Australia, disastro apocalittico.


Australia, Canguro in fuga dall’incendio (da Internazionale)

A una primavera molto secca è seguita un’estate con temperature elevatissime.

E l’Australia è andata a fuoco.

Un nuovo disastro ambientale di proporzioni apocalittiche, dopo quello avvenuto nei mesi scorsi in Amazzonia, in Siberia, in Congo e Angola.

E l’Australia continua a bruciare, fra danni ambientali elevatissimi e l’incapacità di farvi fronte, dovuta in buona parte alla ottusa visione della gestione del territorio della propria classe politica e alla scarsa volontà di lottare contro i cambiamenti climatici.

Questo è il risultato.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

A.N.S.A., 4 gennaio 2019

Incendi in Australia, migliaia di evacuati, arrivano 3000 riservisti.

Altri due morti sull’Isola del Canguro.

Decine di migliaia di persone sono state evacuate da tre Stati del sudest dell’Australia a causa degli incendi che continuano a devastare il Paese: intanto il premier Scott Morrison ha annunciato che sono stati chiamati 3.000 riservisti per far fronte alla crisi. La giornata di sabato promette di essere “lunga” e difficile, ha detto il capo dei pompieri dello Stato del Nuovo Galles, Shane Fitzsimmons. Le condizioni meteorologiche rischiano infatti di peggiorare durante il fine settimana con oltre 40 gradi centigradi attesi oggi e accompagnati da forti venti che potrebbero rendere il lavoro dei pompieri e delle squadre di soccorso ancora più difficile. Nell’annunciare il ricorso ai riservisti Morrison ha detto che la decisione si traduce in un maggior numero di uomini sul terreno, un maggior numero di aerei impegnati a combattere le fiamme e un maggior numero di navi per le operazioni di soccorso.

Due persone sono morte nella notte tra venerdì e sabato in seguito ai violenti incendi che stanno devastando l’Isola del Canguro, lungo la costa meridionale dell’Australia, davanti alla città di Adelaide. Le fiamme hanno già quasi completamente distrutto il Parco Nazionale Flinders Chase sull’isola e minacciano ora di raggiungere anche aree più popolose. Secondo la polizia le vittime si trovavano vicino alla cittadina di Parndana. Gli incendi sull’isola sono cominciati il 20 dicembre scorso e hanno già bruciato oltre 1.000 chilometri quadrati di territorio.

da Il Corriere della Sera, 4 gennaio 2020

L’Australia si sta suicidando: gli incendi saranno la sua Chernobyl?

Sul New York Times, lo scrittore Richard Flanagan sostiene che l’Australia si stia suicidando — e che si tratti di un «suicidio climatico» in grado di mettere in mostra la scarsa caratura morale della leadership politica del Paese. (Gianluca Mercuri)

Quattro mesi di incendi devastanti, un’area grande quanto il Belgio incenerita, la Grande Barriera Corallina agonizzante, le foreste pluviali in fiamme, quelle di alghe kelp in gran parte svanite, la fauna sterminata. «L’Australia si sta suicidando», è il grido di dolore dello scrittore Richard Flanagan sul Nyt, ed è un «suicidio climatico» guidato da un classe politica irresponsabile, «la cui risposta a questa crisi senza precedenti non è stata difendere il paese, ma difendere l’industria del carbone, grande sovvenzionatrice di entrambi i maggiori partiti».



Bisogna dunque capire la politica e l’economia australiane, per capire questo suicidio. Dal 1996, scrive Flanagan, i governi conservatori si impegnano a non rispettare gli accordi sul clima. Perché l’Australia è il massimo esportatore mondiale di carbone e gas. E anche uno dei peggiori inquinatori pro capite e il 57° paese — su 57 — in una recente classifica sulla lotta al cambiamento climatico.

Anziché avviare un dibattito su come mantenere il benessere economico senza suicidarsi, la classe dirigente si è impegnata nel negazionismo climatico. Due nomi chiave. Uno ignoto: Clive Palmer, oligarca delle miniere del carbone, che ha fondato un partito-fantoccio con l’unico scopo di tenere lontani dal potere i laburisti, che proponevano interventi ecologisti limitati ma concreti. L’altro è stranoto: Rupert Murdoch, il moloch dei media planetari che nel suo paese controlla il 58% della stampa, tutta negazionista climatica.

In questo quadro non poteva che emergere un leader vergognoso come Scott Morrison, una caricatura di Trump mal riuscita, uno «che si è fatto un nome come ministro dell’Immigrazione, perfezionando la crudeltà di una politica che interna i profughi in campi infernali nelle isole del Pacifico, e sembra indifferente alla sofferenza umana», scrive il romanziere con una prosa indignata il cui contenuto sarà opinabile ma che l’ottusità del primo ministro sembra far di tutto per motivare. A Natale, mentre il Paese bruciava, ha annunciato che se ne andava in vacanza alle Hawaii. Tornato precipitosamente, si è affannato a minimizzare la tragedia, a dire che era il solito incendio che capita tutti gli anni, e che gli australiani sono abituati ad affrontare «catastrofi naturali, inondazioni, guerre mondiali, malattie e siccità».

