Eternit: migliaia di morti, nessun colpevole.


manifestazione dei familiari delle vittime dell'inquinamento da eternit

manifestazione dei familiari delle vittime dell’inquinamento da eternit

E’ finita con la proclamazione della santa prescrizione il processo contro Stephan Schmidheiny, magnate svizzero dai mille interessi e noto filantropo, ultimo titolare (l’altro, il barone belga Louis De Cartier De Marchienne è morto durante il procedimento penale) della multinazionale Eternit AG, ritenuta  responsabile già di più di 2.000 morti per tumori da amianto.

La sentenza della Corte d’Appello di Torino (3 giugno 2013) aveva addirittura aumentato di due anni di reclusione la già pesante sentenza di primo grado del Tribunale penale di Torino (13 febbraio 2012): sedici anni di reclusione per il reato di disastro ambientale colposo e il risarcimento dei danni (89 milioni di euro complessivi) per le migliaia di parti civili riconosciute (Regione Piemonte, Comuni, migliaia di familiari dei deceduti per tumori vari).

Ma la Corte di cassazione, su conforme richiesta del Procuratore generale, non ha certo detto che i fatti non si sono verificati o che non sussista il nesso di causalità fra comportamenti dolosi che hanno causato inquinamento e tumori e il decesso  dei tanti malati. Anzi.

Possono quindi proseguire altri due procedimenti penali sull’ipotesi di omicidio volontario per la morte di 213 lavoratori e sulla morte dei dipendenti italiani dei siti produttivi all’estero.

E qui la santa prescrizione può esser invocata molto più raramente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

A.N.S.A., 19 novembre 2014

Eternit, condanna annullata dalla Cassazione, reato prescritto. Sfumano risarcimenti. Familiari vittime: ”Vergogna, vergogna”.

Non ci sarà più giustizia per migliaia di vittime dell’amianto, almeno per quelle che hanno respirato le polveri letali nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale Eternit dal 1966 al 1986. E’ questo l’effetto della decisione della Cassazione che ha seppellito con la prescrizione – maturata già prima della conclusione del primo grado – il reato di disastro ambientale doloso con il quale la Procura di Torino aveva mandato sotto processo il magnate elvetico Stephan Schmidheiny e la Corte di Appello, il 3 giugno del 2013, lo aveva condannato a 18 anni di reclusione e a pagare 89 milioni di euro di indennizzi. “C’è chi li ha illusi”, hanno commentato fonti della Procura della Suprema Corte riferendosi alle aspettative delle quasi mille parti civili costituitesi al processo e che oggi, chi con il pullman, chi in macchina o in treno, in tante, soprattutto persone anziane, sono arrivate a Roma con la speranza di ottenere la condanna per la morte dei loro cari. Intere famiglie sono state decimate dalla morte silenziosa: quella di Romana Blasotti, ottantacinquenne presidente del comitato delle vittime di Casale Monferrato che è il territorio più colpito, conta ad esempio ben cinque vite spezzate. Marito, sorella, figlia, nipote e una cugina. “Vergogna, vergogna”, hanno urlato nell’aula magna della Suprema Corte alla lettura del verdetto che ha mandato in fumo anche la speranza dei risarcimenti e ha dato ragione alla disillusione dei familiari di altre duemila vittime che, invece, hanno accettato dai legali dell’ex ad svizzero un accordo economico extragiudiziario. “Apprendo con sorpresa e disappunto della decisione della Corte di Cassazione di annullare, causa prescrizione del reato, la sentenza di condanna a Stephan Schmidheiny nel processo Eternit. Non può che destare profonda indignazione” ha detto il Presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino appena saputo del verdetto che cancella anche il diritto della regione a 20 milioni di euro di risarcimento. “Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi”, ha commentato il pm Raffaele Guarigniello che aveva guidato il pool dell’accusa.

