Porto Torres, ma quale “Chimica Verde”?


Porto Torres, zona industriale

Porto Torres, zona industriale

anche su La Nuova Sardegna, 24 febbraio 2013

 

 

A fine mese scade il bando di gara di Enipower per la realizzazione del progetto centrale a biomassa nella zona industriale di Porto Torres.     L’importo complessivo dei lavori, da realizzare entro 32 mesi dall’aggiudicazione, è di 200 milioni di euro.

Sembrerebbe tutto normale, ma non lo è: il progetto, infatti, tuttora non ha concluso il vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale.

E, fino a prova contraria, non c’è scritto da nessuna parte che debba concludersi positivamente.

Sono numerosi i punti critici sotto i profili ambientale e socio-economico.

fumi industrialiIl progetto rientra nel protocollo d’intesa Stato–Regione–gruppo ENI–gruppo Novamont sulla c.d. Chimica Verde stipulato il 26 maggio 2011, il quale prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento per la produzione di derivati di oli vegetali naturali non modificati, con un impianto di produzione di monomeri biodegradabili e un impianto di produzione di oli lubrificanti biodegradabili da materie prime derivate da fonti rinnovabili, funzionalmente integrati e aventi capacità produttiva rispettivamente di 40.000 tonnellate/anno di monomeri biodegradabili e di 30.000 tonnellate/anno di oli lubrificanti biodegradabili.

Dovrebbe essere la bacchetta magica che permetterebbe di risolvere la grave crisi occupazionale che attraversa il nord ovest della Sardegna e realizzare la bonifica ambientale di una zona industriale che ha poco da invidiare alla più famosa Taranto.

Porto Torres e Sassari fanno parte del Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche  del nord Sardegna, cioè territorio nel quale il livello di inquinamento dell’aria, dei suoli e delle falde, dovuto alla presenza industriale, mette a serio rischio la salute di chi ci lavora e di chi ci vive.

Il rapporto  S.E.N.T.I.E.R.I. (Ministero della salute, 2011) ha evidenziato come l’area di Sassari (unico capoluogo di Provincia tra  i  57  SIN perimetrati) e Porto Torres rientri in uno dei 44 siti costituenti le zone a maggior rischio di tumore in Italia.  Nel  SIN  Porto Torres-Sassari è stato rilevato un eccesso per tutte le cause di morte tra le quali tumori, malattie del sistema circolatorio, dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente, dell’apparato genitourinario.

Cardo (Sylibum marianum)

Cardo (Sylibum marianum)

La situazione ambientale-sanitaria dell’area impone che i provvedimenti di bonifica ambientale (oggetto del Protocollo d’intesa sulla c.d. Chimica Verde) siano anteposti alla realizzazione di qualsiasi altro intervento industriale. Invece le bonifiche ambientali non sono ancora partite e si aprono i cantieri per nuovi impianti industriali.

Inoltre, almeno un terzo del combustibile impiegato sarebbe di origine fossile (il FOK, residuo del processo industriale di produzione dell’etilene, pericoloso, cancerogeno) e non proveniente da fonti rinnovabili, mentre non sussiste alcuna certezza di poter impiegare biomassa vegetale nelle proporzioni indicate.

La Facoltà di Agraria sassarese e l’Ente Foreste della Sardegna stimano per l’intera Isola una disponibilità di biomassa naturale, su 800.000 ettari di territorio boscato, di circa 300.000 tonnellate annue che (potere calorifico medio di 3500 Kcal/Kg) basterebbero al raggiungimento di una produzione di potenza di 20 MWe. Troppo poco per il progetto presentato, anche considerando utilizzabile quella produzione di mais e di cardo proveniente dal nord Sardegna, spesso citate dalle Aziende coinvolte.

Quanto cardo e quanto mais sarebbe necessario per la centrale? 8-10.000 ettari coltivati a mais, 230.000 ettari circa a cardo: cioè a più di tutta la superficie attualmente impegnata in Sardegna dalle colture in atto.

La normativa annovera tra le biomasse anche la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani: è questa la prospettiva?

La trasparenza è la prima garanzia per l’ambiente e la salute.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

campo di mais

campo di mais

Porto Torres, bando centrale a biomassa, gen. 2013

Porto Torres, bando centrale a biomassa, gen. 2013

(foto da mailing list ambientalista)

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  1. capitonegatto
    febbraio 25, 2013 alle 10:45 am

    Per dirla alla Marcello Sorgi, noto giornalista , per dire che un sito industriale tipo Ilva e’ pericoloso ,occorre aspettare di avere quanti casi di tumore si hanno in quella zona e con una statistica di lunga durata. Cioe’ prima occorre contare i morti e poi si decide di conseguenza !!! L’intelligenza non schierata dovrebbe suggerire che basta osservare i fumi che escono dalle ciminiere, e la polvere nera o rossa che si deposita ovunque , ovviamente anche nell’organismo umano che senz’altro non gradira’ l’intruso, per decidere se quella attivita’ industriale , oltre ai posti di lavoro, dara’ problemi di salute a chi gli sta vicino .
    Solo una seria valutazione ambientale , ma anche una analisi del processo industriale , devono essere una precondizione per qualsiasi decisione degli amministratori e dei cittadini chiamati anch’essi ad esprimersi.

  2. febbraio 25, 2013 alle 3:01 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 febbraio 2013
    Chimica verde e salute. Occorre trasparenza. Il progetto di Porto Torres attende l’ok per la valutazione ambientale Tanti i punti critici, anche sul piano sociale ed economico. (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus)

    A fine mese scade il bando di gara di Enipower per la realizzazione del progetto centrale a biomassa nella zona industriale di Porto Torres. L’importo complessivo dei lavori, da realizzare entro 32 mesi dall’aggiudicazione, è di 200 milioni di euro.
    Sembrerebbe tutto normale, ma non lo è: il progetto, infatti, tuttora non ha concluso il vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale. E, fino a prova contraria, non c’è scritto da nessuna parte che debba concludersi positivamente. Sono numerosi i punti critici sotto i profili ambientale e socio-economico.
    Il progetto rientra nel protocollo d’intesa tra Stato,Regione, Gruppo Eni e Gruppo Novamont sulla cosiddetta chimica verde stipulato il 26 maggio 2011, il quale prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento per la produzione di derivati di oli vegetali naturali non modificati, con un impianto di produzione di monomeri biodegradabili e un impianto di produzione di oli lubrificanti biodegradabili da materie prime derivate da fonti rinnovabili, funzionalmente integrati e aventi capacità produttiva rispettivamente di 40.000 tonnellate/anno di monomeri biodegradabili e di 30.000 tonnellate/anno di oli lubrificanti biodegradabili.
    Dovrebbe essere la bacchetta magica che permetterebbe di risolvere la grave crisi occupazionale che attraversa il nord ovest della Sardegna e realizzare la bonifica ambientale di una zona industriale che ha poco da invidiare alla più famosa Taranto. Porto Torres e Sassari fanno parte dei “siti di interesse nazionale” (SIN) per le bonifiche del nord Sardegna, cioè territorio nel quale il livello di inquinamento dell’aria, dei suoli e delle falde, dovuto alla presenza industriale, mette a serio rischio la salute di chi ci lavora e di chi ci vive.
    Il rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. (ministero della Salute, 2011) ha evidenziato come l’area di Sassari (unico capoluogo di provincia tra i 57 SIN perimetrati) e Porto Torres rientri in uno dei 44 siti costituenti le zone a maggior rischio di tumore in Italia. Nel SIN Porto Torres-Sassari è stato rilevato un eccesso per tutte le cause di morte tra le quali tumori, malattie del sistema circolatorio, dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente, dell’apparato genito-urinario.
    La situazione ambientale-sanitaria dell’area impone che i provvedimenti di bonifica ambientale (oggetto del Protocollo d’intesa sulla cosidetta chimica verde) siano anteposti alla realizzazione di qualsiasi altro intervento industriale. Invece le bonifiche ambientali non sono ancora partite e si aprono i cantieri per nuovi impianti industriali. Inoltre, almeno un terzo del combustibile impiegato sarebbe di origine fossile (il Fok, residuo del processo industriale di produzione dell’etilene, pericoloso, cancerogeno) e non proveniente da fonti rinnovabili, mentre non sussiste alcuna certezza di poter impiegare biomassa vegetale nelle proporzioni indicate.
    La Facoltà di Agraria sassarese e l’Ente Foreste della Sardegna stimano per l’intera isola una disponibilità di biomassa naturale, su 800.000 ettari di territorio boscato, di circa 300.000 tonnellate annue che (potere calorifico medio di 3500 Kcal/Kg) basterebbero al raggiungimento di una produzione di potenza di 20 MWe. Troppo poco per il progetto presentato, anche considerando utilizzabile quella produzione di mais e di cardo proveniente dal nord Sardegna, spesso citate dalle aziende coinvolte.
    Quanto cardo e quanto mais sarebbe necessario per la centrale? 8-10.000 ettari coltivati a mais, 230.000 ettari circa a cardo: cioè a più di tutta la superficie attualmente impegnata in Sardegna dalle colture in atto.
    La normativa annovera tra le biomasse anche la parte biodegradabile dei rifiuti industriali ed urbani: è questa la prospettiva? La trasparenza è la prima garanzia per l’ambiente e la salute.

