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Polli da fucile. Così la Provincia di Padova favorisce i cacciatori con i nostri soldi.


Fagiano (Phasianus colchicus, foto Bottazzo)

Fagiano (Phasianus colchicus, foto Stefano Bottazzo)

Carlo Consiglio, professore di Zoologia all’Università di Roma (La Sapienza), ha più volte scritto che “Giustificare la caccia con la necessità di proteggere la caccia stessa costituisce una petizione di principio”[1].

In effetti la circolarità viziosa del ragionamento è evidente. Ma lo è per tutti?

  1. Decreto del Presidente della Provincia di Padova Enoch Soranzo N° di Reg. 90 del 08-07-2016 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zrc (zone di ripopolamento e cattura NdR) della Provincia di Padova per il triennio 2016-2019;
  2. Decreto del Presidente della Provincia di Padova Enoch Soranzo N° di Reg. 108 del 16/09/2015 “Piano di controllo della volpe e del tasso per la prevenzione di impatti sulle arginature di corsi d’acqua pensili per il periodo 2015-2017”;
  3. Decreto del Presidente della Provincia di Padova Enoch Soranzo N° di Reg. 12 del 30/01/2015 “Modifica piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura per il triennio 2013-2016”;
  4. Deliberazione della Giunta Provinciale di Padova (ex Presidente della Provincia Barbara Degani) N° di Reg. 70 del 20/05/2013 “Piano di controllo numerico della volpe nelle zone di ripopolamento e cattura nella Provincia di Padova per il triennio 2013/2015”;
  5. Decreto del Presidente della Provincia di Padova Enoch Soranzo N° di Reg. 54 del 08/05/2015 “Piano di controllo numerico della gazza (Pica pica) e della cornacchia grigia (Corvus corone cornix) nel territorio provinciale per il periodo 2015-2019.
Volpe che ha predato una Nutria (foto Aldo Tonelli)

Volpe che ha predato una Nutria (foto Aldo Tonelli)

In quattro casi su cinque, di quelli appena elencati, la parola “controllo numerico” va letta così:

A tutto ciò va aggiunto il fatto che, come da Calendario per l’esercizio venatorio – stagione 2016/2017 della Regione Veneto[3], le volpi sono specie cacciabile su tutto il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata, dal 18 settembre 2016 al 30 gennaio 2017. Gazze e cornacchie sono invece cacciabili nelle giornate 1, 3, 4, 10 e 11 settembre 2016, poi dal 18 settembre 2016 all’11 gennaio 2017, e poi di nuovo nei giorni 1, 2, 4, 5, 6, 8 e 9 febbraio 2017.

Insomma, volpi, gazze e cornacchie, vengono perseguitate tutto l’anno, tutti gli anni, dalla Provincia di Padova e dai cacciatori. Sono incaricati del massacro, per conto della Provincia, la Polizia Provinciale e i cosiddetti “coadiutori” che altro non sono che i cacciatori soci dei 5 ambiti territoriali di caccia (ATC) padovani[4]. Abbiamo dimostrato che gli ATC padovani sono gestiti unilateralmente da cacciatori, quindi senza alcun contraddittorio e senza possibilità di far conoscere all’opinione pubblica i retroscena delle riunioni e dell’operato dei consigli direttivi e dei soci cacciatori dell’ATC.

Volpe (Vulpes vulpes), cuccioli

Volpe (Vulpes vulpes), cuccioli

Per quanto riguarda invece il “Piano di controllo della volpe e del tasso per la prevenzione di impatti sulle arginature di corsi d’acqua” la Provincia di Padova non ha potuto spingersi oltre il trasferimento degli animali e la chiusura delle tane (il tasso è specie protetta in Italia dalla Legge 11 febbraio 1992 n.157).

Ma cosa accade?

La Sezione Bacino Idrografico e i Consorzi di Bonifica territorialmente competenti segnalano il rischio idraulico collegabile alla presenza di tane di volpi e di tassi e poi? Naturalmente, come da Decreto del Presidente, entra in azione il personale dell’A.T.C. PD2 che, guarda caso, dispone di una microtelecamera per l’ispezione dei cunicoli delle tane. Sono sempre loro a gestire le gabbie impiegate per il trappolaggio e ad individuare il sito compatibile per la liberazione degli animali.

Addirittura la Provincia ha assegnato un contributo di 2.000 € (duemila) per i cacciatori dell’ATC PD2 per il rimborso carburante.

C’è davvero qualcuno disposto a credere che i cacciatori, che operano in solitudine, traslochino effettivamente volpi e tassi come previsto, invece di ucciderli?

