Il T.A.R. Puglia salva (per ora) la Lama San Giorgio.


Oliveto

Il T.A.R. Puglia, sede di Bari, con sentenza Sez. III, 23 novembre 2022, n. 1576, ha annullato la deliberazione Giunta regionale n. 130 del 15 febbraio 2022 con cui era stata rinnovata l’autorizzazione paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) in deroga alle previsioni del piano paesaggistico territoriale regionale (P.P.T.R.) per realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità (art. 95 N.T.A.) per consentire la variante R.F.I. del nodo ferroviario nord di Bari (qui la planimetria) e la successiva variante della strada statale n. 16 “Adriatica” fra Bari e Mola.

E’ molto probabile il ricorso in appello da parte di R.F.I. e Regione Puglia.

I Giudici amministrativi pugliesi, con un’argomentata e ampia pronuncia, hanno stabilito l’illegittimità dell’atto di rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica concessa dalla Regione Puglia in deroga al P.P.T.R. senza voler nemmeno considerare alternative localizzative. L’opera in questione, ‘Infrastruttura strategica Nodo di Bari: Bari Sud (tratta Bari Centrale – Bari Torre a Mare)’, sposta i binari dalla linea del mare in una zona più interna andando a toccare le Lame, area tutelata paesaggisticamente.

Le Lame in Puglia sono dei solchi erosivi poco profondi che convogliano le acque pluviali dall’altopiano carsico delle Murge verso il sito conclusivo (mare, corso d’acqua) del bacino idrografico al quale appartengono. 

Cisto (Cistus)

Sono formazioni carsiche tipiche del paesaggio pugliese, dalla peculiare vegetazione mediterranea e spesso punteggiate da masserie e altri edifici rurali d’interesse culturale.

La Lama San Giorgio percorre da sud verso nord l’entroterra barese, dalle Murge, presso Monte Sannace, verso il mare.

I valori ambientali e storico-culturali del territorio han fatto sì che la legge regionale Puglia n. 19/1997 la indicasse come futura area naturale protetta: presso il Consiglio regionale pugliese era stata depositata la proposta di legge istitutiva del parco naturale della Lama di San Giorgio, tuttavia finora arenata nelle secche della politica locale.

Alla proposta avanzata dalla Regione Puglia avevano aderito (2002) i Comuni di Bari, Casamassima, Gioia del Colle, Noicàttaro, Rutigliano, Sammichele di Bari e Triggiano. Nel 2017 era stata effettuata la perimetrazione provvisoria e nel 2018 la proposta di legge regionale definitiva era approdata al Consiglio regionale. 

Da allora nulla di positivo per il parco naturale, ma sono state predisposte due opere pubbliche dal pesante impatto ambientale che ne interessano il territorio: la variante della strada statale n. 16 “Adriatica” fra Bari e Mola e la variante R.F.I. del nodo ferroviario nord di Bari.

Questa seconda opera, in particolare, rientra nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è lunga circa 11,2 chilometri e prevede un investimento complessivo di 608 milioni di euro, in buona parte fondi comunitari.

Il battagliero comitato di scopo Vedette della Lama ha, nel frattempo, avviato una petizione popolare per l’istituzione del parco naturale e, soprattutto, insieme a vari proprietari terrieri, ha impugnato davanti ai Giudici amministrativi il provvedimento regionale, trovando sostegno nel Comune di Noicattaro.

Merlo femmina (Turdus merula)

Il T.A.R. Puglia, con ordinanza Sez. III, 1 luglio 2022, n. 295, aveva sospeso l’efficacia dell’atto in quanto “non motiva dettagliatamente in ordine a specifiche ‘alternative localizzative e/o progettuali’ come imposto dal …. art. 95 delle NTA del PPTR pugliese, alternative (in particolare la variante originaria denominata 3SF) che sembrerebbero essere emerse nel corso del procedimento”, perché “per quanto la soluzione finale sembra dover essere comunque in deroga alle NTA del PPTR ai sensi dell’art. 95 (come rilevato a pag. 12 del menzionato parere tecnico allegato alla delibera n. 130/2022), l’Amministrazione resistente dovrà in ogni caso selezionare il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico”.

Il T.A.R. Puglia ha comunque provveduto ad assegnare specifico “riesame” delle alternative di tracciato, che “dovrà essere posto in essere dalla Regione Puglia con il coinvolgimento delle parti ricorrenti e del Comune di Noicattaro e dovrà concludersi entro il 10 ottobre 2022”.

In seguito, su ricorso di R.F.I., il Consiglio di Stato, con decreto presidenziale Sez. IV, 15 luglio 2022, n. 3387, in applicazione del recentissimo decreto-legge 7 luglio 2022, n. 85 finalizzato ad “assicurare comunque il rispetto delle scadenze previste dal PNRR”, aveva provveduto alla riforma della citata ordinanza del T.A.R. Puglia e ha fissato la trattazione in sede collegiale per il 21 luglio 2022.

