Chernobyl, magari imparassimo qualcosa…


La specie Homo sapiens passa per essere quella più intelligente mai comparsa sulla Terra.

Contemporaneamente – ma questo in una ricerca scientifica non lo troverete mai – è anche la più cretina.

Sì, è vero, basta guardarsi intorno e ne abbiamo esempi quotidiani, ma su larga scala è anche peggio.

Un esempio che dovrebbe servirci per riflettere e, magari, per imparare qualcosa.

Il 26 aprile 1986 il reattore n. 4 della centrale nucleare centrale nucleare V.I. Lenin vicino alla città di Chernobyl, nell’Ucraina settentrionale, in Unione Sovietica, esplode e s’incendia.

Dopo un’iniziale reticenza, le autorità sovietiche sono costrette ad ammettere l’incidente.

Uno dei due incidenti nucleari classificati come catastrofici con il livello 7, il massimo della scala INES dell’IAEA, insieme a quello avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi (Giappone) nel marzo 2011.

Come il Cielo volle, l’incendio venne spento, il reattore venne incapsulato in colate di cemento, l’intera area per centinaia di chilometri quadrati venne evacuata e lo è tuttora.

Non si sa quanti morti e malati vi siano stati, vi siano e vi saranno a causa dell’incidente nucleare.  Le stime altro non sono che stime, visto che non sono state effettuate affidabili ricerche epidemiologiche in proposito.

Migliaia, centinaia di migliaia.  Come a Fukushima.

E le radiazioni continueranno a uccidere per un bel pezzo.

Quanto accaduto non poteva accadere e ha mandato al diavolo qualsiasi previsione compatibilista

Ecco come ha reagito la Natura…

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

da Il Corriere della Sera, 13 giugno 2019

Gli animali di Chernobyl ci svelano quanto noi umani siamo insignificanti.

La catastrofe nucleare ha messo a repentaglio solo la specie umana: attorno alla centrale esplosa nel 1986 oggi c’è un’oasi eccezionale di biodiversità. (Fabrizio Rondolino)

Nella quarta puntata di «Chernobyl» (un piccolo capolavoro sulla stupidità criminale della burocrazia totalitaria, in onda da questa settimana su Sky Atlantic) c’è una lunga sequenza dedicata ad una squadra di decontaminazione cui è stato assegnato un compito spaventoso: uccidere e seppellire sotto una colata di cemento tutti gli animali presenti nell’area, perché contaminati dalle radiazioni. Bacho, il caposquadra, è un reduce dell’Afghanistan e conosce l’orrore della guerra, ma ciò nondimeno è sconvolto: Dovete ucciderli con un solo colpo, è un ordine – scandisce ubriaco di vodka –. E vi ammazzo se li fate soffrire». Questo accadeva nel maggio del 1986. E poi? Che cosa è successo negli anni successivi? Ci sono animali a Chernobyl trentatré anni dopo l’esplosione?

Chernobyl, per quanto possa suonare impossibile, è oggi una delle oasi naturali più ricche di biodiversità del pianeta: è, letteralmente, un paradiso terrestre. Peter Hayden, un documentarista neozelandese, nel 2007 è entrato nella zona contaminata, dove dal 1986 non vive più un solo umano, e ha raccontato la storia di una gatta di tre anni e dei suoi micetti, di un giovane lupo solitario che finalmente trova la sua compagna, di due cuccioli di orso che esplorano le case abbandonate… e poi cervi e cavalli selvatici, aquile e cinghiali, alci e civette, castori e linci, insetti multicolori e vegetazione lussureggiante. Il documentario si intitola «Chernobyl Reclaimed: An Animal Takeover» e merita davvero di essere visto. Tre anni fa un inviato del National Geographic ha compiuto un viaggio analogo e ha raccontato con uguale meraviglia l’esplosione della vita animale intorno alla centrale che tuttora emette radiazioni. Come è possibile?

Bisonti europei (Bison bonasus)

La scomparsa dell’uomo ha significato la scomparsa dei pesticidi, dei gas di scarico e di ogni altra forma di inquinamento, nonché dei cacciatori e delle automobili, migliorando drasticamente, nel giro di pochi anni, la qualità dell’ambiente e le opportunità di vita. E questo spiegail ripopolamento impetuoso della fauna selvatica, tranne che per un dettaglio: la radioattività. Gli studiosi non hanno una spiegazione certa, ma l’ipotesi più probabile è che l’attesa di vita degli animali sia troppo breve per consentire lo sviluppo di cellule tumorali; in aggiunta, gli animali si riproducono molto più rapidamente di noi e dunque, in assenza della pressione antropica, ristabiliscono senza difficoltà l’equilibrio eventualmente intaccato da morti premature. Infine, non sono state rilevate mutazioni genetiche significative, tranne il piumaggio di un uccello e poco altro.

