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Salvaguardia delle dune: il caso Porticciolo (Alghero).


dune

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Ecco la relazione-intervento presentata dalla prof.ssa Maria Antonietta Alivesi (GrIG Alghero) durante il convegno Gestione della fascia costiera sabbiosa – le spiagge, la posidonia, le dune svoltosi ad Alghero (29 giugno 2018), promosso da Legambiente nell’ambito delle iniziative connesse al programma di Goletta Verde.

Con l’avvertenza che Anchusa sardoa e Anchusa crispa appartengono allo stesso genus Anchusa, le immagini connesse alla relazione, indicate con i numeri in parentesi (), sono visibili in https://drive.google.com/drive/folders/1dQ4L4-Itoas4Q8qax3p1RHJiim4Zy9OO.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Alghero, Porticciolo, installazione chioschi e servizi balneari (giugno 2018)

Alghero, Porticciolo, posizionamento dei chioschi (giugno 2018)

Dune: il caso Porticciolo (Alghero).

L’habitat dunale è un ecosistema fragilissimo. Tale fragilità viene esaltata da azioni antropiche dirette e indirette. Le azioni dirette sono bel evidenti quando sono derivate da costruzioni, manufatti e infrastrutture per il turismo (1). Le azioni indirette sono causate dalla ripulitura delle spiagge per il turismo balneare (2).

Le dune sono tutelate dall’Europa, dallo Stato Italiano, dalla Regione Sardegna:

L’Europa
Il LIFE è uno strumento finanziario della UE che nasce nel 1992 per contribuire allo sviluppo, all’attuazione e all’aggiornamento della legislazione comunitaria nel settore dell’ambiente e, in particolare, per la conservazione della natura. I due strumenti legislativi di riferimento per la conservazione della natura sono la Direttiva 79/409/ CEE, nota come “Direttiva Uccelli”(dal 15 febbraio 2010 abrogata e sostituita dalla Direttiva 2009/147/CE (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32009L0147&from=IT , concernente la conservazione degli Uccelli) e la Direttiva 92/43/CEE (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31992L0043&from=IT ), nota come “Direttiva Habitat”. Queste due Direttive comunitarie contengono le indicazioni per conservare l’avifauna, gli habitat e le specie di interesse comunitario elencate in appositi allegati presenti nel territorio degli Stati Membri; in particolare negli Allegati I e II della Direttiva Habitat sono elencati anche specie ed habitat considerati prioritari, ovvero maggiormente minacciati. La Direttiva “Habitat” individua la Rete Natura 2000 composta da Siti di Importanza Comunitaria (SIC), designati per la presenza di specie e habitat elencate negli Allegati I e II e Zone di Protezione Speciale (ZPS) designate per la presenza di specie ornitiche ai sensi della Direttiva “Uccelli”.

Lo Stato Italiano

  • La legge 431 dell’8 agosto 1985 (legge Galasso) ha posto sotto tutela i più interessanti beni paesaggistici, ma anche altri beni ambientali (laghi, fiumi, ghiacciai), in attesa che le Regioni elaborino i “piani paesistici”.
  • Decreto legislativo 3 aprile 2006, n.52 – Norme in materia di ambiente (http://www.sintai.sinanet.apat.it/normativa/152_2006.pdf).
  • Ricordiamo che, in merito alla tutela dell’ambiente, esiste un articolo del Codice penale che punisce la distruzione delle bellezze naturali, in relazione all’ 9 della Costituzione, secondo il quale la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione»: in pratica, lo Stato si impegna a conservare e proteggere le bellezze naturali del paese e i suoi musei, le biblioteche, gli edifici di carattere storico e artistico. A questo scopo lavorano il Ministero per l’Ambiente e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
    In Italia si occupano della tutela dell’ambiente i seguenti enti:
  • Il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare;
  • l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale, creato nel 2008 a seguito della fusione dell’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici) con altri istituti (l’INFS sulla fauna selvatica e l’ICRAM sul mare);
  • il SINA(Sistema Informativo Nazionale Ambientale), che gestisce la Rete (SINAnet), di cui fanno parte:
  • PFR(Punti Focali Regionali), riferimento territoriale della Rete;
  • i 21 ARPA(Agenzie Regionali e Provinciali, chiamate “APPA” nelle sole province autonome di Trento e Bolzano), nate con legge n. 61 del 1994, aventi funzioni di controllo e di supporto tecnico, scientifico, giuridico e analitico a favore delle amministrazioni pubbliche.