Ora, però, il giudizio di merito del T.A.R. Puglia

L’associazione ambientalista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), rappresentata e difesa dall’Avv.to Carlo Colapinto e dal Prof. Avv. Filippo Colapinto, dello Studio legale Colapinto, ha ritenuto opportuno intervenire in giudizio con le modalità di legge per difendere le ragioni della salvaguardia ambientale e storico-culturale di un territorio che merita cura e attenzione..

Il GrIG esprime grande soddisfazione per la pronuncia del T.A.R. Puglia: come hanno opportunamente osservato i Giudici amministrativi pugliesi, dovrà esser individuato “il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico”: il futuro parco naturale della Lama di San Giorgio non può e non deve diventare un fascio di binari ferroviari.

Un po’ di sano buon senso nella gestione dei valori ambientali e del territorio, nonché nella spesa di ingenti fondi pubblici.

Quel sano buon senso che, purtroppo, non ha dimostrato l’attuale Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini affermando che “per decisione del Tar un campo di Carrubi e mandorli sta bloccando la realizzazione dell’Alta velocità a Bari”.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

da Il Nuovo Quotidiano di Puglia, 23 novembre 2022

Nodo ferroviario, altro stop: per i giudici l’autorizzazione paesaggistica è illegittima. Pronto il ricorso della Regione.

Adesso sono a rischio 204 milioni di fondi Pnrr.

Italia, linea ferroviaria

da La Repubblica, 23 novembre 2022

Nodo ferroviario, il Tar sospende il raddoppio a Lama San Giorgio: stop al progetto Bari sud.

Accolto il ricorso di ambientalisti e cittadini: secondo il tribunale amministrativo le lame sono vincolate e non è stata evidenziata l’inesistenza di alternative localizzative. (Chiara Spagnolo)

Il Tar della Puglia ha sospeso l’autorizzazione paesaggistica data dalla Regione Puglia per il progetto della nuova rete ferroviaria nella zona di Lama San Giorgio, a sud di Bari, che prevede il raddoppio dei binari per 10 chilometri e la successiva variante di un tratto della strada statale 16. L’opera rientra nell’ambito del più ampio progetto del Nodo ferroviario di Bari.

Pronunciandosi sul ricorso proposto da comitati ambientalisti e cittadini proprietari di terreni interessati dall’opera, il Tar ha stabilito con una sentenza di merito che nell’autorizzazione data dalla Regione in deroga al Piano paesaggistico territoriale non è stata evidenziata l’inesistenza di alternative localizzative. L’opera in questione, ‘Infrastruttura strategica Nodo di Bari: Bari Sud (tratta Bari Centrale – Bari Torre a Mare)’, sposta i binari dalla linea del mare in un’area più interna andando a toccare le lame che sono vincolate paesaggisticamente.

In via cautelare il Tar Puglia lo scorso luglio aveva già sospeso l’autorizzazione paesaggistica. L’ordinanza fu poi riformata a settembre dal Consiglio di Stato che annullò l’ordinanza del Tribunale amministrativo.

da La Repubblica, 1 luglio 2022

Bari, il Tar blocca il raddoppio della ferrovia su Lama San Giorgio: “Verificare se esistano alternative”.

da La Repubblica, 4 giugno 2021

Bari, il mistero del parco mai nato a lama San Giorgio: ora due cantieri mettono a rischio un patrimonio millenario.

Il progetto fu presentato nel 1997 insieme a quello di altri parchi, ma non è mai decollato. Eppure, nonostante incuria e insediamenti industriali, nell’area c’è un patrimonio naturalistico e archeologico unico. Il pressing di ambientalisti e studiosi. (Antonello Cassano)

C’è un’area naturale di pregio. C’è da 24 anni una proposta per istituire in quell’area un parco regionale protetto, mai realizzato. E ci sono in quella zona anche reperti archeologici risalenti al neolitico. Ora sarebbero state trovate anche tracce di un villaggio di epoca romana. Ma su tutto questo incombono i cantieri di due opere pubbliche di grandi dimensioni. Opere attese da tempo per risolvere annosi problemi di trasporti – il raddoppio dei binari con la variante ferroviaria di Rfi a sud di Bari e la variante della statale 16 tra Bari e Mola – che però rischiano di spazzare via una volta per tutte sia la bellezza naturale del posto sia quei reperti archeologici. L’area al centro di questa storia è la lama San Giorgio e qui sono tutti gli ingredienti per la nascita di quello che si può chiamare un caso ambientale. Proprio ieri c’è stata la prima manifestazione sul posto organizzata dalle associazioni ambientaliste.

Il parco mai nato

È il 1997 quando arriva in consiglio regionale una proposta di legge per istituire i primi parchi regionali. Molti vengono realizzati, altri restano sulla carta. Fra questi ci sono il parco di Costa Ripagnola e quello di lama San Giorgio e lama Giotta. Nel caso di Ripagnola, dopo anni burrascosi e lotte importanti degli ambientalisti il parco è stato istituito. Su lama San Giorgio invece, silenzio assoluto. Eppure si tratta di un’area protetta, una valle carsica che consente il deflusso delle acque di superficie: 4mila ettari che attraversano i territori di Bari, Triggiano, Noicattaro, Rutigliano (zona in cui ci sono altre proteste per lo scarico di un depuratore in lama), Sammichele e Casamassima, caratterizzati da varie specie selvatiche animali e vegetali di rilievo come orchidee rare. In tutta l’area – va detto, in alcune parti deturpata da insediamenti industriali – si trovano pagliari, insediamenti e necropoli del neolitico e dell’età del ferro oltre che di epoca romana. Tutto questo e 24 anni di tempo non sono bastati a istituire l’area protetta.
Le opere

Ora su quell’area sorgeranno opere pubbliche imponenti: la variante a sei corsie della statale 16 da Bari a Mola (250 milioni di euro per gestire meglio il traffico soprattutto in estate) e la variante ferroviaria che risolverà una volta per tutte il famigerato collo d’oca ricongiungendo con il mare i quartieri Carrassi e Japigia di Bari. In questo modo sarà liberata la zona costiera dal giogo dei binari che verranno spostati più verso l’interno. Ed è qui che, fuori dal territorio di Bari, il nuovo tracciato attraverserà anche la lama. Il progetto, va detto, ha già da tempo superato tutti gli step necessari previsti dalle norme ambientali e paesaggistiche, compreso il via libera dato dalla Soprintendenza Archeologica. “L’opera – riferisce Ferrovie dello Stato – prevede lo spostamento dei binari nell’entroterra (dalla stazione di Bari Centrale fino a Bari Torre a Mare) e l’attivazione di tre nuove fermate a Bari Campus, Triggiano e Bari Executive. La nuova linea sarà lunga 10 chilometri e percorribile a 200 chilometri orari, con una travata metallica nei pressi della ” Lama San Giorgio”. La tratta sarà aperta nel 2026. Costo complessivo dell’intervento: 391 milioni di euro”.

I reperti ritrovati

Sul posto adesso ci sono già le reti che transennano quella che a breve diventerà una zona di cantiere per realizzare il doppio binario. Ed è su questi lavori che ora si stanno concentrando gli ambientalisti che già dal 28 dicembre dello scorso anno hanno inoltrato al dipartimento Ambiente della Regione uno studio realizzato da docenti di archeologia e esponenti di Archeoclub per chiedere di prendere in considerazione uno spostamento della linea ferroviaria. A spiegare meglio come stanno le cose è Nino Greco, geologo e presidente dell’Archeoclub Bari che insieme a Alfredo Geniola, docente universitario in pensione di archeologia, ha inviato una lettera alla Soprintendente Maria Piccareta per chiedere di effettuare in zona ulteriori approfondimenti archeologici: “Il nuovo tratto ferroviario stranamente va a sconvolgere una zona piuttosto integra dal punto di vista naturalistico. Ma a soli 20 metri di distanza c’è già una zona sconvolta, una cava dismessa, in cui ci sono le condizioni per innestare la linea ferroviaria. Lo spostamento servirebbe a salvare un tratto che riteniamo abbia un valore, visto che durante i nostri sopralluoghi abbiamo evidenziato la presenza di buche artificiali scavate in periodo preistorico e ampliate in periodo romano. Quindi pensiamo che lì ci fossero alloggiati grossi vasi, forse per conservare materiale alimentare per essere venduto. Un punto di ristoro per chi andava dal porto e usciva verso l’entroterra” conclude Greco.



Il ruolo della Soprintendenza

“Ma la stranezza di questa vicenda è che sono passati anni, ma in quella zona non è mai stato istituito il parco – dice Fabio Modesti, esperto di politiche per la conservazione della natura – Di fronte a questi interventi, che sarebbero stati possibili anche con l’area protetta istituita perché nelle norme era presente una disposizione di salvezza delle opere, ora si pone una questione di assenza di tutela da un lato e, dall’altro, la chiamata in causa della Soprintendenza archeologica. Per cui in sede di cantiere e di realizzazione del progetto esecutivo ci vuole la vigilanza archeologica prevista per legge. Questa vigilanza della Soprintendenza esiste? E la Soprintendenza cosa dice di questi nuovi ritrovamenti archeologici?”.

La politica

Al momento dalla Soprintendenza non sono arrivate risposte. Intanto la vicenda rischia di coinvolgere ben presto la politica locale. Perché l’area del parco mai nato ricade, tra gli altri, nei comuni di Noicattaro e Triggiano, entrambi al voto alle elezioni amministrative di settembre. E perché l’assessora regionale ai Trasporti è la triggianese Anita Maurodinoia. “È opportuno ricordare – dice però Maurodinoia – che il soggetto attuatore del raddoppio ferroviario è Rfi. Occorre confrontarsi con loro e verificare se ci sono le condizioni e i tempi tecnici per lo spostamento richiesto”. E il parco invece? “Occorrerebbe approfondire e verificare la questione con i miei colleghi assessori competenti per verificarne la fattibilità”.

Ginestra (Genistae)

(foto da mailing list ambientalista, E.R., S.D., archivio GrIG)

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  1. novembre 27, 2022 alle 9:46 am

    Al solito Salvini non perde occasione per fare figure di mrd….

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