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Il Consiglio di Stato boccia definitivamente la Regione autonoma della Sardegna sulla caccia a Lepri e Pernici sarde.


Lepre sarda (foto Raniero Massoli Novelli)

Lepre (Lepus capensis mediterraneus, foto Raniero Massoli Novelli)

Il Consiglio di Stato rifila una sonora sberla giuridica alla Regione autonoma della Sardegna sulla caccia.

Con ordinanza Sez. III, 5 ottobre 2018, n. 4897 ha respinto l’istanza di sospensione degli effetti dell’ordinanza T.A.R. Sardegna, Sez. I, 13 settembre 2018, n. 275,[1] che ha deciso la sospensione del decreto dell’Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna n. 16139/13 del 20 luglio 2018 relativo al calendario venatorio regionale sardo 2018-2019, nella parte in cui prevede la caccia alla Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) e alla Pernice sarda (Alectoris barbara).

In precedenza, il Presidente della III Sezione del Consiglio di Stato, con decreto presidenziale n. 4456 del 20 settembre 2018, aveva respinto l’istanza regionale di sospensione inaudita altera parte.

Cagliari, Viale Trento, sede della Regione autonoma della Sardegna

Cagliari, Viale Trento, sede della Regione autonoma della Sardegna

Il Consiglio di Stato, seppure in sede cautelare, ha impartito una severissima lezione alla Regione autonoma della Sardegna su come si gestisce il patrimonio faunistico e su come si possono fare i calendari venatori.

Il dubbio, più che lecito e determinato dal comportamento regionale, è se l’Amministrazione regionale sia in grado di trarne insegnamento.

Il Consiglio di Stato ha delineato un caso di schizofrenia amministrativa sulla pelle di Lepri e Pernici sarde: infatti, la serie di provvedimenti amministrativi finalizzati a permettere a ogni costo la caccia “mostra notevoli oscillazioni e implementazioni successive. A ciò si aggiunga che anche la fase procedimentale precedente all’emanazione del calendario venatorio presentava alcune discrasie, quale quella per cui il parere è stato richiesto dalla Regione all’Ispra prima di acquisire la Relazione preliminare del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, su cui fa, invece, sostanziale leva l’appello cautelare qui proposto dalla Regione: ragion per cui l’Ispra non ha potuto tener conto di tale Relazione.

Tale appello cautelare non si rivela, a sua volta, allineato con l’attività amministrativa posta in essere in limine dalla stessa Regione, poiché … la stessa Regione ha affermato, nel motivare la presente istanza di sospensione, che le due giornate del 30 settembre e del 7 ottobre 2018 ‘sono state individuate considerando la minore interferenza possibile nel ciclo biologico delle medesime specie’ e ‘conseguentemente non possono essere fissate in date successive’: il che contraddice, con ogni evidenza, la modifica da ultimo apportata ad horas al calendario venatorio nel senso (opposto) di rinviare a data da definirsi (pur nel mero e ovvio rispetto delle cadenze stabilite dalle disposizioni di legge statali e regionali vigenti in materia) le anzidette (e in precedenza dichiarate non differibili) giornate del prelievo venatorio relativo alle due specie in questione”.

RMN Pernice sarda w

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Dev’essere evidenziato che, proditoriamente, con decreto assessoriale del 2 ottobre 2018, la Regione ha cercato di posticipare la caccia a Pernici e Lepri sarde in attesa di un qualche pronunciamento favorevole.

E il Consiglio di Stato è stato netto: “a fronte di un siffatto, non lineare, modus procedendi della Regione Sardegna, il danno dalla stessa prospettato – tanto nell’appello cautelare, quanto nel menzionato decreto assessorile 2 ottobre 2018 – e consistente nell’interesse al prelievo venatorio di lepre e pernice sarda, manifestato dall’ISPRA e dal Dipartimento di Medicina Veterinaria per fini essenzialmente statistici, risulta, di nuovo all’evidenza, recessivo rispetto a quell’<interesse pubblico alla protezione del patrimonio faunistico e alla salvaguardia della sostenibilità biologica del prelievo venatorio>, già enunciato nel citato decreto cautelare monocratico 20 settembre 2018, n. 4456 e che, secondo la stessa prospettazione della Regione, risulterebbe compromesso in caso di differimento ad altra data delle due giornate di caccia del 30 settembre e 7 ottobre 2018.     Peraltro, va rimarcato che il parere Ispra 26.9.2018, menzionato nel decreto assessorile 2.10.2018, si esprime in senso favorevole al prolungamento dell’orario di caccia per le altre specie in quelle due giornate, con l’espressa eccezione di lepre e pernice sarda, per le quali si dà atto che il prelievo è stato sospeso dall’ordinanza TAR”.

Lepri sarde e Pernici sarde sono quindi salve per il secondo anno di seguito.

La dura battaglia legale condotta dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG), Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), Lega Anti-Vivisezione (L.A.V.), WWF, Lega Italiana Protezione Uccelli LIPU – BirdLife Italia, grazie all’avv. Carlo Augusto Melis Costa del Foro di Cagliari, ha avuto pieno successo.

Il provvedimento sospeso, prevedeva per le due giornate di caccia previste (30 settembre e 7 ottobre 2018) un assurdo “carniere” potenziale complessivo di ben 71.974 Lepri sarde e 143.948 Pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (piano faunistico-venatorio della Sardegna in corso di approvazione).

Sardegna, versanti boscosi

Sardegna, versanti boscosi

La caccia alla Lepre e alla Pernice sarda è stata autorizzata nonostante la consistenza delle rispettive popolazioni non siano puntualmente conosciute, pur definite tendenti alla diminuzione dallo stesso Piano faunistico-venatorio isolano.

Non solo.