  3. Demo
    febbraio 25, 2013 alle 9:48 pm

    Una volta esisteva la caccia alle streghe ora si è passati alla caccia alle intenzioni, e bello vedere persone combattere per le proprie idee, ma si spera sempre in modo democratico e nel rispetto delle idee altrui.
    Il modo di agire della vostra associazione non ha nulla di questo, le vostre idee passano sopra tutto e tutti e x colpire il lettore di turno sparate numeri e statistiche spesso non vere o distorte.
    Giusto chiedere la bonifica del sito, attività da fare sicuramente e non il alternativa ad altro.
    Detto questo non é corretto impedire la nascita di un progetto che può portare nuovo sviluppo alla provincia di Sassari solo x la paura o per prese di posizioni.
    Enipower ha dichiarato più volte l’utilizzo della sola Bio massa.
    Ora continuare a parlare di inceneritore significa che non si vuole ascoltare e si vuole dire no a prescindere.
    Io spero e mi auguro che la vostra associazione controlli lo sviluppo del progetto in modo

  4. Occhio nudo
    febbraio 25, 2013 alle 10:10 pm

    La Sardegna sta diventando il bidone dell’indifferenziato nella mega discarica italiana, solo per un soffio abbiamo evitato gli scarti nucleari, peccato, ma ci consoliamo con tutto il “bio” possibile e immaginabile. E così non potranno dire che i sardi sono rozzi e dicono “no” a tutto. Siamo moderni, noi.

  5. febbraio 26, 2013 alle 10:07 pm

    Reblogged this on Il blog di Fabio Argiolas.

  6. mudadum
    febbraio 28, 2013 alle 8:27 pm

    La caccia alle streghe era una prerogativa degli ignoranti e superstiziosi che usavano la indiscussa verità del Verbo per bruciare chi voleva usare erbe per curare malanni o chi credeva in altro invece che a un’unica Chiesa, l’unico potere in grado di affermare la verità benediceva i roghi. La caccia agli inquinatori è invece praticata da chi ha competenze ben precise: ambientali; giuridiche; sanitarie; giuslavoriste; economiche; tecniche dell’industria e dell’energia. Durante gli incontri territoriali ho sentito parlare sindacalisti, lavoratori e cassaintegrati che occorre porre anzitutto la difesa dei posti di lavoro e di nuove prospettive di lavoro nell’industria verde, di un grande progetto che sta già facendo lavorare gli edili per la costruzione delle strutture che poi conterranno nuove tecnologie per nuovi prodotti chimici partendo da biomasse ma dovranno bruciare il Fok per raggiungere l’equilibrio energetico aziendale. Ho sentito tecnici Matrica ed Eni parlare di prodotti innovativi della chimica verde che utilizzerà biomasse, il cardo piantato e colto in aree agricole marginali, iniziando con 80.000 ettari nella Nurra, trasportati su gomma in una terra che ha sempre meno aree destinate alla produzione alimentare per soddisfare appetiti energetici e ora anche chimici da parte di chi è in grado di affermare l’unica verità sui processi industriali e sulla salute. Ho anche sentito chi parlava di problemi sanitari per le nano particelle misurabili in 2,5 PPM e non più in 10 PPM e che quindi tutti gli elementi residui della combustione del Fok e dei carburanti per muovere tonnellate di cardi dalla campagna all’industria, quindi gli effetti risulteranno molto più dannosi per la salute di ciò che a oggi le aziende e i lavoratori del settore industriale ci vorrebbero far credere. Ho sentito parlare di dubbi da parte di studiosi universitari che non possono confrontare dati scientifici perché non sono stati pubblicati e quindi esiste una sola verità, quella degli imprenditori, dei loro tecnici e dei futuri lavoratori. Ho sentito parlare la vice presidente della Provincia che chiedeva ragguagli sulla bontà del processo industriale e che nutriva qualche dubbio sul fatto che per produrre “chimica verde” Matrica ed Eni vogliono bruciare elementi inquinanti che arriveranno chissà da dove.

  7. mudadum
    marzo 4, 2013 alle 1:53 am

    In Sardegna dagli scarti del petrolchimico il Fok e dall’invasione di specie naturali come il cardo o come già riportato nelle cronache passate la colza creano altre ingerenze speculative. Se un organo di controllo ha già verificato la pericolosità e l’azione penale per l’utilizzo del Fok come la Corte di cassazione penale sez. III, 15 aprile 2003, (c.c. 15 gennaio 2003) n. 17656 REPUBBLICA ITALIANA – IN NOME DEL POPOLO ITALIANO…”Nello stabilimento Enichem di Gela, presso l’impianto “Etilene 2”, era stata rilevata – infatti – la presenza di FOK (Fuel Oil of Cracking) proveniente dal fondo del frazionamento primario COL, costituito dal 40% di naftaline e dal 60% da idrocarburi aromatici ed altri idrocarburi pesanti. Tale materiale, inviato mediante tubazione a stoccaggio, era stato venduto come olio combustibile all’Agip Petroli. Il sequestro veniva disposto sull’assunto che il FOK, per la sua composizione chimica e per l’elevata concentrazione di naftaline e degli altri idrocarburi aromatici, non poteva essere considerato olio combustibile e doveva classificarsi come rifiuto del processo di produzione dell’etilene, costituendo una corrente residua del processo stesso. Tale rifiuto, quale “scarto del processo di produzione dell’etilene”, veniva ritenuto rientrante nella categoria dei fondi di distillazione e residui di reazione indicati con iI codice CER 07 01 08 dei cui all’Allegato D) del D.L.vo 5 febbraio 1997, n. 22, concernente i rifiuti pericolosi.”… La chimica di sintesi il più delle volte è lontana dai principi naturali ma anche la natura gestita dalla speculazione umana può generare danni notevoli; …”Dalle piante dei “cardi” si può ricavare dell’olio e della carta. Inoltre anticamente le infiorescenze secche del cardo dei lanaioli erano usate per la cardatura della lana. … Ogni pianta può produrre migliaia di semi (possono arrivare a oltre 100.000 semi in totale – 1.000 e più per singolo fiore e vengono dispersi circa un mese dopo la fioritura. Sembra che un singolo seme rimanga attivo nel suolo fino a 10 anni.” …. Questo naturalmente non facilita il controllo di queste piante che in varie parti del mondo sono considerate infestanti. “Per l’America del Nord le specie di questo genere non sono native, infatti sembra che siano state introdotte nel 1800 nella parte orientale degli Stati Uniti e subito si sono dimostrata “specie invasive”. In molti stati degli Stati Uniti (ma anche in alcune province del Canada) è stata dichiarata “erbaccia nociva”. Buona parte delle risorse energetiche dell’agricoltura sono impiegate per liberare i terreni delle aziende agricole e dei pascoli da queste specie. Le foglie sono sgradevoli sia per il bestiame che per la fauna selvatica. Inoltre la presenza di queste piante nei prati e nei pascoli porta ad un rapido degrado del terreno: il bestiame infatti evita queste piante dando alle stesse un notevole vantaggio competitivo rispetto ad altre più appetitose. Per controllare i danni provocati da queste piante le autorità locali consigliano il taglio preventivo dei capi fiorali e lo smaltimento degli stessi in sacchi di plastica ben sigillati per ridurre al minimo la dispersione dei semi. In altri casi sono stati usati dei diserbanti specifici con sgradevoli effetti collaterali. Sono stati fatti anche degli esperimenti introducendo nelle zone infestate da queste piante alcuni insetti le cui larve si cibano di queste piante, ma con risultati controversi in quanto vengono attaccate anche alcune specie rare e protette del genere Carduus”. Anche in Sardegna gli allevatori, i pastori, ritengono che il cardo abbia sempre dato notevoli problemi per il pascolo. Spero che come l’azienda Matrica chiede nella sua sintesi aziendale, che le forze territoriali cooperino per il conferimento di materia prima agricola le nostre organizzazioni si pronuncino per l’esclusivo utilizzo di prodotti di scarto, materiale riutilizzabile, delle locali produzioni agricole per l’alimentazione umana ed animale e non esclusivamente industriale e che costringano l’azienda Matrica al vincolo dei loro piani aziendali originali: rispetto dei 12 punti per essere un’azienda di Chimica Verde e dell’utilizzo di fonti energetiche meglio se rinnovabili ma almeno GPL come dai loro studi di fattibilità già pubblicati presso la RAS.