“La Cassazione – ha proseguito il magistrato – non si è pronunciata per l’assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l’omicidio. Questo non è il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo”. Grande soddisfazione filtra dalla Svizzera, dove risiede l’ex imputato. “La decisione della Suprema Corte – spiega un comunicato del suo ufficio stampa – conferma che il processo Eternit, nei precedenti gradi di giudizio, si è svolto in violazione dei principi del giusto processo. Schmidheiny si aspetta che ora lo Stato italiano lo protegga da ulteriori processi ingiustificati e che archivi tutti i procedimenti in corso”. E si avanza la teoria del “complotto” dei giudici torinesi ai danni del magnate che ha problemi con la giustizia anche per i morti da amianto degli stabilimenti in altre parti del mondo. In Cassazione, infatti, sono arrivate delegazioni dalla Gran Bretagna, dal Brasile, dalla Francia, e dalla stessa Svizzera. Se è calato il sipario sul maxiprocesso Eternit, sono però in piedi altri due filoni nati dalla sua costola: uno ipotizza l’omicidio volontario per la morte di 213 lavoratori e l’atro per la morte dei dipendenti italiani dei siti produttivi all’estero. In proposito, l’avvocato Sergio Bonetti che rappresenta 400 vittime e molte associazioni di parte civile, rileva che “questa sera la Cassazione ha in sostanza detto che il maxi processo doveva svolgersi con l’accusa di omicidio, e dunque tenderei a non escludere che il procedimento aperto con questa imputazione possa avere un esito migliore”.

Oltre al danno, la beffa. Inps e Inail infatti – che in appello erano state escluse dal novero delle parti civili – sono state condannate a pagare alcune migliaia di euro di condanna alle spese. Ma il conto più salato, lo ha pagato negli anni l’intero Paese. “Per l’Inail – ha sottolineato l’avvocato generale dell’ente Giuseppe Vella – i costi per le sole prestazioni ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall’amianto sono costate 280 milioni di euro che non si recupereranno più perché il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo”. Nella sua requisitoria il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello aveva acceso le speranze delle parti civili dicendo che “il legislatore è stato troppo lassista sull’amianto varando una legge solo nel 1992”, e sostenendo che “dodici anni di carcere sono troppo pochi per chi ha provocato così tante vittime”. Ma il suo ragionamento – che alcuni legali hanno definito “un colpo di teatro” – è culminato nella richiesta della prescrizione e dalla notazione che servirebbe una norma specifica per punire gli imprenditori che uccidono mettendo in circolazione agenti cancerogeni che si sviluppano anche 40 anni dopo la loro immissione in circolo. Tra le lacrime che dicono che “per i poveri non c’è mai giustizia”, è ripartito per Casale il pullman con ‘mamma’ Romana e con la gente indomita del Monferrato che ha detto ‘no’ ai soldi per uscire dal processo. Davanti alla Cassazione è rimasto uno striscione: “Eternit, ingiustizia è fatta”.

Cassazione: ‘La Corte non si è occupata dei morti’. Altri procedimenti penali in corso.

La Procura di Torino ha chiuso formalmente l’inchiesta Eternit bis in cui è indagato l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. Si procede per omicidio volontario continuato. Una cinquantina di casi di morte in più, oltre ai primi 213, saranno contestati a Stephan Schmidheiny. I pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace stanno lavorando all’atto formale di chiusura delle indagini (che aggiorna il precedente di alcuni mesi fa).

Il processo Eternit svoltosi ieri in Cassazione si occupato solo del disastro ambientale, “non erano, quindi, oggetto del giudizio i singoli episodi di morti e patologie sopravvenute, dei quali la Corte non si è occupata”, sottolinea la Suprema Corte. L’oggetto del processo Eternit svoltosi ieri in Cassazione “era esclusivamente l’esistenza o meno del disastro ambientale, la cui sussistenza è stata affermata dalla Corte che ha dovuto, però, prendere atto dell’avvenuta prescrizione del reato”, avvenuta nel 1986 con la chiusura degli stabilimenti.

Lutto cittadino a Casale Monferrato (FOTO), nell’Alessandrino, dopo la sentenza Eternit della Cassazione che ha annullato la sentenza di condanna a 18 anni per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di disastro doloso relativo alla morte di oltre duemila persone per inquinamento da amianto, dichiarando il reato prescritto. Lo ha proclamato il sindaco, Titti Palazzetti, in piazza con i suoi concittadini per protestare contro l’annullamento per prescrizione della condanna del magnate svizzero Stefan Schmidheiny.

