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Depuratori e cialtronaggine, sta per arrivare il conto e sarà salatissimo.


corso d'acqua inquinato da scarichi

corso d’acqua inquinato da scarichi

Ne avevamo parlato tempo fa.    Due anni e mezzo fa, come raccontava , Alessandro Agostinelli per L’Espresso, ben 159 agglomerati urbani italiani sopra i 15 mila abitanti era privo di un decente sistema di depurazione, in violazione della direttiva n. 91/271/CEE.

A oggi la situazione non è cambiata di molto, se la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche recentemente creata dal Governo Renzi prevede per il prossimo 1 gennaio 2016 quasi un miliardo di euro di sanzione pecuniaria da parte dell’Unione europea.  

E la situazione del dissesto idrogeologico del Bel Paese non è certo migliore, come ci ricorda da par suo Gian Antonio Stella su Il Corriere della Sera.

Noi, in proposito, abbiamo proposto un vero e proprio New Deal nazionale e regionale.

Qualcuno ascolterà?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Italia, depuratori non a norma e rischio sanzioni europee (da Il Corriere della Sera)

Italia, depuratori non a norma e rischio sanzioni europee (da Il Corriere della Sera)

 

da Il Corriere della Sera, 13 agosto 2014

IL DOSSIER. La beffa dei soldi non spesi per i depuratori, due miliardi inutilizzati.

Quattro italiani su dieci scaricano nei fiumi e in mare. In arrivo una maximulta da Bruxelles. Maglia nera al Friuli Venezia Giulia. (Gian Antonio Stella)

Zero carbonella: ecco i soldi spesi dalla Sicilia di quel miliardo e 96 milioni di euro che aveva ricevuto per depurare le acque. Un danno e una beffa: sta per arrivare, da Bruxelles, una sanzione pesante. Che non colpirà solo l’isola. È l’Italia tutta, infatti, a essere lontana dagli standard dei Paesi di punta: il 36% dei cittadini scarica direttamente nei fiumi e in mare. Una vergogna. Che ci può costare quasi un miliardo di maximulta. Soldi buttati per «sciatterie, inefficienze, mancati controlli…».

La tabella di confronto col resto d’Europa fa arrossire: dietro di noi, che arranchiamo con solo 64 cittadini su cento dotati d’un sistema fognario, ci sono l’Estonia, il Portogallo, la Slovenia… Ma siamo staccati di 9 punti dal Belgio, 17 dalla Repubblica Ceca, 20 dalla Francia, 22 dalla Spagna, 33 dalla Finlandia, 34 dalla Lituania e dalla Gran Bretagna, 36 dall’Austria, dalla Germania o dall’Olanda.
Certo, i dati della «Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e lo sviluppo delle infrastrutture idriche», voluta da Renzi per accorpare il tema delle acque e unificare ad esempio sei banche dati diverse «dove non c’era un numero che tornasse», dicono che è il Mezzogiorno l’area più critica: la metà dei cittadini scarica senza filtri.

A dispetto di certi stereotipi anti-meridionalisti, però, spiega Erasmo D’Angelis, che guida la Struttura, la regione più esposta alla stangata europea per l’assenza di depurazioni è il Friuli Venezia Giulia. Dove la multa in arrivo da Bruxelles il 1° gennaio 2016, secondo le previsioni calcolate dalla Struttura di missione dovrebbe essere di 66 milioni di euro pari a 53,6 euro pro capite. Il doppio della multa alla Calabria, quasi il quintuplo rispetto alla Liguria, sette volte la media nazionale (8,1 euro), il decuplo della Puglia.

scarichi fognari

scarichi fognari

Seconda, per sanzione pro capite, è un’altra regione settentrionale, la Val d’Aosta: 39 euro pro capite. Terza la Sicilia, che pagherà complessivamente la somma più alta: 185 milioni. Ma è tutta la penisola, accusa D’Angelis, ad essere in ritardo: «Perfino in Lombardia (dico: in Lombardia!) i fiumi e i laghi sono per il 40% gravemente inquinati». Totale della maximulta in arrivo per i depuratori, secondo la Struttura: 482 milioni di euro. Più altrettanti o poco meno per l’inquinamento di corsi d’acqua, laghi, lagune…
Sono strettamente collegati il rischio idrogeologico, lo sviluppo delle infrastrutture idriche e l’adeguamento del sistema della depurazione delle acque e della bonifica delle discariche. Senza equilibrio, addio. Come ricorda una relazione della «Struttura» alla Camera, il nostro è uno dei Paesi più franosi del mondo: «486.000 delle 700.000 frane in tutta l’Ue sono in 5.708 Comuni italiani, 2.940 a livello di attenzione molto elevato».

