Home > "altri" animali, biodiversità, coste, difesa del territorio, grandi opere, Italia, mare, paesaggio, parchi naturali, salute pubblica, società, sostenibilità ambientale > No, senza se e senza ma, alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna!

No, senza se e senza ma, alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna!


Balena (da National Geographic)

Balena (da National Geographic)

anche su Il Manifesto Sardo (“No, senza se e senza ma, alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna!“), n. 220, 1 agosto 2016

 

Non c’è pace per il Mar di Sardegna e il Santuario dei Cetacei.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato in questi giorni (30 luglio 2016) un nuovo atto di intervento nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di indagine geofisica 2D – 3D nell’area dell’istanza di prospezione a mare “d.2 E.P.-TG” da parte della Società norvegese TGS-NOPEC Geophysical Company ASA, in una vastissima area del Mar di Sardegna ampia kmq. 20.922.  

Infatti, con avviso al pubblico comparso sul quotidiano La Nuova Sardegna (edizione del 22 luglio 2016), la Società energetica ha reso noto il deposito di ulteriore documentazione tesa a supportare la propria istanza di ricerca petrolifera, dopo le richieste di integrazione del Ministero dell’Ambiente.

In precedenza, all’avvìo della procedura di V.I.A., il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus era intervenuto con un analogo atto di “osservazioni” (2 febbraio 2015).

Tartaruga marina (Caretta caretta)

Tartaruga marina (Caretta caretta)

Sono stati coinvolti il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (titolare del procedimento), il Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna, il Parco nazionale dell’Asinara, il Parco naturale regionale di Porto Conte, l’Area marina protetta del Sinis – Mal di Ventre e tutti i Comuni rivieraschi (Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone).

Il progetto prevede una prima fase comprendente “una campagna di indagini geofisiche per l’acquisizione di dati di tipo 2D, seguita da una successiva campagna di acquisizione di dati 3D, da svolgersi in una seconda fase”. Secondo quanto dichiarato, “le linee di acquisizione 2D si estenderanno per una lunghezza complessiva di circa 7,818 km, mentre l’area dove verrebbero sviluppate le indagini geofisiche per l’acquisizione di dati 3D sarebbe stimata in 6.000 chilometri quadrati.

L’ampia area di mare interessata dal progetto (quasi 21 mila chilometri quadrati) è contigua al ben noto Santuario Pelagos, il Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo (A.S.P.I.M.), in base all’Accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001.

airgun, modalità di ricerca (da “A deaf Whale is a dead Whale”, Oceana)

airgun, modalità di ricerca (da “A deaf Whale is a dead Whale”, Oceana)

L’attività di prospezione a mare generalmente consiste in “spari” di aria compressa (airgun) per un tracciato complessivo di migliaia di km. per un periodo di 10 settimane.  I suddetti “spari” hanno una cadenza ravvicinata (uno ogni 5-15 secondi), con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini.

Al contrario di quanto sostenuto dal Soggetto proponente (“gli impatti ambientali … nel complesso non sono risultati né elevati né irreversibili”), come documentato scientificamente, il danno alle specie di Cetacei e di Tartarughe marine ben presenti nell’area marina interessata sarebbe devastante, sia sul piano uditivo che sotto il profilo dell’orientamento, come riportato dalla letteratura scientifica (vds. S. Mazzariol e altri, Sometimes Sperm Whales (Physeter macrocephalus) Cannot Find Their Way Back to the High Seas: A Multidisciplinary Study on a Mass Stranding, in Plos One, 2011).   Altrettanto potrebbe ipotizzarsi per le specie ittiche, anche di interesse commerciale, con indubbi riflessi negativi sull’economia del settore della pesca.

Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

Ricordiamo che per analoga istanza presentata dalla Schlumberger Italiana s.p.a. in relazione ad analogo progetto di prospezione a mare per la ricerca di idrocarburi nella stessa area marina (avverso il quale l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva presentato l’atto di intervento nel procedimento di V.I.A. con “osservazioni” del 24 giugno 2014), il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, ha provveduto a negare la compatibilità ambientale, con decreto n. 240 del 12 novembre 2015[1], concludendo negativamente anche la procedura di richiesta di titolo per ricerca ed estrazione idrocarburi.

Non c’è e non ci può esser spazio per simili progetti dal pesante impatto sull’ambiente e la fauna marina.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus mette a disposizione di chiunque lo richieda (comitati, associazioni, singoli cittadini) all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com un fac simile di atto di intervento nel procedimento di V.I.A. da completare e inviare entro il prossimo 22 settembre 2016.

Siamo stati ben 377 a intervenire nel procedimento di V.I.A. contro il progetto Schlumberger Italiana s.p.a. e abbiamo influito non poco sulle conclusioni negative del procedimento di V.I.A.: facciamolo anche adesso!

Gli speculatori dell’energia devono esser respinti una volta per tutte dal santuario naturalistico del Mediterraneo: lasciate in pace Balene, Delfini, Tartarughe e ogni altro essere vivente del mare!

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

animali-aquile_11350-gif-animata

 

qui la scheda sintetica su Problemi giuridici relativi a concessioni e permessi di ricerca di gas e idrocarburi (luglio 2016)

 

 

 

_____________________________

[1] In precedenza la Commissione tecnica V.I.A./V.A.S. aveva emesso l’articolato parere negativo n. 1650 del 7 novembre 2014,

 

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

 

avviso integrazione VIA 22 luglio 2016 ricerche petrolifere Mar di Sardegna - Copia

L'Unione Sarda e La Nuova Sardegna, 2 agosto 2016

L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna, 2 agosto 2016

 

La Nuova Sardegna, 9 agosto 2016

(immagine da “A deaf Whale is a dead Whale”, foto da National Geographic, S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. Elena Sini
    agosto 2, 2016 alle 12:39 am

    La Sardegna ha una superficie di 24.100 kmq e una società norvegese vuole fare una prospezione sul Mare di Sardegna su un’area di 20.900 kmq, grande quasi come la Sardegna?
    Una vera violenza, un vero orrore! Bisogna far conoscere ai sardi questi due dati.
    Da parte mia massima campagna informativa.
    Bisognerebbe inviare a tutti i Comuni sardi la vostra news. Ma sicuramente voi lo fate già.
    Adiosu,
    Elena Sini

  2. Riccardo Pusceddu
    agosto 2, 2016 alle 6:14 am

    A prescindere dai danni immediati alla fauna pelagica, il petrolio deve stare sottoterra anziche’ venire bruciato e produrre CO2! Adesso le alternative ci sono: energia elettrica pulita fatta col vento e il sole (termodinamica non fotovoltaica). E non dimentichiamo le enormi possibilita’ offerte dal risparmio energetico!

  3. Lorenzo
    agosto 2, 2016 alle 9:26 am

    Concordo e unisco la mia voce al dissennato progetto. Speriamo arrivino presto le Tesla a prezzo abbordabile. Buon lavoro

    • Riccardo Pusceddu
      agosto 2, 2016 alle 1:59 pm

      Le Tesla a prezzo abbordabile o no vanno comunque caricate con energia elettrica e se non si faranno abbastanza centrali termodinamiche e eoliche che a tutt’oggi rappresentano le tecnologie che offrono un maggior rendimento energetico fra quelle rinnovabili (EROEI), ad eccezione delle centrali idroelettriche che pero’ distruggono completamente l’ambiente che si trova nell’invaso. E se associazioni ambientaliste come il GrIG continueranno a mettere i bastoni fra le ruote agli speculatori che sono disposti ad investire in queste tecnologie allora davvero non c’e’ piu’ speranza.

      • agosto 2, 2016 alle 2:19 pm

        apriamo la porta a speculatori e delinquenti di tutto il mondo, cosí da far felice l’EROEI. Amen.

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 2, 2016 alle 2:47 pm

        L’EROEI siamo noi. Il pianeta e tutte le specie che lo abitano. Un delinquente che fa qualcosa di buono dal punto di vista dell’EROEI, cessa di essere un delinquente e diventa un benefattore. Non m’interessa se fa una barca di quattrini. L’importante e’ che faccia qualcosa per il pianeta in cambio.

      • agosto 2, 2016 alle 4:52 pm

        Amen.

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 2, 2016 alle 5:18 pm

        Alleluia.

  4. Caterina Casule
    agosto 2, 2016 alle 9:44 am

    grazie per essere sempre così attenti e veloci nel trasmetterci queste informazioni cosi’ esaustive.
    Oggi stesso mi attiverò per sensibilizzare le associazioni e la comunità del territorio di Cuglieri.
    Abbiamo evitato le Pale eoliche in terra e mare, non lasceremo passare anche queste ispezioni, che come sappiamo è solo l’inizio della fine.