Con nota prot. n. 45393/T-A11 del 13 luglio 2018 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) ha fornito il parere di legge (art. 18, comma 4°, della legge n. 157/1992 e s.m.i.) in merito alla proposta di calendario venatorio regionale sardo 2018-2019 e ha chiesto esplicitamente la chiusura della caccia alla Lepre sarda e alla Pernice sarda in assenza di censimenti relativi alle popolazioni esistenti nell’Isola.

Analoga richiesta per le medesime motivazioni ha fatto l’I.S.P.R.A. (ma non è stata oggetto di provvedimento sospensivo) per il Coniglio selvatico, oggetto di un assurdo “carniere” potenziale (5 capi abbattibili per ogni cacciatore) di 179.935 Conigli.

Si è riproposta, quindi, la medesima situazione dichiarata illegittima dal T.A.R. Sardegna con riferimento al calendario venatorio 2017-2018 (sentenza T.A.R. Sardegna, Sez. II, 1 febbraio 2018, n. 65 e ordinanza cautelare T.A.R. Sardegna, Sez. II, 15 settembre 2017, n. 308/2017).

Infatti, a oggi, non sussiste alcun censimento delle popolazioni esistenti di Pernice sarda e di Lepre sarda, come pacificamente ammesso dalla stessa Regione autonoma della Sardegna (“è stato presentato il piano per il censimento della pernice sarda e della lepre sarda che sarà portato in giunta regionale per l’approvazione”, vds. comunicato stampa della Regione autonoma della Sardegna, 19 luglio 2018).

RMN Pernice sarda 2 w

Pernice sarda (Alectoris barbara, foto Raniero Massoli Novelli)

Esistono solo una mera “relazione preliminare” e una deliberazione che individua “linee guida” per i futuri censimenti faunistici (deliberazione Giunta regionale n. 38/35 del 24 luglio 2018, riguardante fondamentalmente le Riserve autogestite di caccia e future raccolte di dati sulla fauna selvatica abbattuta).

Nessun censimento, se non quello evidentemente forse esistente nella mente dell’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Emma Ignazia Spano, che ha promulgato il calendario venatorio e ha insistito in questo modo per poter sentire le doppiette sparare a Lepri e Pernici.

Il Consiglio di Stato e il T.A.R. Sardegna hanno pesantemente censurato l’operato del suo Assessorato e decenza istituzionale vorrebbe che si dimettesse.

Ricordiamo che il principio fondamentale stabilito dalla legge nazionale, in attuazione dei princìpi delle norme europee ed internazionali, è “la conservazione della fauna selvatica” che è considerata “patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”.  I calendari venatori devono attenersi rigorosamente al principio di precauzione che subordina l’attività venatoria alla conservazione delle specie faunistiche.

Può un calendario venatorio costituire una cambiale in bianco per le specie faunistiche?

Questa è la domanda fondamentale a cui i Giudici amministrativi di primo grado e di appello hanno dovuto rispondere.

E in sede cautelare hanno risposto in modo netto e chiaro: no.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), Lega Anti-Vivisezione (L.A.V.), Lega Italiana Protezione Uccelli – LIPU – BirdLife Italia, WWF Italia

 

______________

[1] l’ordinanza aveva confermato la sospensione adottata con decreto presidenziale T.A.R. Sardegna, Sez. I, n. 260 dell’1 settembre 2018.

 

bossoli cartucce da caccia abbandonati

bossoli cartucce da caccia abbandonati

04897/2018 REG.PROV.CAU.

07334/2018 REG.RIC.

Stemma Repubblica Italiana

REPUBBLICA ITALIANA

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 7334 del 2018, proposto da

Regione Autonoma della Sardegna, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Alessandra Putzu e Alessandra Camba, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Alessandra Putzu Ufficio Rappresentanza Regione Sardegna in Roma, via Lucullo, 24;

contro

Gruppo di Intervento Giuridico, Lega Abolizione Caccia, Lega Anti Vivisezione, Wwf, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

nei confronti

– Lipu, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Carlo Augusto Melis Costa, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
– Associazione “Caccia Pesca Ambiente -C.P.A.”, Caccia e Cinofilia Sardegna, Associazione Armieri Sardegna, Cortis Carlo di Cortis Andrea & C. S.A.S, non costituiti in giudizio;

per la riforma

dell’ordinanza cautelare del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna n. 275/2018, resa tra le parti, concernente l’annullamento parziale (e cioè limitatamente alle due specie lepre pernice sarda) del decreto dell’assessore della difesa dell’ambiente della Regione Autonoma della Sardegna n. 16139/13, avente ad oggetto il calendario venatorio 2018/2019;

Visto l’art. 62 cod. proc. amm;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Gruppo di Intervento Giuridico, Lega Abolizione Caccia, Lega Anti Vivisezione, Wwf e di Lipu;

Visto l’appello incidentale proposto da Federazione italiana della caccia – Sardegna, Libera Associazione Sarda della Caccia, Unione Cacciatori di Sardegna, Associazione Nazionale Libera Caccia;

Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di accoglimento in parte qua della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 4 ottobre 2018 il Cons. Giorgio Calderoni e uditi per le parti gli avvocati Alessandra Putzu e Alberto Onorato;

Considerato quanto segue:

  1. l’ordinanza appellata ha sospeso il calendario venatorio 2018-19 della Regione Sardegna nella parte in cui prevede la caccia alla pernice sarda e alla lepre sarda in due mezze giornate (30 settembre e 7 ottobre 2018, fino alle 14);
  2. con decreto cautelare del Presidente di questa Sezione 20 settembre 2018, n. 4456, l’istanza ex art. 56 c.p.a., proposta dalla Regione Sardegna, è stata respinta;
  3. successivamente, l’Assessore della difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna ha adottato il decreto 26 settembre 2018, con cui – richiamate le anzidette pronunce cautelari di primo e secondo grado – vengono apportate le seguenti modifiche e integrazioni al Calendario venatorio 2018/2019:

a) è sospesa la caccia alle specie Pernice sarda e Lepre sarda nelle giornate del 30 settembre e 7 ottobre 2018.