La Regione Sardegna

  • Ordinanza di balneazione
  • Linee guida per la predisposizione del Piano di Utilizzo dei Litorali
  • Procedura di VIA alla quale devono essere sottoposti determinati progetti pubblici e privati al fine di accertare la compatibilità ambientale mediante la valutazione degli effetti da essi indotti sull’ambiente, intendendo questo come un sistema complesso delle risorse naturali, antropiche e delle loro interazioni.

Tutela delle dune ad Alghero

Cosa fa il Comune di Alghero: ha recepito l’Ordinanza Balneare 2018 (Disciplina delle Attività Esercitabili sul Demanio Marittimo – Assessorato Enti locali, finanze e urbanistica – Direzione generale enti locali e finanze – Servizio centrale demanio e patrimonio)? E nella fattispecie fa rispettare l’articolo 3 comma g?

Tre esempi: Maria Pia (3), Mugoni (4), Porticciolo (5).

Maria Pia
I chioschi sono posizionati vicinissimi alle Dune, mentre una pianta alloctona, il Carpobrotus detto volgarmente fico degli Ottentotti, sta soffocando i ginepri delle dune (6-7-8-9).

Mugoni

Le dune di Mugoni sono importantissime per la presenza di un endemismo unico al mondo. Si tratta di una borraginacea l’Anchusa sardoa (Illario) Selvi et Bigazzi.

L’Anchusa sardoa è inserita nella lista rossa delle International Union for Conservation of Nature con massimo rischio di estinzione (CR) http://www.iucn.it/pdf/Comitato_IUCN_Lista_Rossa_della_flora_italiana_policy_species.pdf .

Tratto da “INFORMATORE BOTANICO ITALIANO, 40 SUPPL. 1, 2008 Flora da conservare: implementazione delle categorie e dei criteri IUCN (2001) per la redazione di nuove Liste Rosse”…… Tipo corologico e areale globale. Endemica puntiforme esclusiva della Baia di Porto Conte (Alghero, Sassari), dove attualmente occupa poco più di 2 Km di tratto costiero.

 Minacce.

Minaccia 1.4.3: Habitat loss/degradation (human induced), infrastructure development, tourism/recreation. Negli anni 2005-2006 è stato documentato l’impatto diretto sulla popolazione causato dalla costruzione di strutture turistiche sulla duna. In particolare, nella primavera-estate 2005, la costruzione di un chiosco con mezzi meccanici ha comportato la scomparsa di circa il 20% della popolazione adulta.

Minaccia 1.5: Habitat loss/degradation (human induced), invasive alien species (directly impacting habitat). La specie è minacciata dai rimboschimenti delle dune con Pinus pinea. Uno studio realizzato nel 2006 ha evidenziato un effetto significativo dei rimboschimenti, che influiscono negativamente sulla copertura totale, sulla densità di adulti e giovani e sulla produzione di semi (FARRIS, FILIGHEDDU, 2006).

Minaccia 10.1: Human disturbance, recreation/tourism. La minaccia più grave per A. sardoa è attualmente il calpestio causato dalla presenza turistica nella baia di Porto Conte tra maggio e settembre. Uno studio realizzato nel 2005 ha dimostrato che il turismo ha un effetto negativo sulla copertura totale, sulla densità di adulti e sulla produzione di semi (- 51,4%) (FARRIS et al., 2006).” https://www.academia.edu/3145359/Anchusa_sardoa_Illario_Selvi_et_Bigazzi

Grazie al progetto Camp oggi le dune lungo la spiaggia di Mugoni sono protette dal calpestio grazie ad una staccionata che corre parallela alla spiaggia; sono state posizionate, come servizio alla balneazione dei disabili, tre passerelle per l’ingresso in acqua oltre a un cordone di boe lungo la linea in cui l’acqua è profonda un metro e 60 centimetri, la cosidetta segnalazione della linea “acque sicure”. Tutto questo nel 2017, per il servizio alla balneazione si aspetta il riposizionamento per il 2018 (10-11-12).

C’è ancora molto da fare, soprattutto tra i concessionari di chioschi ristorante-bar che scambiano la duna per la pavimentazione dal loro spazio esterno (13-14-15).

Porticciolo: un caso giurisprudenziale.

Porticciolo è una cala isolata e questa solitudine ha permesso la salvaguardia di un ambiente ricco di peculiarità geologiche, paleontologiche e botaniche. C’è stata fino al 2010 una linea di rispetto non detta tra paesaggio e la sua fruizione a vantaggio dell’habitat dunale e un arenile benevolo per il relax dei fruitori, il più delle volte usato come stazione di partenza per la pratica dello snorkeling, insomma, un paradiso per gli amanti del bello che prevede un piccolo sacrificio per essere raggiunto visto il percorso, un pochino accidentato nel finale, per raggiungere la meta e, per questa peculiarità, mai affollato (16-17-18).

Dal 2011 ad oggi l’ambiente di Porticciolo ha subito un attacco ingiustificato e disinvolto, che ha visto contrapposti il bene comune contro interessi speculativi mascherati da servizi alla balneazione.

L’art. 11 del Piano di Utilizzo dei Litorali prevede che “In assenza dei Piani d’utilizzo del litorale le amministrazioni comunali, sempre che le condizioni delle spiagge lo consentano, dovranno comunque garantire alle strutture ricettive (alberghi, villaggi turistici e campeggi) e sanitarie, collocate entro i 1000 metri dalla linea di battigia, ambiti sufficienti a fornire all’utenza ricettiva gli essenziali servizi di spiaggia finalizzati alla balneazione.

Le concessioni che si sono susseguite fino al 2017 hanno previsto 400 mq di stabilimento balneare sull’arenile, secondo il progetto presentato agli uffici comunali competenti, ma nella realtà quasi 200 mq hanno riguardato l’occupazione della duna con manufatti in legno. Da quest’anno, 2018, i mq sono 600, ed in aggiunta si è scavato, sulla duna, un canale con una sezione 60 cm X 50 cm per una lunghezza che va dal camping allo stabilimento per portare alla struttura balneare acqua, luce, fogna e telefono (19-20-21-22-23-24-25-26). Dal 2014 il GrIG ha regolarmente denunciato, opponendosi a questo stato di cose, interessando anche la magistratura.

Nonostante parte della struttura sia di fatto contrastante con le esigenze di tutela, come confermato dalle determinazioni dirigenziali del 2015 e del 2016 (27-28), a causa delle discutibili relazioni dello SVA (29-30) che hanno teso a stabilire la marginalità della vegetazione sulla duna, e soprattutto la non presenza di una pianta, l’Anchusa crispa, lo stabilimento viene costruito sistematicamente tutti gli anni.

Nella relazione del 2016 il funzionario si spinge oltre il vero nel momento in cui dichiara l’assenza dell’Anchusa crispa nella duna attenzionata dai chioschi visto il parere unanime di altri enti osservatori (Parco di Porto Conte, Corpo forestale, Dipartimento di Botanica dell’Università di Sassari): piccolo particolare, gli altri enti sono in totale disaccordo (31-32).

Grazie a questa relazione i gestori dello stabilimento vincono un ricorso al TAR che sancirà l’ineluttabile distruzione della duna ed estinzione dell’Anchusa crispa.