    • Riccardo Pusceddu
      agosto 2, 2016 alle 5:21 pm

      Scusa Caterina ma come fai a equiparare le pale eoliche al petrolio?

      • Occhio nudo
        agosto 2, 2016 alle 5:39 pm

        Riccardo, a parte il fatto che bisogna tenere l’attenzione sul rischio attuale delle ricerche petrolifere, non vorrai negare che le pale eoliche in mezzo al nostro mare sarebbero uno scempio?

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 2, 2016 alle 5:48 pm

        Le ricerche petrolifere dovrebbero essere bandite per legge perche’ rappresentano un crimine contro il pianeta, mentre le pale eoliche offshore pur essendo meno vantaggiose in termini di EROEI di quelle a terra, sono le benvenute. Non apporterebbero alcuno scempio secondo me ma sarebbero la soluzione, insieme alle centrali eoliche a terra e alle centrali termodinamiche e al risparmio energetico, al riscaldamento globale, quello si foriero di scempi ben maggiori su scala planetaria.

      • agosto 2, 2016 alle 5:50 pm

        Riccardo, meno male che esistono leggi a tutela dell’ambiente.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 2, 2016 alle 6:12 pm

        Stefano, non farmi ridere per favore. Leggi a favore dell’ambiente quelle che bloccano gli impianti eolici e termodinamici? Come diceva il grande Toto che tu citi spesso: “ma mi faccia il piacere!”

      • agosto 2, 2016 alle 9:27 pm

        le leggi che permettessero “senza se e senza ma” impianti eolici, termodinamici, a biomassa dove cavolo vogliono gli imprenditori del caso sarebbero fra le peggiori follìe contro l’ambiente.
        Grazie al Cielo siamo tantissimi a pensarla così.

        Stefano Deliperi

      • Carlo Forte
        agosto 2, 2016 alle 8:11 pm

        Uno scempio è portoscuso,I suoi veleni e i camions Che li transportano tutti I giorni avanti e indietro.Di questo non si interessa nessuno,sono troppo potenti quelli che ci marciano……..Il silenzio è d’oro

      • agosto 2, 2016 alle 9:21 pm

        ma le pensi davvero ‘ste cose o le dici per per partito preso?
        Da sempre ci occupiamo in vari modi e in concreto di Portoscuso e dei suoi mille inquinamenti..della terra, dell’acqua, dell’aria, delle coscienze.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 2, 2016 alle 10:58 pm

        Stefano, il fatto e’ che ci sono troppi se e troppi ma, e intanto c’e’ ogni giorno piu’ CO2 in atmosfera. Bel risultato! Facile prendersela con gli imprenditori senza proporre niente di alternativo che non sia il risparmio energetico, che da solo non bastera’ mai a risolvere il problema del riscaldamento globale.

      • agosto 2, 2016 alle 11:15 pm

        è ancor più facile devastare territori con l’alibi della lotta ai cambiamenti climatici.
        Basterebbe iniziare concretamente con il blocco della deforestazione, non solo nelle aree tropicali.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 2, 2016 alle 11:28 pm

        Non basterebbe mai. Ho letto una volta che neanche se si rimboschissero tutte le aree deforestate si riuscirebbe a sottrarre tutta la CO2 immessa in atmosfera dai combustibili fossili. E poi come la mettiamo con le popolazioni che comunque marginalmente ma un poco ci vivono sulla deforestazione? Che cosa gli diamo da mangiare? Insalate di fogliame e zuppa di legno?

      • agosto 3, 2016 alle 7:25 am

        …e che cosa ne facciamo degli operai Alcoa che voglion solo fare alluminio primario inquinando Portoscuso e dintorni?

      • Carlo Forte
        agosto 3, 2016 alle 9:36 am

        Oh Grig,il silenzio non è vostro,ma di asl,arpas e tutti quelli che dovrebbero bloccare questo scandalo.Gli operai li mettiamo a lavorare(era ora)assieme a quelli della carbosulsis e eurallumina a bonificare il territorio.

      • agosto 3, 2016 alle 10:12 am

        sarebbe l’unica cosa sensata.

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 3, 2016 alle 10:25 am

        Stefano, gli operai della Alcoa un’alternativa ce l’hanno: quella che hai proposto te, di lavorare con l’alluminio riciclato. La terra invece un’alternativa non ce l’ha per avere, senza bruciare tutti i combustibili fossili ancora disponibili, tutta l’energia necessaria agli 11 miliardi di esseri umani che la popoleranno nel 2100, se non quella di usare il vento e il sole, senza se e senza ma. Impianti eolici e termodinamici a manetta, ovunque ci sia abbastanza vento e abbastanza sole (usando un po di accortezza magari, nel caso delle centrali termodinamiche, evitando di disboscare per far posto ad esse.)

      • agosto 3, 2016 alle 6:33 pm

        la prima risorsa energetica è il risparmio, poi l’efficienza energetica. Nemmeno è detto che vi saranno 11 miliardi di persone nel 2100.
        E il primo argine ai cambiamenti climatici sono proprio le foreste.
        Piantare alberi e favorire la prosperità della Posidonia oceanica dovrebbe essere la prima emergenza a livello mondiale.

        Stefano Deliperi

        P.S. Riccardo, solo a questo articolo hai fatto ben dieci commenti, tutti incentrati su ‘sto preteso “obbligo morale” di piantare pale eoliche e centrali termodinamiche per ogni dove. Cioè prendendo per puro pretesto l’oggetto dell’articolo.
        Non credi che sia ora di finirla?
        Le regole di questo blog sono chiare…

  5. agosto 2, 2016 alle 4:51 pm

    da Sardinia Post, 1 agosto 2016
    Airgun nel Mar di Sardegna, la società norvegese ci riprova: http://www.sardiniapost.it/in-evidenza-4/airgun-nel-mar-sardegna-la-societa-norvegese-ci-riprova/

    ________________

    da Link Oristano, 1 agosto 2016
    Torna la paura per le bombe sismiche nei mari oristanesi. Torna la paura per le bombe sismiche nei mari oristanesi.
    Nuovo passo verso le ricerche petrolifere. Gli ambientalisti del Grig cercano di fermarle. Ricorso e appello: http://www.linkoristano.it/prima-categoria/2016/08/01/100392/

    ______________________

    da Alghero Cronache, 31 luglio 2016
    Ambientalisti: No alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna!: http://www.algherocronache.it/2016/07-2015/P009.htm

  6. giorgiozintu
    agosto 2, 2016 alle 9:06 pm

    Parto con la conclusione: il governo Renzi è il peggior governo dell’ambiente da quando esiste un ministero con tale nome. Tutto dimostrabile da Sblocca Italia a ILVA al fatto che “dal 3 al 12 giugno il Ministero dell’Ambiente ha emanato ben 11 decreti per altrettanti progetti di prospezione di idrocarburi in mare con la tecnica dell’air-gun che interessano oltre tre milioni di ettari di mare: 1,4 milioni nel tratto tra Rimini e Termoli e 1,6 milioni tra il Gargano e il Salento”. La Sardegna, il suo mare e il suo ambiente prezioso sono ormai tra le grinfie di Renzi e del PD, lo stesso che amministra la Regione. ma poi, anche se fosse stato il Pdl che cosa sarebbe cambiato? Tutto chiaro, quindi: ai sardi (fatte salve le gloriose eccezioni) come agli altri italiani poco importa, calma piatta cerebrale. La sesta estinzione è in corso, ma pochi se ne sono accorti.

  7. settembre 25, 2016 alle 10:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 settembre 2016
    Airgun nel mare della Sardegna, la richiesta verso il via libera.
    La norvegese Tgs-Nopec punta a ottenere il permesso per indagini al largo della costa occidentale. L’esclusione dal progetto del Santuario Pelagos potrebbe spingere il ministero a dare l’ok. (Roberto Petretto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2016/09/25/news/airgun-nel-mare-della-sardegna-la-richiesta-verso-il-via-libera-1.14153251

    • Riccardo Pusceddu
      settembre 26, 2016 alle 9:25 am

      Maledetto petrolio! Speriamo solo che non trovino niente.

  8. caterina
    settembre 27, 2016 alle 6:47 am

    come possiamo avere voce con la regione e/o comuni?

  9. novembre 8, 2016 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 8 novembre 2016
    Petrolio dal mare, i norvegesi insistono: “Lo cercheremo nei fondali dell’Isola”. (Michele Ruffi): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/08/petrolio_dal_mare_i_norvegesi_insistono_lo_cercheremo_nei_fondali-68-546315.html, http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=53929

  1. agosto 6, 2016 alle 2:27 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: