La devastazione del Montefeltro grazie a centrali eoliche e gasdotti.


Appennino Umbro-Marchigiano, Monte Macinara e Monte dei Sospiri con simulazione impatto centrali eoliche

Appennino Umbro-Marchigiano, Monte Macinara e Monte dei Sospiri con simulazione impatto centrali eoliche

Il Monte dei Sospiri è un luogo bellissimo, remoto ed è un balcone su luoghi remoti, ovvero tutta l’area compresa tra l’alto Candigliano e l’Alpe della Luna.

Solo il nome del resto, dovrebbe determinare rispetto verso questo luogo aereo ed essenziale, fatto di erba e di cielo.

Invece, i lavori per la costruzione del “parco” eolico stanno conoscendo un momento di parossismo, dovuto forse ai timori sollevati dall’intervento di Vittorio Sgarbi, forse dall’arrivo dell’inverno, forse di qualche finanziamento.

La devastazione è come accentuata, sottolineata dalla bellezza del luogo.

Tutti luoghi “topici” della provincia subiranno le conseguenze di questa manomissione: l’ecomostro sbarrerà la maestosa visuale che si gode salendo sul Sasso Simone, deturperà la visuale da tutto il versante sud del Monte Carpegna, si imporrà sulla Torre della Metola, sarà visibile da ogni punto di Villagrande di Montecopiolo, si imporrà sull’orizzonte occidentale della Riserva Statale del Furlo e quindi sul panorama immenso che si gode dai monti Pietralata e Paganuccio. Sarà una vista inevitabile dal Montiego, deturperà per sempre il paesaggio infinito che si osserva dal Nerone, che spazia dai Monti della Croazia, all’Abruzzo, all’Appennino Reggiano. E spunterà sul paesaggio occidentale di Urbino, verso il sole che tramonta.

Un capolavoro.

Appennino, Monte Nerone

Appennino, Monte Nerone

E’ mai possibile, è indispensabile che in una terra che trasuda storia e leggenda come la nostra, nella terra che fu di Federico da Montefeltro, di Ottaviano degli Ubaldini, dei Brancaleoni, dei della Faggiola e degli Oliva si debba realizzare una mostruosità simile?

E’ possibile che non siano stati interpellati i Parchi e le Riserve esistenti? Dal Sasso Simone la vista sarà inevitabile anche salendovi bendati.

E per che cosa ?

Lo sappiamo tutti che a far girare le pale in aree come le nostre sono i finanziamenti pubblici più che il vento.

Inoltre, sarebbe interessante calcolare i consumi energetici derivanti dal cantiere, dal trasporto di immani quantità di cemento, dall’escavazione del calcare necessario per produrlo, dal transito di centinaia di camion e betoniere, dalla produzione materiale stessa delle torri, per vedere se quest’energia è così pulita. Non si salva certo il pianeta buttando soldi in “opere” come questa. E quando le pale cominceranno a girare comincerà il tritacarne, visto che l’area è uno dei passi più utilizzati dagli uccelli migratori.

E i cacciatori ? Non  hanno niente da dire?   Si vantano di essere loro i veri ecologisti, ma quando serve  non  ci sono mai.   Semplicemente, si spostano un po’ più in là e continuano a sparare. Quest’autunno le loro fucilate erano l’unico  rumore, oltre a quello di ruspe e betoniere, al Monte dei Sospiri. Davvero un bel quadretto.

Ma la perla è che il parco eolico e il supermetanodotto Snam si intersecano. Dobbiamo però ricordare che in provincia di PU sono esistiti due parchi eolici: quello del Catria e quello di Peglio.

In entrambi i casi il vento ha staccato le pale, che sono volate via andando ad conficcarsi nei paraggi.

Che succede se una pala di 50 metri si stacca e infilza un metanodotto da 48 pollici, pieno di gas supercompresso?

Ovviamente la risposta è sempre la stessa: queste cose non possono succedere, ovvero le pale non si staccano e i metanodotti non esplodono.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Marche

 

Marche, Monte Catria, relitti di aereogeneratori

Marche, Monte Catria, relitti di aereogeneratori

 

Il Resto del Carlino, 9 dicembre 2015 - Copia

(foto A.L.C., archivio GrIG)

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  1. Mara
    dicembre 3, 2015 alle 9:24 am

    Per questi deficienti l’unica bellezza è quella del colore dei soldi. Che siano maledetti, in eterno.

  2. Riccardo Pusceddu
    dicembre 3, 2015 alle 11:18 am

    Consapevole della mia diversità nel considerare le pale eoliche come un simbolo di bellezza per via della loro forma affusolata e quasi organica ma soprattutto un simbolo di speranza in un mondo migliore senza centrali a carbone, quelle si brutte e nocive all’ambiente, mi appresto a spezzare l’ennesima lancia a favore dell’intervento in questione.
    E’ vero che anche costruire e installare una pala eolica comporta un certo grado di distruzione ambientale per i materiali necessari per costruirla fino alla manifattura della turbina e del sostegno e al loro trasporto e montaggio in situ. E’ un parametro ben noto: la cosidetta EROEI (Energy Return On Energy Invested) dove l’energia spesa per ottenere un artefatto per la produzione di energia chiavi in mano viene paragonata a quella ottenuta dall’oggetto stesso dopo che questo sia divenuto operativo e per tutta la durata della sua attività ovvero fino alla sua fase di decommissionamento. Ebbene, le pale eoliche hanno il più alto indice fra tutte le fonti energetiche note, incluse le apparecchiature per lo sfruttamento delle altre fonti alternative a quelle fossili (sole, maree, e dighe). Se poi andiamo a considerare i danni ambientali ovvero la distruzione causata delle pale eoliche rispetto a quella causata dalle centrali idroelettriche allora il bilancio si sposta ancor più a favore delle prime. Solo il fotovoltaico e il termosolare installato nelle abitazioni distruggono meno (anche se non sono sicuro che il riciclaggio dei materiali necessari per produrre le celle fotovoltaiche sia possibile o che comunque sia entrato nel calcolo della EROEI di cui prima). Per farla breve, gli uccelli che probabilmente moriranno a causa delle pale mi sembra siano un prezzo molto piccolo da pagare per evitare la ben più grave distruzione causata dal riscaldamento globale dovuto alla produzione di energia da fonti non rinnovabili e da tutto il sistema dei trasporti da quelli per via aerea a quelli su gomma. Interi ecosistemi anche su scala globale!
    Certo bisogna vigilare sui siti durante la costruzione dell’impianto visto che alla ditta che erigerà i piloni e installerà le turbine probabilmente non importa un fico secco dell’ambiente. Per loro si tratta solo di soldi. Ma anche se fosse vorrei dire un’ultima cosa sui finanziamenti concessi per le fonti rinnovabili. Non conosco bene la situazione in Italia ma nel Regno Unito dove vivo e negli USA che conosco un po attraverso la vasta letteratura sull’argomento, finanziamenti ben maggiori vengono concessi per la costruzione di centrali a carbone e soprattutto di quelle nucleari, a parità di potenza generata! Quindi il vento vince ancora alla grande anche senza contare il pericolo rappresentato dalla messa in attività delle centrali nucleari e dal problema delle scorie.

  3. Terrae
    dicembre 3, 2015 alle 1:16 pm

    Se parliamo di impianti progettati, costruiti e manutenuti con tutti i crismi, anch’io -come Riccardo- ritengo preferibili gli impianti eolici a quelli che bruciano combustibili fossili, rifiuti biomasse, ed anche alle distese di pannelli fotovoltaici.

    Non ho dubbi su questo (e ho già commentato in proposito su questo blog).

    Gli amici del Montefeltro, comprensibilmente, osteggiano un progetto che preannuncia di sfigurare lo storico e bel paesaggio della loro terra; e non c’è dubbio che le torri eoliche sono visivamente molto impattanti.

