Il Parlamento vuol mettere la museruola alle ruspe della legalità.


Maracalagonis, Baccu Mandara, cartello sequestro preventivo

La Camera dei Deputati – con il voto favorevole di Partito Democratico, Forza Italia e Movimento 5 Stelle – ha approvato con modificazioni il disegno di legge n. 580-B (“Disposizioni in materia di criteri per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi”).   Ora ritornerà al Senato della Repubblica per l’eventuale approvazione definitiva.

Si tratta di un pericoloso tentativo di bloccare, di fatto, le demolizioni degli abusi edilizi e il conseguente ripristino ambientale (es. artt. 181, comma 2°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. e 31 L e 44 L del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.).

Infatti, l’art. 1 del disegno di legge introduce un vero e proprio elenco di priorità nell’esecuzione degli ordini di demolizione e di ripristino ambientale contenuti nelle sentenze penali passate in giudicato.

Ultimi dell’elenco “gli immobili non stabilmente abitati.  Quelli che, di fatto, non saranno mai demoliti.

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Non è necessario essere un genio del diritto per immaginare il nugolo di figli, nipoti, nonni e bisnonni, cugini e pronipoti che saranno collocati in questo e in quell’immobile abusivo, esercizi ricettivi compresi, per dar modo a schiere di avvocati di sollevare miriadi di incidenti di esecuzione (art. 665 e art. 666 cod. proc. pen.) per evitare la demolizione da parte della competente Procura della Repubblica (in genere i Comuni e le Regioni, competenti in via amministrativa, dormono sonni complici).

Un modo ottusamente bizantino e legittimo per evitare la legalità ambientale, il cui percorso è già reso accidentato dalla carenza di fondi.

Ne parla, da par suo, Gian Antonio Stella.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

scheda sull’abusivismo in Sardegna (aprile 2017)

 

 

 

da Il Corriere della Sera, 16 maggio 2017

Quel virus che può paralizzare la nuova legge anti abusi edilizi.

Il testo ha il via libera di Pd, Forza Italia e 5 Stelle. ma rischia di essere inutile. Arriva una banca dati degli abusi e vengono stanziati soldi per le demolizioni. (Gian Antonio Stella)

Nel complesso, capiamoci, il ddl 580-B («Disposizioni in materia di criteri per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi») uscito dalla Camera per tornare domani al Senato appare come una buona legge. Certo meglio dell’originale. Che aveva come primo firmatario il senatore Ciro Falanga, verdiniano, storico paladino elettorale degli abusivi e in particolare di quelli della «zona rossa» vesuviana. La più esposta al disastro in caso di eruzioni o terremoti. Aveva sollevato tanti dubbi e polemiche tra gli ambientalisti, quella legge («è un condono mascherato») da venire stravolta fino a spingere Falanga a sbottare: «Col (censura) che gli do la fiducia!». Dopo di che aveva consigliato in aula a Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, di non avventurarsi nelle terre napoletane. Per non correre «rischi fisici».

L’iter parlamentare

A farla corta, la nuova versione ora indigesta (pare) al suo firmatario, è riuscita a raccogliere in commissione un via libera generale, dal Partito democratico a Forza Italia fino al M5S. E dovrebbe andare in Aula, a Palazzo Madama, senza troppi problemi. Per carità, niente cori di giubilo: si può sempre fare di meglio. Ma molte cose sembrano star bene un po’ a tutti.

Strumenti più efficaci

«L’impegno nel contrasto all’abusivismo edilizio può contare con questa legge su strumenti e procedure più efficaci e rappresenta la migliore risposta a chi pensa ancora di poter sacrificare all’illegalità e agli interessi della criminalità organizzata», ha spiegato ad esempio Chiara Braga, responsabile Ambiente del Pd. «La cosa più importante è che finalmente arriva una banca dati degli abusi e vengono stanziati soldi per le demolizioni. Saranno pochi, ma verranno incrementati», conferma la grillina (autosospesa per le firme false a Palermo) Claudia Mannino: «C’è un disperato bisogno di questa legge per combattere l’illegalità, valorizzare i nostri paesaggi e tutelare i diritti dei cittadini onesti».

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Il «virus» e l’allarme

Tutto bene se non fosse per quel «virus» che secondo molti ambientalisti, dall’ex pretore e parlamentare europeo Giancarlo Amendola all’ex assessore della giunta Raggi Paolo Berdini, dal leader dei verdi Angelo Bonelli all’ex presidente della commissione ambiente Sauro Turroni (i primi a dare battaglia e i più bellicosi tanto che oggi vogliono costruire una casetta abusiva al Pantheon), rischia di appestare la nuova legge creando più danni di quanti tenti di risolvere. E con loro sono in allarme vari magistrati. Primi fra tutti quelli che si sono spesi di più, recentemente, sul fronte delle demolizioni.

Oltre 4,6 milioni di edifici abusivi

Un quadro d’insieme? Gli edifici parzialmente o totalmente abusivi in Italia tirati su dal 1948 a oggi sono oltre quattro milioni e 600 mila. E ci vivono circa sei milioni di persone. Quanto alle demolizioni, via via intralciate dai condoni del 1985, 1994 e 2003, sono state storicamente pochissime. Nei comuni capoluogo di provincia, dice un dossier di Legambiente, «dal 2000 al 2011, appena 4.956, ovvero il 10,6% delle 46.760 ordinanze emesse». E parliamo solo di quelle decise da una sentenza definitiva. Quelle che non lasciano scampo. Immaginatevi il resto… In regioni come la Sicilia, ha spiegato il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio in un’intervista ad Alfonso Bugea, «ogni giorno vengono accertati otto nuovi abusi edilizi, 240 in un mese». E parliamo di quelli accertati. Altro primato: le domande di sanatoria giacenti da anni nei Comuni hanno raggiunto quota 770 mila, tutte ancora da definire. «Un’altra vergogna tutta siciliana». Che alimenta nuovi abusi.

Il nuovo ddl

In questo quadro, dice chi paventa nuovi disastri, il virus è annidato soprattutto in due punti del nuovo ddl. Il primo, la somma stanziata per le demolizioni: 10 milioni l’anno. Pochissimi, spiega il neo Procuratore aggiunto di Catania Ignazio Fonzo, che ad Agrigento ha fatto abbattere decine e decine di case abusive: «Per le demolizioni nella sola Licata il commissario ne aveva stanziati 500.000». Pochissimi, conferma il sindaco di Licata Angelo Cambiano, che per aver mandato le ruspe a buttar giù 49 villini costruiti entro 150 metri dalla spiaggia è stato al centro di polemiche violentissime ed è finito sotto scorta dopo aver subito due incendi.

Eboli, pubblicità vendita appartamenti abusivi

Priorità

Ma c’è di peggio, secondo Turroni e Bonelli: «Il testo fissa delle priorità: prima vanno demoliti gli edifici non ancora terminati e non stabilmente abitati, sia che siano in zone tutelate, sia che costituiscano pericolo per la pubblica incolumità, sia perfino che siano di proprietà di esponenti della criminalità organizzata sottoposti al 416 bis. Ma se sono abitati stabilmente ecco che la demolizione passa in coda. Di fatto rinviata sine die». Fonzo conferma: «Dare delle priorità, in sé, va bene. Ne abbiamo date anche noi, ad Agrigento. Ma qui c’è, nascosto, un cavallo di Troia. Leggiamo: “la priorità è attribuita, di regola, agli immobili in corso di costruzione o comunque non ultimati alla data della sentenza di condanna di primo grado e agli immobili non stabilmente abitati”. Scommettiamo? Tutti troveranno un figlio o una zia che renda l’immobile da abbattere “stabilmente abitato”. Tutti».

Il rischio contenziosi

Il procuratore generale di Napoli Luigi Riello, a Francesco Grignetti, ha confidato di essere pessimista: «Se si irrigidiscono i criteri di priorità con una legge (oggi ci sono delle circolari interne alle singole Procure) si apre la via a un contenzioso enorme». Appellandosi alla legge, infatti, «gli avvocati faranno giustamente il loro dovere che è quello di tentare ogni strada per impedire la demolizione dell’immobile del proprio assistito. Si chiamano “incidenti di esecuzione”. Per banalizzare, ogni avvocato dirà: perché demolite casa al mio cliente e non a quell’altro? È stato verificato che l’ordine di priorità è stato rispettato? Sono stati controllati bene tutti i criteri? I quali criteri, mi si permetta di dirlo, mi sembrano evanescenti». Una situazione che, confidano al ministero dei Beni Culturali, «può portare a situazioni aberranti». Ma come gli è venuto in mente di prevedere «un ordine di priorità che deve privilegiare gli immobili non ancora completati rispetto a quelli finiti e magari occupati», a prescindere dallo scempio commesso in un’area ad alto rischio o di grandissimo pregio archeologico o paesaggistico?

 

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994). Ultima operazione di demolizione degli abusi edilizi effettuata dalla Regione autonoma della Sardegna

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. Junio Valerio
    maggio 19, 2017 alle 7:40 am

    I terreni sono in mano ai potenti della sardegna, a lor signori, a chi deve riciclare somme faraoniche illecite. Come pensiamo di farcela? la Sardegna dei muratori, dei terreni a uso civico occupati nell’indifferenza? Quali ruspe, Le villette al mare sono di chi dovrebbe dire” Tutto giu’ per terra”. Dove erano sciami di ” pubblici uffuciali” allo scempio? A fare multe con l’autovelox. Non si rischia nulla e tutti sono felici…

  2. Santucci F.
    maggio 19, 2017 alle 12:54 pm

    Al Senato il provvedimento c’è già andato ed è stato affrontato, modificato e votato. E il M5S ha votato contro. http://www.edilportale.com/news/2017/05/normativa/abusivismo-edilizio-approvato-al-senato-il-ddl-falanga_58098_15.html

  3. Porico
    maggio 20, 2017 alle 7:37 pm

    Normale. Un parlamento che continua a legiferare per proteggere il crimine, nel rispetto degli interessi di chi lo ha aletto.

  1. maggio 20, 2017 alle 3:47 pm

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