  8. Bio IX
    marzo 8, 2013 alle 11:46 pm

    “Sempre più spesso vengo interpellato a proposito di quelle metastasi degl’inceneritori che sono gl’impianti cosiddetti a “biomasse”, un nome preceduto da un prefisso messo lì apposta per gabbare gl’ingenui. Nella percezione comune ogni cosa che possa essere classificata come biologica è non solo innocua, ma è buona. Beh, si tenga conto che la stricnina è biologica e biologiche sono tutte le forme di cancro. E che cosa c’è di più biologico di “sora nostra morte corporale” per dirla con San Francesco?
    Chi ha voglia di dare un’occhiata ai fatti vedrà che nelle biomasse c’è anche un bel po’ di roba che bio non è proprio, e questo per una delle tante originalità dei nostri legislatori e delle nostre cosiddette “autorità”.
    Bio bio – Stefano Montanari ( http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2465-bio-bio.html#comments )

  9. marzo 12, 2013 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 12 marzo 2013
    Provincia. Progetti fermi. Faccia a faccia su bonifiche e chimica verde: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130312083940.pdf

  10. marzo 12, 2013 alle 9:06 pm

    da Sardies, 12 marzo 2013
    Enipower userà gpl a Porto Torres: http://sardies.org/porto-torres/15897-enipower-usera-gpl-a-porto-torres

  11. marzo 13, 2013 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 13 marzo 2013
    Provincia. Energia pulita. Via libera al gas: svolta verde dell’Enipower. (G.B. Puggioni): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130313085555.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 13 marzo 2013
    LA VERTENZA » VERTICE IN PROVINCIA. Chimica sempre più verde senza il fok. Durante l’incontro con il comitato dell’Area di crisi l’Eni ha annunciato che nella caldaia di riserva verrà utilizzato il gpl. (Pinuccio Saba)

    SASSARI. Nella caldaia di riserva per l’alimentazione degli impianti della chimica verde non verrà utilizzato il fok (un combustibile derivato dell’etilene) ma il Gpl. Lo hanno comunicato i rappresentanti dell’Eni e delle società controllate che ieri mattina hanno incontrato nel palazzo della Provincia il comitato dell’Area di crisi. L’incontro era stato convocato dal presidente della Provincia di Sassari Alessandra Giudici per fare il punto sui progetti relativi alla chimica verde, alle bonifiche e alla reindustrializzazione delle aree dismesse. «Abbiamo deciso di accogliere la proposta dell’amministrazione provinciale che ci chiedeva di rinunciare all’utilizzo del fok – spiega l’amministratore delegato di Enipower Giovanni Milani, che non era presente all’incontro di Sassari – perché è una richiesta che veniva dal territorio. E, come abbiamo detto da tempo, non abbiamo alcuna intenzione di portare avanti progetti che non abbiano il gradimento dei cittadini». «Sebbene restiamo convinti della bontà tecnica della scelta, abbiamo deciso di venire incontro alle esigenze del territorio – è stato detto nel corso della riunione di ieri mattina –. Sono già state attivate tutte le attività di progettazione e autorizzative in maniera tale che questo cambio di programma non produca ulteriori ritardi al processo per la realizzazione della filiera della chimica verde». La scelta del Gpl non inciderà sui costi di realizzazione dell’impianto, e anche se il gas è più costoso del fok non ci saranno ripercussioni sulla gestione «visto che – come ha sottolineato Giovanni Milani – si tratta della caldaia di riserva, destinata a un utilizzo estremamente limitato e non all’alimentazione degli impianti per le normali produzioni». Restano, però, i ritardi che «ha subito l’intero processo rispetto al quale ci siamo spesi tutti anche sul piano politico – ha stigmatizzato il presidente Alessandra Giudici – a causa della inspiegabile uscita di scena della Regione, che è latitante e non ha più convocato un tavolo, e alla sua totale inadeguatezza a gestire questa partita». Regione che «si è dimostrata assente – ha aggiunto il segretario della Uilcem-Uil Giovanni Tavera – e priva di ogni autorevolezza». Critiche condivise dalle altre organizzazioni sindacali (Emily Uda e Luca Velluto per la Cisl e Massimiliano Muretti per la Cgil ) che hanno anche denunciato «l’assedio mediatico che si è scatenato attorno a questo progetto». Novità anche rispetto al tema delle bonifiche, che per il territorio resta prioritario. «Si sono fatti dei passi avanti rispetto alla nostra proposta di ricomprendere in un unico grande progetto tutte le bonifiche da compiere – hanno spiegato i dirigenti di Syndial –; avevamo chiesto e ottenuto anche la possibilità di effettuare indagini integrative su Minciaredda, abbiamo iniziato in dicembre e siamo già al 70 per cento, perciò confidiamo di concludere entro aprile». «In questo momento a Porto Torres sono in atto importanti investimenti per il rilancio del sito produttivo. Ritengo – ha concluso il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa – che si debbano mostrare tutte le attenzioni verso un progetto innovativo che, in questa fase, è centrale per la nostra città e per tutto il territorio». Infine è stato comunicato che l’impianto di spremitura del cardo sarà localizzato a Porto Torres, con un ulteriore investimento di trenta milioni di euro e importanti ricadute occupazionali

  12. marzo 14, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 marzo 2013
    Enipower assicura: non bruceremo rifiuti. L’ad Milani sostiene che i progetti di Porto Torres sono stati modulati in base alla volontà del territorio. (Pinuccio Saba)

    SASSARI. L’incontro che si è tenuto nella sede della Provincia di Sassari fra il Comitato dell’area di crisi e i rappresentanti dell’Eni e delle società controllate ha portato una prima buona notizia e cioè che nella caldaia di riserva della centrale elettrica che alimenterà gli impianti Matrìca verrà utilizzato solo gpl. Ma dall’amministratore delegato di Enipower Giovanni Milani arriva anche un’altra rassicurazione e cioè che i gruppi principali della termocentrale saranno alimentati solo da biomasse. «Sì e per una ragione semplicissima – spiega il manager dell’Eni –: il progetto è calibrato sulle biomasse e non su altri combustibili, un progetto inserito nel piano generale della chimica verde che prevede quasi esclusivamente l’utilizzo di materie prime di origine vegetale». Il “quasi” è relativo all’unica linea di produzione della chimica secondaria ancora attiva di Polimeri Europa e cioè quella delle gomme che verranno utilizzare nelle produzioni di Matrìca. «Anche i tempi per la progettazione, la realizzazione e l’entrata in funzione della centrale – aggiunge Giovanni Milani – sono “sincronizzati” con l’entrata a regime delle produzioni agricole che dovranno alimentare le linee di produzione di Matrìca». L’amministratore delegato di Enipower chiarisce («ancora una volta») che non c’è alcuna intenzione di trasformare la centrale in un termovalorizzatore, cioè un inceneritore per i rifiuti. «Nella richiesta di autorizzazione che abbiamo presentato alla Regione Sardegna è scritto molto chiaramente che la centrale sarà alimentata esclusivamente da biomasse – sottolinea Giovanni Milani –. E a questo punto spero proprio che la Regione inserisca nell’autorizzazione (come abbiamo richiesto) l’espresso divieto all’utilizzo di rifiuti». Per Enipower il progetto complessivo di Matrìca segna un radicale cambiamento di rotta non solo nella tipologia delle produzioni, ma anche nei rapporti con i territori che ospitano gli impianti di produzione. «Abbiamo sempre detto che non ci saranno più iniziative industriali senza il gradimento dei territori – aggiunge Milani – e l’ostilità nei confronti di un termovalorizzatore è un fatto noto. Abbiamo rimodulato i nostri progetti in base alle volontà delle comunità che ci ospitano e adesso non abbiamo proprio alcuna intenzione di interrompere la collaborazione con i territori e le loro amministrazioni». Le polemiche di questi giorni sono rimbalzate fino a Roma e Milano dove ci sono le sedi di Eni ed Enipower. Problemi che possono essere affrontati nel corso di un confronto pubblico «al quale Enipower non si sottrarrà di sicuro e che anzi – conclude Milani – auspichiamo in tempi brevi».

  13. marzo 19, 2013 alle 2:57 pm

    da L’Unione Sarda, 19 marzo 2013
    I risultati del primo anno sui campi sardi. Riflessi sulle filiere ovina e caprina. L’Università: ci crediamo. Matrìca, avanti tutta con il cardo selvatico. La società: esperimento riuscito con la coltivazione sui 15 ettari della Nurra. (Gibì Puggioni): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130319085205.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 19 marzo 2013
    La nuova industria si lega all’agricoltura con la chimica verde. Un primo bilancio positivo a un anno dall’inizio del progetto. L’apporto di filiere diverse, materie prime dal territorio.
    La Cisl: «Cosa fa la Regione per il gasdotto»? (Gianni Bazzoni)

    «Il governo continua a dimenticare la Sardegna. Nel piano nazionale per l’energia, presentato la settimana scorsa dal ministro Passera non c’è alcun riferimento al carbone Sulcis e ci sono solo generiche citazioni sulla realizzazione del gasdotto con l’Algeria». Lo denuncia il segretario della Cisl, Giovanni Matta. «Il governo sfugge alle sue responsabilità nei confronti dell’isola e rimuove dalle sue strategie la questione energetica, condizione fondamentale per lo sviluppo della Sardegna». Per questo – a giudizio della Cisl – acquista notevole importanza politica la riunione di giovedì 21 marzo in sede ministeriale per affrontare i problemi relativi alla filiera del carbone Sulcis. Sul metanodotto, invece, la Cisl si rivolge alla Regione e chiede quali iniziative saranno prese dalla giunta.

    PORTO TORRES. Non solo biomassa e olio, ma anche latte ovino e caprino e miele. Si intrecciano filiere diverse nel progetto del cardo – indicato come nuova risorsa dell’economia sarda – con interessanti opportunità di reddito per gli agricoltori. Ieri mattina a Porto Torres, nello stabilimento petrolchimico che cambia lentamente pelle per aprire alla chimica verde, sono stati presentati i dati del bilancio di un anno di coltivazione e sperimentazione. Nei campi della Nurra, il cardo mediterraneo ha raggiunto l’altezza di un metro e venti e – a conclusione della stagione di crescita – può raggiungere quota due metri. La specie erbacea scelta da Matrìca – la joint venture tra Eni-Versalis e Novamont – rappresenta la materia prima (tra biomassa e olio) per la bioraffineria di terza generazione che sta nascendo nell’area industriale di Porto Torres e che produrrà intermedi chimici e bioplastiche. Dopo il chiarimento definitivo dei giorni scorsi (la centrale, per quanto riguarda la riserva, sarà alimentata con Gpl e non dal contestato Fok come ipotizzato nella prima fase), l’altro aspetto critico era quello di riuscire a coniugare il modello di business innovativo del progetto industriale di Matrìca con le esigenze delle imprese agricole del nord Sardegna. Così ieri dirigenti e esperti, ricercatori e imprenditori agricoli, rappresentanti di categoria del mondo delle campagne, si sono ritrovati per un nuovo faccia a faccia. «Potevamo costruire l’impianto e portare le materie prime da fuori – ha detto Catia Bastioli, amministratore delegato di Matrìca e di Novamont – ma non avrebbe avuto alcun senso. La nostra idea è, e rimane, quella di creare una filiera radicata nel territorio, nel pieno rispetto delle realtà locali. La gente deve scegliere questa opportunità, non siamo noi che dobbiamo costringerli. Siamo per le scelte condivise». L’incontro tecno-divulgativo di ieri ha visto la presenza di una folta rappresentanza del settore agricolo sardo, insieme a quello della ricerca (guidato dal rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino) che vede in campo i Dipartimenti di Chimica e Agraria. Gli agricoltori hanno dato una disponibilità di massima per entrare attivamente nel progetto, con la produzione del cardo da coltivare soprattutto in terreni marginali (oggi abbandonati) ma anche in aree non secondarie. La sperimentazione scientifica ha evidenziato che il cardo si adatta perfettamente ai climi aridi, vegeta nel periodo autunnale-invernale, con ottime produzioni di biomassa anche senza irrigazione (da 15 a 20 tonnellate per ettaro) e di olio. «Il cardo non è solo biomassa e olio – ha detto Mauro Marchetti del Cnr di Sassari – ma anche sostanze ad alto valore aggiunto, come farina proteica e nettare». La sperimentazione in Sardegna è iniziata nell’autunno del 2011 con la semina di 15 ettari su terreni marginali della Nurra e di Ottana. E’ poi proseguita con ulteriori 180 ettari su aree non più coltivate da anni. «Su queste terre – ha detto Salvatore Raccuia del Cnr di Catania – il frumento non è più remunerativo». La produttività del cardo, al primo anno, è stata di circa 11 tonnellate per ettaro di biomassa e 0,76 tonnellate/ettaro di seme. Quella stimata a partire dal secondo anno è di circa 17 tonnellate/ha di biomassa e 1,9 di seme. Il margine per l’agricoltore è di 280-380 euro per ettaro, al netto dei premi comunitari.

  14. maggio 9, 2013 alle 2:45 pm

    da L’Unione Sarda, 9 maggio 2013
    E.On. incassa, continua a inquinare e rinvia gli investimenti promessi. Subentrò a Endesa assicurando bonifiche e un nuovo gruppo a carbone. (Anthony Muroni): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130509084950.pdf

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    Mezzo secolo di veleni, così la Sir sotterrò per anni i rifiuti nocivi. Tanti miliardi di finanziamento e molte buste paga,ora solo il disastro: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130509085116.pdf

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    Con Matrìca ora si punta sulla Chimica verde: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130509085201.pdf

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    Petrolchimico: i periti elencano tutti i danni: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20130509085344.pdf

  15. maggio 31, 2013 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2013
    Chimica verde, dubbi dell’Università sull’uso dei cardi. Roggero (Agraria di Sassari): «Meglio girasole e colza» Manager e studiosi sentiti in consiglio regionale. (Umberto Aime)

    CAGLIARI. La “chimica verde” ha scelto il cardo come materia prima per la produzione di bioplastiche e di energia dalle biomasse a Porto Torres, ma non è detto che sia la scelta giusta. A sollevare più di un dubbio è stata la facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, che ha detto nell’aula della commissione agricoltura del consiglio regionale: «Al posto del cardo, potrebbe essere più conveniente coltivare, ad esempio, il girasole o la colza, visto che questi semi hanno una resa maggiore come olio naturale», e poi «bisogna stare attenti che il cardo, quando sarà piantato in grande quantità per far fronte alle esigenze della centrale alimentate dalle bio-masse, non diventi troppo invasivo per l’agricoltura tradizionale». Nei fatti, è stata l’audizione dell’agronomo e docente universitario Pierpaolo Roggero a rovinare la presentazione in gran spolvero di Matrica e della “chimica verde” davanti alla commissione presieduta da Paolo Terzo Sanna del Pdl. Sono stati Marco Versari, strategic marketing della Novamont, e i team di Enipower e Versalis a illustrare quello che non è più solo un progetto: «Nel 2016 – hanno detto – i due impianti cominceranno a produrre bioplastica ed energia a pieno regime. Questa è la data sicura perché finora la sperimentazione ha dato esiti molto positivi». E a quel punto lo staff ha messo uno dopo l’altro un’infinità di numeri per confermare l’eco-sostenibilità di Matrica, il suo sicuro successo economico, l’investimento sarà intorno al miliardo, e soprattutto confermare che «i posti di lavoro saranno settecento», come del resto avevano già annunciato il giorno della solenne inaugurazione a Porto Torres. Tutto questo è andato in scena, in mattina, nell’aula della commissione, poi c’è stato il colpo di scena. A dire che tutto non è così chiaro è stato Pierpaolo Roggero, convocato in audizione insieme all’ex dirigente dell’Asl di Sassari, Mario Budroni, che ha diretto per anni il servizio di epidemiologia e organizzato il registro dei tumori. Cioè è un esperto dell’impatto che ha l’industria sulla salute delle persone e l’ambiente. Ed è stato il docente della facoltà di Agraria a mettere sul tavolo diverse domande e anche molti dubbi sulle certezze dello staff di Matrica. A cominciare da quella, clamorosa, che il cardo non sia la migliore materia prima per estrarre dai suoi semi l’olio naturale alla base della produzione di bio-plastiche. Secondo le ricerche di Pierpaolo Roggero, «colza, girasole e anche altri vegetali, potrebbero avere una resa molto più alta». Poi ha aggiunto che «la coltivazione intensiva del cardo (la centrale a biomasse ha bisogno di grandi quantità) potrebbe avere contraccolpi sulle coltivazioni tradizionali». I due pareri hanno lasciato più di uno strascico fra i commissari, tanto da far dire al consigliere regionale Luigi Lotto (Pd): «Ci siamo resi conto che la Regione finora è mancata nel coordinamento e non è riuscita a coinvolgere l’Università». In serata è stato ancora più duro l’intervento di Efisio Planetta, Psd’Az, che fa parte della stessa commissione: «Sulla vicenda Matrica – ha scritto – la Regione deve fare subito chiarezza sull’assetto societario e l’intreccio fra la joint-venture Eni-Novamont e la Mater-Bi, che controllerebbe la stessa Novamont e che a sua volta sarebbe nelle mani di due banche creditrici, San Paolo e Unicredit». Dopo aver ricordato di aver presentato già diverse interrogazioni rimaste però senza risposta, Planetta ora chiede alla Regione di verificare se «il progetto chimica verde non serva solo a rimborsare le banche nascoste dietro la Mater-Bi e all’Eni per recuperare i soldi spesi nell’acquisto del 20 per cento di Novamont. Prima di qualunque illusione a questo punto serve soprattutto trasparenza».

