Home > inquinamento, salute pubblica > Migliaia di morti per amianto in nome del profitto a ogni costo.

Migliaia di morti per amianto in nome del profitto a ogni costo.


E’ finita con condanne pesanti. Sedici anni di reclusione per un magnate svizzero, Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga, Louis De Cartier De Marchienne. Così il Tribunale penale di Torino il processo contro gli ultimi due titolari della multinazionale Eternit AG, ritenuta dalla pubblica accusa responsabile già di più di 2.000 morti per tumori da amianto.  Migliaia le parti civili.  E’ giunta un po’ di giustizia, attesa anch’essa da troppi anni.  Il processo era iniziato il il 10 dicembre 2010, mentre lo scorso 6 aprile 2009 iniziava l’udienza preliminare davanti al G.I.P. di Torino.

A Cagliari, più di dieci anni fa, abbiamo impiegato anni e svariati esposti (1998-2000) per far bonificare una collina di eternit che, al Fangario, faceva colare le acque bianche così arricchite verso la zona umida di Santa Gilla

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

 

A.N.S.A., 13 febbraio 2012

Condanna per Eternit sedici anni ai manager. Il miliardario Schmidheiny e il barone De Cartier. Parenti delle vittime scoppiano in lacrime in aula.

Colpevoli. Per la prima volta i vertici di una multinazionale vengono condannati per uno scempio provocato dalle loro filiali sparse per il mondo. Accade a Torino con la sentenza del processo Eternit. A due personaggi che in tempi diversi hanno guidato – dice l’accusa – la grande holding svizzera dell’amianto, il Tribunale subalpino ha inflitto sedici anni di carcere: sono i responsabili – dicono i giudici – delle migliaia di malattie e di morti generate dalla dispersione delle fibre-killer. “E’ una decisione storica che è anche un messaggio al mondo”, affermano il ministro Renato Balduzzi e tanti altri dietro di lui. “Un sogno di giustizia che diventà realtà”, aggiunge Raffaele Guariniello, il capo del pool di pm che ha indagato sull’Eternit.  Ma il numero uno del collegio difensivo, l’avvocato difensore Astolfo Di Amato, lancia quello che sembra un avvertimento. “Se passa il principio che il capo di una multinazionale è responsabile di tutto ciò che accade in tutti gli stabilimenti periferici, allora investire in Italia, da adesso, sarà molto difficile”. I condannati sono un magnate svizzero, Stephan Schmidheiny, 65 anni, e un barone belga, Louis De Cartier De Marchienne. La sentenza del collegio presieduto dal giudice Giuseppe Casalbore precisa in modo puntiglioso le loro responsabilità. I due sono colpevoli di rimozione volontaria di cautele ma solo per i danni avvenuti dopo il 13 agosto 1999; De Cartier è colpevole di disastro ambientale doloso a partire dal 27 giugno 1966, e Schmidheiny dal 18 settembre 1974. Quattro erano gli stabilimenti di Eternit Italia di cui si è occupato il processo: Casale Monferrato (Alessandria), la città più colpita dalla piaga dell’amianto con oltre 1.600 morti, e poi Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Napoli-Bagnoli, con più di 600 morti.  Per gli ultimi due il reato di disastro è stato dichiarato prescritto. L’elenco delle parti civili è sterminato, tanto che la lettura ha impegnato Casalbore per tre ore. All’inizio erano 6.392 fra parenti delle vittime, malati, sindacati, associazioni ed enti territoriali; durante la causa molte hanno accettato una transazione (il totale è sceso a circa cinquemila). Oggi sono stati accordati indennizzi per un totale di ottanta milioni di euro, di cui 25 per la sola città di Casale (ne aveva rifiutati a furor di popolo 18 dalla Eternit) e 20 per la Regione Piemonte. I familiari hanno ottenuto fra i 30 e i 35 mila euro ciascuno, e potranno anche iniziare un’altra causa per ottenere il resto.  Secondo l’accusa dei pm Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace, Eternit fece poco o nulla per risolvere il problema amianto sia nelle fabbriche, sia nei centri abitati; la società, inoltre, minimizzava e spargeva controinformazione sui rischi legati alla lavorazione del minerale. Accuse che le difese hanno sempre respinto. Schmidheiny è uno degli uomini più ricchi del mondo (il suo nome compare regolarmente nelle classifiche di Forbes) e oggi si presenta come un filantropo, un benefattore che sostiene i progetti di cooperazione e sviluppo sostenibile. Ereditò la carica negli anni Settanta dal papà, Max, e – affermano gli avvocati – investì milioni per la sicurezza. De Cartier, che oggi vive appartato in una splendida villa in Belgio, secondo i suoi legali fino al 1971 era amministratore di una società in Eternit per il 21%, dopodiché fu un semplice componente del cda, senza potere decisionale. I giudici sono stati di parere diverso. E dopo la condanna per un reato doloso il pool di Guariniello sta affilando le armi per l’inchiesta Eternit-bis: questa volta non si tratta di diastro ambientale, ma dei singoli casi di morte (circa un migliaio quelli contestati) e i magistrati potrebbero muovere accuse come l’omicidio con colpa cosciente o addirittura l’omicidio volontario con dolo eventuale.

