Aumentano gli alberi, diminuiscono boschi e foreste.


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Brasile, Amazzonia

Una ricerca dell’Università degli Studi del Maryland pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature afferma che dal 1982 al 2015 la superficie della Terra coperta da alberi sarebbe aumentata del 7,1%.

Ben 2,24 milioni di chilometri quadrati in più.

Tutto questo è molto bello, ma le cose, in realtà, sono un po’ più complesse.

Le piantagioni di Palme da olio e le forestazioni produttive non sono boschi e foreste, anzi spesso si sostituiscono a veri boschi e foreste.

Cambogia, taglio foreste

Cambogia, taglio foreste

Lo denuncia a chiare lettere la F.A.O., con il rapporto sullo Stato delle Foreste nel Mondo 2018.

Boschi e foreste, che, fra l’altro forniscono “cibo, reddito e diversità nutrizionale, i pilastri della vita umana …  per circa 250 milioni di persone”, sono fondamentali per la Terra.

L’olio di palma no.

Crescono i tagli delle foreste tropicali ed è un disastro per la Terra e i suoi abitanti, compresi i ricercatori del Maryland.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Malesia, Sabah, piantagione di palma da olio in area deforestata

Malesia, Sabah, piantagione di palma da olio in area deforestata

A.N.S.A., 16 agosto 2018

Superficie alberata nel mondo cresciuta del 7,1% dal 1982.   Ricerca, cali in zone tropicali superati da aumento in temperate.

ROMA – Dal 1982 al 2016 la superficie mondiale coperta da alberi è aumentata del 7,1%: +2,24 milioni di km quadrati, un’area pari a Texas ed Alaska messi insieme. La deforestazione nelle aree tropicali è stata compensata e superata dall’ampliamento delle foreste nei paesi temperati di America, Europa e Asia (dovuta all’abbandono delle colture), dalla crescita di alberi nelle zone polari (a causa del riscaldamento globale), e dai piani di riforestazione in Cina.
Lo sostiene uno studio dell’Università del Maryland, basato su foto satellitari e pubblicato dalla rivista Nature.
La copertura mondiale di alberi, nei 35 anni dal 1982 al 2016, secondo la ricerca è aumentata da 31 a 33 milioni di km quadrati. L’aumento maggiore si è verificato nelle foreste temperate continentali (+726.000 km quadrati), foreste boreali di conifere (+463.000 km2), foreste umide subtropicali (+280.000 km2), Russia (+790.000 km2), Cina (+324.000 km2) e Usa (+301.000 km2).
Le zone tropicali nello stesso periodo hanno subito le perdite di alberi maggiori: le foreste umide tropicali (-373.000 km2), le foreste pluviali tropicali (-332.000 km2) e le foreste secche tropicali (-184.000 km2). Il Brasile è il paese che ha perso più superficie alberata, -399.000 km2, più della perdita di Canada, Russia, Argentina e Paraguay messi assieme.
I ricercatori del Maryland osservano che i loro dati apparentemente contraddicono quelli della Fao, che parla di una perdita netta di foreste dal 1990 al 2015. Gli studiosi spiegano che l’agenzia alimentare dell’Onu prende in considerazione le foreste, mentre loro valutano la copertura di alberi. Le piantagioni di olio di palma o di alberi da legna per la Fao sono deforestazione, per la ricerca del Maryland sono sempre alberi.

 

Brasile, foreste tropicali, stato di conservazione e di deforestazione (aprile 2015, da Imazon)

Brasile, foreste tropicali, stato di conservazione e di deforestazione (aprile 2015, da Imazon)

 

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

 

Foresta demaniale di Bocca Serriola, riconversione a ceduo di bosco ad alto fusto

Foresta demaniale di Bocca Serriola, riconversione a ceduo di bosco ad alto fusto

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

(foto da Wikipedia, F.A., A.L.C., S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    agosto 20, 2018 alle 11:25 am

    Quindi piu’ alberi ma meno vari fra loro e molti di essi in monocoltura come nelle piantagioni di palma da olio o di tek. Chissa’ se anche gli alberi di caffe’ sono stati messi in quel 7.1% in piu’.
    Un vero disastro per la biodiversita’.
    Tuttavia ho letto da piu’ parti che la palma da olio non e’ la scelta peggiore perche’ e’ la specie che da il rendimento piu’ alto fra tutte: se si dovesse produrre la stessa quantita’ di olio ci sarebbe bisogno di molta piu’ superficie. Io opino che pero’ e’ meglio il doppio della superficie e coltivare girasole in aree gia’ disboscate in regioni temperate e subtropicali che invece disboscare la meta’ della superficie necessaria pero’ in aree coperte da preziosissime foreste pluviali che il piu’ delle volte sono anche foreste vergini!
    Il problema a monte di tutto ovviamente e’ l’eccesso di popolazione dovuta agli aiuti per lo sviluppo e alimentari e medici elargiti senza porre come condizione la riduzione delle nascite.
    Risultato? La popolazione mondiale che gia’ adesso con “soli” 7 miliardi di persone sta creando cotanti disastri ambientali, e’ ancora in aumento soprattutto nei paesi tropicali dove sono situate le foreste piu’ ricche di biodiversita’. 11 miliardi a fine secolo, principalmente in Africa.
    Ecco il motivo per cui ho deciso con rammarico di non inviare piu’ soldi ad alcuna organizzazione che invii denaro senza la condizione di cui sopra.

    • M.A.
      agosto 20, 2018 alle 12:17 pm

      Confermo. Il problema di fondo dell’olio di palma e di tipo ecologico, sull’incidenza delle piantagioni sulla biodiversità e la perdita di ecosistemi. Poichè i cervelli degli occidentali sono totalmente comandati dagli stomaci, si è cercato indirettamente di sensibilizzare l’opinione pubblica con il terrorismo alimentare in versione salutistica. L’olio di palma è ricco di acidi grassi saturi mentre è carente di acidi grassi mono e polinsaturi, il che gli conferisce importanti proprietà quali resistenza ad elevate temperature, nei processi tecnologici per la produzione di prodotti da forno. Ha la capacità di rendere il prodotto friabile. Capacità nettamente superiori all’olio di girasole. La dura e cruda verità è questa. Che poi l’abuso di acidi grassi saturi faccia male per patologie cardiovascolari non ci piove, ma in questa società frenetica, quanti rinuncerebbero alla brioche, ai vari Kinder o alla stessa Nutella? poche mamme hanno il tempo materiale di preparare il vecchio e più salutare Pan di Spagna per fare colazione al mattino. In tanti ci commuoviamo nel vedere gli Orango sfrattati dai propri ecosistemi, ma l’indomani mattina siamo di nuovo al bar a fare colazione con la Brioche. Ed hai ragione, in termini di resa le altre coltivazioni oltre ad avere caratteristiche diverse che rendono l’olio meno duttile dal punto di vista prettamente tecnologico, avrebbero impatti ancora più devastanti.
      L’olio di palma è uno. Ma si può parlare della quinoa ad esempio e di come l’enorme richiesta di questi ultimi tempi del mondo occidentale, in virtù delle nostre mode alimentari, abbia causato un rincaro dei prezzi anche per i peruviani di cui ne fanno il piatto principale per la biodisponibilità dei carboidrati.
      Sul Web in queste ultime ore stanno circolando post e notizie, su degli ipotetici divieti imposti dalla Regione Sardegna il 2 Agosto sull’allevamento a conduzione familiare del maiale. Pare, e chiedo conferma al GRIG, che sarà vietato per tutti la produzione di maialetti, ma sarà consentito l’acquisto di un magrone da allevamenti certificati, il classico porchettone, che potrà essere macellato nell’arco di un anno dall’acquisto, ma sarà vietato l’accoppiamento o l’acquisto di scrofe pregne. Chi vuole il maialetto dovrà andare in macelleria. Il tutto bypassato con il pretesto della PSA. Se la lotta al pascolo brado ha un senso anche dal punto di vista scientifico, il divieto di prodursi maialetti per l’autoconsumo no, specialmente nei confronti di tutti coloro che sono in regola e che hanno creato strutture apposite. L’autoconsumo oltre ad essere un aiuto al reddito, ha sfamato molte famiglie in tempi passati ma anche recenti. Tutto ciò a mio parare, nasce a causa di ideali (dunque politica) MALATI. In ottica di un progressismo malsano si reputa una società progredita quando i suoi partecipanti sono benestanti e vanno puliti e profumati in macelleria con il portafoglio pieno, piuttosto che in pantaloni di velluto e scarponi nella porcilaia. Una società industrializzata incentrata sul consumismo, è ritenuta progredita e più civile rispetto ad una società rurale come la nostra. Il renderci acquirenti o compratori, significa renderci schiavi del sistema. Consumatori in grado di essere ricattati dai rincari delle derrate. Oggi ai maialetti, poi ai polli etc etc. A quando gli orti? E’ questo il più grande cancro dell’umanità a mio avviso, non l’aumento della popolazione mondiale. Non dare a tutti la possibilità di pensare alla propria sussistenza, ma di schiavizzarci in ottica di ideali progressisti malsani che lentamente in tutti i campi ci stanno uccidendo. Ci stiamo auto-consumando.

      • Riccardo Pusceddu
        agosto 20, 2018 alle 3:18 pm

        Prendo per buono quello che riporti sull’olio di palma, sul quale sembri essere un’esperto.
        Il punto e’ che l’olio di palma lo consumano anche nel terzo mondo, non solo in Occidente. E siccome noi occidentali siamo relativamente pochi (e in calo costante) anche se abbiamo abitudini alimentari senz’altro sbagliate dal punto di vista medico e a volte anche dal punto di vista etico per via di un’eccesso di cosiddetto “progressismo”, ne consegue che il danno maggiore proviene dal consumo di olio di palma nel terzo mondo. E non solo olio di palma ma un sempre piu’ vasto assortimento di generi di consumo.
        Noi occidentali abbiamo in media un impatto sull’ambiente pro capite molto piu’ elevato (i peggiori sono gli americani, come tutti sanno) ma siccome siamo pochi… non potremmo neanche volendo, fare piu’ danni di adesso. Certo non tengo conto dell’aumento della popolazione in Europa e in America e Australia e ovunque nel mondo ci sia una popolazione di origine europea, aumento dovuto esclusivamente all’afflusso di migranti dal terzo mondo e successivamente alla loro inclinazione a fare oltre 2 figli a donna.
        Quindi secondo me il problema dei problemi, quello a cui tutti gli altri problemi si rendono insolubili o di difficile soluzione, e’ quello di una popolazione in crescita in posti dove invece dovrebbe essere stabile se non fosse per gli aiuti incondizionati occidentali e adesso anche Cinesi.
        Per quanto riguarda l’essere schiavo del sistema, dipende dal sistema. Se il sistema e’ “sano” allora costringere la gente a farne parte e’ quasi un’imperativo morale. Il problema adesso e’ che il sistema in cui viviamo e ben lungi dall’essere tale. L’esempio dei maialetti e’ solo uno dei tanti, e neanche il piu’ importante fra di essi. Altre volte invece e’ l’assenza di sistema ad essere deleterio. Per esempio il fatto che nonostante la tecnologia lo consenta, la maggiorparte delle abitazioni, anche in Occidente, sono ancora concepite sul vetero disegno di evitare il consumo di energia, quando invece se progettate opportunamente potrebbero addirittura produrne di propria!
        La lista di cose sbagliate nel modo odierno e’ interminabile.
        Purtroppo non penso che la nostra specie abbia la necessaria longimiranza per evitare la prossima catastrofe maltusiana che stavolta pero’ verra’ causata principalmente da noi piuttosto che da fattori esterni e coinvolgera’ l’intero ecosistema globale invece che restare circoscritta per la gran parte ai soli esseri umani.

      • M.A.
        agosto 20, 2018 alle 4:32 pm

        Il sistema è marcio fino al midollo, la povertà e le disparità tra le classi sociali in varie parti del mondo con le relative crisi economiche ne sono una conferma. Se come dici giustamente tu, io riuscissi ad avere una casa che produca energia, se al posto dell’automobile o del giardino con le rose, riuscissi a ricavare una striscia di terra in cortile dove coltivare due ortaggi, e se in linea con le prescrizioni sanitare, igieniche e il benessere animale piuttosto che dedicare anima e corpo al mio cane e al mio gatto umanizzandolo, perchè sostituiscono un figlio o un caro che non c’è più, ma investissi il mio tempo e qualche euro in manigme per due galline ed appendessi due gabbie con due conigli, così come faceva mio nonno, il sistema a lungo andare collassa. L’impronta ecologica degli occidentali, seppur in costante calo, tant’è che appare evidente che la nostra società sta invecchiando ed i giovani (la classe degli anni 80 e 90 ) hanno poche prospettive lavorative e di conseguenza non fanno figli è pesantissima. Anche lo svilupp tecnologico che pare del tutto esulare dai normali contesti naturali ha un impatto sull’ambiente. E’ clamorosa l’ingente richiesta di metalli preziosi per l’elettronica, e lo sfruttamento umano ed ambientale nei paesi del terzo mondo, vanno a sostituire la spasmodica ricerca di materie prime e di combustibili fossili, che dall’alba del colonialismo fino a qualche decennio fa abbiamo visto. Saremo 4 gatti, ma abbiamo un notevole impatto su questo pianeta. Se invece, cercassimo da smarcarci da questo sistema, in ottica progressista guardando al passato, ci proieteremo in un futuro ecosostenibile. Se imparassimo a rivalutare standard di vita, un pò più umili e umani, e non lavorassimo solo per farci una crocera o una vacanza ma dessimo un’altro valore alla nostra esistenza, faremo la cosa giusta. Se uscissimo dall’ottica del consumismo alimentare, energetico e tecnologico, creato per distruggere produrre e comprare, ma imparassimo a rispettare quello che ci passa tra le mani e ad aggiustare, piuttosto che buttare e ricomprare, ne gioverebbe il pianeta.

  2. V.
    agosto 20, 2018 alle 12:39 pm

    Un piccolo contributo lo si può dare utilizzando il motore di ricerca http://www.ecosia.org che devolve gran parte dei guadagni a progetti di forestazione in diverse aree della Terra. Funziona benissimo sia nel PC che nello smartphone e nasce da un’idea geniale, roscchiare quote dei guadagni miliardari dei giganti del web per destinarle a dare un piccolo contributo per provare a salvare la Terra.

    • Riccardo Pusceddu
      agosto 20, 2018 alle 3:21 pm

      Ho provato diverse volte quel motore ma non c’e’ paragone con google. Peccato perche’ l’idea era ottima. Forse dovrei usarlo sacrificando l’efficienza ma google e’ davvero nettamente superiore, non solo ad Ecosia ma a qualsiasi altro motore di ricerca o almeno fra quelli piu’ noti che ho provato finora.

      • V.
        agosto 23, 2018 alle 10:42 am

        Forse hai ragione se si tratta di un uso tecnico professionale, ma per un uso normale (negozi, ristoranti, giornali, fiori, frutti, fake news, uffici, mete turistiche, calciatori, Wikipedia, commercio elettronico, e via dicendo) ecosia funziona benissimo ed è bello vedere i progetti che realizzano 😊 la guerra per salvare il pianeta si gioca con ogni piccolo gesto quotidiano…

  3. agosto 20, 2018 alle 2:46 pm

    da La Stampa, 8 giugno 2018
    Olio di palma, via dai biscotti ma riappare nei motori.
    La revisione di una direttiva Ue potrebbe fermare il paradosso, ma sui risultati rimane l’incertezza. Un ruolo cruciale lo giocheranno Spagna e Italia, che fino a poco tempo fa erano i maggiori Paesi oppositori a uno stop e dopo le novità politiche degli ultimi giorni non hanno ancora preso posizione. (Veronica Ulivieri): http://www.lastampa.it/2018/06/08/scienza/olio-di-palma-via-dai-biscotti-ma-riappare-nei-motori-vpFVDxUWxiZbsfRJNsUirM/pagina.html

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