non soltanto l’emergere di profili
    che, pur nella fase di sommaria delibazione, fanno apparire elementi di “fumus boni
    juris” dell’appello, ma anche – e soprattutto – profili che rendano indispensabili la
    tutela cautelare monocratica nelle more della discussione collegiale;
    Ritenuto che ai suddetti fini, la articolata e motivata ordinanza appellata, che giunge
    a conclusioni opposte rispetto a tre precedenti decreti del Presidente del medesimo
    collegio giudicante, merita approfondita riflessione nella sede collegiale su alcuni
    profili che, già in punto di legittimità, potrebbero condurre ad una diversa
    conclusione;
    RITENUTO IN PREMESSA
    La controversia riguarda la captivazione permanente di un esemplare femmina di
    orso bruno delle alpi centro – orientali.
    Tale specie animale è considerata all’allegato IV (specie di interesse comunitario che
    richiedono una protezione rigorosa) della direttiva 92/43/CEE, e inserita all’art. 2,
    co. 1, L: n. 157/1992 (Legge quadro per la protezione della fauna selvatica) tra le
    specie “particolarmente protette”.
    La natura di specie particolarmente protetta che richiede “una protezione rigorosa”
    è ribadita, con norme di puntualizzazione e dettaglio, dal regolamento attuativo della
    citata direttiva UE, approvato con D.P.R. n. 357/1997, allegato b), e articoli 8 e 12
    per i profili che qui interessano;
    La competenza della Provincia autonoma di Trento, con propria legge provv. n. 9
    del 2018, in dichiarata attuazione dell’art. 16 Direttiva U.E. 92/43 (di cui il D.P.R.
    n. 357/1997 è a sua volta attuativo) ha disposto all’art. 1, co. 1, proprio per la specie
    “ursus arctos (e canis lupus)”, la possibilità che siano autorizzati “previo parere dell’ISPRA, il prelievo, la cattura o l’uccisione a condizione che non esista un’altra
    soluzione valida”;
    E’ quest’ultimo, nel quadro comunitario e nazionale sopra brevemente delineato, il
    parametro normativo rispetto al quale va verificata la legittimità dell’ordinanza
    presidenziale impugnata (che aveva a sua volta revocato un’ordinanza di
    abbattimento dell’orsa in questione, a seguito di immediata sospensione da parte del
    T.R.G.A. Trento) e la corretta interpretazione del sistema normativo operata
    dall’ordinanza collegiale appellata e sulle quali emergono profili da approfondire e
    di contraddittorietà da risolvere, cui la sede collegiale potrà provvedere;
    A) Le condizioni di pericolosità dell’orsa che hanno giustificato “per i motivi di
    sicurezza pubblica” (art. 1 co. 1 legge prov. citata) ” l’ordine di catturare l’orsa (e
    non i suoi tre cuccioli) e di custodirla definitivamente nel recinto di Casteller:
    A1) Episodio in localitò Torosi 22 giugno 2020:
    La relazione del servizio forestale Prov. Trento descrive un episodio di aggressione
    a due persone sul sentiero di Monte Peller, da parte di un orso non identificato.
    Si osserva che, già in data 24 giugno, il servizio provinciale di Trento disponeva, ai
    fini della identificazione e dell’abbattimento, azione indicata ai punti 1) 2) e 3) della
    stessa nota;
    A2) In data 2 luglio 2020 la Provincia identificava l’esemplare come l’orsa JJ4, senza
    essere in grado – come da propria relazione – di dire se l’orsa fosse o meno
    accompagnata da cuccioli.
    A3) Successivo episodio e successiva relazione (30 agosto 2020) di due forestali
    provinciali, in cui si descrive un “falso attacco” dell’orsa, ormai identificata con tre
    cuccioli.
    Emergono su quest’ultimo episodio i seguenti punti essenziali:
    A3a) i forestali si addentrano nella boscaglia “per verificare cosa stesse mangiando
    l’orsa”

    A3b) avvistata l’orsa nel bosco, il primo dei due forestali si dava “prontamente alla
    fuga”, come il secondo forestale che addirittura cadeva a terra, mentre l’orsa dopo
    breve inseguimento si bloccava e“fuggiva” (virgolettati dalla relazione)
    B) Dagli episodi richiamati emergono aspetti che sembrano non essere stati
    considerati dalla appellata ordinanza, quali ad esempio:
    B1) che il PACOBACE (Piano di azione per la conservazione dell’orso bruno delle
    Alpi centro orientali) vincolante per la Provincia e dalla stessa citato quale
    presupposto per l’azione, prescriva, per la captivazione permanente la soluzione
    (insieme all’abbattimento), del tutto residuale allorché una approfondita istruttoria
    abbia incluso ogni alternativa, laddove, al contrario, nella fattispecie:
    – la zona del primo attacco con feriti, relativa ad esemplare allora neppure
    identificato, si è verificato in area boschiva, a circa 1700 mt di altezza, dopo circa
    12-13 Km di salita dal paese di Cles (dati ricavati dalla stessa relazione 23 giugno
    2020 del servizio provinciale competente) il che palesemente contrasta – sulla base
    di una semplice e onesta ricostruzione orografica della zona con le indicazioni del
    luogo (da parte della Provincia) quali “in prossimità del Comune di Cles” e
    “accessibile liberamente al traffico automobilistico” (quota tra virgolette dalla
    relazione). Il che è confermato dalle vittime della aggressione, uno dei quali (sig.
    Massironi) inoltre ha affermato, a verbale della relazione della Provincia, di essersi
    scagliato contro l’orso, il quale a quel punto lo aveva attaccato e ferito, in una azione
    durata un tempo brevissimo;
    – la seconda relazione, questa volta effettuata allorché l’ordine di abbattimento era
    stato sostituito a quello di captivazione, desume la pericolosità tale da imporre la
    captivazione definitiva da azioni descritte dai due dipendenti forestali nel riferire sul
    “falso attacco”, che indicano negli stessi operatori, e per loro stessa dichiarazione, il
    compimento di azioni che rappresentano l’opposto di ciò che le stesse istruzioni
    della Provincia di Trento raccomandano alla generalità dei cittadini (e ovviamente

    anzitutto agli operatori forestali) e cioè: atti di disturbo (suono del clacson ) in
    particolare quando gli orsi si nutrono nel periodo anteriore al letargo; avvicinarsi nel
    bosco fitto a un’orsa con cuccioli (come detto, per verificare “cosa stesse
    mangiando”) mentre gli stessi mangiano; non correre o fuggire in presenza dell’orso,
    restare fermi o allontanarsi lentamente – come raccomandato in tutta la
    cartellonistica provinciale disseminata nella stessa Provincia delle aree frequentate
    da orsi.
    C) Il ruolo dell’I.S.P.R.A.
    Tutte le disposizioni in materia impongono alla Provincia di provvedere – e ciò vale
    anche per la ordinata captivazione permanente – previo parere dell’ISPRA.
    Detto parere, pacificamente, non è stato richiesto nell’immediatezza del primo
    incontro (giugno 2020), né dopo l’identificazione (2 luglio 2020) e neppure dopo
    l’adozione dell’ordinanza oggi impugnata (11 agosto 2020).
    Sembra, invero, che la motivazione della mancanza di previo parere, giustificata con
    l’assoluta urgenza, vista la estrema pericolosità dell’orsa, appaia contraddetta dal
    lungo periodo di tempo lasciato trascorrere e dalla mancata acquisizione dell’avviso
    obbligatorio ISPRA persino quando, modificando l’ordine di abbattimento
    nell’attuale ordine di captivazione, la stessa Provincia, a seguito di plurimi
    provvedimenti cautelari del TRGA, aveva dovuto diminuire l’intensità dell’azione
    disposta.
    Appare poi che l’ordinanza del TRGA omette la pur minima considerazione che sia
    l’ISPRA sia l’Istituto zooprofilattico del Lazio e Toscana (atti del 12 agosto e del 21
    luglio) – su assai meritevole richiesta del Ministro dell’ambiente – hanno
    conformemente valutato la “non problematicità” dell’orsa JJ4, con argomenti
    scientifici ampi e indipendenti – da ultimo il “falso attacco con forestale a terra ove
    l’orsa si ferma e torna indietro senza alcun contatto – certo ben più credibili, in questa sede sommaria, di relazioni predisposte da uffici e dipendenti dalla Provincia
    di Trento il cui Presidente ha adottato gli atti – .
    Si ritiene, in questa sede, che dette valutazioni scientifiche – illegittimamente omesse
    dalla Provincia ma lodevolmente acquisite dal Ministro competente – abbiano
    rilevanza, ancorché originate dall’ordine di abbattimento e non dell’attuale ordine di
    captivazione permanente, poiché riguardano esattamente lo stesso esemplare e
    hanno data successiva all’unico episodio di attacco, laddove spiegano bene proprio
    la non problematicità anche con il – successivo – falso attacco;
    Considerato perciò che si hanno forti dubbi sul rispetto delle citate norme europee,
    nazionali e provinciali, quanto al mancato ricorso – previa approfondita istruttoria,
    incluso il parere preventivo dell’ISPRA qui mancante,- alle disposizioni cogenti
    dell’art. 11 PACOBACE che pure la Provincia di Trento richiama nell’atto
    impugnato;
    D) Sulla gravità e irreparabilità del danno
    La ponderazione tra i contrapposti interessi, da condurre in concreto, deve essere
    condotta tra l’esigenza di sicurezza pubblica e prevenzione di attacchi pericolosi e
    reiterati e non altrimenti evitabili, da un lato, e l’esigenza di tutela della vita e del
    benessere di esemplari di specie protetta in modo speciale e rigoroso da disposizioni
    che nessun tentativo di azione provinciale ancorché autonoma potrà in alcun modo
    superare.
    D1) Il contesto attuale nel quale anche temporalmente si colloca la pronuncia
    cautelare è quello di una stagione che, con la conclusione dell’estate, da un lato
    drasticamente riduce la presenza umana nelle zone con presenza di orsi (e ciò
    ovviamente alla luce di ogni più semplice ricognizione dell’andamento turistico in
    Trentino), e dall’altro – proprio per gli orsi, coincide con la preparazione al letargo,
    che impegna i plantigradi – lungi da accrescere la (non provata nella fattispecie)
    pericolosità – nella rapida ingestione di grandi quantità di cibo appunto per i mesi di
    digiuno invernale;
    D2) Danno irreparabile all’esemplare JJ4
    L’esecuzione dell’ordinanza impugnata in primo grado comporterebbe la
    captivazione permanente, con effetto immediato, dell’orsa presso la località recintata
    Casteller.
    E’ sufficiente leggere la relazione 21 settembre 2020 (con gli allegati anche
    fotografici) n. 3449, del Raggruppamento carabinieri CITES, di sopralluogo presso
    il luogo di destituzione orsi “Casteller” per la quale questo Giudice rende merito
    all’iniziativa del Ministro dell’ambiente che l’ha ordinata – per osservare che la
    detenzione presso tale struttura non garantirebbe affatto le adeguate condizioni di
    benessere cui le norme, anzitutto quelle inderogabili e di valenza costituzionale della
    direttiva UE, subordinano la custodia di ciascun esemplare di questa specie, essendo
    ad oggi lontano nel tempo e non stimabile il momento – se mai vi sarà – in cui detta
    struttura sarà ritenuta “adeguata” da organismi indipendenti.
    D3) Danno irreparabile per i tre cuccioli dell’orsa JJ4
    L’ordinanza appellata accenna – citando documentazione scientifica – al non
    aggravamento del pericolo di morte dei cuccioli ove la sola madre fosse catturata.
    Rileva questo Giudice che le stesse linee guida della Provincia di Trento per la
    gestione dei cuccioli di orso orfani – al di là di superficiali richiami a orsi russi o svedesi, che appartengono a specie di orso diverso da quello delle Alpi centro-
    orientali – proprio per i cuccioli del Trentino, segnala come “normale” l’allontanamento dalla madre a circa. 16-17 mesi di età, cioè appunto almeno dopo
    il primo letargo, che nel caso in esame inizierà tra poche settimane.
    Resta inspiegabile – dato anche il fatto che tre cuccioli non costituiscono esperienza
    media di filiazione così abbondante con un unico parto per una sola femmina che
    invece in questo caso li ha condotti tutti alla sopravvivenza – quale sia il dato scientifico su cui l’ordinanza appellata ha fondato, in poche righe, il proprio
    convincimento che tre cuccioli orfani potrebbero sopravvivere da soli ovvero con
    la madre secondo il medesimo grado di probabilità, salvo un rigo a pag. 2 delle “linee
    guida cuccioli” della Provincia di Trento, in cui si cita un ricercatore svedese che ha
    ovviamente lavorato su orsi scandinavi, e un ricercatore russo che nel 2005 si è
    riferito, ovviamente, a orsi russi, e cioè in situazioni e per specie di plantigradi non
    comparabili con la specie protetta “orso bruno delle alpi centro – orientali” come
    dovrebbe essere evidente anche alla luce della comune esperienza di chi per legge
    deve “proteggere” in modo speciale questa specie; e dove viceversa nessun
    riferimento scientifico è introdotto con riguardo alle probabilità di sopravvivenza di
    orsi orfani delle alpi centro-orientali, come sarebbe stato doveroso attendersi da una
    (guida) relativa ai cuccioli orfani di questa particolare specie di orsi.

    P.Q.M.

    Alla luce di quanto osservato, e salvo ulteriore approfondimento collegiale accoglie
    l’istanza e per l’effetto in riforma totale dell’ordinanza appellata sospende
    l’esecutorietà della ordinanza impugnata in primo grado, fino alla discussione
    collegiale cautelare, che fissa alla camera di consiglio del 19 novembre 2020
    Il presente decreto sarà eseguito dall’Amministrazione ed è depositato presso la
    Segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.
    Così deciso in Roma il giorno 12 ottobre 2020.

    Il Presidente
    Franco Frattini

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