Chernobyl, 30 anni dopo.


vittima del disastro nucleare di Chernobyl

vittima del disastro nucleare di Chernobyl

Il 26 aprile 1986 il reattore n. 4 della centrale nucleare centrale nucleare V.I. Lenin vicino alla città di Chernobyl, nell’Ucraina settentrionale, in Unione Sovietica, esplode e s’incendia.

Dopo un’iniziale reticenza, le autorità sovietiche sono costrette ad ammettere l’incidente.

Uno dei due incidenti nucleari classificati come catastrofici con il livello 7, il massimo della scala INES dell’IAEA, insieme a quello avvenuto nella centrale di Fukushima Dai-ichi (Giappone) nel marzo 2011.

Come il Cielo volle, l’incendio venne spento, il reattore venne incapsulato in colate di cemento, l’intera area per centinaia di chilometri quadrati venne evacuata e lo è tuttora.

Non si sa quanti morti e malati vi siano stati, vi siano e vi saranno a causa dell’incidente nucleare.  Le stime altro non sono che stime, visto che non sono state effettuate affidabili ricerche epidemiologiche in proposito.

Migliaia, centinaia di migliaia.  Come a Fukushima.

E le radiazioni continueranno a uccidere per un bel pezzo.

Quanto accaduto non poteva accadere e ha mandato al diavolo qualsiasi previsione compatibilista sul rischio nucleare.

Non dimentichiamolo, mai.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto da mailing list ecologista)

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  1. aprile 26, 2016 alle 2:18 am

    Le centrali nucleari non solo sono potenzialmente molto pericolose, come lo sono le loro scorie ma sono anche inutili per via del loro bassissimo EROEI (una misura del ritorno energetico dedotti tutti i costi di costruzione e di ripristino ambientale dei luoghi). Persino la soia consente un’ EROEI maggiore! Guardatevi questo depliant (che purtroppo e’ in inglese):
    http://literacy473.weebly.com/uploads/9/1/6/7/9167715/inman_2013_true_cost_of_fossil_fuels_scientificamerican0413-58.pdf

    • Stefano
      aprile 26, 2016 alle 4:34 pm

      Pienamente condivisibile la sua osservazione.
      Credo che il calcolo degli oneri di decommissioning debba applicarsi nella vlautazione di qualsiasi intervento industriale che non sia in grado di essere sostenibile da un punto di vista ambientale (ne abbiamo tantissimi esempi in Sardegna, ma non solo!).
      Insomma non sono solo le buste paga promesse o l’indotto vagheggiato (con calcoli del tutto arbitrari e campati per aria) a dover essere considerate di fronte ad un progetto folle da un punto di vista ambientale (senza fare alcun riferimento ai progetti di centrali a carbone, alla cosidetta chimica verde o alle canne infestanti da bruciare)!
      Se ci aggiungiamo poi che non sono neanche calcolati (per essere ri-addebitati all’industria inquinante che li origina) i costi ambientali generati, anche solo sotto forma di danni alla salute pubblica (coperta dalla fiscalità generale cioé dai contribuenti tutti), e non anche (troppo difficile arrivarci) minor opportunità per soggetti terzi o maggiori costi per terzi, si capisce che siamo molto lontani dall’avere un’idea chiara di come si valutano i progetti ad alto impatto ambientale!

      • aprile 27, 2016 alle 2:16 am

        Non sono un esperto ma credo che la spesa necessaria al decomissionamento dovrebbe sempre essere inserita nel calcolo di un EROEI corretto, anche qualora si tratti di impianti “sostenibili”. Quindi la dismissione di una centrale eolica a fine vita (sotto forma di riciclaggio delle istallazioni, ripristino dei luoghi al loro stato originale, ecc.) va per forza tenuta in conto, pena la invalidità del parametro. Come si può intuire si tratta di un calcolo molto complesso e che inoltre non tiene in conto importanti effetti per così dire “collaterali” provocati da interventi di questo tipo, come il ripristino dell’ecosistema preesistente alla costruzione dell’impianto e i danni ambientali provocati dall’impianto durante la sua fase di attività e soprattutto i danni derivanti dall’emissione di CO2. Anzi ci sono diversi calcoli della EROEI che variano proprio per il fatto che tengano o meno conto di questi fattori. Altri calcoli come quello della EROEI Cleveland sono ormai datati (si basano su dati dei primi anni ottanta) e quindi fuorvianti se applicati al momento attuale (inoltre non consideravano credo in minima parte il decommissionamento degli impianti e dei luoghi di estrazione delle materie prime, che venivano semplicemente lasciati li). Il link che ho messo nel mio commento precedente si riferisce ad un calcolo dell’EROEI che non comprende queste “esternalita” ambientali ma solo il decomissionamento. Quindi se ci mettiamo i danni che le diverse fonti energetiche provocano all’ambiente e all’economia mondiali a causa del riscaldamento globale allora si vede bene come i combustibili fossili vanno tutti in fondo alla lista, il nucleare si sposta ancora più giù per le emissioni prodotte dal cemento e dal metallo necessario ad una centrale nucleare e anche l’idroelettrico viene alquanto ridimensionato per l’ingente quantità di CO2 prodotta dal processo di manifattura del cemento necessario e del suo trasporto sul luogo di costruzione, senza contare i danni permanenti all’ecosistema fluviale e del bacino di raccolta dell’acqua. Il vento e il termodinamico (non il fotovoltaico) dai dati in mio possesso sono quindi le fonti più convenienti.
        I costi alla salute pubblica non li metterei in conto perché e vero che un impianto inquinante può causare malattie e costi al sistema sanitario nazionale che pero’ verrebbero solo procrastinati nel caso si optasse per un impianto non inquinante: la gente non si ammalerebbe da giovani ma lo farebbe da vecchi, quindi i costi sanitari sarebbero gli stessi. Ovviamente da un punto di vista morale e’ molto meglio morire di cancro in tarda eta’ che da bambini come a Portoscuso.
        Accludo un altro link sempre in inglese purtroppo, che spiega come può variare il calcolo della EROEI a seconda della fonte citata:
        http://www.carbonbrief.org/energy-return-on-investment-which-fuels-win

      • aprile 27, 2016 alle 2:39 am

        Intanto, dimentichi della tragedia di Chernobyl e di Fukushima, il governo inglese ha deciso di installare 2 nuovi reattori EPR (o come cavolo si chiamano) nelle coste inglesi del Somerset. Certo sono molto più sicuri di quelli di Chernobyl ma col pericolo di attentati terroristici non ci giurerei. Speriamo bene.

      • Stefano
        aprile 28, 2016 alle 7:17 am

        Salve Riccardo
        credo fermamente che solo le cose semplici e dirette abbiano la possibilità di funzionare in concreto.
        E’ sufficiente affermare e concretamente attuare un semplicissimo principio: chi inquina paga ovvero chi crea disvalore ad un bene pubblico (ambiente, paesaggio, salute, etc.) deve indennizzare chi subisce quel danno.
        A fronte di questo principio e di criteri quantitativi scritti nella maniera più semplice (il più possibile copiando dove questo principio è attuato efficacemente), un imprenditore che vuole realizzare il suo progetto nel valutare il suo investimento dovrà tenere conto di questi costi (dal decommissioning, alle esternalità negative generate) per concludere se valga la pena o meno investire i propri quattrini. Saranno più che sufficienti i comuni parametri e indici di valutazione degli investimenti, senza ricorrere ad astrusi calcoli “creati” per valutare gli investimenti dello stato imprenditore da sempre fallimentare!
        Se trattasi di un prenditore di soldi pubblici (figura quanto mai diffusa qui in Sardegna che non ha veramente poco a che fare con la figura dell’imprenditore) allo stesso modo gli enti preposti alla valutazione della sua domanda di soldi pubblici dovranno valutare non solo i posti di lavoro promessi, ma anche se considerando i costi “ambientali” quella sua iniziativa produce nel tempo (quello della vita utile dell’investimento) un saldo positivo o negativo.
        Così il prenditore di fondi pubblici, rappresentato dalla piccola srl che vuole installare un impianto mini-eolico per ottenere i quattrini sostanzialmente pubblici (peché alla fine pagati dai contribuenti/utenti dei servizi elettrici) previsti dalla normativa che prevede questi “incentivi-droga”, in forza di quel principio, dovrà mettere nel suo conto economico (basta una semplice assicurazione obbligatoria per coprire il rischio che alla fine la srl venga fatta fallire lasciando la carcassa di metallo in questa o quella campagna a marcire nel tempo) questi costi.
        Infine, mi consenta di dire che i danni alla salute non sono una questione di tempo (da bambino o da vecchio lei dice sostanziamente dobbiamo morire!) o morale, ma piuttosto: sociale, sanitaria e alla fine economica! Un’industria che rende la popolazione infantile locale (dell’area circostante) incapace o seriamente compromessa in termini di capacità intellettive (apprendimento) è non solo un danno sanitario, ma sociale ed economico, oltre ad essere un abominio e contro la nostra stessa natura! Queste persone non saranno in grado di istruirsi, di realizzarsi e quindi di contribuire alla crescita sociale ed economica della loro comunità! Produrranno solo dei costi e non solo sanitari ovviamente. Perché questi costi (tutti quanti!) non li deve pagare chi ha voluto realizzare quell’industria inquinante?

