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Cinquanta consiglieri regionali sardi approvano il nuovo “editto delle chiudende”, senza vergogna.


Sardegna, dune e ginepri sul mare

Sardegna, dune e ginepri sul mare

Lo dovevano fare e l’hanno fatto.

Addirittura hanno velocemente rimestato le disposizioni della proposta di legge regionale n. 537 il 23 luglio 2013, hanno scodellato in fretta e furia la proposta di legge regionale n. 542 del 30 luglio 2013 e l’hanno approvata in pochi minuti, grazie alla procedura d’urgenza prevista dall’art. 120 del regolamento consiliare, applicabile perché tutti d’accordo.

Ha iniziato l’onorevole Pietro Pittalis (P.d.L.), ma immediatamente dietro gli altri onorevoli Giampaolo Diana (P.D.), Franco Cuccureddu (M.P.A.), Attilio Dedoni (Riformatori), Matteo Sanna (Fratelli d’Italia), Christian Solinas (P.S.d’Az.), Mario Diana (Sardegna è già domani), Daniele Cocco (S.E.L.).

E subito dopo sono stati in 50 a votare a favore, solo 4 voti contrari, 4 gli astenuti.

Ma che cosa c’è di così urgente e improcrastinabile da metter d’accordo trasversalmente e soprattutto silenziosamente maggioranza (scassata) e opposizioni (divise)?

Il nuovo editto delle chiudende, Il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna.

Infatti, con l’art. 1 della legge i Comuni sono delegati alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge.

Baunei, Baccu Goloritzè

Baunei, Baccu Goloritzè

Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici).

Previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che ex lege i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo ambienale/paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985).

Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili.

I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.

Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (es. Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti.

Ma non finisce qui.

L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di pessima fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge scempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale.  La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra.

Cagliari, Saline di Molentargius

Cagliari, Saline di Molentargius

Giusto per finire, una normettina borderline in favore di quel mini-eolico opportunamente arginato dalla Corte costituzionale con la recentissima sentenza n. 188 del 12 luglio 2013.

Non c’è stato quell’auspicato un sussulto di decenza che avrebbe dovuto portare al ritiro di questa proposta di legge farneticante o, quantomeno, l’eliminazione della vergognosa corsia privilegiata per questo scandaloso sacco dei demani civici e delle zone umide.

Solo qualche parola per sottolineare la profonda ipocrisia di tutti quelli che quotidianamente – entro e fuori dal Consiglio regionale sardo – ci ammorbano i malcapitati neuroni di sovranismo, giustizia, beni comuni, riforme, tutela del paesaggio e favole varie e non hanno detto una parola o, peggio, hanno votato questo nuovo squallido editto delle chiudende.

Per favorire l’informazione dell’opinione pubblica provvederemo a pubblicare tutti i nomi di chi ha espresso voto favorevole.

In ogni caso, sappiano tutti che l’istanza al Governo per il ricorso alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) sarà inviata alla pubblicazione della legge sul B.U.R.A.S.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

 stemma Regione Sardegna

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA

PROPOSTA DI LEGGE N. 542

presentata dai Consiglieri regionali
PITTALIS – DIANA Giampaolo – CUCCUREDDU – DEDONI – SANNA Matteo –
SOLINAS Christian – DIANA Mario – COCCO Daniele Secondo

il 30 luglio 2013

Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici 
e di impianti eolici

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RELAZIONE DEL PROPONENTE

La presente proposta di legge è, in primo luogo, finalizzata a introdurre più efficaci procedure in materia di ricognizione generale degli usi civici esistenti in Sardegna al fine di pervenire ad una loro gestione più dinamica, seppure sempre nel rispetto delle esigenze di tutela dell’uso pubblico.

In secondo luogo la proposta contiene una serie di disposizioni urbanistiche di dettaglio finalizzate a consentire, per quegli interventi contenuti nei piani attuativi già convenzionati e che richiedano varianti non essenziali, un più rapido iter di alcune procedure autorizzative, nel pieno rispetto del quadro normativo esistente. Ciò al fine di perseguire l’obiettivo di consentire una migliore risposta, da parte dell’amministrazione pubblica, alle istanze provenienti dalla società.

Inoltre la proposta di legge intende modificare una preesistente disposizione legislativa interpretativa regionale in materia di beni paesaggistici, al fine di consentirne una più efficace applicazione.

Infine la proposta di legge contiene la proroga di un termine in materia di edilizia residenziale pubblica, una specificazione delle limitazioni cui sono sottoposti gli impianti eolici di piccola dimensione e potenza.

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TESTO DEL PROPONENTE

Art. 1
Ricognizione generale degli usi civici

1. La Giunta regionale, mediante un Piano straordinario di accertamento demaniale, provvede alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul territorio regionale e alla individuazione su cartografia aggiornata di dati e accertamenti già esistenti riportati su cartografie antiche.

2. A tal fine in deroga alle disposizioni di cui alla legge regionale 14 marzo 1994, n. 12 (Norme in materia di usi civici. Modifica della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1 concernente l’organizzazione amministrativa della Regione sarda), ed in via straordinaria al fine di superare i limiti e le incongruenze legate alle procedure di accertamento già decretato delle terre gravate da uso civico, i comuni sono delegati entro il 31 dicembre 2013, e con le procedure per l’adozione e l’approvazione dei piani di valorizzazione di cui all’articolo 9 della legge regionale n. 12 del 1994, alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio.

3. A tal fine i comuni, oltre a documentare il reale sussistere dell’uso civico, possono proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico secondo il principio di tutela dell’interesse pubblico prevalente. Costituiscono oggetto di sclassificazione del regime demaniale civico in sede di ricognizione generale e straordinaria anche i casi in cui i terreni sottoposti ad uso civico abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico. I comuni, previa intesa fra le parti interessate, possono attuare nell’ambito della ricognizione generale degli usi civici, processi di transazione giurisdizionale a chiusura di liti o cause legali in essere. Per quanto previsto al presente articolo non possono essere assimilate a uso civico le terre pubbliche sottoposte da provvedimenti prefettizi ad assegnazione per finalità sociali.

4. Tutte le risultanze degli accertamenti già decretati che non risultino confermate o coerenti con la documentazione giustificativa del piano di accertamento straordinario di cui al comma 1 decadono con l’approvazione, non oltre i tre mesi dalla conclusione delle procedure comunali, del complessivo Piano straordinario di accertamento da parte della Giunta regionale. Le cessazioni degli usi civici derivanti dalle risultanze del piano straordinario di cui alle presenti norme, hanno efficacia dalla data dei medesimi atti o provvedimenti, ovvero se precedenti rispetto alle date indicate negli stessi atti o provvedimenti, dalla data, indicata nell’atto ricognitivo, in cui è venuta meno la destinazione funzionale all’uso civico dei relativi beni.

Art. 2
Modifiche alle procedure urbanistiche e alle leggi regionali n. 20 del 2012, n. 6 del 2012
e n. 25 del 2012

1. Al comma 32 dell’articolo 18 della legge regionale 30 giugno 2011, n. 12 (Disposizioni nei vari settori di intervento), sono apportate le seguenti modifiche:
a) le parole “in deroga alla normativa regionale e comunale, nei piani di lottizzazione e nei piani di zona” sono sostituite da: “nei piani attuativi assoggettati a convenzione”;
b) dopo le parole “così realizzate” sono aggiunte: “o da realizzare”;
c) le parole “che esse avvengano entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge” sono sostituite da: “ottemperate le disposizioni convenzionali. Tali disposizioni sono ritenute prevalenti rispetto agi strumenti attuativi in vigore a partire dal rilascio del relativo permesso di costruire o di denuncia di inizio attività. Per i piani attuativi già avviati o completati alla data di entrata in vigore della presente legge, si opera in deroga alle discipline previgenti.”.

2. All’articolo 21 della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e la tutela del territorio regionale), è aggiunto il seguente comma:
“2 bis. Le varianti urbanistiche che non incidono sul dimensionamento volumetrico del piano attuativo e non comportano modifiche al perimetro, agli indici di fabbricabilità ed alle dotazioni di spazi pubblici o ad uso pubblico, o costituiscano adeguamento alle previsioni di cui all’articolo 17 della legge n. 765 del 1967, sono approvate con un’unica deliberazione, salva ogni altra autorizzazione necessaria, inderogabilmente entro sessanta giorni dal loro deposito, dai rispettivi consigli comunali.”.

3. Salva la preventiva acquisizione delle autorizzazioni di cui agli articoli 21 e 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), gli interventi di restauro richiamati nella legislazione regionale vigente sono da intendersi anche quelli volti alla ricostruzione di edifici la cui preesistenza sia desumibile da cartografia storica, dal catasto o da specifico repertorio fotografico, anche se gli elementi fondamentali dell’edificio (muri perimetrali, solai e/o coperture) siano fisicamente venuti meno nel tempo.

4. Al comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale 12 ottobre 2012, n. 20 (Norme di interpretazione autentica in materia di beni paesaggistici):
a) dopo le parole “norma fondamentale di riforma economico-sociale” sono soppresse le parole “di cui all’articolo 142”;
b) dopo le parole “e successive modifiche ed integrazioni,” sono soppresse le parole “ed in particolare in applicazione di quanto disposto alle lettere a) e b) di detto articolo,”;
c) le parole “alle zone umide” sono sostituite dalle parole “alle citate zone umide tipizzate e individuate ai sensi dell’articolo 134, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), come modificato dall’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 157 (Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio)”.

5. Il termine contenuto all’articolo 3, comma 33, della legge regionale 15 marzo 2012, n. 6 (legge finanziaria 2012), è rettificato al 31 dicembre 2011.

6. Fermo i divieti esistenti nelle aree a inedificabilità totale, gli impianti eolici di potenza complessiva inferiore o uguale a 60 KW non sono sottoposti ai limiti di localizzazione di cui al all’articolo 8, comma 2, della legge regionale 17 dicembre 2012, n. 25 (Disposizioni urgenti in materia di enti locali e settori diversi).

Art. 3
Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione autonoma della Sardegna (BURAS).

Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis e Tharros

Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis e Tharros

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. amico
    luglio 30, 2013 alle 6:28 pm

    Come ho già detto nell’impugnativa, a mio parere, occorrerà evidenziare anche la violazione del principio della separazione tra potere politico e funzioni dirigenziali. In sostanza sino al 31. 12 il competente dirigente dell’assessorato non potrà procedere con nuovi accertamenti, che tecnicamente erano pronti. Viene esautorato dalle sue funzioni che sono rimesse alla Giunta Regionale, organo politico e che quindi non può emettere provvedimenti che hanno natura puramente amministrativa. La ricognizione generale essendo approvata dalla giunta è infatti un nuovo accertamento. Per di più va a inficiare anche gli accertamenti commissariali con possibili contrasti tra organi statali e regionali. In più vi è una palese disparità di trattamento tra comuni, e quindi cittadini, in cui vi è già il provvedimento di accertamento e comuni in cui il provvedimento non c’è. La legge sembrerebbe limitare la possibilità della ricognizione ai soli comuni in cui vi è già l’accertamento (infatti dice nel caso questo sia discorde rispetto ai decreti prevale la ricognizione del comune) e quindi crea disparità. diciamo che sono considerazioni di una prima lettura anche perchè è difficile capire qualcosa nell’illogicità di tali norme. Un primo spunto magari prima o poi mi impegnerò attivamente nel mio piccolo. In ogni caso spunti interessanti sono stati dettati da poco dalla cassazione nella sentenza 19792 del 2011 circa il ruolo dei comuni quali meri soggetti cui viene intestata per comodità l’immobile il quale però resta di proprietà dei cives. Adesso questi soggetti decideranno cosa fare di cose non loro.
    Un ultima cosa. ho cercato di divulgare la notizia tramite molti siti, alcuni anche di sinistra se oramai questa connotazione ha un senso, sono stato sistematicamente censurato.
    Buon lavoro e grazie di esserci purtroppo le ingiustizie continuano ad indignarmi

  2. luglio 30, 2013 alle 6:30 pm

    eccolo qua, senza pudore.

    dal sito web del Consiglio regionale della Sardegna, 30 luglio 2013

    CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
    XIV LEGISLATURA

    ***************

    Dichiarazione on. Mula (Riformatori sardi) su approvazione legge usi civici

    Cagliari, 30 luglio 2013 – “Finalmente i comuni hanno la potestà di poter attivare tutte le procedure sulla ricognizione delle terre gravate da uso civico”.
    E’ parzialmente soddisfatto il consigliere regionale dei Riformatori sardi Franco Mula dopo l’approvazione di questa mattina da parte del Consiglio regionale della PL n. 542 “Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici”.
    “Si è dovuto ricorrere all’articolo 102 del Regolamento – afferma l’on. Mula – per far approvare il provvedimento nel più breve tempo possibile anche se ormai da mesi era pronta la mia proposta di legge (n. 372) in materia. Tale DL si proponeva di modificare la legge 12 del 1994 che regolamenta l’uso civico in Sardegna”.
    Il testo approvato oggi ridà potestà ai comuni che avranno come ultimo termine utile il 31 dicembre 2013 per predisporre un piano di ricognizione sull’uso civico.
    “Tale potestà permetterà a tutti i comuni sardi di potersi autodeterminare sull’esistenza o meno del gravame uso civico. Questo comporterà l’obbligo per la giunta di pronunciarsi entro tre mesi. Se l’esecutivo regionale non contrapporrà documenti che comprovino la non veridicità di quanto attestato dalle amministrazioni comunali dovrà, con delibera, confermare l’accertamento predisposto dai comuni”.

  3. luglio 30, 2013 alle 7:08 pm

    Maledetti… ora si sprecherà la compravendita di voti per le comunali. E dell’inventario generale mo cosa ce ne facciamo?

    “voglio i nomi, voglio i nomi” cantavano i Litfiba…

  4. Juri
    luglio 30, 2013 alle 8:11 pm

    Il TGR Sardegna ha appena amorevolmente ospitato in studio il portavoce della Regione Tavolacci, il quale ha illustrato le magnifiche sorti e progressive che attendono i demani civici proprio grazie all’approvazione di questa meravigliosa legge.
    Il conduttore ha liquidato in pochissimi secondi la posizione degli “ambientalisti”, onde non togliere prezioso spazio al portavoce regionale, incaricato di spiegare al popolo che le proteste ambientaliste sono ascrivibili unicamente al totale travisamento del contenuto della legge. Insomma, caro Stefano, mi spiace ma hai letto male e sarebbe davvero opportuno che andassimo tutti a ripetizione di diritto dall’esimio giurista Tavolacci.
    Poi, dopo, sarà il turno delle lezioni di giornalismo nella sede Rai di Viale Bonaria.

    • luglio 30, 2013 alle 8:33 pm

      l’ing. Tavolacci, capo di gabinetto dell’Assessore regionale dell’urbanistica e già presidente della commissione consiliare urbanistica del Comune di Cagliari, ha già fornito degna prova di competenza giuridica recentemente con la vicenda dei “baretti” del Poetto di Cagliari, in precedenza con varie vicende urbanistiche cittadine: abbiamo già dato, Cagliari ha già dato, la Sardegna ha già dato.
      Prima se ne ritorna a casa questa gente e meglio è.

      Stefano Deliperi

    • Juri
      luglio 31, 2013 alle 12:43 am

      A Castedduonline devono aver preso per buone le amenità che Tavolacci ha detto al TGR Sardegna. E la legge “scempia stagni” diventa “salva stagni”…

      http://castedduonline.it/regione-dice-s%C3%AC-legge-salva-stagni-sardegna-free-zone

  5. capitonegatto
    luglio 30, 2013 alle 8:22 pm

    Mi sembra che questi governanti fanno quello che la gente vuole o sopporta, magari sperando ingenuamente di ricavarne qualcosa , magari le briciole.
    Questa e’ democrazia …..malata.

  6. luglio 30, 2013 alle 8:28 pm

    da Sardinia Post, 30 luglio 2013
    Deliperi (GriG): “In Consiglio regionale via libera bipartisan alla speculazione immobiliare nelle zone umide”: http://www.sardiniapost.it/politica/deliperi-grig-in-consiglio-regionale-via-libera-bipartisan-alla-speculazione-immobiliare-nelle-zone-umide/

    _____________________________

    da L’Unione Sarda on line, 30 luglio 2013
    Demanio: meno vincoli su usi civici. Procedure più snelle per costruire: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/07/30/demanio_meno_vincoli_su_usi_civici_procedure_pi_snelle_per_costruire-6-324069.html

  7. luglio 30, 2013 alle 8:53 pm

    dal blog di Claudia Zuncheddu, 30 luglio 2013
    NO alla ‘declassificazione’ degli Usi Civici (proprietà collettive) delegata ai Comuni: http://www.claudiazuncheddu.net/892-no-alla-declassificazione-degli-usi-civici-proprita-collettive-delegata-ai-comuni

    __________________________

    da Sardinia Post, 30 luglio 2013
    Usi civici, la denuncia di Claudia Zuncheddu: “Porte aperte alla speculazione edilizia”: http://www.sardiniapost.it/politica/usi-civici-la-denuncia-di-claudia-zuncheddu-porte-aperte-alla-speculazione-edilizia/

  8. luglio 30, 2013 alle 8:58 pm

    ma l’avete visto il vostro capo-gruppo consiliare Daniele Cocco?!
    E’ anche grazie a lui che questa porcata è stata approvata!

    da S.E.L. Sardegna, 30 luglio 2013
    Sel, No alla legge sugli usi civici : «Inaccettabile la svendita del territorio». (Francesco Agus): http://www.selsardegna.it/2013/07/sel-no-alla-legge-sugli-usi-civici-inaccettabile-la-svendita-del-territorio/

    • Juri
      luglio 30, 2013 alle 9:12 pm

      SEL ha votato a favore di una legge che ora definisce “inaccettabile svendita del territorio”?? È uno scherzo o cosa??

      • luglio 30, 2013 alle 9:20 pm

        non so che cosa dire, credo che si siano spaccati: Carlo Sechi ha votato contro, Daniele Cocco (capogruppo) a favore.

        Stefano Deliperi

      • Broz
        luglio 30, 2013 alle 9:59 pm

        Il partito, attraverso il suo organo esecutivo, esprime la sua posizione contraria e la sua indignazione in merito alla legge approvata oggi. I consiglieri regionali – che come tutti sanno operano senza vincolo di mandato – che hanno votato oggi questa legge non hanno agito in sintonia con i principi politici e culturali di SEL. Non è uno scherzo, è una brutta vicenda e il comunicato inviato a stretto giro da Francesco Agus dimostra che è stata affrontata con decisione, serietà e coerenza anche al costo di incomprensioni interne.

  9. luglio 30, 2013 alle 9:52 pm

    andiamo bene, soprattutto in prospettiva delle elezioni regionali… cappellacci ha campo libero con questi qui contro.

  10. Occhio nudo
    luglio 30, 2013 alle 10:29 pm

    Nulla di nuovo all’orizzonte, anche i comunisti hanno sempre saputo fare dei buoni affari con la politica, e in questa storia ci saranno scambi di favori di un certo rilievo. La vergogna è un’inutile zavorra che i nostri politici hanno lasciato cadere anni, anni, anni fa.

  11. Juri
    luglio 30, 2013 alle 11:18 pm

    Broz :
    Il partito, attraverso il suo organo esecutivo, esprime la sua posizione contraria e la sua indignazione in merito alla legge approvata oggi. I consiglieri regionali – che come tutti sanno operano senza vincolo di mandato – che hanno votato oggi questa legge non hanno agito in sintonia con i principi politici e culturali di SEL. Non è uno scherzo, è una brutta vicenda e il comunicato inviato a stretto giro da Francesco Agus dimostra che è stata affrontata con decisione, serietà e coerenza anche al costo di incomprensioni interne.

    Penso che più che di incomprensioni si debba parlare di completa incompatibilità.
    Si tratta di una legge su questioni dirimenti di tutela del territorio e se si hanno visioni così radicalmente opposte non vedo come si possa far parte dello stesso partito. Insomma, gli elettori di SEL che vedono i loro eletti in Consiglio regionale dare il via libera ad una simile manomissione della legislazione ambientale e urbanistica, penso abbiano tutte le ragioni per sentirsi profondamente traditi.

    • Broz
      luglio 31, 2013 alle 2:16 pm

      Concordo, Juri. Una ragione in più per considerare più che opportuno il comunicato stampa immediatamente successivo.
      In un partito che ha “Ecologia” nel nome io, che sono assolutamente contrariato dal voto favorevole dato da due dei consiglieri regionali, non sono incompatibile. Su una loro eventuale incompatibilità ricordo che comunque sono stati eletti in altre liste quando SEL non esisteva ancora.

  12. luglio 30, 2013 alle 11:53 pm

    da Sardegna Oggi, 30 luglio 2013
    Usi civici, bufera sulla nuova legge. Gli ambientalisti: “Ecco l’editto delle chiudende”. (Andrea Deidda): http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2013-07-30/22555/Usi_civici_bufera_sulla_nuova_legge_Gli_ambientalisti_Ecco_leditto_delle_chiudende.html

  13. luglio 30, 2013 alle 11:55 pm

    dal blog di Giovanni Dore, 30 luglio 2013
    Sulla proposta di legge regionale n. 537 del 2013. Opponiamoci alla speculazione sugli
    Usi Civici e i Beni Paesaggistici: http://www.giovannidore.it/wp-content/uploads/2013/07/Lettera-usi-civici-capi-gruppo-regione_30_7_2013.pdf
    Enrico Lobina
    Consigliere comunale, Cagliari
    Giovanni Sistu
    Professore di geografia economica e politica, Università di Cagliari
    Giovanni Dore
    Consigliere comunale, Cagliari

  14. luglio 31, 2013 alle 12:41 am

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  15. amico
    luglio 31, 2013 alle 7:47 am

    Se poi ci pensiamo bene questa legge ha anche l’effetto di sottrarre la competenza Giurisdizionale al Commissario. In sostanza per le cause già instaurate queste possono essere risolte in ragione del nuovo accertamento, vanificando di fatto eventuali pronunciamenti che ad esempio diano conferma della bontà dell’operato della Regione. In secondo luogo sui provvedimenti già emessi e quindi impugnabili il magistrato in base a quale legge dovrebbe decidere. In base alla nuova o in base ai principi della vecchia? Pensiamoci per una eventaialòe impugnativa o per cercare di instaurare un conflitto tra poteri dello Stato non potendo comunque la Regione intervenire in materia di giurisdizione.. Forse sono pensieri in libertà.

