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No al carbone, sì all’autoproduzione da fonte rinnovabile e alla riconversione del polo dell’alluminio primario in quello dell’alluminio riciclato.


Carbonia, miniera di Serbariu, anni ’50

Le associazioni ambientaliste, nel corso dei decenni, hanno espresso contrarietà e depositato osservazioni in vari procedimenti di V.i.a. in relazione a progetti di produzione di energia elettrica da fonte fossile, nonché in casi controversi di biomasse, termo-solare ed eolico. Le osservazioni partono sempre dal presupposto che le realizzazioni degli impianti devono avere una prospettiva di sostenibilità ambientale e paesaggistica che al contempo devono assicurare la tutela della salute e il benessere dei cittadini piuttosto che la remunerazione economica dei proponenti.

I dati diffusi dell’AIE (Agenzia internazionale dell’energia) sulla mortalità nel mondo dovuta all’inquinamento dell’aria da fonti energetiche a combustibili fossili parlano chiaro. I veri imputati sono carbone e petrolio e causano milioni di morti premature ogni anno. Ne consegue che le associazioni ambientaliste ed ISDE- Medici per l’Ambiente sostengono la chiusura delle centrali a carbone in funzione in Sardegna entro il 2025, in linea con altri Paesi europei, dicendo addio ad una fonte fossile causa in Italia di circa 8 morti a settimana e di una spesa sanitaria annua calcolata di 1,4 miliardi di euro. 

Portoscuso, zona industriale di Portovesme, centrale termoelettrica Enel

Le associazioni ambientaliste ed ISDE sostengono con forza l’assoluta necessità della chiusura delle centrali a carbone in funzione in Sardegna entro il 2025 in attuazione del decreto del ministero dell’Ambiente 430 del 22 novembre 2018 con l’obiettivo globale di uscire dall’era fossile, entro i prossimi 20 anni, per transitare verso un sistema mondiale di produzione di energia basato sulle rinnovabili. Questo risponde a quanto previsto dall’Accordo di Parigi sul Clima che punta a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi C. 

Le associazioni ambientaliste ed ISDE ricordano che, attualmente (dati piano energetico ambientale, (https://www.regione.sardegna.it/sardegnaenergia/pears/) in Sardegna abbiamo i seguenti dati relativi alle fonti di produzione energetica: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico. Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse. 

Altresì si rileva una limitata riduzione delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica solo con la sostituzione, in molte città, dell’illuminazione pubblica con lampade led ad efficienza energetica, ma non è riscontrabile una coerente politica di riduzione della produzione da fonte fossile conseguente alla stessa percentuale di produzione da F.E.R. (Fonte energetica rinnovabile). Si constata l’orientamento verso il metano (ritenuta fonte fossile di transizione) ma sono presenti eclatanti contraddizioni: si produce oltre il 46%di energia elettrica in più rispetto al fabbisogno (con i conseguenti costi ambientali e sanitari), ma cittadini eD imprese pagano oltre il 30% in più l’energia utilizzata rispetto ad altre regioni italiane. Risulta difficile credere che il metano possa consentire la riduzione della bolletta dei sardi e delle imprese, più verosimile potrebbe essere l’istituzione di una nuova servitù energetica per un ulteriore sovrapproduzione da esportare attraverso i cavi sottomarini.

simulazione posa gasdotto (Studio Newton, Fano)

Le associazioni ambientaliste ed ISDE sottolineano che la politica ambientale dell’Europa e le stesse linee di indirizzo del Piano Energetico Regionale prevedono di contribuire all’obiettivo di “de-carbonizzare” l’economia riducendo entro il 2030 di almeno il 40% le emissioni di gas a effetto serra rispetto ai valori registrati nel 1990. 

Le associazioni ambientaliste ed ISDE ribadiscono contrarietà all’utilizzo del carbone e delle altre fonti fossili ed esplicitano il proprio favore alla Fonti Energetiche Rinnovabili a condizione che esse si realizzino in aree e suoli industriali dismessi che devono essere, preliminarmente, bonificati non già con denaro pubblico, ma con quello di chi ha inquinato. Purtroppo assistiamo ancora oggi alla solita visione miope e dettata da compromessi che si rifiuta di prendere atto del fallimento del modello industriale legato alla produzione petrolchimica sarda e destinato a coprire una fascia sempre più esigua dell’economia isolana, a fronte dell’inarrestabile avanzare delle attività primarie e terziarie. Questa ostinata volontà di tenere in piedi un sistema produttivo industriale anacronistico, contrastante con i modelli virtuosi e sostenibili, oltre a scelte incoerenti porta al dispendio di risorse umane ed economiche che potrebbero essere meglio indirizzate verso il settore della conoscenza e dell’innovazione. Tali ambiziosi obbiettivi sono raggiungibili attraverso l’abbandono delle attuali metodologie di produzione energetica affidate ai grandi impianti utilizzatori di combustibili fossili.

pannello fotovoltaico

È arrivato il momento di abbandonare l’attuale sistema energetico piramidale per favorire la democrazia energetica attraverso smartgrid, efficientamento e risparmio energetico, autoproduzione con un ruolo da protagonisti per i piccoli e medi produttori-consumatori (i prosumers così come individuati nelle politiche economiche europee di settore). Favorire quindi la diffusione capillare della produzione da FER per decentrare e democratizzare il sistema di produzione garantendo un’equa distribuzione della ricchezza e nello stesso tempo combattere la speculazione energetica delle rinnovabili.