Il 2018 è l’epilogo di una morte annunciata: Porticciolo perde definitivamente la sua naturalità; un Sito di Interesse Comunitario grazie anche alla presenza dell’Anchusa crispa, un endemismo sardo-corso che purtroppo trova collocazione della lista rossa delle piante in via di estinzione (33) e un Parco incapace di salvaguardare questo prezioso ambiente.

Questo eccessivo carico antropico che conseguenze ha avuto sulla pianta? (34-35-36-37) L’Anchusa crispa non esiste più a Porticciolo.

Il compendio dunale è stato definitivamente stravolto (38-39-40).

Si ringraziano per questo delitto ambientale il Sindaco di Alghero, l’Assessore all’ambiente del comune di Alghero, il dirigente dell’edilizia privata del comune di Alghero, il Direttore e Presidente del Parco di Porto Conte, il funzionario dello SVA di Cagliari, il Direttore Generale della direzione generale della difesa dell’ambiente, l’Assessore regionale all’ambiente e i giudici del TAR Sardegna.

Maria Antonietta Alivesi

 

P.S. Mi ha fatto sorridere il contraddittorio alla relazione in cui si asseriva che:

  • le formichine erano l’unica causa della scomparsa dell’Anchusa crispa da Porticciolo;
  • la fossa settica sulla duna è necessaria perché altrimenti i bagnanti scelgono i cespugli per fare i loro bisogni;
  • l’ingombrante fossa settica è necessaria per l’efficacia del pompaggio delle acque nere a monte dello stabilimento.

 

costa-di-punta-cristallo

Alghero, costa di Punta Cristallo

(foto  M.A.A., S.D., archivio GrIG)

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  1. luca
    luglio 8, 2018 alle 8:25 pm

    Ciao, l’anno scorso sono stato in Sardegna e mi sono recato alla Spiaggia di Su Sirboni (Marina di Gairo) dove esiste un albergo chiuso da anni, che si è impadronito della spiaggia sottostante, spiaggia demaniale!!! mi chiedo, ma la legge non obbliga di lasciare il passaggio, anche solo pedonale, ma che ci sia la possibilità di raggiungere le spiagge. Grazie per quello che fatte. ciao

  2. Juri
    luglio 9, 2018 alle 11:29 pm

    Pieno apprezzamento per il lavoro di sacrosanta denuncia portato avanti dalla prof.ssa Alivesi, che inchioda i soggetti in teoria preposti alla tutela dei sistemi di spiaggia alle loro eclatanti responsabilità nel progressivo grave degrado degli ecosistemi costieri.
    La Sardegna è forse la regione del Mediterraneo che meno si preoccupa – nonostante una pressione antropica spesso del tutto insostenibile – di tutelare i delicati sistemi di spiaggia, tanto che le delimitazioni delle aree dunali sono ancora un’eccezione al contrario di quanto avviene in Corsica e Spagna (dove è la prassi o quasi) e anche in casi di clamorosa violazione delle norme poste a tutela delle dune (come nel caso de Il Porticciolo: le fotografie sono davvero eloquenti, con folli scavi in pieno sistema dunale, esattamente ciò che è tassativamente vietato fare) appare evidente come gli apparati regionali e comunali agiscano a tutela dello sfruttamento economico a discapito del (delicatissimo) ecosistema costiero.

  3. luglio 13, 2018 alle 2:46 pm

    al Lazzaretto.

    da La Nuova Sardegna, 11 luglio 2018
    Lazzaretto, il bar è abusivo: la Forestale mette i sigilli.
    Il chiosco sulla spiaggia era già stato messo sotto sequestro l’estate 2017. Il titolare della licenza avrebbe falsificato la Duap depositata in Comune. (Gian Mario Sias): http://www.lanuovasardegna.it/alghero/cronaca/2018/07/11/news/lazzaretto-il-bar-e-abusivo-la-forestale-mette-i-sigilli-1.17053076?ref=hfnsalea-1

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