La guerra sul paesaggio.


Badesi, cantiere edilizio in area dunale (marzo 2013)

Il disegno di legge regionale sardo sul governo del territorio presentato dalla Giunta Pigliaru[1], le critiche ecologiste, la tutela del paesaggio, gli interessi economici in gioco (anche quelli poco conosciuti), il ruolo e l’operato dei Soprintendenti, dalla Sardegna alla Calabria.

Ecco il quadro che esce dalla penna magistrale di Gian Antonio Stella per Il Corriere della Sera.

Buona lettura.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

P.S. chi volesse sostenere l’archeologa Margherita Corrado può farlo sottoscrivendo la petizione diretta al Ministro per i Beni e Attività Culturali e Turismo Dario Franceschini.   Noi lo facciamo!

________________

[1] qui i testi del disegno di legge regionale:

 

costa di Teulada

da Il Corriere della Sera, 22 settembre 2017

IL RUOLO DEI SOPRINTENDENTI. Meno limiti al cemento sulla costa? Sardegna, scontro per la nuova legge. (Gian Antonio Stella)

Di chi è la Sardegna? «Nostra!», risponderanno i sardi. Giusto. Ma è «solo» dei sardi? Peggio ancora dei politici sardi di volta in volta al governo? Dura da sostenere. Eppure sul tema divampa una polemica rovente. Di qua la Regione che nega al soprintendente il diritto di metter becco nelle scelte urbanistiche della giunta, di là il funzionario che sventola l’art. 9 della Costituzione: la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Coste sarde comprese.

Teulada, Hotel Rocce Rosse (residence + residenze stagionali)

La proposta.

Al centro di tutto c’è la proposta del governo regionale di Francesco Pigliaru sul futuro del magnifico paesaggio isolano e dei suoi 1.849 chilometri di coste «ingessati», sbuffano i costruttori, gran parte degli operatori turistici, ma soprattutto il Qatar, dai limiti al cemento imposti dal piano paesaggistico di Renato Soru. I qatarioti, dopo aver comprato la Costa Smeralda, la Meridiana, l’immenso ospedale San Raffaele di Olbia in costruzione da millenni e altro ancora, sono impazienti: gli affari? Mario Ferraro, a capo della Smeralda Holding, l’ha detto chiaro e tondo: «Non credo che qui si possa far crescere il turismo senza alcun intervento nella fascia dei 300 metri dal mare». Figuratevi gli ambientalisti.
Scontro frontale. Giura il governatore che no, per carità, ci mancherebbe, «non ci saranno colate di cemento». Vorrebbe solo che «le strutture ricettive già esistenti e mai riqualificate potessero adeguarsi agli standard internazionali, aiutandoci ad allungare una troppo breve stagione turistica». Come potrebbe aprire alla betoniere lui? «Appena insediati annullammo le modifiche al Piano paesaggistico regionale di chi ci ha preceduto e approvammo una legge che revocava la possibilità di lottizzazioni e ampliamenti di seconde case nei 300 metri dal mare», ha scritto al Corriere per rispondere alle critiche di Andrea Carandini. Lui e i suoi cercano solo «un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità» per far fronte ai problemi di una regione in sofferenza.

Alghero, costa di Punta Cristallo

Gli ambientalisti.

Problemi veri. Reali. Innegabili. Ma la via d’uscita può essere, contestano gli ambientalisti, la legge che ha in mente di fare la Regione nella scia di quella “apripista” già impugnata dal governo Gentiloni? Stefano Deliperi, il leader del Gruppo d’Intervento Giuridico che da anni con le carte bollate si mette di traverso al cemento, recita poche righe del disegno di legge presto in discussione: «Possono usufruire degli incrementi volumetrici (…) anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dall’articolo 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45» e quelle «che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dal capo I e dall’articolo 13, comma 1, lettera e) della legge regionale 23 ottobre 2009».
Risultato? Una struttura in origine di 30 mila metri cubi che era stata già ampliata grazie alla legge regionale del 1989 a 37.500 (+ 25%) potrebbe ora salire, grazie a un nuovo allargamento del 25% fino a 46.875. Per non dire delle deroghe alla norma ribadita dal Consiglio di Stato quattro anni fa sulla «inedificabilità dei territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia». O della «trasformazione delle residenze per le vacanze e il tempo libero, esistenti o da realizzare, in strutture ricettive alberghiere». Fermi tutti: che vuol dire «esistenti o da realizzare»? Una deroga proiettata nel futuro?

