Un gasdotto nelle zone più a rischio sismico d’Italia.


Città di Castello, sciame sismico (aprile 2013)

Città di Castello, sciame sismico (aprile 2013)

Non c’è nulla da fare, bisogna prendere atto dell’insondabile ottusità umana che insiste e persiste nel voler realizzare un gasdotto devastante per l’ambiente e inutile sul piano economico-sociale nelle zone a maggior rischio sismico d’Italia (zona sismica “1”), fra le aree a maggior rischio sismico in Europa.

Si tratta del progetto del gruppo Snam s.p.a. del gasdotto “Rete Adriatica”, il gasdotto appenninico che – come birilli – intercetta tutte le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.

Infatti, il gasdotto “Rete Adriatica” si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e il terremoto del 26 settembre 1997 che ha colpito l’Umbria e le Marche.

Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado.

L'Aquila, Prefettura dopo il sisma del 6 aprile 2009

L’Aquila, Prefettura dopo il sisma del 6 aprile 2009

E’ agevolmente documentabile quanto sopra con l’impressionante mòle di dati presente sul sito web istituzionale (http://www.ingv.it/) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), la massima Istituzione scientifica nazionale in materia.

Così, per ricordarlo, ecco lo scorso 20 aprile 2013 un nuovo terremoto e un preoccupante sciame sismico anche a Città di Castello (PG).

E’ troppo chiedere uno straccio di buon senso in questo benedetto Bel Paese?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Umbria, Appennino, boschi

Umbria, Appennino, boschi

 

 

 

 

 

 

 

A.N.S.A., 22 aprile 2013

Continua lo sciame sismico, scossa di 2.2 a Citta’ di Castello.

Oggi e domani scuole chiuse per precauzione: 41 scosse da sabato.

Nuova scossa a Citta’ di Castello (Perugia): alle 2,38 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha registrata una di magnitudine 2.2 a8,8 km di profondita’. Oggi e domani le scuole resteranno chiuse in via precauzionale a Citta’ di Castello in seguito allo sciame sismico che sta interessando la zona. Il sindaco, Luciano Bacchetta, ha sottolineato che ”la misura non e’ stata dettata da problematiche strutturali rilevate negli edifici”. Da sabato scorso le scosse registrate nella zona sono state 41.

Una scossa di magnitudo 3.6 e’ stata registrata alle 5,51 dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia nel distretto sismico del Montefeltro. La scossa e’ stata registrata a 52,5 km di profondita’.

 

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aggiornamento (12 maggio 2013)

sciame sismico area Città di Castello (aggiornamento al 12 maggio 2013)

sciame sismico area Città di Castello (aggiornamento al 12 maggio 2013)

Umbria, Appennino sotto la neve

Umbria, Appennino sotto la neve

(foto A.N.S.A., S.L., archivio GrIG)

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  1. aprile 23, 2013 alle 5:17 pm

    speriamo…

    A.N.S.A., 23 aprile 2013
    Sisma Castello, domani scuole chiuse.
    Per sindaco ‘solo buon senso’, ‘crisi verso fine’ dice esperto: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/04/23/Sisma-Castello-domani-scuole-chiuse_8601423.html

  2. maggio 8, 2013 alle 2:57 pm

    continua…

    A.G.I., 8 maggio 2013
    Terremoto: due scosse a Citta’ di Castello, scuole chiuse: http://www.agi.it/ultime/notizie/articoli/201305080836-cro-rom0006-terremoto_due_scosse_a_citta_di_castello_scuole_chiuse

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    A.N.S.A., 8 maggio 2013
    Notte di scosse in provincia di Perugia. La prima e più forte di magnitudo 3.6 alle 2:52, poi altre 4: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/05/08/Notte-scosse-provincia-Perugia_8669598.html

  3. maggio 14, 2013 alle 2:52 pm

    una disamina approfondita della situazione sismica.

    da Fondazione G. Giuliani, 13 maggio 2013
    Città di Castello, 1.450 terremoti energia pari a M 4.05. (http://www.fondazionegiuliani.it/news-dalla-fondazionepgg/terremoti/2269-citta-di-castello-1450-terremoti-energia-pari-a-m-405)

    Dal 21 marzo scorso sono 1.450 le scosse registrate in un raggio di 20 Km da Città di Castello (PG). I fuochi epicentrali sono quattro ma il più importante è l’ultimo attivatosi il 20 aprile con un terremoto di M 3.6 (vedi qui la sequenza) per poi riattivarsi di nuovo la mattina dell’8 maggio ancora con una scossa di M 3.6 (vedi qui la sequenza). La domanda che molti si pongono, anch’essa oggetto del famoso processo alla Commissione Grandi Rischi a L’Aquila, è se questo alto numero di accadimenti sia un segno positivo di rilascio graduale di energia.
    In realtà quando la terra trema, ed insiste in un punto particolare, significa che si è creata una rottura nella faglia e percìò fino a che la stessa non riuscirà a trovare una posizione stabile le scosse continueranno a prodursi. In realtà un numero elevate di scosse, come quelle registrate a Città di Castello, hanno liberato energia totale che supera di pochissimo l’energia sprigionata dalla scossa più forte registrata. Inoltre i punti focali sono diversi e perciò non è del tutto corretto sommare l’energia generale dei 1.450 terremoti avvenuti.
    Per una questione di semplicità faremo finta che le scosse si siano verificate tutte nella stessa faglia ed il risultato finale, in termini di energia sprigionata, dimostrerà che un grande numero di scosse non scaricano l’energia di un eventuale terremoto più forte.
    Infatti le 1.450 scosse registrate hanno scaricato la stessa energia che avrebbe scaricato un unico terremoto di M 4.05.
    In poche parole possiamo affermare che se la faglia interessata ha accumulato energia pari ad una scossa di M 5.6 per poterla scaricare tutta è indispensabile una scossa di magnitudo 5.59. La Scala Richter è una scala logaritmica e i valori non possono essere sommati.
    Cercheremo di spiegare perché il risultato finale di tutti gli eventi è solo di M 4.05:

    Circa ogni 32 scosse dello stesso valore abbiamo l’energia di una scossa di un grado maggiore (32 scosse M 1.0 = 1 scossa di M 2.0; oppure 32 scosse di M 4.0 = 1 scossa di M 5.0)

    Le scosse registrate:

    da M 0.0 a M 1.0 = 824
    da M 1.1 a M 1.5 = 444
    da M 1.6 a M 2.0 = 126
    da M 2.1 a M 2.5 = 52
    da M 2.6 a M 3.0 = 18
    da M 3.1 a M 3.5 = 5

    da M 3.6 a M 4.0 = 2

    Concludiamo con questo ultimo esempio:
    Per sprigionare l’energia di una scossa di M 5.6 ci vogliono 32 scosse di M 4.6 (non si sono verificate) oppure 1.024 (32×32) scosse di M 3.6 (Registrate solo 2), oppure 32.768 (32x32x32) scosse di M 2.6 (registrate meno di 18), oppure 1.048.576 (32x32x32x32) scosse di M 1.6 (registrate meno di 126)

    In ogni caso tutto ciò non vuole dimostrare che da qui a breve Città di Castello sarà colpita da un forte terremoto anche perché i tempi di rilascio dell’energia possono verificarsi in decenni o secoli. È invece importante avere la consapevolezza che uno sciame o sequenza sismica rilasciano energia di pochissimo superiore all’evento più forte registrato.

  4. maggio 25, 2013 alle 4:11 pm

    L’ha ribloggato su Il Blog di Fabio Argiolas.

  5. giugno 24, 2013 alle 11:10 pm

    riceviamo dall’on. Valter Verini (P.D.) e pubblichiamo volentieri.

    VERINI (PD): “RICHIESTA AL MINISTRO ZANONATO LA CONVOCAZIONE DEL TAVOLO SUL GASDOTTO SNAM RETE ADRIATICA. NUMEROSI I COMUNI UMBRI E MARCHIGIANI COINVOLTI DALL’OPERA”

    Con una lettera i parlamentari PD Verini (Umbria), Mariani (Toscana), D’Incecco (Abruzzo) e Morani (Marche) hanno sottoposto al Ministro Zanonato la questione del metanodotto Rete adriatica, “di cui si sono occupati in maniera non risolutiva i precedenti Governi”, chiedendo di convocare il primo tavolo tecnico istituzionale. Ciò al fine di dare inizio ad un confronto tra le parti “al fine di individuare le soluzioni più adeguate a salvaguardare l’ambiente e la sicurezza delle popolazioni e alla realizzazione di un’opera considerata strategica per il paese”.

    “La Snam Rete Gas Spa – ricordano i parlamentari nella lettera – ha presentato nel marzo 2004 un progetto volto alla realizzazione di un metanodotto denominato «Rete Adriatica» della lunghezza complessiva di 687 chilometri, lungo un unico tracciato che va da Massafra (provincia di Taranto) fino a Minerbio, (provincia di Bologna), attraversando dieci regioni, tre parchi nazionali, uno regionale ed oltre venti siti di rilevanza comunitaria. Il tratto compreso tra Foligno e Sestino lungo 113,7 chilometri prevede il passaggio attraverso il territorio di numerosi comuni umbri e marchigiani compresi nella fascia appenninica: Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietralunga, Città di Castello, Apecchio”.

    “Le ragioni del passaggio sull’asse appenninico – sottolineano gli stessi deputati- sembrano essere dettate esclusivamente da interessi economici della società poiché le spese di servitù di passaggio sono più basse rispetto la costa, per cui la grande opera presenta costi ambientali ed economici ai danni delle comunità e dell’ecosistema dell’Appennino”.

    “La strada seguita da Snam Rete Gas Spa sino ad ora- aggiungono nella missiva – sembra essere il tentativo ad evitare la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale unica, in palese violazione delle disposizioni comunitarie e nazionali che impongono la valutazione complessiva degli interventi proposti come interpretato dalla giurisprudenza comunitaria e da quella amministrativa nazionale”.

