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Portovesme: condanna in appello per il traffico di rifiuti industriali.


Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

La Corte d’Appello di Cagliari, sez. II penale, ha sostanzialmente confermato (1 marzo 2013) in sede di appello la condanna nei confronti di due dirigenti della Portovesme s.r.l. riguardo al  traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali.

Un anno e dieci mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e due anni e due mesi di reclusione per Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.), 900 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

Si è concluso provvisoriamente così il primo troncone dell’unico procedimento n. 5890/2007 G.I.P. (e R.N.R. 2930/2007) concernente l’importantissima indagine condotta dai Carabinieri del N.O.E. di Cagliari su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo (p.m. Daniele Caria) relativa al più ingente traffico illecito di rifiuti industriali finora riscontrato in Sardegna.

Il dibattimento, apertosi  lo scorso 12 dicembre 2012, riguardava l’appello avverso la dura sentenza del 28 febbraio 2012 del Tribunale di Cagliari (G.I.P. Giovanni Massidda) al termine del processo con rito abbreviato nei confronti dei due dirigenti della Portovesme s.r.l.due anni e due mesi di reclusione per Maria Vittoria Asara e due anni e otto mesi di reclusione per Aldo Zucca1.800 euro per spese legali e separata liquidazione in sede civile per il risarcimento in favore delle parti civili.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Lo scorso 9 gennaio 2013 si era tenuta un’udienza del secondo troncone del procedimento apertosi il 13 marzo 2012, il dibattimento è continuato con la deposizione del geologo e chimico Danilo Baldini (55 anni) di Iglesias, coordinatore della Tecnochem srl, il laboratorio che doveva certificare i rifiuti in uscita dagli impianti siderurgici della Portovesme s.r.l.

Si tratta del procedimento penale davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica (giudice Massimo Poddighe), nei confronti di Massimo Pistoia (amministratore unico della Tecnoscavi), Lamberto Barca (gestore della società Gap service s.r.l.), di Stefano PuggioniGiampaolo PuggioniLarbi El Oualladi (dipendenti della Tecnoscavi) e Danilo Baldini (socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l.).

Prossima udienza il 23 aprile 2013.

Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata più volte coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

sit in 20 maggio 2011

sit in 20 maggio 2011

In occasione di numerose udienze si sono svolti sit in promossi dal Comitato popolare Carlofortini preoccupati all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari con le richieste di giustiziamonitoraggi ambientali e sanitarisalute pubblica.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra – parti civili nel presente procedimento penale grazie all’avv. Lia Pacifico – esprimono decisa soddisfazione per l’importante pronunciamento giurisdizionale in favore della giustizia, della salvaguardia ambientale, della tutela della salute pubblica e assegnano grande importanza alle conclusioni di questi procedimenti penali, i primi in Sardegna relativi a traffici illeciti di rifiuti di origine industriale di tali proporzioni.

Ora si attendono i pronunciamenti definitivi, importantissimi per il popolo inquinato, per l’ambiente, per la salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

 

(foto T.C., S.D., archivio GrIG)

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  1. Shardana
    marzo 1, 2013 alle 8:09 pm

    💀LIBERI DI AVVELENARE💀 ANCORA UNA VOLTA LA PORTOVESME SRL ESCE INDENNE DAL TRAFFICO DI RIFIUTI ALTAMENTE PERICOLOSI PRODOTTI DAI SUOI IMPIANTI DI PORTOVESME E SMALTITI ILLEGALMENTE NEL CACLIARITANO. Condannati i 2 tecnici👴👵 fantocci,che tutte le volte che si guarderanno allo specchio si ricorderanno di essere dei veri criminali……altro che un anno e otto mesi✊

  2. ASSHOLE
    marzo 2, 2013 alle 3:37 am

    Riempimento per piazzali e strade? La stupidità umana non ha confine tra gli imbecilli generati da madri ************** sempre incinte. Ma se non altro, hanno nascosto le loro cagate in casa, al contrario delle scorie nucleari e altre maledizioni che vengono sepolte nel territorio Africano, da parte di inglesi, francesi, tedeschi, italiani, e of course, Americani (chissà quanto materiali ultra tossico dall’area 51 viene rifilato in Africa, non voglio nemmeno immaginarlo). Che schifo, secondo me, chiunque sia stato a creare il genere umano, dev’essersi ubriacato come una bestia per lasciar crescere ed evolvere l’essere umano; è veramente incredibile che una creatura come l’essere umano sia tanto imbecille e mentalmente paralitico…

  3. marzo 2, 2013 alle 10:13 am

    da La Nuova Sardegna, 2 marzo 2013
    Portovesme srl, condanne più lievi. Scorie tossiche sotto le strade, pene ridotte a due dirigenti grazie al decreto Ilva. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. È arrivata la conferma del giudizio d’appello per la vicenda dei fumi d’acciaieria della Portovesme srl usati come sottofondo stradale: dopo una camera di consiglio durata due ore la Corte d’Appello ha giudicato colpevoli di traffico di rifiuti pericolosi il responsabile della gestione ambientale Aldo Zucca (58 anni) di Gonnosfanadiga e l’ha condannato a due anni e due mesi di reclusione, sei mesi in meno rispetto al primo grado. Un anno e dieci mesi (quattro mesi in meno del primo grado) è la pena inflitta alla responsabile gestione rifiuti dello stabilimento Maria Vittoria Asara (39 anni) di Sestu. Il pg Mauro Rosella aveva chiesto la conferma piena della sentenza del primo grado. La riduzione della pena è legata all’assoluzione da uno dei capi d’imputazione perchè in base alla nuova norma varata dal governo Monti per salvare l’Ilva di Taranto non è più previsto come reato, mentre un’altra delle contestazioni è risultata estinta per prescrizione. I giudici hanno disposto anche il risarcimento per le parti civili rappresentate dagli avvocati Marco Aste, Lia Pacifico, Giuseppe Andreozzi, Antonio Avino e Marcello Serra. La vicenda è ormai nota. I fumi d’acciaieria prelevati alla Portovesme srl sono finiti in una discarica di Settimo San Pietro, diecimila tonnellate di scorie pericolosissime per la salute, una miscela di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, fosfati e fluoruri. Poi le scorie, una quantità che corrisponde al carico di settecento autoarticolati come quelli che ogni giorno fanno la spola tra il porto di Cagliari, lo stabilimento sulcitano e il sito di smaltimento di Genna Luas, sono state lavorate in mezzo ai materiali usati per costruire sottofondi di strade e aree di sosta. Una di queste è certamente quella di fronte all’oncologico Businco, a Cagliari. Tutto questo è accaduto tra il 2005 e il 2007 e a scoprirlo sono stati i carabinieri del Noe.

  4. Shardana
    marzo 2, 2013 alle 10:20 am

    Forse nono tutti sanno che la portovesme srl è una branchia della GLENCORE multinazionale coinvolta in tutto il mondo in operazioni di sfruttamento del territorio che navigano ai bordi dell’illegalità,protetta quasi sempre da poteri locali,nel giro di pochi anni e passata alle quotazioni in borsa.Andate a controllare il vero volto di questi colonizzatori industriali.🙀

  5. giugno 10, 2013 alle 3:00 pm

    si tratta della Portovesme s.r.l. (http://www.portovesme.it/), del Gruppo Glencore-Xstrata (http://www.glencorexstrata.com/).

    Reuters, 10 giugno 2013
    Glencore, Gdf scopre evasione da oltre 120 mln in Sardegna: http://it.notizie.yahoo.com/glencore-gdf-scopre-evasione-da-oltre-120-mln-085953239.html

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    da CagliariPad, 10 giugno 2013
    Maxi evasione da 120 milioni. Nel mirino della Finanza un’azienda del Sulcis.
    La società operante nel settore della metallurgia, leader in Italia nella produzione di piombo e zinco, possiede stabilimenti produttivi nel bacino industriale del sud Sardegna e appartenente a un gruppo internazionale la cui holding ha sede in Svizzera. Ma il nome non è stato reso noto: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=3322

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    da Sardinia Post, 10 giugno 2013
    Gli utili in Svizzera, i passivi nel Sulcis. Evasione da 120 milioni contestata alla Glencore: http://www.sardiniapost.it/cronaca/gli-utili-in-svizzera-i-passivi-nel-sulcis-e-in-italia-evasione-da-120-milioni-contestata-alla-glencore/

    • giugno 11, 2013 alle 2:52 pm

      da La Nuova Sardegna, 11 giugno 2013
      Portovesme Srl: evasione da 120 milioni. La Finanza chiude l’inchiesta su quattro anni di bilanci (2007-11) e rileva un gioco di scatole cinesi con la Glencore. (Giuseppe Centore)

      CAGLIARI. Evasori fiscali. Per 120 milioni di euro. Questa volta per i manager della Portovesme le accuse non riguardano l’inquinamento ambientale, o il comportamento scorretto di alcuni suoi dipendenti, ma toccano la stessa essenza della società, che alla luce delle indagini per adesso esclusivamente di natura fiscale, potrebbe assumere una natura ben diversa dalla attuale. L’indagine è stata condotta dal Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Roma della Guardia di finanza guidato dal colonnello Cosimo di Gesù, e ha riguardato i bilanci della Portovesme srl dal 2007 al 2011. L’inchiesta su tutti i documenti contabili è nata nell’aprile del 2012 e si è conclusa nei giorni scorsi con l’invio di un voluminoso dossier all’Agenzia delle Entrate di Roma, competente per territorio perchè, nonostante operi in Sardegna, la Portovesme ha la sede giuridica nella Capitale. Gli esperti delle Fiamme Gialle hanno verificato il rapporto commerciale e azionario che insiste tra la stessa Portovesme e la sua controllante, la Glencore, rilevando diverse anomalie, che non si potevano spiegare con l’andamento dei cicli economici. In sostanza, secondo la Finanza, sin dalla sua costituzione, avvenuta nel 1999, la Portovesme srl ha svolto un ruolo funzionale ai conti della Glencore. Un ruolo che ha consentito alla società di eludere 120 milioni di euro. Secondo le Fiamme Gialle, il meccanismo per spolpare i bilanci della Portovesme, e in contemporanea arricchire quelli della società controllante, era semplice, e purtroppo viene usato comunemente (da ultimo il caso Bulgari) dai gruppi internazionali, per spostare utili da una nazione all’altra e pagare così meno tasse del previsto. In pratica, secondo gli accertamenti degli esperti della Finanza, la Portovesme, acquistava la materia prima, nel nostro caso soprattutto i fumi di acciaieria, dalla stessa Glencore (che li aveva a sua volta acquistati utilizzando le sue potenti leve finanziarie) a un prezzo più elevato del valore di mercato, e vendeva, sempre alla casa madre, che poi li immetteva sul mercato, i prodotti finiti ad un prezzo più basso. Gli investigatori, lavorando sulle fatture, sui listini delle materie prime, avrebbero dimostrato che in sostanza la Portovesme aveva soprattutto la funzione di “bara fiscale”, ruolo anomalo, soprattutto se rapportato alla holding Glencore. Le norme, a questo proposito sono chiare: le società infragruppo, (appartenenti alla stessa holding) che hanno rapporti commerciali devono rispettare l’“Arm’s lenght”, (letteralmente a un palmo di distanza) il principio di libera concorrenza stabilito dall’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) secondo il quale il prezzo equo applicabile nelle transazioni infragruppo è quello che sarebbe stato pattuito per transazioni similari poste in essere da imprese indipendenti. Non sarebbe questo il caso, al punto che nell’inchiesta si descrive la Portovesme come un produttore a contratto, e non come una società autonoma. L’inchiesta della Finanza sarebbe partita autonomamente in quanto anche la Portovesme ha un fatturato superiore agli 8 milioni di euro l’anno, soglia superata la quale scattano particolari controlli fiscali da parte dei competenti uffici della Polizia Tributaria, e per adesso non avrebbe un risvolto penale. Tutto dipenderà da come i funzionari della Agenzia delle Entrate e i fiscalisti della Portovesme tratteranno il dossier. Ora è stato stilato un verbale di “constatazione”; se non si arrivasse a un accordo tra le parti su quanto pagare (anche per l’Erario vale il principio di “pochi, maledetti e subito”), allora scatterà il verbale di contestazione. Con invio delle carte alla Procura, e l’iscrizione nel registro degli indagati per i vertici delle due società.

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      Glencore, una multinazionale superpotente. Controlla dall’alluminio ai cereali e detiene una quota di petrolio pari a quella prodotta in Kuwait.

      CAGLIARI. La società che controlla la Portovesme, non è una azienda qualunque. È una delle maggiori multinazionali al mondo, che ha di fatto inventato il mercato speciale sulle materie prime, e che ha un potere immenso. Tanto potente quanto riservata, prima della sua discesa nella Borsa di Hong-Kong. Secondo il prospetto della quotazione in Borsa, Glencore controlla la metà del commercio internazionale di zinco e rame, un terzo del trasporto marittimo di carbone, è proprietaria dei più grandi depositi di alluminio al mondo, è uno dei maggiori esportatori di cereali, e gestisce una quota di petrolio mondiale pari a quella prodotta dal Kuwait. Nel 2011il gruppo ha fatturato 186 miliardi di dollari, occupando 55milapersone in quarantasei paesi. In Italia la Glencore è industrialmente presente solo con la Portovesme. Ieri è stata proprio la casa madre a replicare alle comunicazioni della Finanza. Lo ha fatto con una stringata nota di sei righe. «Glencore conferma che le autorità fiscali italiane stanno controllando alcune transazioni intercompany tra Portovesme e Glencore. Tutte le transazioni sono state condotte in accordo con le normative vigenti italiane e nel rispetto del principio di libera concorrenza tra Portovesme e Glencore. Portovesme continuerà a confrontarsi con le autorità fiscali per assicurare una rapida conclusione della questione». La “questione”, che vale 120 milioni di euro, fa emergere anche un aspetto non secondario della complessa vita della società guidata dall’amministratore Carlo Lolliri. La Portovesme srl, infatti ha sede legale nella Capitale. In questo modo la Sardegna non riceve tutta l’Irap (tassa regionale), e la quota parte di Iva e Irpef. Somme ingenti, destinate alla casse della Regione, che invece rimangono nel Lazio.

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      da Sardegna Quotidiano, 11 giugno 2013
      PORTOVESME SRL E GLENCORE. Evasione fiscale da 120 milioni: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20130611081003.pdf

  6. giugno 25, 2013 alle 5:15 pm

    ancora l’Eurallumina: dopo il bacino dei “fanghi rossi” (vds. http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2009/09/23/i_carabinieri_del_n_o_e__sequestrano_i_bacini_dei_fanghi_rossi_a_portoscuso__2009655-shtml/) ora l’impianto di trattamento delle acque.

    da CagliariPad, 25 giugno 2013
    Eurallumina, sigilli all’impianto di trattamento acque. Tre indagati.
    I carabinieri del Noe sequestrano parte della struttura a Portovesme. Intanto la magistratura intende fare luce sull’autorizzazione ambientale rilasciata allo stabilimento di Portoscuso: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=3614

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    da L’Unione Sarda on line, 25 giugno 2013
    Eurallumina, sequestrato il depuratore. Tre dirigenti indagati per falso e abusi: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/06/25/eurallumina_sequestrato_il_depuratore_tre_dirigenti_indagati_per_falso_e_abusi-6-319917.html

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    da Sardinia Post, 25 giugno 2013
    “Carte false” per Eurallumina: http://www.sardiniapost.it/cronaca/eurallumina-sigilli-allimpianto-acque-tre-indagati/

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    da La Nuova Sardegna on line, 25 giugno 2013
    Eurallumina, sigilli all’impianto di trattamento delle acque.
    I carabinieri del Noe hanno posto sotto sequestro la struttura. Tre persone sono state iscritte al registro degli indagati: http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2013/06/25/news/eurallumina-sigilli-all-impianto-di-trattamento-delle-acque-1.7319138

  7. agosto 27, 2013 alle 2:47 pm

    la “colpa” sarebbe dei lavoratori incapaci e dei processi penali…

    da La Nuova Sardegna, 27 agosto 2013
    «Al lavoro rendete poco, pagherò gli stipendi in ritardo»

    PORTOVESME. L’amministratore delegato della Portovesme srl, Carlo Lolliri, ha comunicato ai lavoratori, con una lettera, la decisione di spostare dal 27 al 30 agosto il pagamento degli stipendi e di saldare i fornitori a settembre. La missiva che la lasciato di stucco operai e sindacati, termina con un monito: «…con la segreta speranza che questo, o addirittura qualcosa di peggio, non debba più accadere. Siamo noi – scrive Lolliri – che con il nostro lavoro creiamo le condizioni per uno stipendio puntuale e regolare».Per capire cosa è successo bisogna fare un passo indietro e tornare ai primi del 2013, quando sembrava che la Portovesme potesse viaggiare col vento in poppa, per recuperare il tempo e i soldi perduti, e invece alcune vicende, estranee ai processi produttivi hanno quasi segnato un annus horribilis per l’azienda: a marzo la conferma in appello per due dirigenti della società per traffico di rifiuti, a maggio la condanna dello stesso Lolliri per corruzione davanti al Gup per il caso Puddu, mentre a giugno la Guardia di Finanza ha contestato un’ evasione fiscale per 120 milioni di euro alla società. Adesso Lolliri lancia accuse ai lavoratori: «Così non si può andare avanti. «Quest’anno doveva essere l’anno della svolta, delle rivincite – ha scritto il manager – l’anno del meritato raccolto dopo anni di carestia, e invece lo scenario che abbiamo davanti è lontano mille miglia da quei rosei programmi». Lolliri elenca gli investimenti fatti, le nuove assunzioni, i nuovi impianti, ma sconsolato aggiunge che «non si vede all’orizzonte un briciolo di risultato: le produzioni mancano, o se ci sono giacciono invendute per carenze qualitative». L’amministratore attacca direttamente i lavoratori: «Ho visitato gli impianti, ho parlato con tutti, visto e scoperto una realtà che ritenevo impensabile e pietosa». Nella nota si parla di un’ azienda in abbandono.

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    «Lavorate poco, vi pago dopo». Clamorosa lettera dell’ad della Portovesme srl ai lavoratori: dal 27 i salari slittano al 30. (Giuseppe Centore)

    PORTOVESME. Tensione elevata alla Portovesme srl, con riunioni tra azienda e sindacati ieri e anche oggi dopo la lunga missiva che lo stesso amministratore delegato Carlo Lolliri dell’azienda ha inviato ai lavoratori nella quale si comunica la decisione di spostare al 30 agosto il pagamento degli stipendi e di pagare fornitori e appalti a settembre inoltrato, «con la segreta speranza che questo, o addirittura qualcosa di peggio, non debba più accadere. Siamo noi – scrive Lolliri nella lettera – che con il nostro lavoro creiamo le condizioni per uno stipendio puntuale e regolare». Per capire cosa è successo e cosa contiene la lettera, che ha destato scalpore e sconcerto in fabbrica, bisogna fare un passo indietro e tornare ai primi del 2013, quando sembrava che la Portovesme potesse viaggiare col vento in poppa, per recuperare il tempo e i soldi perduti, e invece alcune vicende, estranee direttamente ai processi produttivi hanno quasi segnato un annus horribilis per l’azienda: a marzo la conferma in appello per due dirigenti della società per traffico di rifiuti, a maggio la condanna dello stesso Lolliri per corruzione davanti al Gup per il caso Puddu, mentre a giugno la Guardia di Finanza ha contestato l’accusa di evasione fiscale per 120 milioni di euro alla società. Adesso si aggiunge la lettera dello stesso Lolliri ai lavoratori; un duro atto d’accusa verso i dipendenti, e un ammonimento: così non si può andare avanti. «Quest’anno doveva essere l’anno della svolta, delle rivincite – ha scritto il manager – l’anno del meritato raccolto dopo anni di carestia, e invece lo scenario che abbiamo davanti è lontano mille miglia da quei rosei programmi». Lolliri elenca gli investimenti fatti, le nuove assunzioni, i nuovi impianti, ma sconsolato aggiunge che «non si vede all’orizzonte un briciolo di risultato: le produzioni mancano, o se ci sono giacciono invendute per carenze qualitative». L’ammnistratore attacca direttamente i lavoratori: «ho visitato gli impianti, ho parlato con tutti, h visto e ho scoperto una realtà che ritenevo impensabile e pietosa». Nella nota si parla di una azienda abbandonata a se stessa, con una produttività bassa «inconcepibile in tempi di vacche grasse e a maggior ragione adesso». Senza perdere tempo Lolliri ha sentito tutti: responsabili di tutti i settori e a tutti i livelli, facendo un vero e proprio check-up umano e tecnico. «Avevo l’obbligo di guardare in faccia tutti, e vi dico che dobbiamo cambiare modo di lavorare e impegno che ci mettimao in azienda; o cambiamo facendo squadra e aprendoci al nuovo e non sopravviveremo – è il senso della nota –e anche gli errori ci servono per trarre insegnamento; la fabbrica è di tutti, non di pochi, e non possiamo accettare situazioni non conformi alle procedure». La lettera ha naturalmente creato stupore tra i lavoratori ed è stata l’occasione di continui incontri, che si protrarranno anche oggi tra azienda e sindacati e che si concluderanno con una assemblea di tutti i lavoratori. Il sindacato in questa fase e in vista dell’arrivo dei vertici internazionali della Portovesme per giovedì, preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione. Forse a conclusione degli incontri e dopo aver chiarito diversi aspetti delle lettera-bomba, uscirà con una sua lettura di questa vicenda.