  16. giugno 6, 2013 alle 2:46 pm

    il 31 maggio 2013 è stato pubblicato l’avviso concernente alcune integrazioni del progetto per la centrale a biomassa, conseguentemente è stato integrato il S.I.A. e il relativo procedimento di V.I.A. prevede un’ulteriore fase di consultazione del pubblico: http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=230347&v=2&c=4807&idsito=18

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    da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2013
    CHIMICA VERDE » CONFERMATO IL RICORSO AL GPL PER IL GRUPPO DI RISERVA. Centrale a biomasse ambientalista ma non troppo. Il nuovo impianto abbatterà le emissioni di fumi ma aumenterà la produzione di monossido di carbonio. (Vincenzo Garofalo)

    SASSARI. Nella caldaia di riserva della centrale a biomassa brucerà Gpl al posto del temutissimo fok, gli impianti abbatteranno le emissioni di fumi nocivi in atmosfera, ma sul fronte ambientale due dati fanno eccezione alla sviolinata ecologica: il cuore pulsante della chimica verde di Porto Torres, manderà sì in pensione l’attuale centrale termoelettrica Versalis (che marcia a oli combustibili basso tenose di zolfo), ma produrrà ogni anno 30 mila e 600 tonnellate di ceneri da combustione, e sputerà nell’aria 280 tonnellate l’anno di monossido di carbonio (CO, il principale inquinante prodotto dagli scarichi delle auto), ossia ben il 213 per cento in più di quanto non succeda adesso. Sono i dati sul bilancio ambientale dell’intervento riportati nel documento con le integrazioni al progetto originale, allegato alla richiesta di Valutazione d’impatto ambientale e di Autorizzazione integrata ambientale per la costruzione della centrale, depositato giovedì scorso da Enipower spa all’assessorato regionale difesa dell’Ambiente. Il documento, con il quale Enipower accoglie le richieste delle istituzioni e delle associazioni del nord ovest Sardegna, ufficializza l’addio al fok per la caldaia di riserva e integrazione al servizio della centrale a biomassa, e sostituendo il pericoloso olio combustibile con il Gpl, così come già annunciato tre mesi fa al termine degli incontri con i rappresentanti del territorio. Una scelta alla quale Enipower è arrivata dopo avere scartato tutte le alternative percorribili per la realizzazione della caldaia ausiliaria che entrerà in funzione in due casi: nel caso si verificasse una carenza del combustibile basilare (la paglia di cardo e il cippato), e quando la caldaia principale, quella che funzionerà appunto bruciando la biomassa, dovrà essere sottoposta alle periodiche manutenzioni. Per questa caldaia di supporto i progettisti hanno detto no a diverse ipotesi: no a impianti a combustibile liquido, o gassoso; no a un’altra caldaia a biomassa; scartate anche l’idea di un impianto solare termico e quella di un macchinario con motori alternativi alimentati a gpl, gasolio oppure olio vegetale. Escluse la grande produzione di ceneri da combustione (che in parte saranno riciclate e in parte conferite nelle discariche del territorio autorizzate) e l’impennata nell’emissione di monossido di carbono, la centrale a biomassa di Enipower, almeno secondo le previsioni fornite dalla società, abbatterà gli scarichi inquinanti in atmosfera: rispetto alla situazione attuale l’emissione annua di SO2 si ridurrà del 65 per cento, quella di NO del 76 per cento, quella di polveri dell’89 per cento. È prevista anche una riduzione nei consumi di acqua di mare rispetto ai due generatori di vapore della centrale termoelettrica Versalis che bruciano olio combustibile denso “btz” e fok.

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    Il Comune: bonifiche poi il via libera al progetto Matrìca.

    SASSARI. Su un punto amministratori comunali e rappresentanti dei movimenti si sono detti d’accordo: l’Eni deve avviare immediatamente la bonifica del sito industriale di Porto Torres, separando l’intervento di risanamento ambientale dal progetto per la chimica verde. E questo anche se bonifiche, chimica verde e centrale a biomasse sono inserite nello stesso accordo di programma sottoscritto da Eni, Novamont, governo, Regione ed Enti locali. Argomenti che sono stati affrontati nel corso della riunione della commissione Ambiente, aperta alle associazioni e movimenti che guardano con sospetto al progetto industriale varato da Matrìca, la società nata dalla collaborazione fra Novamont e Polimeri Europa. Erano stati proprio i movimenti e le associazioni a chiedere un’audizione alla commissione ambiente, incontro che è stato solo il primo di una serie di confronti con chi è favorevole o contrario al nuovo progetto industriale nato all’ombra dell’Eni. Simone Maulu (iRs, che ha ribadito la richiesta di un confronto pubblico fra i tecnici di Matrica e un gruppo di esperti scelto dai movimenti ) e Antonello Ziccone (5 Stelle) hanno illustrato le posizioni dei movimenti contrari, anche se con differenti sfaccettature, alla chimica verde (Csoa-Pangea Porto Torres, Kuiles, No Chimica Verde). Documenti che sono stati allegati al verbale della commissione e che si concludono con una richiesta ben precisa e cioè che l’amministrazione comunale si attivi perché possa essere costituito un Comitato Civico dei Garanti che «segua e controlli attentamente tutta la fase delle opere di bonifica e che al suo interno abbia una reale rappresentanza dei cittadini, e attui una completa trasparenza al fine di evitare che il controllore sia anche il controllato». Una posizione condivisa solo da alcuni commissari mentre il consigliere del Pd Gianpaolo Mameli ha sottolineato che un ente pubblico deve far conto solo su organismi pubblici come Arpas e Asl. Proprio il tema dei controlli ha caratterizzato gran parte del dibattito perché i movimenti non si fidano affatto dei dati forniti da Matrìca, posizione condivisa con diverse sfumature dai commissari. Ma soprattutto nutrono forti sospetti sulla centrale a biomasse che secondo i movimenti ma anche secondo il consigliere Isidoro Aiello (Idv) è destinata a diventare un inceneritore di rifiuti solidi urbani, magari delle ecoballe provenienti dalla Campania. Sospetti che, invece, non ha Gavino Pinna (Pd) anche per i suoi trascorsi e l’esperienza maturata da sindacalista e lavoratore dell’impianto petrolchimico. Centrale e biomasse e inceneritore comportano tecnologie differenti, soprattutto nella caldaia, e anche il fatto che il nuovo impianto possa apparire sovvradimensionato ha una spiegazione. Se è vero che la chimica verde necessita solo di 10 megawatt (la centrale ne prevede 42), l’altra energia prodotta serve per alimentare la produzione di vapore e la linea di produzione delle gomme (elastomeri), l’unico impianto sopravvissuto alla chimica tradizionale. Due modi di vedere e interpretare il futuro della chimica verde che ieri si sono confrontati in una delle sale di Palazzo Ducale, confronto al quale hanno assistito alcuni lavoratori del petrolchimico (molti ex Vinyls) che, prima dell’inizio dei lavori della commissione avevano organizzato un sit in davanti al municipio a favore del progetto di Matrìca. Sì alla chimica verde, hanno detto ma soprattutto sì alla bonifica del sito inquinato di Porto Torres. (p.s.)

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    da L’Unione Sarda, 6 giugno 2013
    Sassari. Ambiente e lavoro: prospettive diverse ma nessun contrasto. «Eni, prima le bonifiche». Irs in Comune,gli operai davanti al municipio: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20130606091711.pdf