b) l’attività venatoria è consentita nella giornata del 30 settembre dalle ore 6.30 alle ore 20.00 e nella giornata del 7 ottobre dalle ore 6.45 alle ore 19.45 (intera giornata);

4. all’odierna camera di consiglio, la difesa della Regione ha depositato l’ulteriore decreto 2 ottobre 2018 con cui il medesimo Assessore modifica come segue l’anzidetta lett. a) del precedente decreto 26.9.2018:

<a) nelle more della decisione cautelare del Consiglio di Stato – chiamata alla camera di consiglio del 4 ottobre 2018 – sul ricorso in appello proposto dalla Regione Sardegna avverso l’ordinanza n. 275/2018 del TAR Sardegna con la quale è stato sospeso il Calendario Venatorio 2018/2019 limitatamente alle specie lepre e pernice, si rinviano a data da definirsi nel rispetto della legge 11.2.1992 n. 157 e della l.r. 29.7.1998 n. 23 e delle linee guida ISPRA le giornate di prelievo venatorio per le menzionate specie, consentendo nella giornata del 30 settembre dalle ore 6.30 alle ore 20.00 e nella giornata del 7 ottobre dalle ore 6.45 alle ore 19.45 (intera giornata) la caccia alle altre specie, ad eccezione della lepre e della pernice sarda>.

E ciò alla stregua delle considerazioni svolte in premessa e che di seguito si riportano:

<Visto il parere dell’ISPRA trasmesso con la nota n. 56934/T-A11 del 26/09/2018;

Considerata la difficoltà di attuare il prelievo venatorio nella giornata del 7 ottobre 2018 anche in ipotesi di esito favorevole dell’istanza cautelare la cui discussione è fissata al 4 ottobre 2018, e ciò per ristrettezza dei tempi tecnici necessari per la pubblicazione dell’eventuale ordinanza di accoglimento;

Rilevato l’interesse al prelievo venatorio di lepre e pernice sarda manifestato dall’ISPRA e dall’Università di Sassari Dipartimento di Medicina Veterinaria, ai fini dell’acquisizione dei relativi dati per i successivi monitoraggi>.

Per completezza, si riporta anche il testo integrale del richiamato parere Ispra del 26 settembre 2018: “in riferimento alla richiesta avanzata da codesta Amministrazione con nota di protocollo n. 19681 del 18 settembre 2018, lo scrivente Istituto esprime parere favorevole al prolungamento della caccia per le intere giornate del 30 settembre e del 7 ottobre, ad eccezione della Lepre sarda e della Pernice sarda, per le quali l’ordinanza cautelare in oggetto ha sospeso il prelievo”.

  1. già l’iter appena descritto mostra notevoli oscillazioni e implementazioni successive.

A ciò si aggiunga che anche la fase procedimentale precedente all’emanazione del calendario venatorio presentava alcune discrasie, quale quella per cui il parere è stato richiesto dalla Regione all’Ispra prima di acquisire la Relazione preliminare del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari, su cui fa, invece, sostanziale leva l’appello cautelare qui proposto dalla Regione: ragion per cui l’Ispra non ha potuto tener conto di tale Relazione.

Tale appello cautelare non si rivela, a sua volta, allineato con l’attività amministrativa posta in essere in limine dalla stessa Regione, poiché – come fatto notare dal Collegio nel corso della discussione orale svoltasi all’odierna camera di consiglio – la stessa Regione ha affermato, nel motivare la presente istanza di sospensione, che le due giornate del 30 settembre e del 7 ottobre 2018 “sono state individuate considerando la minore interferenza possibile nel ciclo biologico delle medesime specie” e “conseguentemente non possono essere fissate in date successive”: il che contraddice, con ogni evidenza, la modifica da ultimo apportata ad horas al calendario venatorio nel senso (opposto) di rinviare a data da definirsi (pur nel mero e ovvio rispetto delle cadenze stabilite dalle disposizioni di legge statali e regionali vigenti in materia) le anzidette (e in precedenza dichiarate non differibili) giornate del prelievo venatorio relativo alle due specie in questione;

  1. a fronte di un siffatto, non lineare, modus procedendi della Regione Sardegna, il danno dalla stessa prospettato – tanto nell’appello cautelare, quanto nel menzionato decreto assessorile 2 ottobre 2018 – e consistente nell’interesse al prelievo venatorio di lepre e pernice sarda, manifestato dall’ISPRA e dal Dipartimento di Medicina Veterinaria per fini essenzialmente statistici, risulta, di nuovo all’evidenza, recessivo rispetto a quell’<interesse pubblico alla protezione del patrimonio faunistico e alla salvaguardia della sostenibilità biologica del prelievo venatorio>, già enunciato nel citato decreto cautelare monocratico 20 settembre 2018, n. 4456 e che, secondo la stessa prospettazione della Regione, risulterebbe compromesso in caso di differimento ad altra data delle due giornate di caccia del 30 settembre e 7 ottobre 2018.

Peraltro, va rimarcato che il parere Ispra 26.9.2018, menzionato nel decreto assessorile 2.10.2018, si esprime in senso favorevole al prolungamento dell’orario di caccia per le altre specie in quelle due giornate, con l’espressa eccezione di lepre e pernice sarda, per le quali si dà atto che il prelievo è stato sospeso dall’ordinanza TAR;

  1. in conclusione, risulta condivisibile l’osservazione finale contenuta nella suddetta ordinanza gravata e secondo cui “pur tenendo conto dei poteri discrezionali che ha la Regione in materia, nello specifico caso in esame, la verifica della intrinseca coerenza del provvedimento impugnato rispetto ai dati conoscitivi acquisiti nel procedimento porta a ritenere, pur in questa prima fase cautelare, sussistenti i vizi dedotti dalle associazioni ricorrenti”: ragion per cui l’ordinanza medesima merita conferma e l’appello cautelare deve essere respinto;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), Respinge l’appello (Ricorso numero: 7334/2018).

