Centrale eolica off shore al largo della Sardegna, beata ignoranza.


Tal Luisiana Gaita, giornalista poliedrica “nata a Napoli, cresciuta a Torre del Greco, ma anche a Roma, Barcellona, Lecce, Bologna, Milano, Brindisi, Taranto, Londra e ancora Milano” e, già che ci siamo, potremmo aggiungere Spilimbergo e Casino di Terra, nel malaugurato caso seguissimo i suoi parametri giornalistici, ha scritto un ampio articolo su Il Fatto Quotidiano relativamente al progetto di centrale eolica off shore al largo dalla costa sud occidentale della Sardegna.

Il sostegno all’iniziativa è chiaro, appoggiato, come di consueto, da Greenpeace e Legambiente e, stavolta, anche dal WWF.

Tutto legittimo, anche se rimangono sospese parecchie domande sulla reale utilità per la collettività (non per l’azienda proponente) di un progetto energetico comunque impattante sull’ambiente e le varie componenti ambientali (fra le tante cose, lì passa la rotta migratoria del Tonno rosso, finora bellamente ignorata dal progetto), non sostitutivo delle fonti energetiche fossili ora utilizzate (non esiste alcun obbligo giuridico in tema) e non utile al comparto regionale, che già esporta quasi la metà dell’energia elettrica prodotta.

Tutte domande alle quali dovrebbero seriamente rispondere le cugine associazioni ambientaliste favorevoli prima di lanciarsi in lodi sperticate verso il progetto.

Al di là del merito, c’è anche la forma.

Luisiana Gaita, che certamente ha fatto tutte le necessarie verifiche proprie della professione giornalistica, parla del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus come “di una onlus locale … di Buggerru”, forse nel tentativo di sminuire argomenti e perplessità ambientaliste sul progetto.

Ovviamente è falso.

Il GrIG è associazione ambientalista riconosciuta al pari di Greenpeace, Legambiente, WWF e Italia Nostra citate nell’articolo.

Fra l’altro, non è sorta a Buggerru e nemmeno vi ha mai avuto sede.

Bastava una rapida ricerca sul web per appurarlo oppure poteva chiederlo ai suoi Colleghi del Fatto (da Ferruccio Sansa a Pablo Sole, da Paola Pintus a Fabio Balocco, a Manlio Lilli) che tante volte han meritoriamente scritto delle azioni del GrIG in difesa di ambiente e salute in tutta Italia.

Errare è umano, perseverare….  Una pronta richiesta di rettifica (27 agosto 2020, ore 11.28) non ha avuto alcun esito.   Ognuno tragga le sue conclusioni.

Non ti curar di loro, ma guarda e passa e, naturalmente, andiamo oltre.

Mar di Sardegna, progetto di centrale eolica offshore (tratto da documentazione procedura di scoping)

Come noto, la Ichnusa Wind Power s.r.l., società energetica milanese decisamente minimalista e parca di informazioni (ma non di relazioni), ha presentato un progetto per la realizzazione di una centrale eolica off shore, con 42 “torri eoliche” altre 265 metri, su una superficie marina di 49 mila metri quadri, a circa 35 chilometri (circa 19 miglia marine) dalla costa dell’Isola di San Pietro e del Sulcis (Sardegna sud-occidentale).

La potenza prevista è di 12 MW ciascuna per complessivi 504 MW, mentre “l’impianto eolico sarà formato da due sottoparchi costituiti da 21 turbine ciascuno. La distanza geometrica minima tra le singole turbine è 1800 metri“.  Le “torri” eoliche saranno galleggianti, e “costituiscono un innovativo sviluppo tecnologico del settore eolico che permette di realizzare parchi eolici offshore su fondali profondi” (Floating Offshore Wind Farm – FOWF).

La durata prevista della centrale eolica sarebbe di 30 anni e il cavidotto di collegamento dovrebbe approdare sulla terraferma a Portoscuso.

Iglesias – Buggerru, Cala Domestica

Al momento il progetto è stato presentato al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare per la fase di scoping (verifica preliminare), che precede la predisposizione dello studio di impatto ambientale finalizzato alla procedura di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) (qui la documentazione presentata).

In parole povere, il progetto è ancora in alto mare, sebbene sia già da verificare con estrema attenzione.

Ma a chi servirebbe un così rilevante quantitativo di energia, oltre a chi lo produce (e ci guadagna)?

Carloforte, faro di Capo Sandalo

Attualmente (dati piano energetico ambientale regionale) in Sardegna abbiamo i seguenti dati relativi alle fonti di produzione energetica: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.  Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse.   

Tuttavia, oltre il 46% dell’energia prodotta “non serve” all’Isola e viene esportato, quando possibile, vista la limitata capacità dei due sistemi di trasporto dell’energia (cavidotti SAPEI e SACOI) , complessivamente 1.400 MW. 

Il terzo collegamento – fra la Sicilia e la Sardegna – recentemente annunciato dal Governo nazionale e oggetto di un accordo fra Regione Siciliana, Terna s.p.a. e Cassa Depositi e Prestiti (settembre 2019) – non ha finora incontrato il favore della Regione autonoma della Sardegna, che punta sul metano.    

Quindi, allo stato, se tale energia sostituisse con un qualche meccanismo giuridicamente coattivo oggi non esistente le fonti fossili più inquinanti (petrolio e derivati, carbone) allora il progetto potrebbe avere utilità collettiva oppure non avrebbe alcun senso, sarebbe semplicemente dannoso al contesto socio-economico locale (pesca, turismo)..

In proposito sarebbe opportuno puntare sullo sviluppo della ricerca e la realizzazione di sistemi di accumulo energetico.

L’Isola di San Pietro, il Sulcis, la Sardegna non hanno minimamente bisogno di diventare una “piattaforma di produzione energetica” per lucrosi interessi particolari privati.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

da Il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2020

Sardegna, il parco eolico in mare a 35 km dalla costa convince gli ambientalisti: “Via d’uscita dal carbone”. Ma sindaci e Regione si mettono di traverso.

Il progetto, sul tavolo del ministero dell’Ambiente, prevede 42 pale a 35 chilometri dalla costa al largo del Sulcis. Legambiente: “La visibilità è trascurabile e l’impatto paesaggistico non presenta alcuna criticità”. Greenpeace: “Opporsi e promuovere la metanizzazione significa legare il territorio sardo a tecnologie inquinanti che diventeranno sempre più marginali”. D’accordo il Wwf. Gli amministratori locali però paventano comunque danni alla pesca e al turismo. Contrari anche Italia Nostra e un’associazione ecologista sarda. (Luisiana Gaita)

Per LegambienteGreenpeace e Wwf, quelle 42 pale eoliche a 35 chilometri dalla costa non danneggerebbero affatto il territorio. E sarebbero preziose nel percorso di abbandono delle fonti di energia fossile. Ma la Regione Sardegna e sette Comuni della costa sud occidentale si sono uniti nella battaglia contro il progetto di un innovativo parco eolico galleggiante off shore nel Sulcis, nel tratto di mare tra Portoscuso e Carloforte. Con l’appoggio di Italia Nostra e di una onlus locale, il Gruppo di intervento giuridico (Grig) di Buggerru. Con “argomenti ideologici più che valutazioni puntuali ed oggettive”, secondo il Wwf. Insomma: rinnovabili sì, ma a casa degli altri. Risultato: il progetto è in bilico. In un contesto che vede l’Italia molto indietro nello sfruttamento dell’energia del vento rispetto a quanto previsto dal Piano energia e clima. E a poche settimane dalla presentazione del piano per l’uso delle risorse del Next generation Eu, il 30% delle quali deve essere destinato al raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici dell’Unione.

IL PROGETTO INNOVATIVO – Il progetto, presentato a giugno 2020 da Ichnusa Wind Power, prevede un impianto di produzione di energia elettrica composto da 42 turbine eoliche, ciascuna con potenza nominale di 12 MW per una potenza totale di 504 MW al largo di Cala Domestica. E’ sul tavolo del Ministero dell’Ambiente per la verifica preliminare, fase che precede la predisposizione dello studio finalizzato alla procedura di Valutazione di impatto ambientale. “Grazie alla struttura galleggiante di sostegno delle turbine – si legge nella relazione – è stato possibile posizionare il parco eolico in acque distanti oltre 35 chilometri dalla costa della Sardegna, in modo da renderlo sostanzialmente impercettibile ad occhio nudo dalla terraferma”. Nel documento si specifica che le turbine galleggianti “costituiscono un innovativo sviluppo tecnologico del settore eolico che permette di realizzare parchi eolici offshore su fondali profondi, avvalendosi di sistemi di ancoraggio ampiamente sperimentati poiché derivati dal settore Oil & Gas, che da tempo ha sviluppato tecnologie legate alle piattaforme galleggianti”.

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LEGAMBIENTE E GREENPEACE FAVOREVOLI – Per Legambiente, si tratta di un “progetto molto innovativo che supera i problemi di visibilità dell’eolico, collocando le torri lontano dalla costa in fondali profondi”. Tanto che l’associazione ha chiesto ai ministeri competenti di promuovere una conferenza di presentazione, scorgendo “positive novità per attuare una svolta nella strategia energetica regionale”, in direzione della progressiva decarbonizzazione della Sardegna. “La visibilità dell’impianto, dalla costa, è trascurabile, e l’impatto paesaggistico non presenta alcuna criticità dalla costa sarda, per cui la valutazione è positiva”, per Legambiente, che sollecita la società milanese a “predisporre un progetto di sviluppo della biodiversità, anche con la realizzazione di una vera e propria oasi di ripopolamento della fauna ittica, nell’area sottesa all’impianto”. Anche Greenpeace esprime un giudizio positivo. “Opporsi all’eolico in Sardegna e promuovere la metanizzazione significa legare il territorio sardo, e chi lo vive, a tecnologie inquinanti e che diventeranno sempre più marginali nel mercato”, spiega il responsabile Energia e Clima Luca Iacoboni, secondo cui occorre “puntare su rinnovabili, efficienza, reti intelligenti e innovazione tecnologica per salvaguardare la Sardegna, i suoi abitanti e la sua economia”. Ovviamente anche gli impianti rinnovabili vanno analizzati e valutati caso per caso, “tenendo sempre presente però che i cambiamenti climatici ci impongono di abbandonare al più presto gas, petrolio e carbone. Una rivoluzione energetica di questo tipo è tecnicamente possibile e porterebbe benefici economici e occupazionali“. Ancora più netto il Wwf, che parla di “perverso meccanismo per cui le uniche buone energie rinnovabili son quelle fatte a casa degli altri, fuori dal proprio territorio” e di un confronto “caratterizzato più da argomenti ideologici che non da valutazioni puntuali ed oggettive”. Anche perché “le obiezioni paesaggistiche sono state avanzate dalla Regione Sardegna, cioè dallo stesso soggetto che ha stravolto la Legge paesaggistica regionale sino al punto da farselo impugnare dallo Stato”. Quanto alla posizione di Italia nostra, “non si può pensare che il superamento degli impianti ad energia fossile avvenga senza prevedere impianti su scala industriale per far fronte alle esigenze sia della popolazione, sia del sistema produttivo”.

Buggerru, Cala Domestica

L’OPPOSIZIONE DI REGIONE, COMUNI ED ECOLOGISTI – Eppure hanno già dichiarato guerra al progetto i sindaci di Arbus, Buggerru, CarloforteFluminimaggiore, Gonnesa, Iglesias e Portoscuso, che hanno organizzato un presidio davanti all’assessorato regionale dell’Ambiente, a Cagliari. Dal canto suo, però, l’assessore regionale Gianni Lampis ha fugato ogni dubbio sulla posizione della Regione. “Sono soddisfatto che la nostra contrarietà sia condivisa anche dalle amministrazioni locali”, ha detto, preannunciando che sarebbe stato negativo il parere richiesto all’Ente dal ministero. Alla base ci sarebbero motivazioni tecnico-giuridiche, tra le quali una normativa regionale. Per il vicesindaco di Portoscuro, Ignazio Atzori, il parco non avrebbe ricadute economiche positive sul territorio, ma porterebbe “un grosso danno” alla pesca e al turismo, sminuendo “il valore del paesaggio”. Salvatore Puggioni, sindaco di Carloforte, ha invece sottolineato che i comuni dei territori interessati hanno saputo del progetto solo dai giornali. Mentre il Gruppo d’intervento giuridico ha manifestato perplessità sull’utilità del progetto per la Sardegna perché “oltre il 46% dell’energia prodotta non serve all’Isola, ma viene esportato, quando possibile, vista la limitata capacità dei due sistemi di trasporto dell’energia”. Per la onlus, sarebbe utile solo se andasse a sostituire le fonti fossili più inquinanti. Italia Nostra dal canto suo ha persino presentato un documento al ministero dell’Ambiente, ritenendo che l’impianto offshore “condizionerebbe in termini fortemente penalizzanti lo studio richiesto dal ministero dell’Ambiente all’Ispra per l’individuazione di un’Area Marina Protetta nell’Arcipelago del Sulcis e nella costa adiacente, attualmente in corso di istituzione”. Il campo eolico, si legge nelle osservazioni, “limiterebbe fortemente la perimetrazione dell’Area Protetta e comprometterebbe la possibilità di condurre a buon fine un’iniziativa con ritorni economici certi per l’intera collettività e utile per garantire la tutela del mare”.

UN ALTRO PARCO EOLICO NELL’ADRIATICO – Intanto davanti alle coste di Ravenna, cioè nel cuore del distretto delle trivelle offshore, è stata annunciata l’installazione di un altro parco eolico offshore. Allo sviluppo parteciperà anche Saipem, che ha firmato un Memorandum con Agnes, società per lo sviluppo delle energie rinnovabili nel mare Adriatico che si occupa anche di sistemi di stoccaggio dell’energia e produzione di idrogeno da fonti rinnovabili, e Qint’x, specializzata nel settore delle rinnovabili. Il progetto prevede l’installazione di circa 56 turbine su fondazioni fisse sul fondo del mare in due siti differenti, il primo oltre le 8 miglia nautiche, il secondo oltre le 12 miglia. Nell’ambito dello stesso progetto si prevede di utilizzare tecnologie innovative come il solare fotovoltaico galleggiante attraverso la tecnologia proprietaria di Moss Maritime, parte della divisione Xsight di Saipem, dedicata allo sviluppo di soluzione innovative per velocizzare il processo di decarbonizzazione del settore dell’energia.

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L’EOLICO IN ITALIA: “NUMERI INADEGUATI” – A guardare i numeri, finora sull’eolico ci si è mossi troppo lentamente. Il Piano d’Azione Nazionale individuava nel 2010 un obiettivo di installazioni al 2020 pari a circa 12.680 MW di cui 12mila on-shore e 680 off-shore. Secondo i dati raccolti da Legambiente, siamo a 2mila MW in meno sulla terra ferma e il target per l’off shore è totalmente mancato. La media di installazioni di impianti eolici all’anno, dal 2015 a oggi, è di appena 390 MW. Nel 2019 le installazioni sono leggermente cresciute con 400 nuovi MW (meno 118 MW rispetto al 2018), arrivando a 10,7 GW di potenza complessiva, “numeri assolutamente inadeguati – fa notare Legambiente – per raggiungere gli obiettivi fissati al 2030 dal Piano Energia e Clima, e che presto dovranno essere rivisti con l’innalzamento dei target previsti a livello europeo”. L’Italia, infatti, dovrà impegnarsi a installare almeno 1 GW di potenza eolica l’anno con impianti a terra e in mare, e in parallelo realizzare investimenti diffusi per ridurre drasticamente consumi energetici e emissioni di CO2 in tutti i settori produttivi.

Uno studio di Anev stima il potenziale dell’eolico off shore italiano in almeno 950 MW (almeno 650 MW tra le coste dell’Abruzzo e della Puglia e altri 300 MW tra Sardegna e Sicilia) “senza considerare l’eolico galleggiante che consentirebbe di portare il potenziale a ben altri numeri”. A riguardo, è interessante guardare anche cosa accade altrove: la Cina è il Paese con i maggiori investimenti nel settore, con 25,8 GW realizzati e una potenza complessiva di oltre 210 GW, mentre in Europa i paesi con più installazioni sono stati nel 2019 Germania e Francia, rispettivamente con 1.979 MW e 1.360 MW, ben lontani dai 400 MW dell’Italia. Interessante anche alla luce delle regole del prossimo bilancio pluriennale europeo e del Recovery fund, in base alle quali un terzo dei finanziamenti deve andare alla transizione verde. E gli investimenti devono “contribuire al raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici dell’Unione per il 2030 che saranno aggiornati entro la fine dell’anno”.

Carloforte, Stea

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    agosto 29, 2020 alle 7:31 am

    Come comune cittadino, quindi non esperto , penso che dietro ogni impresa umana di cambiamento ci sia del buono e del male , e che quindi occorre soppesare bene il risultato finale. L’energia che si produce viene in max parte da processi inquinanti, e cercare alternative “pulite” e’ doveroso, anche se nulla e’ pulito al 100%. Qualcosa va sempre pagato in termini ambientali ( visione, tonno rosso, ecc. ). Detto questo , c’e’ comunque il costo elevato dell’ E.E. in Sardegna ( ognuno lo vede in bolletta ). Un impianto del genere potrebbe abbassarlo sensibilmente , inducendo e favorendo nuovi settori industriali ?
    Ragioniamoci su.

  2. Piero Albini
    agosto 29, 2020 alle 8:46 am

    Non sono d’accordo con la vostra posizione

    PierLuigi Albini

    • agosto 29, 2020 alle 11:09 am

      liberissimo, anche se non ne esterna le motivazioni.
      La cosa fondamentale e irrinunciabile è che non si raccontino balle.

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 29, 2020 alle 1:43 pm

        Sicuramente la giornalista sara’ iscritta all’albo visto che e’ cosi professionale, haha.
        A parte lei pero’ il GrIG continua a sbagliare e sempre piu’ a criticare l’eolico, anche quello meno impattante come quello proposto dal presente progetto mentre invece Greenpeace e il WWF hanno ragione a sostenerlo.
        Vi suggerisco ancora una volta a mobilitarvi/ci per rettificare l’unica Vostra possibile opposizione, quella legittima basata sul fatto (fonti per favore) da Voi piu’ volte sottolineato che pare che non esista, perlomeno a livello giuridico, l’obbligo di usare energia da fonti rinnovabili in sostituzione di quelle da combustibili fossili, e a fare opposizione a questo presunto stato di cose.
        Cominciando magari con un bell’articolo sull’argomento ma non fatelo scrivere a pseudo-giornaliste come quella del Fatto Quotidiano, seguito poi da marcie e manifestazioni di protesta per il mantenimento in attivita’ delle centrali a combustibili fossili in Sardegna che invece dovrebbero chiudere i battenti ogni qualvolta si proponga un progetto eolico, termosolare o quant’altro di buono la tecnologia ci offre per temperare quanto piu’ possibile il riscaldamento globale verso il quale siamo ormai catastroficamente diretti.

      • agosto 29, 2020 alle 1:54 pm

        …allo stato attuale, la realizzazione del progetto farebbe comodo (e farebbe guadagnare) solo alla Società energetica. La realizzazione non determinerebbe giuridicamente la chiusura di nessuna centrale “tradizionale” e, per giunta, l’energia prodotta non sarebbe trasferibile verso la Penisola per limitatezza dei sistemi di trasferimento. Infine, non sussistono ancora sistemi di accumulo e conservazione dell’energia prodotta.
        Riccardo, come vedi, fra il dire e il fare siamo ancora in alto mare 🌊😉

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 29, 2020 alle 2:06 pm

        Viene da chiedersi come mai Greenpeace e il WWF non si siano accorti di questi fatti importantissimi nel valutare la bonta’ del progetto.
        Ma perche’ non organizzate un dibattito su questi punti fondamentali, voi che parlate sempre di chiarezza?
        Certo ogni volta che pongo il problema tu mi rispondi che i fatti stanno cosi come dici te ma senza citare alcuna fonte precisa (norme giuridiche o quant’altro).
        Ti devo credere cosi alla cieca oppure devo credere a Greenpeace e al WWF, ammesso che si siano espressi anche loro sui medesimi punti, fugandoli?
        Ci vuole chiarezza, come dici tu e un dibattito pubblico ne farebbe molta.
        In quanto a me mi ricordo che una volta ho letto qualcosa di molto tecnico sulle norme e le leggi che regolano il dispacciamento dell’energia elettrica in Italia e sembrava che in esse vi sia un’obbligo giuridico di usare prima l’energia da fonti rinnovabili. Purtroppo avevo salvato il link su un’altro computer che poi si e’ rotto.
        Aiutami a togliere il mare di disinformazione di cui parli e a lasciare invece solo fatti certi e dibattuti.