Infatti, se la volpe è un noto predatore, c’è anche qualche notizia che i tassi, per quanto la loro dieta si basi quasi esclusivamente su lombrichi, chiocciole e lumache, insetti, frutta, cereali, anfibi e roditori, occasionalmente possano divorare uova di fagiano o di starna, seppur con frequenza bassissima[5], e sono riportati casi, per quanto in condizioni verificatesi in un altro Stato, che possano avere un effetto anche sui conigli selvatici[6]. Ecco il vero nodo della questione: l’interferenza con la caccia praticata dagli uomini. Volpi, gazze e cornacchie sono infatti onnivori.

Ma mentre in natura è generalmente la disponibilità delle prede che influisce sulla grandezza delle popolazioni dei predatori[7] (a differenza di quello che si pensa), non si può certo dire lo stesso per gli uomini che traggono i loro mezzi di sussistenza da altre fonti (agricoltura e allevamento) e non sono direttamente minacciati da rarefazioni e estinzioni di altre specie animali su cui esercitano la pressione venatoria[8].

La caccia odierna non è infatti un mezzo di sussistenza ma un divertimento.

Ma alla fine, cosa mangiano gazze, cornacchie e volpi? Nel suo libro del 1990 “Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia.” il Prof. Carlo Consiglio si è preso la briga di passare in rassegna e citare un’abbondantissima letteratura scientifica (798 citazioni bibliografiche per la precisione) e, all’occorrenza, di organizzare i risultati degli studi in delle tabelle riassuntive. Ecco che cosa è emerso per la gazza:

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Scrive Carlo Consiglio a proposito delle cornacchie: «L’analisi del contenuto dello stomaco della cornacchia grigia[9][10] e del ventriglio della cornacchia nera[11] mostrò che questi animali, oltre a pochi giovani uccelli, mangiano anche numerosi piccoli mammiferi, soprattutto Roditori, e soprattutto moltissimi insetti. Perciò essi vanno considerati animali utili all’agricoltura[12][13][14]            Che cosa a proposito della dieta della volpe rossa?

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Precisa Consiglio: «Molti resti di animali trovati negli stomaci delle volpi rosse appartengono in realtà a carogne di cui le volpi si sono cibate, come è dimostrato dalla contemporanea presenza di coleotteri dei cadaveri[15][16]

Alla luce di tutti questi dati, appare evidente che volpi, gazze e cornacchie grigie sono animali con un’alimentazione molto versatile che varia anche da una località all’altra, a seconda delle risorse che offre l’ambiente. Inoltre si nota come mangino soprattutto insetti (coleotteri, cavallette, millepiedi, mosche, ecc.) e altri invertebrati (quindi anche chiocciole, lumache, ecc.), arvicole e altri roditori quali topi e ratti, nonché vegetali (frutta e bacche di piante spontanee in primavera ed estate) e quanto si può reperire vicino i cassonetti dell’immondizia e nelle discariche.

Si pensi poi che in agricoltura vengono utilizzati enormi quantitativi di biocidi per ammazzare proprio gli animali che costituiscono la dieta di gazze, cornacchie e volpi.

E inoltre: «I vantaggi arrecati dai Corvidi (come gazze e cornacchie grigie NdR) vanno anche al di là della distruzione diretta di insetti. I vecchi nidi di gazze o di cornacchie possono essere occupati da lodolai, gheppi e gufi comuni, così che il numero di questi ultimi uccelli, la cui utilità come distruttori di insetti è indubbia, può aumentare[17][18] (ne abbiamo parlato anche qui https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/03/20/la-pagliuzza-e-la-trave-venetochenoncelafa/)

Quindi, a ben guardare, gazze, cornacchie e volpi sono davvero molto utili.

Lepre (Lepus europaeus, foto Stefano Bottazzo)

Lepre (Lepus europaeus, foto Stefano Bottazzo)

Ma allora perché la Provincia di Padova le perseguita in tutti i modi? E perché quasi sempre all’interno o in prossimità delle zone di ripopolamento e cattura? Cosa accade nelle ZRC?

Il motivo è che nelle ZRC di tutto il Padovano ogni anno vengono immessi, dai cacciatori soci degli ATC, svariate migliaia di lepri e fagiani provenienti da allevamenti di tutto il Veneto. Qui si trovano anche eventuali recinti di preambientamento per le lepri. Qui è dove si concentrano gli sforzi per il cosiddetto “miglioramento ambientale” (soldi che vengono stanziati ogni anno dalla Provincia e spesi dai consigli direttivi degli ATC) per creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza, all’alimentazione, al rifugio e alla riproduzione sempre e solo di fagiani e lepri. Da qui i fagiani diffondono sul territorio circostante (cacciabile) e le lepri vengono ricatturate per mezzo di reti e battitori e poi deportate altrove in zone dove la caccia è aperta o sta per essere aperta. In pratica le ZRC sono delle zone di produzione di selvaggina.