Spese di fase compensate.

La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 ottobre 2018 con l’intervento dei magistrati:

Marco Lipari, Presidente

Stefania Santoleri, Consigliere

Giulia Ferrari, Consigliere

Giorgio Calderoni, Consigliere, Estensore

Ezio Fedullo, Consigliere

 
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giorgio Calderoni Marco Lipari
 
 
 

IL SEGRETARIO

Depositata in Segreteria il 5 ottobre 2018

 

bossoli abbandonati in campagna

bossoli abbandonati in campagna

(foto Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG)

 

 

 

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  1. ottobre 5, 2018 alle 4:21 pm

    E una! Ci sarà bisogno di alcune altre sberle perché i nostri consiglieri regionali imparino a rispettare e salvaguardare la Sardegna! Lunga vita al G.R.I.G.

    • Claudio
      ottobre 5, 2018 alle 8:26 pm

      Mi associo…

  2. ottobre 5, 2018 alle 4:51 pm

    A.N.S.A., 5 ottobre 2018
    Nuovo stop caccia lepre e pernice sarda. Consiglio di Stato conferma sospensione calendario. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/10/05/nuovo-stop-caccia-lepre-e-pernice-sarda_8c9113e7-61cb-4310-b694-19c21cbd085a.html)

    Nuovo stop del Consiglio di Stato alla caccia alla Lepre e Pernice sarda. Confermando il decreto del presidente del tribunale amministrativo di secondo grado, i giudici della terza sezione hanno bocciato l’ipotesi della Regione “di differimento ad altra data delle due giornate di caccia del 30 settembre e 7 ottobre 2018”. Esultano le associazioni animaliste e gli ambientalisti che erano state chiamate in causa dal ricorso dell’amministrazione regionale che voleva riformare la decisione del Tar che aveva sospeso il calendario venatorio 2018-19 limitatamente alla caccia proprio alla pernice e lepre sarda.

    Secondo il collegio del Consiglio di Stato, che ha rimarcato le modifiche presentate dalla Regione con diversi decreti e il parere dell’Ispra che ha escluso il prelievo delle due specie, “il modus procedendi” della Regione Sardegna “non è lineare”. Quindi viene ribadito che “pur tenendo conto dei poteri discrezionali che ha la Regione in materia, nello specifico caso in esame, la verifica della intrinseca coerenza del provvedimento impugnato rispetto ai dati conoscitivi acquisiti nel procedimento porta a ritenere, pur in questa prima fase cautelare, sussistenti i vizi dedotti dalle associazioni ricorrenti”: ragion per cui l’ordinanza medesima merita conferma e l’appello cautelare deve essere respinto”.

    AMBIENTALISTI, SPANO DIMETTITI. “Il Consiglio di Stato rifila una sonora sberla giuridica alla Regione autonoma della Sardegna sulla caccia”. I giudici d’appello e quelli del Tar hanno pesantemente censurato l’operato dell’assessorato”, guidato da Donatella Spano, “e decenza istituzionale vorrebbe che si dimettesse”. Lo chiedono le associazioni ecologiste e ambientaliste in merito alla bocciatura del ricorso presentato dalla Regione sulla caccia della lepre e pernice sarda, per riformare la sospensiva concessa dal Tar sul calendario venatorio 2018-2019.

    “Il Consiglio di Stato, seppure in sede cautelare, ha impartito una severissima lezione alla Regione autonoma della Sardegna su come si gestisce il patrimonio faunistico e su come si possono fare i calendari venatori – dice Stefano Deliperi a nome del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia, Lega Anti-Vivisezione, Lega Italiana Protezione Uccelli – LIPU – BirdLife Italia e WWF Italia – Il dubbio, più che lecito e determinato dal comportamento regionale, è se l’Amministrazione regionale sia in grado di trarne insegnamento. Lepri sarde e Pernici sarde sono quindi salve per il secondo anno di seguito”. Le associazioni ricordano poi “che il principio fondamentale stabilito dalla legge nazionale, in attuazione dei principi delle norme europee ed internazionali, è ‘la conservazione della fauna selvatica’ che è considerata ‘patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale’.

    I calendari venatori devono attenersi rigorosamente al principio di precauzione che subordina l’attività venatoria alla conservazione delle specie faunistiche – concludono – Può un calendario venatorio costituire una cambiale in bianco per le specie faunistiche? Questa è la domanda fondamentale a cui i giudici amministrativi di primo grado e di appello hanno dovuto rispondere. E in sede cautelare hanno risposto in modo netto e chiaro: no”.