 

Un processo ‘unico nella storia’.

Un processo “unico nella storia”. Il presidente della Corte d’Appello, Mario Barbuto, non è riuscito a frenare la penna quando, nella relazione depositata all’apertura dell’anno giudiziario, ha parlato del caso Eternit: quella che si chiuderà a Torino – ha scritto l’alto magistrato – sarà “a parere degli specialisti e della stampa anche estera” una causa destinata a fare epoca.  Alla sbarra ci sono un miliardario svizzero e un nobile belga che secondo i pubblici ministeri meritano 20 anni di galera. E sotto accusa c’é l’amianto, un minerale che nell’ultimo secolo, persino quando si cominciò a sospettare che fosse cancerogeno, é stato impiegato a piene mani per proteggere le case dal calore e dal rumore, isolare caldaie, costruire i freni delle auto, intrecciare corde, potenziare vernici; un’industria che ha dato da vivere a decine di migliaia di persone in tutto il mondo, ma che alla fine ha provocato una strage perché le fibre si sono rivelate un killer che non perdona. Ma il processo Eternit, così come è stato costruito dalla procura di Torino, è anche un processo a un certo modo di guidare le multinazionali, un atto d’accusa ai super-dirigenti che non si preoccupano di quello che succede nelle filiali periferiche e che, anzi, minimizzano i problemi o fanno di tutto per nasconderli. L’elvetico Stephan Schmidheiny (uno degli uomini più ricchi del mondo che oggi si definisce “un filantropo” che si batte per un futuro ecosostenibile) e il belga Louis De Cartier De Marchienne, 65 e 91 anni, rispondono di disastro doloso. In diversi periodi della loro vita – dice l’accusa dei pm Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace – hanno gestitola Eternito società collegate e, quindi, sono responsabili dello scempio provocato dall’amianto lavorato in quattro stabilimenti italiani della holding a partire dal 1952: Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Migliaia di morti e di malati di tumore fra gli operai e fra le persone che popolavano le quattro località. Ed è la prima volta che tra gli imputati non finiscono solo i capi delle singole filiali, ma i vertici.   Anche le difese hanno scoccato le loro frecce. Ancora negli anni Sessanta – dicono – gli scienziati non erano d’accordo sulla nocività dell’amianto, ma i dirigenti “rimasero choccati” quando, nel1976, inun seminario in Germania vennero messi al corrente delle ultime scoperte, e Stephan Schmidheiny, che ereditò la carica in quel periodo dal papà, prese tutti gli accorgimenti tecnici possibili per limitare i danni investendo milioni; mentre De Cartier fu, dal 1971, solo un amministratore senza deleghe e senza capacità di intervenire sul fenomeno. Che sia stato un maxi-processo lo dicono le cifre: 65 udienze fra il 2009 e il 2011, 6.392 parti civili, un flusso di testi e di pubblico che ha richiesto una macchina organizzativa cui ha preso parte anche la protezione civile. Per la sentenza sono previste misure straordinarie: il Palagiustizia apre due maxi aule da 250 posti e l’aula magna da 700,la Provinciane mette a disposizione una da 316. Si attendono almeno 160 delegazioni da tutta Italia e da Francia, Brasile, Usa, Svizzera, Gran Bretagna, Olanda e Belgio. Comunque vada a finire, il “processo unico nella storia” farà scuola anche in altri Paesi dove da anni comitati di cittadini attendono che la magistratura indaghi e faccia giustizia.

 

  1. febbraio 13, 2012 alle 10:58 pm

    A.N.S.A., 13 febbraio 2012
    SCHEDA: 50 anni di studi su legame amianto-cancro.

    ROMA – Per anni è stato impiegato per proteggere le case dal calore, isolare caldaie, costruire i freni delle auto, potenziare vernici. Ma l’amianto, e le fibre da cui è composto, è un killer che non perdona ed è direttamente collegato all’insorgenza del tumore del polmone. A dimostrarlo per la prima volta, negli anni Sessanta, fu lo scienziato statunitense Irving Selikoff, ‘pioniere’ nel settore della Medicina del lavoro tanto che, nel 1966, fondò la prima divisione ospedaliera in Usa dedicata a questo ambito presso il Mount Sinai Hospital di Manhattan.

