Tonno rosso e Carloforte.


Riceviamo dal gruppo Tabarchin Pau Ben In Cumün e pubblichiamo molto volentieri.

Carloforte senza il suo Tonno rosso (Thunnus thynnus) non sarebbe la stessa, sarebbe molto più povera, come tutti noi.

E certamente la manifestazione Girotonno, giunta ormai alla sua XII edizione, ha ormai fatto il suo tempo, fra troppi soldi pubblici e sponsorizzazioni palesemente inopportune che celebrano la prossima estinzione del Tonno rosso e di un bel pezzo dell’identità storico-culturale carolina.

Bisogna darsi da fare per la sua salvaguardia. Ora.     Iniziando da una moratoria immediata internazionale della pesca e dall’istituzione di un’area marina protetta all’Isola di S. Pietro.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

Tonno rosso (Thunnus thynnus)

Tonno rosso (Thunnus thynnus)

Tonno: dal Sulcis a Malta.

Il Tonno e la sua estinzione.

Una ricerca pubblicata di recente sul Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) ha confermato che le popolazioni di tonno, sono quasi tutte in calo e quindi in pericolo . Come molti sanno, il Tonno rosso è presente nella lista rossa IUCN (animali in via d’estinzione) e addirittura in alcune zone del pianeta come in Brasile non si avvistano più esemplari da almeno 20 anni. A Carloforte la situazione non è certo delle migliori infatti i tonni pescati negli ultimi anni sono di piccole dimensioni, cosa che farebbe accapponare la pelle a qualsiasi vecchio tonnarotto e nonostante ciò con l’avallo di leggi ad hoc e dei politici non solo locali (Gabriella Carlucci gli scorsi anni ha fatto la sua passerella durante il Girotonno) , si continua a pescare e a osannare quello che è a tutti gli effetti lo sterminio della specie. Anzi nel 2012 le tonnare hanno avuto pure l’aumento di tonnellate si è passati dalle scorse 120 tonnellate alle attuali 160. In un paese normale si cercherebbe di tutelare quella che fino a qualche decennio fa era una risorsa economica per le persone che vi lavoravano ma anche di “artigianato” culinario basti pensare a tutto il procedimento di lavorazione delle interiora del tonno, (bottarghe, musciame, beli ecc…) che con l’estinzione della specie andrà irrimediabilmente perso. Anche se ancora prima che si arrivi all’estinzione della specie che sarà purtroppo inevitabile (se non si porrà una moratoria internazionale sulla pesca), il tonno non viene più pescato nella nostra isola, infatti da quattro anni a questa parte viene ingabbiato e portato con dei rimorchiatori a Malta, dove una volta ingrassato viene venduto a prezzi esorbitanti ai giapponesi. Lo scorso anno si è battuta un’asta record, un tonno rosso da 222 kg pagato 1,3 milioni di euro quasi 6.000 euro al chilo!

