Home > aree urbane, beni culturali, biodiversità, coste, difesa del territorio, dissesto idrogeologico, giustizia, paesaggio, pianificazione, società, sostenibilità ambientale, zone umide > La Regione autonoma della Sardegna deve fare la sua parte contro l’abusivismo edilizio.

La Regione autonoma della Sardegna deve fare la sua parte contro l’abusivismo edilizio.


S. Anna Arresi, Porto Pino, complesso abusivo (prima della demolizione)

S. Anna Arresi, Porto Pino, complesso abusivo (prima della demolizione)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della caccia hanno inoltrato (7 agosto 2014) al Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, all’Assessore regionale degli EE.LL., Finanze, Urbanistica Cristiano Erriu e alla Direttrice generale regionale della Pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia Elisabetta Neroni una proposta di legge regionale per ripristinare l’intervento sostitutivo da parte della Regione in caso di inerzia del Comune territorialmente competente e del trasgressore nelle operazioni di demolizione degli abusi edilizi e di conseguente ripristino ambientale. La proposta ecologista rientra in quello spirito di collaborazione nell’ambito dei rispettivi ruoli emerso nel corso dei primi incontri sulla pianificazione paesistica e la gestione del territorio.

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Che cosa prevede la proposta ecologista di legge regionale. Una corretta gestione del territorio sul piano ambientale, urbanistico, idrogeologico comporta fondamentalmente il rispetto del quadro normativo vigente, degli strumenti di pianificazione paesaggistica e urbanistica, dei provvedimenti autorizzatori.   Qualora questo non accada e non si tratti di unità immobiliari abusive non in contrasto con vincoli ambientali e urbanistici e quindi acquisibili dai Comuni per fini pubblici (es. destinazione a case per non abbienti), è di primaria importanza poter fruire di disposizioni semplici ed efficaci per operare il ripristino ambientale e della legalità. Nel campo della tutela del paesaggio, in ogni caso, ai sensi dell’art. 167 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni (codice dei beni culturali e del paesaggio), l’Assessorato regionale degli Enti Locali, Finanze, Urbanistica – Direzione generale della pianificazione urbanistica territoriale e della vigilanza edilizia o, in via suppletiva, il Direttore regionale per i beni culturali ed il paesaggio per la Sardegna provvedono all’esecuzione coattiva delle ordinanze di demolizione e ripristino ambientale relative ad abusi insanabili realizzati in aree tutelate con vincoli ambientali. Sul piano urbanistico-edilizio, per normativa nazionale, ai sensi dell’art. 40 (L) del D.P.R. n. 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni (testo unico dell’edilizia), la Regione può disporre interventi sostitutivi per le demolizioni coattive degli abusi edilizi, norma che si ritiene pienamente applicabile anche in presenza di competenza legislativa primaria (art. 3, comma 1°, lettera f, della legge costituzionale n. 3/1948) qualora non sia disposto diversamente da specifica norma regionale.

  Tuttavia, per fugare qualsiasi eventuale dubbio interpretativo, si ritiene opportuna l’approvazione di specifica disposizione legislativa regionale. Attualmente l’art. 15, comma 2°, della legge regionale n. 45/1989 e successive modifiche ed integrazioni, innovando la precedente disciplina in tema che prevedeva unicamente attività di supporto ai Comuni (artt. 20-21 della legge regionale n. 23/1985 e successive modifiche ed integrazioni), dispone anche che “nei casi di interventi sostitutivi previsti dalle disposizioni vigenti, l’Assessorato regionale competente in materia urbanistica dispone direttamente l’utilizzazione dei mezzi meccanici” propri e/o acquisiti temporaneamente da imprese convenzionate per la demolizione coattiva di abusi edilizi insanabili. La presente proposta di legge regionale prevede l’integrazione dell’articolo 15 della legge regionale n. 45/1989 e successive modifiche ed integrazioni con disposizioni finalizzate ad introdurre l’intervento sostitutivo immediato da parte della Regione in caso di inadempienza da parte dei Comuni.

