Stop alle ricerche petrolifere nel Mar di Sardegna.


La Commissione V.I.A./V.A.S. del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare ha espresso, nella seduta del 7 novembre 2014, parere negativo al termine della fase istruttoria del procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di indagine geofisica 2D nell’area dell’istanza di prospezione a mare “d.1 E.P.-SC” da parte della società di ricerche petrolifere Schlumberger Italiana s.p.a. in una vastissima area del Mar di Sardegna ampia kmq. 20.922.

Il procedimento non è concluso, ma è legittimo attendersi un provvedimento finale che neghi la compatibilità ambientale del progetto.

Gli speculatori dell’energia, per ora, sono stati respinti dal centro del Mediterraneo.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus esprime la sua grande soddisfazione per un risultato positivo per la salvaguardia del Mare Nostrum e delle tantissime forme di vita che lo popolano.

Aveva inoltrato (24 giugno 2014) un atto di intervento nel procedimento di V.I.A., coinvolgendo il Ministero dell’ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (titolare del procedimento), il Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna, il Parco nazionale dell’Asinara, il Parco naturale regionale di Porto Conte, l’Area marina protetta del Sinis – Mal di Ventre e tutti i Comuni rivieraschi (Alghero, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone).   Ma il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, soprattutto, coinvolto comitati e semplici cittadini, distribuendo decine di moduli per analoghi atti di intervento da inviare autonomamente.  Al termine saranno ben 377 gli atti di intervento e influiranno non poco sulle conclusioni negative della Commissione V.I.A./V.A.S.

Balena (da National Geographic)

Balena (da National Geographic)

L’ampia area di mare interessata dal progetto (quasi 21 mila chilometri quadrati) è contigua al ben noto Santuario Pelagos, il Santuario per i Mammiferi marini istituito come area marina protetta di interesse internazionale e area specialmente protetta di interesse mediterraneo (A.S.P.I.M.), in base all’Accordo internazionale sottoscritto a Roma il 25 novembre 1999, ratificato con legge n. 391/2001.

Da evidenziare che l’attività di prospezione, secondo quanto riportato nello studio di impatto ambientale (S.I.A.), consisterebbe in “spari” di aria compressa (airgun) per oltre 7.300 km. di tracciato complessivo per un periodo di 10 settimane.  Questi “spari” avrebbero una cadenza di uno ogni 5-15 secondi, con intensità sonora variabile fra 240 e 260 decibel, intensità superata in natura solo da terremoti ed esplosioni di vulcani sottomarini.

Al contrario di quanto sostenuto nel S.I.A., come documentato scientificamente, il danno alle specie di Cetacei e di Tartarughe marine ben presenti nell’area marina interessata sarebbe devastante, sia sul piano uditivo che sotto il profilo dell’orientamento, come riportato dalla letteratura scientifica (vds. S. Mazzariol e altri, Sometimes Sperm Whales (Physeter macrocephalus) Cannot Find Their Way Back to the High Seas: A Multidisciplinary Study on a Mass Stranding, in Plos One, 2011).   Altrettanto potrebbe ipotizzarsi per le specie ittiche, anche di interesse commerciale, con indubbi riflessi negativi sull’economia del settore della pesca.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un definitivo provvedimento di pronuncia di incompatibilità ambientale da parte del Ministero dell’ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.

Lasciate in pace Balene, Delfini, Tartarughe e ogni altro essere vivente del mare!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna

Ambiente – Spano, lo stop delle ricerche petrolifere a mare è vittoria della Regione e dei territori.

La Commissione VIA, nella seduta del 7 novembre, ha espresso una compatibilità ambientale negativa sul progetto, basandosi sul principio di precauzione e sulla sensibilità dell’area, limitrofa al Santuario dei Cetacei Pelagos e interamente interclusa nella Zona di protezione ecologica delimitata con il DPR 27 ottobre 2011 n. 209, come evidenziato dalla Regione Sardegna nel suo parere negativo.

CAGLIARI, 10 NOVEMBRE 2014 – “Si è conclusa con esito negativo la fase istruttoria della Commissione Valutazione Impatto Ambientale (VIA), del ministero dell’Ambiente, sul progetto di prospezione geofisica nel Mar di Sardegna, presentato dalla società texana Schlumberger, per la ricerca di idrocarburi”. Lo ha detto oggi l’assessore della Difesa dell’ambiente, Donatella Spano, ufficializzando la decisone presa qualche giorno fa a Roma.

L’area oggetto dell’istanza di permesso di prospezione è localizzata nel Mar di Sardegna, all’interno della zona marina “E”, e ricopre una superficie di 20.922 chilometri quadrati. Il lato più vicino alla costa è quello occidentale, che dista oltre 24 miglia nautiche dalla Sardegna (24,3 miglia da Capo dell’Argentiera) e circa 33 miglia nautiche da Alghero.

La Commissione VIA, nella seduta del 7 novembre, ha espresso una compatibilità ambientale negativa sul progetto, basandosi sul principio di precauzione e sulla sensibilità dell’area, limitrofa al Santuario dei Cetacei Pelagos e interamente interclusa nella Zona di protezione ecologica delimitata con il DPR 27 ottobre 2011 n. 209, come evidenziato dalla Regione Sardegna nel suo parere negativo. Per giungere alla formulazione della scorsa settimana, la Commissione VIA ha tenuto conto, oltre che del parere fortemente negativo espresso dall’assessorato della Difesa dell’Ambiente, anche delle numerose altre osservazioni pervenute.

“Come assessorato dell’Ambiente – ha dichiarato l’esponente della Giunta Pigliaru – esprimiamo la più viva e convinta soddisfazione per il risultato dell’istruttoria che porterà all’emissione del parere negativo VIA da parte del ministero dell’Ambiente. Una soddisfazione che viene dal contributo fornito dalla Regione Sardegna e dai tanti rappresentanti nei territori che si sono opposti all’iniziativa. Con questo impegno a più voci, si è riusciti a evitare che si potessero determinare situazioni di grave rischio e pericolo per l’ambiente marino limitrofo alle nostre coste”, ha concluso l’assessore Donatella Spano.

 

quadro delle istanze di prospezioni petrolifere (da L'Unione Sarda, 2014)

quadro delle istanze di prospezioni petrolifere (da L’Unione Sarda, 2014)

 

Mare

Mare

 

(foto da National Geographic, S.D., archivio GrIG)

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  1. mara
    novembre 12, 2014 alle 8:38 am

    EVVIVA! E per l’ennesima volta GRAZIE G.R.I.G.

  2. Shardana
    novembre 12, 2014 alle 8:52 am

    Proprio una bella notizia,speriamo che anche per altre emergenze ambientali vada per lo stesso verso.

  3. Capitonegatto
    novembre 12, 2014 alle 9:30 am

    Tutte le attivita’ umane hanno bisogno di energia, e se questa viene fuori dal nostro giardino va bene , ma se dobbiamo cercarla nel nostro territorio allora tutti insorgono !!!
    Questo e’ in parte puro goismo, e anche sfiducia su chi conduce l’attivita’ di ricerca ,e le nuove tecnologie. Ora l’airgun e’ simile ai prodotti transgenici, fanno male o bene ?
    La ricerca di energia serve, basta vedere la crisi dell’Alcoa per l’elevato costo energetico.
    Se chi appoggia e conduce l’attivita’ di ricerca fosse davvero trasparente nelle decisioni , e desse forti rassicurazioni ai territori interessati , vs la tutela ambientale e mantenimento delle attivita’ esistenti , allora si potrebbe aprire un nuovo modo di dialogare ed eventualmente accettare situazioni inevitabili , a meno di accettare la cosi detta decrescita felice.

    • mara
      novembre 12, 2014 alle 5:56 pm

      Caro Capitone, l’airgun fa male, e moltissimo, a tutti gli esseri marini. In particolare a balene, tursiopi e tartarughe, leggiti qualche report di quanto sono incazzati gli americani (e non solo) a questo proposito. Riesci ad immaginare un mare senza vita? E se poi il petrolio lo trovassero davvero, hai presente quali rischi correrebbero le coste della Sardegna?
      Allora sì, che fra pescatori e turismo sarebbero a rischio migliaia di posti di lavoro.
      Le forti rassicurazioni degli Enti preposti e degli industriali del petrolio mi fanno un baffo, c’è chi per denaro venderebbe anche la nonna.

  4. Shardana
    novembre 12, 2014 alle 11:19 am

    La crisi del l’alcoa e del polo industriale di portovesme è solo in parte data dagli elevati costi energetici.Mi chiedo perchè le industrie e non i cittadini devono avere diritto a sgravi?!?!?! Tutto filava liscio finchè pagava pantalone,ora l’Europa non ci stà più a mantenersi un carrozzone improduttivo e molte volte fuorilegge,portovesme srl in prima fila,per evasione fiscale e smaltimento illecito di rifiuti tossico nocivi.Tutte le altre fabbriche non sono da meno e sono servite ad arricchire cricche,gruppi di potere e manager,impoverendo la società civile rendendola sempre più fragile e succube dei partiti.L’energia serve sì CAP,ma non per il tornaconto di pochi,pagato con la salute di un intero territorio.

  5. Cristiana Verazza
    novembre 12, 2014 alle 9:00 pm

    MERAVIGLIAAAAAAAAAAAAAAA ❤

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