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Chiesta la condanna per tutti gli imputati per il traffico di rifiuti industriali a Portovesme.


Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Il pubblico ministero Daniele Caria, all’udienza del 17 novembre 2014 davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica (giudice Massimo Poddighe), ha chiesto la condanna di Massimo Pistoia (amministratore unico della Tecnoscavi) e Lamberto Barca (gestore della società Gap service s.r.l.) e 3 anni di reclusione, di Stefano PuggioniGiampaolo PuggioniLarbi El Oualladi (dipendenti della Tecnoscavi) a un anno e mezzo di reclusione, mentre per Danilo Baldini (socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l.) la richiesta è di 2 anni di reclusione.

Il dibattimento continuerà il 7 gennaio 2015 con la difesa.

Si tratta del secondo troncone del dell’unico procedimento n. 5890/2007 G.I.P. (e R.N.R. 2930/2007) concernente l’importantissima indagine condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Cagliari su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo relativa al più ingente traffico illecito di rifiuti industriali finora riscontrato in Sardegna, relativo al  traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali.

Recentemente la Corte di cassazione (udienza dell’8 ottobre 2014), riguardo il al primo troncone relativo al giudizio con rito abbreviato nei confronti di Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.), ha deciso per la parziale riforma della sentenza della Corte d’Appello di Cagliari, dichiarando prescritto un reato contravvenzionale e rinviando ad altra Sezione della Corte d’Appello per la rideterminazione della pena per il reato di falso e per l’esame dell’ipotesi accusatoria relativa al traffico illecito di rifiuti industriali.

In precedenza, la Corte d’Appello di Cagliari, sez. II penale, aveva sostanzialmente confermato (1 marzo 2013) in sede di appello la condanna del primo grado:  un anno e dieci mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara e due anni e due mesi di reclusione per Aldo Zucca , 900 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

In primo grado c’era stata la dura sentenza del 28 febbraio 2012 del Tribunale di Cagliari (G.I.P. Giovanni Massidda) al termine del processo con rito abbreviato nei confronti dei due dirigenti della Portovesme s.r.l.due anni e due mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara e due anni e otto mesi di reclusione per Aldo Zucca1.800 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata più volte coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

In occasione di numerose udienze si sono svolti sit in promossi dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustiziamonitoraggi ambientali e sanitarisalute pubblica.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – parti civili nel presente procedimento penale grazie all’avv. Lia Pacifico – esprimono un fortissimo auspicio per il raggiungimento di un pronunciamento definitivo in favore della giustizia, della salvaguardia ambientale, della tutela della salute pubblica e assegnano grande importanza alle conclusioni di questi procedimenti penali, i primi in Sardegna relativi a traffici illeciti di rifiuti di origine industriale di tali proporzioni.

Ora si attendono i pronunciamenti definitivi, importantissimi per il popolo inquinato, per l’ambiente, per la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

 

L'Unione Sarda, 18 novembre 2014

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. max
    novembre 19, 2014 alle 7:12 am

    alleluja……: bisogna vedere se ci sara’ poi la certezza della pena che comunque sara’ leggera ( siamo in italia dove va di moda il ” volemose bbene” pacca sulla spalla e strizzatina d’occhio da parte di tanti giudici MOLTO tolleranti, quando riguarda reati ad altri e non a loro beninteso, fenomeno anch’esso tutto italiano e incomprensibile).
    penso che tra condoni e dintorni finira’ tutto a tarallucci e vino.

  2. Shardana
    novembre 19, 2014 alle 8:49 am

    Onore al PM Caria ma i nostri politici,anzi i politici, hanno già deciso che la portovesme srl non può essere condannata se nò addio ALCOA…..Pitticca sa cricca.Fra un pò,come la chiami tu Grig èSANTA PRESCRIZIONE io la chiamo in un altro modo,ma mi censurate.

  3. Valentina
    novembre 19, 2014 alle 6:41 pm

    un’altra vicenda veramente dolorosa. Anke io purtroppo ho paura che finiranno per farla franca. . . tengo le dita incrociate…

  4. novembre 20, 2014 alle 4:25 pm

    da Sardinia Post, 20 novembre 2014
    Processo rifiuti Portovesme Srl, chieste le condanne per i sei imputati: http://www.sardiniapost.it/cronaca/processo-sui-rifiuti-industriali-portovesme-s-r-l-chieste-condanne-per-i-imputati/

  5. piero
    dicembre 10, 2014 alle 7:01 am

    se veramente a questa banda non succede niente vuol dire che in Italia essere delinquenti è legale… non solo hanno rubato ma hanno inquinato ripetutamente e reiterato il reato per tanto tempo…

  6. piero
    dicembre 13, 2014 alle 7:55 am

    sembra che ci sia poco da commentare – sardi che non amano la Sardegna e pensano all’animaccia loro

  7. Shardana
    dicembre 13, 2014 alle 5:36 pm

    Ciao Piero,cosa vuoi che succeda se il tutto è gestito ad arte dallo stato.Mi sembra ovvio che oltre alla cricca sulcitana che ha ridotto il sulcis in ginocchio grazie all’assistenzialismo,c’è tutta una classe politica,partiti,organi che dovrebbero controllare il livello di inquinamento,che gestisce il tuttoin maniera mafiosa per tenere in piedi il baraccone ed avere una miniera di voti con il ricatto occupazionale.Non contiamo poi la parentopoli che vede dirigenti e gestori del buco nero industriale,fratelli ,cugini e parenti di politici e sindacalisti,per questo il silenzio è d’oro,ci mangiano tutti.

  8. LORDPI
    dicembre 24, 2015 alle 3:19 pm

    COME AL SOLITO FARE GLI ONESTI NON CI SI GUADAGNA PIU,,,, ALLA FACCIA DELLA DELINQUENZA ORAMAI UNA MANO LAVA L’ALTRA E CONTINUANO A FOTTERE LE PERSONE…. E LE ARIE CHE SI DANNO…

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