In Sardegna l’acqua dà più da mangiare che da bere.


cascata Sette Fratelli

cascata Sette Fratelli

L’Acquedotto è un’opera ciclopica che, da quando esiste, ha dato molto più da mangiare che da bere, così scrisse Mario Missiroli, storico direttore de Il Corriere della Sera riprendendo un giudizio del grande meridionalista Gaetano Salvemini riguardo l’Acquedotto Pugliese, uno dei più grandi d’Europa.

In Sardegna la situazione non è molto diversa.

L’abbiamo denunciato pubblicamente in mille occasioni: in Sardegna la crisi idrica non dipende da  piogge e invasi non certo di scarso rilievo, sono altri i reali motivi della crisi idrica: il disastroso tasso di perdita delle reti e la perdurante assenza di connessioni fra gli invasi.

Cascata di Capo Nieddu

Cuglieri, Cascata di Capo Nieddu

Tutti quelli che han determinato la politica dell’acqua in Sardegna lo sanno da anni, ma i risultati latitano[1].

Agenia Consulting è una società di consulenza aziendale e ha condotto una due diligence su Abbanoa s.p.a., il gestore unico dell’acqua sarda, per conto dei cinque Istituti bancari che la sostengono sul piano finanziario.

Nel 2014 il 55% dell’acqua immessa in rete da Abbanoa s.p.a. è andata persa.   Ecco il vero motivo della crisi idrica in Sardegna.  Un motivo umano, molto umano.   Vuol dire che per un litro d’acqua che esce dal rubinetto ne sono stati immessi in rete più di due.

Negli ultimi tre anni la situazione non è cambiata significativamente.

Bene ha fatto – su sollecitazione degli amministratori locali del territorio interessato – la Giunta regionale a evitare il rilascio a mare di milioni di metri cubi di acqua dall’invaso di Maccheronis: con una serie di accorgimenti può esser garantita la sicurezza in caso di eventi atmosferici eccezionali.

acqua gettata in mare dal bacino del Liscia (foto L'Unione Sarda)

acqua rilasciata a mare dall’invaso del Liscia​ (foto L’Unione Sarda, sett. 2017)

Ma si tratta, comunque, di un fatto secondario nel sistema della gestione dell’acqua in Sardegna.

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

La Sardegna ha 1.675.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (540 bacini medio/grandi per circa 13,35 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero Infrastrutture, 2007).

A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Eppure c’è chi, come l’on. Paolo Maninchedda (già in maggioranza con il centro-destra e con il centro-sinistra, ora indipendentista di lotta e di governo), già Assessore regionale dei lavori pubblici e aspirante futuro Presidente della Regione, non contento di aver fatto ripartire i lavori di quello scempio ambientale e finanziario rappresentato dalla diga di Monte Nieddu – Is Canargius, chiede a gran voce un’ulteriore nuova diga sul Rio Posada e pure un dissalatore.

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Alla Sardegna mancano sia un Gaetano Salvemini che un Mario Missiroli per descrivere adeguatamente la politica dell’acqua.

Per avere un quadro più accurato della situazione non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

Sette Fratelli, corso d'acqua

Sette Fratelli, corso d’acqua

Quando qualsiasi amministratore pubblico o mezzo di informazione o chissà chi vi dice che la colpa della crisi idrica è della siccità sappiate che vi sta raccontando balle.

Abbiamo proposto un vero e proprio New Deal per il risanamento idrogeologico e la sistemazione delle reti idriche, con indubbi riflessi positivi per l’economia e l’occupazione, grazie al sostegno dei fondi comunitari 2014-2020.

