La pagliuzza e la trave. #Venetochenoncelafa.


gli ornitologi Stefano Bottazzo e Aldo Tonelli

gli ornitologi Stefano Bottazzo e Aldo Tonelli

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo?  Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.[1]

 

“La pagliuzza e la trave” è il titolo scelto dagli ornitologi Stefano Bottazzo e Aldo Tonelli per la loro conferenza del 19 febbraio 2016 a Padova.

L’argomento della serata riguardava principalmente le specie ornitiche che stanno scomparendo dagli ambienti padovani e quelle che, nonostante tutto, continuano a vivere.

Ma, se la stragrande maggioranza delle persone è distratta dall’abbondanza della grande distribuzione organizzata, dalla televisione, dalla mondanità cittadina, o peggio ancora è prigioniera del lavoro, i pochi che volgono lo sguardo verso gli animali e l’ambiente… non ne azzeccano mai una!

È il caso di Anna Lucia Carpanese (o forse dovremmo dire “Riccio Curioso”), ex maestra d’asilo e scrittrice di fiabe ecologico-educative, che a Galzignano Terme (PD), nel Parco Regionale dei Colli Euganei, ha istigato il paese “contro i famelici corvi e gazze che distruggono tutto e divorano gli uccellini dal becco gentile” (Mattino di Padova, 15 marzo e 20 maggio 2015)[2].

Come a dire che certe fiabe, di “ecologico” e di “educativo”, non hanno niente.

Ma è anche il caso di Michele Zanetti, “perito industriale specializzato in meccanica ma, per vocazione genetica (? NdR), naturalista-divulgatore”[3] (modesto…) o di ricercatori come Lorenzo Serra, “primo ricercatore area avifauna dell’Ispra di Ozzano”, che si prestano a titoli del genere “Gabbiani contro passeri, falchi contro rondini: così passeriformi stanno morendo” (Blitz quotidiano online del 26 aprile 2015)[4].

Tordo bottaccio (Turdus philomelos, foto Raniero Massoli Novelli)

Tordo bottaccio (Turdus philomelos, foto Raniero Massoli Novelli)

Come a dire che ormai l’umanità se la canta e se la suona da sola, che un capro espiatorio lo si trova sempre (soprattutto se chi paga le colpe che sono di altri non può controbattere e difendersi), che gli alibi sono a portata di mano (che tanto nessuno verificherà…) e soprattutto che, come riassume bene Milan Kundera, “Il diritto di uccidere un cervo o una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose.”

“Ci avviamo verso primavere silenziose – affermano Tonelli e Bottazzo citando la biologa statunitense Rachel Carson – ma non certo a causa di gabbiani reali, dei Corvidae e ancor meno degli utilissimi rapaci. Il dito lo dobbiamo puntare contro di noi”.

 “Ci dedichiamo a vere e proprie cacce alle streghe nei confronti di alcuni uccelli e altri animali solo perché onnivori e altamente adattabili – spiegano gli ornitologi della Lega Italiana Protezione Uccelli – ma ignoriamo e ci discolpiamo dei veri problemi che stanno mettendo in ginocchio la biodiversità: i cambiamenti climatici causati dall’uomo, la caccia legale e illegale, l’inquinamento, l’urbanizzazione, l’agricoltura, l’allevamento e la gestione forestale intensivi, i nostri comportamenti insostenibili per l’ambiente e per il Pianeta”.

I due ornitologi, stanchi di sentir parlare di “corvi”, mostrano la scheda da loro compilata nell’aprile del 2003 per la Commissione Ornitologica Italiana, dove segnalano una grossa scoperta ornitologica (neanche un trafiletto sul giornale…): la nidificazione di una coppia di corvo comune (Corvus frugilegus) nel comune di Due Carrare (PD), nella pianura ad est dei Colli Euganei[5], lungo un canale stretto tra la campagna intensamente lavorata a monocolture, i mezzi agricoli in movimento e il traffico stradale dall’altra parte!

Eh sì, perché di corvi comuni, specie Corvus frugilegus, se ne vedono proprio pochi! Notizie del corvo come specie nidificante in Italia, fino alla scoperta di Tonelli e Bottazzo nel 2003, risalivano alla fine dell’Ottocento e ai primi anni del Novecento!

“Ma come?! Se se ne vedono tantissimi?!” penserà il “Riccio Curioso”. Ma quello che il “Riccio Curioso” non ha la pazienza di imparare è che i Corvidae sono una famiglia di passeriformi di taglia medio-grande e che quelli che si vedono negli ambienti padovani sono perlopiù gazza (Pica pica) – che non è ladra – e cornacchia grigia (Corvus cornix).

Non solo, il “Riccio Curioso”, nonostante il nome, non ha la spregiudicatezza mentale di conoscere che i Corvidae non si alimentano solo di uova e juvenes di altri uccelli (comportamento per di più limitato a pochi mesi all’anno) ma anche di insetti, semi, nocciole, bacche, rifiuti, carogne, ecc.

Ecco un esempio di come, nell’immaginario collettivo, una “pagliuzza” possa trasformarsi in una “trave”.

Cornacchia grigia (Corvus corone cornix)

Cornacchia grigia (Corvus corone cornix)

Non solo. Gli ornitologi, con l’aiuto di molte fotografie da loro scattate, hanno mostrato come la ghiandaia (Garrulus glandarius), anch’essa della famiglia dei Corvidae e anch’essa diffusa negli ambiente padovani, trasporti nel becco e nel gozzo ghiande, faggiole e semi di carpino che nasconde come riserva invernale.

Dimenticandosi poi di queste riserve, favorisce la diffusione sul territorio di querce, faggi e carpini (piante autoctone, pregevoli e benefiche)!

La taccola (Corvus monedula), laddove si insedia, tiene sotto controllo le popolazioni di piccione torraiolo (Columba livia varietà “domestica”), divenuto selvatico a seguito di fuga da colombaie e allevamenti ad opera dell’uomo, originato dalla selezione in cattività del piccione selvatico (Columba livia), quest’ultimo sempre più raro e a rischio estinzione come specie pura, a seguito dell’inquinamento genetico da parte del piccione torraiolo (quindi, ancora una volta, a causa dell’uomo). Piccione selvatico presente solo in siti remoti e selvaggi dell’area mediterranea e dell’Europa orientale.

“In una campagna in buona salute – proseguono i due arguti osservatori – convivono diversi microhabitat, come rii e risorgive d’acqua graditi alla ballerina bianca (Motacilla alba), campi, pascoli e radure dove il gheppio (Falco tinnunculus) trova da mangiare, siepi campestri, fasce boscate tampone e frangivento dove si posa l’averla piccola (Lanius collurio) alla ricerca di insetti, campi coltivati dove arriva la pavoncella (Vanellus vanellus), boschetti alternati a coltivi dove si raggruppano i colombacci (Columba palumbus), stagni e fossati prediletti anche da rane, rospi, utili e non pericolosi serpenti.

È invece nella campagna degradata da monocolture intensive, da sempre nuovi e interminabili quartieri residenziali e zone industriali, strade, rifiuti, spogliata di alberi e filari, stagni e fossati, che resistono le gazze, le cornacchie, i gabbiani (solo perché adattabili, non perché cattivi), così come fanno uomini e ratti.”

Come a dire che il fatto di notare solo gazze e cornacchie, oltre alla nostra incapacità di vedere la Natura che ci sta attorno, è soprattutto un indicatore di quanto abbiamo già distrutto l’ambiente che ci circonda e nel quale viviamo. Salvo poi dare la colpa… all’ambiente (di cui gazze e cornacchie fanno parte da sempre! Si ricordi infatti come l’ornitologo e naturalista di Monselice, Ettore Arrigoni degli Oddi, agli inizi del Novecento, scrivesse come la gazza fosse “comune in provincia di Padova, soprattutto al colle” intendendo pertanto i Colli Euganei![6]).

E mentre il genere umano se la prende con la Natura (!) per giustificare le proprie catastrofi, Aldo Tonelli e Stefano Bottazzo sciorinano le vere cause dei disastri ambientali: persistenza, solubilità, tossicità e mobilità dei pesticidi presenti nel terreno e in tutti i corsi d’acqua, fertilizzanti di sintesi, biocidi insetticidi come i neonicotinoidi e erbicidi come il glifosato che uccidono api e altri insetti (non solo impollinatori), oltre che uccelli granivori (passeri) e insettivori (rondini ma anche passeri durante la riproduzione), Anfibi ecc.; i massacri di allodole (Alauda arvensis) da parte dei cacciatori, nonostante il riconosciuto stato di conservazione sfavorevole[7]; la monocoltura della vite (es. vitigno Glera dei Colli Trevigiani) e dell’olivo, ecc.

Gatto (Felis catus)

Gatto (Felis catus)

Gli ornitologi Bottazzo e Tonelli hanno concluso la loro conferenza con una piccola provocazione:

«Le cornacchie sono animali selvatici, predano 3-4 mesi l’anno solo come fonte di cibo, hanno predatori naturali e sono considerati nocivi. I gatti sono domestici, predano 12 mesi all’anno non solo per cibo, sono spesso ipernutriti, generalmente non hanno predatori, sono i felini col più vasto areale nel mondo e con la popolazione più numerosa a causa dell’uomo…allora, per coerenza, perché non apostrofare il gatto con epiteti come “nocivo” e perché non avviare campagne di sterminio contro il gatto?».

Nemmeno il tempo di finire la frase ed è già ira dei gattofili. Provocazione non capita. Fatta da chi, peraltro, per scelta o per destino, di gatti ne ha e li accudisce amorevolmente.

Quando l’umanità se la canta e se la suona…e agli animali selvatici non resta che assistere a questa tragedia.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

_________________________________________________

[1] Matteo 7:3-5, Luca 6:41-42

[2] http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/03/15/news/sos-per-gli-uccelli-dal-becco-gentile-1.11051721, http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/05/20/news/tante-firme-per-gli-uccellini-1.11460793?refresh_ce

[3] http://www.michelezanetti.it/drupal/

[4] http://www.blitzquotidiano.it/ambiente/gabbiani-contro-passeri-falchi-contro-rondini-cosi-passeriformi-stanno-morendo-2169117/

[5] http://www.faunistiveneti.it/atti_IV_con_fau_ve/bottazzo_e_tonelli_b_2003_atti_iv_con_fau_ve.pdf

[6] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/12/18/la-provincia-di-padova-la-smetta-di-far-favori-ai-cacciatori-apologia-dei-corvidi/

[7] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/10/31/guardie-e-ladri-la-caccia-nel-xxi-secolo/

 

Ghiandaia (Garrulus glandarius)

Ghiandaia (Garrulus glandarius)

(foto Raniero Massoli Novelli, L.A.C.,  S.D., archivio GrIG)

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