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Dai risultati del progetto MOMAR un forte allarme per l’inquinamento nei mari sardi. Nel Sulcis per esempio.


Portoscuso, “nube” dal polo industriale di Portovesme vista da Carloforte (14 luglio 2012)

Nei mesi scorsi si è concluso il progetto MOMAR – sistema integrato per il monitoraggio e il controllo dell’ambiente marino, condotto con i fondi comunitari 2007-2013 del programma operativo Marittimo italo-francese con Toscana, Sardegna, Liguria, Corsica e vari Istituti di ricerca quali partners.

I risultati del progetto di ricerca conducono verso una forte preoccupazione per fenomeni di inquinamento generalmente localizzati presso poli industriali.    Qui un approfondimento relativo alla situazione dei mari del basso Sulcis curato dal Comitato Carlofortini Preoccupati e dai Tabarchin Pau Ben in Cumun. Lo sottoscriviamo pienamente.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e Amici della Terra

qui il report completo “Le metodologie di Monitoraggio dell’Ambiente Marino”

Dati progetto Momar: il mare del Canale di San Pietro con IPA e Metalli Pesanti.

Sono stati resi noti ad aprile 2012 le analisi  del  Momar “sistema integrato per il monitoraggio e il controllo dell’ambiente marino”, progetto transfronataliero che ha visto tra gli altri  la partecipazione della Regione Sardegna, Toscana, Istituto francese di ricerca e l’Università di Cagliari. L’obiettivo del progetto era quello di creare un percorso unico sul monitoraggio marino e costiero e verificare l’affidabilità di nuove tecniche di campionamento.
I campioni nel canale di San Pietro sono stati fatti in collaborazione con l’IFREMER il 14 aprile 2010. Per l’Area costiera sud–occidentale (Portoscuso – San Pietro – Calasetta) sono stati fatti prelievi in 5 punti:  2 a Portoscuso, 1 a Calasetta, 1 a San Giovanni Suergiu e 1 a Carloforte in località Tonnare,  e analizzati i sedimenti. Dal rapporto si legge che  “I risultati hanno messo in evidenza concentrazioni estremamente elevate di tutti i metalli a Calasetta,  in particolare per cadmio, piombo e arsenico. I campioni prelevati  vicino a Portoscuso hanno messo in evidenza anche concentrazioni anomale di mercurio.”  Accumulo di metalli pesanti anche nel campione prelevato a Carloforte dove la zona sabbiosa  ha probabilmente condizionato l’accumulo dei metalli.  Nello specifico nei sedimenti della zona nord dell’Isola di San Pietro sono state trovate concentrazioni di:  Rame, Zinco, Arsenico, Cromo, Nichel, Vanadio, Alluminio, Ferro, Cadmio,Piombo Mercurio, Antimonio, Manganese. Come è noto i metalli pesanti sono tossici e cancerogeni.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Oltre ai metalli pesanti  nei sedimenti sono stati riscontrati anche gli Idrocarburi Policiclici Aromatici, noti come IPA, e anche in questo caso lo studio mostra dei valori anormali.

Valori di IPA alti, anche se inferiori ai  limiti di legge,  sono stati riscontrati a Calasetta, mentre tracce , sono state  riscontrate anche alla Punta . Gli IPA sono considerati  agenti cancerogeni e mutageni cioè causano delle mutazioni o delle alterazioni al DNA.

Nei vari punti inoltre è stata  individuata  la “biocenosi a foraminiferi bentonici” ed è stato riscontrato che, sia a Calasetta che a Carloforte (Tonnare), si  denotano  “situazioni di stress ambientale”. Addirittura la “biocenosi in queste stazioni risulta quasi assente con pochissimi individui vivi (colorati) e bassi valori di densità faunistica, soprattutto nel campione di Carloforte, dove questo indice è pari a 0,06 individui per grammo di sedimento secco”.