E’ necessario voltare pagina rispetto a una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle, assolutamente contraria alle elementari norme di gestione ambientale e agli interessi dei sardi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

___________________________

[1] 1)”Dorsale dell’acqua con collegamento dei bacini da nord a sud dell’Isola” (Mauro Pili, Presidente della Regione autonoma della Sardegna e Commissario per l’emergenza idrica, 21 dicembre 2001)

2) “Il recupero dei reflui, apportando dei vantaggi diretti in termini di risparmio quantitativo e indiretti in termini di minor impatto qualitativo degli effluenti comunque sversati, ha ricadute estremamente positive sugli equilibri del sistema idrico migliorandone lo sfruttamento in termini di sostenibilità:

1) maggior disponibilità di risorse fresche per usi nobili;

2) assenza di scarichi (stagione irrigua), migliore qualità degli scarichi (stagione non irrigua);

3) aumento sup. irrigata che contrasta il fenomeno di desertificazione” (Piano di tutela delle acque, deliberazione Giunta regionale Sardegna n. 17/15 del 2005, pag. 98).

Gli unici corsi d’acqua che presentano carattere perenne sono il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Liscia, il Temo, ed il fiume Tirso, il più importante dei fiumi sardi … i deflussi medi annui dei grandi invasi del Tirso e del Medio Flumendosa si sono ridotti negli ultimi decenni almeno del 55% rispetto alle medie del lungo periodo 1922-1975 (dati ricavati dallo Studio della Idrologia superficiale della Sardegna – S.I.S.S.)”. E ancora: “alla luce di queste considerazioni, sia nel Piano Acque, che nelle successive Pianificazioni (Piano d’Ambito e Piano Stralcio per l’Utilizzo delle Risorse Idriche) sono state aggiornate le disponibilità idriche, ridotte le erogazioni… prevedendo opere di interconnessione tra invasi esistenti (Piano di tutela delle acque – relazione di sintesi, pag. 17, 2005).

3) “…si lavorerà anche sull’utilizzo delle acque reflue, nella misura in cui sarà possibile farlo, e pensando in modo più strutturato al futuro, su interventi infrastrutturali di connessione tra bacini che hanno acqua disponibile e bacini che invece scarseggiano” (Paolo Maninchedda, Assessore dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, 29 gennaio 2015).

4)La Regione ritiene che già da ora si possano realizzare alcuni interventi ma che comunque si abbia bisogno dei poteri speciali per realizzare quelli strategici e risolutivi. Le norme vigenti impongono che, per richiedere lo stato di emergenza, servano relazioni tecniche che acquisiremo in questi giorni in modo che martedì prossimo la Giunta chieda al governo la dichiarazione dello stato di emergenza per queste aree. Abbiamo già comunicato tutta la situazione alla Protezione Civile. Ci stiamo muovendo con il giusto anticipo per evitare di arrivare impreparati a una eventuale situazione critica come è successo a Messina. Per superare questa nuova emergenza, che si ripresenta ogni anno in Sardegna in questo periodo siamo pronti a rimodulare tutte le risorse necessarie” (Paolo Maninchedda, Assessore dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, 10 novembre 2015).

acqua e gemme

acqua e gemme

(foto da L’Unione Sarda, S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. Maria Tului
    febbraio 21, 2018 alle 1:47 pm

    Ecco come si potrebbe “aiutare l’economia”, dare lavoro in maniera costruttiva e fare prevenzione ambientale:

    http://www.youreporter.it/video_Il_buco_nell_acqua_magico_effetto_nel_lago_californiano
    http://www.lastampa.it/2016/09/03/societa/viaggi/mondo/nessuna-illusione-ottica-in-portogallo-c-un-lago-con-il-buco-cyyBat7YrskE2ErkdQzwqN/pagina.html

    Scusate, non riesco ad incollare i link…

  2. febbraio 21, 2018 alle 3:05 pm

    da Cagliaripad, 20 febbraio 2018
    In Sardegna l’acqua dà più da mangiare che da bere: http://www.cagliaripad.it/292567/sardegna-lacqua-piu-mangiare-bere

