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Una petizione contro i tagli boschivi nella Foresta demaniale del Marganai.


Domusnovas, rudere minerario

Domusnovas, rudere minerario

Non sono soltanto docenti universitari e professionisti del settore o, più modestamente, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus a esser preoccupati – molto preoccupati – per le nuove politiche forestali e, in particolare, quelle inerenti la Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore), oggetto della ripresa del governo a ceduo di parte del bosco e con evidenti rischi di erosione.

Sono soprattutto semplici cittadini.  

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

E’ stata promossa una petizione popolare al Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru e al Commissario straordinario dell’Ente Foreste della Sardegna Giuseppe Pulina per fermare i tagli boschivi.

In pochi giorni vi sono già più di 2 mila adesioni.

Chi volesse firmare la trova qui: https://secure.avaaz.org/it/petition/Presidente_R_A_S_Francesco_Pigliaru_e_Commissario_EFDS_Giuseppe_Pulina_Salviamo_la_Foresta_Marganai_Domusnovas_Sardegna/?nxGcEeb

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Foresta demaniale del Marganai, tagli boschivi (da Google Earth)

Foresta demaniale del Marganai, tagli boschivi (da Google Earth)

 

(foto E.F.S., Sardinia Post, S.D., archivio GrIG)

  1. febbraio 24, 2015 alle 8:06 pm

    Firmo subito!

  2. Juri
    febbraio 24, 2015 alle 8:08 pm

    Il contenuto del reportage pubblicato oggi su Sardiniapost.it è molto allarmante.
    http://www.sardiniapost.it/cronaca/foresta-del-marganai-ecco-come-vuole-ridurla-il-partito-della-motosega/
    È davvero necessario che l’Ente Foreste verifichi molto attentamente la compatibilità di simili interventi di taglio con la tutela di un ecosistema di straordinario valore ambientale e paesaggistico come quello del compendio forestale del Marganai.
    Compatibilità che a giudicare dalla documentazione fotografica sembra davvero potersi escludere.

  3. Genius Loci
    febbraio 24, 2015 alle 9:01 pm

    Firmato! Era ora che si muovesse qualcosa.

  4. Fabrizio De Andrè
    febbraio 24, 2015 alle 9:06 pm

    Già fatto

  5. Nicola Putzu
    febbraio 25, 2015 alle 12:40 am

    Le campane è meglio sentirle entrambe. Ecco il parere dei tecnici che hanno stilato il piano di gestione forestale e di assestamento forestale: http://www.sardiniapost.it/angolo-dei-lettori/pulina-lente-foreste-gestisce-240mila-ettari-di-bosco-e-possibile-che-sbagli-solo-nel-marganai/

    • febbraio 25, 2015 alle 3:03 pm

      infatti, le campane sono state entrambe sentite: l’articolo che citi è stato ripreso fra i commenti fin da quando è uscito in https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2015/02/04/lerosione-nella-foresta-demaniale-del-marganai/ .

      • Nicola Putzu
        marzo 1, 2015 alle 11:08 pm

        OK. Mi era sfuggito. Che te ne pare del parere scientifico dei numerosi tecnici impegnati nel piano di gestione forestale?

      • marzo 2, 2015 alle 6:06 pm

        posso risponderti quanto abbiamo detto al Commissario straordinario dell’E.F.S. prof. Pulina e al suo staff di tecnici: prudenza, prudenza e ancora prudenza.
        L’erosione nelle aree oggetto del “progetto pilota” di ripresa del ceduo sul Marganai, dopo decenni di “pace” per il bosco e gli ancora precedenti tagli devastanti dell’epoca mineraria, è stata evidenziata dall’equipe del prof. Angelo Aru, “padre” della geopedologia in Sardegna.
        Non da associazioni ecologiste, non da un qualsiasi “esperto”.
        Prudenza vorrebbe fermarsi, monitorare approfonditamente e valutare i risultati scientifici con serenità e attenzione.
        A monte c’è da dire una cosa semplice e chiara: chi e per quali motivi ha deciso di riprendere i tagli a fini economici nelle Foreste demaniali? Ma questa è un’altra storia…..

        Stefano Deliperi

  6. lasciatecirespirare@libero.it
    febbraio 25, 2015 alle 2:12 pm

    Gent.mi resp.li del gruppo giuridico,chiedevo soccorso nel supporto legale a seguito di denunce e segnalazioni che vadano a cozzare con gli interessi delle aziende che inquinano o le amministrazioni che usano il sistema legale per fermare l’azione degli attivisti e dei comitati.Potete darci consigli o direttive sul come fare per la tutela legale senza spendere un sacco di soldi che perlatro NON ABBIAMO!!! 😦

    Grazie per l’aiuto.Massimo Rizzato Lasciateci respirare Conselve

  7. Pietro
    febbraio 27, 2015 alle 4:01 pm

    Perchè il Grug non organizza una passeggiata nella foresta del marginai,così oltre alla firma,la presenza.Grazie

  8. Franco
    marzo 2, 2015 alle 8:52 pm

    Sono un piccolo esperto del territorio se riuscite ad organizzare un bel gruppo sarà per me un piacere farvi da guida. Invito il dott. Deliperi a farsi da portavoce ed organizzare il sopralluogo così tutti i partecipanti potranno rendersi conto personalmente della situazione.

  9. Gigetto
    marzo 2, 2015 alle 9:12 pm

    Sig. Putzu, la realtà del grande rischio di erosione del suolo è espressamente evidenziata proprio nei PFP redatti dalla DREAm, infatti nella relazione pedologica alla pag.33 si afferma:
    Talora il suolo della stazione è talmente degradato per erosione e per altre caratteristiche proprie sfavorevoli che la maggior parte dei nutrienti del suolo è concentrata nella formazione vegetale ed è quindi sconsigliabile effettuare alcun tipo di prelievo. Gli output sono rappresentati dalla rimozione di materiali vegetali operata dall’uomo e dagli animali, dalla lisciviazione e dal ruscellamento superficiale. Operazioni di gestione del bosco che “disturbano” eccessivamente la superficie del suolo (distruzione della lettiera, compattamento, eccesso di utilizzazioni ecc.) possono portare ad una drastica riduzione dei nutrienti e perdita di fertilità del suolo con conseguenze dirette e negative sullo stato di vegetazione del bosco. Il principale criterio guida, utilizzato per determinare se in un dato popolamento sia possibile effettuare un prelievo, è quindi quello basato sull’esigenza ormai riconosciuta di dover sempre agire, nell’uso delle risorse naturali, secondo il principio di precauzione (Ciancio e Nocentini, 1999) e si identifica con il concetto di Safe Minimum Standard (Toman, 1992; Callicott, 1997; Nocentini 2009). omissis
    continuando a leggere alla pag. 38 Indicazioni gestionali – limitazioni riscontrate troverà scritto: In sintesi, le limitazioni del complesso sono dovute alle pendenze acclivi, alla presenza di rocciosità e di pietrosità superficiale, al drenaggio eccessivo ed all’elevato rischio di erosione.
    Quindi i primi a porre un allarme sono proprio i tecnici della DREAm, chi non ha ancora capito nulla è proprio il Committente e buona parte del suo staff tecnico …….
    sarà pura mancanza di conoscenza …..???????

  10. Gigetto
    marzo 2, 2015 alle 9:17 pm

    scordavo potrete scaricare e leggere il PFP sul sito:

    Fai clic per accedere a 3_226_20150203194103.pdf

    buona lettura e acendete sempre il cervollo non fatevi fregare
    Gigetto

    • Manolo
      marzo 3, 2015 alle 6:18 am

      Non basta accendere il cervello se si illumina solo un campo ristretto, bisogna leggere il Piano Forestale Particolareggiato nella sua interezza e con serenità, senza andare ad estrapolare ciò che fa comodo ed omettendo il resto: se si legge il registro particellare si nota anche che, i tecnici della DREAM, hanno individuato le aree da sottoporre ad utilizzazione dove le condizioni della stazione sono idonee, ed invece hanno indicato come superfici da rilasciare, all’evoluzione naturale, dove ci sono le condizioni critiche. Ad indicare le zone idonee all’utilizzazione sono sempre i tecnici della DREAM, nello stesso piano Particolareggiate, e quindi, a meno che non si voglia sostenere (quando fa comodo) che siano ipocriti ed incapaci, hanno sicuramente usato il principio di precauzione. Precauzione, non vuol dire mi chiudo in casa perché fuori passano le macchine e mi possono investire, ma più ragionevolmente sto attento dove e quando attraversare. Per es. si confronti la scheda B 23 2 (prosieguo ceduazione) e B 23 4 (evoluzione naturale) dell’archivio superfici forestali (SF) del Piano Forestale Particolareggiato.

      • Gigetto
        marzo 3, 2015 alle 9:34 am

        Nessuno mette un dubbio quanto da te affermato, si vedrà nella pratica se ciò che è stato studiato e predisposto è stato fatto bene o male e quali saranno i risultati. Nella pratica e nelle evidenze attuali, sulle are già ceduate, non si può negare ci sia erosione, esattamente una accelerazione innaturale e pericolosa dei fenomeni erosivi del suolo evidenziati dall’esposizione di colletti e di radici di alberi e arbusti (che prima erano sotto terra e adesso sono fuori) e tante altre Evidenze Visive che devono porre in guardia e allertare chi progetta, studia e opera nel settore, nonchè chi autorizza e chi esegue i lavori, se non si vogliono causare danni irreparabili e di cui ne pagheranno le conseguenze i nostri figli o meglio forse anche i nipoti e i figli dei figli, ma al tempo noi saremmo soltanto polvere nella polvere e quindi chi se ne frega !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  11. Stella
    marzo 2, 2015 alle 10:18 pm

    Firmato, Grazie GRIG non mollate…

  12. Manolo
    marzo 15, 2015 alle 7:50 am

    Che valore pensate possa avere una petizione basata su gravi inesattezze? La più grave l’uso del termine disboscamento, che vuol dire eliminazione della foresta. Si possono avere diverse opinioni sul proseguire o no il governo a ceduo o fare i tagli di avviamento a fustaia. Posta in questi termini la petizione sarebbe più corretta perché, anche giuridicamente, oltre che dalla scienza selvicolturale, il ceduo è riconosciuto come un sistema colturale per mantenere il bosco, mentre il disboscamento è assolutamente vietato. Consiglierei di lasciare da parte le massime e piuttosto si legga qualcosa di più scientifico (il cui linguaggio, con l’uso di un vocabolario per chiarire i termini tecnici è sufficientemente comprensibile): segnalo il seguente link http://intra.tesaf.unipd.it/Sanvito/dati/ATTI%2046mo.pdf , in particolare l’intervento “il ceduo come opera di sistemazione idraulica”, che chiarisce quali rischi si corrono in seguito all’improvviso abbandono colturale del ceduo, che è il sistema colturale oramai adottato da secoli nel Marganai. Se avrete la pazienza di leggere tutti gli atti del seminario vi renderete conto che ogni forma di governo ha i pro e i conto ed assolve a diverse funzioni, ma che la permanenza del bosco è sempre centrale e fondamentale.

  13. pino
    marzo 15, 2015 alle 5:27 pm

    Se così fosse non ci sarebbe un solo metro quadro di fustaia (bosco governato ad alto fusto) in tutta Italia visto che tutte le foreste di latifoglie comprese le leccete, a parte qualche lembo ridottissimo, sono state nei secoli ceduate. E infatti in tutta Italia vista l’attuale grave situazione idrogeologica frutto anche di un’errata gestione forestale dove possibile si sta preferendo il ritorno al governo a fustaia anche perchè fotunatamente non tutti i boschi sono abbandonati e meno che meno dovrebbe esserlo il Marganai per la cui gestione pubblica si stanno pagando dal momento dell’acquisto da parte della Regione (1980) fior di quattrini pubblici. E proprio sul Marganai, prima dell’avvio dell’attività mineraria, il bosco era d’alto fusto. Non sta scritto da nessuna parte neppure negli atti di un convegno del “nordest” che se “da secoli” si cedua è meglio continuare a ceduare. Occorre essere precisi tutti e soprattutto tolleranti e rispettosi delle idee altrui visto che almeno 3200 persone (che hanno firmato la petizione) non la pensano allo stesso modo.

    • Manolo
      marzo 16, 2015 alle 4:44 pm

      Non sta scritto neppure da nessuna parte che tutti i boschi debbano essere convertiti all’alto fusto e che questa sia l’unica scelta giusta. Non importa dove è stato fatto il corso ma conta la sostanza della ricerca e la verifica dei risultati scientifici nella realtà locale: i fattori di instabilità delle piante, dovute a squilibri fra parte aerea e apparato radicale, indicati nell’intervento del seminario prima citato, sono gli stessi evidenziati dall’articolo di Pulina su Sardiniapost in risposta ad i contestati tagli sul Marganai (Proff. Pulina confutava la tesi secondo la quale la caduta degli alberi era dovuta ad erosione). A proposito di precisione è stato appena osservato che il bosco del Marganai viene ceduato dai tempi dell’attività mineraria, ma nella petizione, oltre a parlare di disboscamento, si vuole anche fare credere che si tratta di una foresta “inviolata”. Lei dice: “occorre essere precisi tutti e sopratutto tolleranti e rispettosi delle idee altrui”…… Non mi è parso di avere fatto osservazioni che mancassero di rispetto a qualcuno, ma se in qualche modo lei si è risentito, mi viene spontaneo chiedergli se esporre una diversa oppinione vuol dire essere intolleranti? Ma soprattutto se vuol dire essere intolleranti rilevare delle gravi e fuorvianti inesattezze? Che le piaccia o no è intellettualmente disonesto che, la firma di quelle 3200 persone, fossero anche 100.000, sia stata ottenuta attraverso un’informazione distorta e tendenziosa cercando il consenso mediatico,che quando fa comodo può provenire dal “nordest”, dalla spagna e da qualsiasi stato, senza preoccuparsi di cosa pensano gli abitanti del Marganai. Questo va contro i diritti delle popolazioni locali e questa volta è l’arroganza esercitata attraverso il potere mediatico e concepita in ambito urbano che dimentica, ma forse non vuole nemmeno sentire, chi la pensa in modo diverso. Prima di tutto si dove venire a sentire cosa pensa la maggior parte dei cittadini dei paesi ai piedi del Marganai,

  14. Carlo Forte
    marzo 15, 2015 alle 6:29 pm

    L’arroganza del potere,porta sempre a dimenticarsi di chi la pensa in modo diverso.

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