Renzi: cambiare le regole sulla prescrizione – O una vicenda come Eternit “non è un reato o se è un reato ma prescritto, vuol dire che bisogna cambiare le regole del gioco sulla prescrizione” perché “non ci deve essere l’incubo della prescrizione”. Così il premier Matteo Renzi a Rtl: “le domande di giustizia – osserva – non vengono meno” nel tempo. “Da cittadino mi colpiscono le interviste ai familiari e mi fanno venire anche un po’ di brividi. Perché mostrano un’abilità straordinaria perché credono nella giustizia più di quanto ci creda talvolta un servitore dello Stato e continuano a combattere non perché le morti siano consolate – sono inconsolabili – ma per l’idea di attaccarsi fortemente alla giustizia come etica di un Paese. E’ un dolore e una bellezza senza fine”, aggiunge Renzi.

Ddl prescrizione parte dalla Camera – Il senatore di FI, Francesco Nitto Palma, nell’ambito del dibattito su Eternit, aveva accennato alla necessità che un’intesa tra i presidenti Grasso e Boldrini decidesse se i ddl in tema di prescrizione, inclusi nel pacchetto della riforma della giustizia varato dal governo, partiranno dalla Camera o dal Senato. E, premettendo che “alcuni ddl in tema di prescrizione sono in corso di istruttoria davanti alla commissione giustizia della Camera”, Palma aveva sottolineato: “Credo che il provvedimento di intesa si concluderà nel senso che i ddl vengano trattati prima dalla Camera e poi dal Senato”.

Anm, da anni chiediamo cambiare prescrizione –  “I magistrati hanno sollevato da anni il problema della prescrizione”. Lo ricorda il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli “alla luce del dibattito pubblico che si e’ sviluppato sulla vicenda Eternit e che ha visto anche l’intervento del Presidente del Consiglio”.

I familiari delle vittime: sentenza inaspettata e demenziale “di fronte a una storia così che vede ancora oggi persone che muoiono a ritmo di 50-60 l’anno”. Lo ha affermato il responsabile legale dell’Associazione familiari vittime dell’amianto, Paolo Liedholm. “Dire che tutto questo è prescritto, quando in realtà sappiamo che l’apice non è ancora arrivato e sarà solo tra 15 anni, è una cosa paradossale – aggiunge – assurda e che ci fa fare davvero una brutta figura agli occhi del mondo”. “Ma ricominceremo sin da subito a lottare” assicura Liedholm. “Per altro so che la Procura di Torino sta già pensando a un Eternit bis; e, se il motivo di questa sentenza è la prescrizione, allora si farà un altro processo in cui questa volta verranno contestati gli omicidi”. “Almeno per quelli, si spera” conclude il responsabile legale “non ci sarà un discorso di prescrizione perché naturalmente si consumano nel momento in cui si verifica la morte, e a quel punto vedremo se finalmente in questo Paese si può avere un minimo di giustizia”.

 

Eternit, motivazioni sentenza Appello: ‘Disastro e’ attuale’.

Ottocento pagine. Tante ne sono servite ai giudici di Torino per spiegare.

Ottocento pagine. Tante ne sono servite ai giudici della Corte d’Appello di Torino per spiegare le motivazioni che hanno portato alla condanna a 18 anni di reclusione – due in piu’ rispetto al primo grado – di Stephan Schmidheiny, magnate svizzero per decenni amministratore delegato della Eternit. Per le esalazioni dei quattro stabilimenti italiani della multinazionale dell’amianto sono morte e si sono ammalate migliaia di persone. Casi riuniti nel maxi-processo conclusosi, almeno per quanto riguarda l’Appello, il 3 giugno 2013 con la sentenza dei giudici torinesi guidati da Alberto Ogge’.

I magistrati, scrivono, avrebbero condannato alla stessa pena anche l’altro imputato, il barone belga Louis de Cartier, che pero’ era morto pochi giorni prima della sentenza. La loro colpa principale e’ stata ”avere fatto disinformazione circa la pericolosita’ dell’amianto anche quando questa era ormai nota in tutto il mondo”. Da qui l’accusa di disastro ambientale doloso continuato, l’unica che ha retto fino al secondo grado. L’altra accusa, quella di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche nei confronti dei dipendenti, e’ invece stata giudicata prescritta.

Eppure, la condanna rispetto al primo grado e’ stata aumentata: da 16 a 18 anni. A determinare la differenza sono i due stabilimenti di Napoli-Bagnoli e Rubiera (Reggio Emilia), per cui il disastro era stato valutato come prescritto dal giudice di primo grado. Secondo i magistrati della Corte d’Appello, invece, ”non si e’ ancora concluso”. Anzi, ”il particolare evento di disastro – scrivono – verificatosi anche in quei siti ha preso la forma di un fenomeno epidemico che, esattamente come in quelli di Casale Monferrato (Alessandra) e Cavagnolo (Torino), si e’ esteso lungo l’asse cronologico con durata pluridecennale”. Ecco quindi il conteggio che ha portato alla determinazione della pena: 12 anni per le vittime di Casale, dove aveva sede la fabbrica piu’ importante e dove vi e’ stato il numero piu’ consistente di morti e ammalati, e due anni ciascuno per quelle degli altri tre stabilimenti.

Per ribaltare quella che e’ stata definita ”una sentenza storica” dal pm Raffaele Guariniello, che ha coordinato il pool che in questi anni ha sostenuto l’accusa nel processo Eternit, ora agli avvocati della difesa non resta che la strada della Cassazione, che tuttavia non potra’ entrare nel merito dei fatti, limitandosi a questioni di forma e competenza territoriale.

 

 

da Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2014

Processo Eternit, sulle 2000 vittime la falce della prescrizione all’italiana.

Il pg Iacoviello chiede e ottiene il colpo di spugna a un passo dalla sentenza definitiva in Cassazione sulle vittime dell’amianto, “anche se l’imputato è colpevole”. In altri Paesi di diritto non potrebbe succedere. Mentre la riforma di Renzi langue in Parlamento.

La responsabilità per gli oltre duemila morti di uno di peggiori disastri ambientali della nostra storia è stata cancellata dal colpo di spugna della prescrizione. O meglio, dalla prescrizione all’italiana, perché in altri paesi di impeccabile diritto una cosa del genere non potrebbe succedere. E intanto la riforma – molto soft – della prescrizione annunciata dal governo Renzi langue inParlamento, soffocata dai veti incrociati che bloccano la maggioranza su tutti i temi più delicati della giustizia penale. Il pg di cassazione Francesco Iacoviello ha chiesto la prescrizione per l’unico imputato del processo sulla strage dell’amianto a Casale Monferrato e in altri insediamenti della Eternit in Italia. Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny era stato condannato in appello a 18 anni di reclusione per disastro ambientale doloso. Una pena pesante e storica nel suo genere, di fronte agli oltre 2000 morti computati dall’accusa, falciati in questi anni soprattutto dal mesotelioma pleurico, il tumore provocato dalle fibre di amianto finite nei polmoni non solo dei lavoratori, ma anche degli abitanti di Casale e delle altre città dove Eternit operava: Cavagnolo,RubieraBagnoli. “Per me l’imputato è responsabile di tutte le condotte che gli sono state ascritte”, ha affermato significativamente il pg, ma il problema è “che il giudice tra diritto e giustizia deve sempre scegliere il diritto”. E i giudici alla fine hanno scelto il diritto.

Secondo il pg, il reato contestato a Schmidheiny è cessato quando la Eternit ha smesso di inquinare (lo stabilimento di Casale è stato chiuso nel 1986, più che altro perché diventato poco profittevole), mentre la tesi dei giudici di primo grado è che continui finché continuano i decessi. Dato che il mesotelioma pleurico ha un tempo di latenza di diversi decenni tra quando la fibra si deposita nel polmone e quando il tumore può svilupparsi, secondo questa tesi il disastro è ancora in corso. Anzi, il picco delle morti è previsto tra il 2020 e il 2030, quando sarà esposta al rischio di ammalarsi la generazione dei giovani e i ragazzi che respirarono le fibre negli anni Settanta-Ottanta. La distinzione, però, non avrebbe nessun rilievo per esempio nel Regno Unito, dove la prescrizione non esiste e i reati più gravi sono sempre perseguibili, a discrezione del giudice in base dell’interesse pubblico. In Francia la prescrizione si interrompe quando ha inizio il procedimento penale, e per i reati più gravi la giustizia dispone di dieci anni anni dall’ultimo atto compiuto per portare a termine il processo. In Germania il limite massimo comprese le interruzioni arriva al doppio dei termini originari: se un reato si cancella in dieci anni, una volta avviato il procedimento la giustizia ne ha a disposizione ben venti. In sintesi: se un processo inizia, arriva fino in fondo, a differenza di quanto accade da noi,dove finiscono al macero ogni anno circa 40mila processi già iniziati. La legge “ex Cirielli” del 2005 (con Silvio Berlusconi premier) stabilisce che per i non recidivi la prescrizione non possa essere comunque superiore al tempo fissato dalla legge (legato alla pena massima prevista per il reato) aumentato di un quarto.Scoccata l’ora fatale, il processo muore anche se manca una sola udienza alla sentenza definitiva.