      • agosto 29, 2020 alle 3:14 pm

        Scusate la banalità della domanda, ma se non ci sono le infrastrutture per trasferire l’energia al continente, che fine fa l’energia prodotta dalle pale?

  3. sardo
    agosto 29, 2020 alle 9:13 am

    La solita speculazione energetica. Che si ammanta di colore verde (con l’endorsement di Legambiente Greenpeace ed altre non certo GRIG!) ma che in realtà punta solo ad accumulare denaro sulle spalle delle poche risorse ancora disponibili in Sardegna ovvero mare pulito e paesaggio in cambio del nulla perché è energia non accumulabile se qualcuno ancora non l’avesse capito.

  4. agosto 29, 2020 alle 12:01 pm

    quindi quando guarderò il fantastico tramonto della fantastica spiaggia di Piscinas, sulla sinistra del sole che cala, vedrò un bel bosco di alberi di metallo….fantastico farlo proprio lungo una costa che finora si era mantenuta bellissima e selvaggia e per questo quasi un unicum in Europa e soprattutto per questo luogo visitatissimo dai turisti!

    • agosto 29, 2020 alle 12:04 pm

      ..sì, più o meno è così 😉

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 29, 2020 alle 10:58 pm

        Risposta a Carlo:
        sto dicendo che le pale eoliche dovrebbero diventare la componente identitaria non solo della Sardegna ma del pianeta tutto. Se vogliamo farle diverse dagli altri allora progettiamole noi oppure compriamo quelle piu’ belle, che pero’ temo siano anche le piu’ costose.
        Nessuna costruzione dona identita’ a un luogo quando viene introdotta. E’ un processo che richiede tempo e col tempo le pale eoliche possono esplicare questo ruolo, come a loro tempo lo esplicarono le piramidi in Egitto, i nuraghe in Sardegna e i mulini a vento in Olanda e in Spagna.
        Io sarei contentissimo di vederle anche a Chia e Santa Teresa ma capisco che per molti sarebbero un pugno nell’occhio quindi mi vanno benissimo a 35km dalla spiaggia e davvero non capisco un presunto ambientalista come te che parla tanto di spiagge selvagge e incontaminate senza accorgersi che per lasciare una spiaggia in tale stato evitare di metterci delle pale eoliche non basta piu’ visto che il riscaldamento globale e i suoi effetti “contamineranno” tutto alla fine.
        Non parliamo poi dei turisti e i danni che provocano con i voli che prendono per venire in Sardegna e la sabbia che si portano via, vuoi di proposito vuoi indirettamente quando gli si appiccica sulla pelle e va a finire nella miriade di borse e attrezzature che si portano in spiaggia.

    • Riccardo Pusceddu
      agosto 29, 2020 alle 1:26 pm

      A 35km di distanza vedra’ ben poco ma quel poco sara’ un simbolo del cambiamento di rotta da tempo indeferibile sui modi di produzione dell’energia, oggi ancora scandalosamente largamente basati sui combustibili fossili.

      • agosto 29, 2020 alle 3:27 pm

        Quindi invece di mettere pale eoliche nelle ex aree industriali dell’ isola, che oggi versano in condizioni pietose e sono attualmente solo luogo di accumulo di locali fatiscenti (ex zona industriale di Isili tra le tantissime..) preferisci mettere le pale eoliche in mare davanti alle nostre splendide coste, senza che la produzione di energia con gli inquinanti metodi canonici diminuisca… Geniale! Altro che futuro che avanza, qua ci sono solo furbastri che gongolano e indigeni che abboccano!

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 29, 2020 alle 4:08 pm

        Prima di tutto le pale eoliche vanno messe dove soffia piu’ vento e in mare al largo ne soffia generalmente molto di piu’ che nell’entroterra seppur ventilato di Macchiareddu, dove sono le aree industriali piu’ ventilate.
        Secondo le aree industriali costano troppo e nessun imprenditore potrebbe permettersi di acquistarle.
        Ergo la necessita’ di posizionarle a 35km dalla costa.
        Le nostre splendide coste ne beneficiano indirettamente tramite la riduzione del riscaldamento globale. L’impatto paesaggistico, peraltro quasi inesistente vista la distanza, non crea nessun problema ambientale. Ai pesci e alle altre specie che frequentano quei luoghi non potrebbe importare di meno del paesaggio.
        Questo ammesso che i danni al paesaggio si verificherebbero davvero.
        Tu consideri un mulino a vento del passato un pugno in un occhio nel paesaggio agrario o al contrario una parte che avvalora detto paesaggio?
        Le pale eoliche sono forse troppo nuove oggi per essere considerate un ornamento paesaggistico (anche se io le trovo bellissime e un simbolo di rispetto per l’ambiente, come e piu’ di quanto non lo era stato il mulino a suo tempo) ma col tempo verranno considerate alla stregua dei mulini o degli altri bellissimi esempi di architettura rurale.
        Se quelli dei mulini avessero fatto come dici te allora addio mulini, addio nuraghes, addio cascine, addio ville neo-classiche in Veneto e ai laghi e addio persino alle pinnette dei pastori in Barbagia.

      • agosto 29, 2020 alle 5:05 pm

        eNo scusa stai dicendo che piazzare una (anzi alcune decine…) pala eolica di metallo fronte bellissime coste del sulcis equivale a realizzare un bellissimo paesaggio stile olandese coi mulini a vento? Stai scherzando? Allora di contro in Olanda dovrebbero iniziare a costellare il proprio territorio di nuraghi di metallo perché in Sardegna il nuraghe è componente identitario del nistro paesaggio??
        E poi se la discriminante sono i posti più ventosi allora riempi la spiaggia di chia o la passeggiata di santa Teresa di gallura di pale eoliche!

  5. sardo
    agosto 29, 2020 alle 5:32 pm

    E dai e basta…! Tanto neppure di fronte all’evidenza i pro speculazione eolica si ravvedono. Certo che il dio denaro non guarda proprio in faccia a nessuno…

    • Riccardo Pusceddu
      agosto 30, 2020 alle 12:34 am

      Ma quale dio denaro! Mica lavoro per la ditta che ha proposto il progetto e neppure per qualsiasi altra ditta del settore.
      Il mio dio e’ la biodiversita’ e tutto cio’ che la preserva pale eoliche comprese.