Carloforte, centro storico visto dal mare

Carloforte, centro storico visto dal mare

Poco importa se a Carloforte non rimane praticamente nulla né a livello di ricaduta economica né tantomeno di pescato. L’argomento estinzione è per molti un tabù e viene dai più sottaciuto, conseguentemente vengono a mancare sia prese di posizione per la tutela della specie che in difesa del metodo tradizionale di pesca ormai praticamente sparito da quattro anni a questa parte. Siamo consapevoli che le tonnare tradizionali sono considerate metodi di pesca eco-sostenibili e che buona parte del disastro è causato principalmente dallo sfruttamento eccessivo e dalla pesca indiscriminata portata avanti sia con le tonnare volanti che dalla pesca illegale, quello che purtroppo non si vuole capire è che siamo di fronte ad una situazione del tutto eccezionale e di grande emergenza, una specie si sta estinguendo. Quindi, in questo momento, ogni metodo sia esso quello della tonnara tradizionale che quello delle tonnare volanti sono entrambi in questo caso complici dell’estinzione della specie. Se si vuole perseguire con la mattanza e con la pesca del tonno l’unica strada da seguire è la tutela immediata, oggi, per poter avere il privilegio di pescare il tonno anche per le generazioni future.    Perciò ci associamo alla richiesta fatta nel 2010 da parte del Principato di Monaco inserire il tonno rosso nell’Allegato I della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate (Cites) per vietarne il commercio internazionale e proteggerla dalla pesca eccessiva. Purtroppo la richiesta fu respinta nonostante il supporto ottenuto sia dall’Unione Europea (ma non dall’Italia) che dagli Stati Uniti. Il perchè si è arrivati alla non inclusione del tonno nelle specie d’estinzione ha dell’ incredibile infatti l’ambasciatore nipponico presente a Doha il giorno prima della riunione del Cites ha offerto un fastoso ‘sushi party’, al quale sono stati invitati i rappresentanti di varie nazioni circa 300 persone da 50 Paesi, principalmente da Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente. L’assemblea si concluse con 68 voti contrari, 30 astensioni e 20 voti favorevoli. Il pensiero dello scandalo avvenuto al Cites, che è stato denunciato egregiamente da Report, non fa altro che far acquisire in noi la coscienza di una Moratoria Immediata supportata dal fatto che purtroppo il tonno rosso è diminuito nel Mediterraneo fra il 1957 e il 2007 del 74% !!! …e come avviene nei tonni ingabbiati gli esemplari rimasti nei nostri mari sono sempre più piccoli. Il business che gira intorno al tonno lo si vede anche nella politica europea dove a ricoprire gli affari marittimi e della pesca dal 2004 al 2010 fu guarda a caso un maltese, Joe Borg, che come Commissario si oppose duramente alle richieste di messa al bando della pesca del tonno rosso. Sarà solo una coincidenza che proprio a Malta si trovano le gabbie di allevamento del tonno pescato nelle nostre acque?

Carloforte, litorale di Stea

Carloforte, litorale di Stea

Tonnare.

Le tonnare di Carloforte non sono in mano a pescatori locali come molti credono, ma  sono proprietà della Ligure Sarda Spa – Consociazione Consortile delle Tonnare  Sarde di Carloforte e Portoscuso con capitale sociale da € 680.144,00 e sede amministrativa a Genova, mentre la Carloforte Tonnare PIAM srl che vende il  tonno pescato nelle Tonnare della Sardegna sul mercato Giapponese ha sede legale a  Cagliari. Invece la distribuzione ai ristoranti giapponesi avviene attraverso la  collegata ARK TRADE Co. Ltd. Secondo quanto scritto sul sito delle Tonnare il motivo per il quale il tonno viene  esportato è dovuto al fatto che “Le difficoltà di cambio date dalla forza dell’ Euro  hanno portato il prodotto proveniente dalla stagione di pesca delle Tonnare Sarde ad  essere ad appannaggio solo dei ristoranti top del Giappone.” Pensiamo che il motivo  sia ben diverso senza ombra di dubbio per la società è meglio venderlo su quel  mercato dove il prezzo può andare oltre i 1000 euro al Kg anziché a circa 20 euro  del mercato carlofortino e tutto a vantaggio della società. Ancora “Il sistema  logistico da anni rodato permette di portare nel giro di 72 ore il tonno dal mare dell’  Isola di S.Pietro ai ristoranti del Giappone.” questo riporta il sito ma a onor del vero  la maggior parte dei tonni catturati e ingabbiati a Carloforte vengono portati a Malta e  da lì una volta ingrassati raggiungono il Giappone. E’ facile intuire che le tonnare come le hanno conosciute i nostri padri e nonni sono in completa decadenza, ai carlofortini per esempio non rimane che qualche misero posto di lavoro e del nostro amico tonno non rimane che qualche briciola che arriva nei ristoranti attraverso il mercato all’ingrosso o di qualche tonno che rimane ammagliato. Le nostre tonnare come tutte le altre tonnare fisse erano un tipo di pesca tradizionale e dovrebbero essere tutelate come patrimonio storico e culturale della nostra identità mentre invece tutto si sta perdendo.  Tra l’altro nel tempo si sono verificati episodi poco gratificanti infatti, come riporta la cronaca lo scorso anno su “La Nuova Sardegna” del 22 marzo 2012 si leggeva “Militari della Guardia Costiera di Carloforte e di Cagliari, insieme al personale del servizio veterinario dell’Asl 7 di Carbonia, hanno svolto controlli in uno stabilimento di lavorazione di prodotti ittici sull’isola”. Riporta ancora “La Nuova Sardegna” avveniva “ l’attività di lavorazione e trasformazione di prodotti ittici senza aver ottenuto il riconoscimento dell’autorità regionale, contravvenendo a severi regolamenti comunitari”. “ In particolare, come riferito dalla Guardia Costiera, lo stabilimento sottoposto a controllo era autorizzato all’attività di trasformazione di prodotti ittici, ma non la società che all’interno vi opera.”