  8. agosto 30, 2013 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 30 agosto 2013
    Glencore: saranno potenziate le produzioni in Sardegna.

    CAGLIARI. Glencore-Xstrata vuole potenziare e rilanciare le produzioni di piombo e zinco nei siti industriali di Portovesme (Sulcis-Iglesiente) e San Gavino (Medio Campidano) e considera il 2014 un anno con prospettive positive. L’impegno è stato manifestato ieri a Cagliari, a Villa Devoto, dai rappresentanti della società, Chris Eskdale, Javier Herrero, Carlos Navalpotro e Carlo Lolliri, in un incontro con il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. La Glencore, che controlla la Portovesme srl, ha ribadito l’intenzione di proseguire la produzione nell’isola. Cappellacci ha assicurato che la Regione manterrà un dialogo aperto con l’azienda e supporterà – si legge in una nota della Regione – «tutte le iniziative inerenti le infrastrutture necessarie a garantire la continuità produttiva, ivi comprese quelle di carattere ambientale». Il presidente ha poi aggiunto che il regime della super-interrompibilità dev’essere considerato uno strumento tecnico necessario per garantire la competitività delle realtà presenti nell’isola con quelle operanti in altri territorio e per questo motivo va convertito in una misura stabile e non più a tempo determinato.

  9. novembre 22, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 novembre 2013
    Sequestrati container carichi di piombo. (Mauro Lissia): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84595_Sequestrati_container_carichi_di_piombo.pdf

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    da L’Unione Sarda, 22 novembre 2013
    PORTOVESME. Contenevano 600 tonnellate di “pastello di piombo”, indagato l’ad Carlo Lolliri. «Container con rifiuti pericolosi». Erano diretti alla Portovesme srl: sequestrati al Porto canale. (Andrea Manunza)

    PORTOVESME. Si chiama “pastello di piombo”, è un materiale che si ricava dalla frantumazione degli accumulatori esausti e deve subire un trattamento particolare per diventare a fine lavorazione una “merce”, un prodotto commerciabile e privo di rischi ambientali. Era custodito in migliaia di fusti all’interno di centinaia di container scaricati al porto canale di Cagliari a inizio mese: 600 tonnellate di materiale di proprietà della Portovesme srl che il 7 novembre è stato messo sotto sequestro dal Noe (il nucleo operativo ecologico dei carabinieri) e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, provvedimento confermato il 13 dal gip Ornella Anedda su richiesta del pm Giangiacomo Pilia: il sospetto è che le attività di recupero non siano state concluse e che, quindi, il prodotto sia altamente inquinante. C’è un indagato: Carlo Lolliri, amministratore delegato dell’azienda. Deve rispondere di traffico illecito di rifiuti pericolosi.IL PRODOTTO La merce è ferma in attesa che terminino le analisi sulla sua composizione ed eventuale pericolosità. Ma in precedenza altri 212 container erano stati trasportati nella zona industriale sulcitana: «Cinquemila e 500 tonnellate per un valore di 4 milioni 350 mila euro», spiegano gli investigatori nella richiesta di convalida del sequestro. Prodotti provenienti dall’Australia, realizzati dalla società “Hydromet Corporation PTY Limited” e venduti alla Portovesme srl tramite l’intermediaria Glencore International. «La Hydromet è una società specializzata in riciclaggio di rifiuti metallici e sviluppa operazioni di riciclaggio di batterie (accumulatori al piombo) a Perth», scrivono gli investigatori. Nella richiesta di importazione del 15 ottobre, trasporto che ha originato i controlli, le polveri di piombo erano descritte come “lamiere, foglie e nastri di piombo, polveri e pagliette di piombo, polveri e pagliette”. Il problema è: poiché si tratta di materiale pericoloso, la procedura di recupero è avvenuta secondo legge? Non secondo il Noe: «Il materiale necessita di ulteriore attività. La Portovesme srl tratta il pastello di piombo nell’impianto “Kivcet” e poi lo trasferisce all’impianto di raffinazione termica per la trasformazione in piombo commerciale». Operazioni «di recupero del rifiuto pericoloso per le quali tra l’altro l’azienda non è autorizzata».IL GIUDICE Da qui la decisione del gip di confermare il sequestro: «Il pastello è certamente un rifiuto se proviene da un’attività di recupero semplificata. Nel caso in questione deve configurarsi astrattamente il reato, posto che allo stato il materiale non si sa con quale procedura sia stato prodotto in Australia né quali siano le caratteristiche». Ecco perché su parte del materiale sono in corso le analisi. «C’è l’esigenza di evitare il perpetrarsi o l’aggravarsi della situazione dannosa con l’ulteriore circolazione illecita dei rifiuti pericolosi», aggiunge il giudice, «al momento dei controlli di Dogana e Noe c’erano evidenti ragioni di urgenza tali da imporre l’immediato sequestro dei container per scongiurare un’ulteriore protrazione dell’attività illecita e l’aggravamento delle negative conseguenze per l’ambiente già prodottesi». Un pericolo «ancora ravvisabile».LA DIFESA Ma per l’azienda «non sussiste alcuna ipotesi di traffico illecito di rifiuti». L’avvocato Massimo Melis, legale della Portovesme srl, replica alle accuse della Procura spiegando che «la Portovesme srl ha acquistato come “merce” il pastello di piombo, che viaggiava accompagnata da una certificazione nella quale il Governo australiano la definisce il prodotto “no waste = non rifiuto”. La società esportatrice ha rigorosamente rispettato tutte le norme di diritto internazionale e comunitario in materia di esportazione di materiali chimici». Sarebbe dunque solo un problema di «divergente interpretazione di una norma». Gli inquirenti «ritengono che dal riciclo delle batterie esauste possa ottenersi solo il piombo commerciale»; l’azienda «che se il riciclo avviene da parte di società che agiscono in base ad apposita autorizzazione ordinaria per la gestione e il riciclo dei rifiuti, il prodotto\merce può essere anche il pastello di piombo». La stessa Portovesme, «la cui attività è stata svolta alla luce del sole nel rispetto di tutte le norme applicabili al caso, è autorizzata a utilizzare il pastello di piombo quale materia prima nel suo impianto Kivcet». Anche il gip «ha sostanzialmente ritenuto la possibile legittimità della nostra interpretazione, ma poiché si tratta di merce importata dall’Australia ritiene sia necessario attendere l’esito delle analisi chimiche prima di disporre il dissequestro».

  10. gennaio 13, 2014 alle 5:09 pm

    da Arrèxini, 13 gennaio 2014
    Dossier Portovesme srl. Ecco come la Sardegna si trasforma in una discarica di veleni: http://www.arrexini.info/dossier-portovesme-srl-ecco-come-la-sardegna-si-trasforma-in-una-discarica-di-veleni/

  1. giugno 14, 2014 alle 2:02 pm

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