E questo «si intreccia con una impressionante carenza pianificatoria di superficie, la quasi scomparsa delle manutenzioni, abuso del suolo e fiumi incanalati in piste da bob o intubati sotto le città pronti ad esplodere al primo nubifragio come il Seveso». E si intreccia ancora «con un generale fatalismo e la scarsa percezione della dimensione dei rischi e di conoscenza dei fenomeni».
Va da sé che la potenza distruttiva della natura (Dante stesso pare accennare alle «bombe d’acqua» ma ce n’erano molte meno di oggi) «viene moltiplicata dai nostri errori fatali, primo fra tutti la caparbietà con la quale il territorio più fragile» e più abitato (189 abitanti per chilometro quadrato contro i 114 della Francia e gli 89 della Spagna) «è stato spremuto» senza tener conto della «regola base della prevenzione strutturale». Un esempio? Su 16.700 chilometri di binari ferroviari 6.700 sono esposti a rischio: «Non occorrono esperti amministrativisti o contabili ma di psichiatria».

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Basta, sostiene il documento, «non è più accettabile vedere l’Italia che crolla, frana e si allaga così facilmente e non poter far nulla o poco perché pur in presenza di risorse bisogna aspettare firme, timbri e pareri per tempi indefiniti. E assistere a Conferenze di servizi dove i poteri di veto di ogni partecipante sono simili a quelli del Consiglio di Sicurezza Onu, facendo passare 3-6 anni dalla progettazione all’inizio di lavori anche banali».
Matteo Renzi assicura di voler accantonare «un miliardo l’anno del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) 2014-20 per il finanziamento di interventi infrastrutturali di messa in sicurezza di territori e in particolare a difesa delle aree metropolitane». Ma poi, sarà possibile spendere quei soldi o resteranno appesi al soffitto come caciocavalli?

La domanda non è retorica: negli ultimi 16 anni, accusa il documento consegnato a Montecitorio, non sono stati usati un sacco di quattrini destinati alla messa in sicurezza idrogeologica e alla depurazione delle acque, che come abbiamo visto nel caso del Seveso o del Sarno sono strettamente legate. Colpa di «procedure burocratiche abnormi», di ricorsi infiniti dopo ogni appalto (perfino i lavori sul Bisagno, protagonista di disastrose inondazioni a Genova, sono bloccati…), di veti incrociati, di «ritardi ed eccessiva complessità delle procedure di valutazione di impatto ambientale».
Totale dei soldi non spesi, in tre blocchi principali di finanziamenti: due miliardi e 273 milioni. Tutti denari già disponibili, cash, per i quali non sono mai stati aperti i cantieri. E qui sono sotto accusa soprattutto tre regioni meridionali. «Sicilia, Calabria e Campania hanno in comune l’impressionante incapacità di spesa e l’inefficienza della Pubblica amministrazione a partire dai livelli regionali», scrive D’Angelis in una lettera al presidente del Consiglio.

Un esempio? I soldi stanziati con gli accordi di programma 2009/10. In Calabria, su 185 interventi programmati, solo cinque cantieri aperti e manco uno chiuso nonostante il territorio sia così fragile da aver vissuto dal 2010 a oggi «454 nuove emergenze». In Campania su 97 programmati solo quattro cantieri aperti e solo due chiusi. In Sicilia 194 programmati, 43 cantieri già chiusi e 71 aperti ma la Regione, che avrebbe dovuto sborsare 172 milioni accanto a quelli statali, ha scucito solo «lo 0,1%».
Quanto al Report delle opere idriche, «la Delibera Cipe 60/2012 impegnava 1,6 miliardi per le Regioni del Sud per un totale di 183 interventi (depuratori, collettori, reti fognarie). Ad oggi nessuna opera è conclusa». Nessuna. Maglia nera, come dicevamo, la Sicilia che grazie anche a Stefania Prestigiacomo era stata benedetta da una pioggia di quattrini: «Su 96 opere programmate per 1.096 miliardi appena 5 opere al preliminare e zero fondi impegnati». Ulteriore conferma di una certezza: non è (solo) una questione di soldi…

 

frane e dilavamento dei terreni a causa dei tagli boschivi

frane e dilavamento dei terreni a causa dei tagli boschivi

 

(tabella da Il Corriere della Sera, foto da mailing list ecologista, A.L.C., S.D., archivio GrIG)

  1. Nico
    agosto 16, 2014 alle 12:44 pm

    è vergognoso avere i soldi per fare i depuratori e non farli, è il segno di una classe politica che non pensa al bene collettivo.

  2. marzo 26, 2015 alle 2:57 pm

    A.N.S.A., 26 marzo 2015
    Mancano depuratori,ultimatum Ue a Italia. Governo rischia deferimento a Corte giustizia. (http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/03/26/mancano-depuratoriultimatum-ue-a-italia_f4af0fb2-17b6-45e7-a57c-fbb675329b93.html)

    BRUXELLES, 26 MAR – L’Italia rischia di dover rispondere davanti alla Corte di giustizia Ue della mancanza di sistemi per un adeguato trattamento delle acque reflue in ben 817 comuni. La Commissione europea ha inviato oggi a Roma un parare motivato – ultimo passo della procedura d’infrazione prima del deferimento alla Corte – in cui chiede all’Italia di adottare al più presto adeguate misure per porre rimedio a questa situazione. Altrimenti a pronunciarsi sulla vicenda – avverte Bruxelles – sarà la Corte.

  3. agosto 27, 2015 alle 2:58 pm

    storie di ordinario inquinamento da depuratori e fogne.

    da Il Fatto Quotidiano, 23 agosto 2015
    Ischia, liquami davanti alla costa per la rottura di una fogna sottomarina: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/23/ischia-liquami-davanti-alla-costa-per-la-rottura-di-una-fogna-sottomarina/1977557/

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    Inquinamento nel fiume Sarno, dieci comuni campani sotto inchiesta: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/23/inquinamento-nel-fiume-sarno-dieci-comuni-campani-sotto-inchiesta/1977149/

    —————————————————-

    21 agosto 2015
    Sorrento, revocato divieto di balneazione. Sindaco: “Ma sversamenti in mare restano una vergogna”. (Vincenzo Iurillo): http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/21/sorrento-revocato-divieto-di-balneazione-sindaco-ma-sversamenti-mare-restano-una-vergogna/1973969/

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    A.N.S.A., 26 agosto 2015
    Vietato fare il bagno al Lido di Alghero.
    Dopo litorale San Giovanni nuova chiusura per analisi Arpas: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/08/26/vietato-fare-il-bagno-al-lido-di-alghero_7a10f46a-fa70-4ebe-bcc1-38f279587fdc.html

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    da La Nuova Sardegna, 26 agosto 2015
    Alghero, il divieto di balneazione si estende fino alla Stazione Lido.
    Nuova ordinanza del sindaco Mario Bruno dopo che le analisi dell’Arpas hanno evidenziato la presenza in mare di batteri da liquami fognari: http://lanuovasardegna.gelocal.it/alghero/cronaca/2015/08/26/news/alghero-il-divieto-di-balneazione-si-estende-fino-alla-stazione-lido-1.11991535

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    da L’Unione Sarda, 27 agosto 2015
    SARROCH . Allarme per l’impianto di Perd’e Sali: esposto in Procura.
    Depuratore, lo scarico dei reflui finisce in mare: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150827084211.pdf

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    L’Arpas registra la «non conformità» di un nuovo tratto di mare. Bagni vietati al lido.
    È caccia agli inquinatori: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150827085025.pdf

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    Liquami dalle fogne in mare, spiaggia chiusa a Porto Torres: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150827084953.pdf

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    da Alguer.it, 26 agosto 2015
    Niente bagni fino al Mariposa. Mappa dei divieti ad Alghero: http://notizie.alguer.it/n?id=94706

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    da CagliariPad, 27 agosto 2015
    Alghero, Abbanoa: dietro lo stop ai bagni in mare il mercato nero dei liquami.
    “Dove finiscono i liquami prelevati da autospurgo privati ad Alghero?”, chiede retoricamente la società che gestisce i servizi idrici e fognari in Sardegna. “Al depuratore di Santa Maria La Palma non risulta nessuna ditta di autospurgo accredita e nessun conferimento”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=21187