Carloforte

Carloforte

Questa infrazione è stato sanzionata con una multa di 10 mila euro. “Inoltre, dall’ispezione delle celle frigo, sono stati trovati prodotti congelati ed in fase di lavorazione, provenienti dal nord Italia e privi dei documenti di accompagnamento previsti dalle leggi in vigore. La violazione, ha portato al sequestro cautelare di 3 tonnellate di pesce ed una multa di 4 mila euro per la società che ha spedito il prodotto.” Il prodotto venne in seguito analizzato dalla Asl per poter riconoscere se la specie in attesa di lavorazione e commercializzazione fosse o meno tonno rosso. Il sopralluogo è avvenuto “nello stabilimento di lavorazione del pesce della Ligure Sarda a Carloforte” come riportava anche “L’Unione Sarda” del 23 marzo 2012 . La domanda che ci poniamo è perché quei pesci non avevano documenti ? Perché la società e’ stata multata di 10 mila euro ? Che tipo di pesce era?  Come abbiamo già accennato nelle tonnare i tonni pescati sono, spesso, sotto taglia a raccontarcelo oltre alle testimonianze dei tonnarotti, ci sono le cronache dei giornali a metà giugno 2010 “L’Unione Sarda” scrive che ben 600 tonni circa 10 tonnellate peso medio a tonno 16,6 Kg, furono sequestrati a Portoscuso (“alla società su Pranu” N.Sardegna 16/06/2011) dalla Capitaneria di porto, perché troppo piccoli e in tal modo si infrangevano le regole imposte di dimensione e peso messe in atto per tutelare il pesce dall’estinzione. I tonni dovevano essere liberati e non pescati. Purtroppo il danno per l’ecosistema era già stato fatto i tonni infatti erano tutti morti. Sulla “La Nuova Sardegna” 14 giugno 2011 ancora 400 tonni sotto taglia sono liberati come infatti riporta il giornale “La circostanza si è verificata spesso durante la stagione di pesca, soprattutto durante le mattanze, quando i tonnarotti hanno fatto uscire dalla camera della morte” appunto aggiungiamo noi, con la mattanza la liberazione dei tonni, in teoria, poteva essere eseguita; ma con il nuovo metodo dove il pesce passa nella gabbia come è possibile verificarne peso e dimensione o evitare che specie che con i tonni non hanno nulla a che fare come le tartarughe marine o delfini, per esempio, non vengano ingabbiati? Inoltre resta da capire come è possibile far rispettare il limite imposto dalla legge, dove i tonni inferiori ai 30 kg e ai 115 cm non possono essere pescati. Come si riesce a misurare e a pesare un tonno vivo in mare?

Carloforte, campagna in fiore

Carloforte, campagna in fiore

Essendo un business a tutti gli effetti spesso avvengono attività illecite su “L’Unione Sarda” del 20 aprile 2011 leggiamo che la Guardia Di Finanza, in un’operazione che coinvolgeva ben 11 regione italiane, smantellava “un’organizzazione che inscatolava pesce di provenienza ignota spacciandolo per il pregiato tonno rosso delle tonnare di Carloforte e Portoscuso e vendendolo a 120 euro al chilo” sequestrando “circa 130 mila etichette contraffatte e circa 500 confezioni pronte per essere commerciate” ciò a dimostrazione del fatto che il mercato del tonno è un business che fa gola a molti, e molti continuano a speculare sul tonno infischiandosene dell’estinzione della specie.  Di sicuro sappiamo che non esiste una tutela di origine controllata del nostro amico  tonno e che il lavoro che le tonnare davano stagionalmente ai carolini sono solo un  ricordo lontano . In un futuro prossimo sarebbe auspicabile una pesca del tonno fatta da personale  interamente isolano per un pescato limitato e controllato per solo uso interno all’isola  e con marchio “Doc Isola di San Pietro” tutelato e garantito che darà valore e benefici  a tutta la comunità e non a pochi.  Auspichiamo per la tutela del nostro mare l’istituzione immediata dell’ Area  Marina Protetta.