    Tuttavia, più in generale, credo che ogni trasformazione di un territorio con nuove installazioni o sottrazioni di qualsiasi natura ed entità esse siano, debba essere affrontata in primis valutandone l’effettiva utilità, intendendo con questo che è necessario valutare prima di tutto se quella data opera (impianto, opificio, abitazioni, etc.) è realmente indispensabile, insostituibile, urgente, indifferibile, improcrastinabile per le esigenze della comunità considerata.

    Cerco di essere più chiaro.
    Decido di costruire case perché ho un fabbisogno reale di nuove abitazioni ESCLUSIVAMENTE per alloggiare persone che ne sono prive o che sono alloggiate in edifici inadeguati.
    Ciò è cosa ben diversa dal costruire immobili per mera speculazione, impegnando nuovi suoli, facendo incetta di terreni edificabili e facendone lievitare i prezzi, incentivando il consumo di risorse con l’aperura di nuove cave per materiali primari, etc.

    Cioè, privare o non privare una comunità di parti del proprio territorio, dei propri orizzonti, delle proprie consuetudini, per favorire investimenti puramente speculativi (e che pure potrebbero dare una più o meno grande ricaduta economica sul territorio) dovrebbe essere il discrimine primo tra il fare o non fare una qualsiasi opera.

    Solo risolto questo punto, si dovrebbe discutere sul dove, sul quale, sul come realizzare un’opera, ovviamente mettendo a cuccia illegittimi interessi di parte (economici e non) e posizioni ideologiche preconcette (del diritto di iniziativa e d’impresa, all’eroica difesa dell’ambiente magari professata insozzando i muri di scritte con vernici, tanto per dire).

    Dunque, quelle centrali eoliche e gli altri impianti sul Montefeltro, sono davvero indispensabili a produrre energia pulita in sostituzione a impianti obsoleti ed inquinanti, o sono un altro intelligente investimento di “salvaguardia ambientale” di illuminati imprenditori che mirano tout-court agli incentivi dello Stato?

    Buona la prima.

    • luglio 10, 2016 alle 3:28 am

      Io penso che siano tutte e due le cose, hahaha. Magari non sostituiscono purtroppo ancora nessun impianto ad energia fossile ma sicuramente l’energia che producono non viene buttata e finirà prima o poi col rendere le centrali a carbone, olio combustibile e gas, antieconomiche. Gia’ adesso si sta creando nel mercato libero dell’energia, una concorrenza fra fonti rinnovabili e fossili e non perché le rinnovabili sono sussidiate (lo sono anche il carbone e le altre fossili e soprattutto il nucleare) ma perché le rinnovabili hanno dei costi di gestione molto più bassi, soprattutto quelle ad alto EROEI, come l’eolico e il termodinamico. Mi dispiace solo che la maggiorparte degli ambientalisti come lo sono io non capiscono che questi impianti rappresentano al momento attuale, l’unica speranza di evitare la catastrofe incombente causata dal riscaldamento globale.

  4. luglio 10, 2016 alle 3:52 am

    Un’ultima cosa: all’inferno il metanodotto, ma dire che le pale si potrebbero staccare con la tecnologia attuale lo considero intellettualmente scorretto. Le pale del Monte Catria furono istallate nel lontano 1985 (http://www.educambiente.it/energie_rinnovabili/eolico_catria.htm) quando la tecnologia dell’eolico era ancora agli albori. Poi ci si mise anche l’incuria dell’ANAS, che gesti’ gli impianti in modo riprovevole (qualsiasi impianto va incontro a disastri se non adeguatamente manutenuto).

    • luglio 10, 2016 alle 7:01 am

      eppure le pale, ostinatamente, continuano a staccarsi anche oggi.
      Sará per fare un dispetto? 😊
      In più, nessuno smantella gli impianti fuori uso.
      Ce n’è abbastanza per mandare al diavolo questo genere di operazioni.

      Stefano Deliperi

      • luglio 10, 2016 alle 12:39 pm

        Stefano, adesso anziché fare battute sulla mia presunta credulità, ti chiedo di circostanziare le tue affermazioni con dei link alle fonti dai quali le hai tratte, come ho fatto io nel mio commento precedente.
        Io davvero non ti capisco. Sono sicuro che io e te teniamo all’ambiente tantissimo ma il tuo approccio ai problemi della conservazione e’ diametralmente opposto al mio. Tu appena qualcosa non funziona mandi tutto “al diavolo” mentre io sono per continuare a provare e a migliorare fino a quando le pale non si staccheranno più, come già succede oggi. Ma se riesci a provarmi il contrario allora mi rimangio tutto.

      • luglio 10, 2016 alle 3:16 pm

        Stefano, se non vuoi che ripeta a iosa le cose allora fammi delle obiezioni valide, non mandarmi 2 link di turbine da 30 kw! Quelle sono giocattoli in confronto alle turbine da 2Mw che si stanno montando al Monte dei Sospiri! E poi non eri tu che proponevi il mini eolico al servizio dell’agricoltura? E poi non esiste una tecnologia assolutamente sicura. Anche i pannelli fotovoltaici a volte si staccano, ma sono casi isolati: una percentuale minima, sono sicuro, delle turbine installate!
        Ti prego, sii serio nel dibattere.

      • luglio 10, 2016 alle 5:44 pm

        Riccardo, hai scritto testualmente: “dire che le pale si potrebbero staccare con la tecnologia attuale lo considero intellettualmente scorretto”.
        Le “pale”, invece, si staccano pure con la tecnologia attuale.
        Se poi vuoi spaccare il capello in quattro e distinguere fra “eolico” e “mini-eolico” fallo pure, ma a chi legge credo che non interessi.
        Prima affermi che non si possono staccare, poi dici che “non esiste una tecnologia sicura”: nel primo caso hai torto, nel secondo ragione.
        E’ una discussione senza senso e per me si chiude qui, non si può abusare della pazienza di chi legge.

        Stefano Deliperi

        qui in Molise

      • luglio 10, 2016 alle 9:34 pm

        Non sei obbligato a rispondermi: io mi rivolgo a te ma so che ho poche speranze di convincerti: non capisci o non vuoi capire neanche l’enorme differenza (in termini di sicurezza) che passa tra le pale giocattolo da 30kw e le nuove pale da 20Mw montate in posti lontanissimi da centri abitati e da luoghi frequentati dal pubblico! Sono qui a dibattere con te nella speranza che altri ambientalisti come me possano accorgersi di quanto sbagliate siano le posizioni del GrIG e delle altre maggiori associazioni ambientaliste. E se qualcuno riesce a farmi cambiare idea allora sono pronto a farlo, alla luce di fatti nuovi o che ignoro. Ecco perché sopporto le tue battute sugli occhiali rosa e Walt Disney e i numeretti dietro la schiena. E adesso anche che io stia abusando della tua pazienza e di tutti coloro che leggono i miei commenti.
        E poi non prendermi alla lettera quando dico che “dire che le pale si potrebbero staccare con la tecnologia attuale lo considero intellettualmente scorretto”. Ovviamente mi riferisco al limitarsi ad affermare ciò senza fare le dovute precisazioni (come hai fatto te), ovvero che se ne staccano molto meno oggi di quanto avvenisse in passato e che quando si staccano spesso e’ colpa non delle pale ma della mancata manutenzione (entrambe le circostanze sono accadute per le pale del monte Catria). E poi la distinzione principale ovvero quella che c’e’ dal punto di vista della sicurezza, tra una pala per minieolico e una da 20Mw!

      • luglio 10, 2016 alle 10:28 pm

        sereno, nessuno riuscirà a farti cambiare idea 😉

        Stefano Deliperi

      • luglio 10, 2016 alle 10:34 pm

        Hahaha, accetto il tuo sarcasmo ma ho cambiato diverse volte idea nella mia vita e sono pronto a farlo ancora se necessario e alla luce di fatti nuovi e nuove tecnologie. 🙂

      • luglio 10, 2016 alle 10:39 pm

        🙂

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