    – AMIANTO, KILLER PER LA SALUTE: l’amianto, o asbesto, è formato da sottilissime fibre di silicio. Ha la caratteristica di resistere molto bene al fuoco, a temperature elevate e agli acidi e per questo è stato impiegato a lungo come isolante nell’industria e nelle costruzioni, in pannelli o nella ricopertura di tubi. Le minime dimensioni delle fibre favoriscono però la loro dispersione nell’aria e l’inalazione fino nei polmoni, dove si fissano, provocando innanzitutto una malattia nota come asbestosi, che è stata la prima malattia professionale ufficialmente riconosciuta in Italia. Successivamente è stato dimostrato che l’amianto è responsabile anche di tumori al polmone, essendone anzi la causa principale fra quelle dovute a motivi di lavoro. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, già poche fibre di amianto per metro cubo d’aria possono provocare un caso di tumore alla pleura per 100mila persone l’anno. In alcuni edifici italiani è stata riscontrata una concentrazione di 10 mila fibre per metro cubo.

    – LE RICERCHE DI SELIKOFF: Lo scienziato, morto nel 1992, effettuò negli anni Sessanta un imponente studio su un campione di 17.800 lavoratori, confermando la sua convinzione che l’esposizione all’amianto potesse causare il cancro. Selikoff evidenziò che le persone che lavoravano a contatto con l’ asbesto anche per un periodo inferiore ad una settimana, riportavano segni a livello polmonare fino a 30 anni dopo. Gli studi dello scienziato furono infine considerati dalle istituzioni. Nel 1970 l’Occupational Safety and Health Administration impose limiti di esposizione per i lavoratori e nel 1989 l’Environmental Protection Administration emanò nuove norme per il graduale arresto della produzione di prodotti con asbesto. Le prove scientifiche fornite da Selikoff aprirono anche la via alle prime cause legali per malattie attribuite all’esposizione all’amianto sul lavoro. Gli studi sulla correlazione tra amianto e cancro al polmone, fruttarono a Selikoff premi e riconoscimenti dalla American Public Health Association, la New York Academy of Sciences e la American Cancer Society.

  2. febbraio 16, 2012 alle 10:43 am

    ma io sono stupito solo 16 anni? e poco io ho respirato amianto x 20 anni a portovesme e non ho potuto nemmeno accedere ai benefici contributtivi mi ritrovo disoccupato alle soglie dei 60 anni senza lavoro e senza nessun ammortizzatore sociale non solo appena ho provato con qualche patronato a rivendicare l esposizione per anni mi e stato detto che l azienda di allora che si chiamava samim ha fatto sparire tutti i residui dei materiali contenente amianto sostenendo di non averne mai fatto uso cosa assolutamente falsa m,i auguro solo di non ammalarmi xche dopo il danno a subire pure la beffa e troppo

  3. Cati
    febbraio 18, 2012 alle 9:50 am
  4. giugno 3, 2013 alle 8:14 pm

    bene, era ora.

    A.N.S.A., 3 giugno 2013
    Eternit: Condanna a 18 anni Trenta milioni a comune. Appello, reclusione per disastro doloso all’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/06/03/Eternit-giudici-camera-consiglio_8808750.html)

    TORINO – E’ stato condannato a 18 anni di reclusione per disastro doloso l’imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny, imputato a Torino nel processo Eternit.
    In primo grado era stato condannato a 16 anni.

    GIUDICI, 30 MILIONI A COMUNE CASALE MONFERRATO – Ammonta a 30,9 milioni di euro la somma che la Corte d’Appello di Torino ha accordato al Comune di Casale Monferrato con la sentenza del processo Eternit. Nella città della provincia di Alessandria la multinazionale dell’amianto aveva il suo stabilimento italiano più importante, e il numero delle vittime è più elevato che altrove.
    Alla Regione Piemonte, che si era costituita parte civile, i giudici hanno invece riconosciuto un risarcimento di 20 milioni di euro.

    OSSERVATORIO AMIANTO, SENTENZA INCORAGGIA BATTAGLIA – Quella di Torino è una “sentenza incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane”. L’Osservatorio Nazionale Amianto commenta così la condanna per disastro doloso a 18 anni di reclusione che la Corte d’Appello di Torino ha inflitto all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, annunciando che “proseguirà la sua battaglia per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, come quelle di Siracusa, come di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti, così come nei confronti di ogni altro responsabile”.