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    da Sardinia Post, 27 agosto 2015
    Abbanoa: “Ad Alghero il mare è inquinato da scarichi abusivi”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/abbanoa-ad-alghero-il-mare-e-inquinato-da-scarichi-abusivi/

  4. ottobre 20, 2015 alle 2:54 pm

    da La Stampa, 17 ottobre 2015
    Acqua sporca per un italiano su tre. Un conto da 500 milioni l’anno.
    Quattordici regioni sono fuorilegge, arrivano le multe europee. Eppure ci sono 3,5 miliardi non spesi da anni per i depuratori: http://www.lastampa.it/2015/10/17/italia/cronache/acqua-sporca-per-un-italiano-su-tre-un-conto-da-milioni-lanno-FF8ZJktml7if4R77A59MnM/pagina.html

  5. gennaio 29, 2016 alle 10:26 pm

    struttura di missione de chè?

    A.N.S.A., 29 gennaio 2016
    Il 20% delle fogne italiane scarica in mari e fiumi. Grassi, rischio fino a 500 mln di euro sanzioni Ue. (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2016/01/29/il-20-degli-italiani-scarica-fogne-in-mari-e-fiumi_987f433e-f7d0-446c-bf75-5cf74edb5987.html)

    Nonostante il 31 dicembre 2015 sia scaduta la proroga concessa dall’Unione europea al nostro Paese per mettere a norma i sistemi di depurazione, “abbiamo ancora in Italia oltre il 20% dei cittadini che scaricano le fognature nei fiumi e nei mari: al centro-nord siamo al 15%, nel centro Italia al 18-20% e al sud siamo a oltre il 30%”. Lo ha spiegato Mauro Grassi, direttore della struttura di missione di Palazzo Chigi #Italiasicura contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, a margine di un incontro sul tema a Palazzo Pirelli a Milano. La situazione potrebbe costarci fino a oltre 500 milioni di euro all’anno.

    “Noi abbiamo attualmente riconosciute 111 infrazioni, ne stanno valutando in Ue altre 870, quindi abbiamo un migliaio di situazioni sotto osservazione dall’Ue”, ha spiegato Grassi. “Per questi 111 noi pagheremmo nel 2016, è una valutazione perché ancora non è stata comminata la sanzione, attorno ai 200 milioni di euro l’anno – ha proseguito il dirigente della struttura di missione del Governo – e se dovessero andare a condanna tutte le sanzioni che stanno facendo potremmo arrivare a oltre 500 milioni ogni anno. E si pagano fino a che non hai messo a norma”. Tra le cose da fare, oltre a “mettere a posto l’organizzazione del sistema idrico integrato”, bisognerebbe secondo Grassi affidarsi a “società industriale serie” che investano e facciano i depuratori. Un esempio indicato come positivo è quello illustrato nell’incontro di oggi. Il gruppo Cap si è occupato della situazione dell’area metropolitana di Milano. “Oggi possiamo dire che la missione è compiuta e tutto il territorio servito da gruppo Cap non sarà soggetto alle sanzioni della comunità europea”, ha commentato il presidente di Cap, Alessandro Russo, spiegando che sono stati investiti 134 milioni di euro per effettuare interventi su 60 comuni.

  6. Terrae
    gennaio 30, 2016 alle 8:47 am

    Sarà anche acqua lurida in mare, ma tanto la gente il bagno se lo fa lo stesso.

    E poi, vuoi mettere?

    Cozze e ricci pieni, pieni. Grandi così!

    A noi gli enterococchi intestinali e l’escherechia coli, al più ci fanno compagnia … e il brodo più ricco.

    Perché spendere soldi per un po’ di cacca in mare?

    Così si tengono a galla certi politici locali.
    Come gli stronzi.

    • Carlo Forte
      gennaio 31, 2016 alle 3:26 pm

      Ah ah ah grande ,Terrae,il bello che si continua a pubblicizzare l’isola incontaminata,i prodotti alimentari,il vino…..te lo immagini le vongole,i pesci,i ricci,le patelle dopo la fuoriuscita del petrolio dalla nave di portovesme.Tutto sotto controllo e dai cancri…..