Carloforte, Girotonno 2014, sponsorizzazioni

Carloforte, Girotonno 2014, sponsorizzazioni

Girotonno, la sagra subita.

A fine maggio – primi di giugno si celebra la dodicesima edizione del Girotonno la manifestazione gastronomica dedicata al tonno rosso. “Dal Sulcis al Sushi” così recitava lo slogan 2013, infelicemente confermato anche per il 2014, scelta di cattivo gusto quanto rappresentativa della situazione del nostro amico tonno, infatti l’ eccessivo consumo del Sushi, piatto ormai tristemente di moda non solo in Giappone, è tra le cause dell’estinzione della specie.  Sarà una dodicesima edizione di una manifestazione (Sagra) calata dall’alto dall’amministrazione comunale dell’epoca e rimasta tale negli anni nonostante l’avvicendamento delle maggioranze politiche. Una manifestazione (Sagra) povera di contenuti, ma ricca di slogan e di attività promozionali che in undici anni ha promosso più se stessa che il luogo in cui si è svolta.  Una manifestazione (Sagra) dove si svolgono e si sono svolte delle gare internazionali di cucina, spesso a porte chiuse e per pochi eletti, per le quali quasi mai sono stati selezionati o coinvolti rappresentanti della cucina locale (tranne un raro caso di chef telegenico).    Una manifestazione (Sagra) che non essendo figlia della comunità ma di scelte sbagliate dei suoi rappresentanti ha segnato fin dalla prima edizione il suo lento e inesorabile declino.   Una manifestazione (Sagra) senza radici e senza identità che a breve rischia di rimanere anche senza tonno, perché sia chiaro, le sagre sono le feste stagionali dell’abbondanza! E le stagioni migliori per il nostro amico tonno ahimè sono rimaste solo nella memoria dei veri tonnarotti!   Una manifestazione (Sagra) che ogni amministratore dotato di buon senso, alla luce di ciò che sta succedendo al tonno e alla tonnara, dovrebbe riconsiderare totalmente, sia nella forma che nella sostanza!

Carloforte, Stagno e miniera della Vivagna

Carloforte, Stagno e miniera della Vivagna

Celebrare con l’abbondanza, il consumo della carne di un animale a rischio estinzione ci sembra fuori luogo oltre che anacronistico.  Una manifestazione (Sagra) che comporta consistenti voci di spesa nel bilancio comunale mai giustificate mediante l’adozione di strumenti statistici, indispensabili per poter valutare le ricadute economiche a breve e lungo termine sulle attività locali. Una manifestazione (Sagra) per la quale nel 2013 l’amministrazione comunale di Carloforte decise di spendere, per la sola gestione, 35000 €+ iva affidando l’incarico, naturalmente senza l’adozione di una gara d’appalto, a una società siciliana, la Feedback, nonostante si potessero sfruttare competenze locali lasciando quelle risorse a Carloforte, probabilmente spendendo anche meno. Anche per il 2014 l’organizzazione è stata affidata alla società siciliana Feedback. Intanto, ci appare strano che proprio a Carloforte “patria del couscous” sarà un ristorante di Trapani (Casteluzzo) a fornire n.4000 porzioni di couscous per una spesa di € 10.000,00. Attendiamo di sapere quanto costerà complessivamente l’evento. Il costo dovrebbe aggirarsi sui 450.000 euro.