A me pare che questa storia contenga più di un insegnamento. Tanto per cominciare, cancella una volta per tutte le immagini apocalittiche legate al disastro nucleare: anziché un deserto dove sopravvivono giusto i coleotteri, come ci hanno insegnato i film di fantascienza e i rapporti degli esperti, il paesaggio post-atomico è invece una copia del Giardino dell’Eden prima che Dio ci creasse. O, detto in un altro modo: gli umani pacificamente intenti alla loro vita quotidiana sono più pericolosi per la natura dell’esplosione simultanea di 200 bombe di Hiroshima (questa è stata la potenza di Chernobyl). E tuttavia, per un tragico contrappasso, sono anche le sole vittime dell’incidente: siamo noi, infatti, gli unici esseri viventi che non possono vivere a Chernobyl, perché moriremmo di cancro e non riusciremmo a riprodurci abbastanza in fretta per evitare l’estinzione. E anche qui c’è un insegnamento: via via che ci allontaniamo dallo stato naturale migliorano le nostre condizioni individuali (per dire, viviamo il doppio dei nostri cugini scimpanzè), ma peggiorano le nostre probabilità di sopravvivenza al di fuori della sfera tecnologica in cui siamo immersi fin dalla nascita (anzi, dal concepimento). L’apocalissi nucleare, che è poi il rovescio impaurito della nostra sfrenata ambizione prometeica a comandare l’universo, non è affatto un’apocalissi: tutt’al più è l’estinzione di una specie. La nostra.

Qui sta secondo me l’ultimo e più importante insegnamento degli animali e delle piante di Chernobyl: noi umani non abbiamo tutto questo potere, non siamo così importanti. Noi umani non siamo i signori della Terra né i padroni della natura, e per quanti disastri possiamo combinare restiamo insignificanti e marginali. Possiamo fare molto male a noi stessi, questo sì: ma neppure l’esplosione di una centrale nucleare riesce a cancellare la natura. Al contrario, la rende infinitamente più ricca e lussureggiante. Smettiamola dunque di voler salvare il pianeta: è noi stessi che potremmo dover salvare.

Lupo europeo (Canis lupus lupus)

6 ottobre 2015

Lo studio pubblicato su Current Biology.

Chernobyl: linci, lupi e alci più numerosi di prima dell’incidente.

«Non significa che le radiazioni siano positive ma che gli effetti degli insediamenti umani, inclusi caccia e allevamenti, sono molto peggiori».

Dopo che per anni è rimasta disabitata, un deserto di morte, è tornata la vita nell’area vicino la centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina. A quasi 30 anni da quel grave incidente, alci, caprioli, cervi rossi, cinghiali e lupi sono tornati a popolare la zona vicino la centrale, che ora sembra quasi una riserva naturale.

L’incidenza dell’attività umana

Descritta sulla Current Biology, la ricerca dell’università di Portsmouth offre una lezione importante per valutare l’impatto a lungo termine del più recente incidente nucleare di Fukushima. «È molto probabile che gli animali selvatici a Chernobyl siano molti di più di quelli presenti prima dell’incidente», precisa Jim Smith, coordinatore dello studio. «Ciò non significa che le radiazioni siano una cosa buona per la fauna selvatica, ma solo che gli effetti degli insediamenti umani, inclusi caccia e allevamenti, sono molto peggiori».

La «zona di esclusione» come una riserva

I primi studi sui 4.200 chilometri quadrati della zona di esclusione avevano mostrato gravi effetti dalle radiazioni e un’importante calo della fauna selvatica. I nuovi dati, basati su un censimento di lungo periodo e rilevazioni aeree, dimostrano che le popolazioni di mammiferi sono tornate. Come testimoniano anche foto e video raccolte dalle telecamere posizionate sulla zona che si possono vedere on line. La relativa abbondanza di alci, caprioli, cervi rossi e cinghiali nella zona di esclusione è ora simile a quella riscontrata nelle quattro riserve naturali non contaminate della regione. Il numero di lupi che vive dentro e vicino il sito di Chernobyl è sette volte maggiore di quello presente nelle altre riserve. I rilevamenti fatti rivelano anche la progressiva crescita nelle popolazioni di questi animali da uno a 10 anni dopo il disastro. «Questi risultati dimostrano per la prima volta che, indipendentemente dai potenziali effetti delle radiazioni sui singoli animali, la zona di esclusione di Chernobyl ospita un’abbondante comunità di mammiferi dopo quasi 30 anni di esposizione cronica alle radiazioni», conclude lo studio.

Capriolo (Capreolus capreolus)

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    giugno 21, 2019 alle 2:33 am

    Verrebbe quasi da augurarsi che scoppino piu’ centrali nucleari possibile per salvare altre zone. Sicuramente una in Congo e l’altra in Amazzonia e una anche a Sumatra e nel Borneo. Oh, dimenticavo il Madagascar anche se li non c’e’ rimasto tanto da salvare. Una anche sott’acqua vicino alla grande barriera corallina australiana.
    Tuttavia l’uomo non si estinguera’ mai e sicuramente non a causa delle radiazioni. Siamo troppo avanti con la tecnologia perche’ questo accada. E non ci sarebbe nemmeno da augurarselo perche’ noi in quanto esseri intelligenti siamo in ultima analisi l’unica speranza per questo pianeta che non dimentichiamolo, il sole esplodera’ fra 5 miliardi di anni e allora si che sara’ veramente la fine per animali e piante.
    Dominare l’universo e altrettanto importante perche’ anch’esso non durera’ in eterno. Unica speranza: esseri senzienti come noi ma molto piu’ longimiranti di noi.

  2. G.maiuscolo
    giugno 21, 2019 alle 7:54 am

    Gentile Pusceddu, vedo che lei dorme poco o quantomeno…a tarda ora!
    L’augurio che lei fa, ossia che scoppino più centrali nucleari per salvare altre zone, è un augurio che, personalmente, preferirei non farmi e non fare ad altri.
    Ci sarebbero altri sistemi per tentare, dico tentare almeno, di evitare danni all’ambiente.

    Guardo poca tv, ma sto seguendo con grande interesse su Sky Atlantic la serie su Chernobyl che trovo interessante ma anche inquietante ed angosciante per la crudezza di certe scene che lasciano intravedere verità mai svelate, almeno per quel che io ricordo.

    Bella pagina questa di oggi, caro “Gruppo”, davvero una bella pagina e interessante l’articolo di F. Rondolino.

    Parto da una considerazione tristissima ma efficacemente riportata dal nostro Dottore:
    “La razza umana ancorché considerata intelligente, è anche la più cretina”; da questo momento, l’ inconfutabile classificazione della razza umana a cura del nostro Dottore, , può considerarsi presente in un pubblico contesto ( pur non apparendo in nessuna pubblicazione…)
    Bene.

    (…) “La scomparsa dell’uomo ha significato la scomparsa dei pesticidi, dei gas di scarico e di ogni altra forma di inquinamento, nonché dei cacciatori e delle automobili, migliorando drasticamente, nel giro di pochi anni, la qualità dell’ambiente e le opportunità di vita.”

    Anche questa dichiarazione del giornalista dimostra quanto noi, genere umano, siamo devastatori e distruttori di un ambiente che, se salvato e tutelato, potrebbe garantirci migliori condizioni di vita; così non è, in tutta evidenza.

    (…) “Gli umani pacificamente intenti alla loro vita quotidiana sono più pericolosi per la natura dell’esplosione simultanea di 200 bombe di Hiroshima (questa è stata la potenza di Chernobyl). E La relativa abbondanza di alci, caprioli, cervi rossi e cinghiali nella zona di esclusione è ora simile a quella riscontrata nelle quattro riserve naturali non contaminate della regione. Il numero di lupi che vive dentro e vicino il sito di Chernobyl è sette volte maggiore di quello presente nelle altre riserve”.

    Grande lezione da parte degli animali che, senza di noi, sono in grado di badare alla loro vita, fare senza di noi e vivere, per quanto è loro concesso, e di essere felici, seppur per breve tempo.
    Dovremmo essere lieti per gli animali, ma quel che vien fuori da questo quadro sconfortante dovrebbe anche farci riflettere e pensare.
    Io vorrei tanto che il genere umano non scomparisse: io vorrei che il genere umano comprendesse quale importante ruolo DEVE avere nella conservazione e nella tutela del proprio ambiente.

    Dopo i fatti di Chernobyl, partecipai ai cosiddetti “soggiorni di risanamento” dei bimbi che avevano bisogno di essere ospitati e di respirare aria sana: imparai tanto da loro e ancora oggi, per sentirmi viva e un po’ felice, cerco di ricordare la…”speranza ” che lessi nei loro occhi e…tanto mi basta per considerarmi viva e “inclusa” in questo disgraziato mondo, seppur immeritatamente.

    Buona giornata a tutti.
    🙂

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 21, 2019 alle 1:06 pm

      Ovviamente il mio non era un augurio ma solo del semplice sarcasmo.
      Anch’io come Lei condivido appieno l’augurio, questo si, che la nostra specie fosse diversa ma purtroppo non lo e’, non ancora per lo meno. Non siamo equipaggiati geneticamente per pensare a lungo termine e per regolare la nostra presenza su questo pianeta autolimitando il nostro sviluppo. Quindi vige ancora sovrana l’eterna legge Darwiniana del vinca il piu’ forte che se non fossimo cosi intelligenti funzionerebbe a meraviglia mantenendo il nostro numero costante invece di farlo esplodere come avviene oggi.
      Conclusione: solo riducendo drasticamente la popolazione mondiale si potra’ evitare la sesta estinzione di massa. E visto che ci siamo dovremmo anche migliorarla questa popolazione che cosi com’e’ e composta principalmente da individui che sono incapaci di sopravvivere senza aiuti esterni, soprattutto nel terzo mondo.

  3. G.Maiuscolo
    giugno 21, 2019 alle 2:58 pm

    Sì, l’avevo compreso il suo sarcasmo: fino a cose così semplici ci arrivo; ma non mi faccia discorsi complicati, perché altrimenti sono costretta a fermarmi; ognuno arriva dove può…sa!

    Bah… le sue conclusioni finali mi lasciano molto perplessa, e non condivido quel suo argomentare sulla popolazione mondiale, che, a sentir Lei, (…) “è composta principalmente da individui che sono incapaci di sopravvivere senza aiuti esterni, soprattutto nel terzo mondo.”. Principalmente, così ha scritto…
    Su 7,69 miliardi di individui, quanti sarebbero quei…”principalmente?

    E le responsabilità, Le chiedo, di chi sono le responsabilità storiche, se tali popolazioni hanno, oggi, bisogno di aiuti esterni?

    Mi verrebbe da dirLe…”Vorrei vedere Lei se…avesse pesantemente subito…”

    Lascio correre e la lascio dormire; magari sarà anche stanco…

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 23, 2019 alle 1:13 am

      Le popolazioni del terzo mondo prima che gli Europei arrivassero portando con loro la civilta’ erano in perfetto equilibrio col loro ambiente naturale e quindi la loro consistenza numerica era limitata. Nascevano tanti bambini come adesso, forse anche piu’ che adesso, ma la maggiorparte moriva prima dei 5 anni di vita di malattia o malnutrizione o per entrambe le cose, visto che esse sono abbastanza correlate.
      I vaccini e le nuove pratiche nell’agricoltura e nell’allevamento del bestiame, entrambe frutto del genio Europeo hanno fatto esplodere quelle popolazioni fino al punto che hanno quasi tutte bisogno di aiuti allo sviluppo se non addirittura aiuti alimentari o per altre calamita’ naturali come terremoti e quant’altro. La nostra magnanimita’ e il nostro eccessivo buonismo nel dare incondizionatamente senza chiedere niente in cambio, se non sulla carta, hanno prodotto un rimedio peggiore del male, come sempre accade in questi casi.
      Io non ho “pesantemente subito” o almeno come sardo ne piu’ ne meno di quanto si meritassero i miei antenati proprio grazie a loro e alla loro volonta’ di non subire a oltranza e di ingegnarsi a farcela da soli. Non si puo’ dire altrettanto del terzo mondo purtroppo.

  4. Franco Anedda
    giugno 21, 2019 alle 5:02 pm

    Questo documentario è fatto meglio.

  5. G.Maiuscolo
    giugno 21, 2019 alle 5:52 pm

    Anche lei se ne è già andata…

  6. giugno 21, 2019 alle 9:27 pm

    Il fatto più straordinario è che negli umani intelligenza e cretinaggine molto sovente convivono nello stesso individuo.
    Non ci estingueremo: voleremo verso altri pianeti e la Terra rimarrà la nostra amata Madre, finalmente libera dai suoi ingrati e distruttivi figli umani:)

  7. G.Maiuscolo
    giugno 22, 2019 alle 8:10 am

    (…)”Non ci estingueremo: voleremo verso altri pianeti e la Terra rimarrà la nostra amata Madre, finalmente libera dai suoi ingrati e distruttivi figli umani:)”

    Che bel pensiero, Mara…
    Pensieri di speranza…contro ogni sorta di pessimismo…e anche un motivo di riflessione su “noi”, grandi distruttori…

    • Mara machtub
      giugno 22, 2019 alle 10:50 am

      Grazie, sei molto gentile!

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 23, 2019 alle 1:23 am

      Purtroppo non si risolvono i problemi con meri pensieri carichi di speranza. Anzi, e’ stata proprio la speranza mal riposta nel terzo mondo che ha fatto espoldere demograficamente quelle popolazioni e ora e’ troppo tardi per tornare indietro. Solo se si impiegassero a partire da oggi strategie estremamente stringenti per il controllo demografico si potrebbe forse evitare la sesta estinzione di massa e il collo di bottiglia evolutivo che portera’ alla morte del 99% della popolazione mondiale al sopravvenire della prossima incombente carenza di energia/risorse. Purtroppo siamo lontanissimi anche dal solo proporre simili strategie e a quei pochi che le propongono, come il sottoscritto, viene dato del razzista e del Nazista.

      • G.Maiuscolo
        giugno 23, 2019 alle 11:25 am

        (…) “Purtroppo non si risolvono i problemi con meri pensieri carichi di speranza.”

        Lo so bene che i problemi non si risolvono con …”meri pensieri di speranza” ; lo so da me: non mi serve la sua lezioncina. Se la tenga.
        Quanto “alla speranza mal riposta nel terzo mondo”…ma mi faccia il piacere…
        Ho letto da qualche parte su Colonialismo e Neo colonialismo: (…) ” L’occidentale esporta i propri valori economici, politici e sociali ed esibisce per ciascuno di essi tutta la sua superiorità: un tratto dominante del colonialismo. La coscienza della superiorità dell’occidentale implica il “dato di fatto” dell’inferiorità dell’altro”.

        Lei parla di “strategie estremamente stringenti per il controllo demografico”; nel nostro Paese, ( posto che il controllo demografico si eserciti attraverso una corretta informazione contraccettiva, ossequiata…è chiaro, altrimenti che contraccezione è…anche se è noto che non nascono più bambini in Italia e che la popolazione invecchia), nel nostro Paese, dicevo, i bimbi vengono messi al mondo e poi spietatamente uccisi, come il caso salernitano drammaticamente e vergognosamente insegna.

        Basta?
        Dorma di più; riposare la notte adeguatamente, rende la mente più lucida e meno tormentata!

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 26, 2019 alle 12:14 am

        Se c’e’ una che qui fa lezioncine quella e Lei quando parla di noi Europei come civilta’ superiore come se fosse una colpa esserlo anzi peggio, sottintendendo che non lo siamo, come se la civilta’ europea che ha prodotto geni del calibro di Einstein e Beethoven equivalga a quella degli aborigeni australiani o di gran parte dell’Africa sub sahariana e delle civilta’ mesoamericane che non erano neppure riuscite a inventare la ruota o una loro scrittura.
        Riguardo alla contraccezione io veramente mi riferivo ad usarla nel terzo mondo, non da noi dove purtroppo e’ usata fin troppo. Ci limitiamo a dare un mare di denaro praticamente a fondo perduto senza chiedere ai paesi che li richiedono nessuna condizione nel ridurre la popolazione. Aiuto incondizionato o quasi: nel passato soprattutto si davano per motivi politici dovuti alla guerra fredda mentre adesso e quasi esclusivamente per buonismo e mal riposto senso di colpa per il nostro passato coloniale che invece a portato non solo sfruttamento ma anche tanto benessere come dimostra il caso dello Zimbabue (ex Rodesia) e ora del Sud Africa dove gli oppressi di un tempo cominciano a rimpiangere l’apartheid.
        Come ho gia’ scritto in altri commenti, a fare del bene a volte si finisce a fare piu’ male che bene. Bisogna sempre porre condizioni prima di farsi prendere dalla compassione e dalla speranza.

      • Mara machtub
        giugno 23, 2019 alle 4:46 pm

        Gentilissimi: secondo me sbagliate entrambi. I problemi si risolvono esattamente con il pensiero (meglio se carico di ottimistica speranza :)), al quale certamente devono seguire le azioni. Pensare, pensare e poi ancora pensare. L’uomo ha progredito grazie a questa sua miracolosa capacità e sempre ha distrutto seguendo l’istinto peggiore (Avidità, possesso e via tristemente elencando). Non serve un’ecatombe per salvare l’umanità, visto che quasi certamente non sopravviverebbero i migliori. Servono pensieri e piani a lunga scadenza, impegno collettivo, un poco meno di “catto-buonismo” e la generale consapevolezza che dovremo cercare spazi altrove, come fecero i primi uomini spostandosi in cerca di risorse.
        E prima di tutto serve un pensiero essenziale: siamo vivi per un complicato mirabile concorso di cause, moriremo per lo stesso motivo: e per fortuna Madre Terra ci sopravviverà.

  8. G.Maiuscolo
    giugno 23, 2019 alle 7:06 pm

    Gentile Mara,
    rispondo solo per quella parte “sbagliata” che mi attribuisci (“secondo me sbagliate entrambi.”).

    So bene, forse un po’ più…di tanti altri, che siamo vivi per…” un complicato mirabile concorso di cause.

    Ma posso dirti che il mio personale impegno di donna e di madre, professionalmente appagata e grata, e la mia tenace consapevolezza, sono a totale disposizione della ricerca del “bene comune” ed anche di quello che considero uno sforzo necessario da parte di tutti noi per la difesa del Pianeta.

    Dopo quasi dieci anni dalla tremenda diagnosi, ho sconfitto il temibile e impietoso “signore” abituato a vincere sempre purtroppo; non con me, mi dispiace per lui, e oggi sono ancora felicemente viva ( a proposito di mirabile concorso di cause…) perché mangio poco, bevo molta acqua, cammino assai, faccio ginnastica e vado in palestra, scrivo cose che amo, rispetto il mio prossimo, sorrido, leggo e penso, penso sempre, in ogni luogo, in ogni momento, in ogni dove e anche mentre dormo. Anche se pensare, a volte, è doloroso.
    Ma vuoi mettere la passione…del pensare!
    Il pensiero della morte, perché morire bisogna, diceva il poeta, per me non è e non sarà una preoccupazione.

    Il mio pensiero costante è un ALTRO: questa splendida Terra e madre deve sopravviverci, deve continuare ad ESSERE, ora e sempre. Ma con il sano e costante impegno da parte di tutti noi.
    Grazie, con ottimistica speranza.

    • Mara machtub
      giugno 25, 2019 alle 4:05 pm

      🙂

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 26, 2019 alle 12:21 am

      Senza l’uomo pur con i suoi istinti distruttivi e il suo innato egoismo (che longi dall’essere negativi, ci hanno invece portato a essere quello che siamo invece che una specie qualunque di mammifero) la terra e’ condannata a essere vaporizzata fra 4 miliardi di anni quando il sole comincera’ a finire il combustibile che lo tiene stabile. Altro che esistere per sempre!

      • Mara machtub
        giugno 26, 2019 alle 8:09 am

        4 miliardi di anni… praticamente un sospiro di farfalla :).
        E secondo te, caro Riccardo, l’uomo riuscirà ad evitare la vaporizzazione della Terra? Penso che sarà già molto lontano, forse non sarà nemmeno più uomo come lo conosciamo ora, ma un grande cervello quasi immortale. (ok… anche a me l’ipotesi mette i brividi, ma per fortuna “Noi non ci saremo”)
        Buona giornata a tutti, Amici del GRIG.

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 26, 2019 alle 1:46 pm

        Cara Mara, lo scopo ultimo della vita e’ quello di continuare a esistere quindi 4 anni o 4 miliardi di anni sono la stessa cosa. Inoltre 4 miliardi di anni in confronto a quanto si stimi l’universo possa esistere in una forma che permetta la vita – l’ultimo buco nero evaporera’ fra 10 elevato 100 anni – sono davvero un “sospiro di farfalla”. Quello che pensa Mara o Riccardo non ha alcuna importanza perche’ il cervello e’ solo un prodotto dei nostri geni, creato da essi per consentirgli di esistere a tempo indeterminato.
        L’idea di un cervello quasi immortale, senza il quasi pero’, dovrebbe darti meno i brividi della nostra estinzione completa fra 4 o 10 elevato 100 miliardi di anni perche’ in quest’ultima ipotesi e’ come se fossimo vissuti per nulla. Tutto sparira’, financo il ricordo di cio’ che siamo stati. Questo si dovrebbe metterti i brividi.
        Dobbiamo assolutamente evitare che succeda e per questo serve un’approccio alla realta’ molto piu’ basato su di essa che sui nostri sentimenti. Concetti come eguaglianza e multiculturalismo ci allontanano da questo obbiettivo.