  7. gennaio 31, 2016 alle 12:43 pm

    da L’Unione Sarda, 31 gennaio 2016
    Dagli scarti animali ai residui chimici. Nell’Isola è record di scarichi illegali. (Michele Ruffi): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/31/dagli_scarti_animali_ai_residui_chimici_nell_isola_record_di_scar-68-463741.html

  8. maggio 6, 2016 alle 2:54 pm

    in Sardegna una buona parte dei depuratori inquina.

    da Sardegna Ambiente, 2 maggio 2016
    Rapporto sullo stato dei depuratori fognari controllati, anno 2015. (http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=307841&v=2&c=4581&idsito=21)

    In relazione alle attività espletate sugli scarichi dei depuratori fognari, il controllo effettuato dal Dipartimento Cagliari e Medio Campidano è principalmente di tipo “tecnico” e gli scarichi soggetti sono quelli industriali, urbani ed abitativi.

    Gli scarichi di acque reflue urbane figurano tra i fattori di pressione più rilevanti per i corpi idrici.
    Con l’espressione acque reflue urbane si intendono le acque di scarico di origine domestica, industriale o meteoriche che confluiscono nelle reti fognarie per poi raggiungere gli impianti di depurazione e successivamente i diversi corpi recettori.

    La Direttiva europea impone l’obbligo del rispetto di specifici requisiti di performance sia per quanto riguarda i sistemi fognari, sia per quanto riguarda i sistemi di depurazione; per questi ultimi l’efficacia del trattamento, misurata periodicamente attraverso uno specifico monitoraggio con frequenze stabilite dalla legge, deve essere accompagnata da una capacità depurativa e da una tecnologia adeguate alla “sensibilità” dei corpi recettori.

    Nel corso del 2015 sono stati effettuati nella Provincia di Cagliari e Medio Campidano complessivamente 84 sopralluoghi, un numero di 91 campionamenti, dei quali sono stati sottoposti ad analisi chimiche 81 campioni relativi ad impianti di depurazione comunali, mentre le determinazioni microbiologiche ed i test ecotossicologici sono stati eseguiti su 86 campioni: complessivamente i parametri determinati sono stati pari a 1575.

    ———

    qui il Rapporto sulle attività espletate e sullo stato dei depuratori fognari controllati. Anno 2015: http://www.sardegnaambiente.it/documenti/21_393_20160502163110.pdf

  9. dicembre 9, 2016 alle 2:52 pm

    il conto è arrivato.

    da Il Fatto Quotidiano, 8 dicembre 2016
    Commissione Ue chiede per l’Italia multa da 62,7 milioni di euro: “Acque reflue urbane siano trattate in modo adeguato”.
    Le autorità italiane, denuncia l’esecutivo di Bruxelles, devono ancora garantire il raccoglimento e il trattamento in 80 agglomerati del paese, dei 109 oggetto della prima sentenza del 2012, al fine di evitare gravi rischi per la salute umana e l’ambiente: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/08/acque-reflue-urbane-commissione-ue-chiede-per-litalia-multa-di-627-milioni-di-euro/3245847/

    • dicembre 27, 2016 alle 10:23 pm

      non solo, può anche peggiorare.

      A.N.S.A., 27 dicembre 2016
      Ambiente:fogne non a norma,Italia a rischio multa Ue in 2017.
      Da Nord a Sud 1000 località non rispettano regole acque reflue. (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2016/12/27/ambientefogne-non-a-normaitalia-a-rischio-multa-ue-in-2017_b5282ec2-5634-4f75-9791-2a937e7b910b.html)

      BRUXELLES, 27 DIC – Dal Nord al Sud Italia ci sono quasi mille località, da note mete turistiche a grandi città, dove gli impianti fognari non rispettano le norme europee, con rischi per l’ambiente e la salute umana. La situazione, da tempo sotto osservazione da parte della Commissione Ue, rischia, secondo le informazioni raccolte dall’ANSA a Bruxelles, di sfociare in un nuovo rinvio davanti alla Corte di giustizia europea e a multe nel 2017, per il mancato rispetto della direttiva del 1991 sulle acque reflue.

      Il problema è particolarmente concentrato in Sicilia, Calabria, Campania e Lombardia, che contano da sole per i due terzi dei siti non a norma, ma il problema in realtà riguarda tutta Italia, in quanto l’unica regione senza procedure d’infrazione Ue è il Molise, perché scarica le sue acque reflue nelle regioni confinanti.

  10. febbraio 7, 2017 alle 2:48 pm

    complimenti.