    ______________________________

    da L’Unione Sarda, 5 ottobre 2018
    Caccia a lepri e pernici sarde, il “no” del Consiglio di Stato: https://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2018/10/05/caccia-a-lepri-e-pernici-sarde-il-no-del-consiglio-di-stato-68-780289.html

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    da Sardinia Post, 5 ottobre 2018
    Nuovo stop a caccia di lepre e pernice. Chieste le dimissioni dell’assessora: http://www.sardiniapost.it/cronaca/dal-consiglio-di-stato-nuovo-stop-alla-caccia-a-lepre-e-pernice-sarda/

    _________________

    da Casteddu online, 5 ottobre 2018
    Caccia a lepri e pernici in Sardegna, c’è il “no” definitivo del Consiglio di Stato.
    Il Consiglio di Stato boccia definitivamente la Regione autonoma della Sardegna sulla caccia a lepri e pernici, il Grig: “Una sberla giuridica”: http://www.castedduonline.it/caccia-a-lepri-e-pernici-in-sardegna-ce-il-no-definitivo-del-consiglio-di-stato/

  3. M.A.
    ottobre 5, 2018 alle 5:21 pm

    Buonasera Grig. Non ho voluto deliberatamente commentare i post inerenti la stagione venatoria Sarda, una stagione che per due anni di seguito ci vede privati di una caccia tradizionale sarda, dopo aver pagato in base per un calendario venatorio emanato alla membro di segugio da assessore funzionari. Tutto ciò frutto dell’incompetenza di una pubblica amministrazione (assessorato dell’ambiente in primis) che come sottolineato dal Consiglio di stato, ha agito in maniera vergognosa nell’Iter della stesura del calendario venatorio. Di gomma che rivedono i voti del mondo venatorio a Febbraio. Se la caccia fosse stata chiusa in virtù di particolari condizioni climatiche come l’anno scorso, e senza avere conferma sul benessere della specie amen. Ma quest’anno è stata una beffa frutto della loro incomepetenza. Ispra chiamata in causa dice che non ha fondi per fare censimenti,l’assessore incarica i colleghi del’Università di Sassari, e questa dopo giorni e notti in campagna per censire questi animali da un parere positivo sul prelievo basandosi su i dati raccolti , e quando mandano il calendario all’Ispra non motivano con il lavoro svolto dall’Università finanziato con soldi pubblici?? Ma questi non erano i professoroni? Eppure, sarebbe bastato inviare la Relazione tecnica dell’Università, che seppur giudicata dal TAR una relazione preliminare, aveva un senso e un criterio scientifico che non poteva non essere accolto e validato da ISPRA. Dal momento che le aree autogestite censite che erano solo 19 su 203, ma erano zone strategiche poichè erano state scelte in virtù delle zone adiacenti alle aree protette utilizzate per la realizzazione della Carta delle Vocazioni faunistiche e il successivo Piano Faunisitico Venaotorio, documento utilizzato da voi in fase di ricorso con il quale dichiarate che le specie sono in diminuzione. I dati dell’Università di Sassari smentiscono tutto ciò. Tralasciando quello, se avete visto il report che è stato pubblicato è fantastico anche per altri aspetti. Se avete letto il report sapere che in una zona autogestita x, dove viene esercitata la caccia, ci sono molte più pernici e lepri delle zone off limits alla caccia come oasi, zone ripopolamento e cattura etc, è fantastico. E’ un dato bellissimo che se usato a dovere, al termine degli studi, confermerà ciò che noi sapevamo già ma che la scienza non è mai riuscita a dimostrare. Dove non c’è gestione del territorio, dove non c’è caccia e dove c’è abbandono del territorio la fauna nobile e stanziale diminuisce succube dei nocivi come gli opportunisti.
    Sono contento del risultato per la legnata ricevuta dalla Regione e dal tutto il centrosinistra sardo. Andando in campagna, stiamo vedendo tantissimi esemplari di pernici e lepri, frutto anche di un annata straordinaria. Ci fa ben sperare per il futuro e per i dati che emergeranno e nel fratempo ci prepariamo per fare questi censimenti su tutte le 203 autogestite. Se per superare quel principio di precauzione, che pare ormai fondamentale in sede di ricorso, servono monitoraggi della specie per ottenere poi un parere positivo dell’Ispra a prova di ricorso. Decenza vorrebbe che le Istituzioni ora ci debbano fornire gli strumenti per creare una gestione faunistica del territorio innovativa e adatta alla realtà sarda.
    Per il resto che dire, si continua con fucile in spalla e cani al seguito, due specie cacciabili per due misere mezze giornate, non cambieranno la vita ai cacciatori. Personalmente però mi concentrerò su quaglie e conigli, ma caccerò con gusto e passiona anche volpi e cornacchie. In tal modo oltre a migliorare e preservare lo status della fauna, magari evitiamo che qualche zanzara possa pungere una cornacchia prima e contaggiare il virus della west nile a qualcuno dopo. 🙂 Da cacciatore sportivamente vi faccio i complimenti, perchè come associazione ambientalista avete agito bene e avete creato un precedente su cosa si debba fare per la gestione della fauna e la realizzazione dei futuri calendari venatori, dal momento che i partiti politici tutti, sia quelli del centrodestra che del centrosinsitra sono sempre stati sordi alle richieste delle associazioni venatorie. Prevedo delle grandi e belle passerelle elettorali . Vediamo un pò cosa ci prometteranno.

    • ottobre 5, 2018 alle 5:41 pm

      personalmente la penso come tanti altri, giudici amministrativi compresi: una “relazione preliminare” sul solo 1,5% del territorio sardo utilizzabile a fini venatori non è un “censimento”. É un inizio, nulla più. Sono stato particolarmente colpito dall’ottusa insistenza regionale: in poco più di un mese ci sono stati ben 4 pronunciamenti giurisdizionali, tutti dello stesso avviso. L’Amministrazione regionale imparerà qualcosa? Non lo so. So solo quanti soldi pubblici sono stati sprecati nel difendere l’indifendibile. Se solo impiegassero un decimo delle energie per promuovere maggiore sicurezza nell’esercizio della caccia, farebbero una cosa mille volte utile. E questo vale anche per le associazioni venatorie.
      Buona serata 😊

      Stefano Deliperi

    • Claudio
      ottobre 5, 2018 alle 8:28 pm

      La caccia deve essere abolita senza se e senza ma…un giorno lo sarà, spero molto presto.

      • M.A.
        ottobre 5, 2018 alle 9:33 pm

        Se non ci riesce Costa del M5S aspetta e spera. E dalle ultime dichiarazioni ha detto che è competenza delle Regioni. Per non parlare della gestione degli ungulati. Ora con il problema della Peste suina africana che non riguarda solo la Sardegna, vedrai che cosa accadrà. Altro che recenti e sterilizzazioni per ridurre il numero nel lungo termine, piombite cronica per ridurre fisicamente il numero per evitare che ci siano meno vettori della patologia che potrebbe danneggiare e non poco il comparto suinicolo. Ti immagini un Italia senza prosciutto di Parma o San Daniele? Che tristezza 😉

      • Claudio
        ottobre 5, 2018 alle 11:52 pm

        Il prosciutto? Me lo immagino eccome! Sarebbe una felicità immensa! Io ne faccio a meno e con molto gusto leggerezza e gioia 😀

    • Occhio nudo
      ottobre 5, 2018 alle 8:56 pm

      Ma adesso ti cucini anche volpi e cornacchie o le cacci solo per il gusto di uccidere bestie in libertà? Boh.

      • Claudio
        ottobre 6, 2018 alle 12:36 pm

        Le “bestie” sono altre…

      • M.A.
        ottobre 6, 2018 alle 2:14 pm

        Ciao Claudio, nuovo utente? NaziVegano o VegetAriano? 😀 😀 Le bestie, uomini compresi, mangiano e si nutrono di
        sostanza organica non di filosofeggiamenti ed empatie di “stocavolo” per rimanere in tema. Poi ci sono anche i ruminanti tra di noi. E’ vero. Ma mischinette che vita triste e avulsa dal contesto, specialmente in Sardegna dove siamo circondati da carne in ogni sagra o festa paesana. Per chi è interessato volpi e cornacchie si mangiano e i pastori in più ringraziano. Il petto disossato di cornacchia è squisito al ragù e la volpe cucinata a dovere a spezzatino non è per niente male. Se ti siedi a tavola e vedi un pezzo di carne in un piatto, è un pezzo di carne come un’altro, fidati. La volpe scuoiata è simile ad un agnello, mentre la cornacchia ad un pollo ruspante senza pelle. Un caro nonnino di mia consocenza era un drago nel cucinare questi animali. Se cerchi su internet è pieno di ricette. Niente di scandaloso o immorale. Pur essendo un canide, i nostri cani da caccia la braccano e la inseguono come se stessero cacciando una lepre, un cinghiale o un coniglio. Ti dirò di più. Gli animali onnivori, come il cinghiale, sono molto più saporiti dei ruminanti. Mangiano di tutto, ma la loro carne è una bontà. E’ una preda. I pastori poi sono contenti e soddisfatti di eliminare questi animali vicino agli ovili. Vengono definiti opportunisti non a caso. A causa delle numerosissime aziende hanno trovato il modo di proliferare staccandosi dai meccanismi di regolazione della normale catena alimentare. Volpi e cornacchiee cinghiali non crescono proporzionalmente al numero delle loro prede, ma in base alla disponiblità di cibo. Carogne di animali, residui del parto delle pecore, come la placenta o quant’altro o gli stessi agnelli, sono una manna dal cielo per cinghiali e volpi. La volpe è più schizzinosa del cinghiale. Il cinghiale è proprio un porco. Se trova una carogna in putrefazione non lascia nemmeno le ossa. Se dopo tutto questo, ci si mette anche il clima, specialmente in annate come queste, dove a zone ne stiamo trovando veramente tantissime, non ci si annoia di certo a caccia. A seconda del pastore poi non sia mai che a qualcuno capiti qualche baratto con un agnellino o un capretto. Si unisce l’utile al dilettevole. Una sorta di servizio civile ecologico nel quale tutti sono felici e contenti.

      • Claudio
        ottobre 6, 2018 alle 9:53 pm

        M.A: allorché si rivolge alla mia persona Stia attento ai termini che usa.

  4. Occhio nudo
    ottobre 5, 2018 alle 6:03 pm

    Spreco di energie e di soldi pubblici, per ragioni incomprensibili. Presunzione o incapacità? Mah. In ogni caso, mitico GrIG!!

    • ottobre 5, 2018 alle 7:52 pm

      😁

    • Claudio
      ottobre 5, 2018 alle 8:35 pm

      Incomprensibili? Forse no, o almeno penso di comprendere la presunzione di chi é seduto su quelli scranni scaldati dall’ardere delle nostre tasse a cui ho contribuito con una croce (voto) e portafoglio (tasse). Compresibile perché a torto e anacronisticamente lor signori credono di ammansire chi pensano li voti, supponenti e ignavi non sanno che agli occhi della maggioranza dei cittadini pensanti la caccia viene vista come una mostruosità senza limiti.

  5. ottobre 7, 2018 alle 12:48 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
    Caccia a lepre e pernice. Regione convoca comitato regionale faunistico.
    A seguito dell’ordinanza adottata dal Consiglio di Stato, che ha confermato la sospensione in via cautelare disposta dal Tar Sardegna del calendario venatorio 2018-2019, nella parte della caccia alla Lepre e alla Pernice sarda, la Regione Sardegna convocherà il Comitato regionale faunistico. (https://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=375842&v=2&c=392&t=1)

    Cagliari, 5 ottobre 2018 – A seguito dell’ordinanza adottata dal Consiglio di Stato, che ha confermato la sospensione in via cautelare disposta dal Tar Sardegna del calendario venatorio 2018-2019, nella parte della caccia alla Lepre e alla Pernice sarda, la Regione Sardegna convocherà il Comitato regionale faunistico. Nella riunione del Comitato faunistico, in attesa che vi sia un pronunciamento anche nel merito del ricorso, sarà esaminato il contenuto dell’ordinanza per adottare le decisioni necessarie all’ordinato prosieguo della stagione venatoria.

  6. ottobre 8, 2018 alle 12:23 pm

    “’ordinato prosieguo” vuol dire che non si sparacchiano più fra di loro? 🙂

    • M.A.
      ottobre 8, 2018 alle 1:42 pm

      Provo a dare una mia versione di che cosa significhi “ordinato prosieguo”. Magari mi sbaglio, ma credo che assessore e funzionari, e non solo nella RAS, come si è capito ci siano rimasti malissimo per la legnata giuridica ricevuta dal Consiglio di Stato, perchè di fatto il CdS non è entrato in merito al lavoro dell’ Università di Sassari, come invece ha fatto il TAR Sardegna (e sinceramente ancora mi chiedo…un esperto di giurisprudenza che competenza può avere in ambito scientifico? evidentemente si) ma ha giudicato l’operato della p.a.. Per chi a breve lascerà la poltrona dopo 5 anni di legislatura, il parere del consiglio di Stato pesa come un macigno. Di fatto, come detto, ha sollevato l’incompetenza di una pubblica amministrazione sull’iter della creazione e approvazione del calendario venatorio. Per uscirne puliti, mediaticamente e professionalmente, ipotizzo che finalmente vogliano fare le cose per bene. Ossia chiedere un parere tecnico a ISPRA sul lavoro dell’Università. Preparatevi, se fosse così si creerà un siparietto tutto da gustare. 😉 ISPRA sarà chiamata in causa per dare un parere tecnico e scientifico, e non potrà uscirne fuori con “non mi esprimo perchè il TAR si è pronunciato” come recentemente ha fatto, ma dovrà dire “che cosa ne pensa” e se il lavoro dell’Università, pagato con i fondi pubblici, sia valido oppure no. Se ISPRA dovesse dare un parere positivo al prelievo, si riconvoca il CRF e si vota per il recupero delle giornate a lepre e pernice entro e non oltre le date previste dalla legge nazionale e dalla legge regionale. Se ISPRA dovesse dare un parere negativo, si prospetta un conflitto tra gli ENTI. Chi è nato prima l’uovo o la gallina? i tecnici dell’Ispra hanno studiato all’Università e sarebbero in grado di sbugiardare un lavoro scientifico stilato dai migliori esperti in ambito accademico, dopo che ISPRA chiamata in ballo per adempiere alle sue competenze ha espressamente dichiarato di non avere fondi, e quindi risorse per il personale in maniera tale da occuparsi dei monitoraggi? Si prospetterebbe un conflitto tra gli ENTI: ISPRA vs Università. Un conflitto dove tutti vorrebbero uscirne puliti, anche per un decoro professionale e accademico, perchè la sentenza del CdS che palesa l’incompetenza della P.A. credo che non sia piaciuta per niente. Ora non si tratta di un conflitto etico e ideologico tra cacciatori e ambientalisti, ma a mio avviso la questione è salita di livello.

      • ottobre 8, 2018 alle 5:34 pm

        il T.A.R. Sardegna non è minimamente entrato nel merito (questo l’ha sostenuto inopinatamente la Regione nel suo appello davanti al Consiglio di Stato e il risultato s’è visto), ma ha giudicato quella “relazione preliminare” come una “relazione preliminare”, cioè per quel che è.

        Non un “censimento” validato scientificamente, come avrebbe dovuto essere.

        Se così non fosse, tutte le Regioni e le Province autonome si limiterebbero a mere “relazioni preliminari” anzichè effettuare veri e propri censimenti faunistici, su cui anche (ma non solo) basano i rispettivi calendari venatori.

        In Sardegna c’erano e ancora ci sono pessime abitudini in proposito.

        Sono stati finora ben otto i Giudici amministrativi che si sono occupati del calendario venatorio sardo 2018-2019 riguardo lepre e Pernice sarda. E tutti e otto hanno deciso negativamente. Tutti incapaci?

        L’I.S.P.R.A. ha previsto precisi protocolli per i censimenti faunistici e sarebbe soltanto osceno – anche in riferimento a tutte le altre Regioni e Province autonome – se prendesse per buona, “ottima e abbondante” la mera “relazione preliminare” prodotta dalla Regione.

        Così come i Giudici amministrativi non prenderebbero molto bene un eventuale e assurdo “posticipo” della caccia a Lepre e Pernice, una volta che la stessa Regione abbia messo nero su bianco che le due giornate del 30 settembre e del 7 ottobre 2018 “sono state individuate considerando la minore interferenza possibile nel ciclo biologico delle medesime specie” e “conseguentemente non possono essere fissate in date successive”.

        Insomma, un po’ di serietà non guasterebbe, una buona volta.

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 8, 2018 alle 6:20 pm

        Salve Deliperi, scusami poco poco, come pensi che abbia lavorato l’Università? Utilizzando protocolli inesistenti o inventati su misura? Ha utilizzato metodi scientifici, validati dalla letteratura stessa. Se vuoi ti rigiro la domanda: I protocolli previsti da ISPRA secondo da te dove sono stati tirati fuori se non dagli stessi zoologi che lavorano ed operano nelle Università?
        Non so se parliamo la stessa lingua, ma l’Università, a differenza di tutti gli altri enti o società private sta un gradino sopra. Sarebbe comico vedere l’Ispra sbugiardare il lavoro del massimo organismo scientifico “super partes”. Fino a prova contraria, zoologi, biologi, veterinari e naturalisti si laureano e conseguono dottorati di ricerca presso le facoltà delle Università Italiane e non in Ispra. Qui il discorso è chiaro. l’Università ha dato un parere positivo, nero su bianco, su un lavoro preliminare (perchè riguarda 19 autogestite su 203) che consente però di estrapolare il benessere faunistico confrontando i monitoraggi delle autogestite con i dati della Carta delle vocazioni faunistiche utilizzate per fare il piano faunistico venatorio regionale. il Report è pubblico. O si pensa che bisogna censire la Sardegna palmo a palmo? i censimenti si effettuano su aree campione, territori vocati meglio definite “zone rappresentative”. Su tutto questo è chiamata ad esprimersi ISPRA. I dati sufficienti per capire se il prelievo è sostenibile o meno, con il quale l’università ha espresso un giudizio, ci sono già. Diversamente non l’avrebbe fatto o non l’avrebbe potuto fare. Su che basi? Ricordo che ISPRA nel parere esprime pare negativo (alle sole due mezze giornate) perchè il limitare la caccia anche in maniera così restrittiva non è una condizione sufficiente se non si conosce prima lo status della fauna tramite i monitoraggi, MA rimane in attesa dei dati dei carnieri. Che vuol dire? perchè il prelievo venatorio è parte in essere del monitoraggio stesso. Per capire se il prelievo per quella specie sia sostenibile o meno, si studia la mortalità invernale del nucleo censito in primavera e si eseguono i censimenti poi sempre in primavera dopo il termine dell’attività venatoria, tutto questo per capire se l’impatto del prelievo è sostenibile o meno estrapolando indici di natalità della fauna, indice di massimo prelievo sostenibile e quant’altro.
        Sono curiosissimo di leggere questo parere.
        Ricapitolando la vicenda io ho capito questo: da una parte l’Università fa un lavoro e dice che il prelievo è sostenibile, dall’altra ISPRA da un parere negativo sulle due mezze giornate perchè non gli è stato fornito il lavoro dell’Università prima dell’approvazione del calendario venatorio stesso, voi presentate un ricorso che è stato accolto prima al TAR Sardegna e ancor di più al Consiglio di Stato che non esprime un giudizio sull’operato dell’Università ma sull’operato altalenante della pubblica amministrazione ossia dell’assessorato della difesa dell’ambiente che tra emanazioni di calendari venatori non opportunamente giustificati, ricorsi, sospensioni e prolungamenti ha fatto un bel minestrone. Giusto?

      • ottobre 8, 2018 alle 6:33 pm

        quindi, se ho capito bene, per te “relazione preliminare” e “censimento” sarebbero equivalenti?

        Per T.A.R. e Consiglio di Stato no. E fa testo.

        Fatevene una ragione, buona serata.

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 8, 2018 alle 6:47 pm

        ah si, si! Io, come tutti gli altri, ce ne siamo fatti una ragione. Ma come tu stesso hai detto né il Tar Sardegna né il Consiglio di Stato sono entrati nel merito tecnico scientifico, nel capire cosa sia un censimento o una relazione preliminare. Sono solo curioso, come voi, di vedere come si muoverà la RAS e l’ISPRA, voglio vedere questo parere ISPRA e per quanto mi riguarda sia che sia negativo o positivo vedremo come si muoveranno le parti interessate. In un modo o nell’altro, sembra una serie TV a puntate. Come disse qualcuno: “prepariamo i pop corn”. Inizia il secondo tempo. 😉
        Buona serata

      • ottobre 8, 2018 alle 6:50 pm

        mi confermi, quindi, che per te “relazione preliminare” e “censimento” sarebbero equivalenti?

        Per il resto, siamo tutti molto curiosi, visto che la stessa Università di Sassari parla di “relazione preliminare”…

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 8, 2018 alle 7:12 pm

        sicuramente voi di procedure V.A.S. e V.I.A ne avrete visto tantissime, è il vostro pane. Di conseguenza non devi chiedere a me, ma saprai distingure bene che cos’è una relazione preliminare da un report intermedio. Ma è pur vero che una relazione preliminare ha carattere, valore, funzione di preparazione, introduzione, premessa necessaria a ciò che sarà detto, fatto o svolto in seguito. Quindi rappresenta una sorta di valutazione prima dello svolgimento dello studio stesso. Secondo te, una relazione prelimanare consente un campionamento ovvero il recupero dei dati sul campo (o meglio numeri tramite metodologie e protocolli validati ), un’analisi dei dati delle schede, un elaborazione dei dati con tanto di discussione dei risultati finora raggiunti e specialmente un parere con il quale si autorizza il prelievo? Non so te, ma più che una relazione preliminare a me parrebbe un report intermedio…. Poi, non so te, ma per quanto mi riguarda, può essere chiamato anche “report lillipuziano 🙂 😉 ” che il succo non cambia….

      • ottobre 8, 2018 alle 9:47 pm

        no, non credo possa paragonarsi al “censimento” richiesto. d’altra parte, se così non fosse stato, non avremmo fatto ricorso 😉

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 8, 2018 alle 10:13 pm

        Di fatto ora la palla passa all’ISPRA, e sarà l’Ente a fare i conti con “mamma” Università e dire se il lavoro dell’Università è una mera relazione preliminare, o se ci sono le basi scientifiche per scongiurare il principio di precauzione di danno irreparabile al patrimonio futuristico (essendo le densità riportate dello studio, addirittura superiori a quelle della Carta delle vocazioni faunistiche. Alla faccia di specie rare e in diminuzione), per passare alla seconda fase del censimento: i dati del prelievo venatorio. Se dice no, amen. Giustificherà il parere per il quale si discosta dal parere dell’Università; se dice si, chi ha sbagliato fino a ieri ha la possibilità di salvarsi in calcio d’angolo.

      • ottobre 8, 2018 alle 10:33 pm

        …curioso che tutto ‘sto circo salterebbe fuori dopo ben quattro “sberle” giuridiche di tale portata.

        E come mai?

        Ma vogliamo esser seri una volta tanto?

        Stefano Deliperi

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