Il Governo tace, ma la Commissione europea da mesi ha pesantemente criticato la proposta di riforma della caccia.
Il Governo Meloni tace, però fin dal dicembre 2025 la Commissione europea ha preso una netta e decisa posizione contro il disegno di legge “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” (disegno di legge n. 1552) a iniziativa dei senatori Malan, Romeo, Gasparri, Salviti, in sostituzione dell’attuale legge n. 157/1992 e s.m.i.
La Direzione Generale dell’Ambiente della Commissione Europea ha scritto il 18 dicembre 2025 una dura nota indirizzata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, esprimendo serie preoccupazioni riguardo alla proposta di riforma della legge sulla caccia: la Commissione avverte che diverse disposizioni contenute nel testo potrebbero violare le Direttive “Uccelli” e “Habitat“, rischiando di aprire nuove procedure di infrazione.
Il primo punto critico riguarda l’estensione dell’attività venatoria nelle aziende agrituristico-venatorie oltre il termine della stagione ordinaria. Secondo la Commissione, questa norma non garantisce la protezione degli animali selvatici durante i delicati periodi di riproduzione, migrazione e ibernazione, poiché è tecnicamente difficile distinguere sul campo i capi allevati in cattività da quelli selvatici appartenenti alle stesse specie protette.
In secondo luogo, la Commissione contesta la proposta di eliminare il limite temporale per i calendari venatori regionali, che attualmente non possono superare i primi dieci giorni di febbraio. Il disegno di legge n. 1552 permetterebbe alle Regioni di autorizzare la caccia in periodi ancora più avanzati, potenzialmente sovrapponendosi alla stagione riproduttiva degli uccelli migratori. Inoltre, preoccupa il fatto che il parere scientifico dell’ISPRA passerebbe da vincolante a puramente consultivo, indebolendo il rigore tecnico necessario per la tutela della fauna.
Un altro aspetto problematico è l’introduzione di dispositivi optoelettronici e ottici per la caccia di selezione agli ungulati. La normativa europea vieta esplicitamente l’uso di visori notturni elettronici per specie come il camoscio, definendoli mezzi non selettivi che possono causare un disturbo eccessivo o la scomparsa delle popolazioni locali.
Infine, la Commissione solleva dubbi sulla nuova regolamentazione dei richiami vivi. Il disegno di legge eliminerebbe il limite massimo di uccelli da richiamo provenienti da allevamento e delegherebbe alle Regioni la gestione dei sistemi di identificazione tramite anelli digitali. Questa scelta è ritenuta in contrasto con gli impegni assunti dall’Italia nel Piano d’azione nazionale contro il bracconaggio del 2017, mai pienamente attuato, e rischierebbe di favorire il commercio illegale di volatili selvatici catturati abusivamente e spacciati per animali d’allevamento.
Come ben noto, decine e decine di associazioni ambientaliste e animaliste avversano da tempo questa follìa, in contrasto con la normativa comunitaria (sono già aperte diverse procedura d’infrazione) e con il semplice buon senso.
Vista la programmazione dei lavori parlamentari (l’esame è in commissione), la preoccupazione del Governo Meloni, in particolar modo del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (F.D.I.), e della maggioranza che lo sostiene in questo difficilissimo momento storico sembra proprio quella ampliare tempi e modalità di caccia, nonché specie cacciabili, solo per il puro divertimento e interesse di una minoranza lobbistica.
Fa il degno paio la proposta di legge regionale sarda presentata nell’ottobre 2025 dal gruppo consiliare di Fratelli d’Italia (F.D.I.) per l’ampliamento delle ipotesi di caccia (ambito di caccia unico esteso all’intera Isola, ampliamento delle specie cacciabili al Daino, alla Tortora dal collare orientale, al Piccione, allo Storno, ampliamento della stagione venatoria).
Tuttora assente anche una sola parola sulla sicurezza pubblica minata dagli innumerevoli incidenti di caccia che ogni anno provocano decine e decine di morti e feriti, nemmeno una sillaba sulla responsabilità venatoria delle immissioni illegali di Cinghiali e dei conseguenti danni all’ambiente e all’agricoltura.
Siamo in tempi di pesantissima crisi internazionale, con più fronti di guerra aperti, con difficili scenari economici e una crisi energetica galoppante, eppure il tentativo è sempre quello, vergognosamente fuori luogo e patetico, di approvare quanto prima i contenuti della deregulation venatoria.
A questo punto, per elementare chiarezza, cambino nome: da Fratelli d’Italia (F.D.I.) a Fratelli di Doppietta, visto che sta così a cuore.
I problemi realmente importanti per l’Italia e per gli Italiani sono altri. Magari se ne accorgessero…
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)







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