  16. Carlo
    luglio 31, 2013 alle 9:09 am

    Comunque a prescindere dalla palese incostituzionalità (anche secondo me) credo che si tratti di una soluzione affrettata di risolvere molto velocemente le procedure di eventuale “sclassificazione”previste in quanto vi sono in Sardegna situazioni che oramai hanno completamente trasformato il bene uso civico originario diventato ormai urbano in certi casi…
    Ma si è lasciato aperto a molto altro……

  17. amico
    luglio 31, 2013 alle 9:22 am

    Ma infatti si potevano riaprire i termini per richiedere sclassificazione, andando a sanare le situazioni compromesse (in molti casi potrebbero essere sanate con il trasferimento strumento molto più agile e che non compromette la consistenza degli usi civici. Ma con questa legge oltre a togliere la competenza alla Regione che ad oggi ha la mappatura esatta di tutti gli usi civici, a togliere la competenza ai dirigenti nell’adozione degli atti amministrativi, oltrea a togliere parte della competenza al commissario, si stravolge il principio della sussistenza dell’uso civico sui terreni di antico possesso. In più pensateci, questa operazione potrebbe essere ripetuta in ogni campo. Il politico quando si accorge che i provvedimenti amministrativi emessi vanno contro i suoi interessi toglie la competenza al dirigente e dice…adesso decido io e si riparte tutto da zero. E’ un principio pericolosissimo di gestione che riporta l’amministrazione indietro di anni e anni dando la possibilità di vanificare linee di condotta improntate al rispetto della legalità. Si tratta come minimo di un palese abuso della politica.

    • Carlo
      luglio 31, 2013 alle 9:47 am

      Mi trovi d’accordo sulla tua analisi….. Ma riaprire i termini per richiedere la sclassificazione non apriva al mare magnum di possibilità e non credo che si siano fatti consigliare bene dai loro assistenti (scusa se dubito della intelligenza e conoscenza dei nostri politici delle norme). Io sono arrivato a capire un po riguardo alla normativa degli usi civici solo quando ho dovuto studiarla per lavorare…Comunque mi trovi d’accordo anche sulle tue conclusioni…dell’ennesimo palese abuso della politica…

  18. Antoni
    luglio 31, 2013 alle 9:38 am

    per queste cose dovremmo indignarci, INCAZZARCI, non per quello che dice paolo villaggio o morgan, finchè si dà più peso alle stronzate di due rincoglioniti non si farà un passo avanti

  19. Roberto Bordicchia
    luglio 31, 2013 alle 10:29 am

    Non mi stupisce affatto. Già con la Legge Regionale n. 12 del 14 marzo 1994, “Norme in materia di usi civici” Il C.C. , pur ribadendo che gli usi civici, intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nelle cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all’uso, aveva stabilito che I piani possono prevedere per i terreni una destinazione diversa da quella cui questi sono soggetti qualora la destinazione comporti, per la collettività interessata, un reale notevole vantaggio. A tal fine i terreni possono essere concessi ad amministrazioni, enti società , cittadini singoli o associati.
    Qualora la gestione dei terreni civici sia affidata ad una azienda, ad un consorzio o ad altro soggetto, il Comune esercita su questi soggetti la sola vigilanza ed il controllo secondo le forme e con i criteri al riguardo previsti dalla vigente legislazione, in quanto compatibili.
    Con questa legge sono stati dismessi gli usi civici che gravavano sui terreni di Costa Rei, irregolarmente venduti, negli anni 60, agli imprenditori belgi e italiani, che hanno realizzato lo scempio che oggi possiamo ammirare.

  20. Andrea Mura
    luglio 31, 2013 alle 11:26 am

    Segnalo il link del resoconto della seduta sul sito del Consiglio Regionale: http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=140428.

    Sechi (SEL) ha affermato che la posizione del suo Gruppo “non è contraria, ma in qualche modo attenta e per alcuni aspetti preoccupata”. Si è concentrato quindi sulla preoccupazione che, “attraverso il termine di declassificazione, o di destinazione diversa, possa introdursi un meccanismo che metta mano ad un tormento che abbiamo più volte richiamato in quest’Aula, che è quello di metter mano al Piano paesistico regionale”.

    Il Consigliere Lotto (PD) ha manifestato “l’intenzione di votare contro questo provvedimento, non tanto per il contenuto, quanto per il metodo seguito. La Commissione agricoltura ha discusso a lungo una proposta di legge, si è arrivati anche ad una votazione finale, era in attesa di discussione in Consiglio quella proposta di legge e, al di là del contenuto, credo che sia assolutamente inaccettabile che si porti con il “102” una diversa proposta di legge, e di fatto si eviti di discutere un tema così importante, e non si tenga conto di quanto già si è discusso in Commissione”.
    Stesse motivazioni per il Consiglier Solinas Antonio (PD).
    Mula (Riformatori Sardi) ha condiviso le perplessità sul metodo e ha ricordato che la proposta di legge in questione (la n. 372) era una sua proposta di legge ma ha sottolineato che ci si deve “accontentare di un piccolo risultato che comunque ha il vantaggio di rimettere in discussione e dare potestà ai Comuni di potersi autodeterminare per quanto riguarda gli usi civici, tenendo conto che gli accertamenti che la Regione ad oggi ha già fatto per quanto riguarda tanti Comuni sono oggetto di numerose contestazioni davanti al Commissario degli usi civici”. Mula ha rivelato che si sta “cercando di smuovere una situazione di stallo che sta creando numerosissimi problemi non solo alle comunità locali ma sappiamo benissimo che si stanno verificando anche delle cose poco piacevoli, che molte volte non vengono neanche riportate dalla stampa”.
    E’intervenuto anche l’Ass. Cherchi (Pdl), il quale si è detto consapevole della “necessità da parte dell’Aula di esitare una norma che può probabilmente diventare utile per risolvere qualche problema di qualche Amministrazione comunale che da tempo tenta di risolvere la situazione interna legata alla questione degli usi civici”. Sull’accertamento l’Assessore ha ricordato che esso è stato già fatto dalla Regione, l’ha pubblicato on-line (“ogni Amministrazione può tranquillamente collegarsi e verificare la propria situazione e quindi il proprio accertamento. Se se ne vuole fare un altro, con la convinzione che l’accertamento dell’Amministrazione comunale sia diverso da quello accertato dalla Regione, lo verificheremo poi, anche perché comunque poi quell’accertamento dovrà passare il vaglio dell’Assessorato e dovrà comunque trovare conforto nella differenza che troverà nel momento in cui si farà la verifica tra i due accertamenti stessi”). Ha quindi delucidato altri punti e affermato che si sarebbe astenuto.

    E’intervenuto poi Gian Valerio Sanna (Pd), il quale ha sottolineato come questa legge sia stata fatta “per aggredire la burocrazia a vantaggio dei cittadini” e che “la Sardegna è piena di accertamenti sbagliati, di migliaia di ettari sottoposti a uso civico senza che ci sia uno straccio di documento, di prova e di attestazione che quell’uso civico sia legittimato; le procedure sono state mal notificate e certi comuni se ne sono accorti quando il provvedimento era già pubblicato, senza poter documentare che lei non esisteva l’uso civico, e quindi assoggettando a dei vincoli in eccesso senza bisogno di fare un confronto reale. Questo provvedimento dice: i comuni, nel perseguire massimo interesse pubblico, facendo accertamenti, lo dimostrino e quell’accertamento servirà per mettere una linea zero sullo stato dell’uso civico, comprese anche le gaffe che vengono fatte dagli uffici regionali, quando per esempio dichiarano uso civico terre a uso pubblico, senza che siano usi civici, privando i beneficiari della possibilità di avere i vantaggi che hanno tutti gli altri cittadini, così via”.
    Il Consigliere Diana Giampaolo (Pd) si è lamentato anch’esso sul metodo utilizzato per l’approvazione della legge ma ha rivelato che si è fatto in questo modo “perché sollecitati non da pochi sindaci, da tantissimi sindaci in tutta la Sardegna che ci chiedevano di poter svolgere un ruolo da protagonisti non condizionati nel governo delle aree di propria competenza”. Ha poi annunciato il voto favorevole.
    Il Cons. Cocco (SEL) ha riferito che avrebbe “voluto dire quasi le stesse cose” che ha detto il collega Diana in quanto hanno “dato l’assenso affinché si andasse in Aula tramite l’articolo 102 per parlare anche di usi civici e l’abbiamo fatto perché comunque avevamo delle pressanti richieste da parte di molti sindaci e dei comuni della Sardegna da parte del CAL e da parte anche dell’ANCI credo perché i sindaci stessi potessero autodeterminarsi nei loro comuni e nei loro territori”. Secondo Cocco “non si entra a gamba tesa rispetto a quelli che sono i principi sanciti dal PPR”. Ha poi annunciato il voto favorevole.

    Voto favorevole anche per il Cons. Cuccureddu (Gruppo Misto). Riporto quanto scritto nel resoconto per via della particolare esposizione: “mi auguro che a breve non torneremo sull’argomento usi civici ma attribuire la competenza a un organo politico e non a un organo tecnico, quindi a una delibera di consiglio comunale, non ad una determina di un ufficio tecnico per la verifica dell’esistenza o meno, quindi la verifica di un dato certo non oggetto di pianificazione di programmazione, di scelta politica o di trattativa politica, attribuirla al consiglio comunale mi lascia qualche perplessità circa il fatto che possano scaricarsi sugli amministratori locali, sugli amministratori pubblici, sui sindaci responsabilità per scelte che invece dovrebbero essere una mera ricognizione dei fatti”.
    Infine è intervenuto il Cons. Cugusi (SEL), il quale, confermando il voto favorevole, ha rimanifestato perplessità nel metodo “ma anche per il fatto che non possiamo continuare a fare leggi, per esempio in questo caso sugli usi civici e poi in modo intruso sfiliamo delle norme giuste, molto giuste”. Secondo il Cons. Cugusi bisogna “ricominciare ad essere razionali” ed è “indispensabile sulla legge urbanistica pianificare urbanisticamente”. Ha concluso: “quindi sul metodo mi trovo solamente contrario però sul fatto che questa legge sia necessaria sono perfettamente d’accordo”.

  21. Luciano Rossetti
    luglio 31, 2013 alle 2:48 pm

    Il titolo della legge approvata recita: ”Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesag-gistici e di impianti eolici”. Gli otto arditi (PITTALIS-DIANA Giampaolo- CUCCUREDDU- DEDONI- SANNA Matteo – SOLINAS Christian- DIANA Mario – COCCO Daniele Secondo), rappresentanti dei gruppi delle e di larghe intese, non provano vergogna a farsi portatori della proposta di legge n. 542 del 30.07.2013 né l’Assemblea ad approvarla, hic et nunc senza passione, impeto, convinzione, competenza (fa testo l’intervista al TG3 delle ore 19 del 30.07 al presidente della commissione urbanistica, Tavolacci), senso dello stato e della legalità, senza ampio e approfondito dibattito nell’interesse comune e a tutela dei beni comuni. Come se ci si trovasse nell’incombenza di un grave pericolo pubblico che richiedesse l’approvazione a scatola chiusa di una legge imposta dalla gravità delle circostanze. Invece si tratta di una larga intesa sulla tutela, questa evidente, degli interessi localistici e privati, a discapito di quelli generali, così urgente da superare ogni scrupolo sul riferimento a leggi regionali impugnate dal Governo nazionale (LR n. 20/2012 e n. 25/2012) e sull’aggravamento della censura che pesa su di esse(nello specifico leggere l’art. 8 LR n. 25/2012). Il 90% dei consiglieri regionali l’approvano in tutta fretta, ma con effetto a lento rilascio per gestirsi la rielezione a febbraio. Siamo arrivati alla manifestazione corale del pensiero unico sull’ambiente e sul paesaggio, sui valori culturali, storici ed economici di cui sono portatori che coinvolge all’unisono il 90% dei rappresentanti del popolo sardo. La legge sarà impugnata, ovviamente, ma nel frattempo, dopo la pubblicazione sul BURAS, produrrà i suoi effetti nefasti fino alla sentenza della Corte. Avevamo già capito da tempo in che mani siamo, ma ormai “il re è nudo”.

  22. luglio 31, 2013 alle 3:05 pm

    da Tiscali Notizie, 31 luglio 2013
    Usi civici, Deliperi: “Ora il demanio può essere svenduto alla speculazione”. (Luca Clemente) (http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/13/07/31/deliperi-intervista-usi-civici.html)

    Stefano Deliperi è il fondatore del Gruppo di intervento giuridico, un’associazione ecologista che, da 20 anni, usa lo “strumento diritto” per difendere il territorio. Ieri, a seguito dell’approvazione in Consiglio regionale della proposta di legge 542 “Norme urgenti in materia di usi civici”, è stato pubblicato, sul sito dell’associazione, un commento molto critico sui provvedimenti contenuti nella norma.

    Quali saranno gli effetti sul territorio della nuova legge?
    “Potrebbe avere effetti potenzialmente disastrosi. Molti comuni potrebbero approfittare dell’occasione. Il sindaco di Orosei, ad esempio, lo ha già detto. Questa leggina disgraziata dice che i comuni della Sardegna potranno rivedere l’estensione e la conformazione dei terreni destinati a uso civico e la Regione sarà solo un “notaio”. I comuni, dunque, metteranno mano per fare quello che vogliono sui demani civici senza averne peraltro diritto. I titolari, infatti, sono i residenti. Mentre i comuni sono solo i gestori”.

    Quali sono i posti più a rischio della Sardegna?
    “Diversi comuni dell’oristanese, come Cabras. Penso anche a Lula e a Orune e a tutti quei comuni dove si sono verificate situazioni di contenzioso. Nel tempo, per superficialità, molti comuni hanno venduto terreni del demanio che quindi non potevano essere alienati. Per cui chi, per esempio, ha costruito si ritrova ad essere un abusivo”.

    Questa legge non è una soluzione al problema?
    “No. La soluzione era il trasferimento dei diritti a uso civico, come prevede la legge. Si individuano terreni che abbiano la stessa ampiezza e lo stesso valore ambientale e vi vengono trasferiti i diritti di uso civico. Ma le amministrazioni comunali, a volte, puntano a delle vere proprie svendite”.

    Quali sono i rischi?
    “Ora i terreni del demanio civico rischiano di essere completamente svenduti alla speculazione immobiliare. Nella legge non c’è nessun limite. Si potrebbe arrivare anche alla cancellazione totale”.

    Era necessario un intervento normativo?
    “Avrebbe potuto essere necessario fare qualche aggiustamento. Ma L’attuale quadro normativo consente già una corretta gestione dei demani civici. La Regione, tra l’altro, ha investito milioni di euro per le procedure di accertamento dei terreni ad uso civico. E ora con questa legge potrebbero essere buttati via”.

    Cosa farà il Gruppo di intervento giuridico?
    “Con questa leggina si ripropone tra l’altro il rischio contenuto nella norma che consente l’edificazione sulle sponde delle zone umide, senza autorizzazione ambientale. Su cui pende già un ricorso del Governo davanti alla Corte costituzionale. Per questo presenteremo un’istanza al Governo affinché impugni anche questa legge e faccia ricorso alla Corte”.

  23. luglio 31, 2013 alle 3:09 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 luglio 2013
    Colpo di spugna della Regione sugli usi civici. (http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/79280_Colpo_di_spugna_della_Regione_sugli_usi_civi.pdf, http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/07/31/news/colpo-di-spugna-della-regione-sugli-usi-civici-1.7503556)
    Competenze riaffidate ai Comuni: via libera al cemento? La legge approvata a larghissima maggioranza. (Paolo Merlini)

    CAGLIARI. Blitz di mezza estate ieri in consiglio regionale, dove con procedura d’urgenza è stato approvata a larghissima maggioranza una legge che cancella con un colpo di spugna ciò che aveva stabilito la stessa Regione in materia di usi civici a partire dal lontano 1994. E affida d’ora in poi ai comuni il compito di indicare quali aree nel proprio territorio siano destinate a usi civici, cioè intoccabili perché appartenenti alla collettività, e quali no. La proposta di legge, la numero 537, “Norme urgenti in materia di usi civici e in materia di beni paesaggistici”, risale ad appena una settimana fa, ma ha avuto una corsia preferenziale grazie all’adozione di un articolo del regolamento consiliare, il 102, che consente di portare al vaglio immediato del consiglio progetti di legge nel caso che i presidenti di gruppo accolgano all’unanimità la richiesta di discussione in aula (saltando così anche ogni passaggio nella commissione consiliare competente). E che ci sia stata unanimità sulla proposta di legge, primo firmatario il consigliere Pietro Pittalis, capogruppo del Pdl, lo dimostra non solo il voto quasi bulgaro (cinquanta a favore, quattro astenuti, tre contrari), ma anche la trasversalità dei consiglieri che avevano sottoscritto la proposta: dal Pdl al Pd (Giampaolo Diana) e Sel (Daniele Cocco), passando per il Movimento per l’autonomia (Franco Cuccureddu), Riformatori (Attilio Dedoni), Fratelli d’Italia (Matteo Sanna), Psd’Az (Christian Solinas) e Sardegna è già domani (Mario Diana). Insomma, rappresentanti di tutte le forze politiche ad eccezione di Sardigna Libera, che nei giorni scorsi per bocca del consigliere Claudia Zuncheddu (che ieri non era presente alla votazione) aveva tacciato di incostituzionalità la proposta, criticando duramente la decisione di affidare alle amministrazioni locali la nuova individuazione degli usi civici, con il rischio “in nome di una sanatoria gestita dagli stessi comuni inadempienti e incapaci, di consegnare oltre il 30% del patrimonio ambientale dell’isola nelle mani della speculazione edilizia”. Hanno votato contro la “legge Pittalis e più” un altro esponente di Sardigna Libera, Carlo Sechi, e due del Pd, Luigi Lotto e Antonio Solinas: per entrambi adottare la procedura d’urgenza su un caso delicato come gli usi civici era “inaccettabile”. Si spacca anche Sel, intanto, che in consiglio fa gruppo proprio insieme a Sardigna Libera. Intervenendo per il coordinamento regionale, dopo le critiche del senatore Luciano Uras nei giorni scorsi, anche Francesco Agus prende le distanze dalla normativa firmata dal capogruppo Daniele Cocco. «La proposta di legge approvata mira alla sdemanializzazione progressiva di terreni sottoposti a uso civico e, quindi, a disposizione della collettività – dice – lasciando le comunità indifese di fronte agli attacchi speculativi di carattere privatistico. La legge segue con ostinata coerenza quelle sui piani casa e la cosiddetta legge “scempiastagni” e, come queste, è caratterizzata da palese incostituzionalità poichè viola le competenze statali in materia di tutela paesaggistica». La legge infatti fa tabula rasa della classificazione degli usi civici portata avanti negli anni dalla Regione (l’assessorato all’Agricoltura ha sinora individuato 160mila ettari) e contestata da molti comuni, affidando a questi la possibilità di individuare le aree, e “sclassificarle”nel caso abbiano perso le originali caratteristiche agricole e siano, per esempio, compromesse da insediamenti edilizi. La parola tornerà poi alla Regione. Durissima la reazione anche delle associazioni ambientaliste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra, che presenteranno istanza al governo perchè sia impugnata davanti alla Corte costituzionale. Il portavoce Stefano Deliperi definisce la normativa «il nuovo editto delle chiudende» e la considera una sostanziale apertura al «sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide della Sardegna». Ma cosa sono gli usi civici, e soprattutto ha senso nel terzo millennio parlare di diritto collettivo alla raccolta della legna, delle ghiande, dei funghi, solo per citarne alcuni? Probabilmente sì, anche perché una classificazione di questo tipo mette al riparo da speculazioni di vario genere che, soprattutto in Sardegna, sono sempre in agguato. Gli usi civici, un diritto antico ridisciplinato con una normativa del periodo fascista, sono tornati di prepotente attualità dopo che la Regione nel 2005, durante il governo Soru, ne ha aggiornato la mappatura avviata da una legge regionale del 1994 (in applicazione della Galasso del 1985) creando non pochi problemi alle amministrazioni locali che in quei terreni rivolti al “bene comune” avevano autorizzato ben altro. Inoltre, negli ultimi anni si è fatta strada una concezione degli usi civici volta proprio a una finalità conservativa del territorio, di rispetto e tutela ambientale, soprattutto nelle coste e attorno alle zone umide, come ha di recente sottolineato il magistrato Cristina Ornano, commissario regionale per gli usi civici, chiamato a mediare nelle numerose controversie tra Regione e comuni. Controversie superate con il colpo di spugna di ieri in consiglio regionale.

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    A Orosei si brinda: salve centinaia di case. (http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/79284_A_Orosei_si_brinda_salve_centinaia_di_case.pdf) Il sindaco Franco Mula chiama a raccolta i colleghi del Nuorese per stabilire una strategia comune. (Angelo Fontanesi)

    OROSEI. Se invece dell’istituzionale portabandiera il municipio di Orosei fosse stato dotato di un gran pavese ieri mattina l’avrebbe issato di certo. La notizia dell’approvazione della nuova legge regionale sugli usi civici è infatti arrivata in tempo reale da Cagliari ed è stata salutata con unanime soddisfazione praticamente da tutto lo schieramento politico locale. Dal segretario locale del Pd Manuel Delogu, che rivendica il lavoro svolto dal direttivo locale e vince la gara di velocità dei comunicati, al sindaco Riformatore, il consigliere regionale Franco Mula, che si dice «moderatamente soddisfatto» del risultato e convoca per un incontro tutti i sindaci della provincia, sino al capogruppo regionale del Pdl Pietro Pittalis che ha voluto annunciare di persona l’impegno del suo partito per il “caso Orosei”. La legge presentata ed approvata a tempo di record dall’assise regionale sembra in effetti in grado di risolvere altrettanto velocemente la grana dei 1300 ettari di terreno gravati da usi civico che la Regione nel suo ultimo accertamento ha individuato nel comprensorio turistico di Cala Liberotto. Terreni che da decenni il Comune ha venduto e alienato a privati che nel tempo vi hanno costruito case,ville, alberghi e attività commerciali e che, allo stato attuale, risulterebbero invece senza titolo di proprietà. Abusivi insomma. Un gran guazzabuglio approdato da alcuni mesi davanti al Commissario straordinario per gli usi civici al quale il Comune si è appellato affermando di non aver mai posseduto neanche un metro quadro di terreno gravato dal vincolo. Una tesi ardita, con le prime udienze del caso che non hanno sortito sinora nessun effetto positivo tanto che il Comune stava già prendendo in esame la possibilità di attivare la procedura dello spostamento del vincolo su altri suoi terreni liberi. «Ora – dice il sindaco Franco Mula – i comuni hanno finalmente la possibilità di poter attivare tutte le procedure sulla ricognizione delle terre gravate da uso civico. Un risultato ottenuto nel più breve tempo possibile grazie all’articolo 102 del regolamento anche se ormai da mesi era pronta la mia proposta di legge in materia. Un decreto legge che si proponeva di modificare la legge 12 del 1994 che regolamenta l’uso civico in Sardegna. Il testo approvato oggi – spiega Mula – ridà potestà ai comuni che avranno come ultimo termine utile per predisporre un nuovo piano di ricognizione sull’uso civico il prossimo 31 dicembre». Tempi stretti, avvisa il primo cittadino, per cogliere un’occasione che potrebbe risultare determinante per tanti altri casi simili sparsi un po ovunque in tutto il Nuorese. «Per questo – annuncia – ho invitato tutti i colleghi sindaci della provincia di Nuoro ad un incontro che si terrà nella sala consiliare del Municipio di Orosei lunedì prossimo 5 agosto alle 19 per discutere e pianificare le modalità previste dalla legge».

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    mentre ci sono molti Comuni che correttamente provvedono a tutelare e gestire il proprio demanio civico!

    Bolotana valorizza la montagna. Il consiglio comunale approva all’unanimità il piano per i terreni a uso civico.

    BOLOTANA Via libera del consiglio comunale al piano di valorizzazione e recupero dei terreni soggetti a uso civico. L’importante strumento, redatto da una società specializzata, è stato approvato dall’assemblea civica all’unanimità. Un viatico significativo che rappresenta un fattore decisivo per il proseguo della pratica che dovrà ora essere approvata dall’Argea e, una volta ottenuto il nulla osta dell’agenzia regionale, anche dalla giunta regionale. L’iter per l’approvazione del piano, che riguarda 417 ettari di terreni montani, prese il via nel 2010 quando il Comune concesse 564 ettari di terreni non gravati da uso civico in gestione trentennale all’Ente foreste. Per la parte rimanente dei terreni pubblici, invece, è scattato l’iter previsto dalla legge regionale n. 12 del 1994 sugli usi civici che prevede appunto la definizione di un piano di valorizzazione e di recupero teso a valutare l’eventuale mutamento dell’attuale destinazione d’uso senza, tuttavia, compromettere gli usi civici e i diritti della collettività. In sostanza, questi terreni, una volta ultimato l’iter burocratico, potrebbero anche avere una gestione e una disciplina diversa da quella attuale. Gli obiettivi del piano sono molteplici: promuovere la funzione ecologica dei terreni montani; pianificare l’uso del territorio in conformità alla normativa urbanistica vigente; consentire lo sviluppo della montagna in termini economici attraverso lo sfruttamento delle risorse naturali e paesaggistiche e valorizzare, infine, il settore agro-pastorale in sinergia con il turismo, cogliendo le opportunità che possono scaturire da una loro integrazione. (f.s.)

  24. Gianni
    luglio 31, 2013 alle 4:13 pm

    Daniele Cocco, a mio avviso, non ha ancora ben chiari quali siano i valori e gli indirizzi del partito di appartenenza, probabilmente sente ancora gli echi dei partiti dei quali ha fatto parte, P.S.I …… Un nome una garanzia e da ultimo Italia dei Valori, da questo movimento, dopo aver perso una lotta intestina con Palomba si e’ defilato alla chetichella, meditate gente meditate!

  25. luglio 31, 2013 alle 5:30 pm

    “…legge ad palazzum…”. Eccezionale!

    L’intera vicenda mi sembra una edizione sbiadita e raffazzonata delle cartolarizzazioni di tremontiana memoria, ricordate? Quando si regalavano palazzi agli amici. La cosa più preoccupante è che i nostri governanti – nonostante il ricorso contro la norma del caso – tornano in generale a parlare di svendite di patrimonio: sul lungo periodo potrebbero avere quindi la tendenza a dimostrarsi più morbidi nei confronti di operazioni come quella tentata in Sardegna. E questa non è una notizia buona: sarebbe molto difficile difendersi da un attacco che veda assieme enti locali ed amministrazione centrale.

  26. luglio 31, 2013 alle 7:29 pm

    da Arrèxini, 31 luglio 2013
    Assalto a usi civici e stagni: approvazione trasversale in Regione. (http://www.arrexini.info/assalto-a-usi-civici-e-stagni-approvazione-trasversale-in-regione/)

    Il Gruppo di Intervento Giuridico l’aveva già denunciato alcuni giorni fa e ora la proposta di legge regionale n. 542 contenente “Norme urgenti in materia di usi civici, di pianificazione urbanistica, di beni paesaggistici e di impianti eolici”, discussa ieri con procedura d’urgenza, è stata approvata dal Consiglio regionale con 50 voti favorevoli, 4 contrari e 4 astenuti.
    La proposta di legge, presentata da uno schieramento trasversale composto dai consiglieri Pietro Pittalis (P.d.L.), Giampaolo Diana (P.D.), Franco Cuccureddu (M.P.A.), Attilio Dedoni (Riformatori), Matteo Sanna (Fratelli d’Italia), Christian Solinas (P.S.d’Az.), Mario Diana (Sardegna è già domani) e Daniele Cocco (S.E.L.), appare nel complesso un’insieme di accorgimenti normativi la cui sostanza è esemplificata da alcune espressioni contenute nella stessa relazione dei proponenti: “gestione più dinamica degli usi civici” e “iter più rapido delle procedure autorizzative”.
    Troppi intralci allo sfruttamento del territorio insomma, che questa legge si propone di eliminare. Primo intralcio quello rappresentato dall’esistenza di terreni gravati da uso civico che, in base agli accertamenti regionali ammonterebbero a circa un quinto dell’intera superficie della Sardegna, un bene troppo “prezioso” per lasciarlo alla fruizione collettiva delle comunità.
    L’articolo 1 della legge infatti delega i Comuni alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, mandando sostanzialmente alle ortiche il lavoro svolto dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura in base alla legge regionale 12/1994 e culminato nella pubblicazione – lo scorso dicembre – dell’Inventario generale delle terre civiche, definito dalla stessa legge «il documento ufficiale per la programmazione degli interventi di utilizzazione, recupero e valorizzazione dei terreni ad uso civico».
    I Comuni, in base alla nuova legge, non solo sono chiamati a «documentare il reale sussistere dell’uso civico» ma possono anche «proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti di uso civico». Le cosiddette “sclassificazioni” non sono altro che sdemanializzazioni, proponibili anche nel caso in cui i terreni sottoposti ad uso civico abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo. Vale a dire – specifica il Gruppo di Intervento Giuridico – «in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici)».
    Ma non sono solo gli usi civici ad essere il bersaglio della nuova legge: anche la tutela delle zone umide necessitava di maggiore “dinamismo”, l’articolo 2 tende infatti a rimescolare e ribadire le norme contenute nella legge regionale 20/2012, ribattezzata legge scempia-stagni. Questa legge, impugnata dal Consiglio dei Ministri, specificava che la fascia di rispetto -inedificabile – di 300 metri dalla linea di battigia prevista nel Piano paesaggistico regionale fosse riferibile esclusivamente ai laghi naturali e agli invasi artificiali, e non a stagni, lagune e saline.
    Tra i voti contrari quelli di Luigi Lotto e Antonio Solinas del PD, non per questioni di contenuto ma di metodo, in quanto una proposta di legge in merito formulata dalla quinta Commissione sugli usi civici in Sardegna è da sei mesi in attesa di essere discussa in Consiglio, ed è stata scavalcata dalla proposta di legge discussa ieri per cui è stata applicata la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 102 del regolamento consiliare.
    Dure le dichiarazioni del Gruppo di Intervento Giuridico e dell’Associazione Amici della Terra, che hanno già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale non appena la legge verrà pubblicata: «Non c’è stato quell’auspicato sussulto di decenza che avrebbe dovuto portare al ritiro di questa proposta di legge farneticante o, quantomeno, l’eliminazione della vergognosa corsia privilegiata per questo scandaloso sacco dei demani civici e delle zone umide. Solo qualche parola per sottolineare la profonda ipocrisia di tutti quelli che quotidianamente – entro e fuori dal Consiglio regionale sardo – ci ammorbano i malcapitati neuroni di sovranismo, giustizia, beni comuni, riforme, tutela del paesaggio e favole varie e non hanno detto una parola o, peggio, hanno votato questo nuovo squallido editto delle chiudende».

  27. luglio 31, 2013 alle 8:43 pm

    da Emigrati Sardi, 31 luglio 2013
    Banda Bassotti: una classe politica regionale bipartisan, priva di dignità e di senso della legalità.
    Peggio dei topi d’appartamento: cinquanta consiglieri regionali sardi approvano il nuovo “editto delle chiudende”, senza vergogna. (Ivo Murgia): http://www.emigratisardi.com/news/newsdetails/article//banda-bassotti-una-classe-politica-regionale-bipartisan-priva-di-dignita-e-di-senso-della-legalit.html

  28. Raimondo Cossa
    luglio 31, 2013 alle 9:27 pm

    OK. Dopo questo classico blitz all’italiana, adesso i nostri consiglieri regionali possono andare in ferie e godersi l’estate. Ma come c….. abbiamo fatto a votare certi elementi? Capisco il PD da cui, oramai, non ci si può aspettare altro. O i sardistanisti. Ma ho l’impressione che anche SEL sia sulla stessa strada. Ma questi cinquanta “canes de istredzu” non hanno figli? Ma non capiscono che stanno sottraendo territorio e identità, e opportunità, a figli e nipoti? Ma come c….. si fa a consentire speculazioni in terreni gravati da uso civico o in zone umide di interesse internazionale. Riprendo quanto già detto in un’altro post: questi “***********”, irresponsabili, incapaci di pensare, al soldo degli speculatori, andrebbero presi a calci in culo e buttati a mare.

  29. cattolico praticante
    agosto 1, 2013 alle 9:32 am

    penso vi sia poco da commentare, e molto da discriminare. Da secoli la Sardegna è messa a sacco dai conquistatori complici i “majorales” che si sono venduti per una lenticchia (non un piatto di lenticchie…).
    Chiedo cosa può fare il singolo o una massa di singoli contro TUTTA la classe politica venduta, senza una organizzazione? E poi, chi ci garantisce che i nostri futuri rappresentanti non siano “comprabili? e anche quando trovassimo un Danton, che fine farebbe tenuto conto che lo stesso fu ghigliottinato proprio per essere duro e puro e a causa di testimoni falsi è piena la patria galera?
    sono pessimista o qualunquista? Preferirei essere chiamato realista, perché so che al peggio non vi è mai fine ed al meglio si contrappone o la corruzione o la stanchezza. E proprio su questo contano i :::::::::: nostrani.

