Chi vuole “questa” legge urbanistica in Sardegna.


Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

L’amministratore delegato di Sardegna Resort s.r.l. Mario Ferraro ha presentato lo scorso 10 maggio 2017 le “osservazioni” per conto del gruppo societario al disegno di legge regionale n. 408 del 17 marzo 2017 (“Disposizioni urgenti in materia urbanistica ed edilizia. Modifiche alla legge regionale n. 23 del 1985, alla legge regionale n. 45 del 1989, alla legge regionale n. 8 del 2015, alla legge regionale n. 22 del 1984, alla legge regionale n. 28 del 1998 e alla legge regionale n. 24 del 2016”) allora in corso d’esame alla IV Commissione permanente “Governo del territorio” del Consiglio regionale della Sardegna.

La richiesta è semplice: realizzare due nuovi complessi ricettivi a Porto Volpe e al Pevero entro la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia marina oltre a realizzare anche ulteriori aumenti volumetrici delle strutture esistenti, sempre entro la fascia costiera di massima salvaguardia.

Anche il motivo è semplice: “grazie agli aumenti delle cubature ottenuti con i precedenti Piani casa, il nostro fatturato è aumentato da 70 milioni a 130 milioni dal 2010 al 2013”.

Infatti, rende bene speculare sulle coste sarde.

Arzachena, Costa Smeralda, il procuratore Fiordalisi e Carabinieri all’ingresso dell’Hotel Cervo (29 maggio 2015, foto La Nuova Sardegna)

Come ben noto, l’operazione immobiliare, anche su puntuali esposti del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, è oggetto di un procedimento penale aperto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania per violazione delle normative di tutela costiera, in particolare del piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

Infatti, è incostituzionale ogni previsione normativa che preveda nuovi mattoni nella fascia di salvaguardia integrale dei mt. 300 dalla battigia marina.

La sentenza Corte cost. n. 189 del 20 luglio 2016 ha affermato ancora una volta che le norme di tutela paesaggistica (e quelle del piano paesaggistico, in particolare) prevalgono sulle disposizioni regionali urbanistiche, visto che “gli interventi edilizi ivi previsti non possono essere realizzati in deroga né al piano paesaggistico regionale né alla legislazione statale”, in quanto “si deve escludere, proprio in ragione del principio della prevalenza dei piani paesaggistici sugli altri strumenti urbanistici (sentenza n. 11 del 2016), che il piano paesaggistico regionale sia derogabile”.   La disciplina del P.P.R. afferma testualmente riguardo la fascia costiera (“risorsa strategica fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo“, art. 19 delle N.T.A. del P.P.R.) fuori dai centri abitati: “nelle aree inedificate è precluso qualsiasi intervento di trasformazione” (art.  20 delle N.T.A. del P.P.R.), mentre è consentita solo la “riqualificazione urbanistica e architettonica degli insediamenti turistici o produttivi esistenti“.

mattone nella sabbia

Se alla Qatar Investment Authority, i padroni della Sardegna Resorts, non piacciono le nostre leggi e la nostra disciplina di salvaguardia costiera, possono serenamente andare a piantar mattoni nel deserto arabico.

Del resto, abbiamo già visto quali siano stati i magnifici investimenti da un miliardo di euro tanto sbandierati negli anni scorsi: solo ampliamenti sul mare degli Hotel “storici” della Costa Smeralda e 27 stazzi ristrutturati.

Come nelle favole delle “Mille e una notte”, al mattino il genio della lampada non c’era più, la carovana di cammelli e mattoncini colorati non era giunta e la montagna aveva partorito il topolino edilizio.

Come ampiamente previsto, del resto.

Ora Giunta e Consiglio regionali, amministratori locali, tutti i sardi dimostrino di non avere gli anelli al naso.