Badesi, dune, pubblicità immobiliare

Sulle dune.

Difficile non essere diffidenti. Tanto più in una regione dove, a dispetto delle regole (evidentemente non troppo rigide) si è insistito a costruire perfino sulle dune (le dune!) come a Badesi, dove una sfrontata pubblicità offriva «una casa davvero sulla spiaggia!» con villini a 116mila euro. Più a buon mercato, va detto, che a Djerba o ad Hammamet…
Fatto sta che, davanti alla scelta del governo di impugnare venti giorni fa la legge omnibus «di manutenzione» che avrebbe dovuto spalancar la strada alla nuova legge urbanistica, a molti democratici sono saltati i nervi. Al punto di presentare una mozione contro Ilaria Borletti Buitoni e, come dicevamo, contro il soprintendente per la Sardegna centromeridionale Fausto Martino chiedendo che il governatore rappresentasse a Roma «lo sdegno per l’inaccettabile atteggiamento» dei due verso «le prerogative della Regione autonoma».

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

L’autogol.

Un autogol. Perché certo, la sottosegretaria ai Beni Culturali, «rea» d’avere accomunato i progetti urbanistici della giunta attuale a quelli della destra e difesa dopo le accuse da una corale alzata di scudi, potrebbe anche mettere in conto, nel suo ruolo, qualche (insensata) scazzottata politica. Ma il soprintendente? Che c’entra il soprintendente che già si era segnalato per aver fermato l’abbattimento (per fare pellets!) dell’inestimabile foresta di Marganai ed essersi opposto al raddoppio dello spropositato deposito di fanghi rossi a Portovesme del quale fu accanito nemico (prima di essere eletto) anche l’attuale governatore? Doveva rendere ossequio all’autonomia regionale? Risponde l’art. 98 della Costituzione: «I pubblici impiegati sono a servizio esclusivo della Nazione».
Non per altro sono saltati su il Fai con Andrea Carandini («L’attacco di una parte del Pd avvilisce qualunque cittadino italiano: non sono questi temi che possono esser di esclusiva competenza delle regioni») e la fondatrice Giulia Maria Crespi («Sono interdetta») e il presidente di Italia Nostra Oreste Rutigliano e un po’ tutte le associazioni ambientaliste. E uno dei padri della «legge Soru», Gianvalerio Sanna: «Lo sconcerto e la rabbia davanti alla folle decisione del Governo regionale sardo di portare comunque avanti una legge urbanistica insensata…».

Crotone, Torre di Punta Scifo

Il Soprintendente.

Torna in mente Indro Montanelli, che a differenza di Matteo Renzi («Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia») non disprezzava affatto quei funzionari. Anzi. Li vedeva, nel ‘66, come «pochi eroi sopraffatti dal lavoro e senza mezzi per svolgerlo. Un Soprintendente è tenuto a compiere sopralluoghi, controllare perizie, dirigere i lavori, pubblicare studi, redigere piani paesistici, ma soprattutto a resistere ai privati che vorrebbero distruggere tutto per rifarlo in vetrocemento, quasi sempre con l’assenso e l’appoggio delle autorità».
Non vale, ovvio, per tutte le autorità e men che meno tutti i soprintendenti. In Calabria, per dire, ce n’è uno come Mario Pagano che aveva fatto passare tutto, dal raddoppio dello stadio in area archeologica alle demolizioni nel cuore di Cosenza Vecchia o l’assalto a Punta Scifo, devastata dal cemento, finché non è intervenuta finalmente la magistratura. Che ha bloccato il cantiere e chiesto anche il suo rinvio a giudizio. Di lui, i cementieri, non si sono lagnati mai. Anzi, visto che nessuno lo ha ancora rimosso, ha lanciato lui una fatwa per non far più lavorare l’archeologa Margherita Corrado che ha salvato Capo Colonna e Punta Scifo. Il Tar, ai padroni di quel cantiere indecente, ha dato torto anche ieri… Ma che gli importa?