Ma forse gli australiani hanno smesso di bersi queste boiate patriottiche. La patria hanno cominciato a difenderla giovedì, quando Morrison, in visita a una città in fiamme, ha ignorato una donna che gli chiedeva aiuto e una folla indignata l’ha costretto a scappare. «Morrison può avere una macchina della propaganda massiccia nella stampa di Murdoch ed è senza opposizione, ma la sua autorità morale sbiadisce di ora in ora», scrive Flanagan. Che paragona l’Australia di oggi all’Unione Sovietica degli anni ‘80, «quando l’apparato dominante era onnipotente ma perdeva la fondamentale autorità morale per governare». Allo stesso modo, l’establishment australiano, «reso folle dalle sue stesse fantasie, si trova davanti a una realtà mostruosa che non ha né la capacità né la volontà di affrontare».

Mikhail Gorbaciov, ricorda Flanagan, scrisse nel 2006 che il collasso dell’Urss era cominciato con il disastro di Chernobyl. «Che la tragedia australiana sia la Chernobyl della crisi climatica?».

 

 

L’EMERGENZA ROGHI. Incendi in Australia, la maxi evacuazione dalla spiaggia che sembra un film di guerra.

Marina e Esercito stanno attuando il gigantesco soccorso di centinaia di persone ammassate sulla spiaggia di Mallacoota per sfuggire alle fiamme. Impiegati mezzi da sbarco, navi e aerei.

Le immagini fotografiche che arrivano dalla spiaggia di Mallacoota, dietro la quale si intravede uno dei fronti di fuoco che da settimane stanno sconvolgendo l’Australia, sembrano quelle di un kolossal bellico. Siamo davanti a un’operazione di evacuazione, messa in atto dall’Esercito e dalla Marina, gigantesca. Navi militari e persino mezzi da sbarco stanno raccogliendo dalla spiaggia gli sfollati che hanno lasciato in fretta e furia, se non di corsa, le case divorate e distrutte nei roghi. Famiglie che si sono ammassate a riva sperando di non essere raggiunte — nella sottile striscia di arenile — dalle fiamme.

Un colore che sta tra l’ocra e il grigio

Le foto hanno tutte un colore che sta tra l’ocra e il grigio, un misto di fuliggine e riverberi del fuoco che si staglia all’orizzonte. A pensarci, sembra lo scenario del film «Dunkirk», il capolavoro di Cristopher Nolan sul mastodontico reimbarco delle truppe inglesi dalla spiaggia francese sulla Manica che era sotto il tiro dei tedeschi. Il soccorso è in atto da qualche ora. Una nave da sbarco della Marina australiana — la HMAS Choules — ha gettato l’ancora a Mallacoota soccorrendo gli abitanti intrappolati sulla battigia dalla vigilia di Capodanno. Gli aerei militari hanno anche lavorato con squadre di emergenza per rilasciare aiuti di soccorso in aree isolate. Il bilancio è drammatico: nei giorni scorsi da queste parti almeno 20 persone sono morte, dozzine sono scomparse e quasi 500 case sono state distrutte, in una situazione di incendi in atto da mesi e che ha devastato un’area circa il doppio del Belgio.

La «più grande evacuazione di persone di sempre»

Ma con temperature che dovrebbero aumentare di nuovo sopra i 40 gradi Celsius (104 Fahrenheit) sabato, lo stato di emergenza è stato dichiarato in gran parte del sud-est dell’Australia densamente popolato. Migliaia di residenti e turisti hanno accolto gli inviti a lasciare una zona costiera di 300 chilometri (190 miglia), con file di auto che si estendono verso Sydney e Canberra. Un autista ha detto all’AFP che ci sono volute tre ore per percorrere solo 50 chilometri (30 miglia). Il ministro dei trasporti del Nuovo Galles del Sud, Andrew Constance, l’ha definita la «più grande evacuazione di persone fuori dalla regione di sempre».

da Greenme, 2 gennaio 2020

Non solo koala, gli incendi in Australia hanno ucciso da settembre più di mezzo miliardo di animali.

Gli incendi che da diversi mesi stanno devastando l’Australia hanno provocato la morte e il ferimento di diverse persone, la distruzione di abitazioni ed edifici e la perdita di milioni di ettari di foresta.

Oltre a questo, le fiamme hanno causato anche la morte di un numero enorme di animali. Sebbene sia molto difficile stabilire quanti esemplari abbiano perso la vita negli incendi, si stima che circa mezzo miliardo tra mammiferi, uccelli e rettili siano morti da settembre a oggi.

Tra le specie più colpite rientrano sicuramente i koala, ma anche canguri, opossum, vombati e pipistrelli risultano decimati.

Il caldo torrido e la carenza di fonti alimentari stanno ad esempio mettendo a dura prova la popolazione di pipistrelli, importanti impollinatori notturni: l’associazione Native Wildlife Rescue ne soccorre centinaia ogni giorno, ma molti stanno purtroppo morendo a causa degli incendi.

(foto da Internazionale)

 

 

 

  1. Tiziana Rubichi
    gennaio 5, 2020 alle 6:37 am

    Credo che lo scrittore R. Flanagan abbia ragione al100%100 anche e soprattutto riguardo alla scarsa caratura di chi governa l’Australia

  2. G.Maiuscolo
    gennaio 5, 2020 alle 9:07 am

    Senza parole…

  3. Catello Monaco
    gennaio 5, 2020 alle 12:23 pm

    Ci devono essere troppi radicali liberi nell’aria. Andrebbero riassorbiti con sostanze che assorbendoli non si incendiano producendone altri.

    Il giorno dom 5 gen 2020 alle ore 01:06 Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

  4. Occhio nudo
    gennaio 5, 2020 alle 4:22 pm

    Dice bene Flanagan. Questo è quello che accade quando si mandano a governare scellerati manipolatori del consenso, anche un po’ idioti a dire la verità, interessati solo al potere e al denaro (che entra nelle proprie tasche). Peccato che, come in questo caso, la gente si renda conto di aver portato avanti uno spregevole incapace solo a disastro avvenuto.
    Difficile riprendersi da una simile catastrofe.

  5. Srdn
    gennaio 5, 2020 alle 6:00 pm

    La catastrofe, anche se penso che a pochi sembra importare, é in atto. Piú i reggenti fanno del male e piú sono acclamati. Senza andare lontano occhio nudo basta dare un’occhiata alla nostra terra,da generazioni in mano a delinquenti della partitocrazia che adorano ancora il carbone….

    • Occhio nudo
      gennaio 6, 2020 alle 3:50 pm

      Sì, sì, concordo con te, mi riferivo proprio a tutti gli scellerati, vicini e lontani, che adorano il carbone, le industrie inquinanti, fregandosene alla grande di esseri umani e animali.

  6. capitonegatto
    gennaio 5, 2020 alle 6:56 pm

    Tutta la nostra tecnologia: le uccisioni chirurgiche a distanza con i droni, i gemelli taroccati nel dna, ecc,ecc,…..non siamo capaci di bloccare il riscaldamento del pianeta , e figuriamoci gli incendi che ne derivano. E guarda caso droni con acqua non se ne producono !!!

  7. Riccardo Pusceddu
    gennaio 6, 2020 alle 1:38 am

    Pur sentendomi basito di fronte a questo disastro immane, come e’ mia abitudine qui in queste pagine, mi si consenta di fare una riflessione differente dalla narrativa costante.
    Anzi, a seguito del crescente successo che miei commenti suscitano in seno ai gentili lettori, e volendo indirizzare questo successo sui contenuti degli stessi piuttosto che sul mero stile, mi si consenta di scrivere con meno ostentazione di mezzi; e spero che i miei adulatori non me ne vogliano troppo.
    Si sta verificando una pericolosa comunione tra posizioni storicamente di destra quali nazionalismo e difesa del capitalismo e la montante preoccupazione costituita dai cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di CO2 di origine antropica.
    In parole povere: egualitarianismo, multiculturalismo e negazionismo climatico formano ormai quasi un blocco unico.
    A me sembra che quest’ultimo sia piu’ una reazione ai primi che non una convinzione indipendente.
    Allo scopo di distruggere il capitalismo e promuovere l’eguaglianza (piu’ che un innocente promuovere e’ propaganda martellante e censura spietata su tutti coloro che la pensano diversamente) la sinistra sta appoggiando l’ambientalismo soprattutto perche’ si presta meglio alla sua narrativa anti-capitalista.
    La conseguenza e’ che le persone dall’altra parte dello spettro politico, quelle contrarie all’immigrazione di massa e piu simpatetiche verso il capitalismo, si scagliano anche contro gli ambientalisti, arrivando persino a negare verita’ assodate come il cambiamento climatico causato dall’uomo.
    Gli ambientalisti da parte loro sono propensi ad appoggiare la dottrina sociale della sinistra, multiculturalismo e compagnia cantante e quindi sono diventati un megafono per i valori promossi dalla sinistra.
    Ci vorrebbe secondo me un’altro tipo di ambientalismo che si discosti dai dogmi del multiculturalismo e dalle sue tante contraddizioni e che invece proponga un’altra visione di come conservare l’ambiente nell’ambito di una societa’ non multietnica e che agisca secondo il naturale istinto capitalistico che e’ insito in ogni essere umano.
    Insomma a furia di demonizzare quelli contrari all’accoglienza ai rifugiati, gli ambientalisti di oggi stanno creando piu’ opposizione che proseliti.
    E chi ci perde sono gli ecosistemi e la biodiversita’ di questo ancora bellissimo e forse unico pianeta.

  8. sardo
    gennaio 6, 2020 alle 11:54 am

    Forse può essere utile questa riflessione a proposito degli incendi in Australia che sono innanzitutto catastrofici incendi forestali. Le foreste furono i primi luoghi dove l’uomo ebbe rifugio, protezione, nutrimento e vita. Con alterne vicende (storiche) l’uomo ne ha compreso tutto il valore e messo in evidenza, per contrastarli, i pericoli che le minacciano. In questo tempo (tra l’altro di pericolosi cambiamenti climatici) invece, sembra paradossale, ma queste icone di civiltà stanno lasciando spazio ad abusi e distruzioni di ogni tipo perché è in atto una forma regressiva di gestione dello spazio naturale e delle foreste che ha alla base del comportamento umano un approccio, per dirla senza andar lontano, a “s’afferra afferra” ovvero dell’utile immediato e a tutti i costi anche in ogni più piccola azione. In tanti nel mondo, ivi compresa la Sardegna, non vi è più, per svariati motivi (soprattutto economici, culturali ed anche religiosi) la dovuta considerazione ed il rispetto assoluto di quei valori di rifugio, protezione, nutrimento e vita che le foreste rappresentano. Per questo occorre urgentemente invertire questa drammatica tendenza, in tutto il mondo, Sardegna compresa.