Nel maggio 2014 l’Ufficio studi della Camera dei deputati ha raccolto in un dossier gli esempi dei Paesi citati, ma la maggioranza a guida Renzi non ne ha tenuto particolare conto. La Camera aveva iniziato a lavorare sulla prescrizione già prima dell’estate, fino allo stop del governo che chiedeva di attendere i testi della riforma. Le bozze presentate il 29 agosto dall’esecutivo prevedevano due anni di sospensione della “clessidra” dopo la condanna di primo grado e un anno di tempo alla Cassazione per chiudere il procedimento. Intanto in Senato restano congelati gli emendamenti Pd che prevedono lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado o dopo il rinvio a giudizio. Il processo Eternit è iniziato nel 2009. Il reato di disastro ambientale doloso si prescrive in 12 anni e mezzo: tempo già abbondantemente scaduto secondo il pg Iacoviello (reato commesso fino a quando c’è stato l’inquinamento), tempo che che ricomincia a scorrere ogni volta che il mesotelioma miete una nuova vittima (reato commesso fino a quando ci saranno i morti). Ma una cosa è certa: in altri paesi i familiari di oltre 2000 vittime, e i tanti che già sanno di portare in corpo la loro condanna a morte, non vengono illusi per cinque anni da un processo che poi finisce in nulla nelle ultime 24 ore.

 

 

(foto da grenitalia.org)

 

  1. Giovanni
    novembre 21, 2014 alle 7:42 am

    Con la prescrizione si proscioglie un imputato. E’ errato affermare che ha commesso un reato così come il contrario. Sta di fatto che la prescrizione è un istituto che evidenzia che lo Stato non aveva grande interesse a perseguire l’imputato o non aveva elementi certi di colpevolezza e per questa ragione il cd. prosciolto è più vicino all’innocenza che alla colpevolezza. E’ come nelle querele archiviate perchè non si è in grado di sostenere in giudizio una condizione di forte colpevolezza, seppure l’indagato può aver commesso il fatto. Quante querele vengono archiviate con queste proposte dei PM, ne ho viste una infinità a meno che non coinvolgano Berlusconi o Renzi o altri personaggi pubblici. Comunque appartiene al libero convincimento del PM spesso condiviso dal GIP.
    E’ bene evidenziare che la prescrizione si riferisce ad un reato in cui è protagonista un individuo e non al fatto specifico se, come nel caso in specie, esista o meno un danno in questo caso ambientale. A livello di UE il proscioglimento per estinzione del reato per prescrizione, per questo motivo corrisponde ad una assoluzione, mentre in Italia vi è una interpretazione più che giuridica , mediatica poiché prevale l’umore e la risonanza data alla vicenda.Se un reato si è prescritto la colpa è di chi ha fatto muovere con estrema lentezza la giustizia, per cui i magistrati e i politici-magistrati non possono risolvere questa carenza abrogando la prescrizione, ma sanzionando chi lavora lento. A una giustizia con tempi lunghissimi corrisponde una mancanza di giustizia e qualcuno è colpevole di questo. Certo è, a difesa dei magistrati, che siamo un popolo litigioso e che si va spesso in tribunale, ma anche gli stessi magistrati ci mettono di loro incarcerando chi ruba un deodorante, una mela e portando avanti causa dove vi è la certezza della prova di colpevolezza come nel caso di una truffa documentata e per questo inopinabile… certo dimenticavo anche gli avvocati devono vivere…. e il cittadino spendere.

