“Torri” eoliche e pannelli fotovoltaici sulle terre collettive sarde, ecco perchè si prepara un nuovo Editto delle Chiudende. Petizione popolare per la difesa delle terre collettive.
qui puoi firmare la petizione popolare per la difesa delle terre collettive ” a rischio” in Sardegna.
La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.
Ancora ci chiediamo se davvero qualche anima bella pensa sul serio che sia necessario “avviare un nuovo processo di mappatura dei terreni regionali gravati da uso civico sulla base di un’interlocuzione diretta con le comunità” per venire incontro alle esigenze di tutela dei diritti dei cittadini titolari degli usi civici e per difendere l’ambiente, come pretende di farci capire la risoluzione n. 5/XVII approvata dal Consiglio regionale della Sardegna lo scorso 26 novembre 2025.
Ma davvero c’è questo straordinario lodevole afflato consiliare verso la tutela dei diritti dei cittadini titolari degli usi civici e la difesa dell’ambiente?
Qualche fondato dubbio permane.
Così come sono parecchi i casi di speculazione immobiliare realizzati nel corso degli ultimi decenni sulle terre collettive sarde, non sono certo in numero inferiore i casi di centrali eoliche realizzate o in progetto che interessano terreni a uso civico.
La centrale eolica al tempo più grande d’Italia, realizzata (2011) dalla società Geopower Italia del Gruppo Falck Renewables (69 aerogeneratori per una potenza complessiva di 138 MW) su circa 4 mila ettari nei territori comunali di Buddusò e di Alà dei Sardi (OT) è stata realizzata – almeno in parte – su terreni del demanio civico di Buddusò (accertamento con determinazione direttoriale n. 248 del 24 febbraio 2005) in loc. Sa Conchedda, addirittura restituiti dall’allora gestione forestale dell’Ente Foreste della Sardegna (oggi Agenzia Forestas) proprio per la realizzazione delle “torri” eoliche (deliberazione C.di A. E.F.S. n. 47 del 20 maggio 2009).
Terreni che difficilmente possono ritornare alla fruizione dei diritti di uso civico in assenza di pieno ripristino ambientale, difficilmente realizzabile quando soltanto ognuno dei “69 basamenti di fondazione delle turbine eoliche … ha richiesto un getto di 250 mc di calcestruzzo e il montaggio di 28.000 kg di acciaio”, come affermato dalla realizzatrice Impresa Aurelio Porcu & Figli s.r.l. (2009-2011).
Terreni a uso civico che vengono dichiarati asserviti a servitù per centrali eoliche, come in favore della costruenda centrale eolica della DAS s.r.l. nella località Santu Miali, in Comune di Villacidro (CA), atto sventato dall’Assessorato dell’Industria della Regione autonoma della Sardegna soltanto dopo segnalazione GrIG (ottobre 2025).
Terreni appartenenti ai rispettivi demani collettivi oggetto di progetti di centrali eoliche sottoposti a procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.), come, a puro titolo di esempio, il progetto di realizzazione della centrale eolica (5 “torri” eoliche e opere connesse per 30,5 MW di potenza complessiva) proposta dalla società campana IVPC s.r.l. nell’area di Su Monte de Subra, nei territori comunali di Pattada, Bultei e Benetutti (SS), il progetto di realizzazione della centrale eolica “Macomer 2” (8 “torri” eoliche e opere connesse per 48MW di potenza complessiva) proposta da Enel Green Power s.r.l. sempre nell’area compresa fra il Montiferru, Il Monte S. Antonio e l’altopiano di Abbasanta, nei territori comunali di Macomer, Borore e Santulussurgiu (NU – OR), dove sono stati presentati numerosi analoghi progetti, che snaturerebbero l’intera area, il progetto di realizzazione della centrale eolica “Parco eolico Sedda Perdonau” (13 “torri” eoliche e opere connesse per 78MW di potenza complessiva) proposta dalla società romana Sedda Perdonau Wind s.r.l. su pascoli, macchia mediterranea e campi di Serra Perdonau, nei territori comunali di S. Andrea Frius, S. Nicolò Gerrei, Serdiana, Dolianova, Donori, Samatzai, Nuraminis (CA).
Non bastano gli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, ci sono anche le condotte idriche a fini energetiche, come il progetto Olai Combidanovu – Impianto accumulo d’energia mediante pompaggio idroelettrico tra gli invasi di Olai e Cumbidanovu proposto dalla società trentina Dolomiti Hydro Storage s.r.l. in località varie dell’agro dei Comuni di Orgosolo, Ovodda, Mamoiada, Sarule, Olzai, Ollollai (NU), che interessa ampiamente il demanio civico di.Orgosolo.
In tutti questi casi il GrIG è intervenuti nei rispettivi procedimenti di V.I.A. con atti di “osservazione” conclusi con la richiesta di dichiarazione di non compatibilità ambientale per impossibilità giuridica di asservire terre collettive a tali progetti di interesse privatistico.
Si tratta di soltanto di alcuni dei tanti casi analoghi esistenti in Sardegna, in cui si pretende di defraudare dei loro diritti proprietari le collettività locali.
Quando si verifica l’avvenuta irreversibile trasformazione di terreni dei demani civici si può avviare il procedimento di trasferimento dei diritti di uso civico: la legge n. 168/2017 in materia di usi civici è stata integrata con le disposizioni poste dall’art. 63 bis della legge n. 108 del 29 luglio 2021 di conversione con modificazioni e integrazioni del decreto-legge n. 77/2021, il c.d. decreto governance PNRR) che consente il trasferimento dei diritti di uso civico da terreni ormai irrimediabilmente compromessi (es. perché edificati) ad aree provenienti dal patrimonio comunale o regionale di valore ambientale (es. boschi, coste, zone umide, ecc.). In Sardegna vi sono già stati diversi procedimenti in proposito (per esempio, a Monti, ad Abbasanta, a San Vero Milis, a Oristano, a Lanusei, a Sindia, ecc.) che hanno consentito un recupero ai demani civici di terreni di valore ambientale e contemporaneamente han risolto le problematiche di tanti cittadini.
Ma ora il Consiglio regionale ha avviato un nuovo tentativo di privatizzazione strisciante delle terre collettive sarde: come nel recente passato, c’è sempre il famelico desiderio di un nuovo Editto delle Chiudende.
Attualmente in Sardegna, secondo quanto oggetto di provvedimenti di accertamento, risultano terreni a uso civico in 340 Comuni sui 369 su cui sono state condotte le operazioni.
I criteri per l’accertamento degli usi civici sono chiari e sono uguali in tutta Italia: sono i terreni di origine “feudale o ademprivile”e quelli di “antico possesso” o “originaria pertinenza” e si verificano fondamentalmente attraverso l’esame degli archivi dello Stato e degli altri Enti Pubblici Territoriali, degli Archivi notarili, degli archivi commissariali (per la Sardegna vds. la deliberazione del 10 dicembre 2021, n. 48/15 con cui la Giunta regionale sarda ha approvato lo specifico “Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla L.R. n. 12/1994, alla L. n. 1766/1927 e alla L. n. 168/2017” anche in attuazione delle disposizioni nazionali in materia di usi civici, comprese quelle sul trasferimento dei diritti di uso civico).
I Comuni sardi sono 377: mancano ancora le attività di accertamento su 7 Comuni, nei quali si stima, comunque, la presenza di terre collettive.
In 30 Comuni, al termine delle operazioni, non sono risultati terreni a uso civico.
Complessivamente (considerando anche gli ultimi 7 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 348 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi.
Sono stati, inoltre, verificati e aggiornati i dati (estensione, catasto, ecc.) relativi ai 340 demani civici accertati (luglio 2021), grazie a un buon lavoro condotto dalle strutture regionali competenti.
L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari, pari al 12,62% dell’Isola, riportati nell’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.
L’Istituto Nazionale di Economia Agraria stimava (1947) la presenza di 314.814 ettari di terreni a uso civico in Sardegna.
In Italia si stima che le terre collettive siano il 7-10% del territorio nazionale e il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha recentemente avviato una indagine conoscitiva in proposito.
I domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge n. 168/2017, regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale.
I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).
I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.). Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017).
Quindi, i beni in proprietà collettiva sono soggetti per legge a vincolo di destinazione e a vincolo ambientale: non possono essere oggetto di una concessione amministrativa che ne importi la trasformazione.
Un grande patrimonio ambientale collettivo che dobbiamo conservare e custodire per le generazioni future.
E il GrIG, che da decenni agisce concretamente per la salvaguardia delle terre collettive sarde, come già avvenuto negli anni scorsi, farà di tutto per evitare qualsiasi nuovo sciagurato Editto delle Chiudende sotto qualsiasi forma.
Il GrIG chiama, in primo luogo, i cittadini a esprimersi, proponendo una petizione popolare per la difesa delle terre collettive in Sardegna, che può essere sottoscritta qui:https://c.org/5BLCJPwztk
Difendiamo le terre collettive della Sardegna!
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto da mailing list ambientalista, J.I., S.D., archivio GrIG)












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