Dal canto nostro, insieme ai tanti cittadini – leninisti, per assessori innamorati, quasi drogati delle proprie proposte – che hanno a cuore la loro Terra, continueremo la nostra battaglia per la difesa delle nostre coste e del nostro futuro.

I motivi li argomenta bene Sandro Roggio, architetto e urbanista.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Teulada, Hotel Rocce Rosse (residence + residenze stagionali)

 

da L’Unione Sarda, 14 agosto 2017

Coste, parla l’uomo del Qatar: “I 300 metri non siano tabù”. (Giuseppe Meloni)

PORTO CERVO – “Al Qatar non interessa cementificare. La cifra della Costa Smeralda è e resterà l’esclusività. Ma non credo che si possa far crescere il turismo in Sardegna senza alcun intervento nella fascia dei 300 metri dal mare”. A Mario Ferraro non fa difetto il parlare chiaro, né lo spaventano eventuali critiche. Lui del resto, da amministratore delegato della Smeralda Holding (la società con cui il Qatar controlla il patrimonio immobiliare della Costa Smeralda), è pagato dagli emiri per far funzionare come un Rolex il sistema Porto Cervo: quel mondo parallelo in cui può capitare di trovare riuniti, nello stesso albergo, una decina tra i cento personaggi più ricchi del pianeta.
In questa cornice, non è difficile credergli quando dice che non ama gli ecomostri sul mare: “Se qui attorno costruisci mega-alberghi, poi non puoi certo far pagare certe nostre camere quattromila euro a notte», ragiona. «Ora puntiamo a destagionalizzare. Ma vogliamo sapere che cosa si può fare”.

Per questo seguite con tanta attenzione le vicende della legge urbanistica?
“Non solo per i nostri interessi. Gran parte del futuro sviluppo turistico dell’Isola dipenderà da quella legge”.

Perché mai?
“Perché può consentire una strategia di sviluppo. Senza quello strumento potremo avere una crescita, ma non organizzata strategicamente. Non quello che serve per evitare che il turismo rappresenti solo il 5% del Pil della Sardegna”.

Che strategia immagina?
“Le scelte estreme non vanno mai bene. Un’offerta turistica eccessiva, un modello come Ibiza o la Sicilia, non l’approverei. Ma neppure l’estremo opposto”.

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

In Sardegna secondo lei siamo all’estremo opposto?
“Io penso solo che sia sbagliato dire “mai più un metro cubo nella fascia dei 300 metri dal mare perché si ruba il futuro ai sardi”. Senza una crescita del turismo, che cosa resterà per il futuro dell’Isola? Vogliamo portare quel 5% magari al 30? E allora serve qualche intervento vicino alle coste”.

Quindi lei non crede al turismo nelle zone interne.
“Ci credo molto, ma integrato con quello costiero, che è il richiamo per venire in Sardegna. Il Ppr, che voleva spingere per il turismo nell’interno, non mi sembra che abbia ottenuto risultati”.

Lei si professa favorevole alla tutela dell’ambiente: ma dicendo queste cose farà infuriare gli ambientalisti.
“Ma sono il primo a dire che le zone non compromesse devono essere protette. Di più: secondo me bisogna studiare la costa metro per metro, e dove ci sono aree incontaminate ci mettiamo una riserva naturale. Tutelate per sempre. Ma se costruisco un albergo a Porto Cervo, dove ci sono già case e hotel, che cosa sto compromettendo?”

A proposito: quando lei è stato ricevuto dalla commissione Urbanistica del Consiglio regionale, si è detto che volete costruire due nuovi alberghi in Costa Smeralda.
“La mia era una risposta da tecnico a una domanda generica: che cosa manca secondo lei all’offerta turistica della zona? Ho detto: un albergo grande ma di fascia meno alta, per le famiglie, e uno per il turismo congressuale. Non ho detto che vogliamo costruirli noi”.

