In assenza di una buona pianificazione energetica ogni speculatore ci prova. Chi perde sono gli Italiani.
La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.
L’inesistenza di una buona pianificazione energetica, basata sulle reali esigenze e sulla salvaguardia dei valori ambientali, storico-culturali, identitari, socio-economici del territorio ha provocato una situazione semplicemente folle e ingestibile.
Fra gli indici più eclatanti è la corsa all’approvazione di un qualsiasi progetto produttivo di energia da fonti rinnovabili.
I numeri sono chiari, pubblici e incontestabili.

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 30 aprile 2026 risultano complessivamente ben 5.813, pari a 320,71 GW di potenza, suddivisi in 3.613 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 142,27 GW (44,36%), 2.061 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 108,22 GW (33,74%), 99 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 67,66 GW (21,10%), 23 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,24 GW (0,70%), 12 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,7GW (0,08%) e 5 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,07 GW (0,02%).
I sostenitori senza se e senza ma di qualsiasi impianto rinnovabile obiettano che non tutte le istanze di connessione di nuovi impianti alla rete poi si realizzano.
Vero, ma è anche vero che tali procedure hanno un costo e difficilmente si trova un qualsiasi imprenditore desideroso di buttar soldi al vento.
Lo testimonia il numero delle procedure di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) in corso relativamente a progetti di nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER), secondo i dati pubblicati dal Ministero della Cultura – Soprintendenza speciale per il PNRR.
Sempre al 30 aprile 2026 sono in corso ben 2.593 procedure di V.I.A. su tutto il territorio nazionale per impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili per 203,297 GW di potenza, cioè più di 2,5 volte gli 80 GW in più ritenuti necessari al 2030 secondo l’attuale pianificazione energetica (Piano nazionale integrato Energia e Clima – PNIEC).
Il numero più elevato è in Puglia (387), segue la Sardegna (246), poi la Basilicata (148), dopo le altre Regioni.
La Soprintendenza speciale per il PNRR da tempo ha espresso chiaramente che cosa sta accadendo, perché , dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.
Perché accade allora?
Perché l’energia da fonti rinnovabili per legge viene pagata al produttore anche se non viene consumata.
In Sardegna – isola e perciò con collegamenti energetici limitati – la situazione è ancora più folle.
Nell’Isola, le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 30 aprile 2026 risultavano complessivamente ben 613, pari a 44,58 GW di potenza, suddivisi in 383 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 16,04 GW (35,98%), 206 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 13,96 GW (31,31%), 23 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare 14,58 GW (32,70%) e 1 richiesta di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 0,01 GW (0,01%).
44,58 GW significa più di 23 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna, aventi una potenza complessiva di 3,660 GW (dati Terna statistiche regionali, 2023).
I 246 procedimenti di V.I.A. in corso riguardano nuovi impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili per 40,847 GW di potenza, comunque più di 6,58 volte la potenza da installare (6,2 GW) al 2030 secondo l’attuale pianificazione energetica.
Un’overdose di energia che non potrebbe esser consumata sull’Isola, non potrebbe esser trasportata verso la Penisola (quando entrerà in funzione il Thyrrenian Link la potenza complessiva dei tre cavidotti sarà di poco più di 2 mila MW), non potrebbe esser conservata (a oggi gli impianti di conservazione approvati sono molto pochi e di potenza estremamente contenuta).
Attualmente, la Sardegna continua a produrre ben più energia di quanto serva a livello regionale, il resto lo esporta: nel 2023 (ultimi dati disponibili, Terna statistiche regionali, 2023) sono stati prodotti 12.563,1 gigawattora (GWh), di cui 8.621,6 derivanti dal termoelettrico; 1.935,6 dall’eolico; 1.520,9 dal solare; 483,5 dall’idroelettrico; 1,5 da impianti di accumulo. Tuttavia, il fabbisogno regionale non ha superato i 7.636,9 GWh e ben 3.508,3 GWH sono stati esportati verso la Penisola. Si verificano perdite per 507,8 GWh.
L’esportazione di energia è risultata pari al 27,92% di quella prodotta.
Risultano installati (2023) impianti energetici a combustibili fossili per MW 2.365 di potenza installata e impianti energetici da fonti rinnovabili per MW 3.660.
La produzione energetica a intermittenza degli impianti rinnovabili e la capacità comunque limitata (anche in prospettiva) di accumulo fa si che, pur avendo una potenza installata ben superiore, producano meno gigawattora (GWh).
Per contrastare i cambiamenti climatici l’unica prospettiva sensata è quella della corretta transizione energetica dalle fonti fossili tradizionali (petrolio, carbone, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole acqua, vento).
Per la Sardegna, invece, vengono adottate scelte schizofreniche, essendo stata aperta anche la strada per l’utilizzo massivo del gas naturale, oggi assente, nonostante il pesante impatto ambientale e socio-economico e la decisamente scarsa utilità.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)







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