Due rigassificatori in Sardegna?


Cavallo e Gallina prataiola

Cavallo e Gallina prataiola

Secondo quanto dichiarato dall’Assessore regionale dell’industria Antonio Angelo Liori, ormai tramontato il progetto di gasdotto Galsi s.p.a. con tutte le sue negative conseguenze, la Sardegna potrebbe a breve ritrovarsi con ben due progetti di rigassificatori, uno a Porto Torres (SS) e uno a Sarroch (CA).

Gli obiettivi dichiarati sono quelli di abbassare il costo dell’energia (in Sardegna ben maggiore che nel resto d’Italia) e dare una risposta alla relativa domanda interna.

Ma è tutto oro quel che luccica?

Il gas naturale è una fonte di energia di origine fossile, come il carbone e il petrolio, avente disponibilità non illimitata (i quantitativi di gas naturale complessivamente disponibili a livello mondiale equivalgono ad oltre 280 volte gli attuali consumi mondiali, circa 3.000 miliardi di metri cubi, dati International Energy Agency – I.E.A., 2008) e il cui utilizzo comporta l’emissione di gas serra e di altri inquinanti atmosferici, però in misura sensibilmente inferiore rispetto agli altri combustibili fossili.

Infatti, a parità di energia prodotta, la combustione del gas naturale emette circa il 75% dell’anidride carbonica (CO2) prodotta dall’olio combustibile e circa il 50% di quella prodotta dal carbone.    Inoltre, contiene poco zolfo per cui produce pochissimi ossidi di zolfo e anche le emissioni di ossidi di azoto sono in genere contenute). In relazione alle sue caratteristiche, il gas naturale è il combustibile privilegiato per l’alimentazione dei sistemi di conversione dell’energia ad alta efficienza e a basso impatto ambientale (turbine a gas, celle a combustibile, impianti combinati, caldaie a condensazione, etc.).

Porto Torres, zona industriale

Porto Torres, zona industriale

Nell’attuale fase di transizione dal presente sistema energetico mondiale imperniato sulle fonti fossili al futuro sistema basato sulle fonti rinnovabili, il gas naturale rappresenta certo un’utile soluzione temporanea. In tal senso, l’impiego del gas naturale, in sostituzione di altre fonti fossili come derivati petroliferi e carbone, appare senza dubbio auspicabile (l’I.E.A. prevede in proposito che nel 2030 gli impieghi del gas naturale cresceranno di circa il 40% rispetto a quelli attuali).

L’Unione Europea, per l’attuazione degli obiettivi del protocollo di Kyoto, ha recentemente presentato il pacchetto clima-energia (meglio noto come pacchetto 20-20-20), costituito da un insieme di direttive ratificate dal Parlamento Europeo nel dicembre 2008, mediante le quali mira, entro il 2020, a ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra e del 20% il consumo finale di energia e, contemporaneamente, punta ad aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili rispetto ai valori del 2005.  Ad ogni Stato membro è assegnato uno specifico obiettivo nazionale.

Per l’Italia è previsto un obiettivo vincolante per le fonti rinnovabili pari al 17% dei consumi finali lordi di energia e una decurtazione del 13% rispetto ai livelli del 2005 delle emissioni di CO2 per i settori civile, agricoltura, trasporti.

In Sardegna, non esiste attualmente una complessiva rete di distribuzione del gas naturale.  La potenza elettrica installata (2012) è pari a 5.010 MW: gli impianti termoelettrici rappresentano 3.066 MW (61%), le centrali eoliche ben 962 MW (19%), gli impianti fotovoltaici costituiscono 521 MW (11%), mentre gli impianti idroelettrici hanno una potenza installata pari a 461 MW (9%).  La produzione di energia elettrica isolana si divide in produzioni da fonti termoelettriche per l’82% e in produzione da fonti rinnovabili per il 18% (fonte eolica 8% + fonte bioenergetica 5% + fonte idroelettrica 3% + fonte solare 3%).

In Italia, complessivamente, la maggior parte delle centrali termoelettriche sono alimentate a gas naturale (63,5% del totale termoelettrico nel 2011), carbone (19,6%) e derivati petroliferi (3,7%). Percentuali minori (circa il 2%) fanno riferimento a gas derivati (gas di acciaieria, di altoforno, di cokeria, di raffineria) e a un generico paniere di “altri combustibili” solidi (circa il 10,7%) in cui sono comprese diverse fonti combustibili “minori”, sia fossili che rinnovabili (biomassa, rifiuti, coke di petrolio, Orimulsionbitume e altri)   (dati Terna” 2011, Dati di produzione (pdf)).

