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Il “mistero” del sistema di telerilevamento degli incendi in Sardegna.


Cagliari, Molentargius, effetti dell’incendio a Medau su Cramu

anche su Il Manifesto Sardo (“Il ‘mistero’ del sistema telerilevamento degli incendi in Sardegna“), n. 273, 1 dicembre 2018

Ogni anno la Sardegna viene percorsa dal fuoco, seppure in misura variabile.  

Spesso e volentieri, colpevolmente o dolosamente.

Da anni esiste in materia un grande mistero: il sistema di telerilevamento degli incendi.

La domanda fondamentale è questa: funziona e può garantire un valido aiuto alla lotta agli incendi oppure no?

Ecco la sua storia, per quanto è stato possibile ricostruire.

Le prime sperimentazioni del sistema di telerilevamento degli incendi vennero effettuate dalla Teletron s.r.l. nel 1984 in Sardegna (Monte Cidolai, Arzana), grazie a fondi comunitari e regionali. L’impianto sperimentale venne collaudato e diede buona prova.

Il nostro oggetto misterioso venne inseguito realizzato in base alla legge n. 38/1990, con cui  il Governo stanziò per la prevenzione degli incendi boschivi in Sardegna, Sicilia e Liguria ingenti fondi pubblici, di cui circa 38 miliardi di lire per l’appalto e la realizzazione di sistemi elettronici di prevenzione degli incendi in Sardegna.   La Regione autonoma della Sardegna mise altri 9 miliardi di lire, mentre altri 5 miliardi di lire vennero stanziati da Due comunità montane. Alla fine del 1993, risultavano operativi in Sardegna 25 impianti locali di monitoraggio con 9 sale operative, a cui ne seguirono altri 25.

Golfo Aranci, Capo Figari, effetti dell’incendio del 24 giugno 2013

Secondo quanto programmato, i sistemi di monitoraggio ambientale, tecnologicamente operativi con telecamere all’infrarosso, coprirebbero la gran parte delle aree più importanti sul piano naturalistico e ambientale, in grado di rilevare principi di incendio a distanze sino a 20 chilometri, con copertura nell’infrarosso continua. Possono identificare con tecnologia mista il fumo di giorno, il tutto entro tre minuti dall’insorgere dell’evento e geolocalizzare sul sistema cartografico il luogo di sviluppo del focolaio. Possono, quindi, esser utili anche per le indagini di polizia giudiziaria e per la pianificazione degli interventi a difesa del territorio. 

I primi impianti, operativi nelle aree di Lanusei, dei Sette Fratelli e di Neoneli, avrebbero dimostrato sensibile efficacia, visto che ben l’85% degli incendi si sarebbero verificati al di fuori della portata dei sensori di rilevamento. Eppure i processi di collaudo e messa in opera rallentarono. 

Nel 2003-2004 la Regione chiese alla stessa Teletron l’aggiornamento tecnologico di alcuni impianti già definitivamente collaudati, investendo altri 850.000 euro.   L’aggiornamento sarebbe stato completato, ma i 50 impianti dell’R.T.I. Alenia Progensar Teletron sarebbero stati in buona sostanza abbandonati a partire dal 2005 per motivi non conosciuti.

Eppure sembra che la Regione continui a pagare ben 250 mila euro all’anno solo per mantenere le frequenze radio del sistema.

incendio in zona umida

La Sezione di controllo della Corte dei conti per la Sardegna effettuò una specifica indagine di controllo sulla gestione (legge n. 20/1994 e s.m.i.), indicando (deliberazioni n. 3/2001 del 5 gennaio 2001 e n. 18/2013 del 31 ottobre 2013) una cospicua serie di difficoltà di ordine burocratico e organizzativo per il positivo utilizzo del sistema.

Attualmente nessun impianto è in funzione, anzi sarebbero stati oggetto di furti e atti di vandalismo.

Nei giorni scorsi una novità di rilievo: il Tribunale civile di Cagliari, con sentenza n. 2879/2018 del 20 novembre 2018, ha condannato la Regione autonoma della Sardegna al pagamento di euro 40.392,60 più gli interessi legali, I.V.A. e importi di cassa professionale in favore di ognuno dei cinque componenti della Commissione di collaudo del sistema di monitoraggio elettronico e di sistemi di comando e di controllo per la prevenzione degli incendi nelle zone boschive, disapplicando la determinazione n. 50 del 11 febbraio 2008 “di diniego dell’approvazione degli atti di collaudo” emanata dal direttore del Servizio vigilanza e coordinamento tecnico del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

Infatti, afferma il Tribunale, “sulla base della condivisibile valutazione tecnica del consulente, si deve ritenere che l’opera fosse collaudabile e la detrazione congrua, appare inequivocabile come il risultato raggiunto sia conforme sotto il profilo tecnico e giuridico e debba escludersi la sussistenza di un pregiudizio per la stazione appaltante; da ciò consegue l’illegittimità della determinazione n. 50 dell’11.2.2008, con la quale il Direttore del Servizio Vigilanza e coordinamento tecnico del Cfva ha denegato l’approvazione degli atti di collaudo e, per l’effetto, la sua disapplicazione”.

Alla spesa complessiva di euro 201.963,00 più interessi legali, I.V.A. e importi di cassa professionale si aggiungono anche euro 29.546,00 di spese legali.

Viene da se che il sistema di telerilevamento degli incendi era collaudabile, com’è stato collaudato.

Fin da dieci anni fa.

Sardegna, incendio

Analoghi sistemi di telerilevamento degli incendi sono operativi in varie altre aree naturali, per esempio nel parco nazionale del Pollino, nel parco naturale regionale delle Madonie, nel parco regionale dell’Appia Antica, nel parco naturale regionale di Vejo

A questo punto, a fronte di oltre 25 milioni di euro di fondi pubblici al valore attuale già spesi nel corso degli anni, la minima esigenza di trasparenza vorrebbe che la Regione autonoma della Sardegna dicesse e dimostrasse una volta per tutte se il sistema di telerilevamento degli incendi sia o meno efficace, contribuendo così concretamente alla salvaguardia dell’Isola.

Insomma, funziona o no?  E’ troppo chiedere trasparenza?

Ce lo chiediamo da tempo e sarebbe ora che vi sia una risposta pubblica, puntuale e precisa.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Muravera, incendio (2010)

(foto La Nuova Sardegna, J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. dicembre 1, 2018 alle 12:57 pm

    da L’Unione Sarda, 1 dicembre 2018
    LA SENTENZA. Dismissione della videosorveglianza dei boschi, condannata la Regione: “Chi paga i danni?”: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2018/12/01/dismissione-della-videosorveglianza-dei-boschi-condannata-la-regi-136-803751.html

  2. franco casula
    dicembre 3, 2018 alle 9:36 am

    sono sistemi che sono nati quando non erano diffusi i cellulari che garantiscono grazie al 1515, al 115 ed al 112 una integrazione del sistema di vedette tradizionale che sa osservare il fuoco, distinguere quelli da segnalare dagli abbruciamenti, dare indicazioni sull’azienda nella quale è insorto il fuoco per dare concreta attuabilità agli interventi di spengnimento. sono sistemi che hanno vari falsi positivi e falsi negativi e che con l’avanzare delle tecnologie da satellite risulterebbero in breve tempo inadeguati e non convenienti.
    https://www.mdpi.com/2072-4292/8/4/326/htm

  3. Giorgio Pelosio
    dicembre 3, 2018 alle 6:36 pm

    Per fare queste affermazioni il Sig Francesco Casula dovrebbe anche mettere a disposizione i documenti ufficiali a cui si fa riferimento perche sono proprio queste affermazioni prive di ogni fondamento che hanno determinato la conseguente decisione dell’abbandono dei sistemi di monitoraggio in Sardegna dal 2005 costati decine di milioni di euro
    Ci sono al contrario numerosissimi documenti ufficiali di cui ho copia in cui si afferma l’esatto contrario non solo per i sistemi installati in Sardegna ma anche per quelli istallati in Italia ed all’estero. L’aver inventato e strumentalizzato una possibile competizione con le vedette umane sul rilevamento degli incendi da fine anni 90 per ragioni di” occupazione ” è stato deleterio in quanto il telerilevamento è nato su esigenza della regione Sardegna e Corpo Forestale e su direttive e cofinanziamento comunitario e Nazionale per far fronte alle carenze organizzative e logistiche ed i limiti dell’osservazione umana. e considerati non come sostitutivi ma strumenti innovativi, integrativi , di supporto e per la sicurezza delle stesse vedette.Vero che molte segnalazioni , generiche e non esempre attendibili,possono arrivare da segnalazioni di utenti attraverso il cellulare (NELLE ZONE COPERTE DAL SEGNALE) ma la verità e che i sistemi di telerilevamento vedono di giorno e di notte anche in condizioni climatiche avverse e REGISTRANO in continuo a 360° ogni 3 minuti.cosa che nessun operatore umano, o ancora meno satellitare, è in grado di assolvere, ed è proprio per questo mi risulta che alcuni dirigenti forestali hanno ostacolato il progetto assumendosi una grande responsabilità
    Il Signor Francesco Casula dovrebbe anche essere informato inoltre che esiste una direttiva del Comandante del Corpo Forestale ha impedito le stesse vedette di salire su qualsiasi struttura metallica o in muratura per ragioni di sicurezza impedendo di fatto l’osservazione del territorio.
    Infine mi risulta che proprio Il Sig Francesco Casula sta lavorando per conto del Corpo Forestale ad un nuovo progetto con il CNR Università di Roma per il rilevamento di incendi da satellite che costerà oltre 2 ml di euro….Prima di investire soldi pubblici in tale progetto una apposita commissione esterna dovrebbe valutare accuratamente i costi benefici o l’utilità di tale investimento.

    Dei sistemi da satellite se ne parla da oltre trent’anni purtroppo per ragioni di fisica dell’atmosfera e per ragioni complesse legate alle prestazioni dei sistemi elettroottici. Nessun satellite può rilevare automaticamente un incendio in presenza di nuvole e nessun sistema satellitare è in grado di rilevare un principio di incendio di alcuni metri quadri in pochi minuti D’altra parte lo stesso corpo forestale ha sperimentato e abbandonato il progetto di rilevamento satellitare per le ragioni gia enunciate dimostrandosi un clamoroso fallimento proprio per ” i falsi positivi” la scarsissima sensibilità del sistema ed i tempi improponibili per un rilevamento utile..

    La magistratura ha lavorato attraverso esperti del settore da molti anni, ha evidentemente valutato in modo scientifico ed analitico la validità del progetto di telerilevamento ed approvato l’operato della commissione di collaudo effettuato 10 anni fa
    Questa volta i danni mi auguro vengano pagati non da mamma Regione, e di conseguenza con le tasse dei cittadini, ma dai responsabili dell’abbandono degli impianti.

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