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Inoltre quest’anno tra gli sponsor troviamo la Portovesme srl, industria di Portovesme, attualmente proprietà della svizzera Glencore – Xstrata, nota alla cronaca perchè due suoi dirigenti sono stati condannati per aver usato rifiuti tossici come materiale di riempimento per la realizzazione dei parcheggi dell’ospedale oncologico di Cagliari. Inoltre la stessa azienda lo scorso anno (giugno 2013) e in precedenza ha ricevuto carichi radioattivi e il portale radiometrico continua essere gestito dalla stessa azienda, praticamente è il controllore di se stessa. La stessa Glencore, ancora, è stata fregiata del poco ambito premio «Public Eye Awards» quale imprese più irresponsabili dal punto di vista sociale ed ecologico Per ciò che concerne il tonno usato nella manifestazione nel 2012, il tonno rosso, è stato utilizzato solo nelle degustazioni d’elite mentre i turisti come riportato nei depliant hanno mangiato pinna gialla (meno pregiato, ma sempre a rischio estinzione); nonostante il tonno rosso è quello che viene tanto pubblicizzato …e quest’anno? Agli ignari turisti, sempre più informati e indignati, si farà credere che la tonnara di Carloforte è sinonimo di tradizione e che è gestita da pescatori, cosa palesemente falsa considerato che da 4 anni a questa parte praticamente non si fanno neppure più le mattanze, fatta eccezione per qualcuna a scopo “promozionale”.  E’ indispensabile capire che oggi più che mai la strada da seguire per ogni nostra attività è quella della sostenibilità. L’alternativa sostenibile è spesso possibile, nelle case che costruiamo nelle cose che mangiamo negli abiti che indossiamo nei luoghi che visitiamo…

Ribadiamo perciò l’appello lanciato dal nostro gruppo di trasformare questa inopportuna manifestazione (Sagra?) in un appuntamento internazionale (VIVOTONNO) sul consumo responsabile delle specie ittiche e in difesa delle specie marine a rischio d’estinzione.

L’alternativa è possibile e necessaria!

Tabarchin Pau ben in Cumun

 

 

 

(foto da mailing list animalista, T.C., S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    giugno 2, 2014 alle 3:41 am

    ma anche le altre specie di tonno sono in via di estinzione?

    • giugno 2, 2014 alle 10:31 am

      Quanto il tonno rosso no. Sono prossimi alla minaccia il tonno pinna gialla, il tonnetto striato è quello messo “meno peggio”…

  2. Shardana
    giugno 2, 2014 alle 11:02 am

    In comune dicono che il tonno rosso non è in estinzione e che quello che si pesca nelle tonnare si chiama “tonno mandorlato”una specie che vive nel golfo.Qualcuno ha delle notizie su questa specie di tonno o è la solita bufala degli assessori carlofortini?

  3. M.A.
    giugno 2, 2014 alle 11:27 am

    Bell’articolo Grig. È palese che i Carlofortini non vogliano rinunciare alla mattanza. Oltre a far parte di una tradizione popolare, è anche una fonte di “dindini” turistici. La mattanza può essere eco sostenibile a patto che tutte le altre forme di pesca del tonno, cessino di esistere, cosa che per quanto auspicabile penso che sia difficilmente contrastabile, dato che, come è stato scritto sul tonno c’è un vero e proprio business internazionale.
    Grig, per tutelare non solo il tonno, ma soprattutto i sardi (e non i giapponesi), mi sa che oltre a fare campagne e perlustrazioni contro il bracconaggio, dovete dotarvi di motoscafi e perlustrate la costa per segnalare le tonnare volanti. 😉

  4. M.A.
    giugno 2, 2014 alle 1:58 pm

    Ahahah, no Grig, mi dispiace mi servono per il girotonno! 🙂

    • giugno 2, 2014 alle 2:05 pm

      e allora vacci tu, magari a nuoto 😉

      • M.A.
        giugno 2, 2014 alle 3:00 pm

        ahahah..io mi dedico alla forchetta! Quello è il vostro compito Grig 😛

  5. Shardana
    giugno 2, 2014 alle 5:17 pm

    Il bello che la gente,di parte logicamente,fa girare e finisce col credere alle cazzate che quelli del comune gli raccontano e quella del tonno mandorlato è veramente una barzelletta.Se devo essere sincero io quello di tonnara lo mangio,e tu deliperi?

  6. mara
    giugno 2, 2014 alle 6:35 pm

    Fantastico il tonno mandorlato! Alla mia veneranda età ho imparato ora che cos’è l’olio EVO! Ma a voi piace questa mania americana degli acronimi?
    In quanto al tonno (rosso, verde, giallo, blu..) è indispensabile una moratoria alla pesca.
    Io ho già cominciato da 3 anni (a malincuore..) a NON consumare più tonno in scatola e mangio solo eventuali tonnetti pescati a lenza dagli amici. E voi golosoni? M.A, che ne dici? Sapresti rinunciare in favore delle prossime generazioni? 🙂

  7. Raimondo Cossa
    giugno 2, 2014 alle 9:00 pm

    M.A. mi sa che hai sbagliato associazione. Quello che dici tu, gli arrembaggi, gli fa Greenpeace (e meno male che c’é). Il resto te lo ha già spiegato Deliperi in altra occasione: gli ambientalisti non devono andare in giro a pulire l’immondizia degli altri. Ciao.

  8. Shardana
    giugno 3, 2014 alle 1:16 am

    Sì Raimondo,hai ragione………È molto diffuso pensare che gli ambientalisti debbano raccogliere l’alliga che la gente lascia in giro.

  9. Carlo Forte
    giugno 3, 2014 alle 8:09 pm

    Grande successo del giro tonno,con più di 200.000 presenze nell’isola in soli quattro giorni,confermando che alla gente poco importa se il tonno rosso(a torto o a ragione) è alla fine della sua esistenza.

    • mara
      giugno 3, 2014 alle 11:45 pm

      Anche la gente arriverà alla fine della sua esistenza, sospetto che ai tonni importerà ancora meno.

  10. Sparviero
    giugno 4, 2014 alle 9:53 am

    ahahahah 200.000 persone si è parlato anche di 260.000 ma dove li prendete questi dati? ahahahaaa 😀

  11. Shardana
    giugno 4, 2014 alle 11:00 am

    Semplice,basterebbe chiedere a saremar e delcomar quanti biglietti hanno venduto e sapere così la verità.In effetti sembra un numero eccessivo,numero che l’isola non sarebbe in grado di ospitare neanche di passaggio.

  12. Carlo Forte
    giugno 4, 2014 alle 10:51 pm

    Certo Mara che ai tonni non importerà niente dell’estinzione degli umani,quando succederà loro non ci saranno più.

  13. ana logico
    giugno 6, 2014 alle 5:35 pm

    La capitaneria parla di 20mila passaggi ponte per tutto il periodo della manifestazione ma alcuni giornali preferiscono far da megafono ai deliri propagandistici dell’amministrazione comunale.Ci sarà una qualche relazione con Il fatto che si siano intascati 50000 euro per promuovere l’evento?

  14. Carlo Forte
    giugno 7, 2014 alle 4:42 pm

    Attenti a come si parla o ad esporre i propri pensieri riguardo la pesca del tonno se nò potete rischiare. Andate su FB ,carloforte oltre il 2000 si esprime in maniera chiara su come comportarsi con chi la pensa in maniera diversa.Che menti aperte…

  15. Shardana.
    giugno 7, 2014 alle 7:47 pm

    Ho letto e rimango senza parole,perchè mi è sembrata una vera azione intimidatoria,per non usare altri termini se nò Grig mi censura.

  16. novembre 12, 2014 alle 2:52 pm

    da L’Unione Sarda, 12 novembre 2014
    La Ue: incremento del 20 per cento, a Genova il vertice della commissione.
    Pesca del tonno, proposto l’aumento delle quote: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20141112091802.pdf

  17. maggio 8, 2015 alle 2:55 pm

    da L’Unione Sarda, 8 maggio 2015
    LE QUOTE. Delusione a Carloforte, Portoscuso e Gonnesa dopo il decreto del Governo.
    Per le tonnare solo le briciole. Il pescato del Sulcis non potrà superare le 194 tonnellate. (Antonella Pani) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150508092407.pdf)