  5. novembre 19, 2014 alle 10:35 pm

    e arriva la “santa prescrizione”.

    A.N.S.A., 19 novembre 2014
    Eternit: Cassazione, prescrizione, annullata condanna.
    Sfumano risarcimenti. Familiari vittime: ”Vergogna, vergogna”. http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/11/19/eternit-il-pg-della-cassazione-processo-prescritto-annullare-condanna_b30aa1b6-220e-4a00-b646-2d50bf96816d.html)

    La Cassazione ha annullato senza rinvio, dichiarando prescritto il reato, la sentenza di condanna per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny nel maxiprocesso Eternit. Sono stati annullati anche i risarcimenti per le vittime. La prescrizione è maturata al termine del primo grado. Il maxi-processo Eternit è stato la più grande causa mai intentata in Europa e al mondo sul fenomeno dei danni alle persone e alle cose provocati dall’amianto. Le parti lese erano un migliaio, tra malati (soprattutto di mesotelioma), eredi dei defunti ed amministrazioni locali. Il magnate svizzero Stephan Schmidheiny era stato ritenuto responsabile nei precedenti gradi di giudizio di disastro ambientale, con drammatiche conseguenze soprattutto per la salute degli operai, legato alle attività degli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).

    Con la sentenza della Cassazione che ha dichiarato la prescrizione ed ha cancellato la condanna al magnate svizzero Stephan Schmidheiny sfuma anche la possibilità per i familiari delle vittime e per le comunità locali di ottenere i risarcimenti.

    La decisione della Prima sezione penale della Cassazione che ha dato un colpo di spugna al processo Eternit ha suscitato le proteste dei numerosi familiari delle vittime dell’amianto presenti nell’Aula magna. “Vergogna, vergogna” hanno detto in tanti, urlando subito dopo la lettura del verdetto.

    “Non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi”. Questo il commento del pm Raffaele Guariniello alla sentenza Eternit. “La Cassazione – ha commentato Guariniello – non si è pronunciata per l’assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l’omicidio”. “Questo non è – ha aggiunto il magistrato – il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo”.

    “Per l’Inail i costi per le sole prestazioni ai lavoratori colpiti dalle patologie provocate dall’amianto sono costate 280 milioni di euro che non si recupereranno più perché il verdetto della Cassazione ha demolito in radice questo processo”. Lo ha detto l’avvocato generale dell’Inail Giuseppe Vella commentando il verdetto insieme all’avvocato Teresa Ottolini che ha difeso l’Inail in Cassazione.

    “Eternit, ingiustizia è fatta”: così i familiari delle vittime hanno scritto su uno striscione che stanno esponendo davanti alla Cassazione dopo la lettura del verdetto che ha dato un colpo di spugna al maxi processo per le morti d’amianto.

    “Apprendo con sorpresa e disappunto della decisione della Corte di Cassazione di annullare, causa prescrizione del reato, la sentenza di condanna a Stephan Schmidheiny nel processo Eternit. Non può che destare profonda indignazione”. Lo afferma il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. “Non può che destare profonda indignazione – aggiunge Chiamparino, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni – il fatto che migliaia e migliaia di persone e famiglie siano private del riconoscimento dei danni e delle responsabilità per ragioni che sono poco più che cavilli burocratici. Quando il diritto cozza con le più elementari ragioni di giustizia è segno che c’è qualcosa di profondo che non funziona nei meccanismi della giustizia italiana. Il danno provocato dagli stabilimenti piemontesi e italiani dell’Eternit va al di là delle morti finora contabilizzate e allunga la sua ombra sulle generazioni future: alle famiglie delle vittime, alle associazioni che si sono battute in questi anni e a tutti coloro che attendevano un giudizio di giustizia ed equità, vanno la mia solidarietà, il mio sostegno e la mia vicinanza”.

    “La Cassazione – ha commentato Guariniello – non si è pronunciata per l’assoluzione. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l’omicidio”. “Questo non è – ha aggiunto il magistrato – il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo”.

    La Prima sezione penale della Cassazione ha condannato al pagamento delle spese legali, la cui cifra per ora non è nota, l’Inps e l’Inail che avevano fatto ricorso per non essere state ammesse come parte civile dalla Corte di appello di Torino nel processo Eternit condannato a pagare le spese legali anche un parente di una delle vittime dell’amianto che era stato escludo dal diritto degli indennizzi.