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Le fonti rinnovabili (e assimilabili) contribuiscono (2011) per il 27,4% della produzione totale nazionale (13,7% fonte idroelettrica + 1,6% fonte geotermica + 3,1% fonte fotovoltaica + 2,8% fonte eolica + 3,24% fonti assimilabili).

Altro elemento importante da considerare è quello della dipendenza esterna: l’Unione Europea ha una media complessiva del 50%, l’Italia dell’85%, la Sardegna del 94% (anno 2003).   Sotto tali aspetti il ricorso al gas naturale – in particolar modo per la Sardegna – non può che essere visto in linea di massima quale positivo per il medio termine, ma non bisogna dimenticare che, a causa della normativa italiana che concedeva sussidi economici e fiscali anche alle fonti cosiddette assimilate alle rinnovabili (definizione tutta italiana e senza riscontri in Europa), tuttora e ancora per lunghi anni sarà utilizzata obbligatoriamente l’energia prodotta attraverso la combustione di scorie di raffineria degli impianti Targas (Gruppo Saras s.p.a.).

Oltre all’utilizzo obbligatorio di ipocrite e costose fonti assimilate alle rinnovabili (come quelle prodotte dagli impianti Targas), dev’essere assolutamente preso in considerazione il già insostenibile peso ambientale e sanitario gravante sulle aree di Porto Torres e di Sarroch, ben noto e finora non adeguatamente affrontato, senza dimenticare l’aggravio di traffico marittimo pericoloso nel Golfo dell’Asinara e nel Golfo di Cagliari.

Senza dimenticare che – per la loro pericolosità intrinseca – sono considerati impianti a rischio di incidente rilevante (direttive n. 82/501/CEE, n. 96/82/CEE, n. 2003/105/CE, 2012/18/UE).

Inoltre, l’ipotesi di utilizzare il tracciato progettato per il gasdotto Galsi s.p.a. per la rete metanifera isolana riproporrebbe i pesanti impatti ambientali, decisamente fuori luogo e da respingere.

Come si può facilmente comprendere, non si tratta di decisioni da prendere con superficialità, ma da sottoporre a una reale ed efficace procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), scevra da pregiudizi e decisioni precostituite, e – perché no? – da una procedura di consultazione pubblica preventiva aperta all’intera collettività regionale.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

schema di operatività di un rigassificatore

schema di operatività di un rigassificatore

da La Nuova Sardegna, 18 novembre 2013

Prima del Galsi via a due rigassificatori. Basi a Porto Torres e Sarroch, 800 milioni di metri cubi all’anno, tubature lungo le stesse dorsali per il gasdotto algerino. Pier Giorgio Pinna 

PORTO TORRES. In fondo l’idea è semplice: prima dell’avvio del Galsi – da anni in stallo e tutto sommato ancora in forse – costruire due rigassificatori e metterli subito in produzione. Uno a Porto Torres, l’altro a Sarroch. Obiettivo? Nelle intenzioni dell’assessore regionale all’Industria, Antonio Angelo Liori, dare risposte tempestive al fabbisogno dell’isola. «E permettere con il metano notevolissimi risparmi che un domani potrebbero portare addirittura al dimezzamento delle spese per le imprese e le famiglie sarde», rimarca l’amministratore. Il quale, come tanti altri in questo periodo, sarà pure in campagna elettorale per le Regionali, ma non dimentica come i ritardi accumulati nel piano per far arrivare il gasdotto dall’Algeria siano ormai tanto preoccupanti da apparire colpevoli: e a ogni modo, di fronte ai costi per l’energia in costante crescita, così gravi da imporre alternative immediate. Il progetto punto per punto. Ma che cosa prevede nel dettaglio il programma d’interventi ipotizzato a Cagliari? Alcuni particolari sono scaturiti da recenti incontri con i sindacati del comparto gas. Altri da analisi specialistiche attualmente al vaglio di esperti nel capoluogo di regione. Perché, come chiarisce il capo di gabinetto dell’assessore, Massimo Temussi, «uno degli snodi centrali all’esame tecnico è come permettere l’esecuzione dei lavori per la posa delle condotte ai concessionari lungo le dorsali di collegamento già individuate per il gasdotto Algeria-Sardegna-Penisola italiana e le loro ramificazioni verso tutti i centri dell’isola». «La base di partenza è infatti quella di far andare avanti l’opera realizzando queste infrastrutture», precisa l’assessore. Come dire: non sappiamo se il Galsi vedrà mai la luce oppure no, nel frattempo prefiguriamo un Piano B che consenta agli appaltatori prima e ai gestori poi di poter comunque contare sull’arrivo del metano. Trasporti via mare. Nell’ultima ipotesi, che precederà o sostituirà del tutto il gasdotto in caso di stop definitivi a questo progetto internazionale, il metano arriverebbe nell’isola con le gasiere. Nell’ordine di 70 milioni di metri cubi al mese, grosso modo 800 milioni all’anno, con la possibilità di arrivare nel tempo a un miliardo. Sul piano operativo esistono diverse variabili. Per il momento si parla di due gassificatori. Ma alla fine potrebbe essere soltanto uno. «Dipende da una serie di diversi fattori in fase di valutazione», dicono alla Regione. Costi e produzione. Come funzionerebbe il nuovo sistema è presto detto. Periodicamente, le metaniere scaricano il gas nei poli a terra: sono escluse, nel progetto di fattibilità regionale, possibili piattaforme off shore. E da quel momento negli impianti ha inizio il lavoro per ritrasformare il metano da liquido a gas. Una procedura che fa abbassare in maniera molto considerevole le temperature nei macchinari. Con la conseguenza che l’acqua usata per l’operazione, una volta scaricata in mare, puo provocare gravi ripercussioni ambientali, sempre che le cose non siano fatte seguendo tutte le regole. Vari problemi in questo senso sono stati infatti segnalati da tempo nei siti nazionali in attività e in altri depositi all’estero. Rendimenti-sviluppi. «La nostra finalità ultima è abbattere i prezzi che oggi devono sostenere aziende e famiglie», spiega in definitiva l’assessore. «L’importante è capire che l’isola non può stare ferma e sotto il profilo energeticoo va riportata sulla strada maestra: da questo punto di vista m’impegno in prima persona a realizzare un percorso virtuoso, dato che una parte del nostro futuro sta di sicuro nel gas», conclude Liori. Il suo staff tecnico, fra l’altro, si dice convinto che le installazioni non produrranno effetti negativi di carattere ecologico. E che la catena-criogenica sarà utilizzata soprattutto per il raffreddamento dei macchinari. Le prospettive. In sostanza, le linee per i rigassificatori sardi verranno definite al di là di quale sarà il destino del Galsi. Del resto, la joint venture Italia-Algeria costituita nel 2005, anche con 600 milioni di euro stanziati dalla Regione, segna il passo. E nessuno nell’isola vorrebbe comunque restare del tutto a bocca asciutta. Da qui i nuovi contatti avviati dall’assessorato con gli operatori di categoria e con le Unioni di Comuni interessati a creare la rete interna del gas. Una programmazione che, specifica Simona Murroni, responsabile del Servizio energia della Regione, «si basa su un’approfondita analisi dei bisogni del domani». «Sebbene non ci sia ancora una stima del costo complessivo – puntualizza la dirigente – tutti gli indicatori lasciano intendere come i grandissimi risparmi previsti per il futuro permetteranno alla fine di recuperare l’investimento e ottenere evidenti guadagni».

stendardo GrIG

«Valutare bene l’impatto ambientale». Gli ecologisti avanzano già riserve per timori di altre fonti d’inquinamento in zone già sovraccariche. 

PORTO TORRES. Dubbi, perplessità, riserve. Dal fronte degli ecologisti arrivano già le prime messe in guardia sull’ipotesi rigassificatori. Per il momento non è ancora un altolà secco, ma un semplice richiamo alle norme poste a tutela dell’ambiente. Anche in considerazione di un particolare fattore: il progetto voluto dall’assessorato è in una fase di work in progress, insomma un lavoro in divenire, da delineare in molti dei suoi aspetti specialistici. «A ogni modo questi impianti hanno creato problemi in Puglia, in un’altra decina di siti nazionali e nelle zone d’Europa dove sono stati installati», chiarisce Stefano Deliperi, dirigente del Gruppo d’intervento giuridicoAmici della Terra. «A quelle che qualcuno potrebbe catalogare come semplici questioni tecniche, per noi comunque da affrontare e risolvere a salvaguardia del patrimonio naturale, va poi ad aggiungersi un grosso guaio: e cioè il preesistente carico d’investimenti industriali e inquinamento in zone come Porto Torres e Sarroch», prosegue l’ambientalista . Il che, nel caso del Golfo dell’Asinara, si cumula con l’ulteriore esigenza di evitare un traffico di mercantili a rischio nell’intero tratto di mare. Lo stesso allarme sollevato in passato per le petroliere, anche dai vertici del Parco, e più di recente riproposto dinanzi all’idea di far diventare l’area industriale turritana un polo per lo smantellamento di navi da demolire (progetto poi accantonato, prim’ancora che per opposizioni di carattere ecologico, a causa di difficoltà tecniche che ne limitavano la fattibilità». «Insomma, i rigassificatori pongono problemi di non facile soluzione – commenta ancora Deliperi – Ecco perché dev’essere chiaro sin d’ora che qualsiasi piano del genere dovrà venire assoggettato alla Via, la Valutazione d’impatto ambientale».