    ___________________

    da You TG, 20 febbraio 2018
    Siccità, stop agli sprechi nelle dighe: “In Sardegna servono più efficienza e risparmio”.
    CAGLIARI. Il vero motivo della crisi idrica in Sardegna è lo spreco legato alle perdite della rete e non la siccità. A lanciare l’accusa è il Gruppo di intervento giuridico che plaude alla decisione della Giunta regionale di evitare il rilascio in mare di milioni di metri cubi di acqua dall’invaso della diga di Torpè. Una visione condivisa dall’amministratore unico dell’Ente acque Giovanni Sistu, impegnato in questi giorni nelle trattative per scongiurare gli sprechi nell’invaso di Maccheronis: “Il sistema delle dighe che abbiamo ereditato necessita certamente di ulteriori interventi – spiega il numero uno di Enas – e d’altro canto è necessario prendere coscienza mutamenti climatici intervenuti ne corso dell’ultimo secolo: giusto mettere in efficienza gli impianti, ma bisogna risparmiare di più sulla risorsa idrica”.: http://www.youtg.net/v3/in-sardegna/5826-siccita-stop-agli-sprechi-nelle-dighe-in-sardegna-servono-piu-efficienza-e-risparmio

    ____________

    da Vistanet, 20 febbraio 2018
    Crisi idrica in Sardegna: “Il vero motivo non è la siccità”, la denuncia del Gruppo d’Intervento Giuridico: https://www.vistanet.it/cagliari/blog/2018/02/20/crisi-idrica-sardegna-vero-motivo-non-la-siccita-la-denuncia-del-gruppo-dintervento-giuridico/

    __________________

    da Alghero Live, 20 febbraio 2018
    Stefano Deliperi GrIG: “L’acquedotto , ha dato molto più da mangiare che da bere”: http://algherolive.it/2018/02/20/stefano-deliperi-grig-lacquedotto-ha-dato-molto-piu-da-mangiare-che-da-bere-anche-in-sardegna/

    __________________

    da Buongiorno Alghero, 20 febbraio 2018
    Il Gruppo di Intervento Giuridico e la siccità – “Per ogni litro dal rubinetto ne sono stati immessi oltre due nella rete”: https://www.buongiornoalghero.it/contenuto/0/11/98516/il-gruppo-di-intervento-giuridico-e-la-siccita-per-ogni-litro-dal-rubinetto-ne-sono-stati-immessi-oltre-due-nella-rete

    _____________________

    da Casteddu online, 20 febbraio 2018
    Grig: “In Sardegna l’acqua dà più da mangiare che da bere”.
    “In Sardegna la crisi idrica non dipende da piogge e invasi di scarso rilievo, sono altri i reali motivi della crisi idrica: il disastroso tasso di perdita delle reti e la perdurante assenza di connessioni fra gli invasi” : http://www.castedduonline.it/grig-sardegna-lacqua-piu-mangiare-bere/

    __________________________

    da Sassari Notizie, 20 febbraio 2018
    Persa il 55% dell’acqua in Sardegna, la crisi idrica secondo il Gruppo di Intervento Giuridico: http://www.sassarinotizie.com/articolo-50450-persa_il_55_dell_acqua_in_sardegna_la_crisi_idrica_secondo_il_gruppo_di_intervento_giuridico.aspx

    _______________

    da Ad Maiora Media, 21 febbraio 2018
    In Sardegna l’acqua dà più da mangiare che da bere : http://sardegna.admaioramedia.it/in-sardegna-lacqua-da-piu-da-mangiare-che-da-bere-stefano-deliperi/

  3. febbraio 22, 2018 alle 8:43 am

    come volevasi dimostrare.

    da Cagliaripad, 21 febbraio 2018
    Abbanoa: “A Sassari rete idrica colabrodo, colpe non nostre”.
    Società replica alle accuse dei cittadini: http://www.cagliaripad.it/293039/abbanoa-sassari-rete-idrica-colabrodo-colpe-non-nostre

  4. Juri
    febbraio 22, 2018 alle 2:04 pm

    La questione acqua, o meglio, bulimia di dighe e invasi, in Sardegna è una di quelle “esemplari” quando si parla di cattiva gestione del bene comune.
    Super-ridondanza di dighe e capacità d’invaso 3-4 volte superiore al fabbisogno “standard”, affiancata però a tassi di perdita delle reti altrettanto abnormi.
    E chi chiede nuove dighe è come quello che abitando in una casa priva di porte e finestre continua a spendere cifre folli per aumentare la potenza del riscaldamento anziché mettere gli infissi.

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: