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Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus chiede alla Regione Toscana una normativa più efficace contro gli abusi nelle cave di marmo.


Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG) ha inoltrato (20 aprile 2017) una richiesta al Presidente della Regione Toscana, al Presidente del Consiglio regionale e ai Capigruppo consiliari perché siano inserite nell’ordinamento regionale disposizioni più efficaci per contrastare gli abusi effettuati durante l’attività estrattiva del marmo sulle Alpi Apuane.

E’ stato coinvolto anche il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, in quanto interessa gran parte del comparto estrattivo del marmo.

Alpi Apuane, il bivacco Aronte e Punta Carina

In sintesi, si chiede che venga data al Parco naturale regionale delle Alpi Apuane il potere di revoca delle autorizzazioni ambientali (pronuncia di compatibilità ambientale – P.C.A., provvedimento conclusivo della procedura di valutazione di impatto ambientale – V.I.A.) in caso di reiterata violazione delle prescrizioni autorizzative o di mancata esecuzione del ripristino ambientale intimato.

Infatti, attualmente è previsto soltanto il potere di ordinare la sospensione dei lavori e il ripristino ambientale (art. 64 della legge regionale Toscana n. 30/2015), ma non è prevista la possibilità di revoca delle autorizzazioni in caso di accertata grave violazione delle prescrizioni autorizzative o di inottemperanza all’ordine di ripristino ambientale. Per sua stessa natura, poi, la sospensione dei lavori non può che essere temporanea (vds. Cons. Stato, Sez. IV, 22 febbraio 2017, n. 823).

E’ vero, dovrebbero essere i Comuni, in teoria i principali interessati alla difesa del proprio territorio, a chiudere le cave “abusive”: l’art. 21 della legge regionale Toscana n. 35/2015 sulle cave dispone (comma 3°) l’adozione da parte del Comune territorialmente competente del provvedimento di decadenza dalla concessione estrattiva, qualora l’Impresa estrattiva non provveda alla sospensione dei lavori in caso di violazione delle prescrizioni autorizzative o alla messa in sicurezza ovvero al rispristino ambientale (commi 1° e 2°).   Però, le amministrazioni comunali sono più preoccupate della tenuta economica del comparto del marmo che dei danni ambientali e di provvedimenti di decadenza delle concessioni di cava si trovano rare tracce.

Alpi Apuane, Canale Renara inquinato da marmettola (16 settembre 2016)

Infatti, a fronte di numerosi e reiterati casi di riscontrata grave violazione delle prescrizioni autorizzative da parte di Aziende estrattive del marmo sulle Alpi Apuane con gravissimi danni all’ambiente e alle risorse naturali (soprattutto al patrimonio idrico), non si registrano i conseguenti opportuni provvedimenti di revoca e chiusura definitiva dei relativi siti estrattivi.     A puro titolo esemplificativo, si riportano alcuni recenti provvedimenti di sospensione delle attività estrattive determinati da riscontrate violazioni delle autorizzazioni ambientali:

* Cava Madielle (Massa): ordinanza Commissario Parco Apuane n. 3 del 21 marzo 2017;

* Cava Padulello (Massa): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 2 del 17 febbraio 2017;

* Cava Vittoria (Fivizzano): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 9 del 23 dicembre 2016;

* Cava Calacatta (Carrara): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 8 del 21 ottobre 2016 e ordinanza Presidente Parco Apuane n. 1 del 3 giugno 2016;

* Cava Fossagrande (Carrara): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 7 del 23 settembre 2016;

* Cava Piastramarina (Minucciano): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 6 del 5 agosto 2016;

* Cava Granolesa (Seravezza): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 5 del 2 agosto 2016;

* Cava Romana (Massa): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 3 del 3 giugno 2016;

* Cava Valsora Palazzolo (Massa): ordinanza Presidente Parco Apuane n. 2 del 3 giugno 2016.

In pochi mesi ben 10 provvedimenti di sospensione dell’attività estrattiva e ingiunzione di ripristino ambientale, due dei quali riferiti alla stessa cava (Cava Calacatta, Carrara) denotano un quadro di illegalità ambientale di sensibili dimensioni, non contrastato da provvedimenti di efficace natura.

Alpi Apuane, Massa, Padulello, notare la Via di Lizza del Padulello, manufatto storico

Il quadro generale non è dei migliori.   Non siamo più ai tempi e ai metodi di Michelangelo, anche se c’è chi si ostina a non voler vedere e capire.

Purtroppo, nel corso degli ultimi vent’anni si è cavato dalle Apuane più che nei 2000 anni precedenti, ogni anno 4 milioni di tonnellate di montagna, un milione e mezzo di metri cubi.

L’industria del marmo è decisamente molto redditizia, ma quasi esclusivamente per i pochi soggetti titolari delle attività estrattive. Fra questi c’è anche la famiglia Bin Laden che con la sua Cpc Marble & Granite Ltd ha acquistato nel 2014 il 50% della Marmi Carrara pagando a quattro famiglie proprietarie 45 milioni di euro.

I ricavi dei Comuni non sono paragonabili neanche lontanamente a quelli dei concessionari: in questi ultimi tempi, per esempio, il Comune di Carrara incassa 15 milioni di euro annui a titolo di canone, una parte minima rispetto a quanto rende l’estrazione marmifera. Per esempio, nel 2012, a fronte del canone di 15 milioni di euro in favore del Comune di Carrara, le imprese operanti nel settore del marmo hanno ricavato ben 168 milioni di euro. Al Comune è dunque andato solo l’8,8% del ricavo complessivo.

Anche i dati sull’occupazione confermano che il marmo non rende immuni dalla disoccupazione, anzi: nel 2016 il tasso di disoccupazione medio in Italia era dell’11,7% (dati I.S.T.A.T.), in Provincia di Massa Carrara era del 16,6%.

La stessa Regione Toscana (nota Direzione Ambiente ed Energia prot. n. AOOGRT 0275665 del 23 dicembre 2015) ha riconosciuto che “la produzione di rifiuti caratteristici del distretto lapideo apuano (marmettola, n.d.r.) è dell’ordine delle 275.000 tonnellate annue in anni recenti” e non sono pochi i danni alla risorsa idrica destinata al consumo potabile: “i maggiori costi legati alla presenza di materiali fini derivanti dall’esercizio delle cave sono valutabili nell’ordine di 300 mila euro all’anno“, secondo il gestore Gaia s.p.a. (vds. “Marmettola nel Frigido, rendere potabili le acque costa 300.000 euro in più all’anno”, Il Tirreno,3 febbraio 2016).  Si deve ricordare che gran parte del comparto estrattivo del marmo – ben 178 cave, di cui 118 attive, nei soli bacini imbriferi del Carrione e del Frigido, secondo l’A.R.P.A.T. (report n. 168 del 13 agosto 2015 sulle “Alpi Apuane e marmettola”) – ricade proprio nell’ambito del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.

acqua alla marmettola, se la bevano tutti quegli amministratori pubblici che non difendono le Apuane

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – grazie all’incessante e determinata attività del proprio Presidio Apuane – è da tempo impegnato duramente in una decisa battaglia legale e di sensibilizzazione contro gli scempi ambientali compiuti quotidianamente sulle Alpi Apuane e l’inquinamento delle acque da marmettola,

Ora il GrIG chiede alla Regione Toscana che siano dati efficaci poteri di salvaguardia ambientale per contrastare gli illeciti delle cave al Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, individuato dalla stessa Regione quale ente preposto alla tutela dell’area naturale di pertinenza.[1]

Non solo.   Ogni cittadino, ogni comitato, ogni associazione può fare la sua parte: il GrIG mette a disposizione un fac simile di istanza di analogo contenuto da completare, chiunque la volesse inoltrare può richiederlo all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

_________________

[1] ai sensi dell’art. 69 della legge regionale Toscana n. 30/2015, “l’ente parco svolge tutte le funzioni relative ad accertamenti, valutazioni, considerazioni, autorizzazioni, atti in proposito”.

 

 

 

Alpi Apuane, Sagro, manifestazione sotto la neve (genn. 2017)

 

 

(foto A.G., F.L., archivio GrIG)

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  1. aprile 22, 2017 alle 11:51 am

    da Il Tirreno, 22 aprile 2017
    «Abusi nelle cave adesso servono norme più efficaci». (http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2017/04/22/news/abusi-nelle-cave-adesso-servono-norme-piu-efficaci-1.15235342, http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/il-tirreno/item/6649-abusi-nelle-cave-adesso-servono-norme-piu-efficaci)

    MASSA. Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus chiede alla Regione Toscana una normativa più efficace contro gli abusi nelle cave di marmo. Ha inoltrato una richiesta al presidente Rossi, al presidente del consiglio regionale e ai capigruppo consiliari perché siano inserite nell’ordinamento regionale disposizioni più efficaci per contrastare gli abusi effettuati durante l’attività estrattiva del marmo sulle Alpi Apuane.

    ______________________

    da La Nazione, 22 aprile 2017
    Cave, abusi e reiterate violazioni “Occorre revocare le autorizzazioni” Il Grig chiede alla Regione di dare questo potere al Parco delle Apuane. (Francesco Scolaro) (http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/la-nazione/item/6644-cave-abusi-e-reiterate-violazioni-occorre-revocare-le-autorizzazioni-il-grig-chiede-alla-regione-di-dare-questo-potere-al-parco-delle-apuane)

    «CAVE ‘fuori legge’, la Regione dia il potere al Parco delle Alpi Apuane di revocare le autorizzazioni ambientali in caso di reiterata violazione delle prescrizioni autorizzative o di mancata esecuzione dell’ordinanza di ripristino ambientale». La richiesta arriva dal Gruppo d’intervento giuridico onlus (Grig) che ha inviato una specifica richiesta al presidente della Regione Toscana, al presidente del consiglio regionale e ai capigruppo consiliari affinché «siano inserite nell’ordinamento regionale disposizioni più efficaci per contrastare gli abusi effettuati durante l’attività estrattiva del marmo sulle Alpi Apuane», coinvolgendo anche il Parco naturale visto che interessa gran parte del comparto estrattivo del marmo. Pochi giorni fa, come anticipato da La Nazione, il Parco ha pubblicato il nuovo regolamento che prevede misure più restrittive per i lavori non autorizzati, ossia una sospensione di almeno 6 mesi dopo il ripristino ambientale e interventi in danno ai concessionari inadempienti. Misure che per il Grig, però, non sono sufficienti: il prossimo passo deve essere il potere di revoca dell’autorizzazione, al momento non previsto dalla legge. «Attualmente è previsto soltanto il potere di ordinare la sospensione dei lavori e il ripristino ambientale – prosegue il Grig – ma non la possibilità di revoca delle autorizzazioni in caso di accertata grave violazione delle prescrizioni autorizzative o di inottemperanza all’ordine di ripristino ambientale. Per sua stessa natura la sospensione dei lavori non può che essere temporanea», come ha recentemente stabilito il consiglio di Stato per la cava di Castelbaito Fratteta. «E’ vero, dovrebbero essere i Comuni, in teoria i principali interessati alla difesa del proprio territorio, a chiudere le cave ‘abusive’ – va avanti il Grig – ma le amministrazioni comunali sono più preoccupate della tenuta economica del comparto del marmo. A fronte di numerosi e reiterati casi di grave violazione delle prescrizioni sulle Alpi Apuane non si registrano i conseguenti provvedimenti di revoca e chiusura definitiva dei relativi siti estrattivi.». Il Grig cita alcuni casi esemplificativi: Madielle, Padulello, Vittoria, Calacatta, Fossagrande, Piastramarina, Granolesa, romana, Valsora Palazzolo. «In pochi mesi ben 10 provvedimenti di sospensione dell’attività estrattiva e ingiunzione di ripristino ambientale, due dei quali riferiti alla stessa cava denotano un quadro di irregolarità ambientale di sensibili dimensioni, non contrastato da provvedimenti di efficace natura – dice ancora il Grig -. Non siamo più ai tempi di Michelangelo: nel corso degli ultimi vent’anni si è cavato dalle Apuane più che nei 2.000 anni precedenti, ogni anno 4 milioni di tonnellate di montagna, un milione e mezzo di metri cubi. Un’industria molto redditizia per pochi e i ricavi dei Comuni non sono paragonabili a quelli dei concessionari mentre i dati sull’occupazione confermano che il marmo non rende immuni». Il Grig mette nel mirino anche la produzione di detriti e i danni sulle risorse idriche partendo proprio dai costi della potabilizzazione delle acque del Cartaro.

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    da L’Eco della Lunigiana, 24 aprile 2017
    Cave. Potere di revoca al Parco delle Apuane. (Simona Folegnani): https://ecodellalunigiana.it/2017/04/24/cave-potere-revoca-al-parco-delle-apuane/

  2. maggio 3, 2017 alle 2:48 pm

    sospesa anche l’attività estrattiva alla Cava Colubraia (Vagli) e ordinato il ripristino ambientale con ordinanza commissariale Parco Apuane n. 5 del 28 aprile 2017 (http://www.parcapuane.toscana.it/Priv_File_Documento_Amministrativo/14298.pdf)

    da La Nazione, 29 aprile 2017
    Il Parco delle Apuane «sospende» la ‘Colubraia’.
    Nel mirino la cava del comune di Vagli di Sotto e con sede ad Avenza: http://www.lanazione.it/massa-carrara/cronaca/il-parco-delle-apuane-sospende-la-colubraia-1.3074275, http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/la-nazione/item/6655-il-parco-delle-apuane-sospende-la-colubraia

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    Cava ferma da due anni. Revocata la concessione. Scatta la “caducazione” per la Bore Cerignano a Forno: http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/la-nazione/item/6654-cava-ferma-da-due-anni-revocata-la-concessione-scatta-la-caducazione-per-la-bore-cerignano-a-forno

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    3 maggio 2017
    «Cava Bore Mucchietto non è stata caducata» Ricorso per la Cerignano: http://www.versiliaproduce.it/index.php/il-marmo-sui-quotidiani/la-nazione/item/6684-cava-bore-mucchietto-non-e-stata-caducata-ricorso-per-la-cerignano

  3. luglio 10, 2017 alle 3:03 pm

    con lettera del 5 luglio 2017 il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha risposto alla richiesta annunciando gli opportuni approfondimenti “trasversali” sul piano giuridico e socio-economico in vista di “eventuali modifiche e integrazioni alla normativa vigente”.

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