Teulada, demolizione parte abusiva Baia delle Ginestre (2001)

Teulada, demolizione parte abusiva Baia delle Ginestre (2001)

La competenza è posta in capo alla Direzione generale dell’Assessorato degli Enti locali, Finanze ed Urbanistica competente per materia (Direzione pianificazione urbanistico territoriale e della vigilanza edilizia) nei casi di opere realizzate in assenza di permesso di costruire o in contrasto con questo o con le prescrizioni degli strumenti urbanistici o della normativa urbanistico-edilizia, quando il Comune non abbia provveduto entro i termini stabiliti.  Il provvedimento concernente l’intervento sostitutivo è comunque adottato entro dieci anni dalla eventuale dichiarazione di agibilità ed è notificato al titolare del permesso o, in mancanza di questo, al committente, al costruttore e al direttore dei lavori con contestuale comunicazione al Comune territorialmente competente. La sospensione dei lavori può aver durata trimestrale, periodo nel quale sono eliminate le difformità riscontrate ovvero – qualora impossibile – sono adottati i provvedimenti necessari per la rimessione in pristino. Con il provvedimento dirigenziale che dispone la modifica dell’intervento, la demolizione delle opere realizzate e la rimessione in pristino è assegnato il termine di 90 giorni entro il quale il responsabile dell’abuso riscontrato è tenuto ad eseguire quanto disposto, trascorso il quale provvede direttamente la Regione in danno dell’obbligato.

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

L’abusivismo edilizio in Sardegna. Il quadro dell’abusivismo edilizio in Sardegna  rivela un numero consistente di casi nelle aree di maggiore interesse ambientale.     Secondo i dati dell’Agenzia del Territorio (2012), al 31 dicembre 2011 le unità immobiliari completamente abusive in Sardegna erano 46.877, sesta regione in Italia per numero di casi (2.799) su 100.000 residenti (prima la Calabria con 4.587). Le unità immobiliari parzialmente abusive si stimano in un numero cinque volte superiore, circa 440-450 mila. Fra gli anni ’80 e gli anni ’90 del secolo scorso sono state eseguite in sede sostitutiva (su richiesta dei Comuni ai sensi della legge regionale n. 23/1985) oltre 1.100 ordinanze di demolizione relative ad abusi edilizi non condonabili secondo quanto previsto dalle leggi nn. 47/1985, 724/1994 modificata con 662/1996, 326/2003 e successive modifiche ed integrazioni (cioè realizzati in aree tutelate con vincolo di inedificabilità assoluto) da parte del Servizio vigilanza in materia edilizia dell’Assessorato EE.LL., finanze, urbanistica della Regione autonoma della Sardegna. Sono stati, quindi, demoliti circa mc. 300.000 di volumetrie abusive (in gran parte fra il 1986 ed il 1987, con una breve ripresa fra il dicembre 1994 ed il gennaio 1995). Ogni anno vengono emesse dai Comuni sardi almeno un migliaio di ordinanze di demolizione di abusi edilizi: quasi nessuna viene eseguita dal trasgressore. Sono tuttora giacenti diverse decine di richieste provenienti da Comuni di personale e mezzi regionali per procedere alle demolizioni degli abusi edilizi: inutilmente, perché da anni non si procede neppure alla prevista gara di appalto (art. 15 della legge regionale n. 45/1989).

Sardegna, abusivismo edilizio (da La Nuova Sardegna, 2008)

Sardegna, abusivismo edilizio (da La Nuova Sardegna, 2008)

Oggi la Regione autonoma della Sardegna probabilmente non sa nemmeno quanti casi di abusivismo edilizio siano presenti sul proprio territorio: al 29 gennaio 2004 sarebbero stati 17.387, di cui 9.934 aumenti di volumetria di fabbricati esistenti (chiusura balconi, loggiati, ecc.), 965 casi di parziale difformità con il progetto autorizzato, 471 abusi su aree pubbliche (soprattutto in edifici di proprietà I.A.C.P.), 43 ristrutturazioni non autorizzate, 91 mutamenti di destinazione d’uso, 13 “abusi interni”, 2.383 opere prive di alcuna autorizzazione (di cui 3 lottizzazioni) e 581 casi di difficile inquadramento. In realtà, tale classificazione sembra che si riferisca ai soli abusi esclusivamente sotto il mero profilo urbanistico. Nel gennaio 2008 l’Osservatorio per il governo del territorio dell’Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica ha censito (rapporto settembre 2006 – ottobre 2007) 1.694 nuovi abusi, relativi però soltanto al 48,28 % dei Comuni sardi.  Dati, quindi, molto parziali.  Da allora nessun dato ufficiale.

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Il caso di Quartu S. Elena. Il territorio comunale di Quartu S. Elena continua a presentarsi come la “capitale” dell’abusivismo edilizio in Sardegna.     Una delle “capitali” dell’abusivismo edilizio in Italia. Di fatto è l’unico Comune sardo ad avere la “mappa” pressochè completa dell’abusivismo edilizio sul proprio territorio: risultavano (1995 – termine operazione condono legge n. 47/1985) circa 10.400 casi di abusivismo (al 3° posto in Italia per numero di casi, dopo Napoli e Gela), dei quali 127 “insanabili parziali” e ben 486 “insanabili totali”. Ben 2.858 casi di abusivismo per mc. 739.007 di volumetria complessiva sono risultati nelle zone “F” (turistiche) costiere ed altri 1.336 casi nelle zone “E” (agricole) per mc. 490.971 di volumetria complessiva. Dopo il secondo condono edilizio (1999, leggi nn. 724/1994 e 662/1996) i casi di abusivismo “insanabili totali” sono scesi a 147, gli “insanabili parziali” a 72. Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale ha predisposto 29 piani di risanamento ancora in gran parte inattuati, sono cresciuti a dismisura gli òneri economici collettivi per dotare dei necessari servizi (depurazione, acqua, energia elettrica, smaltimento rifiuti, scuole, ecc.) gli “abusi condonati” per una spesa complessiva stimata in oltre 222 milioni di euro, a fronte di circa 18/20 milioni di entrate derivanti dalle oblazioni di legge. Riguardo l’ultimo condono edilizio (2003-2004) sono state presentate oltre 3.500 istanze di condono relative ad altrettanti abusi edilizi, dato di notevole rilievo visto che a livello nazionale le domande sono state 102.126 (dati Confedilizia).       Al Comune di Cagliari, ad esempio, le istanze presentate sono 2.300.

Cagliari, Molentargius, aereofotogrammetria Medau su Cramu

Cagliari, Molentargius, aereofotogrammetria Medau su Cramu

La situazione non è, purtroppo, migliorata con gli anni a seguire. Nel 2004 sono stati accertati ben 420 casi di abusivismo edilizio nel territorio comunale di Quartu S. Elena. Nell’agosto 2005 sono stati riscontrati ben 25 casi di abusivismo edilizio totale in area costiera (Flumini). Nel 2006 le strutture comunali hanno riscontrato circa 450 nuovi abusi edilizi, totali e parziali. A maggio 2006 il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha posto sotto sequestro penale tre villette abusive nella pineta di Baia Azzurra (Is Mortorius).  Nel novembre 2006 il Nucleo di vigilanza edilizia della Polizia municipale (un ufficiale e sette vigili urbani) ha posto sotto sequestro a Costa di Sopra una lottizzazione abusiva con 27 lotti già predisposti, di cui 15 già edificati.  Quasi cinquanta abusi edilizi nella lottizzazione “Parco dei vigneti” nell’area agricola di Serra Perdosa, altre venti denunce penali per abusivismo edilizio (luglio 2007) negli ultimi mesi.     Ben 159 casi di abusivismo edilizio (il record isolano) fra il settembre 2006 e l’ottobre 2007, ma l’Ufficio tecnico comunale stimava (2008) in 350 il numero dei nuovi casi di abusivismo edilizio all’anno. Fra i casi più eclatanti di abusivismo edilizio in aree di rilevante interesse ambientale in Sardegna si devono ricordare i 190 edifici abusivi a Medau su Cramu – Is Arenas, suddivisi fra i Comuni di Cagliari e di Quartu S. Elena, dentro il parco naturale regionale “Molentargius – Saline”.

  Le demolizioni da parte della magistratura. La competente Procura della Repubblica, per legge, è destinataria degli obblighi di esecuzione degli ordini di demolizione e di ripristino ambientale contenuti nelle sentenze penali passate in giudicato per reati ambientali e urbanistici. Nel corso dei primi anni del nuovo millennio da parte delle Procure della Repubblica cagliaritane vennero quindi curate le operazioni di demolizione e di ripristino ambientale relative ai complessi abusivi di Baia delle Ginestre (Teulada, dove il ripristino ambientale non venne effettuato per inadempienze dei trasgressori e scarsa collaborazione comunale), di Baccu Mandara (Maracalagonis), di Piscinnì (Domus de Maria) e di Piscina Rey (Muravera, dove le operazioni, al termine di estenuanti incidenti di esecuzione, vennero condotte dal trasgressore). Nel 2012-2013 è stata condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei una salutare campagna di demolizioni degli abusi edilizi sulle coste d’Ogliastra, in particolare nei territori comunali di Tortolì, Tertenia, Barisardo, Baunei.

Cagliari, manifestante in favore dell'abusivismo edilizio

Cagliari, manifestante in favore dell’abusivismo edilizio

Sono state portate a esecuzione ben 198 sentenze passate in giudicato comportante la demolizione di abusi edilizi e il ripristino ambientale nell’arco di un anno (aprile 2012 – marzo 2013). Sono state ben 130 le residenze abusive demolite, delle quali 104 demolite dai trasgressori e 26 eseguite d’ufficio.  Tutte seconde o terze case, mentre “tredici sentenze con condanna alla demolizione riguardanti famiglie di Tertenia, che non hanno altra abitazione, saranno eseguite nel prossimo mese di novembre, per consentire l’inserimento nel Puc (Piano urbanistico comunale) che potrebbe essere approvato dal consiglio comunale nel mese di ottobre”.     Demoliti anche dighe, recinzioni, muri abusivi, spesso in zone a rischio idrogeologico o sulle coste. Nell’ottobre 2013 da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari è stata condotta l’operazione di demolizione di ben 45 unità immobiliari del complesso edilizio sull’isolotto di Corrumanciu, nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), a cui è seguito il ripristino ambientale. Come in Ogliastra, su impulso del nuovo Procuratore della Repubblica di Tempio Pausania Domenico Fiordalisi, sono state avviate nel marzo 2014 una serie di operazioni di demolizione di abusi edilizi e conseguente ripristino ambientale in Gallura.  Anche in questo caso si tratta di esecuzione di ordini conseguenti a sentenze penali passate in giudicato: i primi 45 casi sono già stati individuati, dovrebbero essere 500 complessivamente (La Maddalena, Santa Teresa di Gallura, Loiri Porto San Paolo, Arzachena, Olbia). stendardo GrIGChe cosa auspichiamo. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Lega per l’Abolizione della Caccia e Amici della Terra, insieme a migliaia e migliaia di sardi onesti, ribadiscono ancora il loro più forte sostegno all’attività di ripristino ambientale e della legalità condotta dalla magistratura e auspicano che anche la Regione autonoma della Sardegna faccia la sua parte con serietà e decisione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia

 

Maracalagonis, Baccu Mandara, cartello sequestro preventivo

Maracalagonis, Baccu Mandara, cartello sequestro preventivo

 

La Nuova Sardegna, 9 agosto 2014

La Nuova Sardegna, 9 agosto 2014

 

L'Unione Sarda, 11 agosto 2014

L’Unione Sarda, 11 agosto 2014

(foto Vito Biolchini, S.D., archivio GrIG)

  1. Genius Loci
    agosto 9, 2014 alle 10:05 am

    Forza GrIG!
    Ripristiniamo paesaggio, uguaglianza e legalità.
    E …. grazie!

  2. Genius Loci
    agosto 9, 2014 alle 10:07 am

    Grazie GrIG!

  3. agosto 11, 2014 alle 10:10 am

    da L’Unione Sarda, 11 agosto 2014
    Ambiente. Iniziativa del Grig. Proposta di legge su abusi edilizi e demolizioni. (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140811082117.pdf)

    Una proposta di legge per ripristinare l’intervento sostitutivo immediato della Regione nei casi di inerzia dei Comuni e dei trasgressori nelle operazioni di demolizione degli abusi edilizi è stata trasmessa ieri alla Giunta di Francesco Pigliaru dalle associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico (Grig), Amici della Terra e Lega per l’abolizione della caccia. Il testo è stato inviato al governatore, all’assessore all’Urbanistica e Enti locali Cristiano Erriu e alla direttrice della Pianificazione urbanistica e della Vigilanza edilizia, Elisabetta Neroni. La proposta prevede un’integrazione all’articolo 15 della legge regionale 45 del 1989: così la direzione Pianificazione dell’assessorato agli Enti locali – se i Comuni sono inadempienti – assumerebbe la competenza per demolire subito opere realizzate in assenza di permesso di costruire o in contrasto con la normativa urbanistico-edilizia. «Oggi la Regione probabilmente non sa nemmeno quanti casi di abusivismo edilizio siano presenti sul proprio territorio», osserva il portavoce delle associazioni ecologiste, Stefano Deliperi. «Al 29 gennaio 2004 sarebbero stati 17.387, di cui 9.934 aumenti di volumetria di fabbricati esistenti, 965 casi di parziale difformità con il progetto autorizzato e 2.383 opere prive di alcuna autorizzazione, di cui 3 lottizzazioni». Secondo i dati dell’Agenzia del Territorio, al 31 dicembre 2011 le unità immobiliari completamente abusive in Sardegna erano 46.877, dato che collocava l’isola al sesto posto in Italia per numero di casi (2.799) su 100mila residenti. Quelle parzialmente abusive erano stimate in circa 440-450mila. Grig segnala come capitale dell’abusivismo edilizio in Sardegna il territorio del comune di Quartu, unico ad avere una mappa quasi completa del fenomeno. Nel 2008 si stimavano 350 nuovi casi ogni anno.

  4. dicembre 1, 2014 alle 2:57 PM

    da L’Unione Sarda, 1 dicembre 2014
    A Foxi casa costruita in un’area sottoposta a vincolo. Ordinate le demolizioni.
    Litorale, scoperti dai vigili nuovi abusi edilizi: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20141201093128.pdf

  5. febbraio 27, 2015 alle 3:00 PM

    come detto, ridetto, stradetto, i condoni edilizi sono un disastro per le amministrazioni pubbliche anche sul piano finanziario.

    da Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2015
    Abusi edilizi, 20mila nuove case l’anno. Che ai contribuenti costano 5 miliardi.
    Il condono compie 30 anni, il primo nel 1985. Studio Cresme: dal ’94 a oggi costruiti 362mila nuovi alloggi Il 70% fuori dalle aree più popolate. E sui Comuni pesano oneri doppi di quanto lo Stato riesce a incassare. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/27/abusi-edilizi-in-italia-20mila-nuove-case-lanno-contribuenti-costano-5-miliardi-euro/1459897/)

    A trent’anni dal primo condono edilizio, i conti non tornano. Né dal punto di vista ambientale né da quello economico. Tre sanatorie, la prima nel 1985, le altre nel 1994 e nel 2003, hanno portato allo Stato solo 16 miliardi di euro, facendo sempre registrare entrate al di sotto delle aspettative. Nel 1985 l’erario ha riscosso il 58% del gettito previsto, nel 1994 il 71%, nel 2003 addirittura il 34%.

    Ad ogni costo.
    Ecco una delle sorprese che spunta da un rapporto del Cresme, il Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’ Edilizia e il Territorio, sui condoni varati per sanare l’abusivismo edilizio. Un rapporto ricco di cifre e curiosità che offre anche uno spaccato impietoso sui costi che l’Italia ha dovuto sopportare in termini economici e di devastazioni ambientali. Si scopre per esempio che ammontano a circa 362.000 le case abusive realizzate dal 1994 ad oggi. Di queste, solamente il 30% è stato costruito in aree densamente edificate e già attrezzate da un punto di vista urbanistico. Il restante 70% si è sviluppato invece in aree di scarsa densità e prive dei servizi necessari. Da qui un duro salasso per le casse pubbliche. La spesa media che gli enti locali hanno dovuto affrontare per i costi di urbanizzazione (fogne, acqua, strade, eccetera) è stata infatti di 24.000 euro per ogni abitazione, per un totale di 8,7 miliardi di euro a fronte dei 4 miliardi di oneri pagati dai proprietari. Chi decideva di mettersi in regola, infatti, sosteneva in media una spesa che si aggirava intorno agli 11.000 euro. Si è avuto, dunque, un disavanzo per alloggio pari a 13.000 euro per un totale di 4,7 miliardi. Ma non basta. Dallo studio si scopre pure che se lo Stato, invece di condonare, avesse semplicemente proceduto multando gli abusivi e abbattendo le costruzioni irregolari avrebbe facilmente e semplicemente incassato 5,1 miliardi di euro.

    Colata a picco.
    Anche nel 2003 il condono edilizio si è rivelato un pessimo affare per i Comuni: a fronte di un importo medio di 15 mila euro versato per il singolo abuso, gli enti locali ne hanno spesi in media 100 mila per portare strade, fognature e altre infrastrutture. Questo per i condoni storici. Ma attenzione, anche successivamente gli italiani hanno continuato a costruire illegalmente. Tra il 2003, anno dell’ultima sanatoria, e il 2011, il Cresme ha censito la cifra record di 258 mila nuove case abusive, per un giro di affari illegale che, secondo una stima di Legambiente, si aggira intorno ai 18,3 miliardi di euro. Arrivando a tempi più recenti, nel 2013, tra case realizzate ex novo e ampliamenti di volumetria in immobili preesistenti, sono stati invece calcolati 26 mila nuovi abusi. Una cifra che rappresenta oltre il 13 per cento del totale delle nuove costruzioni. A questa colata di cemento fuorilegge si deve poi sommare il vecchio abusivismo, quello precedente al 2003 e non più condonabile.

    Cemento selvaggio.
    Altra pagina inquietante del rapporto Cresme -che verrà presentato oggi in un convegno promosso dal Movimento 5 Stelle (“Trent’anni dal primo condono, un anno di sblocca Italia: che fare?”) -quella relativa ai cosidetti “condoni dimenticati”, ossia i casi legati a tutte le pratiche giacenti negli uffici tecnici dei Comuni italiani e in attesa ancora di essere esaminate. Sommando le tre sanatorie (1985, 1994 e 2003) nei capoluoghi di provincia italiani sono state depositate 2.040.544 domande di regolarizzazione, di cui ben il 41,3% risulta ancora oggi inevaso. Con il rischio che finiscano sul mercato, in vendita o in affitto, abitazioni che potrebbero, invece, essere destinate all’abbattimento. “L’Italia è l’unico Paese in Europa che ha miseramente delegato al privato il governo del territorio con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti -accusa Claudia Mannino, deputata del M5S -Purtroppo si è fatto ricorso ai condoni soprattutto per fare cassa”. Con un ultimo rimpianto della portavoce grillina: “Perché il governo di Matteo Renzi non ha approfittato del semestre europeo per rilanciare la grande partita della salvaguardia del suolo?”.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: