Energia in Sardegna: chi decide?
La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.
Sabato 21 febbraio 2026, con inizio alle ore 9.30, presso le Cantine Su Entu, a Sanluri (VS), si tiene il dibattito Energia in Sardegna: chi decide?, promosso dal Comitato Su Entu Nostu.
Un’occasione importante per comprendere che cosa sta avvenendo in Sardegna riguardo il complesso rapporto fra tutela del territorio ed energia.
Transizione energetica e speculazione energetica non sono la stessa cosa — ed è fondamentale dirlo con chiarezza.
La transizione verso le fonti rinnovabili è una necessità ambientale, sanitaria ed economica.
Ridurre le emissioni significa tutelare la salute collettiva, secondo il principio One Health, che riconosce il legame stretto tra ambiente e benessere umano.
Ma questa necessità non può diventare il pretesto per una crescita incontrollata degli impianti, che rischia di compromettere paesaggi, ecosistemi e identità territoriali senza garantire automaticamente una vera decarbonizzazione.
Sul piano giuridico, la recente sentenza n. 184 del 16 dicembre 2025 della Corte costituzionale ha segnato un passaggio importante. La Corte ha dichiarato illegittime varie parti della legge regionale sarda del 5 dicembre 2024 n. 20, che disciplinava le aree idonee e non idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, accogliendo in larga parte il ricorso governativo presentato ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.
Il principio ribadito è chiaro: la definizione dei criteri fondamentali in materia energetica — inclusa l’individuazione delle aree e l’autorizzazione unica degli impianti — rientra nelle competenze statali, da esercitarsi in raccordo con le Regioni. La Corte ha inoltre ricordato che la classificazione di un’area come “non idonea” non equivale a un divieto assoluto di installazione: comporta piuttosto la perdita delle procedure semplificate previste per accelerare la diffusione delle rinnovabili.
A questo quadro si aggiunge il decreto-legge 21 novembre 2025 n. 175, convertito nella legge n. 4 del 15 gennaio 2026, che ha introdotto criteri ancora più stringenti di regolazione nazionale.
Queste norme non eliminano le tutele: restano pienamente validi i vincoli paesaggistici, culturali e ambientali e le fasce di rispetto previste dall’ordinamento.
Il problema, quindi, non è la presenza o assenza di regole — ma come governare la transizione per evitare che diventi una corsa speculativa. In Sardegna, come nel resto d’Italia, le richieste di nuovi impianti superano di molte volte il fabbisogno energetico reale.
Questo scenario rischia di produrre energia in eccesso, con costi che ricadono sui cittadini e con un impatto territoriale sproporzionato.
È qui che diventano centrali le proposte del Gruppo d’Intervento Giuridico, che non si oppongono alla transizione, ma chiedono che sia razionale, pianificata e sostenibile.
Le soluzioni indicate sono concrete:
* Pianificazione nazionale basata sui fabbisogni reali, con valutazioni ambientali strategiche e coinvolgimento di Regioni ed enti locali, evitando la proliferazione incontrollata degli impianti.
* Bandi pubblici trasparenti per individuare siti realmente idonei, garantendo responsabilità nella realizzazione, gestione e dismissione degli impianti.
* Priorità al fotovoltaico su superfici già compromesse — tetti di edifici, aree industriali, parcheggi, infrastrutture viarie — riducendo il consumo di suolo e i conflitti sociali.
Studi dell’ISPRA dimostrano che questa strada potrebbe coprire una quota rilevantissima del fabbisogno nazionale.
* Tutela effettiva delle aree di valore ambientale e culturale, nel rispetto dei vincoli esistenti e delle comunità locali.
* Produzione energetica diffusa, più democratica e controllabile, capace di generare benefici locali invece di concentrare vantaggi solo su grandi operatori.
Questa visione non è un freno allo sviluppo: è la condizione per una transizione energetica credibile, che unisca decarbonizzazione, legalità, tutela del paesaggio e giustizia sociale.
La vera sfida non è scegliere tra energia e territorio. È costruire un modello che li faccia convivere. Governare la transizione significa evitare sia l’immobilismo sia l’assalto speculativo, mettendo al centro l’interesse pubblico.
Siamo ancora in tempo per farlo — ma serve consapevolezza, partecipazione e una pianificazione che guardi al futuro senza sacrificare ciò che rende unico il nostro territorio.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto da Google Earth, S.D., archivio GrIG)







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