  30. amico
    agosto 1, 2013 alle 9:46 am

    Ancora qualche idea in libertà. Ricollegandomi al fatto che la norma viola il principio di separazione tra politica e amministrazione, l’atto di accertamento è un atto tecnico amministrativo, in quanto pone in capo a due organi politici (Consiglio comunale e poi Giunta regionale, la competenza ad accertare, mi chiedo anche se poi la delibera di giunta sarà impugnabile davanti al Commissario. la sua valenza di atto politico potrebbe escludere questa impugnativa e in ogni caso si sottrae al cittadino la via del ricorso amministrativo non essendo la delibera di giunta impugnabile con ricorso gerarchico e/o opposizione.in via amministrativa.

  31. amico
    agosto 1, 2013 alle 9:52 am

    Per Gian Valerio Sanna e Pittalis la burocrazia, composta dai loro nominati e adepti, è tutto ciò che non gli permette di fare i cavoli propri e che cerca di fare rispettare le norme.

  32. agosto 1, 2013 alle 3:01 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 agosto 2013
    Ricorso di Legambiente contro il colpo di spugna.Per il presidente Tiana è un passo indietro rispetto al piano paesaggistico. Ma Gian Valerio Sanna (Pd) difende la norma: vittoria contro la burocrazia. (Paolo Merlini)

    NUORO. Prime reazioni all’indomani dell’approvazione in via d’urgenza in consiglio regionale della legge delle “larghe intese” (proposta e votata dal Pdl sino a Sel) che ha cancellato gli usi civici individuati dalla stessa Regione e ha riaffidato ai comuni mano libera nella loro classificazione. Spuntano altre voci contrarie, che si uniscono alla denuncia di ambientalisti come Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento giuridico, che parla di norma anticostituzionale e di “nuova legge delle chiudende”. Dura anche Legambiente. «È inaccettabile – dice il presidente regionale Vincenzo Tiana – che si intervenga, senza neppure un esame in commissione, su una questione come gli usi civici che attengono al rapporto, complesso ed articolato, dei sardi con il proprio territorio come storicamente si è determinato». Una pericolosa apertura verso «un uso speculativo delle aree demaniali» che «legittima a posteriori trasformazioni lottizzatorie ed edilizie dei terreni», secondo Legambiente, che «denuncia un pesante arretramento del regime di tutela stabilito dal Piano paesaggistico regionale e un orientamento che contrasta con il protocollo siglato a marzo tra Regione e Ministero dei Beni Culturali». Tiana annuncia infine che l’associazione ha dato mandato a un legale di ricorrere al governo per impugnare la incostituzionalità della legge, così come annunciato anche da Deliperi. Critico anche Sandro Roggio, urbanista d’esperienza, da sempre attento a un corretto equilibrio tra ambiente e sviluppo. «Gli usi civici non sono solo il prodotto di secoli di storia della Sardegna – dice –, un ordine che assicura la proprietà pubblica di parti importanti del territorio. Ma sono stati e sono decisivi per la conservazione del paesaggio agricolo e pastorale dell’isola e sbaglia chi pensa che i demani civici possano essere messi a disposizione per l’edilizia da weekend o della speculazione. Non a caso sono tutelati come beni paesaggistici dal Codice dei beni culturali ( art. 142) e dal Ppr. Una finalità aggiuntiva che non può essere trascurata. Credo – conclude Roggio – che avrà torto chi pensa a una sbrigativa “declassificazione” e ha ragione chi crede che il provvedimento della Regione sia incostituzionale». Mentre Carlo Sechi, consigliere di Sel, che in aula ha votato contro la legge (pur proposta, tra gli altri, dal capogruppo del suo partito Daniele Cocco), rimarca «la contrarietà ad una norma che mette “a rischio 160mila ettari” della Sardegna, rimettendo in discussione la loro destinazione: senza una visione unica, che possa garantire la migliore gestione nell’interesse della collettività». La legge sugli usi civici trova invece consensi nel Pd, attraverso Gian Valerio Sanna, una figura che gode di autorevolezza in tema di pianificazione urbanistica (è stato l’assessore competente durante la giunta guidata da Renato Soru, dunque ha seguito da vicino la nascita del Ppr). «Era da prevedere – scrive Sanna – che quando si fanno leggi che semplificano le procedure e colpiscono la burocrazia a vantaggio dei cittadini ci si scontra con polemiche e attacchi privi di argomentazioni. Spesso si dimentica quanto la Sardegna abbia bisogno di una vera e propria rivoluzione burocratica ed è quindi compito della politica risolvere una situazione di impasse che vede la nostra regione piena di accertamenti sbagliati, di migliaia di ettari sottoposti a uso civico senza che ci sia uno straccio di documento, di prova e di attestazione che quell’uso civico sia legittimato». E ancora: «la legge è, in primo luogo, finalizzata a introdurre più efficaci procedure in materia di ricognizione generale degli usi civici esistenti in Sardegna al fine di pervenire ad una loro gestione più dinamica, seppure sempre nel rispetto delle esigenze di tutela dell’uso pubblico». Un concetto espresso anche dal primo firmatario della legge, il capogruppo del Pdl Pietro Pittalis, secondo il quale la norma «introduce procedure più efficaci per una ricognizione generale e consentirà ai comuni di predisporre piani adeguati e superare anomalie e vincoli anacronistici». Intanto a Orosei, paese “miracolato” dalla legge con i suoi 1300 ettari gravati da usi civici, oggi il Pd ha convocato un’assemblea.

  33. agosto 1, 2013 alle 3:03 pm

    da Il Manifesto Sardo, 1 agosto 2013
    Il nuovo editto delle chiudende. (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus): http://www.manifestosardo.org/il-nuovo-editto-delle-chiudende/

  34. agosto 1, 2013 alle 3:09 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 agosto 2013
    IL CASO. Usi civici, il voto vergognoso del consiglio regionale. (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus)

    Il 30 luglio 2013 è una data storica per la Sardegna: ora ogni maggioranza comunale potrà far “carne di porco” dei demani civici del proprio territorio, potrà favorire qualcuno e impoverire la restante parte dei cittadini. Grazie alla maggioranza dei nostri legislatori regionali. Fra loro c’è chi – come Franco Mula (Riformatori) – voleva sistemare i “problemi” del proprio Comune (Orosei), c’è chi – come il capogruppo Pd Giampaolo Diana – è stato sollecitato da vari sindaci, c’è chi – come Gian Valerio Sanna (Pd) – s’è dimenticato d’essere uno dei padri di quel piano paesaggistico che li tutela e verrà così “amputato”, c’è qualcun altro – magari il capogruppo Pdl Pietro Pittalis – che spera di trarne vantaggi elettorali nelle ormai prossime elezioni regionali, ci sono poi parecchi consiglieri regionali che non hanno nemmeno idea di che cosa siano, ma hanno votato a favore. Con l’approvazione della proposta di legge n. 542 del 30 luglio 2013 cinquanta consiglieri regionali hanno votato il nuovo “editto delle chiudende”, dopo anni di tentativi. Parlano di “riforme necessarie”, di “accertamenti errati”, ma l’hanno fatto di nascosto, in pochi minuti, senza alcun serio approfondimento e solo questo basta e avanza per far capire dov’è la nobiltà degli intenti. A costoro non è passato nemmeno per l’anticamera del cervello che sono stati spesi dalla Regione negli ultimi anni fior di milioni di euro per le complesse attività di accertamento dei singoli demani civici: ormai sono ben 236 i Comuni (su 377) dove sono stati finora accertati i diritti di uso civico e fan parte dell’Inventario generale delle terre civiche, disponibile anche on line. Il quadro normativo vigente (legge n. 1766/1927, regio decreto n. 332/1928, legge regionale n. 12/1994) consente già la risoluzione di ogni problema in materia e la soluzione preferibile rimane sempre quella del trasferimento dei diritti di uso civico (art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) dai terreni che, per varie ragioni, siano stati illegittimamente edificati o trasformati su altre aree del patrimonio comunale boscate o costiere: in questo modo si salvaguarda l’ambiente e si tutelano i cittadini titolari dei diritti di uso civico. Con questa legge, invece, i Comuni sono delegati «alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio», «ricognizione» che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni, cioè sdemanializzazioni, in particolare per «i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico», cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, usi impropri ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (gran parte dei demani civici). Si tratta di previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che per legge i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985). Non solo: vengono lese anche le competenze statali esclusive in materia di giurisdizione (art. 117, comma 1°, lettera l, cost.), visto che giudice speciale sull’esistenza di terre civiche è il Commissario per gli usi civici. I demani civici sono una realtà importantissima per l’isola (quasi un quinto del territorio), una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali. E li difenderemo in ogni modo.

  35. agosto 1, 2013 alle 3:11 pm

    da L’Unione Sarda, 1 agosto 2013
    Battaglia sugli usi civici. (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130801085735.pdf) Sinistra e ambientalisti contro la legge: «Apre alla speculazione»
    La replica: «Non ci saranno deroghe alla tutela del paesaggio». (Giuseppe Meloni)

    Un esempio, così ci si capisce meglio: uso civico può essere quello di chi va a fare legna in un bosco, magari senza neppure sapere che è un terreno comunale, ma perché da sempre si fa così. Oppure il pascolo, la ricerca di funghi e così via. In Sardegna molte aree sono riservate – per consuetudini talvolta secolari – all’uso di una comunità. La popolazione del paese, di solito. Per i giuristi, l’uso civico è un diritto di godimento. Per chi ne beneficia, un’opportunità. Per i Comuni, a volte, una scocciatura: perché si porta dietro vincoli ambientali assoluti. A Orosei si è scoperto che graverebbero usi civici su zone edificate da tempo, a Nuoro la questione paralizza la zona industriale di Pratosardo. Orani, per la Regione, ha 1.500 ettari vincolati: solo 500 per il Comune. Tema delicato, insomma: prevedibile quindi la polemica sulla legge approvata dal Consiglio regionale, che avvia una procedura straordinaria di accertamento degli usi civici.
    LA NORMA. Entro il 31 dicembre i Comuni devono verificare le aree soggette, e «oltre a documentare il reale sussistere dell’uso civico, possono proporre permute, alienazioni, sclassificazioni e trasferimenti dei diritti». La parola «sclassificazioni» è quella che ha suscitato sospetti, e non per l’orribile suono burocratese. Ma perché alcune aree potrebbero perdere la destinazione “civica”. Anche se la legge cita i casi in cui i terreni «abbiano perso la destinazione originaria di terreni pascolativi o boschivi», o non sia «documentabile l’originaria sussistenza del vincolo».
    CONTRARI. Il senatore Luciano Uras (Sel) ha avviato da giorni una battaglia ripresa in aula da Carlo Sechi (ma Daniele Cocco e Giorgio Cugusi, pur con dubbi, hanno votato sì), e dal coordinamento regionale Francesco Agus dice che «la svendita del territorio è inaccettabile. Si lasciano le comunità indifese dagli attacchi speculativi privatistici». Il testo era firmato da tutti i capigruppo: primo Pietro Pittalis (Pdl), poi Giampaolo Diana (Pd). I democratici Luigi Lotto e Antonio Solinas hanno votato no per protesta sul metodo (la legge è passata con procedura d’urgenza, ignorando la proposta della commissione Agricoltura). Astenuto, a sorpresa, l’assessore all’Agricoltura Oscar Cherchi (Pdl): «L’accertamento degli usi civici la Regione lo ha già fatto. Lo rifanno i Comuni? Bisognerà poi verificare le differenze». Si rischiano contenziosi e intoppi. Claudia Zuncheddu (Sardigna libera) non era in aula, ma è contrarissima alla «sdemanializzazione delle terre di maggior pregio, magari presso zone umide. Non si può, su questo tema, dare competenza ai Comuni che hanno dimostrato un’incapacità totale a gestire l’urbanistica e l’edilizia». Vincenzo Tiana (Legambiente) annuncia appelli al governo perché impugni la legge, così come il Gruppo d’intervento giuridico: secondo gli ambientalisti le aree a uso civico già accertate nell’Isola sono pari a 161mila ettari, il 6% dell’intero territorio, ma con gli altri accertamenti si potrebbe arrivare persino al 20%.
    FAVOREVOLI. Dal Pd non vuol passare per nemico dell’ambiente Gian Valerio Sanna, accusato dell’eccesso opposto quando era assessore con Soru: «I Comuni hanno la miglior conoscenza del territorio e della sua storia, e devono avere certezza della norma. La Regione impiega 6-12 mesi per le verifiche, serve una sburocratizzazione». Ma «non c’è nessuna deroga. E l’iter passa dai Consigli comunali, organi democratici». Franco Mula (Riformatori), chiamato in causa anche come sindaco di Orosei, è «soddisfatto in parte», per via della procedura d’urgenza: «Da mesi era pronta la mia proposta di legge». Ma «finalmente – aggiunge – i Comuni hanno la potestà di autodeterminarsi sull’esistenza degli usi civici». Se la Regione non «contrapporrà documenti» di prova contraria, dovrà «confermare l’accertamento dei Comuni».

