Bombe di cemento. Come la provincia di Padova ovest ha scelto di morire.


Veneto, opere di urbanizzazione allagate

Veneto, opere di urbanizzazione allagate

Ormai da tempo, tristemente, la campagna veneta ha perso le morfologie palladiane tanto care alle arti e ai tempi della Terra e si avvia a diventare un complesso unico di ville-capannoni-autostrade-centricommerciali-tangenziali-svincoli-piattaformelogistiche-villetteaschiera senza soluzione di continuità e con gravissimi problemi di dissesto idrogeologico.

Eppure, nonostante la crisi economica, si continua a costruire e a massacrare un territorio in overdose di cemento.

Ecco il reportage di Michele Favaron, responsabile padovano dell’Associazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Abano Terme, complessi edilizi invenduti

Abano Terme, complessi edilizi invenduti

In principio era la roccia.

Poi, con l’intervento dell’atmosfera, della pioggia, del vento, delle escursioni di temperatura ed, infine, degli organismi viventi, si arrivò alla formazione del suolo.

Occorsero millenni per la costituzione di quel famoso strato organico, spesso di poche decine di centimetri, al massimo 1 metro, che contiene l’humus ed è indispensabile per lo sviluppo delle coltivazioni che ci tengono in vita, fornendoci cibo.

Da ultimo, bastano pochi giorni per distruggere il lavoro di millenni.

Nei soli primi 30 centimetri su 1 ettaro di superficie (10.000 m2) possono esserci fino a 25 tonnellate di vita tra microrganismi, alghe, funghi, batteri, vermi, insetti, e sono tutti questi organismi che, insieme alle radici delle piante, trasformano progressivamente gli strati più profondi, quelli minerali, fino ad arrivare alla parte sottostante con la roccia madre.

Ma non tutti i suoli sono uguali! La classificazione li divide in 8 tipi principali, ovvero le classi di capacità d’uso del suolo. Una scala che va dai suoli delle pianure irrigue, senza sassi, senza erosione eolica, senza pendenze (la pianura padano – veneta) fino ad arrivare ai suoli di montagna, scoscesi, sottilissimi e pietrosi, o ai deserti aridi, troppo sabbiosi ed esposti all’erosione del vento, che non permettono l’agricoltura.

In compenso, tutti i tipi di suolo sono essenziali per la biosfera e per gli equilibri del pianeta: filtrano l’acqua, che rifornisce le falde acquifere da dove preleviamo l’acqua potabile, accumulano carbonio sottraendolo all’atmosfera dove ce n’è già troppo (per colpa delle attività umane), sostengono e preservano gli organismi viventi, nelle loro diverse forme.

Montegrotto, complessi edilizi invenduti

Montegrotto, complessi edilizi invenduti

Le popolazioni della pianura padana avevano un grande e immenso privilegio: camminare sopra e coltivare i suoli migliori, non solo d’Italia, ma del mondo intero.

E’ la terra che ha fatto nascere una delle migliori tradizioni gastronomiche, forse, dell’intero pianeta Terra.

Tutta questa fortuna oggi non esiste in gran parte più, cancellata dagli ultimi 50 – 20 anni di edilizia residenziale, industriale e commerciale.

In Italia, ogni secondo, 8m2 di suolo vengono cosparsi di cemento o asfalto, e cioè 70 ha al giorno, l’equivalente di 36.000 campi da calcio in un anno.

1 solo ettaro di suolo bio – attivo è capace di trattenere, a costo zero, 3.8 milioni di litri d’acqua, l’equivalente di circa 150 box auto pieni di acqua.

Oggi, i territori massacrati dal cemento non rispondo più, e per drenare artificialmente la stessa quantità d’acqua bisogna spendere 6.500 € all’anno per ettaro.

Ogni ettaro, in Italia, può sfamare circa 6 persone rispetto al corrente modo di vivere.

Se ogni giorno, in Italia, vengono cementificati 70 ha, significa che solo oggi 420 persone hanno perso a vita la possibilità di mangiare.

Eppure proprio oggi, in Italia, sono già disponibili 2 milioni di appartamenti vuoti e non utilizzati come seconde case.

Non solo: se, oggi, l’agricoltura può sostenere 7 miliardi di persone (senza contare che più di 25.000 persone muoiono di fame ogni giorno e più di 800 milioni di persone soffrono di denutrizione cronica) è solo grazie a potenti iniezioni di energia fossile attraverso concimi di sintesi e pesticidi, prodotti dall’industria petrolchimica.