  17. giugno 15, 2013 alle 10:54 am

    da La Nuova Sardegna, 15 giugno 2013
    CHIMICA VERDE » I PROGETTI. Bioplastiche, Matrìca accelera su Porto Torres. Novamont presenta i prodotti in Mater-Bi di ultimissima generazione. L’area industriale dell’ex Petrolchimico destinata ad accogliere le raffinerie. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Aumento del contenuto di materiali rinnovabili, miglioramento delle prestazioni tecniche e ambientali, ulteriore diminuzione della dipendenza da materie prime di origine fossile. Novamont, la società che ha dato vita alla joint venture con Eni, per la creazione a Porto Torres del polo della chimica verde, ha presentato ufficialmente il primo prodotto della IV generazione del Mater-Bi, la famiglia di bioplastiche biodegradabili e compostabili, pensate per risolvere – a valle – problemi ambientali specifici. L’obiettivo è quello – secondo quanto spiegato nelle analisi tecniche – di andare oltre il prodotto e diventare «strumento di reindustrializzazione» attraverso la realizzazione di bioraffinerie integrate nel territorio. Film flessibili e rigidi, coating (rivestimenti), stampaggio, estrusione e termoformatura: la nuova generazione di materiali che integra le due tecnologie consolidate dagli amidi complessati e dei poliesteri da oli, con le due di recente generazione, si presta per una vasta gamma di applicazioni. Ed è caratterizzata da un contenuto ancora più elevato di materie prime rinnovabili e da un livello di emissione di gas serra e di dipendenza da materie prime di origine fossile ulteriormente ridotto. Alla European Bioplastics Conference di Berlino, nel 2009, Novamont aveva presentato il percorso delle future generazioni dei prodotti a marchio Mater-Bi: e gli obiettivi fissati sono stati portati avanti con la creazione di un sistema di alleanze e investimenti per circa 300milioni di euro, finalizzati alla realizzazione di due impianti primi al mondo nel loro genere. Uno a Porto Torres, nell’ambito del progetto Matrìca, la joint venture paritetica Novamont-Eni Versalis, per la produzione del monomero 1 (acido azelaico) a partire da olio vegetale. L’altro a Bottrighe, tramite la controllata Materbiotech, per la produzione di 1,4 Butandiolo. L’industrializzazione delle due nuove tecnologie, che hanno una valutazione molto alto nel panorama dell’innovazione, consentirà di attivare produzioni di indiscusso interesse in campo mondiale. Si tratta di due monomeri da fonte rinnovabile: uno proveniente dalla filiera produttiva degli oli vegetali, ottenuto con una tecnologia prima al mondo, che trasforma appunto oli in acido azelaico e in altri acidi attraverso un processo chimico (Matrìca); l’altro proveniente da quella degli zuccheri trasformati (tramite fermentazione) a 1,4 Bdo. L’amministratore delegato di Novamont Catia Bastioli ha parlato di «grande opportunità per il nostro Paese e per l’Europa». L’annuncio dato ieri, sembra riconfermare la leadership nel campo delle tecnologie e dei prodotti a basso impatto ambientale. «Tocchiamo un traguardo importantissimo nella strategia a lungo termine – ha spiegato Catia Bastioli – per lo sviluppo della Bioraffineria di terza generazione integrata nel territorio, basata su tecnologie prioritarie tra loro collegate e applicate ai siti industriali in declino». È evidente il riferimento all’area dell’ex Petrolchimico di Porto Torres, dove il progetto della chimica verde – per quanto ancora in fase di valutazione, per alcuni aspetti – costituisce forse l’unica azione possibile per cercare di ricostruire uno sviluppo compatibile, con una grande attenzione a non ripetere gli errori devastanti del passato. «In Europa questi siti – ha detto ancora Bastioli – possono diventare elementi catalizzatori per la rinascita di quei territori che oggi sono in grave difficoltà, all’insegna di un modello di sviluppo territoriale con le radici in loco e con la testa nel mondo. Serve uno stimolo all’imprenditorialità di tutti che educhi a un efficiente uso delle risorse, attraverso una vera e propria scuola sul campo. Sono convinta che le Bioraffinerie integrate, che guardano a più prodotti ad alto valore aggiunto, rappresentino un modo virtuoso di interpretare il concetto di bioeconomia e una vera e grande opportunità non solo per l’Italia ma anche per l’Europa».

  18. giugno 18, 2013 alle 3:00 pm

    e per Legambiente non si muore abbastanza di cancro per esser preoccupati…

    da La Nuova Sardegna, 18 giugno 2013
    Ok di Legambiente ai progetti della chimica verde.

    SASSARI. La sesta commissione consiliare (Ambiente) effettuerà un sovralluogo nei cantieri della chimica verde. La decisione è stata presa al termine dell’audizione dei rappresentanti di Legambiente e dei lavoratori del petrolchimico che avevano chiesto di poter incontrare la commissione Ambiente per esporre le ragioni del loro “sì” al progetto nato dalla joint venture fra Novamont ed Eni per la produzione di materie plastiche biodegradabili di origine vegetale. Ovviamente nessuno ha messo in discussione la necessità di procedere alle bonifiche industrali, ed è stato il rappresentante di Legambiente, Massimo Fresi, a illustrare le ragioni del “sì” ai progetti di Matrìca. Secondo Legambiente la chimica verde è l’unica alternativa all’abbandono del petrolchimico e con questo progetto «si potrà dimostrare che è possibile sviluppare ricerca e produzioni innovative migliorando le nostre condizioni di benessere e senza dover pagare prezzi inaccettabili per l’ambiente, anzi aiutando a salvaguardarlo». Massimo Fresi ha elencato le ragioni che hanno indotto Legambiente a esprimere un parere positivo sulla chimica verde, sottolinenando che «si sostituiscono materie prime non rinnovabili di origine fossile, con altre naturali e rinnovabili provenienti in gran parte da colture agricole; si producono materiali sostitutivi della plastica tradizionale non biodegradabile con altri biodegradabili; i materiali prodotti sono a breve vita e utilizzabili nei processi di compostaggio; oltre alle “bioplastiche” si produrranno additivi per gomme (elastomeri e filler) ed oli lubrificanti (entrambi destinati all’autotrazione) in sostituzione degli attuali prodotti che disperdono nell’ambiente sostanze dannose e non degradabili». E non è mancato neppure un polemico accenno ad altre associazioni ambientaliste che «diffondono messaggi e studi allarmistici sull’incidenza delle malattie tumorali» nei siti industriali. Fresi ha criticato le modalità di tali studi, basati sui certificati di morte, affermazioni che gli hanno fatto guadagnare un rimbrotto dal consigliere Isidoro Aiello che ha sottolineato che quello è solo il dato di partenza. Ma la questione dell’incidenza delle malattie tumorali è stata affrontata anche dai lavoratori del petrolchimico che hanno ricordato le lotte sindacali per avere un luogo di lavoro più sicuro e, soprattutto, hanno ricordato le conclusioni dello studio epidemiologico avviato nel 2004 dall’allora responsabile del Registro tumori della Provincia di Sassari e completato nel 2010 in base al quale due anni fa affermava che «il livello di incidenza e mortalità per tumori nella provincia di Sassari è più basso delle medie nazionale». Ma i lavoratori hanno voluto sottolineare soprattutto gli aspetti tecnici e occupazionali, con particolare riguardo alla centrale a biomasse che con i suoi 40 megawatt «non è affatto sovvradimensionata. È vero che per le sole lavorazioni di Matrìca basteranno 11 megawatt, ma è altrettanto vero che dovranno essere alimentati gli impianti per la produzione del vapore, per l’alimentazione dei servizi tecnici, per la produzione di gas tecnici, e altri impianti tecnici. Infine, hanno sottolineato i lavoratori, è tecnicamente difficile (e dispendioso) trasformare una centrale a biomasse in un termovalorizzatore. (p.s.)

  19. giugno 20, 2013 alle 2:55 pm

    forse sarebbe meglio pensare prima alle bonifiche ambientali, no?

    da La Nuova Sardegna, 19 giugno 2013
    Bomba chimica incustodita alla Vinyls di Porto Torres. Incontri in Prefettura e in comune per il problema delle sostanze pericolose senza controllo. Gli operai senza stipendio da febbraio: sorveglianza fino alle bonifiche: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/06/19/news/bomba-chimica-incustodita-alla-vinyls-di-porto-torres-1.7286857

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    20 giugno 2013
    La chimica » Porto Torres. Vinyls, bomba da disinnescare. Liquidi e gas cancerogeni negli impianti ormai abbandonati. Dagli operai l’appello alle istituzioni: intervenga la Regione. (Gianni Bazzoni)

    PORTO TORRES. Li hanno lasciati da soli nell’ultimo desolante giro di una vertenza beffa. E vogliono mettergli in conto tutto, anche la responsabilità della sicurezza e persino il «conto» delle bonifiche. I lavoratori della Vinyls, ieri mattina, hanno promosso l’ennesima clamorosa protesta: assemblea nella piazza del Municipio, poi occupazione della sala del consiglio comunale, in attesa del sindaco Beniamino Scarpa, a colloquio a Sassari con il prefetto Salvatore Mulas. Da cinque mesi non percepiscono lo stipendio, ma le istituzioni – con quell’atteggiamento fin troppo formale che si basa sulla tutela della comunità – chiedono di stare a fare la guardia a una polveriera. Perché tale è, oggi, lo stabilimento della Vinyls: impianti fuori produzione da anni, privi di manutenzioni adeguate, con sostanze cancerogene e a rischio ambientale rilevante (500 tonnellate tra dicloroetano e cloruro di vinile), che vengono stoccate in serbatoi non più presidiati dagli operai. E se capita qualcosa? Se le sfere, esposte alle alte temperature, dovessero generare delle emergenze? Tutti ne discutono, ma nessuno risponde. Come dire: si incrociano le dita, sperando che non accada niente. Perché ciò si verifica dentro uno stabilimento petrolchimico ormai dismesso, dove le bonifiche muovono solo passi lenti e la dimensione globale dell’intervento è ancora un insieme di colori su una cartina dove servono milioni di euro da parte dell’Eni per pagare il conto. Prefetto e sindaco hanno parlato a lungo, ieri mattina. Sono stati interessati i vigili del fuoco e l’Arpas, tutti sono informati. Tutti scrivono, tutti valutano e studiano, ma nessuno agisce. La Vinyls ha inviato due comunicazioni ufficiali per dire che gli impianti sono stati abbandonati, la gestione commissariale ha già fatto sapere di non avere risorse disponibili. E in attesa di un intervento credibile da parte del Governo e della Regione, bisogna solo sperare che davvero non succeda niente. Alla fine, in ballo restano i lavoratori. Loro, che neppure riescono a spiegare come si fa a tirare avanti senza stipendio, che vivono il dramma del licenziamento ormai vicino (il 27 a Venezia ci sarà la dichiarazione di fallimento e quindi verrà dichiarato decaduto anche il rapporto di lavoro). Alla fine il cerino in mano lo vogliono lasciare proprio a loro? «Non ci stiamo – ha detto ieri Massimiliano Muretti, segretario generale dei chimici della Cgil –, questa è una situazione grave, una emergenza vera che non si risolve con uno scambio di lettere tra varie istituzioni. L’11 giugno abbiamo detto al ministero che le bonifiche si possono fare con l’intervento della Regione, attraverso il coinvolgimento dell’agenzia Igea, che si occupa dei cosiddetti “impianti orfani”. Servono due milioni di euro per 7-8 mesi di lavoro. E gli operai Vinyls possono garantire la messa in sicurezza, lavorando e percependo gli stipendi. Doveva esserci un incontro con il ministro, del quale non abbiamo più saputo niente». Il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa sa di essere il responsabile della sicurezza e della salute pubblica e non ha nascosto la preoccupazione: «Prima di emettere una ordinanza che può determinare livelli diversi di azione – ha detto – gli organismi competenti devono certificare la situazione di rischio. Ho già interessato la Regione e il Governo, sono in stretto contatto con il prefetto. Nelle prossime ore ci sarà una decisione». Pietro Marongiu, uno degli uomini simbolo della vertenza della Vinyls, non ha certo perso la voglia di lottare: «Perché Arpas e Asl non intervengono? Non voglio pensare male, ma spero che non ci sia sotto un problema di copertura finanziaria. Perché altrimenti sarebbe gravissimo». Situazione esplosiva, da qualche giorno anche sotto il profilo ambientale: impianti abbandonati, lavoratori sull’Aventino (una novantina in totale quelli rimasti a Porto Torres, di cui il 30 per cento con la cassa integrazione a rotazione, gli altri senza salario). Una sola domanda, dopo la denuncia dei lavoratori, anche davanti al procuratore della Repubblica di Sassari Roberto Saieva: se capita qualcosa di grave di chi sarà la responsabilità?

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    LE SOSTANZE PERICOLOSE.

    yyVINIL CLORURO MONOMERO VIENE UTILIZZATO COME MATERIA PRIMA NELLA PRODUZIONE DI RESINE VINILICHE ( PVC ). STOCCATO IN SFERE IN PRESSIONE (A CIRCA 2 KG/CENTIMETRO QUADRATO) SOTTO FORMA LIQUIDA, A PRESSIONE ZERO, DIVENTA GAS. È TOSSICO, CANCEROGENO E ALTAMENTE INFIAMMABILE (R12). NEI SERBATOI SONO PRESENTI ANCORA CIRCA 500 TONNELLATE. LA PARTICOLARITÀ DELLA SOSTANZA E IL QUANTITATIVO (SUPERIORE ALLE 50 TON.) RIENTRANO NEL DECRETO LEGISLATIVO 334 /1999. È UNA NORMATIVA CHE REGOLA L’ ATTIVITÀ E LA GESTIONE DELLE AZIENDE A RISCHIO DI INCIDENTI RILEVANTI CONNESSI CON DETERMINATE SOSTANZE PERICOLOSE. IN PARTICOLARE GLI ARTICOLI 6, 7, 8 IMPONGONO VARIE PRESCRIZIONI ALLE SOCIETÀ TRA CUI IL PRESIDIO PERMANENTE DA PARTE DEL PERSONALE TURNISTA 24 ORE SU 24. L’ IMPIANTO VCM DI PORTO TORRES È VALUTATO COME EMERGENZA DI 2° GRADO, PERÒ SEMPRE RAPPORTATO ALLA TEMPESTIVITÀ DI INTERVENTO CON PERSONALE IN TURNO CHE LIMITA I DANNI AL MINIMO. yyDICLOROETANO È UN INTERMEDIO PER LA PREPARAZIONE DEL CLORURO DI VINILE. ESTREMAMENTE INFIAMMABILE E TOSSICO, PUÒ PROVOCARE IL CANCRO E FORMARE MISCELE ESPLOSIVE CON L’ARIA.

  20. luglio 3, 2013 alle 5:09 pm

    da Sardinia Post, 3 luglio 2013
    Chimica verde, siglato accordo Matrica-Coldiretti per la coltivazione del cardo: http://www.sardiniapost.it/cronaca/chimica-verde-siglato-accordo-matrica-coldiretti-per-la-coltivazione-del-cardo/

  21. luglio 4, 2013 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 luglio 2013
    Accordo tra Coldiretti e Matrìca. Chimica verde, firmato il Protocollo d’intesa per sperimentare la coltivazione del cardo. (Gavino Masia)

    PORTO TORRES. La federazione regionale della Coldiretti e Matrìca, per dare ulteriore sviluppo al progetto della chimica verde, hanno siglato ieri mattina un protocollo d’intesa finalizzato alla sperimentazione della coltivazione del cardo e al consolidamento della cooperazione con il mondo agricolo locale. Alla base dell’accordo, come ricordato dal presidente della Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, c’è la filosofia del rispetto delle produzioni food in Sardegna: «Abbiamo chiesto e ottenuto che venissero salvaguardate le produzioni tipiche locali del territorio, con l’applicazione di una percentuale massima di sfruttamento del 30 per cento delle superfici coltivabili delle province di Sassari e Nuoro e con la scelta prevalente di utilizzo di superfici marginali». Si tratta di un accordo tra privati, senza intervento pubblico, ossia un protocollo congiunto per la sperimentazione su larga scala della coltura che dia dignità e sicurezza alle imprese agricole che saranno garantite nelle attività di produzione del cardo. Coldiretti ha visitato i campi relativi al secondo anno di sperimentazione, tra venti giorni è prevista la prima trebbiatura, e ritiene che l’investimento sulla chimica verde possa rappresentare un’importante opportunità di integrazione al reddito delle imprese agricole del territorio. Nell’ambito dell’accordo vengono indicati i criteri sui contratti di filiera, che prevedono un’anticipazione agli imprenditori agricoli associati Coldiretti delle spese da sostenere per la preparazione del terreno, la coltivazione e le operazioni colturali relative alle diverse fasi di crescita del cardo nei primi due anni di coltivazione. Matrìca, a sua volta, corrisponderà il valore del seme e della biomassa del cardo preventivamente dichiarati, garantendo la compensazione del differenziale tra quanto ricavato dalla coltura e quanto anticipato dalla joint venture nata dal matrimonio tra Eni e Novamont. Come “premio” per la messa a disposizione del terreno e della buona resa del seme verrà prevista da Matrìca, a partire dal secondo anno, una quantità di farina proteica ai soci Coldiretti impegnati nella coltivazione. «L’attività di sperimentazione sul cardo – ha sottolineato l’amministratore delegato di Matrìca, Catia Bastioli –, avviata per verificare potenzialità produttive di seme e biomassa da impiegare negli impianti di chimica verde a Porto Torres, ha prodotto risultati molto positivi: la posizione di Coldiretti ci incoraggia a proseguire con decisione la sperimentazione, per verificare sul campo le reali opportunità per il territorio». Uno degli obiettivi principali dell’accordo resta, comunque, la coltivazione di tutti quei terreni (stimati in diverse decine di migliaia di ettari), da tempo abbandonati perché considerati e non più remunerativi nelle produzioni food e ora interessanti per nuove iniziative. Le aree interessate dalla sperimentazione riguarderanno dunque unicamente terreni marginali ed incolti, agendo in sinergia con le aree locali e gli ecosistemi, con l’intento di generare benefici sociali economici e ambientali condivisi.

  22. luglio 4, 2013 alle 2:47 pm

    e ora anche nell’area industriale di Macchiareddu.

    da L’Unione Sarda, 4 luglio 2013
    Villasor. A Macchiareddu. Centrale biogas, il Ministero dà il via libera: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20130704090407.pdf

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    da Sardinia Post, 4 luglio 2013
    Energia rinnovabile per 140mila famiglie, nasce a Macchiareddu il nuovo polo verde: http://www.sardiniapost.it/cronaca/energia-rinnovabile-per-140mila-famiglie-nasce-a-macchiareddu-il-nuovo-polo-verde/

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    da La Nuova Sardegna, 4 luglio 2013
    Polo Green Power-Seci, 270 posti di lavoro.
    Macchiareddu, via all’investimento da 145 milioni che darà energia rinnovabile a 140mila famiglie. (Giuseppe Centore)

    CAGLIARI. Energie rinnovabili, Enel Green Power e Seci, la società del gruppo Maccaferri hanno presentato ieri un progetto innovativo per la realizzazione di una centrale di nuovissima generazione. La società che realizzerà l’impianto, la Powercrop ha vinto il bando del Cipe e ha ricevuto l’indicazione di progetto di interesse nazionale. Questo impianto rientra nel programma di riconversione dell’ex zuccherificio Villasor e vedrà richiamati al lavoro i dipendenti ex Eridania oggi in cassa integrazione. I lavori coinvolgeranno nella fase di cantiere circa 200 persone, mentre a regime la nuova realtà produttiva occuperà circa 270 lavoratori tra diretti e indotto. Il Polo sorgerà nell’area industriale di Macchiareddu sarà costituito da una centrale elettrica da circa 50 megawatt composta da una caldaia da 25 megawatt alimentata da cippato di legno vergine da filiera (eucalipto) e da panello di spremitura; da due motori da circa 11 megawatt ciascuno alimentati a olio vegetale ricavato dalla spremitura di semi oleaginosi; da un impianto a biogas da circa 2 megawatt che valorizzi altre biomasse locali, e da un impianto fotovoltaico da circa 200 chilowatt. La produzione annua complessiva stimata soddisferà il fabbisogno di 140mila famiglie, evitando l’emissione in atmosfera di 220 mila tonnellate all’anno di Co2. Per l’alimentazione a regime del Polo, saranno necessarie circa 100mila tonnellate all’anno di semi da oleaginose, oltre a 105mila tonnellate all’anno di cippato di legno vergine da filiera. «La partenza di questo nuovo progetto conferma l’impegno di Enel Green Power nello sviluppo della biomassa agricola a filiera corta», ha commentato Francesco Starace, amministratore delegato di Enel Green Power. Con l’investimento sulle biomasse locali sarà possibile valorizzare al meglio le risorse presenti sul territorio, anche dal punto di vista occupazionale. Vantaggi anche per l’immissione in rete dell’energia prodotta, che sarà acquistata a prezzo agevolato e incentivato, non concorrerà a far prezzo nel mercato elettrico, ma i suoi introiti saranno distribuiti su tutta la filiera e non solo sui soci della Powercrop. Almeno questo è quanto assicurano fonti vicine al progetto.

  23. luglio 7, 2013 alle 2:35 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 luglio 2013
    Il progetto Matrìca sulla chimica verde: le ragioni del «no».
    Un impianto che produrrà diossina, furani e metalli pesanti dannosi anche per le coltivazioni degli associati alla Coldiretti, che ha firmato l’accordo con l’Eni. (Wwf Sassari, Comitato Nurra Dentro Riprendiamoci l’Agro, Associazione Pastori della Nurra, Sardegnafilieracorta, Kuiles Pastori, C.a.p.s.a. No Chimica Verde)

    La Coldiretti regionale ha firmato nei giorni scorsi un protocollo d’intesa con Matrìca per sperimentare la coltivazione del cardo. In quanto coltivatori diretti, imprenditori agricoli e rappresentanti delle diverse categorie del mondo delle campagna, ci lascia perplessi, confusi eppure irritati che la Coldiretti non solo non si opponga ma – senza sentire le ragioni dei propri iscritti – avvalli la costruzione della mega centrale a biomasse di Porto Torres. Questa scelta contrasta in modo assoluto con l’opposizione dichiarata dalla Coldiretti di Oristano al progetto Eleonora della Saras ad Arborea. Così come stride con il “no” risoluto della Coldiretti di Nuoro alla centrale a carbone di Ottana. Firmare un protocollo d’intesa con Matrìca per la coltivazione del cardo è soprattutto promuovere un impianto che produrrà diossina, furani e metalli pesanti anche sulle coltivazioni dei propri associati, e non solo su terreni “non marginali”. Ci chiediamo anche perché sia possibile firmare un’intesa con una azienda come l’Eni, che ha avvelenato i pozzi a uso civico della Nurra e non ancora bonificati, dopo decenni di chimica pesante e scellerata nei nostri luoghi. Talmente compromessi da essere considerati oggi un S.I.N. (Sito d’Interesse Nazionale per le bonifiche). Non si capisce poi a quale titolo la Coldiretti metta il cappello su questa iniziativa sedicente verde, soprattutto su terreni “marginali”. Perché se marginali significa non coltivati, abbandonati, quindi non gestiti da agricoltori, il problema non è della Coldiretti. Se invece si tratta di terreni coltivati allora ogni uomo di campagna sa bene che tra premi per il biologico e titoli di possesso il guadagno a ettaro è certo molto più alto di ciò che promette Matrìca. Perché già solo i contributi dell’Unione europea renderebbero ridicola l’offerta dell’Eni. Ci auguriamo invece che per terreni marginali non si intendano quelli che – per legge di natura – a rotazione devono riposare per poter essere pascolati e poi di nuovo produttivi. Ma ciò che ci preoccupa molto di più è il fatto che la Coldiretti abbia “chiesto e ottenuto” il permesso di coltivare solo il trenta per cento dei nostri terreni a cardo e quello di salvaguardare le nostre produzioni locali. E quando avremmo noi, coltivatori, dato mandato di trattare per la vita e la morte delle nostre terre, dei nostri luoghi? E ancora, a Matrìca la Coldiretti ha chiesto chiarimenti sul come verranno coltivati questi cardi? Che tipo di semenze, pesticidi o altro (Ogm) verranno impiegati? Neanche su questo ci risulta niente. In quanto agricoltori e allevatori della Nurra ribadiamo il nostro “no grazie” al progetto Matìca, come abbiamo fatto quando ci è stato proposto per la prima volta di riempire di cardi i nostri terreni per il gruppo Eni-Novamont. Il “business” della chimica verde farebbe guadagnare trecento euro a ettaro. E crediamo che non sarà certo il miraggio di un “premio” di farina proteica per il miglior seme a farci cambiare idea. Per questo ci opponiamo con tutte le nostre forze alla Chimica Verde.

  24. marzo 14, 2015 alle 6:58 pm

    INVITO :WASTE END :

    L’ economia circolare per uno sviluppo responsabile nella produzione del cibo
    Riduzione e Riuso degli scarti per un’agricoltura sostenibile

    Auditorium Ente Cassa di Risparmio di Firenze, via Folco Portinari 5r – Firenze, Italia
    9:30-14:00, 30 Aprile 2015
    Con economia ciclica, si intende un sistema di efficientamento dell’utilizzo delle risorse, in cui i prodotti finali di una fase di produzione diventano origine di una successiva fase, dando luogo ad uno schema, appunto, ciclico. Il modello può essere vantaggiosamente applicato anche nel complesso dei processi agricoli e alimentari, utilizzando gli scarti dei singoli processi per una maggiore produttività ed un minore impatto ambientale, minimizzando ogni forma di rifiuti che inquinino le risorse naturali (acqua, aria, terra).
    La proposta di EGOCREANET, organizzatore e promotore dell’evento, intende incoraggiare le aziende del settore alimentare ed agricolo ad innovarsi applicando i criteri e le prospettive di innovazione dell’economia ciclica, attraverso la realizzazione di gruppi di lavoro finalizzati a condividere le questioni di maggior interesse da sviluppare successivamente in progetti Horizon 2020.
    L’obiettivo è di creare un “think tank” per aggregare competenze e capacità creative delle aziende e della ricerca, per lo sviluppo sostenibile del territorio, verso una cultura del risparmio, del riutilizzo e del riciclo in ambito agro-alimentare.
    L’evento intende contribuire a ripensare la sostenibilità delle filiere produttive agro-alimentari: un thinking design innovativo basato sull’auto-sostenibilità energetica e sul riciclaggio a zero-rifiuti.
    PROGRAMMA PRELIMINARE:
    9.30÷9.45 Introduzione: Paolo Manzelli, Presidente Egocreanet
    9.45÷12.45 Presiede : Diassina Di Maggio –Direttore di APRE : 25° anniversario di collaborazione Europea
    Interventi (in ordine alfabetico al 13/Marzo/2015 )
    Gaetano Borrelli, ENEA – Studi e Strategie, Roma
    Luigi Campanella, Dip. Chimica Università La Sapienza, Roma
    Katya Carbone,  Centro di Ricerca per la Frutticoltura – CRA – FRU, Roma
    Antonio Di Giovanni, Funghi Express Soc.Agr
    Giampiero Maracchi, Presidente Accademia dei Georgofili
    Fabio Masi, Agronomist – IRIDRA spa
    Giacomo Pietramellara, Dip. Scienze . – Università di Firenze
    Annalisa Romani : PHYTOLAB/UNIFI.
    Mario Tredici, Dip. Scienze -.Università di Firenze
    ……………………………………………………………………………..( lista relatorida Completare)…………………………………………..
    13:00÷13.45 Dibattito
    13.45÷14.00 Conclusioni
    La partecipazione è gratuita. È richiesta la registrazione: inviare una email a Paolo Manzelli egocreanet2012@gmail.com
    Il programma aggiornato sarà disponibile al link: http://www.eurosportello.eu/sites/default/files/agricoltura-circolare.pdf

    L’evento è organizzato da EGOCREANET, in collaborazione con Eurosportello (membro della rete Enterprise Europe Network) ed altri soggetti che saranno progressivamente coinvolti.

  1. luglio 16, 2013 alle 7:11 am
  2. dicembre 19, 2013 alle 11:50 am
  3. dicembre 19, 2013 alle 11:15 pm
  4. settembre 29, 2014 alle 10:02 am

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