    A.N.S.A., 6 febbraio 2017
    Italia nel mirino per smog e fogne, pressing commissione Ue. Roma nel mirino anche per ‘zone speciali natura 2000’. (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/02/06/italia-indietro-su-smog-e-acque-reflue-rapporto-ue_948f7cb2-bded-4387-88cf-28c4bd7bcc77.html)

    Gestione delle acque reflue al Sud, inquinamento atmosferico al Nord e lacune nel processo di designazione dei siti ‘Natura 2000′: sono questi tre dei principali fronti aperti tra l’Italia e Bruxelles in materia ambientale. E’ quanto emerge dal rapporto sull’attuazione delle politiche ambientali pubblicato oggi dalla Commissione europea.
    Si tratta, sottolinea l’esecutivo Ue, di problemi la cui soluzione è resa più difficile da “conflitti di sovrapposizione” tra amministrazioni locali e quella centrale. Il documento, pubblicato con cadenza biennale dalla Commissione, annovera però anche alcuni punti di eccellenza italiani come gli approcci innovativi nei progetti Life e gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) sviluppati da Istat e Cnel. Restano invece i problemi – su cui Bruxelles ha aperto diverse procedure di infrazione e che, in alcuni casi, stanno già costando milioni di euro all’Italia – su rifiuti, acque reflue, smog nei centri urbani e designazione delle Zone Speciali di Conservazione previste dalla Direttiva Habitat. “Il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali – spiega il commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella – è parte della nostra risposta ai cittadini, che chiedono all’Ue di accertarsi che le norme ambientali siano applicate correttamente applicate nei loro Paesi”.

  11. febbraio 16, 2017 alle 2:52 pm

    ancora evviva…

    A.N.S.A., 16 febbraio 2017
    Italia rischia multa a Ue di 180 mln per fogne.
    Senza interventi conto infrazioni potrebbe salire a mezzo mld: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2017/02/16/italia-rischia-multa-a-ue-di-180-mln-per-fogne_aa3e38f8-0e70-4778-b794-8b597e8dc336.html

  12. febbraio 22, 2017 alle 6:26 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 22 febbraio 2017
    Ue, dalla Pubblica Amministrazione alle fogne: 5 nuove procedure d’infrazione contro l’Italia, la più multata d’Europa.
    Dal 1955 al 2015 il nostro Paese è finito 642 volte davanti alla Corte di Giustizia Europea. La mancata applicazione delle direttive di Bruxelles costa ogni anno 500 milioni di euro. Dai rifiuti al debito pubblico, fino all’utilizzo delle buste di plastica, ecco la mappa di ciò che l’Italia dovrebbe fare e invece non fa. (Alessandro Ricci): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/22/ue-dalla-pubblica-amministrazione-alle-fogne-5-nuove-procedure-dinfrazione-contro-litalia-la-piu-multata-deuropa/3405793/

  13. giugno 1, 2017 alle 2:48 pm

    a Carloforte.

    da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2017
    Carloforte, si rompe la condotta e i liquami finiscono nel canale di San Pietro.
    Interrogazione del deputato 5stelle Andrea Vallascas che denuncia la mancanza dell’impianto di depurazione. (Simone Repetto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2017/05/31/news/carloforte-si-rompe-la-condotta-e-i-liquami-finiscono-nel-canale-di-san-pietro-1.15419949?ref=hfnscaec-3

  14. maggio 31, 2018 alle 2:56 pm

    il conto è peggiorato.

    da Il Fatto Quotidiano, 31 maggio 2018
    Acque reflue, Corte di giustizia Ue multa l’Italia: 25 milioni di euro subito e altri 30 ogni 6 mesi di ritardo nell’adeguamento.
    L’Italia è già stata condannata dalla Corte per la gestione inadeguata delle acque di scarico urbane e ha in corso due procedura di infrazione per lo stesso motivo, una delle quali ha portato a una prima sentenza nel 2014. I giudici: “Agglomerati non conformi si è ridotto da 109 a 74, ma ancora grande ritardo nel seguire le disposizioni dell’Unione Europea”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/31/acque-reflue-corte-di-giustizia-ue-multa-litalia-25-milioni-di-euro-subito-e-altri-30-ogni-6-mesi-di-ritardo-nelladeguamento/4394544/

  1. settembre 15, 2014 alle 6:37 pm

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