Con il Picco del Petrolio, già superato da anni, stiamo ormai giungendo alla consumazione completa, e se il petrolio scarseggia e poi finisce, il suolo, per i motivi già elencati, produrrà di meno per unità di superficie, quindi ce ne vorrà di più per nutrire la stessa quantità di persone.

Il suolo non è rinnovabile; la Terra ha una dimensione finita.

L’Italia ha una superficie di 301.340 km² , di cui oltre il 40 % è territorio montuoso, e le aree dove l’agricoltura era possibile sono state in gran parte edificate.

Saccolongo, complessi edilizi invenduti

Saccolongo, complessi edilizi invenduti

Vagare per la provincia di Padova ovest e Vicenza est, conferma che sindaci, assessori e consiglieri comunali di maggioranza di questi luoghi non hanno capito niente della Vita e non andrebbero lasciati amministrare questo territorio.

I sindaci di Selvazzano Dentro, Abano Terme, Montegrotto Terme, Saccolongo, Cervarese S. Croce, Veggiano, Mestrino, Rubano, Teolo, Grisignano di Zocco, e chi più ne ha più ne metta, appartengono a  diversi partiti, ma sono tutti uguali.

Sono decine e centinaia i fabbricati ad uso residenziale, industriale o commerciale, completamente vuoti e inutilizzati. Palazzine finite anche decine di anni fa e mai abitate un solo giorno, oppure tantissimi edifici mai completati e abbandonati.

Ci sono casi clamorosi come l’orribile complesso dell’ area ex Astor di via Bettine nel comune di Saccolongo, dove bisogna addirittura riqualificare la riqualificazione.

Il legale rappresentante della società Montecchia Immobiliare s.r.l. , proprietaria dell’immobile abbandonato da anni in via Miazzo a Selvazzano Dentro, risulta irreperibile.

In via Borgo S.Maria, nel comune di Veggiano, c’è un seminterrato abbandonato da più di dieci anni: il cantiere, deteriorato dal tempo e dagli agenti meteorici, si trova a ridosso di Villa Tommasini, villa signorile in stile palladiano dell’800 Veneto, e dell’Oratorio di Santa Eurosia, cappella gentilizia costruita nel 1822.

In via S. Francesco a Veggiano, altre case giacciono immobili e squallide.

Eppure a Trambacche di Veggiano non si vuole rinunciare alla lottizzazione “S. Lorenzo” di via Chiesa; è già avviata la lottizzazione industriale “S. Marco” lungo la SP 38, stanno sorgendo nuove case nella lottizzazione “La Rotonda” a Veggiano centro e il benvenuto in paese lo danno i cartelli “vendesi lotto edificabile”!

Veggiano, complessi edilizi invenduti

Veggiano, complessi edilizi invenduti

A Grisignano di Zocco, poco oltre il confine padovano, tra via dei Pioppi e la SP 21, ci sono 4 casermoni da 16 alloggi ciascuno, di cui 3 palazzi completamente disabitati dai primi anni duemila. Poco più in là, anni dopo, sono state costruite altre 5 case, subito abbandonate.

In Piazza Mercato a Montegrotto Terme ci sono altre palazzine ferme da anni che si stanno deteriorando.

Lì vicino, in via Lachina, c’è un quartiere fantasma, il “Q +”, in gran parte disabitato da molti anni ormai.

Ma a fianco al quartiere Q + , in via Giacomo Puccini, hanno recentemente costruito altre case, in gran parte disabitate, e ci sono molti altri terreni agricoli divenuti edificabili (in vendita!).

E, come se non bastasse, tra via Abano Terme e via Guido Fasolo, sempre a Montegrotto, ecco una nuova lottizzazione con concessioni edilizie del 2014.

Procedendo in direzione Abano, in via Corso delle Terme, un’altra mega “area perequata”.

In via Terme ad Abano c’è un edificio vetrato mai entrato in funzione, ora “sbombolettato” dai ragazzi.

In via Previtali, il “Residence Ava” interrotto e abbandonato con a fianco un’altra palazzina derelitta.

Eppure in via Monteortone, sempre ad Abano, nuove concessioni edilizie e si costruisce a tutto spiano.

