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Grandi manovre, di dubbia legittimità, sulla realizzazione della rete metanifera sarda.


fascia di Girasoli ai margini di un campo di Soia, utile per la presenza di insetti e avifauna selvatica

anche su Il Manifesto Sardo (“La Sardegna piena di gasdotti“), n. 241, 1 luglio 2017

 

Non sarà un grande mercato, quello del gas naturale in Sardegna (la stima del fabbisogno regionale è di 600-620 milioni di metri cubi all’anno, fonte piano energetico ambientale regionale), ma è comunque allettante.   In più, non lascia indifferenti nemmeno l’importo complessivo dei lavori per la realizzazione della rete di distribuzione isolana comprensiva dei depositi costieri, 1 miliardo e 578 milioni di euro. La Sardegna è l’unica regione italiana a non aver la disponibilità di metano e, secondo le stime regionali, questo limite energetico costa ben 400 milioni di euro all’anno.

Due società hanno fiutato l’affare, la Società Gasdotti Italia s.p.a. e la Snam Rete Gas s.p.a.

campo di grano

Attualmente (dati piano energetico ambientale regionale) in Sardegna abbiamo i seguenti dati relativi alle fonti di produzione energetica: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.  Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse.    L’utilizzo del gas naturale sarebbe conveniente sul piano ambientale ed economico, qualora sostitutivo del carbone e dei derivati dal petrolio.  Tuttavia, oltre il 46% dell’energia prodotta “non serve” all’Isola e viene esportato.

Il gas naturale è una fonte di energia di origine fossile, come il carbone e il petrolio, il cui utilizzo comporta l’emissione di gas serra e di altri inquinanti atmosferici, però in misura sensibilmente inferiore rispetto agli altri combustibili fossili.        Infatti, a parità di energia prodotta, la combustione del gas naturale emette circa il 75% dell’anidride carbonica (CO2) prodotta dall’olio combustibile e circa il 50% di quella prodotta dal carbone.

Nell’attuale fase di transizione dal presente sistema energetico mondiale imperniato sulle fonti fossili al futuro sistema basato sulle fonti rinnovabili, il gas naturale rappresenta certo un’utile soluzione temporanea. In tal senso, l’impiego del gas naturale, in sostituzione di altre fonti fossili come derivati petroliferi e carbone, appare senza dubbio auspicabile.

Nel 2016, per la prima volta, in Italia il consumo di gas naturale ha superato quello dei prodotti derivati dal petrolio: il gas naturale “nel 2016 rappresentava il 34,4% della domanda contro il 34,2% del greggio e con un aumento di circa 3,4 miliardi di metri cubi (+5%) sul 2015, i consumi di gas sono tornati a sfiorare i 71 miliardi, analoghi a quelli del 2001. I consumi di prodotti petroliferi invece, dopo il rimbalzo del 4,1% del 2015, hanno segnato un calo dello 0,9% a 59,4 milioni di tonnellate” (Il gas supera il petrolio, è la prima fonte di energia in Italia, La Stampa, 27 giugno 2017).

campo di mais

Le due società energetiche – la Società Gasdotti Italia s.p.a. e la Snam Rete Gas s.p.a. – sono, quindi, partite alla carica, presentando al Servizio valutazioni ambientali della Regione autonoma della Sardegna presentato istanza[1] per avviare i rispettivi procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) in un primo momento per il solo tronco centro-meridionale dell’Isola (Città metropolitana di Cagliari e Province del Sud Sardegna e di Oristano), dimenticandosi del tronco centro-settentrionale (Province di Sassari e di Nuoro). Solo in seguito, la sola Società Gasdotti Italia s.p.a. ha presentato analoga istanza[2] anche per il tronco centro-settentrionale mediante un diverso procedimento di V.I.A.

Nient’altro da parte della Snam Rete Gas s.p.a.

A livello europeo questa prassi è nota come salami slicing, cioè la furbesca divisione di un unico progetto per attenuarne il previsto impatto ambientale.    E’ una prassi vietata, anche secondo la costante giurisprudenza comunitaria e nazionale.

Ed è proprio quello che si sta facendo in Sardegna dove le due società hanno furbescamente presentato le descritte istanze spezzettando i rispettivi progetti.

Non solo.   Sarebbe necessario valutare gli impatti cumulativi dei due diversi progetti, qualora non fossero anche formalmente alternativi.  In caso diverso, la Sardegna passerebbe da nessuna rete metanifera a ben due reti metanifere concorrenziali!

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, pertanto, inviato (21 giugno 2017) un atto di intervento nei due procedimenti di V.I.A. relativi ai rispettivi progetti di gasdotto al Servizio valutazioni ambientali (S.V.A.) della Regione autonoma della Sardegna, chiedendone la dichiarazione di improcedibilità per la mancata valutazione integrale e cumulativa degli impatti ambientali.

In ogni caso, la realizzazione di un unico gasdotto deve avere il minimo impatto sull’ambiente e sui contesti economico-sociali interessati.

Di altri scempi ambientali non se ne sente proprio il bisogno.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

_________________

[1] qui il procedimento di V.I.A. del progetto presentato dalla Società Gasdotti Italia s.p.a. per il tronco centro-meridionale (2 maggio 2017), mentre qui il procedimento di V.I.A. del progetto presentato dalla Snam Rete Gas s.p.a. per l’analogo tronco centro meridionale (23 giugno 2017), pubblicati sul sito web istituzionale Sardegna Ambiente.

[2] qui il procedimento di V.I.A. del progetto presentato dalla Società Gasdotti Italia s.p.a. per il tronco centro-settentrionale (26 giugno 2017).

 

Garzetta (Egretta garzetta) in volo sul canneto

(foto M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. Porico
    luglio 2, 2017 alle 1:12 pm

    Fermo restando il fatto che ,dal punto di vista ambientale, sostituire i combustibili fossili solidi con il gas comporterebbe un indubbio vantaggio , consentendo pure di chiudere gli impianti produttivi a carbone , finalizzati all’energia da “asporto”.
    Nessuna meraviglia infine il comportamento delle due importanti e professionali società d’impresa Snam e Gasdotti Italia . Pur sapendo di dover fornire il V.I.A per l’opera intera ricorrono , maldestramente, al “salami slicing” . E’ genetico, è più forte di noi. Se non vi è la furbata sembra quasi di non essere adeguati , si da l’impressione di essere ingenui ,poco imbroglioni .
    Ai nuovi manager non importa far la figura dei pataccari , anche quando se ne può fare a meno.

  2. capitonegatto
    luglio 2, 2017 alle 10:43 pm

    Basterebbe che qualcuno ( la regione ) non accettasse ” le fette di salame “.
    Il metano ti da una mano….. i furbi no.

  3. Mara
    luglio 9, 2017 alle 4:17 pm

    Ma che ti aspetti dalla “regione”? Se firmano in 33 per ampliare il bacino dei fanghi rossi a Portovesme, sono già fuori di testa in proprio.
    Questa del metano sardo è stata una patacca fin dall’inizio. Vedesi lo spezzettamento dei serbatoi nell’Oristanese: finora tre autorizzati, “piccoli” ma vicinissimi. Se ne salta uno sai che bel botto….

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