    ——————————————-

    Favorevole. «Allarme ingiustificato». Pittalis: nessuna cementificazione. (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130801085817.pdf)

    «Sia chiaro, nessuno sta eliminando gli usi civici»: Pietro Pittalis, capogruppo consiliare Pdl e primo firmatario della legge votata martedì, replica così alle critiche piovute sul provvedimento. «Non capisco l’allarmismo», aggiunge, «né i timori di chissà quali speculazioni».

    Il timore è che i Comuni siano un po’ sbrigativi nel cancellare gli usi civici.
    «Ma non si cancellerà niente, nella maniera più assoluta. Si vuole solo rafforzare il ruolo dei Comuni perché facciano una ricognizione delle aree che hanno ormai perso la destinazione di uso civico».

    Quindi dove quei diritti sono ancora esercitati non saranno messi in discussione? «Assolutamente no. C’è solo la possibilità di riclassificare zone in cui l’uso civico è inesistente da tempo. Situazioni consolidate negli ultimi decenni».

    Altro timore: che si finisca per cementificare aree finora vincolate.
    «Ma quando mai, non ci sarà alcun automatismo di questo tipo. Semmai la legge aiuterà a sanare un pesante contenzioso presso il commissario per gli usi civici».

    Si dice che sia una norma che guarda a situazioni particolari, come il caso Orosei.
    «No, la legge è generale e riguarda diverse aree della Sardegna. Consente di risolvere situazioni complicate, Orosei è solo una di quelle: lì ci sono zone di cui nessuno conosceva il gravame di uso civico, con abitazioni realizzate in base a concessioni vecchie di decenni».

    Non le crea problemi il fatto che l’assessore Oscar Cherchi (Pdl, come lei) abbia preso le distanze?
    «Non ci sono contrasti particolari, forse l’assessore avrebbe solo voluto un minimo di riflessione in più. Comunque ricordo che la legge è stata condivisa praticamente da tutti».

    Ma è stata portata in aula con la procedura d’urgenza: perché tutta questa fretta?
    «Abbiamo usato la stessa procedura anche per altri interventi. Questo era comunque già in calendario: abbiamo voluto accelerare perché altrimenti c’era il rischio che in autunno, tra la Finanziaria e la fine della legislatura, non se ne facesse niente».

    ———————————————————-

    Contrario. «Ricorriamo alla Consulta». Deliperi:sprecato lavoro precedente. (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130801085859.pdf)

    Stefano Deliperi, del Gruppo d’intervento giuridico: cosa non va, nella legge?
    «Che butta all’aria un lavoro fatto dalla Regione, e costato milioni, di accertamento degli usi civici. È come se stessimo costruendo una casa, e arrivati al tetto buttiamo giù tutto perché una finestra non piace».

    L’immagine della finestra che cosa rappresenta?
    «Aspetti sgraditi a certe amministrazioni locali, che si trovano con aree a uso civico ma ormai edificate. Come il caso di Cala Liberotto a Orosei: eppure si stava già trovando una soluzione».

    Quale? «Trasferire gli usi civici su altre aree comunali. Per esempio, a Orosei, Bidderosa: ma con gli usi civici si sposterebbero anche i vincoli assoluti stabiliti dalla normativa, e questo forse non piace».

    Pensa davvero che alla base della legge vi siano interessi così localistici?
    «Beh, il sindaco di Orosei Franco Mula è anche consigliere regionale. Ma c’è pure la vicinanza delle elezioni regionali: molti pensano di rivendersi politicamente questo provvedimento, senza pensare alle conseguenze per tutta la Sardegna».

    Quali conseguenze?
    «In pratica si affida ai Comuni un ampio potere decisionale su terreni che, attenzione, non sono di loro proprietà, perché appartengono a tutta la comunità. Immagino che le amministrazioni faranno in fretta e furia degli accertamenti, magari eliminando gli usi civici più antipatici».

    Chi ha votato la legge dice che questo varrà solo dove l’uso civico è già estinto.
    «E chi lo controlla? I Comuni. Magari complici della situazione».

    La Regione dovrà comunque verificare.
    «Ma con i tempi stretti che sono stati stabiliti, saranno verifiche complicate. La Regione rischia di fare solo da passacarte. E dire che l’attuale Giunta, che pure ha tanti difetti, almeno su questo stava provvedendo».

    La vostra associazione farà ricorso?
    «Sicuramente solleciteremo il governo a impugnare la legge alla Consulta. Il nostro obiettivo è farla cadere».

  36. agosto 1, 2013 alle 4:54 pm

    ma chi credono di prendere in giro?

    da Sardinia Post, 1 agosto 2013
    Usi civici, Legambiente: “Favorisce le speculazioni”. Il Consiglio: “Non è vero”: http://www.sardiniapost.it/politica/usi-civici-legambiente-favorisce-le-speculazioni-il-consiglio-non-e-vero/

  37. agosto 2, 2013 alle 8:38 am

    di grazia, dove e con chi ci sarebbe stata “una discussione che si è protratta per oltre un anno”?
    Una “rapina legislativa” dei demani civici ai danni delle collettività locali fatta con uno spudorato blitz in piena estate.
    Le “situazioni pericolose nelle quali potrebbe trovarsi esposto chi governa i territori” vengono create proprio da leggi come queste, che buttano all’aria un approfondito lavoro di accertamento regionale durato anni e costato milioni di euro.
    E il P.P.R. che deve tutelare e tutela i demani civici per legge? Che si fa, lo si bucherella qui e là in base ai nuovi “accertamenti” comunali?
    Dove vanno a spiegare il nuovo “vangelo”?
    A Orosei, casualmente.
    Non la danno a bere e speriamo proprio che se ne occupi la Corte costituzionale.

    Stefano Deliperi

    —————————–

    da La Nuova Sardegna, 2 agosto 2013
    I DUE PARTITI UNITI SULLA LEGGE. Pd e Pdl: «Usi civici, nessuna svendita del territorio sardo». (Paolo Merlini)

    CAGLIARI Nessuna svendita del territorio o arretramento rispetto alla tutela indicata dal piano paesaggistico, ma la volontà di restituire ai Comuni un ruolo da protagonisti nella gestione del proprio territorio contro accertamenti tecnici spesso errati. Due giorni dopo la legge sugli usi civici proposta e votata da tutti i gruppi in consiglio regionale, i maggiori partiti, Pd e Pdl, rispondono alle accuse degli ambientalisti in una conferenza stampa congiunta. «Le leggi vanno lette bene», dice Gian Valerio Sanna, che avrebbe avuto un ruolo importante nella stesura della norma che ha come primo firmatario Pietro Pittalis, capogruppo del Pdl. Non un blitz estivo, secondo Sanna, ma una discussione che si è protratta per oltre un anno. «La giunta regionale – ha continuato – mantiene la sovrintendenza su tutta la procedura e tutto sarà fatto attraverso una cartografia aggiornata e documentata anche perché la verità è che in passato sono stati sottoposti a usi civici territori che non ne avevano i presupposti». «C’è stato il consenso trasversale di tutte le forze politiche per rispondere ai problemi e alle richieste che arrivano dalle autonomie locali», ha detto Pittalis. Le polemiche sulla legge? Inutili, dice il capogruppo del Pd, Giampaolo Diana. «Alcune dichiarazioni del mondo ambientalista rischiano di alimentare situazioni pericolose nelle quali potrebbe trovarsi esposto chi governa i territori». Diana sottolinea inoltre che «di fronte alla burocrazia regionale con tempi biblici, è stato demandato ai sindaci e ai consigli comunali di attivare un procedimento che si deve concludere con l’accertamento della Regione». «Non si creano automatismi – chiarisce Pittalis – ma c’è semmai la valorizzazione del ruolo dei Comuni che tornano ad essere protagonisti e veri regolatori del territorio. I Comuni sono espressione dei cittadini e gli amministratori non possono essere additati come un’accozzaglia di personaggi che tramano per deturpare il proprio territorio. Questa legge, al contrario, tenta di sopperire alla farraginosità della procedura che viene sempre sottoposta a regole rigide». Un concetto ribadito da Franco Mula, consigliere dei Riformatori e sindaco di Orosei, paese simbolo della vicenda usi civici: «I sindaci non sono lestofanti e non utilizzeranno la legge per sanatorie o speculazioni edilizie», promette. Proprio a Orosei il Pd locale ha convocato per oggi alle 19.30 un’assemblea pubblica nella propria sede per spiegare cosa cambia con la legge.

  38. amico
    agosto 2, 2013 alle 10:07 am
  39. amico
    agosto 2, 2013 alle 10:09 am

    Ancora, alla faccia della lentezza della burocrazia. Quando le cose sono fatte bene vanno avanti

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_22_20130802095438.pdf

  40. amico
  41. agosto 7, 2013 alle 9:48 am

    Renato Soru lungimirante anche in merito al progetto speculativo delle aree demaniali e scomodo…con la sua proposta salvacoste andando cosi contro al progetto di ingegneri architetti e affini molti di sinistra ma con ben altri interessi che quelli della tutela ambientale e paesaggistica della Sardegna che hanno cosi presto liquidato il loro presidente ricucendo e ricreando l’ abitat ideale degli interessi personali delle grandi famiglie sarde di vecchia conoscenza latifondisti e di prestigiosi cognomi o di dubbi titoli nobiliari legati piu al potere che ad un interesse concreto per i sardi e per la sardegna anke quei partiti che dovevano essere identitari dei sardi e della loro cultura sono caduti nel personalismo svendendosi e snaturando i loro stessi principi ideologici. Altro che zona franca! stiamo attraversando un momento di accomodante ignoranza e di sottocultura che farebbe rigirare nella tomba i nostri antenati nuragici x non scomodare Eleonora d’ Arborea con la sua carta de logu forse siamo da allora senza riforme cosi concrete impariamo ad indignarci affinke non venga dispersa la nostra identita culturale e biologica.

  42. agosto 12, 2013 alle 5:52 pm

    detto e fatto.

    da La Nuova Sardegna on line, 12 agosto 2013
    Gli ambientalisti al Governo: «Impugnate la legge sugli usi civici». «Editto chiudende e speculazione su sponde stagni Sardegna». (http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/08/12/news/gli-ambientalisti-al-governo-impugnate-la-legge-sugli-usi-civici-1.7569348)

    CAGLIARI. Come preannunciato, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia hanno inviato un’istanza al Governo perché impugni davanti alla Corte costituzionale la legge regionale 19/2013 che dispone una ricognizione, in tutta la Sardegna, degli usi civici e prevede altre norme che riguardano il settore urbanistico. Secondo gli ambientalisti si tratterebbe, infatti, di «un nuovo editto delle chiudende, un sacco dei demani civici e una speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna». La norma che delega ai Comuni la ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio, secondo gli ambientalisti, manda in fumo «anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge. Una ricognizione che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni o meglio sdemanializzazioni, su terreni ove non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico». «I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola, quasi un quinto del territorio e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.- spiegano gli ambientalisti – Inoltre vi è una folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è già stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra».

    ——————————-

    da Sardinia Post, 12 agosto 2013
    Terre a uso civico, gli ambientalisti a Letta: «La legge sarda è incostituzionale». (http://www.sardiniapost.it/politica/terre-a-uso-civico-gli-ambientalisti-a-letta-la-legge-sarda-e-incostituzionale/)

    Una legge in tre articoli, «norme urgenti in materia di usi civici», approvata dal Consiglio regionale il 12 agosto scorso. In buona sostanza, dieci giorni fa è stata accesa luce verde alla riclassificazione di quelle terre, aprendo la strada ai cambi di destinazione urbanistica. Ma gli ambientali del Grig (Gruppo di intervento giuridico) non ci stanno. E con loro gli Amici della Terra e e la Lega per l’abolizione della caccia. Le associazioni verdi hanno scritto al Governo nazionale perché impugni la legge (la numero 19/2013), «di fatto incostituzionale».
    Dunque, abbracciano una nuova battaglia, gli ambientalisti che chiedono a Roma di cancellare la legge già ribattezzata come “l’editto delle chiudende”. Portano riferimenti giuridici, le associazioni, visto che gli usi civici «sono nati per garantire terre boschive e di pascoli e valgono un quinto del territorio sardo». A sentire Grig, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia, «non è competenza della Regione sdemanializzare quelle aree, modificandone la destinazione urbanistica».
    Dietro la legge, insomma, per le tre associazioni c’è «solo il tentativo di aprire alla speculazione immobiliare, specie sulle sponde delle zone umide, e quindi vicino al mare». Non solo: «Con questi articoli – si legge ancora in una nota – si sta mandando all’aria il difficile lavoro di ricognizione fatto proprio dalla Regione e culminato con l’istituzione di un inventario generale delle terre civiche, così come prevede la normativa nazionale».
    L’attacco degli ambientalisti è durissimo: «Siamo davanti a una penosa, raffazzonata e squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, con l’obiettivo di aprire al saccheggio di un patrimonio importantissimo per la Sardegna». Grig, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia la chiamano «modalità di rapina silenzio, pensata per sistemare qualche contenzioso a Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore e Carloforte, giusto per citarne alcuni. Siamo davanti – è scritto ancora nel comunicato – a una legge scempia stagni. Al Governo chiediamo di avviare la procedura di impugnazione, come già è stato fatto il 6 dicembre 2012 quando scoppiò il caso del palazzo realizzato nelle Saline di Molentargius.
    Le tre associazioni stanno anche raccogliendo le firme a sostegno della nuova battaglia. Per richiedere il modulo e una copia del ricorso bisogna mandare una mail grigsardegna5@gmail.com.

    ————————-

    da Arrèxini, 12 agosto 2013
    Scatta il ricorso del Grig contro il nuovo “Editto delle chiudende”. (http://www.arrexini.info/scatta-il-ricorso-del-grig-contro-il-nuovo-editto-delle-chiudende/)

    Gruppo d’intervento giuridico, Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia ricorrono alla Corte costituzionale contro la legge 19/2013, che autorizza il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna. Mandando all’aria i lavori che hanno portato all’inventario generale delle terre civiche, che appartengono, cioè, alle collettività.
    Ma chiunque può fare la sua parte in questa battaglia di civiltà: chi volesse una copia del fac simile di ricorso da completare con le proprie generalità può chiederla all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

    Riceviamo e pubblichiamo su Arrèxini.info.

    Come preannunciato, le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia hanno inviato (12 agosto 2013) una specifica istanza al Governo affinché impugni davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali (art. 127 cost.) la legge regionale n. 19/2013 (pubblicata sul B.U.R.A.S. digitale n. 36 – parti I e II – dell’8 agosto 2013) che dispone il nuovo editto delle chiudende, il sacco dei demani civici e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide in Sardegna.
    Nell’istanza ecologista sono ampiamente motivate le violazioni delle competenze legislative statali costituzionalmente garantite in materia di tutela dell’ambiente e di giurisdizione ai sensi dell’art. 117, comma 1°, lettere l, s, della Costituzione.
    Infatti, con l’art. 1 della legge i Comuni sono delegati “alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio”, mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione autonoma della Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge.
    Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per sclassificazioni – termine orrido e inesistente, sarebbero sdemanializzazioni – in particolare per i “i terreni sottoposti ad uso civico (che, n.d.r.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria diterreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico”, cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati perpresunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici).
    Previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che ex lege i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo ambientale/paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985).
    Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo editto delle chiudende, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta.
    Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili.
    I diritti di uso civico e i demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.
    Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (es. Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreniappartenenti ai demani civici di gran parte della Sardegna si impoveriscono le collettività locali, i tantissimi cittadini onesti.
    Ma non finisce qui.
    L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di dubbia fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come leggescempia-stagni, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del piano paesaggistico regionale. La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge ad palazzum, è stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus eAmici della Terra.
    Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia auspicano che il Governo sottoponga all’esame della Corte costituzionale questa scandalosa legge regionale contro l’ambiente e i diritti delle Collettività locali.
    Ma chiunque può fare la sua parte in questa battaglia di civiltà: chi volesse una copia del fac simile di ricorso da completare con le proprie generalità può chiederla all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

    Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

  43. agosto 19, 2013 alle 5:54 pm

    a oggi sul sito istituzionale web del Consiglio regionale della Sardegna è presente il resoconto (provvisorio) della seduta: http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=140428 .

    Non compare, invece, l’elenco dei votanti, consigliere per consigliere.

    Da quanto risulta dal resoconto della seduta si può dedurre:

    * consiglieri regionali assenti per “congedo”: Efisio Arbau, Gianfranco Bardanzellu, Radhouan Ben Amara, Paolo Luigi Dessì, Rosanna Floris, Vittorio Renato Lai, Michelina Lunesu, Francesco Meloni, Antonello Peru, Antonio Pitea, Efisio Planetta, Antioco Porcu, Angelo Stochino e Claudia Zuncheddu (14);

    * consiglieri regionali rientrati dal “congedo”: Vittorio Renato Lai (1);

    * secondo resoconti stampa, sarebbero stati ASSENTI anche Ugo Cappellacci (P.d.L., Presidente della Regione) e Renato Soru (P.D.);

    * consiglieri regionali che hanno espresso voto contrario: Luigi Lotto (P.D.), Antonio Solinas (P.D.), Carlo Sechi (S.E.L. – Sardigna Libera).
    Secondo i resoconti stampa, i VOTI CONTRARI sono stati 4 (probabilmente il quarto consigliere contrario è stato Elia Corda, S.E.L. – Sardigna Libera);

    * consiglieri regionali astenuti: Oscar Cherchi (P.d.L., Assessore regionale dell’agricoltura).
    Secondo i resoconti stampa, gli ASTENUTI sono stati 4 (probabilmente uno è stato Gian Vittorio Campus, Sardegna è già Domani, un’altra è stata la Presidente del Consiglio Claudia Lombardo, Sardegna è già Domani, che tradizionalmente si astiene);

    * consiglieri regionali favorevoli: Pietro Pittalis (P.d.L.), Attilio Dedoni, Francesco Mula e Pietro Fois (Riformatori Sardi), Franco Cuccureddu (Misto), Matteo Sanna (F.d.I.), Christian Solinas (P.S.d’Az.), Mario Diana (Sardegna è già Domani), Daniele Cocco e Giorgio Cugusi (S.E.L. – Sardigna Libera), Giampaolo Diana e Gian Valerio Sanna (P.D.).
    Secondo i resoconti stampa, i VOTI FAVOREVOLI sono stati 50.
    Mancano quindi i nomi di 38 consiglieri regionali favorevoli.

    Abbiamo chiesto alla Presidente del Consiglio regionale il relativo verbale di voto.

    E’ una basilare esigenza di trasparenza.

    Stefano Deliperi

  44. amico
    settembre 10, 2013 alle 5:44 pm

    Chissà se è il caso di fare presente al Governo, qualora questo intenda impugnare la legge, che forse è necessario richiedere la sospensiva. I tempi stretti individuati dalla stessa legge per concludere la procedura in deroga, potrebbero determinare che al momento della discussione della causa davanti alla Corte Costituzionale o comunque al momento di una eventuale pronuncia di illegittimità la procedura sia già terminata. Tutti noi sappiamo che le sentenze della Corte, benchè con efficacia retroattiva, non producono effetti per i procedimenti oramai chiusi.

  45. amico
    • settembre 24, 2013 alle 10:33 pm

      17 mila euro per un incarico con risultato già scritto.
      I cittadini di Orosei, soprattutto quelli che perdono e non guadagnano nulla da questa squallida operazione, dovrebbero dire qualcosa.
      Personalmente tutta questa gente mi fa un po’ pena, perchè butta via il patrimonio comune per gli interessi di pochi e tace.

      Stefano Deliperi

    • Juri
      settembre 24, 2013 alle 10:56 pm

      Questi comuni non fanno altro che piangere miseria un giorno sì e l’altro pure. E con questa presunta penuria di risorse giustificano la pessima amministrazione del territorio. Ma poi, quando c’è da curare gli interessi che contano (come in questo caso, ma anche a Teulada quando c’è stato da difendere la speculazione di Capo Malfatano), i soldi saltano subito fuori.

  46. amico
  1. luglio 31, 2013 alle 5:29 pm
  2. agosto 1, 2013 alle 5:48 pm
  3. settembre 1, 2013 alle 1:12 am
  4. settembre 19, 2013 alle 10:43 pm
  5. ottobre 4, 2013 alle 6:31 pm
  6. dicembre 12, 2013 alle 4:39 pm
  7. gennaio 1, 2014 alle 4:32 pm

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