  6. Mara machtub
    agosto 29, 2020 alle 6:07 pm

    Ho capito, caro Riccardo: il mare è di tutti, ergo gratis per gli intrepidi rapi-imprenditori.
    Io nel mio milli-millesimo le pale NON LE VOGLIO. Non le giudico bellissime, sono un inutile stupro al mare e dopo pochissimi anni anche alla terra.

    Ma tu le risposte di Stefano Deliperi le leggi? O ascolti solo te stesso?
    Ripeto, magari poi capisci il punto essenziale:
    “…allo stato attuale, la realizzazione del progetto farebbe comodo (e farebbe guadagnare) solo alla Società energetica. La realizzazione non determinerebbe giuridicamente la chiusura di nessuna centrale “tradizionale” e, per giunta, l’energia prodotta non sarebbe trasferibile verso la Penisola per limitatezza dei sistemi di trasferimento. Infine, non sussistono ancora sistemi di accumulo e conservazione dell’energia prodotta.”

    • Riccardo Pusceddu
      agosto 29, 2020 alle 10:44 pm

      Purtroppo Mara, perlomeno a mio parere, tu e Stefano rappresentate un’ambientalismo viziato dall’invidia ovvero del peccato capitale che piu’ contraddistingue noi sardi.
      Scusa se uso parole un po’ forti ma e’ quello che penso quando leggo molti articoli su questo sito e piu’ ancora i commenti, tutti piu’ o meno di questa velati.
      Guai se un’imprenditore guadagna qualcosa in Sardegna, soprattutto se viene dal continente o peggio ancora dall’estero. Tale invidia e’ tanto forte da farci dimenticare persino di cosa ha bisogno veramente l’ambiente che noi cosi tanto ci pregiamo di difendere.
      Alla biodiversita’ che quando si parla di ambiente rappresenta l’unita’ di misura della sua salute, non importa un fico secco dell’estetica delle pale. Le possiamo persino fare bruttissime di proposito, la biodiversita’ non ne verrebbe ridotta punto.
      Naturalmente sei libera di pensare che le pale siano uno stupro al mare ma lo stupro, quello vero e’ rappresentato dalle emissioni di CO2 da combustibili fossili. Altro che pale eoliche!
      Un vero ambientalista queste cose le dovrebbe sapere.
      Non dico che le pale siano la soluzione: alla fine dei conti anche esse sono inquinanti ma lo sono molto molto molto meno delle centrali a carbone o a gas “naturale”.
      La soluzione ultima e’ quella di ridurre la popolazione mondiale e di sprecare di meno ma stiamo andando nella direzione esattamente opposta.
      Per quanto riguarda quello che scrive Stefano, non e’ che non lo leggo ma piuttosto che non gli credo ciecamente e che quindi gli sollecito di citare le fonti, che ne so, un riferimento legislativo preciso oppure un’articolo nel sito della Terna, la societa’ che cura la distribuzione dell’energia elettrica in Sardegna e mi pare anche nel resto del paese.
      Inoltre lo accuso di guardare per cosi dire la pagliuzza nell’occhio del vicino (l’impatto estetico delle pale) trascurando la trave che e’ nel Suo (il suo minore slancio nel protestare contro per esempio il fatto che il viadotto elettrico verso la Sicilia sia stato oggetto di opposizione della regione Sardegna. Niente marcie di protesta e a quanto ne so, neppure il dovuto sdegno per iscritto su questo blog (ma forse mi sono perso l’articolo che lo riporta).
      Allo stato attuale sono felice che non tutti gli ambientalisti siano come noi sardi e che invece stiano ufficialmente appoggiando questo progetto di impianto eolico. Mi riferisco a Legambiente, WWF e Greenpeace.

      • agosto 30, 2020 alle 8:06 am

        ..invidia? Ma non farmi ridere 😁 buona domenica 🦆

        Stefano Deliperi

        ——————–
        P.S. per la gioia di grandi e piccini, un contributo delle pale eoliche per la difesa della biodiversità

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 5, 2020 alle 2:11 pm

        Allora se non e’ invidia perche’ non capisci che la via non e’ quella di vietare le speculazioni nel settore delle energie rinnovabili per tutelare un paesaggio che verra’ comunque stravolto dal riscaldamento globale in atto ma piuttosto quella di fare in modo che all’apertura di nuove speculazioni eoliche e simili corrisponda la decommissione delle maledette centrali a combustibili fossili?
        Ogni vero ambientalista che si rispetti capirebbe un concetto tanto semplice, invece che accanirsi contro gli speculatori e basta.
        Sei un’ambientalista o un paesaggista a breve termine?
        Buona domenica anche a te.

      • settembre 5, 2020 alle 3:48 pm

        ..ogni ambientalista degno di questo nome sa benissimo che non si va a produrre pretesa “energia pulita” (in questo caso eolica) solo per il gusto di produrre energia da fonte rinnovabile, ma punta innanzitutto sul risparmio e sul rendere effettivamente utile l’energia prodotta, cioè quella che dev’essere utilizzata e nulla di più, visto che allo stato non si può conservare nè cedere (la Sardegna produce già il 46% in più dell’energoia di cui necessita e non può nemmeno esportarla se non in parte).
        E, ora, questo progetto non risulta servire a un bel nulla, nell’ottica degli interessi pubblici e dell’ambiente, non andando a sostituire energia prodotta da fonti fossili.
        Poi, se dovessimo prender lezioni da chi contemporaneamente appoggia in modo paraocchiuto ‘sto progetto e sostiene l’arrivo del metano…..

        Buon fine settimana.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 6, 2020 alle 6:36 pm

        Non ti riferisci certo a me riguardo al metano, visto che ritengo il suo uso e promozione le cose che assolutamente andavano evitate se si vuole inquinare di meno. Tutti quei soldi spesi per le infrastrutture – scandaloso! E sono sicuro che tu condivida con me questa posizione e ti sia battuto per impedire questo sconcio anche se non ho controllato.
        Resta tuttavia la tua visione per cosi dire parrocchiale dell’ambiente.
        Dici che la Sardegna produce gia’ troppa energia ma non tieni nella dovuta considerazione che va bene anche che la si esporti altrove visto che il riscaldamento e’ appunto globale e che quindi non importa chi la usa. Un cinese che accende un forno a Pechino – alimentato ad energia elettrica prodotta principalmente da carbone – “cambia” nel lungo termine anche il paesaggio della nostra beneamata isola.