    Briciole e nulla di più. Nonostante l’aumento di 300 tonnellate sulle quote di pesca del tonno rosso destinate all’Italia, alle tonnare fisse del Sulcis sono state assegnate solo 25 tonnellate in più rispetto alla stagione 2014.
    I NUMERI. Questo raccontano i numeri del decreto del ministero per le Politiche agricole pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Sono infatti 194 le tonnellate indicate per gli impianti fissi (erano 165 un anno fa), mentre il grosso dell’incremento deciso a novembre dall’Icaat si concentra su altri sistemi di pesca. Insomma un’altra mazzata per i progetti di sviluppo alternativi del Sulcis: una quota che ancora una volta non consentirà la lavorazione del pescato in loco e che potrebbe far scricchiolare l’alleanza tra società locali.
    LA DELUSIONE. Non nascondono la delusione chi già da settimane ha preparato reti e impianti a Carloforte, Capo Altano (Portoscuso) e Portopaglia (Gonnesa). E c’è chi è pronto a dare battaglia. «Siamo molto lontani dalla quota ideale di circa 100 tonnellate ad impianto, ci aspettavamo altri numeri – commenta Pier Greco, della Consociazione tonnare sarde – stiamo valutando di presentare ricorso. Una strada che le società tentarono già qualche anno fa. Ma la musica non sembra cambiata. Anche se gli organismi internazionali per la tutela del tonno hanno deciso di aumentare la quota complessiva del 20%, la ripartizione decisa dal Governo penalizza ancora una volta le tonnare fisse. A queste condizioni non ci sarà nessuna mattanza, i tonni saranno catturati ancora vivi, trasferiti nei gabbioni galleggianti e trasportati a Malta per l’ingrasso. Da lì le carni pregiate prenderanno il volo verso i mercati internazionali. «Certo, ci saremmo aspettati qualcosa in più – dice Umberto Maccioni, Tonnare Sulcitane – non sono numeri che ci lasciano soddisfatti. Ma almeno c’è la certezza del decreto».
    L’ATTESA. Il passaggio dei tonni è atteso per metà maggio, ma già da tempo i tonnarotti tengono sotto controllo le reti calate nelle acque tra Gonnesa, Portoscuso e Carloforte, un lavoro che non può attendere i tempi della burocrazia. Ieri poi la ciurma che tiene sotto controllo Capo Altano si è resa protagonista del salvataggio di una tartaruga marina. I tonnarotti hanno avvistato una Caretta Caretta mentre nuotava nelle acque vicino a Portoscuso, in evidente difficoltà. Probabilmente aveva ingoiato un amo. È stata recuperata e consegnata alla Guardia Costiera.

  18. giugno 12, 2015 alle 11:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 giugno 2015
    Porto Torres, sequestrate due tonnellate di tonno rosso.
    Operazione della guardia costiera a ovest dell’Asinara, pesanti sanzioni al comandante del motopesca: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2015/06/12/news/porto-torres-sequestrate-due-tonnellate-di-tonno-rosso-1.11602708

  19. Carlo Forte
    giugno 13, 2015 alle 9:46 am

    Tonno rosso e carloforte?E chi ne vede tonno…..

  20. giugno 21, 2016 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 giugno 2016
    Carloforte, nonostante vento e onde la mattanza secondo tradizione. La pesca del tonno nell’impianto a mare di porto Paglia ha fruttato 27 esemplari da un quintale e mezzo ciascuno. (Simone Repetto): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/06/20/news/carloforte-nonostante-vento-e-onde-la-mattanza-secondo-tradizione-1.13695144?ref=hfnscaer-3

  21. novembre 13, 2017 alle 3:52 pm

    da La Stampa, 13 novembre 2017
    Tonno rosso, è guerra tra ambientalisti e pescatori.
    La commissione internazionale rialza i limiti alle catture dopo 10 anni di blocco. Il Wwf: troppo presto. (Fabrizio Assandri): http://www.lastampa.it/2017/11/13/societa/lazampa/animali/tonno-rosso-guerra-tra-ambientalisti-e-pescatori-cCJlzJW0100u1xk1Tea1tL/pagina.html

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