    “In piu’, avverso tale progetto – ricordano i parlamentari – è stato presentato ricorso alla Commissione europea da amministrazioni pubbliche (province di Pesaro-Urbino e di Perugia, comunità montana Catria e Nerone, comune di Gubbio, comune di Città di Castello e comune dell’Aquila), associazioni ecologiste, e oltre un migliaio di cittadini di varie parti d’Italia (in particolare delle regioni maggiormente colpite Marche, Umbria e Abruzzo) che si sono preoccupati della rischiosità del progetto su cui la Commissione europea ha aperto una procedura di accertamento. Inoltre, la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati della precedente legislatura ha unanimemente votato un parere che, facendo proprie le riserve e le contrarietà legate non all’opera, ma al tracciato, ne ha chiesto una modifica sostanziale. A tale parere sono seguite le risoluzioni votate dai Consigli Regionali dell’Abruzzo, delle Marche e dell’Umbria di identico contenuto e finalità.
    Il Governo Monti, davanti al Parlamento, attraverso il sottosegretario De Vincenti, fece proprio un ordine del giorno che chiedeva la costituzione di un tavolo tecnico istituzionale di confronto fra il soggetto privato presentatore del progetto per la costruzione del metanodotto in questione e gli enti territoriali interessati, al fine di trovare le soluzioni più adeguate a salvaguardare l’ambiente e la sicurezza delle popolazioni interessate alla realizzazione dell’opera entro settembre 2012.Tale tavolo tecnico istituzionale non è mai stato convocato”.

    “Siamo, pertanto, a richiederle e sollecitare la necessità – concludono Verini, Mariani, D’Incecco e Morani – di procedere con la costituzione del tavolo tecnico istituzionale, per dare inizio così al confronto tra le parti al fine di individuare le soluzioni più adeguate a salvaguardare l’ambiente e la sicurezza delle popolazioni e alla realizzazione di un’opera considerata strategica per il paese”.

  6. giugno 25, 2013 alle 3:05 pm

    riceviamo e pubblichiamo molto volentieri.

    I deputati abruzzesi, umbri e marchigiani, del M5S in collaborazione con il comitato NoTubo hanno rivolto un interrogazione al Ministro dello Sviluppo Economico e al Ministro dell’Ambiente.
    “Vogliamo sapere come mai per la realizzazione del progetto del gasdotto denominato “Rete Adriatica”, di 687 Km. di Snam Rete Gas, non ha eseguito una Valutazione di Impatto Ambientale di tipo complessivo, invece che parziale come nel caso in oggetto senza eseguire la procedura Valutazione Ambientale Strategica” e quindi se i ministri non ritengano necessario escludere la realizzazione dell’opera nella fascia appenninica così come da impegno assunto dal Governo con Risoluzione approvata all’unanimità dall’VIII commissione Ambiente nella seduta n. 553 del 26 ottobre 2011.”

    Atto camera 4-00613
    Segue testo.
    ______________________
    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-00613
    presentato da
    GALLINELLA Filippo

    Martedì 28 maggio 2013, seduta n. 24

    GALLINELLA, CIPRINI, TERZONI, CECCONI, AGOSTINELLI, VACCA,COLLETTI, DEL GROSSO, GAGNARLI e TOFALO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.— Per sapere – premesso che:
       nel gennaio 2005 la Snam Rete gas spa ha presentato, attraverso una serie di valutazioni di impatto ambientale (VIA) parziali, un progetto per la realizzazione di un gasdotto denominato «Rete Adriatica», di 687 chilometri, suddiviso in cinque lotti funzionali: Massacra-Biccari; Biccari-Campochiaro; Sulmona-Foligno (a Sulmona è prevista anche la centrale di compressione); Foligno-Sestino e Sestino-Minerbio;
       la società proponente Snam, nel suddividere l’opera nei suddetti 5 lotti funzionali, non ha affatto considerato la direttiva n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE e la giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia dell’Unione europea, sezione II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) concernenti l’obbligo di una valutazione di impatto ambientale di tipo complessivo, che tenga conto dell’effetto cumulativo dei progetti frazionati, non ha tenuto conto della direttiva n. 42/2001/CE disciplinante l’obbligo di applicazione della procedura di valutazione ambientale strategica e della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali;
       inizialmente l’opera era prevista lungo la fascia adriatica, costituendo il consequenziale raddoppio dell’infrastruttura già esistente, ma all’altezza di Biccari, è stata dirottata verso l’interno;
       dall’all’analisi del tracciato, si evince che si tratta di un’unica struttura per il trasporto del gas metano che va ad interessare aree di particolare pregio ambientale e ad elevato rischio sismico;
       in merito ai costi ambientali, appare evidente quanto devastante e, quindi, sconsiderata, sia la scelta di un tracciato che coincide con il progetto «A.P.E.» (Appennino Parco d’Europa), il più importante progetto di sistema avviato nel nostro Paese, finalizzato alla conservazione della natura e allo sviluppo ecosostenibile con l’ambizione strategica della valorizzazione delle risorse naturali e culturali;
       per quanto attiene al rischio sismico, esso rappresenta, tra le criticità del progetto, uno degli aspetti più macroscopici: deviando l’opera, la Snam sceglie incredibilmente, un tracciato che si snoda lungo le depressioni tettoniche interne dell’Appennino centrale;
       sovrapponendo il percorso del gasdotto alle carte sismiche delle regioni interessate, balza infatti in tutta la sua evidenza che la condotta corre in parallelo e talvolta interseca le linee di taglia attive di territori caratterizzati da un notevole tasso di sismicità che si manifesta, non di rado, attraverso eventi di magnitudo elevata;
       la mappa della pericolosità sismica del territorio nazionale mette in evidenza, attraverso l’intensità della colorazione viola, le aree che sono a più elevato rischio dell’intera penisola. Sono le stesse aree che, secondo la Snam, dovrebbero essere attraversate dal mega-gasdotto Brindisi-Minerbio e tra queste, esattamente le località più tragicamente colpite dal terremoto del 6 aprile 2009, quelle del cratere sismico dell’Aquila e provincia, nonché le località del sisma che ha colpito l’Umbria e le Marche il 26 settembre 1997;
       nel settembre del 2010, si è costituito, tra le regioni Abruzzo, Marche ed Umbria, un coordinamento interregionale antigasdotto con capofila il comune dell’Aquila;
       è la stessa Snam a definire il Sulmona-Foligno ed il Foligno-Sestino «uno dei tratti più critici dell’intero progetto». Tutte le località interessate dal tracciato del gasdotto sono in zona sismica di 1o e 2o grado; anche la centrale di compressione, prevista a Sulmona, insiste su una zona sismica di 1o grado: il sito scelto per la centrale è nei pressi della faglia attiva del Monte Morrone ed i sismologi pongono l’attenzione, oltre che sulla particolare origine geologica della Conca Peligna (caratterizzata da depositi alluvionali come la piana dell’Aquila) che, in caso di terremoto, amplifica notevolmente gli effetti dell’onda sismica a causa del fenomeno dell’accelerazione, anche sulla faglia stessa, «dormiente» da oltre 1.900 anni; senza trascurare che la particolare conformazione orografica della Valle, non consentirebbe la dispersione delle sostanze inquinanti emesse dalla centrale con notevoli ripercussioni sulla salute umana e sulla catena alimentare;
       all’elevato rischio sismico che metterebbe a repentaglio l’incolumità dei cittadini ai quali viene ad avviso degli interroganti negata e sottratta l’applicazione del principio di precauzione, si sommano gli ingenti danni anche irreversibili all’ambiente ed i danni economici sia per le popolazioni colpite dal sisma che a stento cercano di risollevarsi, che per i cittadini residenti che hanno scelto per i loro territori, un modello di sviluppo eco-sostenibile che nulla ha a che vedere con infrastrutture pericolose ed impattanti imposte dall’alto;
       i consumi di gas sono in netto calo secondo i dati forniti dalla stessa Snam: 75,78 miliardi di metri cubi immessi in rete nel 2012, contro gli 84 miliardi circa del 2008, mentre le infrastrutture esistenti hanno una capacità di trasporto di 107 miliardi di metri cubi. La realizzazione di nuove infrastrutture è quindi motivata dalla volontà della Snam di rafforzare il ruolo di hub dell’Italia: rivendere il gas acquistato dal nord Africa ai Paesi del centro-nord Europa, gravando i cittadini ed i territori attraversati di pesanti servitù, rischi, danni ambientali, economici senza alcun beneficio;
       molti sono gli enti istituzionali che attraverso i loro deliberati, tutti con voto unanime, hanno espresso contrarietà all’opera come: la regione Abruzzo, la regione Marche, la regione Umbria, la provincia di Perugia, la provincia dell’Aquila, la provincia di Pesaro e Urbino, il comune di Pietralunga, il comune di Gubbio, il comune di Foligno, il comune di Cascia, il comune dell’Aquila, il comune di Sulmona, il comune di Pratola Peligna, il comune di Pacentro, il comune di Corfinio, il comune di Navelli, il comune di Introdacqua;
       l’VIII Commissione Ambiente della Camera dei deputati il 26 ottobre 2011 ha approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il Governo a disporre la modifica del tracciato sia per gli alti costi ambientali che per l’elevato rischio sismico;
       i provvedimenti di valutazioni di impatto ambientale sono oggetto di contenzioso ancora in essere e il tracciato del metanodotto in progetto è stato oggetto di azioni legali in sede nazionale e comunitaria da parte di enti locali, comitati e associazioni ecologiste per l’assenza di procedure di valutazioni di impatto ambientale o di valutazione ambientale strategica uniche;
       il 26 giugno 2010 la provincia di Pesaro-Urbino, la provincia di Perugia, il comune di Gubbio, nel dicembre 2011 il comune di l’Aquila, la comunità montana del Catria e del Nerone, il comitato umbro-marchigiano «No Tubo», i comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, il comitato civico «Norcia per l’Ambiente», il gruppo d’intervento giuridico onlus, l’associazione La Lupus in Fabula onlus, la Federazione nazionale Pro Natura, il WWF Italia, Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, l’ARCI caccia della provincia di Perugia hanno inoltrato un ricorso alla Commissione europea affinché valuti (articolo 258 Trattato CE) la rispondenza alle normative comunitarie in materia di valutazione ambientale strategica – VAS e di valutazione di impatto ambientale – VIA del gasdotto denominato «Rete Adriatica», progettato dalla Snam Rete Gas spa (avente come partner per la distribuzione la Società British Gas);
       l’8 agosto 2011 sono stati presentati tre ricorsi straordinari al Capo dello Stato contro il progetto del gasdotto appenninico «Rete Adriatica» della Snam Rete Gas spa da parte delle associazioni ecologiste Mountain Wilderness, Lega per l’Abolizione della Caccia e Federazione nazionale Pro Natura, da parte della provincia di Perugia e da parte del comune di Gubbio, curati dall’avvocato Rosalia Pacifico, del foro di Cagliari;
       nei primi giorni del mese di luglio 2011 è stato presentato ricorso al TAR Lazio contro il decreto di compatibilità ambientale dal comune di l’Aquila;
       appare agli interroganti inutile sottoporre ad oggettivi rischi i cittadini delle aree interessate nel realizzare la nuova infrastruttura, considerando che quella attuale già soddisfa la domanda interna –:
       se non ritengano necessario assumere tutte le iniziative di propria competenza al fine di escludere che il progetto di realizzazione dell’opera coinvolga la fascia appenninica in linea con i contenuti della risoluzione approvata all’unanimità dall’VIII Commissione Ambiente nella seduta n. 553 del 26 ottobre 2011;
       se ritengano necessario considerare tutte le deliberazioni di contrarietà adottate dai vari enti istituzionali a tutti i livelli;
       quale sia l’orientamento generale del Governo nei confronti del progetto denominato «Rete Adriatica» e se, alla luce delle numerose criticità riportate in premessa, non ritenga che sia opportuno sospendere le procedure di autorizzazione attualmente in corso ed impedire la realizzazione di quest’opera così come progettata. (4-00613)

  7. luglio 31, 2013 alle 11:04 am

    Comunicato stampa

    Questione Snam : la farsa continua.

    Il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti vuol rifilare un nuovo “pacco” al nostro territorio?
    Dall’assemblea del 29 luglio sulla questione Snam è venuta fuori la notizia – data dalla Senatrice Pelino e confermata dal Sottosegretario Legnini – che il Governo nazionale, tramite l’inamovibile De Vincenti, a settembre convocherebbe un tavolo per presentare una “relazione” finalizzata a chiarire i rischi connessi con il metanodotto “Rete Adriatica” e la centrale di compressione prevista a Sulmona.
    Chi sono e con quali criteri sono stati scelti gli autori della relazione e da chi è stato commissionato lo studio, dalla Snam o dal Governo? Su questo regna il più assoluto riserbo e ciò non depone a favore di un potere pubblico che, nei confronti dei cittadini, dovrebbe sempre agire con la massima trasparenza.
    Non si comprende perché (anzi, si comprende benissimo), se c’era da individuare un soggetto “terzo” che sulla questione dicesse la sua, siano stati esclusi, nella scelta, i rappresentanti istituzionali dei territori interessati.
    Il tavolo sull’esame della “relazione”, annunciato per settembre, è solo uno specchietto per le allodole che serve da depistaggio.
    Di tavoli-farsa ce né stato già uno, quello convocato sempre dall’ineffabile Sottosegretario De Vincenti il 10 maggio 2012 e non si avverte affatto il bisogno di repliche!
    L’unico vero tavolo di confronto che può essere accettato, è quello previsto dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati : un tavolo in cui – preso atto dell’elevata sismicità dei territori attraversati e quindi della “vulnerabilità della condotta” (come riconosciuto dalla Commissione Nazionale V.I.A.) – si discuta di tracciati che siano alternativi alla dorsale appenninica; tra questi la possibilità che il metanodotto “Rete Adriatica” passi in mare, cosi come già avviene per i grandi gasdotti di importazione dal nord Africa.
    Insistere sul vecchio tracciato, non condiviso da nessuno, significherebbe continuare a prendere in giro i cittadini e le Istituzioni democratiche che li rappresentano e ad alimentare la sfiducia e la mancanza di credibilità nei confronti del Governo nazionale che, da Berlusconi, a Monti, a Letta, anziché prendere atto della unanime contrarietà all’opera espressa da Regioni, Province e Comuni, si è sempre schierato acriticamente dalla parte della multinazionale del gas, divenendone di fatto il portavoce.
    Come può essere affidabile un Governo che, se da un lato agita la carota della nuova “relazione” dall’altro usa il bastone per demolire le leggi della Regione Abruzzo?.
    La motivazione con cui è stata impugnata dal Governo l’ultima legge regionale (la n.14 del 7.6.2013) ha dell’inverosimile : si contesta ad una Regione altamente sismica qual è la nostra la decisione di sottoporre a preventivi studi sismici di dettaglio la collocazione delle centrali di compressione! In pratica non si riconosce alla Regione il diritto-dovere di tutelare l’incolumità e la salute dei cittadini che vivono sul proprio territorio.
    Ma il sisma dell’Aquila e il processo alla Commissione Grandi Rischi non hanno insegnato proprio nulla?

    Sulmona, 31/07/2013
    Comitati cittadini per l’ambiente

  8. agosto 27, 2013 alle 2:50 pm

    ancora.

    A.N.S.A., 27 agosto 2013
    Terremoti: diverse scosse a Gubbio. Più forte magnitudo 3,7, alle 5 magnitudo 2,1. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/27/Terremoti-diverse-scosse-Gubbio_9203538.html)

    ROMA, 27 AGO – Altre scosse nella notte a Gubbio.
    Dopo quella più forte di magnitudo 3,7 poco dopo la mezzanotte l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ne ha registrate altre 2: alle 3,14 (magnitudo 2) ed alle 4,38 (magnitudo 2,5) e 2,1 alle 5,04. Non si segnalano danni a persone o cose.

  9. settembre 26, 2013 alle 4:52 pm

    CHIODI E LA SUA GIUNTA AFFONDANO NEL RIDICOLO:
    STUDIARE LA SISMICITA’ DEL TERRITORIO SAREBBE INCOSTITUZIONALE!

    ll 9 settembre scorso, il Presidente della Regione Gianni Chiodi e la sua Giunta, hanno approvato una delibera (la n.639) con cui si dispone la “non costituzione” della Regione Abruzzo nel giudizio presso la Corte Costituzionale in merito alla legge regionale n.14 del 7.6.2013. In sostanza, il Governo regionale, ha deciso di non difendere la legge – votata alla unanimità e quindi dallo stesso Chiodi – che, per la localizzazione e realizzazione di centrali di compressione a gas in aree sismiche, prescrive “uno studio particolareggiato della risposta sismica locale attraverso specifiche indagini geofisiche, sismiche e geologiche di dettaglio”. Tale legge è stata impugnata dal Governo Letta per presunta incostituzionalità perché la Regione “subordina la localizzazione e la realizzazione di centrali di compressione a gas a uno studio particolareggiato della risposta sismica locale”; in tal modo, “introducendo una disciplina di dettaglio“ che è “suscettibile di porre limiti stringenti alla stessa localizzazione di dette centrali di compressione, di interesse nazionale, finisce per impedirne la realizzazione su larga parte del territorio regionale”.
    Quindi, secondo il Governo nazionale, le centrali di compressione dovrebbero essere collocate sul territorio abruzzese – uno dei più altamente sismici dell’Italia – a scatola chiusa, senza poter valutare preventivamente la loro compatibilità rispetto al rischio sismico. Si noti che ciò che sarebbe incostituzionale per il Governo Letta, è la semplice previsione degli studi di dettaglio ed il Governo regionale, anziché contestare questa macroscopica assurdità, dà ragione a quello nazionale!
    Il 21 settembre, in un incontro informale avvenuto a Raiano, abbiamo chiesto spiegazioni al Presidente Chiodi in merito al suo comportamento. Egli ci ha risposto che sono stati i competenti uffici regionali a dirgli che non ci sarebbero stati i presupposti tecnico – giuridici per difendere la legge davanti alla Corte Costituzionale. I “pareri giuridici” degli organi regionali in effetti concordano con quanto asserito dal Governo nazionale, mentre ciò non è affatto vero per il parere del settore tecnico. I responsabili del “Servizio Legislativo” e della “Direzione Affari della Presidenza e Politiche Legislative” , nelle loro memorie, non fanno altro che sposare in maniera totalmente acritica la tesi del Governo nazionale. Anzi, nel parere della “Direzione Affari della Presidenza e Politiche Legislative”, si leggono queste stupefacenti affermazioni (le sottolineature sono nostre) : “la preliminare attività di studio e di indagine inerente la localizzazione delle centrali di compressione sul trasporto e distribuzione nelle reti di interesse nazionale, presenta la potenziale idoneità a determinare l’ impossibilità a provvedere alle esigenze fondamentali dei cittadini”; ed ancora : “la realizzazione e la localizzazione delle reti di interesse nazionale, infatti, potrebbero essere condizionate dall’esito dei propedeutici studi ed indagini previsti dalla norma”; inoltre la legge regionale, poiché “persegue l’obiettivo di garantire aspetti attinenti la sicurezza e l’incolumità pubblica” in caso di fenomeni sismici, determinerebbe una “invadenza del legislatore regionale nella sfera riservata alla competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza”. Quindi, siccome esiste la possibilità che, in seguito agli studi, gli esperti – al fine di garantire l’incolumità pubblica – possano arrivare a suggerire di realizzare altrove la centrale di compressione, allora è meglio evitare gli studi! Quanto alla asserita competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza, ai competenti funzionari regionali, esperti in materia giuridica e autori di un così significativo parere, sfugge evidentemente che , per giurisprudenza costante (vedasi in particolare le sentenze n. 290 del 2001 e n. 407 del 2002) la Corte Costituzionale ha sempre ribadito che ciò che è di competenza esclusiva dello Stato (art.117 della
    Costituzione, lettera h) è l’ “ordine pubblico e la sicurezza” intesi come la “funzione inerente alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell’ordine pubblico” e “non qualsiasi interesse pubblico alla cui

    cura siano preposte le pubbliche amministrazioni”, ma “soltanto quegli interessi essenziali al mantenimento di una ordinata convivenza civile”. Ci chiediamo se questi funzionari regionali si rendono conto di quello che dicono. Le loro affermazioni sono ancora più sorprendenti perché fatte da chi, vivendo o comunque lavorando a L’ Aquila, non può aver già dimenticato la tremenda lezione del sisma del 6 aprile 2009, i cui effetti distruttivi sono stati amplificatati proprio dalla carenza delle misure di prevenzione. Ma vediamo cosa dice al riguardo il settore tecnico della Regione.
    Contrariamente a ciò che asserisce Chiodi, i responsabili del settore regionale “Servizio Prevenzione Rischi
    di Protezione Civile” sono di ben diverso avviso rispetto a quanto sostenuto dal Governo nazionale. Essi, infatti, fanno presente che la normativa tecnica nazionale sul rischio sismico (emanata con DM 14/01/2008) non impedisce affatto le indagini di dettaglio ma “lascia libertà e responsabilità al professionista, in accordo con il committente, di valutare le scelte progettuali e le indagini di dettaglio da eseguire per il caso specifico, senza limitarne l’ubicazione”. Ne consegue che, prescrivendo gli studi di dettaglio, la legge regionale non viola nessuna norma nazionale: del resto sarebbe stato folle se esistesse una qualche normativa statale diretta ad impedire tali studi. Di qui una ovvia domanda : come mai la struttura regionale competente in materia di legislazione non si è accorta di questa inoppugnabile e perfino banale verità? Ma i dirigenti del settore tecnico vanno oltre : essi fanno notare come le centrali di compressione siano sottoposte ad una disciplina più rigorosa in quanto “edifici di interesse nazionale a carattere rilevante per le conseguenze in caso di collasso ed attività produttiva soggetta ad incidente rilevante a cui si applicano le procedure del D.L.vo 334/99 (direttiva Seveso)”. E’ come dire : a maggior ragione sono necessari gli studi di dettaglio sulla sismicità. E’ molto grave che Chiodi ignori totalmente il parere del settore tecnico della Regione preferendo coprirsi pavidamente con i due incredibili “pareri giuridici”. In questo modo, sfuggendo alle sue responsabilità, egli dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, di non essere all’altezza del suo ruolo istituzionale e fornisce l’ennesima prova della sua sudditanza alla volontà dei poteri forti : le multinazionali del petrolio e del gas. Denunciamo con forza l’intollerabile stravolgimento delle regole democratiche. Le decisioni non vengono prese dai legittimi rappresentanti eletti dai cittadini ma da pochi potentissimi centri economici e finanziari in lotta per accaparrarsi le risorse del pianeta. Come in un domino le autorità di governo, ai vari livelli, si piegano come fuscelli agli interessi dei grandi potentati economici e, pur di assecondarne le scelte, non disdegnano di calpestare, come nel nostro caso, non solo i principi più elementari dello Stato di diritto, ma anche il comune buon senso. Così facendo Chiodi e la sua Giunta sprofondano nel ridicolo insieme al Governo nazionale, la cui posizione è ancora più indifendibile se si considera addirittura che, il Consiglio regionale d’ Abruzzo, nel formulare la sua legge, non ha fatto altro che riprendere, perfino con le stesse parole, una precisa prescrizione contenuta nel parere della Commissione nazionale per la Valutazione dell’Impatto Ambientale relativa al progetto della Snam “Metanodotto Sulmona- Foligno e centrale di compressione di Sulmona”.
    Tale prescrizione V.I.A. è stata successivamente recepita nel Decreto emanato dal Governo. La situazione, perciò, è quanto di più paradossale possa esserci : il Governo nazionale, impugnando la legge della Regione Abruzzo, è come se avesse impugnato un proprio Decreto!
    Contro la Costituzione non è la legge della Regione Abruzzo, ma l’assurda posizione del Governo nazionale e di quello regionale che antepongono gli interessi economici e il profitto ai diritti inviolabili e costituzionalmente garantiti dei cittadini, quali la sicurezza e la salute pubblica (art. 41 e 32 della Costituzione italiana).
    Affinché ogni cittadino possa farsi un’idea di quale sia il livello dei governanti nelle cui mani sono le sorti del Paese e della Regione, alleghiamo il testo della delibera di Giunta regionale n.639 del 9 settembre 2013 invitando i giornali on-line a pubblicarla, se possibile, integralmente.
    Sulmona, 26/09/2013
    Comitati cittadini per l’ambiente

    qui il testo della deliberazione: http://leggi.regione.abruzzo.it/index.asp?modello=elencoDelibere&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=delibere2&tom=n:-1:2013:639:n

  10. novembre 7, 2013 alle 4:55 pm

    da Il Corriere Peligno, 7 novembre 2013
    Metanodotto e centrale di compressione a Sulmona, Melilla sollecita il Governo.
    Il parlamentare abruzzese di SEL ha presentato una una interpellanza ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico: http://www.corrierepeligno.it/index/metanodotto-rete-adriatica-e-centrale-di-compressione-e-spinta-sulmona-melilla-sollecita-il-governo/19296

  11. novembre 15, 2013 alle 2:48 pm

    A.N.S.A., 15 novembre 2013
    Scoppia oleodotto,evacuato paese Texas. Circa 700 abitanti. Incendio in impianto della Chevron: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/11/14/Scoppia-oleodotto-evacuata-paese-Texas_9622391.html

  12. dicembre 29, 2013 alle 8:03 pm

    ennesimi terremoti, nelle zone del progetto di gasdotto “Rete Adriatica”.

    A.N.S.A., 29 dicembre 2013
    Terremoto al Centrosud, magnitudo 4.9. Gente per le strade a Napoli, tanta paura.
    L’epicentro è stato localizzato fra Benevento e Caserta, a 10.5 km di profondità. Pochi minuti prima ne era stato avvertito nella stessa zona: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/12/29/Terremoto-forte-scossa-Napoli-Campania_9834031.html

    ———————-

    Terremoti: scossa 3,3 Gubbio nella notte. E’ la 14/ma registrata dallo scorso 27 dicembre: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/umbria/2013/12/29/Terremoti-scossa-3-3-Gubbio-notte_9832683.html

    ———————

    FOCUS: Terremoto: Matese, causato da estensione Appennino
    In zona forti scosse in passato. Faglia diversa da sisma Irpinia: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/12/29/FOCUS-Terremoto-Matese-causato-estensione-Appennino_9834482.html

  13. marzo 23, 2014 alle 11:04 pm

    Ancora!

    A.N.S.A., 23 marzo 2014
    Le Marche tremano, 17 scosse in un giorno. Fra distretto Metauro e costa Ancona, magnitudo 2-2.9. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2014/03/23/Marche-tremano-17-scosse-un-giorno_10276137.html)

    ANCONA – Ancora una giornata di scosse di terremoto oltre la magnitudo 2 nelle Marche: 17 in tutto fino alle 18, di cui 16 registrate nel distretto sismico del Metauro, con epicentro ad Apecchio-Pietralunga (Pesaro Urbino). Due terremoti hanno raggiunto 2.9 di magnitudo e sono stati distintamente avvertiti dalla popolazione, anche se non si segnalano danni. Alle 18:17, un terremoto di magnitudo 2.7 è stato registrato in mare, al largo della costa fra Ancona e Civitanova Marche.

  14. marzo 24, 2014 alle 11:10 am

    Apecchio -Città di Castello 24-03-2014

    Comunicato stampa incontro con Presidente Regione Marche Gian Mario Spacca

    Si è svolto martedì 11 marzo un incontro tra i rappresentanti Marchigiani del comitato “NOTUBO”, che si batte da dieci anni contro la realizzazione del megagasdotto denominato Brindisi-Minerbio, e il Presidente della Regione Gian Mario Spacca.
    L’incontro è stato cordiale e ha finalmente dato la possibilità di chiarire la posizione ufficiale della Regione in merito al progetto del Megagasdotto rete adriatica.
    Nelle ultime due legislature per due volte il Consiglio Regionale aveva votato all’unanimità un documento contrario all’opera così come proposta dalla SNAM.
    I Consiglieri Regionali avevano in sostanza appoggiato la lotta dei cittadini, chiedendo una totale revisione del progetto che se realizzato avrebbe avuto un gigantesco impatto ambientale, attraversando zone altamente sismiche e creando per di più grossi problemi
    all’economia turistica in pieno sviluppo nelle aree interessate.
    il Presidente Spacca ha chiarito la posizione sua e della Giunta Regionale ai rappresentanti marchigiani del Comitato Interregionale No Tubo, eliminando così tutte le ambiguità che si erano create in questi ultimi anni.
    Ha affermato che gli uffici tecnici della regione avevano inizialmente dato un generico parere di fattibilità, ma che la posizione della Regione in merito alla questione era ovviamente quella espressa dal consiglio regionale per ben due volte.
    Quindi, se la Regione Marche verrà chiamata dal Ministero a dare un parere in proposito, questo sarà contrario all’opera così come concepita e ha aggiunto che, se necessario, l’ente da lui presieduto negherà l’intesa Stato-Regione.
    Una posizione netta, che ha soddisfatto i rappresentanti del comitato.
    All’incontro era presente anche l’assessore all’ambiente Maura Malaspina, dichiarando che, su indicazione del Presidente, stava lavorando per arrivare alla formalizzazione del documento definitivo da inviare al Ministero.
    L’incontro chiarificatore è stato reso possibile anche grazie all’impegno del consigliere Gino Traversini, che si è impegnato sulla vicenda fin dal suo inizio, oramai dieci anni fa, rimanendo in contatto con il Comitato, che nel frattempo è diventato interregionale collegando tutti i gruppi, le associazioni e i comitati cittadini che si battono contro l’opera nelle Marche, Umbria, Abruzzo e Puglia.
    C’è da aggiungere che recentemente sulla vicenda ha preso posizione anche la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati che, con un voto all’unanimità, ha chiesto al governo di bloccare l’iter e aprire un tavolo di confronto per individuare attraverso un altro progetto un tracciato alternativo per il metanodotto.
    Il Comitato “NOTUBO” sente la necessità di manifestare la propria soddisfazione per l’esito dell’incontro rilevando che, quando la politica dimostra attenzione e buonsenso, le tensioni sociali e le conflittualità si riducono e questo consente di trovare con maggior facilità soluzioni condivise.
    A questo punto aspettiamo che le istituzioni tutte, formalmente e coerentemente, mettano la parola “fine” alla vicenda, che da così tanto tempo impegna i cittadini in una battaglia per il diritto, la tutela ambientale e la salvaguardia dell’Appennino.

    COMITATO INTERREGIONALE NOTUBO

  15. marzo 25, 2014 alle 2:57 pm

    A.N.S.A., 25 marzo 2014
    Prosegue sciame sismico fra Perugia e Pesaro.
    Oltre 40 scosse, ma fortunatamente nessun danno, negli ultimi tre giorni nella zona del Metauro: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2014/03/23/Marche-tremano-17-scosse-un-giorno_10276137.html

  16. marzo 25, 2014 alle 10:57 pm

    sarebbe bene che qualcuno “che decide” leggesse…..

    da I.N.G.V. Terremoti, 25 marzo 2014
    Sequenza sismica in Umbria (Gubbio – Città di Castello): http://ingvterremoti.wordpress.com/2014/03/25/sequenza-sismica-in-umbria-gubbio-citta-di-castello/

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