 

Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis)

Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis)

 

 

I FAVOREVOLI . «Siti e attracchi con aree ottimali». 

Il sindaco Beniamino Scarpa ha candidato la zona industriale di Porto Torres a sede di uno dei gassificatori. D’accordo con lui l’intero consiglio comunale. L’assemblea civica si è infatti espressa già in maniera positiva, e senza contrast,i su una mozione in questo senso presentata nei giorni scorsi dal capogruppo di Sel, Toni Chessa. D’altronde, non è la prima volta che a Porto Torres, luogo considerato un attracco ottimale dai favorevoli al progetto, si parla d’un piano di questo tipo. Nella primavera dello scorso anno lo stesso sindaco aveva suggerito al ministero d’inserire la zona industriale della sua città proprio nell’elenco dei siti che avrebbero potuto ospitare i gassificatori. Oggi, a suo modo di vedere, un’iniziativa come quella intrapresa dall’assessorato regionale potrebbe contribuire a far arrivare il metano sino all’area di Fiume Santo. E dare così una mano concreta in più alla soluzione di una serie di problemi energetici.

 

 Porto Torres, zona industriale

Porto Torres, zona industriale

 

 

Macchinari complessi per il deposito e l’immissione in rete.

La tipologia di rigassificatori da installare nell’isola consiste in grandi impianti che permettano di riportare il metano dallo stato liquido, com’è durante il trasporto e lo stoccaggio, a quello naturale di gas. Di solito la trasformazione in fluido viene operata per impegnare minori volumi, superando così le difficoltà di trasferimento-deposito quando si trova in modalità aeriforme. Oltre che al metano, in linea di massima e più generale, stabilimenti del genere possono essere destinati a etilene, Gpl, Gnl, ammoniaca e altri derivati del petrolio. Il trasporto avviene in condizioni criogeniche o di debole pressurizzazione. La rigassificazione è poi realizzata nei siti predisposti per lo scopo – a volte perfino off shore con piattaforme non vicinissime alla terraferma – attraverso l’innalzamento della temperatura e l’espansione del gas. La complessità dei macchinari impiegati per tutti questi lavori dipende dalle condizioni di temperatura raggiunte in precedenza per ottenere la fase liquida. L’impianto non va comunque confuso con quelli alla base dei gassificatori, che hanno funzioni del tutto diverse.

Sardegna, bosco

Sardegna, bosco

(foto Il Menhir, da mailing list ambientalista, da La Nuova Sardegna, S.D., archivio GrIG)

  1. Shardana
    novembre 20, 2013 alle 3:45 pm

    È una teoria molto in voga quella di continuare ad inquinare dove già si muore,così si risparmiano anche le bonifiche…..

  2. Riccardo R.
    novembre 20, 2013 alle 3:47 pm

    Va bene, ok, quali vere alternative abbiamo?

  3. Shardana
    novembre 21, 2013 alle 11:03 am

    Chiudere le fabbriche inquinanti!!!!!!!!!!!!!!A quanti furtei,portovesme,sarroch,bacini pieni di veleni,discariche per smaltire illegalmente………Quanto territorio e salute dobbiamo ancora sacrificare per un pugno di posti di lavoro,smettiamola di mendicare.Abbiamo una terra che può dare lavoro a tutti ma dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare,altro che assistenzialismo.Mandateli a cagare i politici del voto di scambio e lottiamo per realizzare e portare avanti progetti che coinvolgano le popolazioni……….albergo diffuso,b&b,percorsi naturalistici,storia,archeologia,enogastronomia,coltivazioni biologiche,allevamento,pastorizia, e cos’altro ancora.Molliamo sto finto benessere fatto di su ve telefonini ultimo grido che non riusciamo a mantenere e lottiamo per il lavoro, per le bonifiche,se nò come possiamo parlare di prodotti a chilometro 0 se i nostri campi sono sotto le ciminiere?il turismo europeo combinato con le nostre ricchezze naturali e produttive è l’unica fonte dalla quale oggi dobbiamo attingere in quanto le industrie parassite e inquinanti e i loro assistiti l’Europa non le mantiene più,quindi. SCIRARINDIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

  4. maggio 15, 2014 alle 8:25 pm

    da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2014
    Metano, sì ai rigassificatori a Porto Torres e nel Sulcis.
    Dopo la rinuncia al gasdotto dall’Algeria la Regione valuta le alternative perché anche nell’isola l’energia possa costare finalmente di meno. (Alfredo Franchini): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/05/15/news/metano-si-ai-gassificatori-a-porto-torres-e-nel-sulcis-1.9230785

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