Non sono nei vostri piani?
“Mi sta chiedendo se ho i progetti nel cassetto? No, niente di simile. A noi ora interessa allungare la stagione, con interventi senza nuove cubature negli hotel Cervo, Pitrizza, Romazzino. Spa, nuovo design delle camere affidato a tre architetti tra i migliori del mondo, come aveva fatto l’Aga Khan”.

Arzachena, Costa Smeralda, Hotel Romazzino

Se la nuova legge vi consentisse di costruire nuove strutture, cosa fareste?
“Parleremmo con Comune e Regione per capire quale sviluppo vogliono promuovere, e faremmo le nostre valutazioni. Ma stia tranquillo, se anche autorizzassero dieci alberghi nel paradiso di Liscia Ruja non li costruiremmo di certo”.

E il vecchio Masterplan?
“Non è in campo. C’erano tante cose, forse troppe, comunque non più attuabili e non di nostro interesse”.

I vostri alberghi hanno già attuato gli incrementi volumetrici dei piani casa?
“Quei tre che ho nominato, sì. Il Cala di Volpe no, lo faremo se lo consentirà la legge urbanistica. Ma sempre con interventi misurati, a bassissimo impatto ambientale, nel nostro stile. Anzi: perché la legge non promuove, su questo esempio, uno “stile Sardegna”?”

Che cosa intende?
“Che potrebbe dettare degli standard architettonici per garantire un’immagine riconoscibile in tutto il mondo. Come accade in altri posti: pensi a Mykonos. Io sono di Capri, lì il regolamento edilizio prescrive pure come devono essere le maioliche dei numeri civici”.

Rischierebbe di danneggiare gli imprenditori che non hanno i soldi del Qatar.
“Non necessariamente. Un unico stile architettonico potrebbe favorire le imprese locali, che si specializzerebbero e potrebbero valorizzare i materiali sardi”.

Quanti dipendenti avete in Costa Smeralda?
“In piena stagione, contando anche il cantiere, la Marina e le altre attività, circa 1.300 lavoratori”.

E quanti sono i sardi?
“Il 95%. Se parliamo di forniture, è sardo il 70% dei prodotti che acquistiamo”.

Dopo gli ampliamenti degli hotel avete registrato un allungamento della stagione?
“Il piano casa aveva finalità diverse, anzitutto abbiamo registrato un incremento del fatturato e un 20% in più di dipendenti: ma sì, anche un certo allungamento della stagione. Le spa e gli altri interventi aiuteranno molto in questo senso”.

E ci saranno benefici anche con le assunzioni?
“Guardi, se costruisco dieci camere in più creo, forse, un posto di lavoro. Se con la stessa volumetria faccio una spa, ne creo da 10 a 20. Quelle che realizzeremo noi potrebbero crearne 25”.

Se la legge urbanistica non venisse approvata, per voi sarebbe un danno?
“Per la Sardegna, direi. La legge può avere un ottimo impatto sull’economia. Purché rimanga così com’è”.

Arzachena, Costa Smeralda, ampliamento Hotel Romazzino

Lo ha detto a Pigliaru?
“Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. L’anno scorso dovevamo organizzare un incontro con l’emiro al Thani, ma poi non se n’è fatto niente”.

Sa com’è, ogni tanto girano voci di scambi tra la Costa Smeralda e il via libera all’ospedale Mater Olbia.
“Ma quando mai. Noi col Mater Olbia non c’entriamo proprio niente”.

Perché dice che la legge deve rimanere così com’è?
“Eliminare l’articolo 43 (sui progetti di grande interesse economico, ndr ) precluderebbe quella possibilità di sviluppo strategico di cui parlavo”.

Ma c’è il timore che lasciare discrezionalità alla Giunta, o al Consiglio, apra la via a interessi particolari, favori. Magari corruzione.
“Cose che esistono anche senza l’articolo 43, purtroppo. Si potrebbe comunque creare una cabina di regia, sul modello delle conferenze di servizi, in modo che la decisione non sia affidata a un solo soggetto”.