  2. max
    novembre 21, 2014 alle 7:42 am

    sappiamo tutti che e’ “solo”la punta dell’iceberg a casale m.to e dintorni ( 3000 morti che sono una inezia rispetto il picco che avremo nel 2025 visto che il mesotelioma pleurico ha una incubazione pluridecennale).l’italia e’ immersa nell’amianto, sia in siti “stoccati”che comunque sono un potenziale pericolo che in situazioni ancora “operative” (tubazioni dell’acqua, tetti,mix cemento spesso in luoghi pubblici tipo SCUOLE).quindi vediamo che il malcostume e’ di lungo corso e le sentenze di questi giorni non aiutano la democrazia; forse di parla troppo di leggi e poco di giustizia che non sempre coincidono.
    anche in questo caso ( come nel caso dei disastri ambientali uuss) ho visto una compostezza nelle persone colpite anche dopo la nefasta sentenza, degne di un paese MOLTO nordico. nessuno che minacciava ritorsioni vs l’imprenditore stragista svizzero.
    forse il popolo italiano e’ piu’ civile di quel che si pensi.io sono molto “nordico”ma non credo che sarei stato altrettanto composto nei confronti dell’assassino plurimo volontario ( insomma un serila killer diciamolo…).

  3. Giovanni
    novembre 21, 2014 alle 8:04 am

    in un Paese civile chi uccide deve andare in galera e scontare la pena. In Italia seppure condannati per omicidio si fa solo qualche anno di vacanza in galera ! altro che prescrizione… e molte volte si fa pressione per ottenere la Grazia solo perchè personaggi pubblici

  4. Bio IX
    novembre 21, 2014 alle 11:53 am

    A parte che la prescrizione del reato penale non esclude la autonoma azione civile per il risarcimento del danno da fatto illecito, salvo, a sua volta, la prescrizione che, a fronte della costituzione di parte civile nel processo penale appena concluso, dovrebbe tuttavia essere efficacemente interrotta (sicché l’azione risarcitoria verrà riproposta, come credo, negli altri processi penali di cui è stata data notizia), in un paese civile (minuscolo voluto, vista la situazione) ci si dovrebbe aspettare che i danni a cose e persone fossero esclusi, o quanto meno fortemente limitati (se proprio di quella determinata attività produttiva non se ne può fare a meno), preventivamente, in via politico-amministrativa, senza dover aspettare che sia la Giustizia, con tutti i limiti del suo operato, a porre rimedio all’irrimediabile. Forse che, nel caso in cui la sentenza della Cassazione avesse avuto esito diverso, i morti sarebbero tornati in vita e si impedirebbe che le fibre di amianto di cui il paese è disseminato continuino a uccidere chissà per quanto tempo? E quanto vale la vita anche di una sola delle oltre 2000 vittime (per ora) dell’amianto? O forse, visto che è da tempo (pare dai tempi di Plinio il Vecchio) che si conoscono gli effetti dell’asbesto, sarebbe stato tutto più semplice se la fabbrica in questione non fosse mai stata autorizzata ad operare?
    Se questa è la prassi, il caso eternit è solo la piccolissima punta dell’enorme iceberg su cui siamo seduti. Poveri noi e, sopratutto, povere generazioni future.

  5. Pietro
    novembre 21, 2014 alle 2:10 pm

    È incredibile,ma tutti fanno a gara a nascondere la verità e a non voler vedere la realtà dei fatti

  6. novembre 21, 2014 alle 2:55 pm

    da Il Corriere della Sera, 21 novembre 2014
    Il magnate, il ritiro sul lago e la svolta ambientalista: «Serviva un colpevole».
    Il patron dell’eternit: «Ho provato molta collera. Mi hanno paragonato a Hitler». Per Schmidheiny: «L’abbandono anticipato dell’amianto è stata ed è la cosa migliore». (Giusi Fasano, Andrea Pasqualetto): http://www.corriere.it/cronache/14_novembre_21/magnate-ritiro-lago-svolta-ambientalista-serviva-colpevole-f2cb92e0-714e-11e4-b9c7-dbbe3ea603eb.shtml

  7. Nico
    novembre 21, 2014 alle 5:19 pm

    che vergogna..