    • Pino
      gennaio 7, 2020 alle 2:05 pm

      Hai perfettamente ragione SARDO, per questo motivo consiglio, come già fatto da Autorevoli personaggi del mondo Forestale Sardo/sordo, di tagliare/ceduare tutto e immediatamente, dove non è conveniente tagliare ad esempio nelle macchie e nei cespugliati, avviare intense attività che prevedano l’ampio utilizzo del fuoco PRESCRITTO per ridurre la massa combustibile. In tale modo eliminiamo il problema all’origine e non ci saranno più incendi e inoltre tanta erba per il nutrimento delle nostre beneamate pecore e non avremmo più neanche il problema di dover tagliare le leccete per farle adattare hai cambiamenti climatici. Nei prati meravigliosi che si formeranno fioriranno migliaia di specie di nuove piante e voleranno tante farfalle e tante altre varietà d’insetti e, uccellini gioiosi incanteranno col loro cinguettio bucolici viandanti, determinando un si tale aumento della BIODIVERSITA’ che persino l’ENIGMATICO ed ECLETTICO docente (non so quanto sapiente) sarà finalmente soddisfatto e appagato del suo alacremente tribolare….

      • Riccardo Pusceddu
        gennaio 7, 2020 alle 4:55 pm

        Scusa se mi intrometto Pino ma la biodiversita’ non si tutela colla eliminazione del sottobosco tramite spollonatura o uso del fuoco “prescritto”. Al contrario.

      • Mara machtub
        gennaio 10, 2020 alle 4:27 pm

        Pino, sei riuscito a farmi ridere con il tuo amarissimo sarcasmo! Grazie.
        L’argomento “Australia” è talmente grave che stavolta non ho davvero parole.

  9. gennaio 7, 2020 alle 2:54 pm

    A.N.S.A., 7 gennaio 2020
    La pioggia attenua i roghi in Australia ma la situazione resta critica.
    ‘Temperature in rialzo da giovedì’, è ancora massima emergenza: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2020/01/07/la-pioggia-attenua-i-roghi-in-australia-ma-la-situazione-resta-critica_dd50192d-8c37-47fd-a200-3ba4ceecc9a3.html

  10. gennaio 8, 2020 alle 2:52 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2020
    Australia, 183 persone accusate di aver appiccato gli incendi: 24 arrestiAustralia, 183 persone accusate di aver appiccato gli incendi: 24 arresti.
    Lo riferisce la polizia del New South Wales, precisando che tra i sospettati ci sono anche 40 minorenni. Le autorità però hanno posto l’accento sulle particolari condizioni atmosferiche, che aggravano un fenomeno che accade ogni anno nel continente: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/07/australia-183-persone-accusate-di-aver-appiccato-gli-incendi-24-arresti/5654781/

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    Australia, il premier “negazionista” dei cambiamenti climatici sotto accusa: ignorò i rapporti ufficiali sul rischio incendi.
    l primo ministro Scott Morrison di fronte all’emergenza che sta affrontando il Paese ha messo in guardia che potrebbe durare ancora. Ma era stato lui il primo a ignorare nei mesi scorsi le allerte degli esperti, dal rapporto di fine maggio consegnato al ministero degli Affari interni al report Ipcc di ottobre 2018. Ignorata anche l’estinzione del melomys di Bramble Cay e l’ecatombe di animali. Il leader nel 2017 si presentò in Parlamento con un pezzo di carbone dicendo “non dovete aver paura, non vi farà male”. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/07/australia-il-premier-negazionista-dei-cambiamenti-climatici-sotto-accusa-ignoro-i-rapporti-ufficiali-sul-rischio-incendi/5654402/

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    Australia, il Wwf: “Si stima un miliardo di animali uccisi dal fuoco”. Il fumo degli incendi visibile fino in Cile e in Argentina.
    soccorritori si preparano a un nuovo peggioramento delle condizioni meteo, dopo che la pioggia ha momentaneamente abbassato le temperature. Il numero degli animali morti, si precisa in una nota, è una stima calcolata “utilizzando un metodo che valuta l’impatto del disboscamento sulla fauna”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/07/australia-il-wwf-si-stima-un-miliardo-di-animali-uccisi-dal-fuoco-il-fumo-degli-incendi-visibile-fino-in-cile-e-in-argentina/5655560/

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    Incendi in Australia, oltre 10mila cammelli saranno abbattuti perché “bevono troppo, stanno entrando nelle case per cercare acqua”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/08/incendi-in-australia-oltre-10mila-cammelli-saranno-abbattuti-perche-bevono-troppo-stanno-entrando-nelle-case-per-cercare-acqua/5657053/

  11. donatella
    gennaio 8, 2020 alle 7:33 pm

    l’incubo che si fa manifesto in questi incendi apocalittici che distruggono la Madre Terra

  12. Sardo
    gennaio 8, 2020 alle 8:34 pm

    A Pino. Hai perfettamente ragione anche perchè capisco bene il senso delle Tue parole. Aggiungerei che con i tempi che corrono anche il pino non va tanto di moda giacchè pianta assai facilmente combustibile e quindi non troppo gradita a chi propone l’eliminazione della vegetazione come principale strumento per combattere il fuoco. In realtà come dimostra l’Australia occorre tenersi ben stretto tutto il verde che abbiamo anche quando rappresentato dal pino.

