Home > acqua, biodiversità, difesa del territorio, dissesto idrogeologico, Europa, grandi foreste, grandi opere, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, sostenibilità ambientale, zone umide > La Commissione europea ha in corso le verifiche sulla diga di Monte Nieddu – Is Canargius.

La Commissione europea ha in corso le verifiche sulla diga di Monte Nieddu – Is Canargius.


Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

La Commissione europea ha rapidamente risposto (nota n. ENV.D.2/LS/vf/543 7/13/ENVI del 15 maggio 2014) alla nuova richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrato (10 maggio 2014) dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus avverso l’incredibile ripresa del progetto e del cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius (Pula, Villa S. Pietro, Sarroch, CA).

Infatti, nell’ambito del procedimento d’indagine (EU-Pilot 5437/13/ENVI)”, aperto proprio su ricorso ecologista, “la Commissione europea ha richiesto informazioni alle autorità italiane in merito all’applicazione della Direttiva 92/43/EC relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche1 (direttiva Habitat) e della Direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (Direttiva VIA). A seguito delle informazioni fornite dalle Autorità Italiane si sono resi necessari ulteriori chiarimenti, i quali sono tutt’ora oggetto di analisi da parte di questi servizi”.

In precedenza, il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik aveva risposto in proposito alla durissima interrogazione parlamentarepresentata il 13 marzo 2012 dall’eurodeputato ecologista Andrea Zanoni (P.D.): “la Commissioneè a conoscenza del progetto cui l’onorevole parlamentare fa riferimento e sta attualmente valutando una denuncia (quella del 23 gennaio 2012 delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, L.A.C. e Amici della Terra, n.d.r.) in merito”, inoltre “per quanto concerne l’uso delle risorse idriche in Sardegna, nel 2007[1] la Commissione ha pubblicato una comunicazione sul problema della carenza idrica e della siccità nella quale propone una gerarchizzazione delle scelte idriche che favorisca il risparmio d’acqua piuttosto che l’utilizzo di nuove sorgenti”.   Bisogna poi ricordare che la direttiva 2000/60/CE (la direttiva quadro in materia di acque)[2] impone comunque agli Stati membri di raggiungere un buono stato di tutti i corpi idrici entro il 2015 e di applicare nel frattempo il principio di non deterioramento (articolo 4). Pertanto, qualsiasi progetto che possa incidere negativamente sullo stato di un corpo idrico è soggetto alle disposizioni ed eccezioni di cui all’articolo 4 della direttiva quadro in materia di acque.   Sulla base delle risultanze degli attuali accertamenti, “la Commissionedeciderà … le prossime misure da prendere” nei confronti del progetto e dei lavori contestati.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Non è accettabile che gli interessi di chi sta dietro grandi opere di questo tipo vadano contro gli interessi della collettività, dell’ambiente e dello stesso buon senso – aveva dichiarato l’on. Andrea ZanoniLa Sardegna è una terra estremamente ricca d’acqua. Invito le autorità locali a fare un passo indietro sulla diga Monte Nieddu prima che siano costrette a farlo da Bruxelles”.

Nonostante la presenza di verifiche europee in corso (e il conseguente blocco di ogni eventuale euro di fondi comunitari), come avevamo preannunciato, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale ha bandito e aggiudicato una nuova gara d’appalto (56,6 milioni di euro a base d’asta) per la realizzazione delle opere priva di preventivi e vincolanti procedimenti di valutazione d’impatto ambientale cumulativa con le reti di distribuzione idrica (nemmeno progettate e finanziate) e di valutazione ambientale strategica.

Gara aggiudicata, secondo l’avviso pubblicato sul proprio sito web istituzionale (http://www.cbsm.it/it/) in data 12 dicembre 2013, alla Impresa s.p.a. (Roma), attualmente in “amministrazione straordinaria” (art. 2, comma 2°, del decreto-legge n. 347/2003, convertito con modificazioni nella legge n. 39/2004) in base al decreto 10 luglio 2013.

La diga di Monte Nieddu – Is Canargius, nel Sulcis, rappresenta già uno degli scempi ambientali e finanziari più scandalosi d’Italia degli ultimi anni,  con centinaia di milioni di euro già letteralmente sprecati fra lavori non conclusi (sono stati realizzati al 19,46%), contenziosi con le imprese esecutrici (oltre 60 milioni di risarcimento danni richiesto), mancanza di reti di distribuzione.

Si ricorda che l’area interessata è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), destinata a parco naturale regionale “Sulcis” (legge regionale n. 31/1989 – allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Foresta di Monte Arcosu” (codice ITB041105), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R., esecutivo con D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82, l’area appare ricompresa nell’ambito di paesaggio costiero n. 2 “Nora” (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata “aree naturali e semi-naturali – boschi” e “aree naturali e semi-naturali – macchia, dune, zone umide” (componenti di paesaggio con valenza ambientale), beni paesaggistici ambientali.

Dalla recente  determinazione Direttore Servizio S.A.V.I. della Regione autonoma della Sardegna n. 7999/328 del 9 aprile 2014, che conclude positivamente con condizioni il procedimento di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) a lavori già parzialmente eseguiti, si evince che “l’intervento implica la trasformazione (cioè la distruzione, n.d.r.) di 172,38 ettari di ambienti boschivi e di macchia mediterranea per dare spazio all’invaso e alle infrastrutture, di cui 51,24 ettari (0,17% del SIC) relativi ad habitat di interesse comunitario ricadenti all’interno dei confini del SIC. Si prevede il taglio del bosco che si trova nell’area di invaso con espianto e reimpianto degli alberi vetusti di maggiore rappresentatività”, intervento – quest’ultimo – già previsto prima dell’avvìo dei lavori con risultati scadenti. Inoltre, “i lavori già iniziati e non ancora terminati determinano impatti negativi sull’area, con particolare riferimento alle biocenosi legate al reticolo idrografico.

corso d'acqua nel bosco

corso d’acqua nel bosco

Ricordiamo anche alcuni dei numeri della scandalosa cattiva gestione dell’acqua in Sardegna.

Circa l’85% dell’acqua attualmente immessa nelle reti idriche in Sardegna va persa, come ha recentemente denunciato l’Ordine dei geologi della Sardegna, buona parte delle reti di distribuzione è in condizioni precarie, soprattutto nelle aree urbane e nella rete irrigua. Eppure dovremmo poter stare estremamente tranquilli, in teoria.

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

La Sardegna ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (540 bacini medio/grandi per circa 13,35 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero Infrastrutture, 2007). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Martin pescatore (Alcedo atthis - foto Raniero Massoli Novelli)

Martin pescatore (Alcedo atthis – foto Raniero Massoli Novelli)

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

Eppure non si pensa al restyling delle reti di distribuzione, al risparmio idrico.  Si pensa a realizzare nuove dighe.   Gestire l’acqua in Sardegna vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe!

E’ necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle.  Una volta per tutte.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

 

 

___________________________________________

[1]     COM(2007) 414 def. del 18.7.2007.

[2]     GU L 327 del 22.12.2000.

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  1. Mag 17, 2014 alle 5:58 pm

    da Casteddu online, 16 maggio 2014
    Monte Nieddu, diga di polemiche: Bruxelles bacchetta la Sardegna.
    Risposta della Commissione Europea al Gruppo di Intervento Giuridico: si riapre il dibattito sulla grande incompiuta di Sarroch. (Federica Melis): http://www.castedduonline.it/area-vasta/hinterland/15129/monte-nieddu-diga-di-polemiche-bruxelles-bacchetta-la-sardegna.html#sthash.E4vArhFy.dpuf

  2. Riccardo Pusceddu
    Mag 19, 2014 alle 5:29 am

    Meno male che c’e’ l’Unione Europea e il Gruppo d’Intervento Giuridico!

  3. luglio 29, 2014 alle 8:43 pm

    “Aria noa”? Aria beccia e stantia.

    da La Nuova Sardegna, 29 luglio 2014
    Diga di Monti Nieddu, petizione perché riprendano i lavori. Il gruppo Aria Noa che ha promosso l’iniziativa punta il dito contro la carenza d’acqua tra Pula e Sarroch a causa dell’incompiuta. (Luciano Pirroni): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/07/28/news/diga-di-monti-nieddu-petizione-perche-riprendano-i-lavori-1.9672496

  4. agosto 1, 2014 alle 7:48 am

    «Senza quella diga, in caso di alluvione Pula e Villa San Pietro rischiano di essere spazzate via»: le parole dell’ing. Roberto Binaghi saranno valutate ai fini di un’eventuale segnalazione all’Autorità giudiziaria competente per procurato allarme.
    Se così fosse, ogni torrente sardo dovrebbe esser sbarrato da una diga…..

    da L’Unione Sarda, 1 agosto 2014
    Diga di Monte Nieddu, lavori fermi da 12 anni. “In caso di alluvione Pula sarà spazzata via”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/08/01/diga_di_monte_nieddu_lavori_fermi_da_12_anni_pula_annegher_se_si_verificher_un_alluvione-6-380468.html

    —————–

    MONTE NIEDDU. L’invaso risulta in costruzione ma i lavori sono fermi da 12 anni.
    «Senza la diga dimenticata a Pula si rischia una strage. (Enrico Fresu) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20140801104840.pdf)

    «Pensiamo a Torpè e alla diga di Maccheronis: la piena era di 5mila metri cubi al secondo, se non ci fosse stato lo sbarramento Torpè sarebbe stato spazzato via. La stessa cosa succederà a Pula e Villa San Pietro se dovesse verificarsi un evento alluvionale simile. E come sarebbe successo il 22 ottobre del 2008 se le piogge si fossero spostate di pochi chilometri a ovest. Il bilancio dei danni e delle vittime sarebbe devastante. La diga serve anche per salvaguardare le vite umane dalle calamità. Non si aspetti la tragedia». Parola di Roberto Binaghi, decano degli ingegneri sardi.
    LA STORIA. Non esiste nemmeno nell’elenco ufficiale della incompiute tenuto dal ministero delle Infrastrutture. Perché la diga mai costruita di Monte Nieddu, sui monti tra Sarroch e Villa San Pietro, che delle incompiute è da decenni la regina in Sardegna, ha una storia così assurda da risultare, almeno sulla carta, un’opera in corso di realizzazione. Anche se i lavori sono fermi dal 2002. Già inghiottiti 18 milioni di euro, altri 56,6 rischiano di essere bruciati. Gli ecologisti la bollano come «gigantesco scandalo finanziario e ambientale», la commissione Ue negli ultimi mesi ha “burocraticamente” imposto lo stallo e l’appalto, nello stesso periodo, è inciampato in una lunga serie di svarioni. Una vicenda all’italiana, sceneggiata in Sardegna, con la partecipazione paralizzante dell’Europa. LA STORIA La diga di Monte Nieddu-Is Canargius è un opera del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: il progetto risale agli anni ’60 e porta la firma di Costantino Fassò. Il via libera ministeriale arriva nel 1970, ma l’approvazione della Regione è ufficializzata solo nel 1994. L’invaso, con uno sbarramento alto 87 metri, dovrebbe raccogliere oltre 23 milioni di metri cubi d’acqua, per la maggior parte destinata ai campi. Spesa stimata: circa 87 miliardi di lire. L’appalto viene aggiudicato nel 1998 all’Ati spagnola Dragados e Fcc Fomento, che ha tre anni per chiudere il cantiere. E lo fa, nel 2002. Solo che lo abbandona a un quinto dei lavori e fa causa al Consorzio di bonifica, chiedendo l’aggiornamento dei prezzi delle materie prime e un enorme risarcimento. L’ambiente, intanto, è deturpato e 18 milioni sono volati via. È la paralisi. Si succedono presidenti e assessori regionali, sindaci: tutti vogliono la diga ma la situazione non si sblocca. Si muove il Gruppo di intervento giuridico di Stefano Deliperi: quell’opera, dice, devasterà l’ecosistema, violerà il sito di interesse comunitario di Monte Arcosu e non serve a niente. Si usino quei soldi per aggiustare le reti esistenti e portare l’acqua da altri invasi, è la sua tesi, ma non si distruggano montagne, alberi e vallate. Già nel 1996 era riuscito a coinvolgere il ministero dell’Ambiente, che aveva imposto una modifica del progetto.
    APPALTO TORMENTATO. Nel 2012 il consorzio decide di ribandire l’appalto: 56,6 milioni a base d’asta. Ma, a oggi, non si è mossa una pietra. Il caso riesplode. Gli ecologisti presentano un ricorso alla commissione europea all’Ambiente che, in risposta a un’interrogazione dell’europarlamentare dei Verdi, Andrea Zanoni, fa sapere di aver aperto un’istruttoria. Ma la gara del consorzio va avanti fino all’aggiudicazione finale, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale nel dicembre 2013, alla Impresa Spa: società capitolina col cuore partenopeo, che le cronache nazionali descrivono come molto vicina a ‘O ministro, Cirino Pomicino, all’imprenditore-editore con guai giudiziari Vincenzo Maria Greco e a Italo Bocchino, ex delfino campano di Gianfranco Fini prima in An e poi in Fli. Ma le procedure pare siano andate troppo per le lunghe: prima dell’aggiudicazione definitiva, a luglio dell’anno scorso, Impresa Spa è finita in amministrazione controllata. Le sue casse sono state dissanguate e non ha nemmeno i soldi per garantire la fideiussione sarda. L’assegnazione viene revocata il 13 febbraio. La seconda ditta classificata, la Tecnis, resta fuori dai giochi, non resta che affidarsi alla terza offerta, quella del colosso Astaldi Spa. «Entro la fine del mese firmeremo il contratto e partiranno i lavori», diceva lo scorso aprile il direttore generale del consorzio, Roberto Meloni. Che adesso allarga le braccia, nel suo ufficio di via Dante, perché nulla si è mosso: «Abbiamo i soldi, il progetto, la società, le autorizzazioni, ma non possiamo stipulare il contratto perché la commissione europea non dà risposte certe da anni: chiede in continuazione chiarimenti sul progetto, che la Regione fornisce attraverso i ministeri. Né noi, né l’impresa», aggiunge, «possiamo rischiare di firmare a rischio di perdere soldi e pagare penali».
    INTERVENTO UE. A Strasburgo si lavora su un ricorso presentato da Deliperi che chiede che il progetto venga sottoposto alla procedura di valutazione ambientale e venga bloccato. La commissione a maggio ha fatto sapere: «Abbiamo richiesto informazioni alle autorità italiane in merito all’applicazione della Direttiva relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva Habitat) e della Direttiva concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. A seguito delle informazioni si sono resi necessari ulteriori chiarimenti, i quali sono tutt’ora oggetto di analisi da parte di questi servizi». «Abbiamo rimodulato il progetto, nel rispetto dell’ecosistema», ribadisce Meloni, «e sono pronto al confronto con chiunque. Invece rischiamo di perdere i fondi».

    —————————————

    MONTE NIEDDU. Sindaci in rivolta: quell’opera va terminata: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20140801105014.pdf

  1. luglio 20, 2014 alle 1:37 pm

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