  8. Shardana
    novembre 23, 2014 alle 8:06 pm

    Giusto paragone ,non è un olocausto anche questo………

  9. febbraio 23, 2015 alle 2:55 pm

    A.N.S.A., 23 febbraio 2015
    Eternit: tutto prescritto prima del processo, prescrizione annulla risarcimenti.
    Motivazioni della Cassazione sull’annullamento della condanna di Schmideiny. (http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2015/02/23/eternit-tutto-prescritto-prima-processo_9fe7b07e-76b2-4f8e-8969-ef2576eb110e.html)

    Il processo torinese per le morti da amianto era prescritto prima ancora del rinvio a giudizio dell’imprenditore svizzero Schmideiny: lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, del verdetto di prescrizione che lo scorso 19 novembre ha, tra l’altro, annullato i risarcimenti alle vittime.

    “Il Tribunale ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all’evento costitutivo del disastro eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio”.

    Ad avviso della Cassazione l’imputazione di disastro a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny non era la più adatta da applicare per il rinvio a giudizio dal momento che la condanna massima sarebbe troppo bassa, per chi miete morti e malati, perché punita con 12 anni di reclusione. Lo scrivono i supremi giudici nel verdetto Eternit. In pratica “colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage” verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso”, aggiunge la Suprema Corte.

    Secondo la Cassazione “a far data dall’agosto dell’anno 1993” era ormai acclarato l’effetto nocivo delle polveri di amianto la cui lavorazione, in quell’anno, era stata “definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti”. “E da tale data – prosegue il verdetto – a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13/02/2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti” per “la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005”.

    “Per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado”, cadono “tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”. Lo scrive la Cassazione.

  10. max
    febbraio 24, 2015 alle 7:40 am

    quando le sentenze hanno questo tipo di esito a fronte di imputazioni terribili e fatti oggettivi inqualificabili, bhe’ “a pensare male si fa’ peccato ma si imbrocca quasi sempre”.
    ovvero; che sia una sentenza manipolata?con i soldi si compra quasi tutto.
    e i morti x asbestosi e dintorni?” tutti dobbiamo morire prima o poi di qualcosa”immagino possa essere la risposta che “qualcuno”da a se stesso per giustificare il suo reiterato comportamento e dormire sono ( quasi) tranquilli.
    se fossi cattivo direi che la vendetta non e’ piu’ di moda; ops; mi e’ scappato di dirlo.

  11. Bio IX
  12. maggio 14, 2015 alle 2:58 pm

    da Il Corriere della Sera, 12 maggio 2015
    TORINO. Processo Eternit, l’entourage di Schmidheiny: «violati i diritti umani».
    Gli uomini dell’imprenditore svizzero definiscono assurda l’accusa di omicidio volontario: «Non è un assassino»: http://www.corriere.it/cronache/15_maggio_12/processo-eternit-l-entourage-schmidheiny-violati-diritti-umani-5a55a682-f8ac-11e4-ba21-895cc63d9dac.shtml

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    da La Stampa, 12 maggio 2015
    Eternit, si torna in aula. L’accusa è omicidio doloso.
    L’appello dei sindacati: “Il governo sia parte civile nel nuovo processo”. (Paola Italiano): http://www.lastampa.it/2015/05/12/cronaca/eternit-si-torna-in-aula-laccusa-omicidio-doloso-qIp79xhdHyHVNCIhnbDSOP/pagina.html

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    A.N.S.A., 14 maggio 2015
    Eternit, difesa, processo vada a Ivrea.
    Avvocato di Amato,far riferimento a primo 258 decessi contestati: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/05/14/eternit-difesa-processo-vada-a-ivrea_54eea798-e3aa-4653-a6d6-a9a2e857bf90.html

  13. luglio 22, 2016 alle 2:50 pm

    da La Stampa, 22 luglio 2016
    Stephan Schmidheiny è processabile per l’Eternit Bis.
    La Corte Costituzionale ha stabilito che non si applica il “ne bis in idem” sicuramente per i nuovi casi di morte. In questo secondo processo viene contestato l’omicidio volontario di 258 vittime dell’amianto: http://www.lastampa.it/2016/07/21/edizioni/alessandria/stephan-schmidheiny-processabile-per-leternit-bis-HGcK4aadfoFeEBWCq0h9EK/pagina.html

  14. gennaio 12, 2017 alle 2:44 pm

    A.N.S.A., 12 gennaio 2017
    Eternit bis,procura ricorre a Cassazione. Contro decisione gup di derubricare l’accusa. (http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/01/12/eternit-bisprocura-ricorre-a-cassazione_ace74a0b-7273-4605-9e06-0b18a7d757a8.html)

    TORINO, 12 GEN – Finisce in Cassazione il caso Eternit bis. La procura di Torino e la procura generale del Piemonte hanno impugnato la decisione con cui il gup Federica Bompieri, lo scorso 29 novembre, aveva derubricato l’accusa da omicidio volontario a omicidio colposo, e aveva frazionato il processo in quattro tronconi ordinando il trasferimento degli atti a Napoli, Reggio Emilia e Vercelli per ragioni di competenza territoriale (a Torino sono rimaste solo due delle 258 vicende contestate).
    Il ricorso è stato firmato dal pm Gianfranco Colace e dal sostituto procuratore generale Carlo Pellicano. L’imputato è l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, sotto accusa per le morti che sarebbero state provocate dall’amianto lavorato negli stabilimenti italiani della multinazionale.

  15. dicembre 14, 2017 alle 3:51 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2017
    Eternit, la Cassazione: “Ricorsi procura inammissibili”. Confermata la derubricazione a omicidio colposo.
    I processi rimangono spacchettati a Torino, Vercelli, Napoli e Reggio Emilia. Soddisfatta la difesa dell’ex numero uno del gruppo del cemento amianto Stephan Schmidheiny, già prescritto nel processo per disastro ambientale doloso. Massimiliano Gabrielli, legale dell’Anmil: “Ennesimo regalo al miliardario Schmidheiny”. (Andrea Giambartolomei): https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/14/eternit-cassazione-ricorsi-inammissibili-confermata-la-derubricazione-da-omicidio-doloso-a-colposo/4038186/

  16. maggio 24, 2019 alle 2:52 pm

    da La Stampa, 23 maggio 2019
    Eternit bis, 4 anni per omicidio colposo all’imprenditore Schmidheiny.
    L’accusa sosteneva la responsabilità nella morte di due operai dello stabilimento di Cavagnolo (Torino) esposti all’amianto e aveva chiesto 7 anni. (Pierfrancesco Carcassi): https://www.lastampa.it/2019/05/23/cronaca/eternit-bis-anni-per-omicidio-colposo-allimprenditore-schmidheiny-uh8QtGyD0zS5ByDRICgpDM/pagina.html

  17. gennaio 24, 2020 alle 2:48 pm

    il delinquente pontifica.

    da Il Corriere della Sera, 24 gennaio 2020
    Processo eternit bis. Il magnate svizzero ultimo padrone dell’Eternit: «Provo odio per gli italiani, vivete in uno Stato fallito».
    Stephan Schmidheiny attende la decisione del Tribunale di Vercelli sul rinvio a giudizio. Ad un giornale elvetico dichiara: «Non voglio vedere una prigione italiana dall’interno»: https://torino.corriere.it/cronaca/20_gennaio_24/magnate-svizzero-ultimo-padrone-dell-eternit-italia-stato-fallito-provo-odio-gli-italiani-25c98282-3e8c-11ea-8542-4d802b9e331b.shtml

    • gennaio 25, 2020 alle 12:58 pm

      ora questo delinquente farà la conoscenza più approfondita dei Tribunali italiani e – si spera – anche delle galere italiane.

      A.N.S.A., 25 gennaio 2020
      Eternit, Schmidheiny rinviato a giudizio. Per 392 morti a Casale Monferrato. Il processo a Novara. (http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2020/01/24/eternit-schmidheiny-rinviato-a-giudizio_653153af-af28-41d4-aa0d-e5e5ce9697b0.html)

      L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è stato rinviato a giudizio a Vercelli per il caso Eternit bis. Il processo si aprirà in Corte d’Assise a Novara il 27 novembre.
      Schmidheiny sarà chiamato a rispondere di omicidio volontario in relazione alla morte di 392 persone provocata, secondo l’accusa, dall’amianto lavorato nello stabilimento di Casale Monferrato (Alessandria) della multinazionale.
      A disporre il rinvio a giudizio è stato il gup Fabrizio Filice.

  18. G.Maiuscolo
    gennaio 24, 2020 alle 8:14 pm

    Cordialmente, sentitamente, totalmente ricambiato. L’odio dico; brutto fallito sarai tu.

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