I ripopolamenti faunistico-venatori, con lepri e fagiani di allevamento, possono anche essere fatti direttamente sul territorio cacciabile (al di fuori delle ZRC) quando la caccia è aperta. In quest’ultimo caso si parla di animali “pronta-caccia”[19]: liberati il venerdì e sparati al sabato.

Merlo femmina (Turdus merula)

Merlo femmina (Turdus merula)

Leprotti, lepri adulte e lepri riproduttori, fagianotti, fagiani adulti e fagiani riproduttori, poiché provenienti da allevamento, sono inadatti alla vita nell’ambiente naturale: non hanno appreso dagli individui della stessa specie i comportamenti di ricerca del cibo in natura e non sanno fuggire o nascondersi dai predatori. Subiscono quindi una mortalità intorno al 50% già nei primi 15 giorni dopo il “lancio”. Dei sopravvissuti, pochissimi (intorno al 2%), si riprodurrà l’anno successivo[20].

In Italia ci sono stati casi di lepri europee di allevamento che hanno subito una mortalità del 68% nei primi 10 giorni dopo il “lancio”[21][22].

“La Volpe è un animale territoriale e l’ampiezza dell’home-range, ovvero l’area utilizzata durante le normali attività quotidiane, è inversamente proporzionale alla disponibilità di cibo. Situazioni di sovrabbondanza alimentare, come la presenza di discariche mal gestite o la liberazione massiccia di selvaggina “pronta caccia”, possono quindi determinare concentrazioni anomale di individui.”[23]

Queste le parole di Dario Colombi, Flavio Roppa, Franco Mutinelli e Massimo Zanetti nel Volume “La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia.”

In conclusione, data la mortalità molto elevata in natura di lepri e fagiani allevati e “lanciati” dai cacciatori e considerato che un fagiano allevato costa non meno di 6 € + I.V.A. e una lepre allevata in media 60 € + I.V.A., si capisce perché volpi, gazze e cornacchie vengano considerati animali “nocivi” e siano ammazzati in tutti i modi possibili, con la complicità e la massima disponibilità della Provincia di Padova, a quanto pare bendisposta alle richieste dei cacciatori, a sfavore di tutta la collettività.

Isola della Cona (foce dell'Isonzo), Volpe e Nutria (foto Luca Iancer)

Isola della Cona (foce dell’Isonzo), Volpe e Nutria (foto Luca Iancer)

“Oltre all’attività venatoria, in deroga al regime generale di protezione, ogni anno vengono promosse iniziative di controllo numerico della Volpe, additata quale causa della rarefazione delle specie di interesse venatorio, ed in particolare di lepri e fagiani. Da un’indagine statistica promossa dall’Ufficio studi faunistici e realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste basandosi sui dati relativi ai censimenti eseguiti dalle riserve di caccia ed al prelievo venatorio degli anni 2003-2007, è emerso che la Volpe non influenza sostanzialmente le dinamiche di popolazione della Lepre e che per la conservazione di quest’ultima gli abbattimenti in deroga per il controllo delle popolazioni di Volpe non sono particolarmente utili.[24][25]

Questa è la vergognosa caccia padovana e veneta e tale è l’asservimento della Provincia di Padova nei confronti dei cacciatori.

Con le parole di Carlo Consiglio: l’abolizione della caccia è una battaglia ecologica ormai indilazionabile.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

Coordinamento Protezionista Padovano

 

________________________

[1] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

[2] https://youtu.be/am_W10_ITh8

[3] http://www.provincia.pd.it/uploads/Caccia-Pesca/calendario_venatorio-2016-17.pdf

[4] http://www.provincia.pd.it/index.php?page=richiesta_ambito_caccia_padovano

[5] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

ANDERSEN J. 1955. The food of the Danish badger (Meles meles danica) with special reference to the summer months. Dan. Rev. Game Biol. 3: 1-75

[6] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

NEAL Ernest, 1984. The badger. Collins, London, xv+158 pp.

[7] Consiglio C., Siani V. 2006. A che Serve la Caccia? L’impatto ecologico della caccia. Fiori Gialli, Velletri, 165 pp.

[8]  Consiglio C. 1980. No alla caccia: le ragioni di una battaglia ecologica ormai indilazionabile: seconda edizione riveduta e ampliata. Savelli, Roma, 121 pp.

[9] HOUSTON David, 1977. The effect of hooded crows on hill sheep farming in Argyll, Scotland. The food supply of hooded crows. J. Appl. Ecol. 14 (1): 1-15.

[10] STERBETZ Istvan, 1968. A Magyarorszàgi szurkevarjak (Corvus c. cornix L.) tàplàlkozàsànak ùjabb gazdasàgi értékelése. Aquila 75: 151-157.

[11] YOM-TOV Yoram, 1975. Food of nestling crows in Northeast Scotland. Bird Study 22: 47-51.

[12] STERBETZ Istvan, 1964. Beitrage zur Erforschung der wirtschaftlichen Bedeutung der Elster (Pica pica) in Urgarn. Angewandte Ornithologie 2 (1): 30-36.

[13] WITTENBERG J. 1978. Zur Frage einer Artenschutzregelung fur Rabenkrahe, Elster und Eichelhaher. Okologische, wirtschaftliche und jagdliche Aspekte. Natur und Landschaft 53 (9): 258-288 [409].

[14] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

[15] PANDOLFI Massimo, Riccardo SANTOLINI & Marco BONACOSCIA, 1988. Analisi stagionale dell’alimentazione della volpe (Vulpes vulpes L.), con riferimento a zone di ripopolamento e cattura e zone di caccia libera. In: Mario SPAGNESI & Silvano Toso (a cura di), Atti del I Convegno nazionale dei biologi della selvaggina, Suppl. Ric. Biol. Selvaggina 14: 425-440.

[16] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

[17] BEZZEL Einhard, 1987. Gnade fur die «diebische» Elster! Tier, August 1987.

[18] Consiglio C. 1990. Diana e Minerva. Una critica scientifica della caccia. Borla, Roma, 288 pp.

[19] http://www.geapress.org/caccia/sovizzo-vc-maxi-sequestro-di-pronta-caccia-2500-volatili-sequestrati-grazie-allintervento-dellenpa/57998

[20] Consiglio C. & V. Siani 2006. A che serve la caccia? L’impatto ecologico della caccia. Fiori Gialli, Velletri, 165 pp.

[21] Angelici F. M. & F. Riga 2001b. Le ricerche radiotelemetriche sulla lepre e sulla volpe nei Monti Prenestini. In: F.M. Angelici (ed.) Aspetti naturalistici dei Monti Prenestini, Associazione naturalistica “Orchidea”, pp. 201-221.

[22] Consiglio C. & V. Siani 2006. A che serve la caccia? L’impatto ecologico della caccia. Fiori Gialli, Velletri, 165 pp.

[23] Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36

[24] Craighero T., 2007. Studio delle relazioni tra le dinamiche di popolazione di Volpe (Vulpes vulpes) e Lepre (Lepus europaeus) nell’ambito della gestione venatoria in Friuli Venezia Giulia. Tesi di laurea triennale, Anno Accademico 2006-2007. Università degli Studi di Trieste.

[25] Colombi D., Roppa F., Mutinelli F., Zanetti M., 2009. La Volpe. Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-36.

 

Isola della Cona (foce dell'Isonzo), Volpe e Nutria (foto Luca Iancer)

Isola della Cona (foce dell’Isonzo), Volpe e Nutria (foto Luca Iancer)

(foto Luca Iancer, Stefano Bottazzo, Aldo Tonelli, M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. M.A.
    ottobre 23, 2016 alle 2:32 pm

    Scusa Grig, spiegami questa storia dei soldi pubblici. Pubblici perché vengono erogati dalle Province per gli ATC? O ritieni che nel budget finanziato siano presenti i soldi dei cittadini contribuenti e non cacciatori?
    I soldi erogati dalle province sono soldi che provengono dalle concessioni regionali e statali dei cacciatori pagate per esercitare la caccia, e per lo più vengono destinati al rimborso dei danni causati dalla fauna selvatica. I soldi destinati al ripopolamento sono soldi che provengono sempre dalle tasche dei cacciatori destinati agli Ambiti Territoriali di Caccia per esercitare la caccia programmata.
    Su quelle migliaia di lepri e fagiani “pronta caccia”, comprati e quindi di possesso dei cacciatori ancor prima di averli incarnierati, voi avete voce in capitolo?
    Le percentuali ci stanno, rispecchiano effettivamente la realtà. Solo il 2% delle lepri rilasciate, in certi casi, riesce a sopravvivere per riprodursi. Questa cifra è dovuta in parte alla qualità genetica degli esemplari prodotti dalle aziende produttrici che per far cassa, vendere e abbassare il prezzo venderebbero conigli travestiti da lepri, facile preda per i “nocivi” ( volpi, e cani randagi). La bassa quota che riesce a sopravvivere è dovuta anche alla programmazione faunistica dell’ATC. Se il direttivo di un ATC, in base al numero dei cacciatori, decide che in quella stagione il numero di lepri prelevabile è di 2000 capi ad esempio, si fanno dei censimenti in campo per capire la quantità approssimativa delle lepri presenti e successivamente si acquista la differenza mancante per raggiungere il numero stabilito per i soci. A fine annata venatoria gli esemplari che soppravvivono sono pochi. Caccia programmata.
    Ricordiamoci, che in determinate realtà ambientali – industrializzate (Veneto e Lombardia in primis) allo stato naturale senza la caccia, con gli annuali ripopolamenti di selvagginna, purtroppo non esisterebbe biodiversità, ma sarebbero dei deserti faunistici a causa dell’incompatibilità ambientale del territorio per la sopravvivenza e la riproduzione lepri e fagiani. Il “2%” in massima parte è causato da strade, trattori, falciatrici, glifosfato, erbicidi e concimi chimici……
    L’esistenza delle lepri in certe realtà italiane è direttamente correlata al portafoglio dei cacciatori che le acquistano annualmente per cacciarle e quindi immetterle.

    Le volpi sono un caso a parte. Concordo in parte con quanto esposto sull’alimentazione. In certi contesti il numero delle volpi è dipendente dal numero di prede selvatiche, in altri casi, come ad esempio in Sardegna no. Laddove è presente la pastorizia allo stato semibrado e si utilizza come supplemento alimentare per il bestiame la mangimistica moderna, esse trovano cibo e riparo facile presso le migliaia di aziende zootecniche disseminate nel territorio, pertanto questo legame “preda-predatore” è stato alterato e non esiste più.

    Tu sostieni che:
    “La caccia odierna non è infatti un mezzo di sussistenza ma un divertimento”
    A mio parere è più corretto questo:
    “La caccia odierna non è infatti un mezzo di sussistenza ma un divertimento necessario per l’ambiente che destina le prede abbattute all’alimentazione.”

    • ottobre 23, 2016 alle 5:42 pm

      in Veneto – come nelle altre Regioni – gli A.T.C. sono finanziati dalle Regioni.
      Per capire esattamente quali fondi siano destinati ai ripopolamenti faunistici “uso caccia” sarebbe necessario verificare il bilancio della Provincia finanziatrice.
      Ci saranno certamente fondi provenienti dai trasferimenti statali e regionali di parte deglim importi versati dai cacciatori per la concessione annuale di caccia, ma non escluderei la presenza di altri fondi.
      Non vedo poi come le associazioni ambientaliste possano avere “voce in capitolo” sui ripopolamenti “pronta caccia”.
      Come detto in mille altre occasioni, il “disastro ambientale” determinato da inquinamento, antropizzazione e degrado del territorio – che incide sul patrimonio faunistico – viene aggravato dalla caccia. E’ innegabile.
      Così come i pesanti squilibri faunistici, dove si verificano (es. Colli Euganei), sono determinati dall’intervento umano, in primo luogo con l’eliminazione dei predatori (es. Volpe).
      In Italia, oggi, la caccia è un divertimento. Nient’altro.

      Stefano Deliperi

  2. M.A.
    ottobre 23, 2016 alle 7:58 pm

    Non sono d’accordo Deliperi. La salvezza della caccia nasce proprio dall’industrializzazione dell’agricoltura. La tutela della biodiversità avviene, in questi contesti ambientali alterati e disastrati, con i ripopolamenti di selvaggina pronta caccia che allo stato naturale non potrebbe esistere o durare quanto la loro natura consente. Non esistono le condizioni. Se oggi la collettività può godere della fauna selvatica cacciabile, se c’è chi scatta una foto ad una lepre è grazie ai cacciatori. Ripopolare senza prelevare non ha senso sia perché la fauna non avrebbe vita facile con l’agricoltura industrializzata e sia perché le associazioni di agricoltori non lo permetterebbe, né tanto meno le Regioni con le conseguenti domande di risarcimento che ne deriverebbero.
    Come è stato detto da un noto esponente in piani faunistici venatori, l’attività venatoria in determinati contesti non solo è necessario, ma è indispensabile se un domani si vuole vedere tra le varie aziende le lepri e i fagiani.
    Per quanto riguarda la caccia, il destino alimentare delle prede abbattute è una condizione sufficiente per trovare una solida giustificazione etica per esercitare un’attività giudicata anacronistica dalle persone che non la conoscono e non riescono a comprenderla.

    • ottobre 23, 2016 alle 8:47 pm

      hai ragione su una cosa, l’agricoltura “industrializzata” é un disastro ecologico. Se le sommi la caccia, siamo al disastro quasi irreversibile.
      Regioni come il Veneto hanno avuto “spazzata via” la campagna, ridotta a una grigia sequenza di capannoni, tangenziali, svincoli, bretelle con il residuo di campi ” industrializzati”.
      Vogliamo la “soluzione finale”?

  3. ottobre 23, 2016 alle 8:17 pm

    M.A., a voi cacciatori vi fanno con lo stampino: nel Cantone di Ginevra in Svizzera il referendum popolare del 19 maggio 1974 ha abolito la caccia. I sostenitori della caccia avevano profetizzato che, se la caccia fosse stata abolita, la lepre comune sarebbe scomparsa dal Cantone. Morale della favola? Ginevra oggi ha una bella popolazione di lepri, resistente e riproduttiva, senza alcun bisogno di assurdi ripopolamenti. Pertanto non preoccuparti che anche nel disastrato Veneto, se togliessimo di mezzo i tuoi amici cacciatori, di animali ne vedremmo immensamente di più. E, a questo proposito, non si capisce proprio perchè voi cacciatori avete il privilegio di mettere le vostre manacce sugli animali. Non ce ne frega niente che pagate: lo Stato ve lo concede, ma un’ingiustizia resta tale anche quando è normata da tutte le leggi di sto Mondo. La maggior parte della gente sarebbe semplicemente contenta di passeggiare e vedere gli animali liberi senza il pericolo che vengano crivellati da qualche uomo adulto che non ha giocato abbastanza da piccolo. E non si capisce nemmeno perchè avete il diritto di usare le campagne come set del vostro film sanguinario. Ancora una volta lo Stato ve lo concede ma è un privilegio vero e proprio. Tant’è che le persone, appena si informano un attimo e non appena hanno i soldi, cercano di istituire fondi chiusi perchè non vi sopportano. E lascia stare la questione dei soldi, perchè non ti conviene davvero. Vuoi che facciamo due conti su quanto cazzo sono costati roccoli e prodine per catturare gli uccelli che sfruttate come richiami vivi? E gli stipendi di tutti i dirigenti e dipendenti dei vari uffici e commissioni caccia provinciali e regionali e statali? Pensi davvero che i vostri spiccioli riescano a coprire tutti questi esborsi? E gli stipendi degli agenti della polizia provinciale che vi deve correre dietro (e non lo fa perchè siete in combutta e perchè compilare i verbali e farsi le udienze è una rottura di scatole…)? Quelli dei forestali? E tutti i mezzi (macchine, benzina, strumentazioni varie) per mettere in condizione le forze di polizia di operare per controllarvi? E i presidenti e consiglieri provinciali che buttano il loro tempo a deliberare pro-caccia invece di occuparsi ad esempio di tutelare l’ambiente? E i consiglieri regionali, con i loro lauti stipendi, che passano mesi e mesi a ideare e discutere leggi regionali pro-caccia? Vieni in Veneto a vedere in che misura la caccia occupa l’agenda della politica! E tutti i tecnici incaricati di redigere i piani faunistici venatori? Hai presente quanto costa fare un piano faunistico venatorio con annessi e connessi? E’ evidente che la vostra caccia la pagano tutti i contribuenti italiani. E speriamo che la gente si svegli presto e vi dia un calcio nel sedere…

  4. M.A.
    ottobre 23, 2016 alle 9:39 pm

    Deliperi la caccia serve per stendere un velo (pietoso) di biodiversità in un panorama ambientale disastrato. In quei contesti tra tangenziali, capannoni, ed agricoltura industrializzata non esisterebbe forma di vita se non grazie ai ripopolamenti. Ma non esisterebbero nemmeno ripopolamenti senza un prelievo (caccia), e ancora non esisterebbero ripopolamenti senza tasse, ergo cacciatori. La caccia non è un problema che si aggiunge ad un problema, ma si è evoluta in un problema ed oggi, in quei contesti, serve ed è necessaria per coprire gli effetti di 50 anni di industrializzazione e devastazione ambientale.
    Per il sorpassodellaspecie i principi di vita e morte che regolano la natura sono violenti e cruenti, checché se ne dica, in tutto il regno animale. Se tu vedi la campagna come un privilegio per quell’1,5% della popolazione o un set sanguinario di un film dell’orrore è un tuo problema ideologico – culturale.
    L’ho sempre sostenuto in questo Blog, ma con la presentazione del piano faunistico venatorio sardo, e la futura nascita degli ATC anche in Sadegna, ho capito quanto la 157/92 vi abbia di fatto estromesso nella gestione faunistica. Voi ambientalisti continentali avete solamente una funzione di rappresentanza, spesso sostituiti da pseudo ass. Venstorie, mentre le “reali” ass. Ambientaliste quando presenti vengono ammutolite con il famoso 2,5% (per chi lo richiede). Mi immagino un’assemblea pubblica di un ATC, dove per ovvi motivi economici la dirigenza dell’azienda è filo venatoria, 2 ambientalisti in un covo di cacciatori che decidono quante lepri e fagiani comprare per lanciare, che cosa contano? Zero. L’unica manovra che avete sono le petizioni. Nel comitato regionale faunistico sardo, pervora, la musica è molto diversa. La vera lobby venatoria non sono tanto le varie aziende di armi e munizioni del bresciano, la vera lobby venatoria è la 157/92 che ha inglobato la caccia sotto una sfera di cristallo fatta di politica, e tanti milioni di euro. La ass. di agricoltori , che gestiscono “i set dei nostri film” sono molto più vicine ai cacciatori che agli ambientalisti, nell’ATC sono presenti e mangiano anche loro. Con la 157/92 il cacciatore è stato selezionato economicamente, specialmente al nord. In 26 anni al posto di avere in una regione 40000 cacciatori che pagano 250€ per un tot di 10 mln €, ne sono rimasti solo 20000 che ne pagano 700 per un totale di 14 mln€! Quante macchine e stipendi si pagano con tutti questi soldi a norma di legge?

    • ottobre 23, 2016 alle 10:45 pm

      mi descrivi la “morte della caccia”, così come la pensi tu.
      O sbaglio.
      E, allora, ‘sta caccia perchè la volete? Perchè la difendete?
      Per noi sarebbe stata chiusa da tempo…

      Stefano Deliperi

  5. M.A.
    ottobre 23, 2016 alle 11:30 pm

    Io ho sempre difeso la caccia in Sardegna perché fa parte del tessuto culturale agro-pastorale sardo. La caccia grossa in Sardegna è come una comune “cortes apertas in autunno in Barbagia”. È una festa. Viene vissuta e tramandata con spirito tradizionale, a differenza di altre regioni italiane come il Veneto, dove la caccia non è morta, ma si è evoluta con il contesto ambientale odierno e tutelata e foraggiata dalla 157/92. Oggi in molte regioni, come lo stesso Veneto, senza gli ATC non esisterebbe fauna e di conseguenza non ci sarebbe caccia. Con il giochino degli ATC e la formazione della lobby, con il suo immenso business economico non solo hanno salvato la caccia, ma l’hanno blindata! Hanno sacrificato tutti i cacciatori appartenenti alle classi sociali medio-basse, trasformandola in un hobby per benestanti ben più lontani dalla cultura rurale, ma con un portafoglio ben più generoso. In Sardegna si caccia selvaggina, in Veneto pollame. In Sardegna abbiamo altri contesti ambientali, abbiamo altri calendari venatori e specialmente la lobby venatoria non è presente perché non esistono, almeno fino ad oggi, gli ATC.

    • ottobre 24, 2016 alle 12:17 am

      in Sardegna la lobby venatoria non è presente?
      Siamo alle comiche, M.A.?
      In Sardegna abbiamo avuto deputati, senatori, consiglieri regionali cacciatori eletti con il voto massiccio e organizzato di cacciatori, con campagne elettorali portate avanti da associazione venatoria.
      Ma di che parli? Buona notte 😉

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 24, 2016 alle 9:41 am

        Se tu per lobby venatoria intendi qualche politico che sfrutta la tradizionalità della caccia sarda per fare qualche passerella elettorale concluse sistematicamente nel nulla per i cacciatori perché, per certi versi fortunatamente, hanno sempre avuto le mani legate dal punto di vista normativo (proprio perché non esistono gli ATC, ossia ciò che permette loro di realizzare ciò che hanno promesso).
        Mi sorge un dubbio: o abbiamo due concetti differenti di lobby venatoria o non hai ben chiaro nella realtà cosa sia un ambito territoriale di caccia.

      • ottobre 24, 2016 alle 3:38 pm

        ho ben chiaro l’uno e l’altro 😉

        Stefano Deliperi

  6. M.A.
    ottobre 24, 2016 alle 4:29 pm

    Allora non mi spiego perchè voi del gruppo d’intervento giuridico sardo, se ben avete capito cosa siano realmente gli ATC, dopo 26 anni di gestione faunistica continentale ambite alla loro istituzione anche in Sardegna, pur essendo dei carrozzoni filo venatori, che la caccia non la limitano, anzi!!
    Oggi a Nuoro si è tenuto la terza riunione VAS.
    Quei 4 politicanti di cui parlavamo prima, cavalcando la tipica gelosia interna tra sardi, contro il nomadismo venatorio sardo, per anni, hanno presentato gli ATC come la soluzione o recinzione della propria zona con lo slogan “a foras sos istranzos” detto tra sardi che vivono in un’isola fa ridere!
    Fatto sta che tutta questa manfrina è stata fatta per sensibilizzare i portatori d’interesse, ossia i cacciatori, in modo tale da far ingoiare la pillola e creare queste poltrone locali per salvare il fondo schiena a quei 4 politicanti rappresentanti di ex province ormai allo sbando con la nascita di queste AZIENDE.
    Peccato che voi non siate 4 “allochi” in materia, ma siete un’associazione ecologista seria che di normativa ambientale ne masticate e non poco, Ve lo riconosco. Allo stato attuale voi sapete che con la normativa vigente con cui verrà presentato il piano faunistico venatorio sardo, gli ATC saranno tutto fuorché recenti privati per i residenti.

    Voi sapete che le regioni si devono occupare della ridistribuzione venatoria sul territorio nazionale rivalendosi sugli ATC.
    Il livello minimo di densità dei cacciatori per ettaro è utilizzato come riferimento per uniformare la pressione venatoria sul territorio nazionale. Così facendo le regioni ad alta pressione venatoria avranno cura di riequilibrare le presenze dei cacciatori distribuendole ragionevolmente sul territorio, quelle a bassa pressione ( SARDEGNA ) dovranno fissare le condizioni dell’ospitalità venatoria nei confronti dei cacciatori non residenti fissando il prezzo (TURISMO VENATORIO). La Regione, o meglio alcuni funzionari, l’hanno già capito da tempo e per questo mirano all’approvazione del piano, altri ancora non l’hanno capito. Sinceramente non mi stupisco dell’ignoranza di alcuni colleghi cacciatori dell’entroterra, ma ritengo che l’unica ragione che spinga un’associazione ambientalista ad accettare una simile porcheria sia entrare nel direttivo di un ATC per usufruire di quel 2.5%. Ma se ho imparato a conoscervi in questi anni penso che non sia il caso vostro.

    .

    • ottobre 24, 2016 alle 10:07 pm

      allora, visto che ci segui da tempo, non ho capito perchè non comprendi quello che avresti letto.
      A noi degli A.T.C. come sono stati realizzati in tante altre Regioni non interessa nulla.
      Men che meno c’interessano posti negli organi gestori di qualsiasi specie di A.T.C. o simili organi.
      Interessa, invece, che venga stabilito un legame cacciatore – territorio che contribuisca a responsabilizzare i cacciatori stessi e che impedisca il solito “nomadismo venatorio”.
      Cosa che non avete mai voluto, spalleggiati dai vari deputati, senatori, consieglieri regionali “venatori”. Bella lobby 😉
      E, ripeto, l’attuale proposta di piano faunistico venatorio regionale sardo è inattuabile, a mio parere, senza riforma normativa.

      Stefano Deliperi
      Paradossalmente se tutti i cacciatori sardi fossero esclusivamente legati ad autogestite di caccia tanti “problemi” non sarebbero sorti.
      Ma non è così.

      • M.A.
        ottobre 24, 2016 alle 10:49 pm

        Il nomadismo venatorio esiste ed esisterà sempre per la caccia alla selvaggina migratoria, sia che si parli di A.T.C. o di riserve autogestite. Il legame cacciatore-territorio è auspicabile solamente per la caccia alla selvaggina stanziale che può essere soggetta a programmazione faunistica e quindi il legame del cacciatore al territorio.
        Le autogestite, con opportuna revisione normativa, potevano essere una fonte di salvezza per la gestione del patrimonio faunistico sardo e scongiurare la nascita di queste Aziende venatorie. Purtroppo però la Regione non sembra proprio intenzionata a mollare l’approvazione dell’attuale Piano ed effettuare una revisione normativa, per il fatto che le autogestite non creano il business che creano gli ambiti territoriali di caccia e non ci sono poltrone o poltroncine per politici di ogni genere.

      • ottobre 24, 2016 alle 11:07 pm

        ..peccato che il mondo venatorio non l’abbia mai voluto 😉

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 24, 2016 alle 11:21 pm

        Il mondo venatorio ha sempre vissuto fino ad oggi con le autogestite. Sono state in molti casi “mal”gestite dai cacciatori, ed utilizzate prevalentemente come recinti comunali per avere l’esclusività di cacciare il cinghiale per i soci residenti. Tutto ciò con la complicità delle province e regione che vietava i ripopolamenti, in maniera tale da spianare la strada per la nascita degli ambiti territoriali di caccia con i ripopolamenti…ci stanno riuscendo.

      • ottobre 25, 2016 alle 6:30 am

        ..soprattutto con la “complicità” del mondo venatorio.

        Stefano Deliperi

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