      • Mara machtub
        giugno 27, 2019 alle 10:40 am

        “Evaporati in una nuvola rossa..”
        Anche a me immaginare così lontano mette i brividi, caro Riccardo, ma non patisco la sindrome da oblio. Tutti saremo dimenticati, come già è successo a miliardi di altri umani tranne i rarissimi Geni. Ma sono certa che non siamo vissuti invano, se nulla si distrugge e tutto si trasforma, saremo parte di altri organismi ed è un bellissimo pensiero, anche se non ne conserveremo memoria.
        In quanto all’uguaglianza… ci credo poco. Ognuno di noi è un individuo, mentre il multiculturalismo è già fra noi da secoli e continuerà ad espandersi. Inutile opporsi, non credi?

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 27, 2019 alle 1:11 pm

        Io mi riferivo non alle molecole che compongono i nostri corpi ma ai nostri geni. La vita e’ cosa diversa dalle molecole inorganiche. Essa conserva un ricordo attraverso il materiale genetico che la rende tale, ovvero capace di moltiplicarsi e di evolversi in forme sempre nuove e meglio capaci di sopravvivere agli ambienti che si susseguono su questo pianeta.
        Tuttavia l’ambiente finale col quale dovremmo fare i conti fra miliardi di miliardi di anni consiste nella fine di questo universo. Se la vita non riuscira’ ad evitare che cio’ accada allora avra’ fallito il suo proposito che e’ quello di continuare ad esistere per sempre.
        E anche alle molecole inorganiche a cui ti riferivi te non succedera’ piu’ niente. Niente trasformazioni, niente trasmutazioni, niente di niente.
        Il multiculturalismo e’ fra noi da secoli ma quello odierno differisce da quelli passati per il fatto che a causa dell’immigrazione di massa dai paesi del terzo mondo, le culture che si stanno mischiando alla nostra non la migliorano affatto se non in pochi irrilevanti dettagli. Si tratta di culture che stanno ritardando la nostra che e’ sempre stata tesa alla ricerca della verita’ e al miglioramento delle condizioni di vita e che quindi potrebbero impedirci di esistere all’infinito.

      • G.Maiuscolo
        giugno 26, 2019 alle 8:44 am

        Per il sig. Pusceddu:

        (…) ” L’occidentale esporta i propri valori economici, politici e sociali ed esibisce per ciascuno di essi tutta la sua superiorità: un tratto dominante del colonialismo. La coscienza della superiorità dell’occidentale implica il “dato di fatto” dell’inferiorità dell’altro”.

        Il testo non è mio, ma non ci voleva tanto a comprendere che la valenza di queste parole è quanto di più autenticamente vero e sarcastico soprattutto riguardo alle tragiche conseguenze di un evento storico come un processo di colonizzazione lungo e feroce che ha penalizzato intere popolazioni le quali, a partire da quel momento storico, hanno fatto fatica a risollevarsi, malgrado le risorse naturali ed energetiche di cui erano ricche e legittime proprietarie.

        Anche la mia speranza che il Pianeta riesca a sopravvivere, malgrado tutto, è…una speranza non una certezza. Non credo di dover occupare spazio in questa bella Terra; non comunque troppo a lungo.
        Se si è sentito offeso dalle mie parole, le chiedo scusa, gentile signore. Sono ben lontana dal voler fare lezioni a chicchessia.

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 26, 2019 alle 2:01 pm

        Carissima Maiuscolo, chiunque puo’ fare lezioni a chicchessia se si hanno gli argomenti giusti e non lo si dica apertamente come ha fatto Lei.
        Comunque non si preoccupi di offendere nessuno: se qualcuno si offende per delle semplici parole, la colpa e’ interamente sua.
        La invito a riconsiderare le Sue credenze sul colonialismo che come ho gia’ detto in precedente commento ha comportato molto piu’ benessere per quelle popolazioni che effetti negativi e sfruttamento. Una prova per tutte: a causa del colonialismo quelle popolazioni hanno cominciato a esplodere perche’ il tasso di mortalita’ e calato drasticamente, in quasi tutti i casi. Le risorse naturali a cui si riferisce non venivano usate prima del colonialismo. Certo, nessuno fa niente per niente e quindi i colonizzatori hanno beneficiato molto piu’ dei colonizzati di quelle risorse ma tanto peggio per questi ultimi se essi non avevano una civilta’ abbastanza sviluppata per usarle! Il mondo va avanti e migliora soprattutto cosi. Il piu’ forte e intelligente si sviluppa piu’ degli altri: si chiama evoluzione per selezione naturale e grazie ad essa possiamo essere qui, io e Lei a parlare di queste cose invece che essere ancora batteri.
        Fino a quando non riusciremo a soppiantare la selezione naturale con qualcosa di meno crudele e anche meno dispendioso energeticamente, non dovremmo adirarci cosi tanto di queste crudelta’ seno’ e’ come se sputassimo sul piatto dal quale mangiamo.

      • Mara machtub
        giugno 27, 2019 alle 5:27 pm

        Allora: viva la vita! Grazie per la chiaccherata, non succede spesso di scambiarsi opinioni con tanto garbo. Non voglio approfittare oltre della pazienza del GRIG e comunque… molto in fondo sono tentata di darti ragione, forse perchè tutto ora accade troppo in fretta. Buon tutto a te, Riccardo.

  9. G.Maiuscolo
    giugno 27, 2019 alle 5:12 pm

    !!!

  10. Riccardo Pusceddu
    giugno 28, 2019 alle 1:30 am

    “La specie Homo sapiens passa per essere quella più intelligente mai comparsa sulla Terra.
    Contemporaneamente – ma questo in una ricerca scientifica non lo troverete mai – è anche la più cretina.”

    Homo sapiens usa l’intelligenza di cui e’ dotato non per far prosperare la specie indistintamente – nessuna specie lo fa – ma per prosperare individualmente o in gruppi piu’ o meno ristretti partendo da quello familiare per finire ma non sempre a livello razziale/nazionale. E a volte questo istinto porta alla distruzione dell’ambiente in cui vive. Non vi e’ niente di cretino in questo. E’ solo l’eterno gioco crudele della selezione naturale. Certo e’ pero’ che potremmo essere piu’ intelligenti di quanto lo siamo gia’ e continuare a scannarci fra noi senza pero’ distruggere il pianeta. Servirebbe un po’ piu’ di longimiranza ma non ne siamo dotati perche’ non ne abbiamo mai avuto bisogno almeno fino alla rivoluzione industriale quando il nostro numero e’ cominciato a esplodere. Siamo vittime della nostra stessa intelligenza ma solo quelle persone fra noi che si estingueranno a causa di questa distruzione a cui assistiamo senza fare niente per evitarla.
    Peccato, sara’ per un’altra volta, perche’ un’altra volta ci sara’ sicuramente, dopo il collo di bottiglia evolutivo che si verifichera’ presto a causa della sovrapopolazione e della mancanza di energia causata dall’esaurimento dei combustibili fossili. E speriamo che la prossima volta sia anche l’ultima, e lo sara’ se saremmo riusciti a sostituire l’evoluzione naturale con un’altro metodo egualmente efficace ma meno crudele e dispendioso energeticamente e ecologicamente che poi e’ la stessa cosa.

    • giugno 28, 2019 alle 6:39 am

      ..la stupidità sta nel rischiare di eliminare l’intera propria specie in un eventuale – ma non improbabile – disastro apocalittico.
      E per noi Homo sapiens l’evoluzione finirebbe lì.

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 28, 2019 alle 1:48 pm

        L’uomo non riuscira’ mai, qualsiasi cosa faccia, a estinguere se stesso. Non bastera’ sicuramente una guerra nucleare o una batteriologica o il riscaldamento globale anche se dovesse essere di 20 gradi. E non bastera’ neppure la sesta estinzione di massa. Esistera’ sempre qualche posto al mondo dove una piccola minoranza di persone, persone speciali naturalmente, riuscira’ a insediarsi e ripartire. E se non esiste allora quelle stesse persone speciali riusciranno a crearlo. Siamo troppo tecnologicamente avanzati per auto-estinguerci.
        Naturalmente sarebbe meglio evitare tutte queste catastrofi ma puo’ anche darsi che grazie ad esse si formera’ una specie piu’ longimirante di Homo sapiens come e’ successo molte volte nel corso dell’evoluzione che ha portato alla comparsa della nostra specie tramite l’estinzione diretta on indiretta delle altre che ci hanno preceduti.
        C’ho gia’ un nome: Homo longimirantis.
        La sfida che ci confronta oggi e’ quindi quella di evolverci senza bisogno di catastrofi malthusiane indotte da noi stessi. Questo perche’ abbiamo tanto ancora da imparare dalla natura. Una specie che si estingue e’ un’immensa oppurtunita’ che viene persa per sempre, che ci servirebbe per trovare nuovi farmaci o per progredire nella manipolazione genetica o magari per creare dei nuovi ecosistemi con piu’ biodiversita’ oppure terraformare Marte o Venere.

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