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La prima operazione fondamentale per la transizione ecologica? Incrementare boschi e foreste.


Papua Nuova Guinea, foresta tropicale

La causa principale dei cambiamenti climatici è l’effetto serra. Alcuni gas presenti nell’atmosfera terrestre agiscono un po’ come il vetro di una serra: catturano il calore del sole impedendogli di ritornare nello spazio e provocando il riscaldamento globale” (Commissione europea, cause dei cambiamenti climatici, 2021).

L’anidride carbonica (CO2) è uno dei principali gas che danno vita all’effetto serra e la sua concentrazione in atmosfera dipende fortemente dalle attività antropiche.

Cambogia, taglio foresta pluviale

La capacità di un albero ad alto fusto di assorbire l’anidride carbonica (CO2) può variare in ragione del luogo dove l’albero vive, della specie arborea e dei fattori di stress che può subire, tuttavia è sempre notevole.

Si stima che, in clima temperato e in città (un contesto di stress ambientali più elevati rispetto a un contesto naturale), l’albero possa mediamente assorbire tra i 10 ed i 30 kg di CO2 all’anno, entro un ciclo di accrescimento in cui l’albero raggiunge la sua maturità in un range temporale mediamente compreso tra i 20 ed i 40 anni.

In un contesto naturale (quindi con stress ambientali inferiori), in clima temperato, l’albero può assorbire fra i 20 e gli oltre 50 kg di CO2 all’anno, in un range temporale mediamente compreso tra i 20 ed oltre i 30 anni.

La decisione presa nella recente riunione del G20 a Roma di piantare mille miliardi di alberi entro il 2030 su tutta la Terra, con particolare attenzione agli “ecosistemi più degradati del pianeta”, è sicuramente positiva, sebbene non possa sostituire il necessario taglio delle emissioni di gas serra.

Può, però, contribuire enormemente al contrasto ai cambiamenti climatici.

Ecco perché boschi e foreste vanno incrementati: gli alberi vanno piantati, non tagliati.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

Sardegna, foresta mediterranea di S’Acqua Callenti (Castiadas)

A.N.S.A., 2 novembre 2021

Ogni anno tagliati 10 milioni ettari di foreste.

Assorbono la Co2. La deforestazione cresce in Africa e AmLat.

Ogni anno nel mondo spariscono in media 10 milioni di ettari di foreste.

Il dato sulla deforestazione globale è fornito dalla Fao, l’agenzia dell’Onu per l’agricoltura. La media di 10 milioni di ettari all’anno riguarda gli anni dal 2015 al 2020. Nei cinque anni precedenti, il ritmo della deforestazione era stato ancora maggiore, di 12 milioni di ettari all’anno.

un pessimo esempio di taglio esteso di una Lecceta, su suoli sottili

Ma le foreste sono un grande polmone per la nostra atmofera. Lo sono perchè assorbono Co2 ma, a dire il vero, anche il sottobosco e i rami caduti intrappolano l’anidride carbonica togliendola dall’atmosfera. Non tutte le specie sono uguali ma, secondo alcune stime un albero può arrivare ad assorbire tra i 10 e i 30 chilogrammi di Co2 l’anno se cresce in città e tra i 20 e i 50 chilogrammi l’anno se cresce in un contesto naturale. Ecco perchè sono uno strumento per abbattere i gas serra che provocano il riscaldamento terrestre.

Secondo la Fao, sul nostro pianeta ci sono oggi 4,06 miliardi di ettari di foreste, pari a 0,52 ettari a persona.

Quasi un terzo della superficie terrestre mondiale è coperto da foreste, che forniscono una serie di materiali, servizi, bellezza naturale e sostengono milioni di mezzi di sussistenza.

La deforestazione però non è omogenea nel mondo: negli ultimi dieci anni la superficie forestale è aumentata in Asia, Oceania ed Europa, mentre il tasso più alto di deforestazione netta è stato registrato in Africa, seguita dal Sud America.

Romania, Carpazi, foresta tagliata e depredata (foto Balcani e Caucaso)

Le foreste primarie coprono oggi circa 1,11 miliardi di ettari. Circa il 30% di tutte le foreste è utilizzato principalmente per la realizzazione di prodotti in legno e non.

Per fortuna, registra la Fao, la quota di foreste destinate principalmente alla tutela del suolo e delle acque è in aumento.

La maggior parte delle superfici forestali – il 93% del totale – è costituita da foreste che si rigenerano naturalmente, mentre il resto è piantato. Le riserve totali di carbonio forestale però stanno diminuendo, a causa della riduzione della superficie forestale.

Una delle aree più colpite è l’Amazzonia. Secondo l’ong Imazon (Istituto dell’uomo e dell’ambiente), tra agosto 2020 e luglio di quest’anno sono andati distrutti 10.476 km quadrati, un’area piu’ grande del 57% rispetto all’anno precedente e la piu’ grande dal 2012.

Brasile, foreste tropicali, stato di conservazione e di deforestazione (aprile 2015, da Imazon)

(foto A.N.S.A., da Imazon, da Balcani e Caucaso, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. Porico
    novembre 10, 2021 alle 1:38 PM

    Da una parte si assiste al grande show dei potenti che predicano e pontificano sulla necessità un nuovo modello ecologico mondiale ,dall’altra gli stessi , agiscono per mettere Bolsonaro a governare il Brasile. E questo ,per poter saccheggiare il polmone verde del mondo.

  2. Marina Carli
    novembre 10, 2021 alle 2:24 PM

    Molto interessante, grazie. Quando poi autorizzano l’abbattimento dei boschi sui crinali appenninici, in cambio di un piccolo “obolo” che poi non si sa neanche dove va a finire, per permettere l’istallazione di enormi pale eoliche che dovrebbero produrre “energia cosidetta rinnovabile” è il paradosso!!!

  3. novembre 21, 2021 alle 7:51 PM

    A.N.S.A., 21 novembre 2021
    Giornata degli alberi: +1% la copertura forestale in Italia dal 2015.
    Ami, passata dal 30,8% al 31,7% del territorio: https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2021/11/19/giornata-alberi-1-copertura-forestale-in-italia-dal-2015_c81daeff-065f-4b09-8a22-b04702547f8d.html

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