Le associazioni ambientaliste auspicano per la Sardegna l’autoproduzione da fonte rinnovabile dell’energia come accade già in alcuni comuni sardi (come recentemente documentato dalla trasmissione Rai Presa Diretta di Riccardo Iacona) e, in considerazione del fatto che il maggiore consumo energetico è di gran lunga quello industriale, la trasformazione del sistema economico attuale verso quello circolare anche con la riconversione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso (Alcoa – Eurallumina) in quello dell’alluminio riciclato notevolmente meno energivoro e inquinante.

Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

L’alluminio, infatti, è materiale completamente riciclabile e riutilizzabile all’infinito per la produzione di oggetti anche sempre differenti.                       L’Italia (insieme alla Germania) è oggi il terzo Paese al mondo per la produzione di alluminio riciclato, dopo gli Stati Uniti e il Giappone.

Attualmente ben il 90% dell’alluminio utilizzato in Italia (il 50% nel resto dell’Europa occidentale) è alluminio riciclato e ha le stesse proprietà e qualità dell’alluminio originario: viene impiegato nell’industria automobilistica, nell’edilizia, nei casalinghi e per nuovi imballaggi.

La raccolta differenziata, il riciclo e recupero dell’alluminio apportano numerosi benefici alla Collettività in termini economici perché il riciclo dell’alluminio è un’attività particolarmente importante per l’economia del nostro Paese, storicamente carente di materie prime, in termini energetici, perchè permette di risparmiare il 95% dell’energia necessaria a produrlo dalla materia prima[1], nonchè sotto il profilo ambientale in quanto abbatte drasticamente le emissioni inquinanti e necessità di molte meno risorse naturali.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme, cartelli bonifica bacino “fanghi rossi”

Nel 2016 in Italia sono state recuperate ben 48.700 tonnellate di alluminio, il 73,2% delle 66.500 tonnellate immesse nel mercato nello stesso anno: così sono state evitate emissioni inquinanti pari a 369 mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 159 mila tonnellate equivalenti petrolio (dati Consorzio Italiano Imballaggi Alluminio – CIAL, 2017).    

La totalità dellalluminio attualmente prodotto in Italia proviene dal riciclo.

I trend confermano l’Italia al primo posto in Europa con oltre 927 mila tonnellate di rottami riciclati (considerando non soltanto gli imballaggi). 

Oggi nel nostro Paese operano dodici fonderie che trattano rottami di alluminio riciclato, con una capacità produttiva globale di circa 808 mila tonnellate di alluminio secondario (2015), un fatturato complessivo di oltre 1,87 miliardi di euro e circa 1.600 lavoratori occupati nel settore.      

WWF                Italia Nostra             Gruppo Intervento Giuridico onlus

Ferderparchi            Codacons           Lipu ISDE- Medici per l’Ambiente


[1] la produzione di un kg. di alluminio di riciclo ha un fabbisogno energetico (0,7 kwh) che equivale solo al 5% di quello di un kg. di metallo prodotto a partire dal minerale (14 kwh).

Carbonia, miniera di Serbariu (anni ’50)

(simulazione Studio Newton – Fano, foto Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG)

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  1. G.maiuscolo
    febbraio 2, 2019 alle 9:06 am

    Serbariu…ricordi archeologici…

  2. G.maiuscolo
    febbraio 2, 2019 alle 9:32 am

    Gd’IG: ( …) “Si rileva una limitata riduzione delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica solo con la sostituzione, in molte città, dell’illuminazione pubblica con lampade led ” .
    Io Maiuscolo: nel mio territorio, un piccolo passo è stato fatto; l’illuminazione pubblica è stata sostituita con lampade led. 🙂
    Gd’IG: (…) “L’ ostinata volontà di tenere in piedi un sistema produttivo industriale anacronistico, contrastante con i modelli virtuosi e sostenibili, oltre a scelte incoerenti porta al dispendio di risorse umane ed economiche che potrebbero essere meglio indirizzate verso il settore della conoscenza e dell’innovazione.
    G. maiuscolo: nel mio territorio, molti cittadini, non tantissimi, stanno incominciando ad installare pannelli fotovoltaici.
    Gd’IG: (…)”La raccolta differenziata, il riciclo e recupero dell’alluminio apportano numerosi benefici alla Collettività in termini economici perché il riciclo dell’alluminio è un’attività particolarmente importante per l’economia del nostro Paese, storicamente carente di materie prime, in termini energetici.
    G.maiuscolo: sono assolutamente d’accordo, perché il recupero dell’alluminio riciclato consentirà l’utilizzazione di risorse umane ed il …recupero di posti di lavoro ( speriamo); nel mio territorio abbiamo una raccolta differenziata che è un fiore all’occhiello per i cittadini e… l’ambiente circostante è pulito, un amore. Quel che si chiede è il rispetto da parte di tutti per il nostro territorio; non permetteremo ad alcuno di rovinarlo.

    Bravi, non fermatevi e scusate per lo spazio utilizzato; anche qui bisogna fare economia dello spazio…ahahaha.
    Piccoli passi, direte voi, ma con i piccoli passi…
    G.maiuscolo

  3. febbraio 6, 2019 alle 10:16 pm

    la “grande sensibilità ambientale” di questa Amministrazione regionale non si smentisce.

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
    Energia, centrali a carbone. La Regione impugna davanti al Tar il decreto su chiusura impianti entro il 2025.
    Lo ha deciso la Giunta approvando una delibera in tal senso. (https://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=342)

    Cagliari, 6 febbraio 2019 – La Regione Autonoma della Sardegna ha impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale il decreto del Direttore Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente con il quale si dà immediata attuazione allo scenario di “phase out completo” dall’impiego del carbone per la produzione di energia termoelettrica entro il 31 dicembre 2025. Lo ha deciso la Giunta approvando una delibera in tal senso.

    ____________________________________

    A.N.S.A., 6 febbraio 2019
    Sardegna contro stop centrali a carbone. “Phase out completo al 2025 lascia Isola senza alternative”: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/02/06/sardegna-contro-stop-centrali-a-carbone_9bbf8866-527a-4fb4-b968-afc0859c2c02.html

  4. aprile 15, 2019 alle 2:44 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 aprile 2019
    Cisl, nel 2025 la Sardegna rischia di restare al buio.
    La chiusura delle centrali a carbone senza un’alternativa energetica per l’isola può significare il tracollo: http://www.lanuovasardegna.it/regione/2019/04/14/news/cisl-nel-2025-la-sardegna-rischia-di-restare-al-buio-1.17800929

  5. aprile 16, 2019 alle 5:52 pm

    da Sardinia Post, 16 aprile 2019
    Stop centrali a carbone, vertice a Roma. Cgil: “Stabilità rete elettrica a rischio”: https://www.sardiniapost.it/economia/stop-centrali-a-carbone-vertice-a-roma-cgil-stabilita-rete-elettrica-a-rischio/

  6. aprile 23, 2019 alle 10:56 am

    da Sardinia Post, 23 aprile 2019
    Il Sulcis (ri)vuole l’alluminio perduto: duemila lavoratori in attesa del rilancio. (Davide Madeddu): https://www.sardiniapost.it/economia/il-sulcis-rivuole-lalluminio-perduto-duemila-lavoratori-in-attesa-del-rilancio/

  7. maggio 14, 2019 alle 2:48 pm

    ..ma non s’impara nulla…

    A.N.S.A., 13 maggio 2019
    Rifiuti, l’Italia ricicla l’80,2% dell’alluminio.
    I dati presentati dal Consorzio Cial: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2019/05/13/rifiuti-litalia-ricicla-l802-dellalluminio_c0ffe03a-fdbf-4bd4-b46a-b3030e482721.html

  8. maggio 22, 2019 alle 2:48 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2019
    Carbone, Enel al governo: “Passiamo a gas 4 centrali nel 2025, ma iter sia veloce”. Solo per costruire impianti servono 4 anni.
    Il direttore e presidente mette in guardia l’esecutivo in vista dello stop al carbone: “Pianificazione dell’attività garantita solo avviando ora l’iter per le autorizzazioni. Difficile presentare i piani di dismissione prima che siano note le modalità attuative del piano”. Il sottosegretario Crippa a Ilfatto.it: “Tavolo aperto, stiamo definendo una road map”. Diventerebbero a gas le centrali di Brindisi, Civitavecchia, Fusina e La Spezia. Il sindaco della città pugliese: “Spero che tutti gli attori in campo non mettano in atto una manfrina”. Critici gli ambientalisti: “Questo non è un passaggio alle fonti rinnovabili, ma da una fonte fossile all’altra, il gas, comunque inquinante”. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/18/carbone-enel-al-governo-passiamo-a-gas-4-centrali-nel-2025-ma-iter-sia-veloce-solo-per-costruire-impianti-servono-4-anni/5184997/

  9. giugno 11, 2019 alle 8:58 pm

    il grande “affare” del carbone in Sardegna.

    da La Nuova Sardegna, 8 giugno 2019
    Carbosulcis e il buco da 43 milioni: due gli assolti, dieci le prescrizioni.
    Il processo si è chiuso così dopo anni di indagini e un lavoro istruttorio faticosissimo condotto dal pm: http://www.lanuovasardegna.it/regione/2019/06/08/news/carbosulcis-e-il-buco-da-43-milioni-due-gli-assolti-dieci-le-prescrizioni-1.17833546

  1. febbraio 2, 2019 alle 11:51 am

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