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 28, 2016 alle 10:11 am

        Sono decenni che tentano di fare qualcosa in tal senso: si chiama Carbon Trade ma e’ mi pare qualcosa di volontario e non mancano i detrattori per dei motivi che ancora mi sfuggono in parte. Una vera e propria Carbon Tax, una che per esempio tassi i prodotti cinesi che sommergono l’Europa, ancora non c’e’. Una vera e propria concorrenza sleale i cui costi verranno addebitati ai posteri non solo cinesi ma del mondo intero. Ma lei si sta riferendo ai costi di smantellamento degli impianti eolici e termodinamici e il discorso fila. Ma una parte degli ambientalisti e tutti i nimby delle località dove gli impianti sono stati proposti non sanno (oppure lo sanno ma semplicemente non lo prendono in considerazione) che gli imprenditori alle volte lasciano persino una garanzia fideiussoria sotto forma di soldi veri, a garantire il decommissionamento. Non so se e’ un obbligo di legge ma so che per esempio il gruppo che vorrebbe realizzare la centrale termodinamica nelle campagne tra Decimoputzu e Villasor ha versato o perlomeno si dice d’accordo a versare tale somma in anticipo.
        Per quanto riguarda la questione dei soldi pubblici credo che anche in Italia (sicuramente qui in Inghilterra) erogati in questi casi sotto forma di prezzo del chilowattora maggiorato, tutte le centrali a combustibili fossili godono di agevolazioni finanziarie ingenti sotto forma di contributi per la ricerca e soprattutto di sgravi fiscali. E non solo contributi per la ricerca: il governo inglese per la centrale EPR nel Somerset che rischiava di non essere portata a compimento ha stanziato recentemente un contributo di ben 2 miliardi di sterline! Soldi dei contribuenti! Tutta la produzione di energia da fonti fossili gode di questi “incentivi” e aiuti che vengono giustificati con motivazioni di necessita’ pubblica di approvvigionamento e indipendenza energetica dall’estero. Se non mi credi fai una ricerca da te su Google. Anche io non ne sapevo niente e pensavo che gli incentivi ci fossero solo per le rinnovabili.
        Sul fatto dei danni alla salute lei ha pienamente ragione nel caso di deficienze cognitive. Io pero mi riferivo alla maggioranza delle infermità da inquinamento “tradizionale”, quello causato dallo smog tanto per intenderci. I costi sanitari li sono li stessi, sia che ci si ammali da bambini che da vecchi. Ne converrà. Un bambino che muore di cancro “costa” allo stato la stessa cifra che ne costa un anziano. Sto parlando da cinico, ovviamente, senza valutare il costo morale di tali malattie, quando queste vengano causate dall’inquinamento che lo Stato consente con la costruzione e il mantenimento in esercizio delle centrali a carbone e a gas. Gli impianti termodinamici ed eolici pero’ non producono smog quindi il discorso non si applica. Si applica invece a pieno alle centrali nucleari che sono poi l’oggetto dell’articolo sul quale stiamo commentando.
        Un saluto.

  2. aprile 26, 2016 alle 11:03 am

    A.N.S.A., 26 aprile 2016
    Le radiazioni continuano a uccidereCernobyl, l’incubo 30 anni fa. (Nicole Di Giulio, Antonella Spinelli): http://www.ansa.it/sito/notizie/magazine/numeri/2016/04/13/chernobyl-lincubo-30-anni-fa_bf668eec-69ed-47ea-a8b5-106688c8f9e3.html

    ———————

    Chernobyl: l’Ucraina toglie il segreto di Stato da 49 documenti.
    Secondo le carte ci sono stati errori di costruzione e 29 interruzioni di dell’attivita’ della centrale, di cui 8 causate da errori del personale: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2016/04/26/chernobyl-lucraina-toglie-il-segreto-di-stato-da-49-documenti_dba6f4a9-1f98-4deb-83fb-47e3f3ed2a19.html

    ____________________

    da Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2016
    Chernobyl, 26 aprile 1986: il disastro nucleare che paralizzò l’Europa di paura. Ma ci dissero: “E’ tutto sotto controllo”.
    Nella notte tra il 25 e il 26 aprile di 30 anni fa scoppiò il reattore numero 4 nella centrale dell’allora Urss. Gran parte del continente venne sorvolato dalla nuvola tossica e da quella che Umberto Veronesi definì “congiura del silenzio” da parte delle autorità. Per mesi gli europei rinunciarono a latte fresco e verdura. Racconta nei commenti il tuo ricordo del disastro e di quei giorni. (Leonardo Coen): http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/25/chernobyl-26-aprile-1986-il-disastro-nucleare-che-paralizzo-leuropa-di-paura-ma-ci-dissero-e-tutto-sotto-controllo/2669929/

    ____________________________

    da La Stampa, 26 aprile 2016
    Così Cernobil ha cambiato la nostra vita. (MIKHAIL GORBACIOV): http://www.lastampa.it/2016/04/26/cultura/opinioni/editoriali/cos-cernobil-ha-cambiato-la-nostra-vita-92eqNHI5eo8ktNPcocPtAM/pagina.html

    ————

    Trent’anni dal disastro di Chernobyl, l’incidente che cambiò la storia.
    All’una e ventitré del 26 aprile 1986, un sabato come tanti, esplose il reattore della centrale atomica in Unione Sovietica. E cancellò l’utopia dell’energia atomica. Trent’anni dopo ancora non è stato completato un “sarcofago” sicuro per arrestare le radiazioni (Roberto Antonini): http://www.lastampa.it/2016/04/26/scienza/ambiente/focus/trentanni-dal-disastro-di-chernobyl-lincidente-che-cambi-la-storia-g3YP0nRgvwz45ImQBelcQO/pagina.html

  3. Terrae
    aprile 26, 2016 alle 6:08 pm

    Col vento radioattivo, per giorni cadde una pioggia di miserabili bugie iniziate con la negazione dell’incidente che era già disastro agli occhi del mondo.
    Poi, sopra e oltre qualsiasi incontestabile misurazione strumentale, furono le vittime a confermare l’enormità del disastro.
    Decine di migliaia di sfollati, migliaia di contaminati, e su tutti, gli uomini che hanno perso eroicamente la vita nel tentativo di raffreddare il nòcciolo del reattore 4 e nella costruzione disperata del cd sarcofago di contenimento.
    E poi dove le radiazioni non hanno ucciso subito, hanno colpito, se è possibile, ancora più pesante con l’abbandono delle terre fertili, con le leucemie, con le mutazioni genetiche in piante, animali e creature umane.
    Forse iniziò proprio da qui la fine dello stato e del regime sovietico.
    Trent’anni dopo siamo ancora a contare i morti e a pesare la sofferenza di intere popolazioni a causa di quella che un tempo era considerata trionfalmente la punta di diamante della tecnologia e della scienza umana.
    L’eredità di Chernobyl è che quel diamante è per sempre.

  4. Arpia
    aprile 28, 2016 alle 6:58 pm

    Energia radioattiva pulita e necessaria, ecco una tra’ le tante bugie vendute al genere umano. I Vari virus, le varie energie pseudopulite, i vari pseudonemici i vari virus allarmante i vari nemici. Sappiamo che ci hanno mentito su tutto, sappiamo che Obama mente su TTIP come ci hanno mentito sulle nucleari , sappiamo che Reanzi e’ Radioattivo! Civati scusa ma sei veramente da rottamare se non te ne sei accorto. Le politiche folli del passato e del presente devono essere opposte con forza, dobbiamo capire che un morto Sardo o uno di una centrale radioattiva in Japan o Russia o ex Russia sono la stessa identica cosa. Che si pensi alla radioattivita’ classica a quella economica o politica e’ arrivato il momento di alzarsi e lottare. Sapete che le centrali nucleari come il petrolio, pur essendo obsolete e estremante pericolose, vengono riproposte in tutte le salse? Ci sono 26 persone al mondo che detengono il potere e che hanno schiavizzato e deciso sulla politica dell’intero pianeta, energia, pharma , finanza ecc. Tutto Tossico sappiamo tutti che e’ arrivato il momento di dire basta. Chi avra’ le p— o il privilegio di dire basta?
    L’Eu e’ piena di centrali nucleari ma chi ci dice la verita’ sulle varie piccole perdite che spesso occorrono e a chi possiamo credere se ci vengono date continuamente enormi dosi di bugie? Il Nucleare come il teatrino del global warming! Non se ne puo’ piu’. Per rimanere in tema nucleare, in questo caso nucleare locale quando direte ai Sardi la verita’ su Santo Stefano e La Mad, Americans? Time to come clean.

  5. Arpia
    aprile 28, 2016 alle 7:45 pm

    La mia espressione di rabbia e’ verso tutti coloro che sono vittime. Dal nucleare alle guerre alle forme di un politica folle e tossica. Occorre unirsi alle vittime di Chernobyl alle quali dobbiamo tutti tendere la mano moralmente, fisicamente e concretamente. La pace nucleare, politica, economica, ecologica e sociale sono tutte interconnesse molto piu’ di quanto un gruppo di stupidi e pericolosi politici vogliano farci credere.

  6. Riccardo Pusceddu
    aprile 28, 2016 alle 10:55 pm

    Io non ho detto che cambia niente tra nuove e vecchie centrali nucleari, qualora fossero fate oggetto di attentati terroristici. Il pericolo di fuoriuscite radioattive e’ credo lo stesso, anche se non conosco questa tecnologia EPR relativamente recente. Non credo pero’ che sia immune agli attentati terroristici. Per quanto riguarda chi finanzia il terrorismo: penso che ci siano diversi canali e svariati interessi ma la maggiorparte del finanziamento deriva sicuramente dalla vendita del petrolio dei paesi maggiormente pervasi da fenomeni di radicalismo islamico (ISIS, Iraq, Afganistan, Iran e Pakistan, seguiti a ruota da tutti i paesi dove i mussulmani sono la maggioranza della popolazione e ora anche dai paesi europei dove sono presenti significative minoranze di islamici (Regno Unito, Francia, Belgio, Scandinavia, Germania, ecc. ecc.). Mi pare che immaginandosi e/o sopravalutando tutte queste teorie complottiste si corra il rischio di sottovalutare le cause maggiori che sono quelle che ho esposto prima.
    Un saluto.

    • Arpia
      aprile 29, 2016 alle 8:52 am

      Piu’ che teorie complottistiche sono parole uscite dagli stessi politici ed esistono i video e ne parla gente come Chomsky che non mi pare sia uno sprovveduto, Ne parlano vari giornalisti e politici internazionali, dove la press non e’ un colabrodo al 77esimo posto,per la free press. Molti di questi gruppi sono stati creati da vari interventi e scissioni ma altri sono semplicemente assoldati mercenari. Ovviamente l’ho letto o sentito. Come mai quando la Russia ha fatto l’intevento per liberare una delle zone gli si sono voltati contro? Se nei media principali dicevano continuamente che era quello l’obbiettivo? Lo congratulato
      voce fuori dal coro il sindaco Boris Johnson. Occorre sentire cio’ che raccontano quelli dei paesi stessi per avere delle idee piu’ chiare. Quelli che hanno interessi sul petrolio sono le stesse lobbies dietro i politici e i media. Ma esistono anche persone che uscite dal sistema hanno dato delle informazioni accessibili a tutti. Sul fatto che da altre parti si abbiano notizie diverse lo si puo’ notare anche per l’economia, la press e media internazionali da tempo si concentrano sulla situazione e i rischi dell’economia italiana a livello concreto anche dei risparmi, cosa che mi pare non stia veramente apparendo a livello di informazione generale. L’Italia mi sembra un paese che come la Grecia da una economia florida degli anni ’80 a una instabile, un po’ a una gamba diciamo e con una gamba sta’ correndo dietro a chi gli dice cosa fare! Ma forse si sapra’ il costo vero piu’ avanti.

  7. Fabbrizio De Andrè
    aprile 29, 2016 alle 10:56 am

    L’Eu è piena di centrali nucleari…….e a portovesme ne hanno (?)smaltito le scorie per anni.Anche se vi credete assolti siege tutti coinvolti

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