  13. gennaio 9, 2020 alle 2:52 pm

    un’analisi scientifica di quanto sta accedendo in Australia.

    da Il Post, 8 gennaio 2020
    La verità sugli incendi in Australia.
    Cosa li ha causati, perché non si riescono a spegnere e cosa c’entra il cambiamento climatico, spiegato nel post di un ricercatore diventato virale su Facebook. (Giorgio Vacchiano) (https://www.ilpost.it/2020/01/08/incendi-australia-cause-cambiamento-climatico/)

    Tra le notizie più raccontate e discusse delle ultime settimane ci sono quelle sui grandi incendi in Australia. Come era già successo per gli incendi nella foresta amazzonica della scorsa estate, è stato molto discusso anche il modo in cui alcuni giornali si sono occupati della questione, in alcuni casi diffondendo informazioni sbagliate. In un post su Facebook, Giorgio Vacchiano, ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano (e autore del saggio La resilienza del bosco), ha spiegato bene, per punti, tutto quello che c’è da sapere sugli incendi, le loro cause e i loro effetti, la difficoltà di spegnerli e in che modo il cambiamento climatico ha un suo ruolo nella situazione attuale. Abbiamo ripreso il suo post, che trovate di seguito.

    1) Quanto territorio è in fiamme?
    Gli incendi hanno percorso da ottobre a oggi circa 8 milioni di ettari di territorio tra New South Wales, Victoria, Sud Australia e Queensland – una superficie doppia a quella degli incendi del 2019 in Siberia e in Amazzonia combinati, e pari ai quattro quinti di tutte le foreste italiane. In sole quattro annate, negli ultimi 50 anni, la superficie bruciata in New South Wales ha superato un milione di ettari, e oggi ha quasi raggiunto il doppio della seconda annata più drammatica (il 1974 con 3,5 milioni di ettari percorsi).

    Un altro aspetto inedito è la simultaneità dei fuochi su territori enormi, che di solito si alternano nell’essere soggetti a incendi. E non siamo che all’inizio dell’estate (le stagioni in Australia sono spostate di sei mesi rispetto alle nostre, quindi ora è come se fosse l’inizio di luglio), perciò queste cifre saliranno ancora, potenzialmente fino a 15 milioni di ettari percorsi dal fuoco. L’Australia è grande 769 milioni di ettari, quindi non possiamo dire che stia “bruciando un continente”. Inoltre, nelle savane del centro-nord bruciano in media 38 milioni di ettari di praterie (il 20 per cento del totale) ogni anno nella stagione secca, che in quella parte di paese è aprile-novembre. Ma si tratta di un ecosistema completamente diverso da quello che ora è in fiamme.

    2) Quale vegetazione sta bruciando?
    Si tratta soprattutto di foreste di eucalipto e del bush, una savana semi arida con alberi bassi, fitti o sparsi, fatta soprattutto di erbe e arbusti e simile alla macchia mediterranea. Si tratta di una vegetazione che è nata per bruciare: il clima dell’Australia centrale è stato molto arido negli ultimi 100 milioni di anni (da quando l’Australia ha compiuto il suo viaggio dall’Antartide alla posizione che occupa attualmente), e gli incendi causati dai fulmini sono stati così frequenti da costringere le piante a evolversi per superarli nel migliore dei modi: lasciarsi bruciare! Il fuoco infatti, se da un lato distrugge la vegetazione esistente, dall’altro apre nuovi spazi perché le piante si possano riprodurre e rinnovare. Molte specie del bush contengono oli e resine molto infiammabili, in modo da bruciare per bene e con fiamme molto intense quando arriva il fuoco. Poiché i semi di queste specie sono quasi completamente impermeabili al fuoco, questo stratagemma è l’unico modo per “battere” la vegetazione concorrente e riprodursi con successo sfruttando le condizioni ambientali avverse a proprio vantaggio. Tuttavia, questa volta le condizioni di siccità sono così estreme che sono in fiamme anche ecosistemi forestali tradizionalmente più umidi e raramente interessati dal fuoco.

    3) Cosa ha causato le accensioni?
    In Australia, metà delle accensioni sono causate da fulmini, e metà dall’uomo per cause sia colpose che dolose (in Italia invece il 95 per cento ha cause antropiche, prevalentemente colpose). Gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate, dove è meno probabile che arrivino le attività umane (con la possibile eccezione degli incidenti alle linee elettriche, che sono state responsabili anche dei devastanti incendi in California del 2017 e 2019). Secondo Ross Bradstock, dell’Università di Wollongong, un singolo incendio causato da fulmine (il Gospers Mountain Fire) ha già percorso da ottobre a oggi oltre 500.000 ettari di bush, e potrebbe essere il più grande incendio mai registrato nel mondo in tempi storici.

    Stanno circolando notizie relative all’arresto di presunti incendiari. In parte sono state dimostrate essere notizie false diffuse per negare il problema del clima. Inoltre non si tratta di piromani, in inglese la definizione di arson include sia il dolo che la colpa. Tuttavia è evidente che qui il problema non è cosa accende la fiamma, ma cosa la fa propagare una volta accesa – sono due fasi diverse e ben distinte.

