Basta con le favole sul Lupo!


Lupo europeo (Canis lupus lupus)

Il prof. Luigi Boitani, docente ordinario di Zoologia presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, è molto probabilmente il maggiore lupologo italiano.

Ci spiega qualche cosina molto interessante sul Lupo (Canis lupus), sul suo ritorno in tante parti d’Italia, sulle criticità e sulle soluzioni ai vari problemi di convivenza con i bipedi umani.

Sono tante le autentiche balle diffuse sul povero predatore, mentre Lupi e Uomini possono convivere sulla stessa Terra.

Senza fucili e piombo, non ce n’è bisogno.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

branco di Lupo europeo (Canis lupus lupus)

da La Stampa, 22 novembre 2017

Almeno tre cose che non sapete sul lupo. Lo zoologo Boitani smonta i luoghi comuni. (Francesco Grignetti)

Professor Luigi Boitani, lei è il massimo esperto di lupi in Italia. Cominciamo a demolire qualche balla?  

«La più estesa e persistente, assolutamente falsa, è la storia che il lupo sia stato reintrodotto dall’uomo. La sento ripetere da anni, dalla Calabria alle Alpi. Non è vero. Mai successo in Italia, e mai in Europa. Il lupo, se ci sono le condizioni, si riproduce e i giovani poi viaggiano, trotterellando come un cane anche su lunghe distanze. Abbiamo molti dati che lo confermano. Un lupo della popolazione alpina è andato a morire vicino Bonn, in Germania. Una coppia di lupi italiani si è installata nei Pirenei, dietro Barcellona; i due hanno attraversato tutta la Francia meridionale chissà come, attraversando strade e ferrovie. Un altro lupo è partito da Parma, dove gli era stato messo un radio collare, ha fatto 1300 chilometri, è arrivato a Nizza, quindi è tornato indietro ed è morto ucciso da altri lupi in Piemonte. Questo è un secondo luogo comune: che i lupi vivano solo sui monti. No, i lupi che seguiamo con i radio collari vengono regolarmente alle porte dei centri abitati, la notte si aggirano fuori Grosseto come a Sulmona o Avezzano. I lupi stanno spesso tra noi, ma ce ne accorgiamo solo quando nevica e vediamo le impronte».

Tarquinia, Lupo massacrato (24 gennaio 2014)

Si dice: è una razza misteriosa di cui voi scienziati non sapete niente.  

«Falso anche questo. Il lupo è una delle specie animali più studiate. Sappiamo che erano sull’orlo dell’estinzione e ora non più. A fine Anni Settanta sopravvivevano a malapena 100-200 lupi in tutto l’Appennino. Dopo anni di protezione legale, complici una serie di fattori tra cui lo spopolamento delle montagne, lo sviluppo dei boschi, la ricchissima disponibilità di prede, dato che l’Italia è strapiena di animali selvatici, siamo passati a una popolazione che stimiamo tra i 1000 e i 2000 esemplari. Sono diffusi su tutto l’Appennino e il pre-Appennino, in espansione anche sulle Alpi. Può sembrare una forchetta eccessiva della stima, ma così non è. I lupi non si contano come cioccolatini nella scatola. Per essere più precisi, dovremmo passare a metodi di studio che hanno costi astronomici e poco senso. Il punto è che la conservazione del lupo è stata una storia di successo; ora si tratta di gestire la fase della coesistenza».

È un altro luogo comune anche quello di chi si ostina a non voler vedere i numeri?

«Sì, è un po’ troppo facile arroccarsi su posizioni intransigenti quando si sta nel proprio salotto in città. Altro è convivere con i lupi, specie se si ha il bestiame. Io capisco il conflitto. Dico che va gestito in maniera razionale».

Ecco, il conflitto. Parliamone.  