        Il vento va preso dove c’e’ e dove quindi ben vengano gli speculatori dell’eolico come questi della Ichnusa. Magari ci sono posti piu’ ventosi che quello scelto da essi per la loro centrale ma o li si incoraggia a farla li oppure gli si appoggia anche quando sbagliano a volerla fare in Sardegna, visto che comunque l’efficenza pur non essendo massima ne sarebbe vicina.
        L’eccsso di produzione elettrica che andrebbe secondo te sprecata (se ho tempo mi prendo la briga di contattare le associazioni ambientaliste e chiedere a loro la loro versione e di fornire le prove giuridiche che non ci sono come sostieni te priorita’ di utilizzo nel dispacciamento), ammesso e non concesso che questi risponda a verita’, dovrebbe essere invece usata in luogo di quella sporca prodotta da fonti fossili e quindi le lotte in qui tu sei maestro vanno fatte sul quel fronte, per avere una legge, un regolamento, che imponga detta priorita’. Allora si che comincerebbero a chiudere le dannate centrali a carbone e a gas “naturale” e il metano finirebbe col non servire piu’, alla faccia dello spreco di denaro pubblico che e’ sicuramente costata la metanizzazione della nostra povera isola.

        Ricambio gli auguri di una buona domenica.

      • settembre 6, 2020 alle 9:52 pm

        ..secondo me, leggi una riga sì e una no, forse in una visione “parrocchiale”, per usare le tue parole.
        Non so più in che lingua scriverlo: l’energia prodotta in più rispetto a quella necessaria per la Sardegna, cioè ben il 46%, solo in parte può essere trasferita verso la Penisola attraverso i due collegamenti esistenti.
        Il resto non viene conservato, ma va disperso, producendo utili solo per chi la produce, attraverso incentivi e “certificati verdi”.
        Non serve all’ambiente, non serve alla collettività, non serve al Pianeta.
        La situazione è questa, non quella che vorresti.
        E una nuova legge “virtuosa” non si fa in due giorni, soprattutto non la fa un’associazione ecologista.
        In quale lingua devo scrivertelo?
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 6, 2020 alle 10:26 pm

        Esistono le proposte di legge di iniziativa popolare come tu ben sai ma forse sei troppo occupato a batterti contro i mulini a vento e non c’hai tempo per raccogliere firme o per scrivere articoli sulla necessita’ di vitale importanza di avere una simile legge.
        E poi e’ inutile che mi ripeti la solita salsa sul 46%. Voglio vedere la fonte di quel dato e degli altri sui quali basi la tua opposizione a questo e ad altri progetti simili. Fonti ufficiali s’intende. Governative o della Terna o di altri gestori.
        Se vuoi darmeli allora ti ringrazio se no smetto di importunarti.

      • settembre 6, 2020 alle 10:52 pm

        ..ripeto, leggi solo quello che ti fa comodo, la fonte è stra-ufficiale ed è già contenuta nell’articolo, è il P.E.A.R.S. (https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20160129120346.pdf), basata sui dati TERNA s.p.a. (https://download.terna.it/terna/0000/0642/32.PDF).

        Questi sono i “numeri” dell’energia in Sardegna, come emergono dal piano energetico adottato che riprende i dati Terna s.p.a. (al 31 dicembre 2014):

        * 18 impianti idroelettrici (potenza efficiente lorda MW 466,7; producibilità media annua GWh 706,1)

        * 43 impianti termoelettrici (potenza efficiente lorda MW 2.896,8; potenza efficiente netta MW 2.634,8)

        * 118 impianti eolici (potenza efficiente lorda MW 996,7)

        * 30.222 impianti fotovoltaici (potenza efficiente lorda MW 715,9)

        * energia richiesta in Sardegna: GWh 8.804,9; energia prodotta in più rispetto alla richiesta: GWh 4.083,5 (+ 46,4%).

        * consumi energia: in Sardegna sono stati utilizzati 8.377,9 GWh al 31 dicembre 2014 (- 2,63% rispetto al 31 dicembre 2013), con un picco massimo di potenza richiesta pari a 1.400 MW nel 2014 (era pari a 2.000 MW nel 2011).

        * produzione energia: GWh 13.936,4 (lorda); produzione netta per il consumo: GWh 12.888,4.

        * energia esportata verso la Penisola (SaPeI, capacità 1.000 MW) e verso l’Estero (SaCoI, SarCo, Corsica, capacità 300 MW + 100 MW): Gwh 4.083,5; perdita complessiva della rete: MWh 600

        * fonte di produzione: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico. Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse.

        * emissioni di CO2 dipendenti da produzione di energia elettrica: 9,3 milioni di tonnellate (2014).

        * prezzo medio di acquisto dell’energia nazionale (PUN): nel 2014 è stato di 52,08 €/MWh con un decremento rispetto all’anno precedente del 17,3%, confermando il trend del 2013 e raggiungendo il minimo storico dall’avvio del mercato.

        Buona lettura…

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 6, 2020 alle 11:20 pm

        Guarda, m’e’ venuta un’idea sul come usare quel 46% che viene esportato e l’energia in piu’ che verra’ prodotta dal nuovo impianto eolico: facciamoci funzionare le stufe elettriche d’inverno invece delle maledette stufe a pellet, tanto deleterie per l’ambiente! E poi col tempo i fornelli elettrici, le docce elettriche, le auto elettriche e cosi via.

      • settembre 7, 2020 alle 8:06 am

        ..e vai, Riccardo, sei pronto per il Premio Nobel per l’economia 😃🏆
        Buona giornata 🌈

        Stefano Deliperi

      • Mara machtub
        settembre 7, 2020 alle 8:08 am

        Paghi tu?

      • Mara machtub
        agosto 30, 2020 alle 8:44 am

        Caro Riccardo, ti ringrazio per la bella risata che mi hai regalato di domenica mattina, spero non sia l’ultima!
        Sono sarda solo per amore, non nativa, e l’invidia è proprio l’ultimissimo (praticamente inesistente) dei miei molti vizi.
        Non ti capisco proprio, forse parliamo altra lingua… ma non afferro in nessun modo il nesso fra pale eoliche e biodiversità. Tu non spiegarmelo, resto nella mia beata ignoranza e ti auguro anch’io, sinceramente, Buona Domenica!

      • Srdn
        agosto 30, 2020 alle 6:27 pm

        Non necessariamente devi essere ambientalista per difendere il territorio dove vivi, Riccardo. Come cittadino é normale combattere contro chi ti toglie libertà o ti avvelena la vita.Comunque grig il rapace se l’é cercata, nell’evoluzione di quella specie i nuovi arrivati saranno attenti e percepiran no il pericolo dei rotori. Per me il condor aveva fumato

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 5, 2020 alle 2:22 pm

        Per Srdn:
        purtroppo l’evoluzione non agisce abbastanza rapidamente da stare al passo con le nuove tecnologie ma certamente un minimo di adattamento alle pale eoliche si potra’ verificare. Tra l’altro gli uccelli hanno la capacita’ di imparare dall’esperienza.
        Quell’incidente all’avvoltoio l’avro’ visto citato mille volte ma e’ qualcosa che accade di rado.
        Gli avvoltoi non vengono e non verranno decimati dalle pale eoliche ma dal riscaldamento globale che stravolgera’ sempre piu’ tutti gli ecosistemi e le catene alimentari.
        Questi pretesi ambientalisti vedono la pagliuzza nell’occhio dello speculatore eoliche e non vedono la trave del riscaldamento globale che e’ nel loro.
        Io li chiamerei piu’ paesaggisti a breve termine che ambientalisti.

  7. Juri
    agosto 30, 2020 alle 10:32 am

    Scusa Riccardo, ma la realizzazione di una centrale eolica è un esempio di scuola di compromissione della biodiversità.

    Centinaia di ettari di territorio prima ad elevata naturalità e “sperduti” (irraggiungibili o quasi) vengono devastati da decine, dico decine, di chilometri di viabilità idonea al transito di mezzi eccezionali (maxi-sterrate), spesso su ripidi versanti con tutti i danni ambientali del caso.
    Vengono poi realizzati decine di edifici di servizio (centrali di trasformazione) e chilometri di infrastrutture aree e interrate oltre che i grandi basamenti in calcestruzzo delle singole turbine (grandi scavi, etc…)..
    Una rilevante componente floristica e faunistica subisce di conseguenza un forte impatto, a partire dai rapaci.

    In poche parole, vengono spazzate via esattamente le principali caratteristiche territoriali che garantiscono la bio-diversità.
    Questo “schema” ha stravolto decine di aree di gran pregio ambientale in Sardegna.

    Quanto al paesaggio, la cui alterazione tu derubrichi a un irrilevante effetto collaterale, ti ricordo che è un bene costituzionalmente garantito.

    La Sardegna ha già pagato un prezzo altissimo alla speculazione eolica e non è certo il caso di cominciare analogo scempio sul mare.

    Sul caso specifico, 35 km è la distanza tra il Bastione di San Remy e Punta Carbonara: anche nelle giornate non troppo limpide la si scorge perfettamente e il promontorio è alto solo 120 m. Ora tu immaginati al posto di Capo Carbonara una selva di pale eoliche alte più del doppio. Dire che si vedrebbero a mala pena è semplicemente una balla.

    Un’ultima considerazione. La fonte rinnovabile più grande è il risparmio energetico, si stima che il 30% dell’energia prodotta venga buttata via. Perché di questo si parla poco? È come se in una casa con le finestre rotte si continuasse a potenziare l’impianto di riscaldamento anziché riparare i vetri.

    • Mara machtub
      agosto 31, 2020 alle 9:50 am

      GRANDE Juri!

    • Riccardo Pusceddu
      settembre 5, 2020 alle 2:45 pm

      A proposito di balle, ho appena controllato in rete e al piu’ alta pala eolica al mondo e’ alta 178 metri e non il doppio di 120 metri. Inoltre dubito molto che sia necessario farle tanto alte perche’ in mare non ci sono gli ostacoli che ci sono nella terraferma. Sarei curioso di sapere quanto saranno alte quelle proposte dagli speculatori della Ichnusa.
      E’ invece parzialmente vero quello che dici riguardo la viabilita’ necessaria per la costruzione degli impianti ma a differenza degli impianti fotovoltaici, un bosco puo’ facilmente coesistere con gli impianti eolici visto che le pale occupano una superficie relativamente piccolissima tanto che credo che di alberi se ne possano piantare anche proprio sotto le pale, stando pero’ attenti che non siano tanto alti da arrivare a danneggiare le pale o ad esserne troppo vicini e finire col rappresentare un pericolo con le correnti che si generano in prossimita’ delle pale (alberi abbattuti o caduta di branche). Comunque si potrebbe recintare l’area che rappresenta questo pericolo in modo da impedirne l’accesso.
      Le cose naturalmente vanno fatte con cautela nella terraferma e i siti devono essere ripristinati allo stato piu’ vicino possibile a quello originario. Niente in confronto allo stravolgimento del paesaggio causato dal riscaldamento globale comunque! Il risparmio energetico, anche nella piu’ rosea delle previsioni, non sarebbe mai sufficiente a controbilanciare i consumi in aumento dovuti all’incremento ininterrotto della popolazione nel terzo mondo.
      Ma in mare! Niente strade sterrate, niente scavi, solo qualche grossa ancora nel fondale e poi il vantaggio indiretto che i pescherecci e soprattutto le grandi navi da pesca dell’industria della pesca non potrebbero certamente pescarci, in mezzo alle pale. Praticamente impianti di questo tipo si trasformano in santuari per il ripopolamento della fauna ittica, anch’essa oggi gravemente minacciata dall’aumento della popolazione e dal riscaldamento globale avanzante.
      Se non vedi tutto questo e ti accanisci anche te a proteggere il paesaggio a oltranza senza capire che se non si produce piu’ energia da fonti rinnovabili nessun paesaggio restera’ inalterato, allora sei anche tu uno di quelli che io d’ora in poi definiro’ come “paesaggisti a breve termine” invece che un ambientalista a lungo termine.
      Un saluto

  8. Giuliana Pulixi
    settembre 2, 2020 alle 10:14 pm

    Il citato articolo di Louisiana Gaita sul Fatto Quotidiano non puo’ che rimandare alla qualita’ del giornalismo italiano che notoriamente, nel suo complesso, e’ quasi sempre stata, salvo rarissime eccezioni, assai scadente. A tal proposito sarebbe utile rileggersi il saggio di Wolfgang Achtner, “Penne, antenne, quarto potere, per un giornalismo al servizio della democrazia”, pubblicato molti anni fa nel quale l’autore denuncia con forza come il maggior difetto del giornalismo italiano sia la sua mancanza di credibilita’ dovuta anche all’imprecisione con cui sono riportate in genere le notizie, come evidenziato in quest’ultimo caso.

    • Riccardo Pusceddu
      settembre 5, 2020 alle 2:15 pm

      Condivido pienamente anche perche’ ho potuto qualche anno fa toccare con mano come le notizie che avevo fornito ad uno di questi cosiddetti giornalisti hanno finito con l’essere parzialmente stravolte. Alla faccia della professionalita’!

  9. settembre 5, 2020 alle 1:28 pm

    da Il Manifesto Sardo, n. 312, 3 settembre 2020
    Centrale eolica off shore al largo della Sardegna, non è tutto oro quel che luccica: https://www.manifestosardo.org/centrale-eolica-off-shore-al-largo-della-sardegna-non-e-tutto-oro-quel-che-luccica/

  10. G.Maiuscolo
    settembre 7, 2020 alle 10:11 am

    Est malu meda custu Dottori… Un insospettabile incassatore ma che poi, alla fine, con un efficace knockout finale ( i dati sull’energia in Sardegna) stende l’avversario. Devo dire che anche l’avversario se la cava benissimo e con grande quasi irriducibile tenacia.

    I dati sull’energia, interessantissimi ed utili, vanno conservati. ( soprattutto letti bene).
    Certo, non si può dire che il Sig. Pusceddu non abbia buone idee.

    CORAGGIO ragazzi, continuate a scontrarvi e datevele di santa ragione.
    Siete troppo divertenti.
    GRAZIE

    • Riccardo Pusceddu
      settembre 16, 2020 alle 2:42 pm

      Mi scusi ma non sono quelli i dati che avevo richiesto!
      Su Dottori fa o finta di non capire oppure non capisce davvero.La mia tenacia non e’ finora servita ad indurlo ad inviarmi il link giusto! Si limita sempre a riscrivere le stesse cose ignorando la mia richiesta e poi mi da perfino di uno che ha bisogno di sentirsi ripetere le stesse cose a oltranza.
      Allora facciamo cosi: glielo ripeto per l’ennesima volta e scritto in maiuscolo per maggiore visibilita’ (non per simboleggiare una frase urlata come vuole l’etichetta di internet):
      CARO STEFANO, MI INVII LA FONTE UFFICIALE DA DOVE SI EVINCE CHE L’ENERGIA EOLICA NON HA LA PRECEDENZA SU QUELLA CONVENZIONALE E CHE QUINDI VA SPRECATA?

      • settembre 16, 2020 alle 5:11 pm

        ..ma secondo te, ho doti sciamaniche e, soprattutto, tempo da perdere per interpretare che cosa vuoi esattamente?
        Gli impianti essenziali di produzione energetica per la sicurezza del sistema elettrico sono pressochè tutti con fonti “tradizionali” e di fatto sono e rimangono prioritarie alla faccia di qualsiasi bella speranza.
        Li stabilisce Terna s.p.a. e, anche per il 2020, limitandoci alla Sardegna sono le seguenti centrali termoelettriche: Sulcis, Assemini (Enel Produzione s.p.a.), Fiumesanto (EP Produzione s.p.a.) con la centrale a biomassa Biopower Sardegna (Alperia Trading s.r.l.) (vds. https://download.terna.it/terna/A27%20-%20anno%202020_8d769b522431880.pdf).
        Ciò che non viene utilizzato o trasportato verso la Penisola, va sprecato perchè non viene immagazzinato.
        E viene utilizzata per prima l’energia prodotta dagli impianti definiti “essenziali”.
        La strada per le fonti di energia rinnovabili sarà lunga e non può certo essere a discapito dell’ambiente e delle risorse naturali, perchè sarebbe un clamoroso autogol. La strada passa, poi, fondamentalmente per il risparmio energetico e per l’utilizzo di suoli già degradati, come aree industriali.
        Poi, se hai tempo e voglia, fatti una ricerca personale 😛

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 20, 2020 alle 11:38 pm

        Ma come cosa voglio esattamente? Le tue argomentazioni a sfavore delle centrali eoliche e termodinamiche in Sardegna si basano tutte sul presunto spreco dell’energia che esse produrrebbero quindi voglio che tu fornisca le prove, non solo a me ma a tutti coloro che seguono questo nostro dibattito perche’ sono genuinamente interessati a sapere se ‘ste benedette centrali vanno appoggiate o no, che l’energia da esse generata vada sprecata, in quale quantita’ e in quali situazioni.
        Non c’hai tempo di rispondermi? Se non lo fai verresti meno a quello che credo sia lo scopo di questo blog: fornire ai lettori elementi di conoscenza sufficienti per deliberare cio’ che e’ giusto e’ cio’ che non lo e’.
        Il blog e’ tuo e sei tu quello che ci scrive sopra e vi riporta dei fatti legati alla tutela dell’ambiente e quindi e’ pure tuo l’onere di provare che tale trascrizione corrisponda a verita’, fornendo le fonti e quant’altro sia necessario ai lettori (meccanismi e legislazione sul dispacciamento di energia elettrica) all’ottenimento di un quadro sufficientemente completo.
        Io faccio l’architetto e se scrivessi un blog di architettura non mi sognerei mai di rispondere ad eventuali richieste di chiarimento con degli inviti a cercare in proprio, mettendo da parte le ricerche personali volte alla controverifica.

      • settembre 21, 2020 alle 5:58 pm

        caro Riccardo, ti ho risposto più volte, ma tu non leggi nemmeno e io non ho tempo e voglia per ripetere allo sfinimento cose già dette:

        1) questo non è il mio blog, ma il blog del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG). Lo segui da anni e ancora non te ne sei accorto;

        2) gli impianti essenziali di produzione energetica per la sicurezza del sistema elettrico sono pressochè tutti con fonti “tradizionali” e di fatto sono e rimangono prioritarie alla faccia di qualsiasi bella speranza.
        Li stabilisce Terna s.p.a. e, anche per il 2020, limitandoci alla Sardegna sono le seguenti centrali termoelettriche: Sulcis, Assemini (Enel Produzione s.p.a.), Fiumesanto (EP Produzione s.p.a.) con la centrale a biomassa Biopower Sardegna (Alperia Trading s.r.l.) (vds. https://download.terna.it/terna/A27%20-%20anno%202020_8d769b522431880.pdf);

        3) ciò che non viene utilizzato o trasportato verso la Penisola (SaPeI, capacità 1.000 MW) e verso l’Estero (SaCoI, SarCo, Corsica, capacità 300 MW + 100 MW) per complessivi Gwh 4.083,5 e perdita complessiva della rete MWh 600(dati 2014), va sprecato perchè non viene immagazzinato.
        E viene utilizzata per prima l’energia prodotta dagli impianti definiti “essenziali”.

        Non so che cosa non ti è chiaro. So per certo che l’ennesimo commento sugli stessi argomenti non verrà pubblicato.
        Come diceva l’immenso Totò: ogni limite ha la sua pazienza.

        Buona serata.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        settembre 22, 2020 alle 3:03 pm

        Mi hai costretto a spendere del tempo per fare le mie ricerche personali e ho trovato quello che farebbe un po’ di luce sulla legislazione riguardante le priorita’ di dispacciamento.
        Se continuo fornendo tali dati tu mi pubblichi?

      • settembre 22, 2020 alle 3:12 pm

        nessuno ti costringe a far nulla, nè siamo al tuo servizio per seguire ogni elucubrazione, se non è chiaro. Naturalmente, se vuoi, invia pure e vediamo di che si tratta.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

  11. sardo
    settembre 16, 2020 alle 8:48 pm

    Bravo Stefano! Concordo su tutto. Questi speculatori delle centrali eoliche sanno perfettamente che l’energia da fonte eolica viene attualmente in larga parte dissipata in Sardegna perché non accumulabile ma perserverano nell’inganno ben sapendo che possono continuare a contare sulla contribuzione pubblica! E’ uno scandalo!

  12. Srdn
    settembre 16, 2020 alle 11:06 pm

    Di tutte le centrali eoliche che dovranno nascere nel sulcis cosa sappiamo? Pitticca sa pappara ah ah ah

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