Tempo fa lei ha accennato a una perdita di entusiasmo da parte degli emiri per gli investimenti in Sardegna.
“Quella fase è superata. Ma, certo, fa un po’ paura pensare di investire qui senza un quadro normativo definito. Servono leggi certe e chiare, a quel punto faremo le nostre valutazioni”.

 

Carloforte, La Caletta, eco-mostro in costruzione

 

Per fare crescere il turismo si possono aumentare le cubature nel Canal Grande? Per la giunta Pigliaru sulle coste sarde sì.  (Sandro Roggio)

Travolto da critiche argomentate e autorevoli, il Ddl Erriu perderà pezzi?  Chissà se reggerà il  famigerato art.  43, promotore dei “grandi programmi e progetti” a sportello. O se farà – com’è probabile –  la stessa fine dell’art. 6  della LR 23/93 sugli  “accordi di programma” fantasticati allora. Più difficile prevedere  la sorte dell’art. 31 del Ddl. Perché c’è chi ci crede  agli alberghi più 25%,  che “in fondo non fa così male”  – ci spiegano:  pure sommando deroghe a deroghe. E nonostante il PPR lo impedisca: senza alcun dubbio nella fascia di massima tutela (altrimenti  a che servirebbe l’art.31?).

Dirò alla fine sulle discutibili scappatoie pensate dagli azzeccagarbugli per  dare il via  alle giostra delle eccezioni. Mi  interrogo prima sul senso di questa  proposta, sul clima politico  nel quale è maturata (copyright Berlusconi&Cappellacci), e sul rilancio da parte della coalizione a guida PD che ne aveva preso le distanze. Le temibili larghe intese contro visioni progredite, in Sardegna, guarda caso, contro il PPR.

In  questo solco la deroga per gli alberghi, pure a due passi dal mare: nati al tempo della vacanza per pochi,  zero tutele e quindi in posizioni di grande privilegio. Poi il turismo di massa  e la coscienza di luogo, quindi  l’obbligo di fare altri conti. Le conclusioni nel Codice dei Beni Culturali, da cui discende pure il sardo PPR inaspettatamente all’avanguardia. Troppo intransigente crede il governo Pigliaru, convinto di contenere il malumore degli imprenditori azzoppandolo. Per quanto le attese degli operatori del turismo  siano altre ( più aerei, ad esempio); e sia forte l’impressione  che il  Ddl non piaccia  ai sardi preoccupati di mettere a rischio le coste più belle del Mediterraneo.

Ma non  solo gli ambientalisti  temono  per la risorsa paesaggistica,  come dimostrano le analisi intelligenti e coraggiose  di  Cgil (Michele Carrus)  e Cna (Francesco Porcu)  a proposito del nodo lavoro – ambiente.  Nello sfondo lo stupore che le disposizioni  dell’art. 31 non siano supportate da uno studio che assicuri il lieto fine: alberghi più grandi = stagione più lunga; o che spieghi almeno  com’è che albergoni superdotati aprano solo tre mesi all’anno.

I più informati attribuiscono ai litorali sardi un valore pari a quello delle città d’arte e non sbagliano, basta guardare l’attenzione verso gli habitat più intatti dell’isola. Ecco,  tra i  beni paesaggistici del Paese ci sono la fasce costiere sarde:  non solo perché lo dice la dura lex  (già le due leggi Bottai del 1939 riguardavano “bellezze naturali” e “cose d’arte”).  La Sardegna è nel cuore di tanti continentali che verrebbero ritrovare integri i suoi paesaggi in ogni dettaglio,  come dimostra l’interesse della stampa nazionale. Quindi c’è qualcosa che non torna se temerariamente si consentono protuberanze di un albergo nelle rive sarde.

Nessuno  ammetterebbe che per fare crescere il turismo a Venezia, Firenze, Roma si possano elevare di mezzo piano i palazzi adibiti ad alberghi nel Canal Grande, in via dei Calzaiuoli, in Campo dei Fiori.  Vale in questi casi  la consapevolezza che il vincolo paesaggistico e monumentale  prevale sull’interesse economico. E non solo perché lo ripete da un po’ la Consulta. Ma in quanto  il danno sarebbe insostenibile: assurdo che per migliorare gli standard ricettivi si possa modificare il profilo di una strada nei libri di storia.

E allora si tratta di spiegare  perché  gli alberghi negli scenari sardi più tutelati,  possano  crescere in altezza o allargarsi di lato, modificando la percezione di uno scorcio, straziando una duna, minando rocce o eliminando vegetazione;  e quindi alterando un assetto consolidato.

Nessuno stop all’impresa, però. Nei luoghi sottoposti a vincolo l’accoglienza si può migliorare riqualificando  l’ esistente, con le  integrazioni per assicurare standard di sicurezza e delle dotazioni impiantistiche. E la ricettività si può incrementare nelle aree urbane trasformabili, secondo il modello indicato dal PPR.

A queste conclusioni sono arrivati da tanto gli economisti più accorti e impegnati a mettere a punto  formule  per rafforzare le  ”motivazioni economiche per un uso conservativo della risorsa”. Tra gli studiosi più determinati, occorre riconoscerlo,  il prof. Francesco Pigliaru che già alla fine degli anni Novanta (UniCa- Crenos) scriveva a proposito del paesaggio richiamo di turisti. Esauribile ci avvisava, ricordandoci che “… ogni investimento effettuato per aumentare il grado di sfruttamento turistico della risorsa (strutture ricettive, per esempio), ne determina un ‘consumo’ irreversibile, e di conseguenza la qualità ambientale, l’attrattività del suo scenario naturale diminuisce“. Ero e sono d’accordo con lui e non con il presidente Pigliaru.

Alghero, Pischina Salida, Hotel Capo Caccia

Gli aumenti di volume in deroga nella fascia costiera e addirittura nei 300mt dal mare  non hanno niente  che vedere con i principi dello sviluppo sostenibile  di cui si  disquisiva nel programma elettorale del centrosinistra. Una premessa  strutturale, accolta da tutto il movimento ambientalista sardo e  che oggi  giudica contraddittoria e fuorviante la tesi a sostegno della coerenza del DdiL con il PPR nella disposizione, appunto, dell’ art. 31.

Articolo che,  secondo la GR,  non sarebbe in contrasto con il PPR laddove consente di incrementare complessi alberghieri nelle aree tutelate dallo stesso PPR. È  anzitutto erroneo il presupposto, e cioè che la previsione di consentire aumenti di volume – in fascia costiera e nei 300 metri dal mare – sia già contenuta a regime nel Piano paesaggistico 2006. A sostegno di questa affermazione, si porta il nesso tra gli articoli 90, 20 e 11 delle Norme di attuazione del PPR, con l’ avventata  conclusione che le Intese ( art.11 NTA_PPR) sarebbero ancora in vigore e utilizzabili per derogare al PPR pure nelle aree tutelate e intrasformabili.

In realtà non è così: e basta scorrerle le norme richiamate per desumere la inesatta interpretazione. Tutto è più chiaro se si  mettono nello sfondo le ragioni per cui il PPR ha preso in considerazione  e accolto la necessità di ammettere per 12 (dodici) mesi l’applicazione della LR 45/89, ovvero la deroga ( art. 10bis comma 2h) per ampliare preesistenti strutture alberghiere nelle aree vincolate dalla stessa legge regionale.

Ha influito nella decisione di allora la paventata possibilità che alcuni titolari di alberghi, ubicati in aree inedificabili secondo il PPR, avessero pratiche avviate per ampliare le dotazioni ( + 25% ai sensi  della LR 45/89), atti in fase di espletamento con impegno di risorse (acquisto di terreni, progettazioni eseguite, finanziamenti concessi, ecc.).

Da ciò la ragionevole decisione di consentire la conclusione dell’iter autorizzativo. Mediante lo strumento dell’ Intesa, indicata dall’ art. 11 NTA_PPR ( tra Regione, province, comuni), per dare corso alle trasformazioni previste dagli articoli 20 e 90 delle stesse NTA, ossia l’ampliamento di attrezzature alberghiere (+25% del volume esistente cosi come ammesso dalla LR 45/89 ). In verità l’art. 20 comma 3 punti a, b, consentiva che gli interventi di cui all’art.90 comma 3, si potessero realizzare, pure nelle aree vincolate, “b) tramite intesa nelle more della predisposizione del PUC, e comunque non oltre i dodici mesi, o successivamente alla sua approvazione qualora non previsto in sede di adeguamento. L’intesa si attua ai sensi dell’art. 11, comma 1, lett. c), in considerazione della valenza strategica della fascia costiera”.

S. Teresa di Gallura, Residence La Marmorata

Palese il carattere di temporaneità della disposizione in deroga al PPR (inquadrabile nella finalità già richiamata di consentire, in via del tutto eccezionale, la conclusione rapida di progetti  di ampliamento di attrezzature alberghiere ai sensi della LR del 1989). Da cui il tempo massimo  di 12 mesi entro il quale perfezionare l’Intesa, esattamente coincidente, e non a caso, con quello assegnato dall’art. 107 NTA_PPR per adeguare i PUC al PPR da parte dei comuni.

Nè appare ragionevole che il richiamato comma 3 b dell’art. 20  fosse pensato per  consentire l’approvazione dei PUC differita oltre il tempo indicato dall’art. 107 NTA_PPR, conferendo un’ insensata  efficacia a tempo indeterminato a una disposizione che pone nello stesso articolo il limite di 12 mesi in premessa. Insomma era stata contemplata nell’ art.20 la  possibilità che l’adeguamento di un PUC potesse avvenire prima del tempo assegnato (12 mesi) senza il recepimento della previsione. Consentendo – appunto in caso di questa omissione nel PUC – di provvedere mediante l’Intesa.

Ma evidentemente nel tempo massimo stabilito  di 12 mesi. Nè è immaginabile che l’articolo 20 potesse implicitamente autorizzare uno slittamento dei tempi indicati dall’art. 107 NTA_PPR per l’adeguamento dei PUC provocando una cortocircuito. Questa previsione avrebbe consentito che da un rinvio dei tempi di adeguamento dei PUC al PPR si potesse guadagnare la perpetuazione di una deroga.

Al di fuori del tempo assegnato in art. 20 NTA_PPR, l’Intesa prevista dall’art. 11 comma 2 NTA_PPR è strumento “in attuazione delle previsioni della pianificazione paesaggistica”, e quindi con nessun potere di deroga alla strumentazione sovraordinata. D’altra parte anche nelle disposizioni dell’art. 15 comma 4 NTA _PPR, si conferma il principio per una analoga fattispecie: secondo cui l’Intesa ( art. 11) deve perentoriamente concludersi “entro dodici mesi dall’entrata in vigore del Piano paesaggistico”.

Insomma l’argomento delle Intese sempiterne non è utilizzabile, quella previsione abbondantemente scaduta non è contenuta nel PPR.  Casca così tutto il presupposto secondo cui il DdiL non contrasta con la disciplina sul paesaggio 2006. Per cui occorre attenersi a quanto detto dalla Consulta più volte. Si veda la recente la sentenza Corte Cost. n. 189 del 20 luglio 2016, dove si  spiega che le norme di tutela paesaggistica (e quelle del piano paesaggistico, in particolare) prevalgono sulle disposizioni regionali urbanistiche, visto che “gli interventi edilizi ivi previsti non possono essere realizzati in deroga né al piano paesaggistico regionale né alla legislazione statale”.

 

Teulada, complesso “Rocce Rosse” (residence + “seconde case”)

(foto da La Nuova Sardegna, da mailing list ambientalista, per conto GrIG, S.L., S.D., archivio GrIG)

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  1. Juri
    agosto 16, 2017 alle 2:25 pm

    Un plauso all’amministratore delegato di Sardegna Resort s.r.l. per aver rimosso, con apprezzabile schiettezza, ogni dubbio su a chi serve e a cosa serve la proposta di legge urbanistica della Giunta Pigliaru.

  2. capitonegatto
    agosto 16, 2017 alle 3:14 pm

    Quete foto sono la palese evidenza dello stupro del territorio, e della palese complicita’ di chi dovrebbe vigilare affinche non si superi un certo limite di buonsenso.

  3. memorycard
    agosto 16, 2017 alle 7:08 pm

    cappellaxxi_monxi_renxi_pixliaru = piano x il qatar = meno sovranita’ dei sardi – sanita’ pubblica – futuro.

    ma basta con le balle dello sviluppo, gli anni 50-60 sono passati da un pezzo

    ridicoli non sono piu credibili

  4. agosto 21, 2017 alle 6:25 pm

    siamo con il sindaco di Alghero Mario Bruno!

    da La Nuova Sardegna, 20 agosto 2017
    Alghero, l’ospedale Marino fa gola a un gruppo di investitori arabi.
    L’acquisto dell’ospedale rappresenterebbe l’anello di congiunzione di un investimento più grande Il progetto prevede la realizzazione di campi da golf tra Bosa e Stintino e un centro ippico a Surigheddu. (Gian Mario Sias): http://www.lanuovasardegna.it/alghero/cronaca/2017/08/20/news/l-ospedale-marino-fa-gola-a-un-gruppo-di-investitori-arabi-1.15756165?ref=hfnsalea-1

    ————

    Alghero, il sindaco dice “No” alla cessione dell’ospedale Marino.
    Secondo il primo cittadino, la struttura non può avere altra destinazione che quella sanitaria: http://www.lanuovasardegna.it/alghero/cronaca/2017/08/19/news/il-sindaco-dice-no-alla-cessione-del-marino-1.15752572?ref=hfnsaler-1

  5. agosto 24, 2017 alle 11:24 pm

    su richiesta di Arpia, sono stati rimossi per pura cortesia i suoi commenti.
    Abbiamo tempo ed energie non infinite e desideriamo investirle per difendere ambiente e salute pubblica con fatti concreti piuttosto che doverci occupare di capricci.
    Ripetiamo per l’ennesima volta: i commenti, così come interventi più ampi, che pubblichiamo volentieri, sono i benvenuti, ma vi sono delle regole, soprattutto per evitare che i frequentatori del blog debbano leggersi commenti ripetitivi e, in definitiva, privi di nuovi contenuti rispetto a quelli già espressi.
    Le regole per i commenti, come noto, sono espresse nel box presente nella colonna a destra.
    Buona navigazione! 🙂

  6. arpia
    settembre 6, 2017 alle 5:52 pm

    Credo che attribuirmi la frase capricci sia un po’ ridicolo visto che ho nipoti che da tempo hanno superato la fase dei capricci. Mi auguro che questo post venga pubblicato in nome della verita’. Soru ha ammesso dei contrasti da parte di fi e pd sul cemento, ppr o vedete voi come chiamarlo. Da ignorante viene da chiedersi, se sapeva gia’ queste cose per quale motivo ha fatto campagna elettorale per Pigliaru e campagna per il si’ sul referendum? Sono mind games o prese per i fondelli. I politici devono rispondere ai cittadini e solo ai cittadini e se i cittadini non si sentono rappresentati devono chiedere conto e se necessario chiedere che vengano rispettati gli accordi. Se il voto e il programma non si rispettano occorre ricordarlo e rivendicarlo ad alta voce.

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