 

 

Planargia, litorale (foto Benthos)

(pubblicità immobiliare, foto Benthos, per conto GrIG, F.A., S.L., S.D., archivio GrIG )

 

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  1. capitonegatto
    settembre 23, 2017 alle 10:20 am

    NO ai 300 mt dal mare, giusto, ( ai turisti fa bene un po di movimento ) . MA tutti quegli ombrelloni e chioschetti fai da te , cosa ne facciamo , li facciamo prosperare ??

  2. amico
    settembre 23, 2017 alle 6:04 pm

    Non tutti sono d’accordo ad avallare l’assalto politico-affaristico a paesaggio e ambiente che sta conoscendo di nuovo la Sardegna! Non tutti sono d’accordo con i recenti espropri per una centrale eolica che in nome del principio di “pubblica utilità” e perchè alimentata da fonte energetica rinnovabile (quindi per definizione “verde”) cambierà i connotati al territorio su cui sorgerà. Non tutti sono d’accordo al prelievo sconsiderato di biomasse forestali in aree di notevole interesse paesaggistico, naturalistico e ambientale. Forse non tutti sono informati, anche perchè non sempre sui quotidiani stanno trovando il giusto spazio importanti notizie, che la Sardegna (dati ISPRA) è attualmente la regione con il consumo di suolo per abitante più alto d’Italia. Lo sanno la Giunta ed il Consiglio Regionale? Se loro non lo sanno gli effetti nefasti di tutto ciò sono però sotto gli occhi di tutti e a questo punto devono essere scandagliati assai più profondamente soprattutto se si considera che la Sardegna ha la densità di popolazione più bassa d’Italia e l’urbanizzazione dei terreni per fini turistici e industriali non è più sostenibile dati gli attuali e futuri scenari socio-economici.

  3. settembre 28, 2017 alle 4:47 pm

    da Il Corriere della Sera, 28 settembre 2017
    Francesco Pigliaru: «In Sardegna non si costruirà niente di nuovo nei 300 metri dal mare».
    Ha firmato tagli alla sanità («Per concentrare le eccellenze») e un decreto che permetterà agli alberghi entro i 300 metri dal mare di ingrandirsi del 25% («Ma con un tetto»). Il governatore della Sardegna parla di turismo, piste ciclabili, edilizia scolastica, trasporti. E della sua popolarità in calo: «Siamo nel mezzo di un cantiere, la gente deve ancora vederne i vantaggi». (Elvira Serra) (http://www.corriere.it/sette/17_settembre_28/francesco-pigliaru-in-sardegna-non-si-costruira-niente-nuovo-300-metri-mare-d668b6d2-a43b-11e7-b9ac-71d7c26035bb.shtml)

    PRESIDENTE, partiamo dal famigerato ddl 409 sul territorio, presto al vaglio del Consiglio regionale. L’articolo 31 consente agli alberghi, anche entro i 300 metri dal mare, di aumentare i volumi fino al 25%. Questa percentuale è un dogma?

    «No, non è un dogma. Ma bisogna capire bene di cosa stiamo parlando. In Sardegna sono 140 gli alberghi con i requisiti per la riqualificazione che non hanno già sfruttato l’opportunità di ampliamento offerta dal governo Cappellacci. Secondo le stime dell’assessorato, ipotizzando che tutti chiedano l’incremento del 25%, l’aumento del consumo del suolo dovrebbe essere inferiore allo 0,5%».

    Onestamente pensavo di più. Non crede, però, che l’incremento volumetrico di un quarto possa essere tantissimo per strutture già grandi?

    «Infatti mi sono impegnato perché sia fissato un tetto. Il 25 per cento può essere poco per una piccola struttura, ma tantissimo per un’altra. Attenzione, però: a differenza di come avvenne con Cappellacci, questi aumenti di volume sono vincolati al progetto di destagionalizzare il turismo. Perché è questo l’argomento di interesse pubblico alla radice dell’impianto: stabilizzare l’occupazione, diventare più competitivi adeguando i servizi a quello che chiede oggi il mercato. E se strutture grandi vogliono costruire una sala congressi, lo faranno rinunciando a un numero di camere che già hanno».

    Chi controllerà gli interventi?

    «Ci sarà una commissione, definiremo le regole. Con questa legge, però, non stiamo dando incentivi economici. Il presupposto della buona fede ci deve essere».

    Ancora una domanda sul ddl: l’articolo 43, di fronte a progetti di particolare rilevanza economica e sociale, autorizza accordi tra investitori e governo regionale in deroga al Piano paesaggistico. Passeranno da qui nuove costruzioni sulla spiaggia?

    «No, non si costruirà niente di nuovo nei 300 metri dal mare e se occorre specificarlo ulteriormente lo faremo. La Sardegna, su 15 regioni con tratti costieri, è al quattordicesimo posto per l’uso del suolo sulla costa: non intendiamo cambiare. Ma ci sono zone dove si è costruito tanto: la Gallura, Villasimius. E altre, come il Sulcis, che hanno pochissime strutture ricettive. Sarebbe bello incoraggiare interventi ecosostenibili per uno sviluppo turistico anche in queste zone: creerebbero importanti opportunità di lavoro».

    Francesco Pigliaru lo incontriamo nella sede della Regione Sardegna a Roma, di rientro da Bruxelles, dove ha guidato l’ultima riunione del suo mandato da presidente della Commissione Enve (Ambiente, energia, cambiamenti climatici), e prima di un vertice a Palazzo Chigi. Camicia bianca, pantaloni cachi, giacca blu, si presta a una chiacchierata di due ore e dieci interrotta solo da un caffè e un bicchier d’acqua.

    Presidente, lei è penultimo nella classifica italiana del gradimento dei governatori da parte degli elettori (Governance Poll 2016 Ipr Marketing-Sole 24 Ore). Ha perso il 12,5% rispetto al 2014, quando fu votato da 312.982 sardi. Come lo spiega?

    «Siamo nel mezzo del cantiere, la gente si sente toccata nei suoi interessi e reagisce, non riesce ancora a vederne i vantaggi. È appena successo con la riforma sanitaria».

    Avete ridotto le aziende sanitarie da otto a una: la Ats, Azienda tutela salute Sardegna. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, dice che i tagli alla sanità si trasformeranno in tagli alla cura delle persone. Denuncia il ridimensionamento dei centri trasfusionali, la soppressione del Binaghi, istituto di eccellenza per la sclerosi multipla, l’accorpamento all’Oncologico di chirurgia del seno con chirurgia generale.

    «Intanto il Binaghi non chiude: alcune funzioni saranno concentrate all’ospedale Brotzu e al Policlinico (sempre a Cagliari, ndr). Nel caso della chirurgia da lei citato, il punto è vedere se il servizio migliora o peggiora. In sanità, per migliorare la qualità del servizio è necessario concentrare le eccellenze, ed è quello che intendiamo fare a Cagliari e a Sassari, e non soltanto lì».

    Non favorirà i viaggi della speranza in “Continente”?

    «Al contrario. Abbiamo calcolato 60 milioni di spese erogate fuori dalla Sardegna. Vogliamo che quelle patologie possano essere curate nell’isola in modo adeguato».

    Passiamo al Sulcis. Perché non si riesce a trovare un’alternativa occupazionale al carbone? Come ha fatto notare Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, lei da economista scrisse che la produzione di allumina a Portovesme era un’operazione antieconomica.

    «Quando scrivevo da economista parlavo di situazione a regime. Quando fai politica devi gestire le transizioni. Finché ci saranno imprenditori che vogliono tenere aperti gli impianti, la nostra preoccupazione deve essere soltanto che questo avvenga nella legalità».

    Il Parlamento europeo ha appena approvato una risoluzione per l’embargo sulla vendita delle armi all’Arabia Saudita. In Sardegna vengono prodotte da Rwm Italia a Domusnovas. Interverrà?

    «È un problema dello Stato, che dovrà recepire la risoluzione».

    È vero, come sostiene l’ex governatore Mauro Pili, che in Sardegna si farà il deposito unico per lo smaltimento di scorie radioattive?

    «Manco per sogno. Abbiamo già una presenza di servitù militari piuttosto alta. La Sardegna è nuclear free e siamo pronti a combattere fino in fondo».

    Oggi il turismo vale il 7 per cento del prodotto interno lordo sardo. Lei vorrebbe che la Sardegna vivesse di turismo nove mesi l’anno. Ma allora le sembra normale che il Trenino Verde, la linea ferroviaria turistica dell’isola, abbia interrotto le corse il 9 settembre?

    «Sono d’accordo con lei. Lì c’è bisogno di un intervento molto costoso. Lo stiamo risolvendo. Ora però mi faccia anche parlare delle cose belle: lavoriamo su oltre 2.000 chilometri di piste ciclabili, di cui 1.230 di ciclovia turistica, che sarà uno dei percorsi più lunghi d’Italia».

    Benissimo. Ma se un cicloturista per andare in treno da Sassari a Cagliari impiega fino a tre ore e mezzo, e sono 213 chilometri, dov’è l’attrattività?

    «Abbiamo ottenuto dal governo 400 milioni per collegare su rotaie i tre aeroporti: l’obiettivo è di riuscire a fare Cagliari-Sassari in 2 ore e 8 minuti entro il 2019. Regole di sicurezza rendono complicato raggiungerlo nei tempi».

    Per far arrivare i turisti ci vogliono anche tariffe più vantaggiose sul viaggio. A cosa serve avere uno statuto speciale se non ci aiuta a intervenire sui prezzi?

    «Sì, venire in Sardegna costa troppo. E la nostra posizione nei confronti delle regioni concorrenti è peggiorata: non possiamo usufruire dei vantaggi della sharing economy, delle ferrovie, delle autostrade. I nostri interlocutori al governo e in Europa non lo capiscono».

    Allora facciamoglielo capire!

    «La nostra proposta prevede prezzi uguali per residenti e non residenti dieci mesi l’anno; nei due mesi di deroga, luglio e agosto, i prezzi non possono superare il doppio di quanto riservato ai residenti. Negli aeroporti di Olbia e Alghero è stata accolta; purtroppo il bando su quello di Cagliari è andato inevaso».

    Cos’altro state facendo sui collegamenti?

    «Con i governatori di Corsica e Isole Baleari abbiamo firmato una dichiarazione congiunta, e a luglio abbiamo chiesto al ministro Graziano Delrio di accompagnarci a presentarla alla Commissione europea. Puntiamo sul cosiddetto mobility compact: consiste nell’erogare un contributo ai vettori aerei per assicurare l’aumento dei turisti in bassa stagione; il corrispettivo sarà riconosciuto solo se si raggiungono gli obiettivi. È un intervento potenzialmente molto redditizio, se si pensa per esempio che la Sardegna trattiene i 9 decimi dell’Iva».

    E per le navi?

    «C’è il rischio di creare una posizione dominante, per di più finanziata dallo Stato. Abbiamo chiesto da tempo di riscrivere la convenzione della Tirrenia per stabilire il diritto alla mobilità dei sardi e favorire lo sviluppo turistico».

    Nuoro e Oristano sono candidate a Capitale italiana della Cultura nel 2020. Di fronte a questa prospettiva, come può accettare che un ente regionale quale il Consorzio per la pubblica lettura Sebastiano Satta, a Nuoro, sia costretto a ridimensionare i servizi? La biblioteca chiude il venerdì pomeriggio, la sezione sarda apre solo la mattina ed è stata soppressa la succursale di Monte Gurtei, che non è rilevante, ma è il quartiere dove sono nata, quindi mi spiace ancora di più.

    «Abbiamo ereditato una situazione ingarbugliata, con una gestione condivisa tra Regione, Provincia e Comune. Ci avviamo a risolverla attraverso un nuovo soggetto giuridico che le permetterà di avere un futuro. La cultura è il primo patrimonio da tutelare, come dimostra il grande investimento sulla scuola».

    Ce lo racconti.

    «Oltre 200 milioni investiti nell’edilizia scolastica, più di mille cantieri aperti, che hanno creato tremila posti di lavoro, reddito a sostegno delle famiglie più povere, a patto che mantengano a scuola i figli».

    La dispersione scolastica in Sardegna è del 18,1 per cento: la media Ue è del 10,7.

    «Ma tre anni fa era del 23,5%».

    E della disoccupazione al 17,3 per cento cosa vogliamo dire? Media europea 8,6, media italiana 11,7.

    «Che nel secondo trimestre del 2017 è scesa al 15».

    Cosa fa per rilassarsi?

    «Corro».

    E che musica ascolta?

    «I Rolling Stones. Non sono andato a Lucca sabato scorso. Ma li ho visti a Napoli nel 1982».

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