«Paradossalmente, proprio ora che abbiamo vinto la sfida per la conservazione della specie, si apre la fase più difficile. Dobbiamo assolutamente proteggere una popolazione sana e vitale di lupi, ma dobbiamo anche porci il problema di come farla coesistere con 60 milioni di cristiani e con l’allevamento di ovini e bovini. Visto che la popolazione di lupi è in aumento, qualche domanda è d’obbligo: quanti ne vogliamo? Dove? Lasciamo fare solo alla natura o interveniamo?».

Domande scomode. Che peraltro suscitano risposte radicali di qua e di là.  

«Ci provo io, allora. Punto primo, non negoziabile: la specie è protetta, è un principio sia etico che legale. La stessa Direttiva europea Habitat fissa il principio che gli Stati devono garantire l’esistenza di popolazioni di lupi che siano sane e vitali. raggiunto quel traguardo, si può discutere di come meglio gestire il compromesso necessario alla coesistenza».

Apecchio, Lupo morto investito da auto (2 novembre 2013)

Intende gli abbattimenti controllati?  

«Intendo una strategia complessiva e condivisa per l’intero territorio nazionale che usi tutte le conoscenze e gli strumenti disponibili. La rimozione in deroga alla protezione è una opzione prevista dalla direttiva Habitat, ma non è certo una soluzione per gestire una popolazione di lupi. È attuabile con molte difficili condizioni e solo su singoli individui di lupo in rare situazioni di conflitto. Oggi in italia nessuna amministrazione pubblica sarebbe in grado di rispettare quelle condizioni. Intanto in Italia lasciamo fare ipocritamente ai bracconieri. Ma il bracconaggio non soltanto è un crimine, è anche un intervento tecnicamente inaccettabile. Il bracconiere uccide quando e dove può, spesso con i micidiali bocconi avvelenati, non sulla base di un progetto tecnico».

Quale dovrebbe essere, dunque, una strategia razionale di coesistenza con il lupo nel Terzo Millennio?

«Basandosi su tre pilastri: la prevenzione, il risarcimento del danno e anche, se ritenuta utile, l’eventuale rimozione di qualche esemplare eseguita in maniera chirurgica in ben definite condizioni. La prevenzione è lo strumento principe e, su questo, noi italiani siamo stati e siamo ancora maestri nel mondo. Il cane da pastore maremmano-abruzzese è una razza eccezionale, risalente a epoca pre-romana, perfetto per contrastare gli attacchi se gestito bene con la presenza del pastore. Si pensi che gli Stati Uniti, dove il problema principale degli allevamenti è rappresentato dal coyote e non dal lupo, hanno dapprima importato massicciamente i nostri cani maremmano-abruzzese e ora li allevano. Il risarcimento del danno è una seconda misura indispensabile per alleviare le tensioni sociali. Infine il prelievo: i “lupari” da noi ci sono sempre stati; in genere erano pastori che intervenivano quando i conflitti locali diventavano eccessivi».

Il problema della prevenzione è che si chiede agli allevatori un gravoso ritorno alle origini, non trova?

«Come dicevo prima, è facile dire loro che devono vivere giorno e notte con il bestiame mentre noi siamo al caldo in città. Nelle Alpi, dove l’ultimo lupo fu ucciso nel 1921, la zootecnia si è evoluta. Ed è considerato normale, nella bella stagione, il pascolo brado. È tanto se l’allevatore dà un’occhiata alle bestie una volta ogni 15 giorni. Ma è anche vero che tutto il comparto zootecnico italiano è in profonda sofferenza per motivi ben maggiori del lupo e sopravvive anche grazie al sostegno economico di tutta la società».

Lupo (Canis lupus)

Molte Regioni e parchi stanno aiutando i pastori a installare recinzioni adeguate. A Grosseto, chi lo ha fatto, almeno la notte ha risultati eccellenti.

«Sicuro. I recinti elettrici funzionano benissimo per aree piccole e comunque guardate da cani e dal pastore. Con i pastori sardi che hanno colonizzato la Toscana meridionale, c’è poi un problema culturale: non hanno la memoria ancestrale del lupo».

Quando lei insiste sulla necessità di salvaguardare una comunità sana e vitale allude al problema dell’ibridazione tra cane e lupo? Ovvero non soltanto quanti, ma anche quali lupi vogliamo proteggere?

«L’ibridazione è un problema drammatico, assolutamente sottovalutato. Anche la Commissione europea si è espressa sostenendo che gli ibridi vadano eliminati perché mettono in pericolo l’identità genetica della specie. Purtroppo in alcune aree appenniniche, sono ibridi anche il 30-40% degli esemplari ed è una realtà di non-ritorno. Ma è un’altra balla che gli ibridi siano più aggressivi del lupo, che attacchino di giorno e che siano più pericolosi per l’uomo. Se una lupa solitaria in calore incontra un cane maschio vagante, si accoppia. Abbiamo un filmato eccezionale, ripreso nel Vulture, in Basilicata, di una lupa in calore con un lupo e due cani al seguito. Ma qui dovremmo ora parlare di randagismo, ed è un altro problema immenso…».

 

 

Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

 

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  1. novembre 27, 2017 alle 9:05 am

    Come del resto su tutti gli argomenti riguardanti la natura lo scarso interesse delle masse fa si che l’ignoranza e il luogo comune passino per verità. Nel nostro paese non si insegna piu educazione civica perché a pochi interessa,figuriamoci educazione ambientale. Credo che veramente pochissima gente legga ormai un articolo fino in fondo,a meno che ovviamente non si tratti di gossip o cronaca nera.

  2. M.A.
    novembre 27, 2017 alle 10:07 am

    In un recente articolo lessi che il problema di convivenza tra il lupo e le attività agro-pastorali erano dovute a causa dei pastori sardi che si sono recati in continente e non hanno memoria ancestrale del lupo. Per tanto vivono la semplice predazione del lupo ai danni del bestiame come abigeato. Mah…..
    Il mio parere è questo: ungulati e lupi, prede e predatori, stanno vivendo oggi un momento storico assai favorevole, nonostante le devastazioni di tipo ambientale che abbiamo vissuto negli anni del progresso 70-80 e 90.
    La convivenza è possibile, ma le soluzioni sono di difficile applicazioni. Onde evitare rapporti conflittuali c’è chi si schiera a favore dei finanziamenti per la recinzione dei territori agricoli a prova di lupi e ungulati. Se tutti recintassero i terreni, e s’impedisse il libero passaggio, verrebbero spezzati i corridoi biologici, unica arma di sopravvivenza della specie per garantire un ricambio genetico e un aumento dei propri areali. Il lupo preda ciò per cui è stato programmato: ungulati. In realtà non è proprio così: il consumo energetico in corsa, inseguimenti e lotta per catturare un cervo o un cinghiale è nettamente maggiore rispetto al dispendio energetico utilizzato per catturare una vacca o due pecore, ancor meno problematica è la frequenza con cui questi animali si incontrano.
    Infine così come è avvenuto per i cinghiali, anche i lupi sono andati in contro ad ibridazione negli anni. La maggior parte degli avvistamenti, a quanto si dice, non sono lupi ma ibridi. Cani rinselvatichiti, più piccoli di taglia (motivo per cui preferiscono il bestiame agli ungulati) e più prolifici. La conservazione genetica del lupo è minata anche da questo fattore. Polizia provinciale e non cacciatori (in quanto non è una preda di interesse venatorio) dovrebbe intervenire per il controllo numerico di questi ibridi. (Ci può essere incongruenza con le leggi odierne nell’uccidere un cane ibrido rinselvatichito essendo il cane un animale d’affezione?)
    Lo Stato e le Istituzioni in generale, sono sempre state molto brave a parole, e per far sedare un po’ gli animi di chi pativa i danni del lupo in azienda: apriva i rubinetti riempendo le tasche e asciugando le lacrime. Sono sicuro che per tanti si sia trattata di speculazione lupo. I Finanziamenti sono stati la causa maggiore della difficile convivenza con il lupo. Finché ce n’è viva il re (o il lupo), quando non ci sono più viva Gesù. Ora che i soldi non ci sono più come prima e arrivano sempre meno e con il contagocce, i danni di quanto è avvenuto negli anni, li paga in maniera pesante chi ha subito veramente dei danni importanti alle aziende e al bestiame.
    La repressione per il bracconaggio, pur esistendo di fatto non esiste, dubito che si esponga il corpo del reato in bella vista per far compatire il gesto o lanciare un chiaro messaggio alle istituzioni per portare alla luce il problema e la disperazione di chi veramente è messo in ginocchio.
    Il Ministro Galletti, ci aveva provato, ma il Piano Lupo pare essere naufragato, ma in barba alle leggi, alle Direttive e al buon senso, come riporta quotidianamente la cronaca la selezione del lupo in Italia è già iniziata.

  3. raniero massoli novelli
    novembre 27, 2017 alle 2:52 pm

    Mi complimento con il “vecchio” amico Luigi Boitani per il suo scritto, come sempre dettagliato, lucido e consapevole. In pratica un breve manuale di gestione/conservazione
    che sarebbe molto utile riprodurre (debitamente autorizzati) e distribuire a pastori/agricoltori/ambientalisti/cacciatori.
    Sono anche pienamente d’accordo con M.A. per la cattiva politica precedente. Apposta per questo necessita il massimo della giusta informazione.

  4. M.A.
  5. dicembre 3, 2017 alle 11:25 am

    Concordo con alcuni punti, ho letto tutto l’articolo e i commenti e seguo l’argomento “lupi” fin da piccolo;
    – vero, non si educa più nessuno.. se ne vedono i risultati
    – i controlli devono esser a cura della CfS ora CC, i vigili provinciali sono estinti, i selecontrollori presi tra cacciatori (anche bracconieri a volte, chi lo sa?) non sono certo affidabili
    – ottimi i recinti e i cani abruzzesi (anche se di carattere difficile, a volte) e NON succederà mai che “tutti recintano i terreni”=spezzati i corridoi biologici; chi ha questa paura non conosce la burocrazia e i costi (per pochi) da sostenere.
    – non c’è incongruenza con le leggi odierne, nell’uccidere un cane ibrido rinselvatichito , essendo il cane un animale d’affezione SOLO nel momento che è adottato e dentro una proprietà privata (e controllato come “non puro” dal veterinario)
    Il parere è anche in qualità di Guardia Zoofila Volontaria, 20 anni nella difesa ambiente e non solo.. Grazie a tutti quelli che si interessano al caso e al Grig, naturalmente.

  6. dicembre 17, 2017 alle 6:39 pm

    come volevasi dimostrare.

    da La Stampa, 17 dicembre 2017
    Lupi vicino a case e scuola, Trentino al ministero: “Chiediamo di usare proiettili di gomma”: http://www.lastampa.it/2017/12/17/societa/lazampa/animali/lupi-vicino-a-case-e-scuola-trentino-al-ministero-chiediamo-di-usare-proiettili-di-gomma-iRMSiGMvRLaeyRSRWjeWeP/pagina.html

    ————–

    Un lupo tra le case di Entracque, la foto realizzata da un maestro sci diventa virale sul web: http://www.lastampa.it/2017/12/14/societa/lazampa/animali/un-lupo-tra-le-case-di-entracque-la-foto-realizzata-da-un-maestro-sci-diventa-virale-sul-web-F1fNzdHjgEROgj6UvcjvhP/pagina.html

  7. dicembre 18, 2017 alle 2:46 pm

    quanti e dove sono i Lupi in Italia?

    da La Stampa, 17 dicembre 2017
    Dove ci sono più lupi in Italia? (Paolo Magliocco): http://www.lastampa.it/2017/12/18/societa/dove-ci-sono-pi-lupi-in-italia-Mas3lXkMFqepWksnZlJQRN/pagina.html

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