Lo studio rivela che ciò può essere dovuto ad “un’ influenza esercitata dalla batimetria e dalle caratteristiche granulometriche del sedimento nella distribuzione della biocenosi”.  Anche se ovviamente non possono essere esclusi altri fattori come quello antropico.

Inoltre sono stati effettuati  dei test eco-tossicologici sulle larve d’ostrica con lo scopo di disporre una cartografia completa della tossicità dei sedimenti. Con un procedimento tecnico, vengono determinate le percentuali di anomalie di sviluppo larvale,  e anche in questo caso lo studio rivela che la  zona  presenta dei sedimenti tossici sia in prossimità del porto industriale di Portovesme (Portoscuso) che nei  porti di Portoscuso, Carloforte e Calasetta dove sono state riscontrate la massima contaminazione con il 100% di anomalie larvali . Analisi con questo metodo sono state fatte anche alla Punta e all’Isola Piana e anche in quei casi   risulta una significativa tossicità. Tra tutta la Sardegna la nostra zona insieme a quella di Cagliari,  e Porto Torres risultano le zone in cui sono state riscontrate le più alte contaminazioni .Lo studio ricorda come le microfaune sono utili per individuare  aree che necessitano di risanamento, tutela e protezione.

Portoscuso, Guroneddu-Capo Altano, corso d’acqua alterato

Queste analisi seguono altre rese note negli ultimi anni e non  fanno altro che delineare un quadro  critico della salubrità del nostro mare, ricordiamo che nel 2009 e nel 2011  sia  Matzaccara che a Boe Cerbus nei granchi,  nelle vongole e nelle  arselle fu trovato  piombo e si  decise di vietarne  la raccolta. Inoltre   le analisi effettuate sul mare intorno all’isola di San Pietro, dall’Università di Cagliari nel 2009, dirette dal Professor Marco Schintu  rilevarono,  in varie specie di alghe concentrazioni di metalli pesanti quali Cadmio, Piombo, Zinco e Rame.

Lo studio ricorda che la contaminazione da Metalli Pesanti ed IPA in questo tratto di mare “è legata sia alla geochimica della zona che alla presenza del  polo industriale” che include  produzioni di piombo, cadmio, zinco (Portovesme srl),  energia elettrica a carbone/biomasse dell’Enel, produzioni di alluminio in dismissione (Alcoa) e sulla costa la gigantesca  discarica dei fanghi rossi (Eurallumina)  che sta sprofondando nelle falde acquifere e il mare.

I cittadini continuano a subire una situazione che è sempre più drammatica infatti queste sostanze si bioaccumulano nell’organismo, costituendo un rischio non solo cancerogeno, ma anche genotossico. Metalli Pesanti e IPA  possono passare al resto dell’  ecossistema marino, e quindi potrebbe innescarsi il passaggio da un organismo all’altro cioè  il fenomeno della “biomagnificazione” che va ad affiancarsi a quello della  bioaccumulazione. E’ scontato ricordare che questi gravi episodi di inquinamento oltre  a mettere a rischio la salute degli animali e del mare, compromettendo il delicato ecosistema, causano un rischio sanitario per tutti i cittadini. Episodi che contribuiscono a danneggiare ulteriormente l’ambiente e la salute di chi vive su questo  territorio.

Carloforte, corso d’acqua con “schiuma”

Chiediamo alle autorità competenti di avviare immediate verifiche e che Arpas e  Asl avviino immediatamente indagini  più approfondite.    Cosa aspettano le Amministrazioni comunali, Provinciali e gli Regionali a dare risposte urgenti,  prendere immediati provvedimenti mettendo in atto politiche di bonifica e riconversione?

Comitato Carlofortini Preoccupati e Tabarchin Pau Ben in Cumun

(foto per conto GrIG, T.C., S.D, archivio GrIG)

  1. icittadiniprimaditutto
    novembre 19, 2012 alle 7:53 am

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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  2. novembre 25, 2012 alle 3:50 PM

    Gli effetti deleteri dei metalli pesanti sulla salute sono stati ampiamente studiati ma, in medicina, se ne sottovaluta l’importanza come causa primaria di patologie nervose, degenerative e tumorali: inoltre la loro rimozione dall’organismo non è agevole e deve essere accompagnata da politiche volte a ridurre l’esposizione della popolazione a tali sostanze al pari di altri inquinanti.

  3. febbraio 1, 2013 alle 2:49 PM

    da L’Unione Sarda, 1 febbraio 2013
    Portovesme, il progetto. Falda inquinata, ecco come ripulire l’acqua: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/68440_Falda_inquinata_ecco_come_ripulire_lacqua.pdf

  4. settembre 4, 2017 alle 2:48 PM

    inquinamento a mare, in Toscana.

    da Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2017
    Solvay, pesci morti lungo le Spiagge Bianche della Toscana: la procura indaga sugli sversamenti di ammoniaca.
    Il 29 agosto, forse le quantità sversate sono state superiori ai limiti consentiti a causa di un malfunzionamento. I rilevamenti dell’Arpat dovranno stabilire con certezza le cause di morte degli animali, ma i primi campionamenti mostrano livelli di ammoniaca “superiori a quelle riscontrate durante i monitoraggi routinari”. Si fa strada l’ipotesi di un divieto di balneazione esteso a tutta la spiaggia dove la sabbia è candida per il carbonato di calcio scaricato dalla sodiera più grande d’Europa. L’azienda: “Mai smentito possibili correlazioni. Stiamo collaborando con Arpat per verificare la situazione e dare le spiegazioni necessarie. (Veronica Ulivieri): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/03/solvay-pesci-morti-lungo-le-spiagge-bianche-della-toscana-la-procura-indaga-sugli-sversamenti-di-ammoniaca/3831764/

  5. Vittorio Bica
    ottobre 16, 2021 alle 1:01 PM

    Gentili Redattori,
    come ho dovuto amaramente constatare molte altre volte, vengono fatte attività di ricerca sociale, tecnica e scientifica, spesso con partenariati transnazionali, finanziate con fondi pubblici regionali, nazionali ed europei, se ne pubblicano i documenti di progetto e i risultati in siti web, ma poi questi ultimi – come purtroppo quelli riguardanti la programmazione – finiscono malamente aggiornati e rimaneggiati con la perdita di informazioni e documenti, o abbandonati scompaiono del tutto, o peggio; come è avvenuto proprio per il sito del progetto MOMAR, *andato a puttane*, letteralmente. Il dominio intestato al progetto è infatti oggi occupato da un portale in lingua cinese che diffonde materiale pornografico.

    Vogliate pertanto disattivare ogni ink che nel vostro testo rimanda al dominio una volta intestato al progetto MOMAR.

    Informo, tuttavia, che un mirror di un sito web originale è spesso raggiungibile attraverso Wayback Machine di Internet Archive, ed è questo fortunatamente uno dei casi.
    Il rapporto “Le metodologie di Monitoraggio dell’Ambiente Marino” è consultabile pure sulla piattaforma Yumpu.

    Cordialità.

    • ottobre 16, 2021 alle 1:26 PM

      grazie per la segnalazione, abbiamo provveduto alla disattivazione.

      • Vittorio Bica
        ottobre 16, 2021 alle 1:58 PM

        Prego, è anche per mia utilità avendo necessità di condividere l’articolo. Avviso che è rimasto ancora un link attivo ed è l’àncora nel testo «… qui il *report* completo “Le metodologie di Monitoraggio dell’Ambiente Marino” …»

      • ottobre 16, 2021 alle 6:45 PM

        grazie, fatto.

  6. Vittorio Bica
    ottobre 16, 2021 alle 2:02 PM

    Scusate, un’altra bonifica necessaria nel testo «… Istituti di ricerca quali *partners*…»

    Grazie per l’attenzione e rinnovate cordialità.

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