Mestrino, complessi edilizi invenduti

Mestrino, complessi edilizi invenduti

Dulcis in fundo, il sindaco Luca Claudio vuole a tutti i costi realizzare il “parco acquatico”, alto 22 metri, al termine della zona artigianale di Abano Terme, a ridosso del canale Rialto e a pochi passi dal Colle di San Daniele (al confine con il Comune di Torreglia e di Montegrotto) e la nuova conferma del sindaco Enoch Soranzo a Selvazzano, divenuto poi anche Presidente della Provincia di Padova, riconferma anche il progetto “ex – seminario”, che cancellerà tutta la campagna dal ponte di Tencarola fino ai confini di Abano Terme: 36 ettari dell’area = 360.000 metri quadri di estensione = l’equivalente di 50 campi da calcio che saranno coperti da cemento e asfalto.

Negli ultimi 40 anni il Veneto ha perso il 18% della superficie coltivata, una perdita di 1800 chilometri quadrati dovuta all’urbanizzazione e alla realizzazione di infrastrutture. E le province di Padova e di Treviso sono tra le 10 più cementificate d’Italia, rispettivamente con il 23% e il 19% del proprio territorio occupato da superfici edificate (contro una media italiana del 6,7%).

Ma, a fronte di un territorio stremato e saccheggiato in ogni angolo, e di una miriade di fabbricati incompiuti o dismessi (quanti alberghi dismessi tra Abano e Montegrotto?!) sparpagliati per tutta l’area vasta ad ovest di Padova, di cui troviamo decine di casi in ogni singolo comune, i sindaci padovani cosa fanno?

Con estrema faciloneria e menefreghismo, con un banale atto in consiglio comunale, continuano a trasformare terreni agricoli in edificabili, il cui valore di mercato, che risponde ad una logica totalmente distorta, è 15 – 20 volte il valore di un terreno agrario.

Riscuotono gli oneri di urbanizzazione che, dal 2001 in poi, hanno usato per la spesa corrente, oppure per distruggere il patrimonio arboreo di un’ intera città (il caso dell’abbattimento dei Pini sani di Abano Terme, per una spesa di 400.000 € ) o per le proprie “statue equestri” (statua di cavallo rampante, all’incrocio tra via Appia e via dei Colli ad Abano, per una spesa di 61.000 €) o per lo sfortunato ulivo di via Jappelli, sempre ad Abano (costo 18.000 €), e così via…

Oneri di urbanizzazione che sono dei “bonus monetari” che le future generazioni non potranno più utilizzare (il suolo sarà finito) e, in compenso, i numerosissimi fabbricati ereditati si tramuteranno in costi sempre più gravosi per tutta la comunità: case, capannoni e complessi alberghieri che non sono espressione delle necessità locali e non sono un tessuto produttivo stabile che possa trasformarsi in occupazione, ma solo grandi monumenti allo spreco inservibili che avranno sacrificato per sempre la produttività dei nostri suoli migliori.

Grisignano, complessi edilizi invenduti

Grisignano, complessi edilizi invenduti

Quello che sindaci, assessori e consiglieri di maggioranza stanno determinando è solo maggiore traffico, maggiore inquinamento, devastazione del paesaggio e quindi meno attrattiva turistica, maggiore consumo di suolo, maggiori costi per la gestione dei servizi, maggiori problemi idraulici, maggiore difficoltà di riconvertire l’assetto insediativo in modelli più sostenibili, maggiore  necessità di strade e parcheggi, abbandono e degrado dei centri storici, maggiori conflitti, condizionamenti, debolezza e dipendenza da importazione di cibo, cancellazione della produzione agricola.

Gli attuali amministratori della provincia di Padova ovest dovrebbero essere immediatamente licenziati dagli abitanti di questo territorio, in quanto incapaci di intendere e volere il Bene Comune.

Purtroppo, però,  il popolo condivide con loro le responsabilità e li sostiene elettoralmente.

Chi può, si salvi.

Michele Favaron, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Padova

Rubano, complessi edilizi invenduti

Rubano, complessi edilizi invenduti

Approfondimenti:

Selvazzano, complessi edilizi invenduti

Selvazzano Dentro, complessi edilizi invenduti

Il Mattino di Padova, 23 aprile 2015

Il Mattino di Padova, 24 aprile 2015

Il Mattino di Padova, 24 aprile 2015

(foto M.F., archivio GrIG)

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  1. gennaio 8, 2017 alle 10:45 pm

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