  6. Bio IX
    novembre 20, 2014 alle 12:22 pm

    “Apprendo con sorpresa e disappunto …”
    Prossima sorpresa gli inceneritori: scommettiamo?
    “Adesso prego chi mi legge di stamparsi questo mi articoletto e di rileggerselo fra una ventina d’anni.
    Intorno al 2032, a vent’anni da oggi, sarà inevitabile accorgersi del disastro che avranno provocato, per esempio, le particelle prodotte da inceneritori (sotto qualunque forma e dizione) e centrali termoelettriche. Allora un giudice sentenzierà che qualche piromane imperversante decenni prima deve finire in galera e deve pagare con il denaro, che vale ben poco, la strage che ha provocato, una strage ben più capillare e variegata di quella ascrivibile all’amianto. E non credo reggerà la scusa che “quando s’innescarono le patologie, quegl’impianti erano perfettamente a norma di legge”, stante il fatto che le patologie da Eternit considerate a Torino partono dal 1952, dunque 41 anni prima che la legge anti-amianto entrasse in vigore.”
    http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2289-amianto-nessuno-silluda.html

  7. Shardana
    novembre 20, 2014 alle 3:28 pm

    Scusami Bio ma i disastri degli inceneritori sono già una triste realtà.Il problema è che a nessuno sembra importargliene anzi gli avvelenatori sono tenuti in grande considerazione dai nostri politici.Guarda anche il caso glencore con la portovesme srl,ha evaso,inquinato,smaltito le schifezze più schifose dell’Europa,ha corrotto sindaci eppure per un pugno di posti di lavoro gli lasciano fare i tazzi che vuole con la speranza che si prenda l’alcoa,così il carrozzone per un altro pò continuerà a mangiare a 4ganasce sulla nostra salute.Perchè non se la apre nella verde svizzera una industria di smaltimento rifiuti tossico nocivi

  8. Bio IX
    novembre 20, 2014 alle 5:41 pm

    A quanto pare, tra i tanti, anche il trecartista fiorentino e i suoi seguaci sono convinti del contrario (è lo stesso che zittiva la dott.ssa Gentilini dandole dell’apprendista stregone http://www.youtube.com/watch?v=UP_34siiFGg ), sicché è pressoché sicuro che vicende come quelle dell’eternit siano destinate a ripetersi, anche perché il rapporto di causa/effetto è ancora più difficile da dimostrare, anche alla luce della pluralità di fonti inquinanti, che giocano paradossalmente a favore dei soliti noti, con tutte le ovvie conseguenze del caso. Altro che la modifica della prescrizione prontamente starnazzata ai quattro venti ….

  9. novembre 30, 2016 alle 2:50 pm

    A.N.S.A., 29 novembre 2016
    Eternit, omicidio colposo Schmidheiny.
    Difesa, grossa vittoria. Parti civili, fallimento giustizia: http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2016/11/29/eternit-omicidio-colposo-schmidheiny_c0dfb669-048a-44f1-bb6a-4e216ae8837e.html

    ————–

    Eternit:gup, Schmidheiny agì per lucro. Deve rispondere di due omicidi colposi: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2016/11/30/eternitgup-schmidheiny-agi-per-lucro_1cda39dd-1c22-4724-93b1-08c83102df36.html

    ___________________

    da Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2016
    Eternit, alleggerita accusa a Schmidheiny: “Omicidio colposo, non volontario”. E torna il fantasma della prescrizione.
    La decisione del gup di Torino nel processo bis per la strage dell’amianto a Casale Monferrato e in altre sedi dell’azienda. Le carte inviate ai tribunali di competenza, da Vercelli a Napoli. L’associazione delle vittime teme un nuovo nulla fi fatto dopo la sentenza della Cassazione sul primo procedimento. Il legale dell’imputato: “Una grossa vittoria”. L’ex pm Guariniello: “Comunque i processi si faranno”. (Andrea Giambartolomei): http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/29/eternit-alleggerita-accusa-schmidheiny-omicidio-colposo-non-volontario-e-torna-il-fantasma-della-prescrizione/3225061/

  10. Carlo Forte
    novembre 30, 2016 alle 3:50 pm

    I processi servono a fare girare l’economia,Le malattie restano.Dove sono le forze speciali,impegnate con chi protesta per il diritto alla salute?

  11. Bio IX
    dicembre 1, 2016 alle 11:59 am

    Tutto come previsto (aah, ‘sti complottisti http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2289-amianto-nessuno-silluda.html ): segnare la data, per chi ci sarà ancora, del 2032

  12. Carlo Forte
    dicembre 1, 2016 alle 3:29 pm

    Dai che dopo il referendum………….

    • Bio IX
      dicembre 1, 2016 alle 5:58 pm

      l’amianto sparisce e la gente guarisce

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: