A Portoscuso si mangiano e si bevono metalli pesanti.


Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

“…si ritiene necessario informare la popolazione di Portoscuso di fare in modo di differenziare la provenienza dei prodotti ortofrutticoli da consumare per la fascia di età dei bambini da 0 a 3 anni. Occorre perciò fare in modo che in questa fascia di età non siano consumati esclusivamente prodotti ortofrutticoli provenienti dai terreni ubicati nel Comune di Portoscuso.

Così aveva parlato nel gennaio 2012 l’Azienda sanitaria locale n. 7 di Carbonia, dopo aver acquisito i dati di una recente relazione dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero dell’ambiente.

Nel dicembre 2009 era – ancora una volta – il turno dell’inquinamento da piombo nel vino (16 campioni su 60 superavano del doppio il limite massimo di 0.2 mg/kg di piombo) e nei molluschi bivalvi: i risultati delle analisi svolte sul mosto dall’A.R.P.A.S. erano giunte da un mese, ma nessun’autorità competente aveva preso provvedimenti, mentre il Sindaco di Portoscuso emetteva un’ordinanza contenente il divieto di raccolta e consumo dei molluschi bivalvi.

Ora è il turno del latte di pecora, troppo ricco di piombo, e del latte di capra, troppo ricco di diossina.

In parole povere, gli alimenti prodotti nella zona di Portoscuso hanno tassi più o meno elevati di inquinamento, ma non si può dire ufficialmente.

In base al regolamento n. 466/2001/CE sono prescritti limiti di tollerabilità degli inquinanti nei prodotti destinati all’uso alimentare e precisi monitoraggi degli alimenti: in varie occasioni le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico ne hanno richiesto lo svolgimento alle amministrazioni pubbliche competenti, sempre con risposte tranquillizzanti.

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Ora il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (30 aprile 2014) l’ennesima richiesta di informazioni a carattere ambientale e di adozione degli opportuni interventi al Ministero dell’ambiente, agli Assessorati regionali della difesa dell’ambiente e della sanità, al Comune di Portoscuso, all’A.R.P.A.S. ed all’Azienda USL n. 7 riguardo la predisposizione e lo svolgimento di un adeguato monitoraggio della qualità delle sostanze destinate al consumo alimentare prodotte nel territorio comunale portoscusese (regolamento CE n. 466/2001).

L’istanza, per opportuna conoscenza, viene inviata anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e alla Commissione europea.

Eppure la situazione dovrebbe esser ben diversa.

Il piano di disinquinamento per il risanamento del territorio del Sulcis – Iglesiente (D.P.C.M. 23 aprile 1993), sulla base della dichiarazione di zona ad alto rischio ambientale (D.P.C.M. 30 novembre 1990, legge regionale n. 7/2002), e il successivo accordo di programma attuativo (D.P.G.R. 3 maggio 1994, n. 144) hanno in gran parte beneficiato economicamente le medesime industrie responsabili dello stato di inquinamento dell’area. L’obiettivo era quello del disinquinamento e del risanamento ambientale. Obiettivo, a quanto pare, miseramente fallito, tant’è che risultano tuttora molto negative le caratteristiche qualitative del fondo naturale delle acque e dei suoli, come accertato (2009) dall’A.R.P.A.S.

Portoscuso, porto e zona industriale di Portovesme

Portoscuso, porto e zona industriale di Portovesme

Di fatto è sempre peggiore la situazione ambientale e sanitaria di Portoscuso.

In un ambiente ormai fortemente degradato e contaminato, tanto da vantare record poco lusinghieri, anche nel campo del deficit cognitivo infantile e della piomboemia: già nel 2008 l’Università di Cagliari (Dipartimento di sanità pubblica, Sezione Medicina del lavoro) nel corso di una ricerca (Plinio Carta, Costantino Flore) affermò chiaramente la sussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 milligrammi per decilitro. La letteratura medica, infatti, indicaun’associazione inversa statisticamente significativa tra concentrazione di piombo ematico e riduzione di quoziente intellettivo, corrispondente a 1.29 punti di QI totale per ogni aumento di 1 µg/dl di piomboemia.

A Portoscuso si va daifumi di acciaieria, che vedono il centro suscitano diventarne la pattumiera d’Europa, albacino dei fanghi rossi e al relativo inquinamento, daglisversamenti in mare di inquinantialle discariche illecite di rifiuti tossico-nocivi, alle nubi di fluoro, ai traffici illeciti di rifiuti industriali.

E le preoccupazioni per la qualità dell’ambiente e della salute pubblica, giustamente, si estendono ai Comuni vicini, come Carloforte.

Non è un caso che in Sardegna – nella mitica isola del sole, del mare e delle vacanze – vi sia la maggiore estensione nazionale di siti contaminati: complessivamente 447.144 ettari rientrano nei due siti di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001) e di Sassari-Porto Torres (L.n. 179/2002). Recentemente (31 gennaio 2013) è stato riclassificato quale sito di interesse regionale (S.I.R.) l’Arcipelago della Maddalena (O.P.C.M. 19 novembre 2008). Evitiamo noi sardi una volta tanto vittimismo e ignavia, è necessario realizzare bonifiche ambientali, riconversioni economico-sociali e anche almeno un po’ di giustizia.

Vogliamo voltare pagina una buona volta?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Portoscuso, Guroneddu-Capo Altano, corso d'acqua alterato

Portoscuso, Guroneddu-Capo Altano, corso d’acqua alterato

 

ordinanza sindaco Portoscuso n. 27 del 28 aprile 2014 (distruzione e smaltimento latte caprino Allevamento Anna Maria Claudia Gessa)

ordinanza sindaco Portoscuso n. 25 dell’11 aprile 2014 (distruzione e smaltimento latte ovino Allevamento Giuseppina Melis)

ordinanza sindaco Portoscuso n. 24 dell’11 aprile 2014 (distruzione e smaltimento latte ovino Allevamento Gianpaola Pinna)

ordinanza sindaco Portoscuso n. 23 dell’11 aprile 2014 (distruzione e smaltimento latte ovino Allevamento Giuseppe Ennas)

 

comunicato stampa ASL n. 7 (23 gennaio 2012)

 

L'Unione Sarda, 3 maggio 2014

 

si deve vivere così a Portoscuso?

si deve vivere così a Portoscuso?

 

da L’Unione Sarda, 30 aprile 2014

PORTOSCUSO. Le analisi dell’Asl hanno messo in evidenza un’elevata concentrazione.

Latte di capra alla diossina. Ordinanza del sindaco per prelevare e distruggere il prodotto. (Antonella Pani)

Dopo il latte di pecora al piombo, ecco il latte di capra alla diossina. A Portoscuso l’emergenza ambientale è ai massimi livelli: i controlli della Asl hanno messo in rilievo concentrazioni di diossina, furani e Pcb superiori ai limiti di legge in un’azienda agricola di Terra Noa, la settima a vedere vanificato il proprio reddito per parametri fuori controllo di sostanze inquinanti. Subito è scattata la comunicazione dell’Asl all’allevamento in questione e alla società presso cui veniva conferito il latte, per mettere al sicuro la catena alimentare. Una prassi ormai nota da queste parti: nell’ultimo mese sono state già sei le aziende agricole costrette a distruggere il latte dopo averlo munto, smaltendolo nel depuratore consortile di Portoscuso.

DIOSSINA. In tutti i casi già noti, a essere oltre i limiti di legge era il piombo. Nell’ultimo, il settimo, su cui il sindaco Giorgio Alimonda è intervenuto con un’ordinanza di distruzione e smaltimento del latte contaminato dopo le analisi Asl, non si tratta di concentrazione eccessiva di piombo bensì di diossina, un esordio assoluto da queste parti. Una sostanza che finora non era comparsa tra quelle rilevate dai campionamenti e dai controlli vari. Molti metalli pesanti, fluoro e altre sostanze inquinanti erano venuti alla luce durante tutte le verifiche effettuate negli ultimi anni a Portoscuso, ma diossina mai. E infatti nei laboratori dell’Istituto zooprofilattico di Sassari, dove sono state eseguite le analisi, più e più volte sono stati ripetuti gli esami, proprio per avere la certezza assoluta che a Portoscuso fosse presente la diossina. E alla fine è arrivata la conferma.

COMUNE. Una notizia che complica ancora di più il quadro ambientale sul territorio comunale, già compromesso e delicato. «È il primo caso del genere», commenta il sindaco Giorgio Alimonda, «bisognerà capire l’origine di questa sostanza. I monitoraggi continuano perché una delle priorità in questo momento è tutelare la catena alimentare. Ovviamente pensiamo anche agli allevatori colpiti da questi provvedimenti, che hanno subito e continuano a subire un grosso danno, visto che il loro reddito è praticamente scomparso». La presenza della diossina è una nuova, grossa, emergenza da affrontare che aggiunge un problema al già compromesso quadro ambientale di Portoscuso.

