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Perforazioni per idrocarburi Saras ad Arborea: privatizzare i profitti, socializzare i rischi.


Airone cenerino  (Ardea cinerea)

Airone cenerino (Ardea cinerea)

anche su La Nuova Sardegna (“Perchè il progetto Eleonora non serve alla Sardegna”), 15 giugno 2013

 

 

Con riferimento specifico al podere in cui verrà perforato il pozzo esplorativo, si è accertato che tutte le acque di corrivazione, che dovessero comunque interessare l’area, verrebbero drenate dai canali che circondano il podere, per essere poi disperse nella fascia dunare o scaricate nello  stagno di S’Ena Arrubia attraverso il vicino impianto di sollevamento”.

Questa candida considerazione della Saras s.p.a. contenuta nello studio di impatto ambientale (allegato 9 – studio idrogeologico, pag. 6) offre in poche righe filosofia e realtà concreta del progetto di ricerca mineraria per idrocarburi e gas naturale “Eleonora” proposto dalla Società dei Moratti nella piana di Arborea.

In parole povere, qualsiasi eventuale perdita di idrocarburi, di sostanze tossiche, come il pericoloso idrogeno solforato, che malauguratamente dovessero avvenire nel corso delle trivellazioni non dovrebbe preoccupare perché “tutte le acque di corrivazione”, dopo aver contaminato la falda idrica nel sottosuolo, serenamente saranno “disperse nella fascia dunare o scaricate nello stagno di S’Ena Arrubia”.

In fondo si tratta soltanto delle dune, della spiaggia, del mare, di una zona umida di importanza internazionale.     Banali beni pubblici ambientali di scarsa importanza rispetto all’investimento che potrebbe dare da 1 a 3 miliardi di metri cubi di combustibile e consistenti ricavi nell’ordine di centinaia di milioni di euro.

Garzetta (Egretta garzetta)

Garzetta (Egretta garzetta)

Lo stesso blow out, l’incidente peggiore che possa capitare (fuoruscita di idrocarburi), non viene nemmeno preso in considerazione sotto il profilo della quantificazione dei danni, pur riconoscendo che, statisticamente, uno 0,5% delle trivellazioni finisce così (S.I.A. – progetto definitivo, tabella, pag. 94).

In fondo, si tratta di eventi non frequenti, perché dovrebbe esserci proprio un evento sfortunato?

Men che meno vien considerato l’impatto delle conseguenze negative su un comparto agricolo di eccellenza. 200 aziende, 30 mila capi bovini, il 98% della produzione di latte vaccino della Sardegna: la Cooperativa Produttori Agricoli e la Cooperativa Assegnatari Associati Arborea rappresentano una delle poche realtà economiche isolane positive. Il latte di Arborea “rischia” prossimamente di esser bevuto anche in Cina eppure il “rischio” che il comparto corre a causa delle perforazioni in progetto non viene tenuto in debita considerazione e quantificato nello studio di impatto ambientale.

Hanno nettamente preso posizione contraria alle trivelle le organizzazioni imprenditoriali locali, la Coldiretti, ma soprattutto i cittadini che hanno vivacemente e civilmente animato la conferenza pubblica (30 maggio 2013) tenuta dal Servizio valutazione impatti della Regione, titolare del procedimento di valutazione di impatto ambientale in corso. In seguito alla riconosciuta “emergenza nitrati” causati dall’inquinamento derivante dagli allevamenti bovini in questi ultimi anni sono stati fatti numerosi interventi di risanamento ambientale, in base allo specifico  programma regionale.

campo di mais

campo di mais

Forse anche questo necessario impegno diretto ha fatto nascere una profonda consapevolezza della necessità di preservare ambiente e risorse naturali. Chi ancora non l’ha compreso sono le forze politiche locali e regionali, trasversalmente “spaccate” quasi in tifoserie opposte.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, insieme al Comitato “No al Progetto Eleonora”, non hanno alcun pregiudizio nei confronti della ricerca e utilizzo corretto del gas naturale, ma fondati motivi di opposizione determinati dalle caratteristiche della perforazione e – soprattutto – dal sito individuato, nel mezzo di un’area agricola di grande rilievo, a due passi da una zona umida di importanza internazionale, nonché sito di interesse comunitario.

E sarà durissima opposizione.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Arborea, S'Ena Arrubia (foto Raniero Massoli Novelli)

Arborea, S’Ena Arrubia (foto Raniero Massoli Novelli)

 

(foto R.M.N., S.D., archivio GrIG)

  1. Mara
    giugno 18, 2013 alle 7:54 am

    ¡No pasarán!, Ils ne passeront pas, They shall not pass!, Non passeranno.

  2. max
    giugno 18, 2013 alle 10:19 am

    certo che essere costretti a fare le sentinelle affinche’le imprese non calpestino i diritti della popolazione in generale e non deturpino l’ambiente in particolare a volte ci induce a ritenere che non siamo propiamente un paese emerso, quanto un paese emergente…

  3. Shardana
    giugno 18, 2013 alle 12:02 pm

    Certo che nò max,ma in una terra dove chi dovrebbe controllare è assente o pende dalla parte degli invasori,è giusto che il popolo si erga sovrano per la difesa del territorio.

  4. giugno 18, 2013 alle 2:48 pm

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  5. giugno 18, 2013 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 giugno 2013
    «Agroalimentare e trivelle scelte non compatibili». Anche la Provincia ha proposto osservazioni al progetto metanifero della Saras L’assessore Cera: speriamo siano tenute in conto nella Valutazione d’impatto. (Giampaolo Meloni)

    ORISTANO. Il progetto Eleonora non è compatibile con le scelte di sviluppo che caratterizzano Arborea, il suo territorio ma anche tutta la provincia di Oristano. Lo ha ribadito l’assessore provinciale dell’Ambiente Emanuele Cera, precisando che anche la Provincia, come del resto preannunciato, ha messo nero su bianco le proprie “osservazioni” al progetto della Saras per la ricerca di metano. Il dossier è stato presentato alla Regione (servizio Savi) venerdì scorso, ventiquattrore prima della scadenza dei termini previsti dalla procedura per la Valutazione di impatto ambientale. «Abbiamo ritenuto opportuno presentare, al competente Ufficio della Regione, delle osservazioni che vanno anche al di là delle competenze della Provincia in merito alla procedura di valutazione ambientale – ha dichiarato l’assessore provinciale all’Ambiente, Emanuele Cera – affinchè le stesse siano tenute in considerazione fin dalla prima fase della procedura di valutazione». Quelle elaborate dall’assessorato provinciale all’Ambiente sono «considerazioni puntuali» sugli elaborati di progetto e sullo studio di impatto ambientale. Si tratta di un’analisi dalla quale risultano ricadute significative per un territorio con marcata vocazione ittica, agricola e zootecnica. Dal documento affiora come sarà «certamente compromessa» la salubrità del prodotto locale, sia per quanto riguarda il settore della pesca, uno dei comparti ittici più produttivi in cui operano 600 soci riuniti in cooperative, sia soprattutto per quello che può essere considerato il principale distretto agro zootecnico di tutta la Sardegna, il comprensorio di Arborea, costituita da allevamenti di elevata qualità, un patrimonio zootecnico costituito da 30 mila capi bovini distribuito su circa 200 aziende che producono il 98% del latte vaccino sardo per un giro d’affari di diverse centinaia di milioni di euro. «Lo studio di impatto ambientale proposto dalla Saras non ha pienamente colto gli impatti – ha dichiarato ancora l’assessore Cera, ribadendo quanto già detto in varie occasioni – soprattutto sotto il profilo paesaggistico, storico culturale, ambientali e socio economico dell’area. Impatti che, a parere di quest’amministrazione non risultano mitigabili e tantomeno compensabili. Tutto ciò – conclude l’assessore – rende il progetto incompatibile con l’identità di Arborea e di tutto l’Oristanese».

  6. giugno 18, 2013 alle 9:25 pm

    titolo perfetto……….basta solo quello

  7. capitonegatto
    giugno 20, 2013 alle 3:19 pm

    Moratti si dedichi , come sempre, a designare allenatori e comprare calciatori, e per il resto lasci perdere . La piana di Arborea faccia sempre meglio cibo sano e di qualita’ perche’ questa e’ la sua missione.

  8. agosto 17, 2013 alle 9:54 am

    da La Nuova Sardegna, 17 agosto 2013
    SARROCH » GLI SCENARI. Saras, dopo i russi di Rosneft all’orizzonte tornano gli azeri.
    Due giorni fa l’intesa strategica tra la società di Igor Sechin e l’ente petrolifero statale dell’Azerbaigian I due colossi interessati a rilevare le stazioni italiane di Shell, nella partita un ruolo anche dei Moratti. (Giuseppe Centore)

    CAGLIAR. Non c’è due (Saras e Rosneft)senza tre (Socar). L’accordo sottoscritto alla vigilia di Ferragosto tra la compagnia petrolifera russa Rosneft e la compagnia statale dell’Azerbaigian, la Socar, secondo diversi analisti avrebbe tra le diverse opzioni anche quella di un ingresso degli stessi azeri nel capitale azionario di Saras, sia pur con una posizione più defilata rispetto al 21 per cento che il gigante russo guidato da Igor Sechin detiene a tutt’oggi della compagnia dei Moratti. Per la famiglia Moratti comunque il 2013 (a prescindere dalle vicissitudini calcistiche) si conferma essere l’anno decisivo per cambiare pelle, missione, strategie (e forse anche uomini) all’azienda di famiglia. In questa chiave si possono leggere i patti parasociali che sempre alla vigilia di Ferragosto hanno “blindato” all’interno della famiglia (i fratelli Gianmarco e Massimo e i loro figli) il 50,02 per cento delle azioni della Saras. Un patto triennale che prevede che le azioni possedute dalla famiglia non possano essere trasferite se non ai soci del patto stesso o ai discendenti in linea retta. Un modo forse per tranquillizzare il mercato, e garantirsi comunque in caso di nuovi ingressi importanti, la certezza che in Galleria de Cristoforis comanderanno sempre i Moratti. Questa scelta che appare come un gesto di forza, si accompagna alla significativa plusvalenza che la famiglia ha incassato al termine dell’operazione che ha portato Rosneft in Saras: quasi 140 milioni di euro. Soldi che difficilmente verranno spesi per acquistare qualche giocatore ma che invece saranno messi da parte in vista di scelte comunque impegnative per Saras: la prima riguarda la revisione delle tariffe del Cip6 – il sistema di incentivi che finanziava la produzione di elettricità da fonti rinnovabili o, come il nostro caso da scarti di lavorazione e che ha assicurato per più di dieci anni introiti imponenti nell’ordine di diverse decine di milioni di euro l’anno a Saras mettendo al riparo il suo impianto di energia elettrica dalle turbolenze del mercato – che col recente Decreto del Fare vengono rimodulate. Per Saras la perdita ci sarà comunque: sia che accetti il nuovo sistema sia che sciolga il contratto con il Gestore dei Servizi Energetici. Alcuni analisti, come Mediobanca, ipotizzano una perdita annuale non inferiore a 60 milioni di euro dal 2014, che si andrebbe a sommare al dato non positivo che si dovrebbe registrare quest’anno: Saras ha chiuso con circa 200 milioni di perdite il secondo semestre del 2013, e l’anno si manterrà difficile, per i conti, sia per colpa degli scenari geopolitici che per le debolezze intrinseche del sistema Saras, costretta a lavorare per conto terzi e non in possesso di proprie fonti di approvvigionamento. Qualcosa però si sta muovendo, e nelle prossime settimane si potrebbero registrare importanti mosse, sia in Italia che fuori dai confini: in casa c’è il dossier Shell: il gigante anglo-olandese ha deciso di vendere la sua rete di 870 stazioni. Valore della partita mezzo miliardo di euro, possibili compratori Lukoil (la più grande compagnia petrolifera russa, padrona della raffineria di Priolo) e Rosneft, proprio insieme a Saras, magari con Socar. Il vero business, e la vera forza strategica nel petrolio oggi è avere un piede in tutte le fasi del processo: estrazione, trasformazione e distribuzione. Il triangolo Rosneft-Saras-Socar (quest’ultima del resto già attiva in Grecia, Svizzera, Ucraina e Georgia nell’ultimo anello) garantirebbe certezza di mercato, ma sposterebbe ancor più che adesso le leve vere del comando altrove, molto, molto lontano da Galleria de Cristoforis.

  1. giugno 18, 2013 alle 7:16 am

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