    4) Cosa sta causando il propagarsi delle fiamme?
    Il 2019 è stato in Australia l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 a oggi. Nell’ultimo anno le temperature medie sono state 1,5 gradi più alte rispetto alla media 1961-1990, le massime oltre 2°C in più, ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente. Un’ondata di calore terrestre e marino ha fatto registrare nel paese temperature record a dicembre (42°C di media nazionale, con punte di 49), mentre la siccità si protrae ormai da ben due anni. Quando l’aria è calda e secca, la vegetazione perde rapidamente acqua per evaporazione e si dissecca. Più la siccità è prolungata, più grandi sono le dimensioni delle parti vegetali che si seccano. Quando anche le parti più grandi (fusti e rami) perdono acqua, cosa che avviene molto raramente, gli incendi possono durare più a lungo proprio come in un caminetto: i “pezzi” piccoli sono quelli che fanno accendere il fuoco, e quelli grandi sono quelli che bruciano per più tempo.

    I combustibili forestali vengono infatti classificati come “combustibili da un’ora”, “da dieci ore”, “da cento” o “da mille ore” a seconda della loro dimensione e di quanto a lungo possono sostenere una combustione. Quello che diffonde le fiamme, invece, è il vento, che spinge l’aria calda generata dalla fiamma sulle piante vicine. Normalmente, gli incendi più vasti si verificano infatti in giornate molto ventose. Incendi molto grandi e intensi sono addirittura in grado di crearsi il vento da soli: l’aria calda sale così rapidamente da lasciare un “vuoto”: per riempirlo, accorre violentemente altra aria dalle zone circostanti. Il risultato è una firestorm, il “vento di fuoco”, con il quale l’incendio si auto-sostiene fino all’esaurimento del combustibile disponibile.

    5) Come mai gli incendi non si riescono a spegnere?
    Per estinguere un incendio è necessario eliminare il combustibile. L’acqua e il ritardante lanciati dai mezzi aerei possono solo rallentare la combustione (raffreddando il combustibile o ritardando chimicamente la reazione di combustione), ma per eliminare il combustibile servono le squadre di terra. Incendi di chioma intensi come quelli che si stanno sviluppando in Australia possono generare fiamme alte decine metri, procedere a velocità superiori a dieci chilometri orari (la velocità di corsa di un uomo medio) e sviluppare una potenza di centomila kW per metro di fronte (!!). Le squadre di terra non possono operare in sicurezza già con intensità di 4.000 kW per metro (25 volte inferiore a quella degli incendi più intensi).

    6) Quali sono gli effetti degli incendi?
    Il bush australiano è un ambiente che desidera bruciare con tutte le sue forze, e bruciando migliora il suo stato di salute e la sua biodiversità – con i suoi tempi, rigenerandosi nel corso di anni o decenni. Anche gli animali conoscono il pericolo e molti sanno rispondere: la stima di mezzo miliardo di animali coinvolti (o addirittura un miliardo) rilanciata dai media è una stima grossolana e un po’ allarmista, che considera ad esempio anche gli uccelli – che ovviamente possono volare e allontanarsi dall’area – con l’importante esclusione dei piccoli e delle uova. Gli animali più piccoli e meno mobili (koala, ma anche anfibi, micromammiferi e rettili) possono effettivamente non riuscire a fuggire, e questi habitat saranno radicalmente modificati per molti anni a venire – molti animali non troveranno più condizioni idonee.

    Altri, in compenso, ne troveranno addirittura di migliori. È un fenomeno noto in Australia quello per cui alcuni falchi sono in grado di trasportare rametti ardenti per propagare attivamente gli incendi su nuove aree, liberando così la visuale su nuovi territori di caccia.

    Gli incendi invece possono creare forti minacce alle specie rare di piante (come il pino di Wollemi) e sono soprattutto molto problematici per l’uomo: già 25 vittime per un totale di 800 morti dal 1967 a oggi, il fumo che rende l’aria pericolosa da respirare, proprietà e attività distrutte per miliardi di dollari di danni. In più, gli incendi creano erosione, aumentano il rischio idrogeologico e rischiano di rendere a loro volta ancora più grave la crisi climatica sia a livello globale, contribuendo all’aumento della CO2 atmosferica (306 milioni di tonnellate emesse finora secondo la NASA, quasi pari alle emissioni di tutto il paese nel 2018), che locale, depositando i loro residui sui ghiacciai neozelandesi che, resi così più scuri, rischiano di fondersi con maggiore rapidità.

    7) Cosa c’entra il cambiamento climatico?
    La straordinaria siccità australiana è stata generata da una rara combinazione di fattori. Normalmente il primo anello della catena è El Niño, un riscaldamento periodico del Pacifico meridionale che causa grandi cambiamenti nella meteorologia della Terra, ma quest’anno El Niño non è attivo. Si è invece verificato con una intensità senza precedenti un altro fenomeno climatico, il Dipolo dell’oceano Indiano (IOD) – una configurazione che porta aria umida sulle coste africane e aria secca su quelle australiane. È dimostrato che il riscaldamento globale può triplicare la frequenza di eventi estremi nell’IOD.

    A questo si è sovrapposto, a settembre 2019, un evento di riscaldamento improvviso della stratosfera (oltre 40 gradi di aumento) nella zona antartica, anch’esso straordinario, per cause “naturali”, che ha portato ulteriore aria calda e secca sull’Australia. Il terzo fenomeno è stato uno spostamento verso nord dei venti occidentali (o anti-alisei), i venti che soffiano costantemente da ovest a est tra 30 e 60 gradi di latitudine sui mari dei due emisferi terrestri. Lo spostamento verso nord degli anti-alisei (Southern Annular Mode) porta aria secca e calda sull’Australia, e sembra venga favorito sia dal climate change che, pensate un po’, dal buco dell’ozono. Il cambiamento climatico quindi c’entra eccome, sia nella sua azione diretta (l’aria australiana si è riscaldata mediamente di almeno un grado nell’ultimo secolo) sia indirettamente attraverso le sue influenze sulle grandi strutture meteorologiche dell’emisfero sud.

    8) Cosa c’entra la politica australiana?
    Molte critiche si sono concentrate sul governo australiano, responsabile di non impegnarsi abbastanza per raggiungere i già modesti impegni (riduzione delle emissioni del 28 per cento dal 2005 al 2030) che il paese aveva contratto volontariamente agli accordi a Parigi. Il problema principale è che l’economia dell’Australia è fortemente basata sull’estrazione e l’esportazione di carbone (soprattutto verso Giappone – 40 per cento dell’export –, Cina e India), un combustibile fossile la cui estrazione non è compatibile con il raggiungimento degli obiettivi di Parigi per contenere la temperatura della Terra al di sotto di 1.5 °C rispetto all’epoca preindustriale.

    L’industria del carbone impiega quasi 40mila lavoratori australiani ed è fortemente sussidiata dal governo. L’attuale governo conservatore, come in altre parti del mondo, è tendenzialmente restio a decarbonizzare l’economia nazionale. Tuttavia non occorre confondersi: ogni nazione è connessa a ogni altra. Gli incendi in Australia non sono solo responsabilità del primo ministro Morrison o di chi l’ha eletto, ma di tutte le attività che nel mondo continuano a contribuire all’aumento della CO2 atmosferica – produzione e consumo di energia (30 per cento), trasporti (25 per cento), agricoltura e allevamento (20 per cento), riscaldamento e raffrescamento domestico (15 per cento) e deforestazione (10 per cento) – tutte cose di cui sei responsabile anche tu che leggi, e anche io che scrivo (sì, anche la deforestazione tropicale).

    9) Si poteva prevedere o evitare?
    Tutti gli ultimi report dell’IPCC, delle istituzioni di ricerca australiane sull’ambiente, e dello stesso governo, concordano nel segnalare un aumento del pericolo incendi in Australia a causa del cambiamento climatico, con grado di probabilità “virtualmente certo”. Anche l’arrivo di configurazioni meteorologiche di grande pericolosità è monitorato e conosciuto con un buon anticipo. Gli allarmi sono stati diramati e le evacuazioni correttamente effettuate, a quanto mi è dato di sapere. Ma la sfida dei servizi di lotta agli incendi, valida anche in Italia, è come mantenere operativo un sistema che ha bisogno di attivarsi su vastissima scala solo una volta ogni decennio.

    L’altro strumento per evitare gli incendi è la prevenzione, che viene svolta su grandi estensioni con la tecnica del “fuoco prescritto”, che elimina il combustibile utilizzando una fiamma bassa e scientificamente progettata (un tipo di intervento approvato anche da molti ecologisti australiani, e praticato da quarantamila anni dalle popolazioni aborigene). Nel 2018-2019 sono stati soggetti a questo trattamento 140mila ettari di territorio, la cui applicazione è però severamente limitata dalla mancanza di fondi e, sempre lui, dal cambiamento climatico, che riduce il numero di giorni con condizioni meteorologiche idonee ad effettuarlo. C’è da dire che l’intensità della siccità e degli incendi in corso avrebbe messo probabilmente in difficoltà anche i servizi e le comunità più preparate.

    10) Cosa possiamo fare?
    Ridurre le nostre emissioni con comportamenti collettivi e ad alto impatto. Sforzarci di vedere l’impronta del climate change e delle nostre produzioni e (soprattutto) dei nostri consumi in quello che sta succedendo. Il problema più grande che abbiamo è questo. I koala sono colpiti duramente, ma domani toccherà ancora ad altri animali, altri ecosistemi… altri uomini. E forse anche a noi.

    Per chi vive a contatto con un bosco, informarsi sul pericolo di incendio e sulle pratiche di autoprotezione necessarie a minimizzare il rischio alla vostra proprietà: gli incendi colpiranno di nuovo anche in Italia, con sempre più intensità, e possibilmente in luoghi in cui non ve li aspettereste. Sapersi proteggere è estremamente importante.

    Bibliografia, in inglese:

    Una sintesi di ciò che sta succedendo in Australia del New York Times.
    Il clima australiano nel 2019.
    Come sono fatte le foreste australiane.
    Cos’è un firestorm.
    Cos’è il Dipolo dell’oceano Indiano.
    I legami tra il riscaldamento climatico e il Dipolo dell’oceano Indiano.
    L’evento di riscaldamento improvviso della stratosfera di settembre 2019.
    Cos’è il Southern Annular Mode.
    La variabilità del meteo australiano e il cambiamento climatico.
    Stima degli animali colpiti dagli incendi.
    Le politiche riguardo al cambiamento climatico dell’Australia.
    Come funziona la prevenzione degli incendi in Australia.

    • Riccardo Pusceddu
      gennaio 10, 2020 alle 3:32 am

      Il fuoco prescritto va forse bene in Australia perche’ la gran parte degli ecosistemi del paese e’ frutto di questa pratica da 46mila anni (anche se non sarebbe male ripristinare un po’ della vegetazione che era presente prima dell’arrivo degli aborigeni).
      In Italia pero’ non credo che vada altrettanto bene ai fini della biodiversita’.

  14. G.Maiuscolo
    gennaio 9, 2020 alle 8:28 pm

    Grazie Dott. Giorgio Vacchiano:
    un post molto utile ed illuminante, drammaticamente illuminante. ( In tutti i sensi)
    Prus illuminanti de su fogu…
    😦

  15. G.Maiuscolo
    gennaio 9, 2020 alle 8:36 pm

    La catastrofe che sta uccidendo tanti animali in Australia, mi suggerisce di segnalare questo articolo del CORRIERE (09.01.2020) in cui si parla di api sterminate a miliardi, cosa che, di certo, non fa bene al Pianeta, anche se il problema non è a due passi da casa.
    Lasciate in pace le api, lasciamo in pace le api e lasciamole vivere.

    “NEWS
    Latte di mandorla: un affare che sta uccidendo miliardi di api,
    di Chiara Amati

  16. sardo
    gennaio 11, 2020 alle 11:36 am

    Vacchiano è un bravissimo e noto ricercatore ma non condivido l’affermazione che il “bush australiano è un ambiente che desidera bruciare con tutte le sue forze”.
    Personalmente ho già fatto una riflessione all’inizio di questo blog sui catastrofici incendi in atto in Australia. E’ altrettanto certo che dal “bush” (savana semi arida con alberi bassi, fitti o sparsi, fatta soprattutto di erbe e arbusti e simile alla macchia mediterranea) gli incendi possano estendersi facilmente (come sta succedendo) alle foreste di eucalitti per cui occorre intendersi se per difendere queste ultime e le comunità umane vicine occorra dedicare grande attenzione e protezione anche al “bush” oppure lasciarlo “desiderare di bruciare con tutte le sue forze”…. Per me anche il “bush” fa parte del creato e deve esser considerato importantissima risorsa naturale e rifugio di nutrimento e vita. Se esiste è perché la natura l’ha selezionato per colonizzare e vegetare in quelle determinate condizioni ambientali altrimenti ci sarebbe stato il deserto. Mi pare opportuno evidenziare inoltre che l’evoluzione naturale gli ha consentito di esistere come vegetazione capace di sopportare proprio quelle difficili condizioni rendendole meno ostili anche per l’uomo.
    Per questo ribadisco che oggi di fronte a queste catastrofi non può esser tollerata alcuna forma regressiva di gestione dello spazio naturale e delle foreste che abbia alla base un approccio non in grado di assicurargli massima considerazione e rispetto quali valori assoluti di rifugio, protezione, nutrimento e vita. Per questo viceversa a mio avviso occorre urgentemente intervenire per invertire questa drammatica tendenza, in tutto il mondo, Sardegna compresa.

    • Riccardo Pusceddu
      gennaio 11, 2020 alle 4:37 pm

      Il “bush” non desidera bruciare con tutte le sue forze. E’ solo equipaggiato per resistere al fuoco a causa della selezione naturale esercitata dagli aborigeni fin dal loro arrivo in Australia, circa 50 mila anni fa. Pare che l’Australia prima di allora avesse una composizione della flora abbastanza diversa, nel senso che le piante resistenti al fuoco come gli eucaliptus e quelle dell’attuale “bush” erano molto meno numerose e confinate negli angoli del paese piu’ soggette ad incendi naturali. Si erano tutte gia’ evolute ma non rappresentavano la maggior parte della flora.
      Ecco perche’ secondo me (e non ne so piu’ di tanto in fatto di aborigeni e flora australiana) il motivo principale per cui gli incendi vanno assolutamente evitati, compreso il fuoco “prescritto”. Si dovrebbe cercare di riportare la flora Australiana a com’era prima dell’arrivo degli aborigeni o perlomeno di estendere quegli ecosistemi in cui non sono presenti specie capaci di sopravvivere agli incendi. Questi ecosistemi ora si stanno restringendo sempre piu’ a causa del fatto che gli incendi sono sempre piu’ frequenti e distruttivi in conseguenza dei cambiamenti climatici.

  17. sardo
    gennaio 11, 2020 alle 8:02 pm

    Concordo può essere una via. Certo non esaustiva purtroppo. In ogni caso occorre scongiurare il più possibile l’innesco degli incendi da parte dell’uomo.

  18. gennaio 12, 2020 alle 1:27 pm

    ecco a che cosa porta avere governanti inadeguati e pieni di interessi particolari.

    A.N.S.A., 12 gennaio 2020
    Australia: mea culpa premier su incendi.
    Morrison, ‘Avrei potuto gestire meglio’. parte inchiesta: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2020/01/12/australia-mea-culpa-premier-su-incendi_fde27389-3512-4033-bcaf-e90022494fe6.html

    ———-

  19. febbraio 25, 2020 alle 11:46 am

    A.N.S.A., 25 febbraio 2020
    Bruciato 1/5 delle foreste in Australia, incendi ‘senza precedenti’.
    I più estesi nel mondo degli ultimi due decenni: https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2020/02/25/bruciato-15-foreste-in-australiaincendi-senza-precedenti_d0a2e2fb-5337-49e1-8a6e-bd756e51d86a.html

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