TASK FORCE. Lunedì i vertici di Asl e Comune hanno incontrato l’assessore alla Sanità Luigi Arru per affrontare l’emergenza inquinamento. La Regione si è impegnata a istituire una task force, coinvolgendo anche l’assessorato dell’Agricoltura per gestire l’emergenza, dal punto di vista sanitario, ambientale e, non ultimo, per provare a dare una tutela economica agli agricoltori colpiti dai provvedimenti. «Abbiamo chiesto che ci possano essere indennizzi per questi allevatori – dice il sindaco – l’assessore ci ha detto che verificheranno le misure da adottare, speriamo in tempi brevi perché nel frattempo le aziende interessate non hanno più un reddito».

UVA AL PIOMBO. Anche ieri c’è stato un incontro in Regione, su un altro tema scottante, quello dell’uva al piombo. Un gruppo di viticoltori ha incontrato i tecnici dell’assessorato all’Agricoltura per chiarire gli aspetti di questo caso controverso: da anni le cantine non accettano l’uva coltivata a Portoscuso, con danni enormi per quei pochi viticoltori che resistono. Fronti diversi, allevamento e agricoltura, ma con un unico comune denominatore di difficoltà dovuto all’inquinamento ambientale. Proprio nei giorni scorsi, durante un incontro con gli amministratori comunali a Portoscuso, Coldiretti aveva lanciato l’allarme, sottolineando la necessità di difendere le aziende agricole. Ora, dopo l’allarme piombo scatta l’allarme diossina: un’emergenza ambientale che potrebbe allargarsi ancora.

 

 

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

 

L’ambientalista Cremone «Un’indagine epidemiologica sugli abitanti».

«Già 5 anni fa alcune analisi misero in luce la presenza di diossina nello stagno, ma nessuno ascoltò il nostro allarme». Angelo Cremone, ambientalista ed esponente di Sardegna Pulita, commenta il nuovo primato di inquinamento di Portoscuso. «È il risultato di vent’anni di omissioni nei controlli», dice, «io stesso ho fatto tante segnalazioni ma purtroppo sono cadute nel vuoto». E ora, all’elenco ben noto di veleni, si aggiunge la diossina. «Sono preoccupato, soprattutto per la salute delle persone», aggiunge, «a pagare il conto saranno soprattutto quelli che per venti, trent’anni sono stati esposti a questo tipo di inquinamento, mentre tutti quelli che avrebbero dovuto fare qualcosa, stavano in silenzio. Ora non saremmo in questa situazione». Angelo Cremone, con i rappresentanti di Css, Presidio piazzale Trento e Adiquas, nei giorni scorsi ha promosso un sit in davanti al palazzo della Regione. «Un modo per sensibilizzare la politica su quanto sia importante affrontare questi problemi con la giusta determinazione», dice, «stiamo parlando di salute e ambiente, ci sono precise responsabilità se siamo arrivati a questi livelli». Il prossimo obiettivo? « Uno screening sulla popolazione», propone Cremone, «un’indagine epidemiologica che ci restituisca una visione chiara di come stanno i nostri concittadini».

 

Portovesme, fumata nera (aprile 2014)

Portovesme, fumata nera (aprile 2014)

 

PORTOSCUSO. Il direttore del Dipartimento prevenzione, al momento, preferisce la cautela.

Onnis (Asl): «Ora bisogna capire quali siano le cause». (Vito Fiori)

«Stiamo approfondendo i dati emersi in questi ultimi giorni, vogliamo capire quali siano le origini». Antonio Onnis, direttore del Dipartimento di prevenzione della Asl di Carbonia, non si sbilancia. «È una semplice questione di onestà intellettuale – dice – oggi non possediamo alcun apporto a sostegno di una causa o di un’altra per la presenza di diossina nei prodotti alimentari analizzati. Ci sono delle indagini particolarmente complicate da fare tenendo sempre conto la tutela della salute dei consumatori». Di sicuro, niente sarà lasciato al caso. «Ci mancherebbe. Il nostro compito è stabilire se le origini siano legate all’industria o, perché no?, agli incendi, a un certo tipo di incendi, questo è chiaro». Cioè a discariche con abbruciamenti di materiali plastici e inquinanti. «Servirà mettere insieme i dati in nostro possesso e la conoscenza, tenendo conto anche dello storico sul territorio. Certo è che aver rilevato la presenza di diossina in questa area è motivo di grave preoccupazione. Anche se adesso occorre la massima cautela. Per intenderci, le faccio solo un esempio. Una volta era stata riscontrata diossina nelle uova di galline allevate a terra: bene, si scoprì che le galline razzolavano nei pressi di un trasformatore della corrente che perdeva olio e generava sostanza assimilabili alle diossine». Insomma, ogni allarmismo sarebbe ingiustificato e ingiustificabile. Questo pomeriggio, intanto, un nuovo incontro a Portoscuso. In municipio Antonio Onnis, il sindaco Giorgio Alimonda e i vertici Arpas faranno il punto della situazione e studieranno le linee da seguire. A cominciare dalla delimitazione dell’area interessata che, a questo punto, richiederà ulteriori verifiche. Ci sarebbe da chiedersi, tuttavia, come mai si è arrivati a un livello tale di contaminazione in un territorio da sempre a rischio. E se si considera che le ultime scoperte dei veleni presenti in questa fetta di Sulcis si devono al Comune di Portoscuso, qualche problema serio c’è, eccome se c’è. Gli studi per la caratterizzazione sono stati finanziati dall’amministrazione e non dall’assessorato regionale alla Sanità né, men che meno, dal ministero della Salute. Eppure lo Stato, a suo tempo, aveva classificato Sin (sito di interesse nazionale) l’intero Sulcis, riconoscendo un livello elevato di inquinamento e contaminazioni varie. Le bonifiche, però, non sono mai iniziate.

 

 

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in ecologista

 

Comune sostituto del Servizio sanitario.

E poi dicono che i Comuni non hanno soldi o che li spendono male. Di certo quelli investiti dalla precedente amministrazione comunale portoscusese sono soldi spesi bene. Con i servizi veterinari della Asl, l’Istituto zooprofilattico di Sassari e il coordinamento di Igea (la società regionale che si occupa di bonifiche dei siti minerari dismessi), la vecchia giunta aveva avviato il piano di caratterizzazione del territorio, di fatto sostituendosi al Servizio sanitario nazionale. Un lavoro enorme che ha cominciato a produrre i suoi effetti, per certi versi devastanti, già alcune settimane fa con la prima ordinanza del sindaco che vietava il commercio di ortaggi coltivati a Portoscuso e del latte prodotto in alcuni allevamenti di ovini. La presenza di piombo oltre i parametri aveva reso necessario il divieto. Ma lo studio era proseguito. La mappa del territorio comunale era stata divisa in sezioni e per ogni sezione sono stati effettuati prelievi ed eseguite analisi. Allo Zooprofilattico non hanno tralasciato nulla. La settimana scorsa è comparsa la diossina che ha costretto il sindaco a una nuova ordinanza. Una sorta di stillicidio la cui fine non sembra dietro l’angolo. Ai tanti che finora ipotizzavano il disastro ambientale del territorio stanno arrivando le prime risposte, tutt’altro che confortanti. Altre ne arriveranno nelle settimane e nei mesi a venire. Domanda: c’era proprio bisogno di arrivare a quello che oggi appare un punto di non ritorno?

 

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in

Cagliari, Palazzo di Giustizia, sit in

 

 

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    maggio 1, 2014 alle 2:28 am

    La terra si ribella!

  2. mara
    maggio 1, 2014 alle 7:03 am

    Forse bisognerebbe ricoverare chi “non ha ancora capito le cause”. Pazzesco….

  3. maggio 1, 2014 alle 11:44 am

    da La Nuova Sardegna, 29 aprile 2014
    Diossina nel latte di capra, allarme a Portoscuso.
    Il sindaco Giorgio Alimonda ha emanato un’ordinanza di distruzione delle confezioni di latte caprino prodotto in un allevamento in località «Terra Noa»: http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2014/04/29/news/diossina-nel-latte-di-capra-allarme-a-portoscuso-1.9133196

  4. Shardana
    maggio 1, 2014 alle 5:35 pm

    È la gente che deve ribellarsi,la terra subisce eproduce a sua volta veleni.Mi chiedo chi dovrà rispondere di questi anni di silenzio sulla reale situazione dello stato del territorio e sulle omissioni da parte di asl e arpas cricche mangiasoldi che continuano a prendere tempo per individuare le linee da seguire.veramente uno scaldalo per il quale non ci sono parole.Mi auguro solo che la giustizia,quella vera, faccia il suo corso e ci liberi da queste bande di briganti e poco di buono che hanno fatto solo gli interessi delle multinazionali e dei loro clan.Mi domando anche che fine fanno le denunce di cremone e di quanto tempo ha bisogno la magistratura per fermare questa strage di stato.Grazie Grig per le informazioni,per piacere fateci avere notizie e se potete denunciate denunciate denunciate,perchè questi non molleranno mai l’orrendo pasto.

  5. maggio 2, 2014 alle 5:58 pm

    da Cagliari Globalist, 2 maggio 2014
    A Portoscuso si mangiano e si bevono metalli pesanti.
    Ora il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (30 aprile 2014) l’ennesima richiesta di informazioni a carattere ambientale: http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=102631&typeb=0&A-Portoscuso-si-mangiano-e-si-bevono-metalli-pesanti

  6. Shardana
    maggio 3, 2014 alle 11:33 am

    L’unione sarda ha pubblicato il vostro esposto…….grazie grig

  7. maggio 7, 2014 alle 4:58 pm

    da Sardinia Post, 7 maggio 2014
    Portoscuso, dopo il latte alla diossina stop alla macellazione di bovini e ovini: http://www.sardiniapost.it/cronaca/portoscuso-dopo-latte-diossina-stop-macellazione-bovini-ovini/

    _________________________________________

    da L’Unione Sarda, 7 maggio 2014
    Portoscuso, dopo il latte alla diossina. Arriva il divieto di macellazione carni: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/05/07/portoscuso_dopo_il_latte_alla_diossina_arriva_il_divieto_di_macellazione_carni-6-366422.html

    _____________________

    da La Nuova Sardegna, 7 maggio 2014
    Incubo diossina, stop alla movimentazione e alla macellazione degli animali.
    Portoscuso, nuova ordinanza del sindaco in aggiunta ai divieti per il latte ovino e caprino: http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2014/05/07/news/incubo-diossina-stop-alla-movimentazione-e-alla-macellazione-degli-animali-1.9178071

  8. Shardana
    maggio 7, 2014 alle 7:05 pm

    Stanno ficcando come il gatto con il topo.Il sindaco alimonda mi sembra la vittima sacrificale………Ci avete preso per scemi,tutto il mondo,sà cosa succede nel Sulcis.Mi chiedo chi scioglierà il silenzio e dirà che non solo portoscuso ma tutto il sulcis nel raggio di 20km almeno è inquinato ad un livello così alto che nulla si può più mangiare,causa cancro.Invece i veleni continuano a circolare liberamente nei mercati rionali,sotto forma di salumi,sottolio,vino,olio,verdure e ortaggi di ogni tipo,formaggi,pesci d’allevamento,pesci di mare,ricci,arselle,vongole patelle e tutto quello che fà parte della nostra alimentazione quotidiana.Chi pagherà per queste omissioni?Sicuramente non ***********,la chiesa difende bene i suoi vassalli,ma se c’è un inferno per il male che fate,sarà sicuramente tutto per voi.Io perlomeno ve lo auguro con grande affetto

  9. Shardana
    maggio 7, 2014 alle 7:24 pm

    Sarò noioso e monotematico,come mi definì deliperi,ma quando si tratta della propria vita.Con la carne,le verdure,gli ortaggi,il vino,l’acqua e il latte di portovesme si dovrebbero alimentare forzatamente tutti quelli che continuano a parlare di fabbriche aperte,tore cherchi,la ciccilloni ex assessore all’ambiente della provincia,gli operai alcoa che continuano a protestare per far riaprire le fabbriche invece di lottare per le bonifiche,i figli del Sulcis,la asl,i medici tutti che sanno ma fedeli alla linea…..,l’arpas e in ultimo Soru appoggiato dal carbone sulcis e dalle “materie prime”della portovesme,che non sò con quale coraggio si ripresenta,ma che sicuramente sarà votato nel sardistan sulcitano.Anche Pigliaru dovrebbe essere invitato all’orrendo pasto,perchè in tutto questo tempo non ha ancora sprecato una parola per i veleni nel Sulcis.Al papà proveremo a farglielo sapere,perchè forse non è a conoscenza del fatto.A SI BIRI

  10. Shardana
    maggio 7, 2014 alle 8:47 pm

    Ciao Grig non me ne volere,mi censuri sempre quando cito l’innominato,ma è un ,retaggio di manzoniana memoria.Chi censurerà le morti causate dallo smaltimento di rifiuti radioattivi nella fabbrica di portovesme?Non mi sarei certo aspettato che un consigliere di forza Italia ricordasse al presidente pigliaru dell’olocausto sulcitano.Grazie signor Ignazio per il suo interessamento mi ricorderò del suo gesto umano e della latitanza di SEL per esempio. SINISTRA. LIBERTÀ (di chè)

    • maggio 7, 2014 alle 8:58 pm

      te l’ho detto e spiegato un’infinità di volte: non ho nessuna voglia di farti beccare una querela per diffamazione e, se permetti, non voglio esser querelato nemmeno io, responsabile del blog, solo per farti togliere uno sfizio 😉
      Stai sereno, comunque, perchè Dio non paga il sabato…

      Stefano Deliperi

  11. Shardana
    maggio 8, 2014 alle 5:10 pm

    Anche quà ?Non mi sembra di sparlare di qualcuno………

  12. Shardana
    maggio 8, 2014 alle 6:13 pm

    Si ma poi stamane non c’era più.Non è un problema ,ciao grig

  13. maggio 8, 2014 alle 10:02 pm

    da L’Unione Sarda, 8 maggio 2014
    PORTOSCUSO. Dodici aziende agricole in quarantena sino alla conclusione delle analisi.
    Diossina, ecco i nuovi divieti. Bloccata la macellazione del bestiame. Vietato il consumo. (Vito Fiori): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140508092944.pdf

    ——————

    Linea dura dei pastori, disobbedire all’ordine: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140508093021.pdf

  14. luglio 31, 2014 alle 5:25 pm

    tanto per cambiare.

    Il progetto di impianto di trattamento dei “fanghi rossi” era stato approvato nel 2008 (https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20071010121503.pdf), mentre l’A.I.A. era stata sospesa nel giugno 2010 (http://www.sardegnaambiente.it/documenti/18_183_20100907095151.pdf).

    ——————

    da La Nuova Sardegna, 31 luglio 2014
    Bomba ecologica a Portovesme: l’azienda chiude e lascia una discarica di rifiuti pericolosi.
    Blitz dei carabinieri del Noe nella zona industriale: sequestrato un terreno di proprietà del consorzio e occupato da una ditta in liquidazione che trattava le acque del bacino dei fanghi rossi di Eurallumina. Indagato il titolare: http://lanuovasardegna.gelocal.it/carbonia/cronaca/2014/07/31/news/l-azienda-chiude-e-lascia-un-mare-di-rifiuti-i-carabinieri-sequestrano-l-area-1.9686956

    __________________________________

    da L’Unione Sarda, 31 luglio 2014
    Portovesme, rifiuti in un’industria chiusa. Scattano i sigilli, proprietario nei guai. http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/07/31/rifiuti_in_un_industria_chiusa_scattano_sigilli_una_denuncia-6-380386.html

  15. Domenico Mugugno
    luglio 31, 2014 alle 8:02 pm

    Proprietario nei guai?Prestanome mi sembra più appropriato,ah ah ah ah ah bel gioco quello delle scatole cinesi,salvano capra e cavolo

  16. luglio 31, 2014 alle 8:04 pm

    A proposito di metalli pesanti che si mangiano e si bevono a portoscuso,come è finito il tutto,in una bolla di sapone?

  17. Pietro
    agosto 1, 2014 alle 5:46 pm

    Vergognoso come tutti continuino ad attingere soldi pubblici per costruire cattedrali nel deserto sulcitano.Ultimo caso questo della wahoo che doveva trasformare i fanghi rossi in materiale inerte per l’edilizia e che invece lascia disperazione.Perchè invece di continuare a regalare soldi alle bande sulcitane non date i soldi agli operai che se ne vanno a casa e finalmente si chiude un capitolo dei più vergognosi della storia sarda,dove personaggi subdoli si sono arricchiti con i soldi pubblici senza che nessuno mettesse fine ad un furto continuo di soldi pubblici.

  1. giugno 14, 2014 alle 2:01 pm

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